"Agatha" ha scritto nel messaggio
news:201205181...@mynewsgate.net...
>
> Male cozze cotte si possono mangiare? Ho uno "spacciatore" di
>"caparossoli" che chiamavo ogni due settimane...posso o no se li cuocio?
cotte secondo me sì (anche se a me, nella seconda gravidanza avrebbe fatto
comunque un certo che)
ti copio&incollo i consigli nutrizionali sul sito della mia gine:
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CONSIGLI NUTRIZIONALI
A parte il fabbisogno di vitamine e sali minerali e la quantità di calorie,
è necessario un equilibrio fra i vari tipi di alimenti.
E’ importante il tipo di carboidrati nella dieta; esso è correlato alla
glicemia materna, alla crescita fetale e all’aumento ponderale della
gestante.
E’ importante la presenza di pesce nella dieta delle gravide. Le proteine d’origine
animale presenti nella carne e nel pesce aumentano il peso del feto alla
nascita.
La dieta deve essere variata: è necessario consumare tutti i giorni alimenti
ricchi di ferro, di calcio e di proteine (carne, uova, legumi freschi,
formaggi freschi, pesce di mare) da distribuire durante la giornata in 5-6
pasti piccoli e frequenti, a distanze regolari.
Bisogna evitare un consumo eccessivo di zuccheri, dolci, cioccolata, frutta.
Non bisogna mai saltare un pasto, anche in mancanza d’appetito; bisogna
evitare il digiuno prolungato.
E’ utile uno spuntino prima di andare a letto e fare sempre colazione quando
ci si alza al mattino
In gravidanza è consigliabile un’alimentazione variata. Gli alimenti da
includere sono:
- abbondanti quantità di frutta e verdura
- farinacei come pane, pasta, riso, patate
- proteine derivate da pesce, carne e legumi
- abbondanza di fibre derivate da pane integrale, frutta e verdura -
prodotti caseari come latte, formaggi, yoghurt.
Per un principio di precauzione, i professionisti devono informare le donne
in gravidanza del fatto che alcuni tipi di alimenti possono rappresentare un
rischio per madre e feto:
- formaggi a pasta molle derivati da latte crudo e muffe, come Camembert,
Brie e formaggi con venature blu
- patè inclusi quelli di verdure
- fegato e prodotti derivati
- cibi pronti crudi o semicrudi
- carne cruda o conservata come prosciutto e salame
- frutti di mare crudi come cozze e ostriche
- pesce che può contenere un’alta concentrazione di metil-mercurio, come
tonno (il consumo deve essere limitato a non più di due scatolette di media
grandezza o una bistecca di tonno a settimana), pesce spada.
- latte crudo non pastorizzato
In gravidanza il consumo di caffeina (presente nel caffè, nel tè, nella cola
e nel cioccolato) dovrebbe essere limitato a non più di 300 mg/die.
E’ opportuno l’autocontrollo settimanale dell’aumento pon derale, che deve
essere rapportato al peso pre-gravidico.
E’ consigliabile una moderata attività fisica di circa 30 minuti per tre
volte alla settimana: ad esempio, in una passeggiata a passo sostenuto,
nuoto o cyclette, comunque attività a basso impatto tipo ginnastica dolce ,
yoga. Ricordando che brevi periodi d’esercizio danno lo stesso beneficio di
un unico lungo periodo.
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e poi riguardo alle malattie dice questo:
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INFEZIONI IN GRAVIDANZA
All’inizio della gravidanza deve essere proposto lo screening per la
batteriuria asintomatica ( presenza di batteri nelle urine senza presenza
dei sintomi della cistite) basato sull’urinocoltura, con campione prelevato
da mitto intermedio,( non la prima pipì ,ma l’intermedia) poiché l’identificazione
e il riconoscimento della batteriuria asintomatica riduce il rischio di
pielonefrite ( infezione renale).
Nelle donne in cui, nel corso della gravidanza, si riscontra la presenza di
batteriuria all’esame delle urine è opportuno ripetere l’urinocoltura. Lo
screening con tampone cervico-vaginale per CHLAMYDIA TRACHOMATIS deve essere
offerto alle donne in gravidanza con fattori di rischio riconosciuti alla
prima visita prenatale e deve essere eventualmente ripetuto nel terzo
trimestre.
TOXOPLASMOSI
Lo screening prenatale della toxoplasmosi è raccomandato e consiste in una
sierologia al primo controllo prenatale, ripetuto ogni 4-6 settimane (se il
primo esame risulta negativo/recettivo), fino al termine della gravidanza.
Che cos’è?
E’ un’infezione comune, causata da un parassita chiamato Toxoplasma. Non
causa alcun sintomo o dà un leggero stato di malessere generale: lieve
febbre e aumento di volume delle ghiandole del collo. Il parassita prima di
infettare l’uomo, comunemente infetta i gatti. Tuttavia il modo più
frequente per contrarre l’infezione non è necessariamente possedere un
gatto, ma piuttosto consumare cibi contaminati come carni crude o poco
cotte, frutta e verdura sporchi di terra contaminata. E’ inoltre possibile
infettarsi se si ingeriscono parti di Toxoplasma che possono essere presenti
nelle feci nella lettiera del proprio gatto.
E’ contagiosa?
No. Non è possibile trasmettere l’infezione attraverso il contatto fisico o
i rapporti sessuali, ma l’infezione può essere trasmessa al feto attraverso
la placenta se la mamma si infetta durante la gravidanza.
La trasmissione materno-fetale è possibile in caso di prima infezione in
corso di gravidanza, in una donna perciò precedentemente sieronegativa. Il
quadro clinico e la gravità dell’infezione congenita dipendono dall’epoca
gestazionale, in cui avviene l’infezione, ma in modo inversamente
proporzionale: più precoce è l’infezione più grave è il danno.
Come sapere se si è infetti?
Poiché l’infezione è spesso asintomatica, molti adulti non sanno se ne sono
stati affetti in passato o se, in caso di sintomi, possono averla contratta.
E’ possibile sapere se si è infetti tramite un semplice prelievo di sangue.
E se ci si infetta in gravidanza?
Spesso la mamma non ha alcun sintomo, ma vi è il rischio di trasmettere l’infezione
al feto attraverso la placenta. Il rischio aumenta se la mamma si infetta
nel terzo trimestre, ma le conseguenze per la salute del bambino sono molto
più gravi se la mamma si infetta nel primo trimestre. In caso di infezione i
danni al feto possono essere: cecità, idrocefalo, danni neurologici e
ritardo mentale; e se l’infezione è nelle prime settimane di gravidanza vi è
un alto rischio di aborto spontaneo. Per tale motivo, verranno effettuate
ecografie ripetute per controllare lo stato di salute del bambino ed un
prelievo di liquido amniotico per confermare l’infezione.
Come si cura?
E’ possibile somministrare alla mamma dei farmaci specifici e sicuri che
possono ridurre il rischio di infezione nel feto e le sue conseguenze.
Come si previene?
Non esiste alcun vaccino per prevenire la Toxoplasmosi. Poiché l’infezione
viene contratta consumando cibi contaminati, è sufficiente seguire alcune
semplici regole di comportamento alimentare dal momento in cui si cerca una
gravidanza e, se non si è protetti dall’infezione, fino al part
• consumare solo carne ben cotta (non cruda o al sangue), cuocere bene le
pietanze surgelate già pronte;
• non consumare salumi crudi (prosciutto crudo, salame e insaccati):
• lavare accuratamente frutta e verdura;
• lavare le posate e gli utensili che sono entrati a contatto con verdura
e carne, anche prima del lavaggio e della cottura; • lavare bene le mani
dopo aver toccato carne, verdura e frutta crudi;
• non toccarsi la bocca e gli occhi durante la preparazione degli
alimenti;
• evitare il contatto con terriccio potenzialmente contaminato da feci di
gatto
• non entrare in contatto con le feci dei gatti: se si possiede un gatto,
pulire la lettiera indossando un paio di guanti e lavare accuratamente le
mani dopo aver terminato.
ROSOLIA
Lo screening sierologico per la suscettibilità alla rosolia deve essere
offerto a tutte le donne all’inizio della gravidanza. Nelle donne risultate
suscettibili alla rosolia il test deve essere ripetuto a 17 settimane e deve
essere programmata la vaccinazione dopo la nascita , allo scopo di
proteggere le eventuali future gravidanze. Lo scopo dello screening in
gravidanza è quello di verifica re l’immunità della madre tramite il
rubeo-test e quindi identificare le donne suscettibili all’infezione.
Che cos’è?
E’ un’infezione virale causata dal Rubeovirus che colpisce più
frequentemente i bambini tra i 4 ed i 14 anni. Comincia con una lieve
febbre, mal di gola e sintomi simili all’influenza e talvolta compaiono
macchioline rosse (esantema) sul viso e poi su tutto il corpo, non
pruriginose, che durano al massimo per tre giorni. Almeno il 20-50% degli
adulti infetti è asintomatico.
E’ contagiosa?
Si. Si trasmette per via aerea e si rimane contagiosi da 7 giorni prima a 4
giorni dopo la comparsa dell’esantema ed il periodo di incubazione è di
12-23 giorni. Sono a rischio tutti coloro che lavorano a contatto con i
bambini (insegnanti e personale scolastico) ed il personale sanitario, oltre
che le mamme di bambini in età scolare.
Come sapere se si è infetti?
Poiché si tratta di un’infezione lieve e spesso senza sintomi, molti adulti
non sanno se ne sono stati a ffetti in passato. E’ possibile ricercare gli
anticorpi specifici tramite un prelievo di sangue per sapere se è in corso l’infezione.
E se ci si infetta in gravidanza?
Spesso la madre è asintomatica o presenta sintomi simili ad una lieve
influenza. Se la mamma si infetta nel corso del primo trimestre, il rischio
di infezione fetale supera il 90% e può determinare aborto spontaneo oltre
che anomalie congenite da sindrome da rosolia congenita (SRC): difetti dell’udito,
della vista, del cuore e ritardo mentale. Se invece la mamma si infetta dopo
la 20° settimana non vi sono rischi significativi, tuttavia sarà opportuno
eseguire ecografie periodiche per il controllo del benessere del bambino.
Come si cura?
La vaccinazione antirosolia, eseguita a 12-13 anni di età è il modo migliore
per proteggersi dal rischio di infezione. Se una donna adulta che ricerca
una gravidanza non è stata vaccinata da bambina o comunque non risulta
protetta dall’infezione è necessario eseguire il vaccino prima possibile,
dato che non sono disponibili terapie mediche per la cura di quest’infezione.
Una volta eseguito il vaccino, sarà opportuno attendere almeno 2-3 mesi
prima di programmare una gravidanza.
Come si previene?
Poiché tutte le donne sono potenzialmente a rischio, se si programma una
gravidanza è bene effettuare un prelievo di sangue per verificare se si è
protetti dall’infezione. Se non lo si è, va eseguita la vaccinazione
antirosolia che è innocua e fornisce una protezione che dura per tutta la
vita.
LISTERIOSI
Che cos’è?
E’ un’infezione batterica causata dalla Listeria monocytogenes che si trova
comunemente nel suolo, nella vegetazione e nell’intestino di molti
mammiferi. Il batterio cresce facilmente alla temperatura ambiente (37
gradi) e anche dei frigoriferi (5-10 gradi), pertanto può facilmente
contaminare gli alimenti. I sintomi principali sono: febbre, malessere,
nausea, vomito, diarrea, dolori ai muscoli e alle articolazioni,
tachicardia, riduzione della pressione arteriosa, riduzione della quantità
di urine. Raramente compaiono segni di meningite (infiammazione delle
membrane del cervello e del midollo spinale): febbre alta, mal di testa,
dolore al collo, stato confusionale
E’ contagiosa?
No. La maggior parte delle persone si infetta consumando alimenti
contaminati, in particolare: carne di pollo, latticini prodotti con latte
non pastorizzato (yogurt, formaggi a pasta molle), salse a crudo (maionese,
ecc.). Come sapere se si è infetti? E’ possibile individuare l’infezione
tramite la ricerca degli anticorpi specifici o della Listeria nel sangue e
nel liquido amniotico.
E se ci si infetta in gravidanza?
Circa il 20-30% delle infezioni colpisce donne in gravidanza, che possono
trasmettere l’infezione al bambino attraverso la placenta. L’infezione in
utero può causare aborto, morte fetale e parto prematuro.
Come si cura?
E’ necessario il ricovero in ospedale per effettuare una terapia antibiotica
specifica per varie settimane e per controllare lo stato di salute del
bambino.
Come si previene?
Adottare alcune precauzioni nella conservazione e nel consumo degli
alimenti:
• bere solo latte pastorizzato o UHT
• evitare di mangiare carni o altri prodotti elaborati da gastronomia
senza che questi vengano nuovamente scaldati ad alte temperature
• evitare di contaminare i cibi in preparazione con cibi crudi e/o
provenienti dai banconi di supermercati, gastronomie e rosticcerie • non
mangiare formaggi molli se non si ha la certezza che siano prodotti con
latte pastorizzato
• non mangiare patè di carne freschi e non inscatolati
• non mangiare pesce affumicato
VARICELLA
Che cos’è?
E’ un’infezione virale causata dal Virus Varicella- Zooster. Colpisce
soprattutto i bambini, ma non è rara nell’adulto. Sono a rischio tutti
coloro che lavorano a contatto con i bambini (insegnanti e personale
scolastico) e le mamme di bambini in età scolare. Il periodo di incubazione
è di 10-14 giorni, cui segue la comparsa di lesioni pruriginose e quindi di
vescicole diffuse prima all’ad dome e poi agli arti ed al volto; ci possono
essere febbre e senso di malessere generale. Chi è già stato infetto può
sviluppare in seguito un’altra infezione causata dallo stesso Virus: l’Herpes
Zooster.
E’ contagiosa?
Si. L’infezione si trasmette solo per contatto con persone infette con una
probabilità del 95%. Si rimane contagiosi sino a che tutte le vescicole sono
state sostituite da croste.
Come sapere se si è infetti?
L’infezione ha delle lesioni così tipiche che la diagnosi non richiede esami
di laboratorio salvo in casi particolari. Se invece si vuole sapere se si è
protetti, è possibile cercare gli anticorpi specifici tramite un prelievo di
sangue.
E se ci si infetta in gravidanza?
In gravidanza la mamma ha un rischio maggiore di sviluppare complicazioni
come la polmonite e l’encefalite (malattia del cervello). Per tale motivo è
consigliato il ricovero in ospedale in caso di febbre alta per effettuare le
opportune cure. Se la mamma è infetta, può trasmettere l’infezione al
bambino attraverso la placenta. Se l’infezione avviene nella prima metà
della gravidanza si possono avere nel 2% dei casi malformazioni ed aborto,
mentre se si verifica vicino al parto, il bambino può nascere con la
varicella congenita. Per questo motivo verranno effettuati controlli
ecografici ripetuti durante la gravidanza e controlli pediatrici dopo la
nascita.
Come si cura?
Se la mamma si ammala di Varicella è possibile usare dei farmaci antivirali
che sono innocui per il feto e che possono essere somministrati a casa,
nelle forme lievi, o in ospedale nella forme più gravi. Se la mamma si
infetta vicino alla data del parto si cercherà di rimandarlo per 5-7 giorni
utilizzando farmaci che bloccano le contrazioni uterine. Come si previene?
Da alcuni anni è disponibile un vaccino per prevenire, prima della
gravidanza, l’infezione nei soggetti non protetti.
QUINTA MALATTIA (INFEZIONE DA PARVOVIRUS B19)
Che cos’è?
E’ un’infezione virale causata dal Parvovirus B19, che colpisce più
frequentemente i bambini tra i 4 e i 14 anni. L’infezione comincia con una
lieve febbre, mal di gola e sintomi simili all’influenza. Nei bambini è
comune la comparsa di un arrossamento al viso, in particolare sulle guance,
seguito da piccole macchie rosse sul corpo, braccia e gambe. Questi segni
possono comparir e anche diverse settimane dopo l’infezione. Dolori
articolari sono più frequenti nell’adulto anche se il 20-30% degli adulti
infetti è asintomatico.
E’ contagiosa?
Si. L’infezione si trasmette per via aerea ed il periodo di incubazione è di
4-21 giorni.
Come sapere se si è infetti?
Poiché si tratta di un’infezione lieve e spesso senza sintomi, molti adulti
non sanno se ne sono stati affetti in passato. Per sapere se si è infetti e;
possibile ricercare gli anticorpi specifici tramite un prelievo di sangue.
E se ci si infetta in gravidanza?
Per la madre i sintomi sono moderati, simili ad una leggera influenza,
associati ad una lieve anemia. La maggior parte delle donne che si infetta
durante la gravidanza partorisce bambini sani, senza problemi. In pochi casi
vi è il rischio di aborto o morte del feto: tale rischio è di circa il 10%
se l’infezione avviene nelle prime 20 settimane di gravidanza, dell’1% dopo
la 20° settimana. L’infezione del feto può causare un’infiammazione del
cuore e anemia. In questi casi è possibile vedere comparire all’ecografia un’eccessiva
quantità di liquido a livello dei tessuti fetali (idrope). In genere l’idrope
si risolve spontaneamente in poche settimane ma se persiste può richiedere l’esecuzione
di una trasfusione fetale in utero o alla nascita. Per tale motivo, in caso
di infezione materna verranno eseguite ecografie di controllo ad intervalli
regolari per verificare lo stato di salute del bambino. Come si cura? Al
momento non sono disponibili né un vaccino né medicine per la terapia di
questa infezione.
Come si previene?
Sono a rischio tutti coloro che lavorano a contatto con i bambini
(insegnanti e personale scolastico) e le mamme di bambini in età scolare. Se
non si è già immuni, il rischio generico di infettarsi sul luogo di lavoro è
del 20-30%; se si entra in contatto con un bambino infetto la probabilità e;
del 50%. Il rischio può essere ridotto lavandosi bene e spesso le mani e non
scambiando cibo e bevande con i bambin
INFEZIONE DA CITOMEGALOVIRUS
Che cos’è?
Il Citomegalovirus (CMV) appartiene alla famiglia degli herpes virus La
malattia è strettamente specie-specifica: l’uomo è il solo serbatoio. E’ un’infezione
causata da un Virus chiamato Citomegalovirus. La maggior parte delle persone
adulte non presenta sintomi quando si infetta oppure può avere una lieve
febbre, senso di malessere e inappetenza, associati talvolta ad
ingrossamento delle ghiandole del collo. Può comportare rischi per il feto
se viene contratta in gravidanza.
E’ contagiosa?
Si. La trasmissione può avvenire per via orizzontale per contatto diretto o
indiretto da persona a persona, o in gravidanza per via verticale. Il virus
si ritrova nelle urine, nelle secrezioni oro-faringee, nelle secrezioni
cervicali o vaginali, nello sperma, nel latte, nelle lacrime e nel sangue.
La diffusione dell’infezione richiede contatti stretti e prolungati con
pazienti infetti. La donna in gravidanza può contrarre un’infezione primaria
(quando è acquisita per la prima volta) o secondaria (per riattivazione del
virus latente o reinfezione da nuovo ceppo). Gli oggetti possono avere un
loro ruolo nella trasmissione del CMV: il virus è stato ritrovato sulle
superfici di plastica e in generale sui giocattoli, per ore dopo la sua
trasmissione. In particolare sono a rischio tutti coloro che lavorano a
contatto con i bambini (insegnanti e personale scolastico) e le mamme di
bambini in età scolare.
Come sapere se si è infetti?
Poiché l’infezione è spesso asintomatica, molti adulti non sanno se ne sono
stati affetti in passato. E’ possibile sapere se si è infetti tramite un
semplice prelievo di sangue. E se ci si infetta in gravidanza? In caso di
infezione primaria materna, i genitori dovrebbero essere informati che il
rischio di trasmissione e di infezione fetale intrauterina è compreso fra
30% e 40% e che, se il feto è infetto, il rischio di sequele dopo la nascita
è compreso fra 20% e 25%. Se si contrae l’infezione durante la gravidanza,
la mamma spesso non ha alcun sintomo ma vi è il rischio di trasmetterla al
feto attraverso la placenta: tale rischio è maggiore se la mamma si infetta
nel terzo trimestre, ma le conseguenze per la salute del bambino sono invece
molto più gravi se la mamma si infetta nel primo trimestre. In questo caso
possono manifestarsi disturbi oculari, dell’udito, ritardo mentale per il
bambino e un rischio aumentato di parto prematuro per la mamma. Per tale
motivo in caso di sospetta infezione fetale verranno eseguite ecografie
ripetute durante la gravidanza ed eventualmente anche un prelievo di liquido
amniotico tramite amniocentesi.
Come si cura?
Al momento non sono disponibili vaccini o farmaci antivirali in grado di
curare l’infezione del feto. Come si previene? Poiché l’infezione si
trasmette attraverso i liquidi corporei, le persone a rischio (vedi
paragrafo “è contagiosa?”) devono lavarsi accuratamente le mani quando
entrano in contatto con sangue, urine o saliva (ad esempio quando cambiano
un pannolino, o danno da mangiare ad un bambino), lavare accuratamente i
giocattoli dei bambini, non scambiare succhiotti, posate e stoviglie con i
bambini.
SALMONELLOSI
Che cos’è?
La salmonellosi è una tossinfezione a trasmissione oro-fecale causata dalle
cosiddette Salmonelle minori. E’ veicolata da alimenti, acqua e piccoli
animali domestici contaminati. La salmonellosi può provocare un quadro
sintomatologico variabile, che comprende una forma gastroenterica (con
febbre, nausea, vomito, dolori intestinali, diarrea anche grave) e una forma
infettiva a carico di ossa e meningi, che si verifica soprattutto in
anziani, bambini e soggetti immunodepressi.
Come si previene?
Per diminuire il rischio di salmonellosi si consiglia di:
- lavare frutta e verdura prima della manipolazione e del consumo
- lavare le mani prima, durante e dopo la preparazione degli alimenti
- refrigerare gli alimenti preparati in piccoli contenitori, per
garantire un rapido abbattimento della temperatura
- cuocere tutti gli alimenti derivati da animali, soprattutto pollame,
maiale e uova
- evitare (o perlomeno ridurre) il consumo di uova crude o poco cotte
(per esempio, all’occhio di bue), di gelati e zabaioni fatti in casa, o
altri alimenti preparati con uova sporche o rotte
- consumare solo latte pastorizzato o UHT
- proteggere i cibi preparati dalla contaminazione di insetti e roditori
- evitare la contaminazione tra cibi, avendo cura di tenere separati i
prodotti crudi da quelli cotti
- evitare che persone con diarrea preparino gli alimenti
EPATITE B
L’infezione da virus dell’epatite B (HBV) rappresenta un importante problema
di salute pubblica in tutto il mondo. Si stimano 350 milioni di individui
nel mondo con infezione cronica a rischio per complicanze come cancro al
fegato o patologie progressive del fegato. L’epatite B è infatti causa del
30% dei casi di cirrosi e del 53% dei casi di carcinoma epatocellulare. L’HBV,
nelle persone infette, è presente nel sangue e in altri liquidi biologici,
come saliva, sperma, secrezioni vaginali, lacrime, e può essere trasmesso da
un individuo all’altro in vari modi: per via orizzontale . contagio persone
infette con liquidi corporei o oggetti contaminati ( sangue scambio siringhe
trasfusioni con sangue infetto ) e attraverso i rapporti sessuali, e per via
verticale da madre a figlio.
Allo scopo di prevenire la trasmissione madre-figlio, è necessario
identificare le donne in gravidanza, portatrici del virus dell’epatite B, la
tempistica dell’esame è diversamente proposta:
- l’esecuzione nel primo trimestre permette la diagnosi precoce, l’esecuzione
di ulteriori esami di conferma e approfondimento (per esempio ricerca
antigene “e”), l’eventuale vaccinazione delle gravide a rischio e l’identificazione
dei bambini da sottoporre a immunoprofilassi e vaccinazione postnatale.
- L’esecuzione dell’esame in epoca più avanzata, come in Francia e in
Italia, è mirata alla prevenzione della trasmissione verticale, permette di
identificare i bambini da sottoporre a immunoprofilassi e riduce la
probabilità del periodo finestra dell’infezione.
- Le raccomandazioni nordamericane sono di eseguire l’esame nel primo
trimestre e ripeterlo nelle donne a rischio in fase avanzata o al parto.
- Più del 90% delle infezioni perinatali da HBV può essere prevenuta
attraverso l’identificazione delle madri HbsAg positive, attraverso lo
screening prenatale per HbsAg delle donne in gravidanza e la
somministrazione ai figli delle madri positive di immunoglobuline (HBIG) e
del vaccino anti- epatite B alla nascita.
INFEZIONE DA HIV
Si stima che, ogni anno, in Italia si infettino circa 3.500-4.000 persone
con il virus umano dell’immunodeficienza acquisita ( Human Immunodeficiency
Virus, HIV).
L’identificazione precoce durante la gravidanza delle donne sieropositive
per HIV è finalizzata a ridurre il rischio di trasmissione materno-fetale
del virus. Mettendo in atto interventi preventivi (taglio cesareo
programmato a 38 settimane di età gestazionale e comunque prima della
rottura delle membrane, profilassi con farmaci “zidovudina”, alimentazione
artificiale del neonato) il rischio di trasmissione materno fetalesi riduce
a meno dell’1%. Lo screening per l’HIV deve essere offerto a tutte le donne
all’inizio della gravidanza e al terzo trimestre, per consentire di
programmare – per le donne risultate positive- gli interventi che si sono
dimostrati efficaci nel ridurre il rischio di trasmissione dell’infezione da
madre a figlio.
SIFILIDE
I dati delle notifiche di malattia infettiva, riportate dal 1999 al 2004 al
Ministero della salute secondo il D. M. 15.12.90 e trasmesse all’ISTAT,
indicano un incremento delle infezioni da sifilide in Italia.
Lo screening sierologico della sifilide, effettuato con un test specifico
per il treponema, è raccomandato a tutte le donne alla prima visita e alla
fine della gravidanza.
L’infezione in gravidanza può comportare gravi danni fetali per la
possibilità di trasmissione verticale, sia per via transplacentare sia al
momento del parto.
La sifilide primaria e secondaria, se non trattate, comportano un rischio di
trasmissione fetale del 70-100%, se trattate di 1,8%. La prevenzione e la
diagnosi della sifilide congenita dipendono quindi dalla diagnosi e dal
trattamento dell’infezione nella donna in gravidanza.
INFEZIONI DA STREPTOCOCCO GRUPPO B
Lo streptococco di gruppo B ( Streptococcus agalactiae, GBS) è una delle
principali cause di severa infezione neonatale. Il batterio può essere
presente nel tratto gastrointestinale o genitale della donna in maniera
sintomatica o asintomatica.
Il tampone vagino-rettale eseguito tra 35 e 37 settimane di gestazione
appare il test più’ sensibile (79-97%) e specifico per identificare le donne
con probabile colonizzazione batterica e con un più alto rischio di
trasmissione perinatale del microrganismo.
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ps. riguardo al lacvaggio dell'insalata, di cui chiedevi nell'altro post,
non ho letto le risposte delle altre cmq io sapevo che l'Amuchina è più
sicura per cui ho sempre usato quella, anche se poi bisogna fare un sacco di
risciacqui (du pall...) ciao!! :-*