Nella mia vita ho conosciuto milioni di persone ma avuto la sfortuna di conoscere un �Megalomane�, che per� mi ha fatto approfondire lo studio della psicologia e psichiatria, in particolare criminale, materia che mi ha sempre appassionato, e infatti ho fatto e partecipato e continuo a partecipare a corsi e seminari su �Psicologia, Psichiatria e Criminologia.
Ma oggi voglio approfondire la mia ricerca sulla �megalomania� che negli ultimi tempi sta devastando la mente di una persona che ho conosciuto tempo fa e che non frequento pi�, per fortuna, perch� credo che purtroppo questa persona � pericolosa per se e per i suoi.
Ma parliamo di �Megalomania�, e vi sottopongo la mia ricerca:
La megalomania (dal greco μεγαλομανία) � uno stato psicopatologico caratterizzato dalle fantasie di ricchezza, di fama e di onnipotenza. La parola deriva da due parole greche: mania e megas, ovvero ossessione. Questa patologia mentale � certe volte sintomo di disturbi paranoici e maniacali.
La patologia descritta � una micidiale miscela di Megalomania, la mania di grandezza, e di Mitomania, la mania di mentire a scopo di esaltazione psicologica di s�.
La megalomania � di solito una patologia pi� che evidente a buona parte di coloro che condividono col soggetto la sua vita privata. Sia perch� la persona che ne � affetta si chiude in un mondo tutto suo, che finisce per danneggiarlo, rendendolo una persona fragile e patetica, sia perch� sovente egli, per corroborare le sue fantasie o i suoi progetti, compie degli atti che finiscono per mettere nei guai proprio coloro che gli sono pi� affezionati o che, per leggerezza, si fidano di lui.
Tuttavia, per quanto grave ed evidente agli altri, la condizione patologica di megalomania � dal soggetto stesso ostinatamente negata, per via dell�insopportabile angoscia collegata al prendere coscienza d�essere un malato, un �menomato�. Questa negazione fa s� che l�aspirazione alla grandezza venga rilanciata all�infinito, trasformandosi sempre pi� in una sfida paranoide contro il tempo, contro gli altri e contro il destino.
Pertanto, nonostante il megalomane viva in apparenza in una condizione di sicurezza emotiva e di esaltazione di s�, la sua megalomania nasconde un aspetto molto insidioso: il terrore del crollo depressivo.
Il megalomane vive in uno stato di eccesso maniacale permanente, cio� di esasperato entusiasmo e di esagerato apprezzamento di s�, perch� intuisce che al di sotto di questa sottile lastra di ghiaccio si cela l�abisso della devastazione depressiva.
In realt� egli ha una stima di s� bassissima, collegata ad antiche percezioni primarie (giudizi negativi da parte dell�ambiente, modelli di riferimento posti come inarrivabili o anche la coscienza primaria di deficit e handicap, accompagnati dalla derisione, dal disprezzo o dalla compassione altrui). Quindi egli vive da leone, in fuga continua dalla coscienza di s�, che vorrebbe rigettarlo a contatto con la sua immagine interna negativa.
Con gli anni, il megalomane associa a questa immagine interna negativa un angoscioso bisogno di punizione, dovuto sia all�antico disprezzo di s�, che ai sensi di colpa maturati nel corso della vita per via dei suoi sleali e pericolosi comportamenti. Il bisogno di punizione si struttura allora in un masochismo morale, un �volersi male� che lo minaccia di annientamento. In quest�ottica e in questa fase della malattia, i conflitti che egli riesce a procurarsi hanno come segreto fine quello di causare la propria distruzione.
La mitomania (o pseudologia) � una sottile variante della megalomania. Mentre il megalomane ha il bisogno di esporre di continuo i suoi progetti alla prova di realt� (ricavandone guai a non finire), il mitomane, esperto nella suggestione e nell�inganno, evita di esporsi al crollo depressivo che pu� sortire dal deludente impatto con la vita reale.
Egli preferisce fasciarsi di fantasie, ingannare sistematicamente gli altri eludendo ogni possibile confronto; ma alla fine la vita reale o comunque quella psicologica gli chiedono un conto che egli non � mai in grado di pagare.
A questo punto il suo destino � in tutto identico a quello del megalomane: l�esaltazione maniacale di s� cede alla pi� nera depressione, oppure, in casi non poco frequenti, subisce ad opera della realt� una punizione terribile (fallimenti economici e affettivi, denunce e beghe giudiziarie o, se va male, malmenamenti e persino uccisioni).
Soluzioni? Prima o poi il maniacale va in stress, diventa abulico o finisce in depressione. E� a questo punto che bisogna suggerirgli e anzi imporgli la psicoterapia.
Se egli invece non ha un crollo psicologico, ma piuttosto eleva la sua sfida col mondo mirando in tal modo a farsi dei nemici e a farsi fare del male, occorre insistere ossessivamente nel segnalargli che egli non solo sta vivendo una fuga esaltata e maniacale da se stesso, priva di equilibrio e di gratificazione, ma sta anche cercandosi una punizione risolutiva, che pu� talvolta coincidere con la morte.
La psicoterapia dovr� allora avere diverse mete tra loro collegate.
1. In primo luogo, dovr� scoprire la genesi dell�immagine di s� negativa, se essa cio� affondi negli anni di formazione dell�identit� personale, oppure in una ideologia della grandezza individuale che tormenta il soggetto e in rapporto alla quale egli si sente e si sentir� sempre ridicolmente piccolo.
2. In secondo luogo, dovr� risolvere l�impotenza psicologica causata dall�immagine di s� negativa, che di solito comporta la paralisi delle proprie volont� e azioni nel mondo o una iperattivit� maniaca tesa al riscatto grandioso di s�, quindi comunque un sistematico difetto di misura.
3. In terzo luogo, la psicoterapia dovr� risolvere la radicata dipendenza del soggetto dall�opinione altrui (portata dentro di s�): il suo drammatico attaccamento ad un ideale sociale interiorizzato e, pi� in generale, al giudizio sociale tout court, di cui egli �, in fondo, un�inconsapevole e patetico schiavo.
4. Infine, la psicoterapia dovr� porsi - per quanto possibile - il problema dell�impotenza pragmatica, reale, causata dalla prolungata assenza di rapporto fra il soggetto e il mondo. Pi� le nostre angosce e le nostre illusioni ci allontanano dal confronto con le cose reali, pi� cresce un�impotenza reale, oggettiva: una effettiva ignoranza e inesperienza delle cose del mondo.
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