Ne sono morti davvero sei milioni ? (Autore R. Harwood)
INTRODUZIONE DELL'AUTORE
L'Autore pensa di avere raggiunto nei capitoli
che seguono le prove inconfutabili che il fatto
di pretendere che durante la seconda guerra
mondiale siano morti sei milioni di Ebrei,
vittime di un piano tedesco di sterminio,
costituisca un'accusa assolutamente priva di
fondamento.
A questa conclusione, oggi certo molto
scomoda, l'Autore � giunto, attraverso una
ricerca condotta senza pregiudizi, partendo sia
dalla considerazione che un numero di perdite
cos� rilevante poteva certo giustificare qualche
dubbio, sia dalla constatazione che da questi
presunti crimini furono tratti enormi vantaggi
politici.
Dopo un attento studio del problema, sono oggi
pienamente convinto, senza ombra di dubbio, che
lo sterminio di sei milioni di Ebrei, non solo �
una esagerazione, ma � una esagerazione della
propaganda del dopoguerra. In realt� la
propaganda basata su leggende di atrocit� non �
una novit�. La si ritrova in ogni conflitto del
XX secolo ed � certo che questo fenomeno si
ripeter� anche in avvenire.
Durante la Prima Guerra Mondiale si arriv� ad
accusare i Tedeschi di mangiare i bambini belgi e
di divertirsi a scagliarli in aria per poi
infilzarli con la baionetta. Gli Inglesi
affermarono ugualmente che le truppe tedesche
avevano creato una "fabbrica per lo sfruttamento
di cadaveri" dove facevano bollire i corpi dei
loro caduti per ricavarne glicerina e altre
sostanze. Un'offesa all'onore dell'armata
imperiale! Dopo la guerra, tuttavia, gli Inglesi
ritrattarono. Con una dichiarazione alla House of
Commons (camera dei deputati) il ministro degli
esteri inglese si scus� pubblicamente per
l'offesa all'onore della Germania, ammettendo che
si era trattato di propaganda di guerra.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale non �
stata fatta alcuna ammissione del genere.
In realt�, invece di attenuarsi, con il
trascorrere degli anni, la propaganda basata
sulle atrocit� commesse durante l'occupazione e
soprattutto sul trattamento riservato agli Ebrei
non ha fatto che aumentare in virulenza,
perfezionando sempre pi� il suo catalogo di
orrori. Edizioni economiche la cui lettura fa
rabbrividire, con illustrazioni raccapricci�nti,
continuano ad essere pubblicate e ingigantiscono
sempre pi� le favole sui campi di concentramento,
spiegando che in essi furono uccisi non meno di
sei milioni di Ebrei.
Nelle pagine che seguono questa pretesa si
riveler� essere nient'altro che una colossale
menzogna e la pi� grossa manipolazione di tutti i
tempi. Si tenter� di rispondere a una importante
domanda: da cosa dipende il fatto che i racconti
di orrori della Seconda Guerra Mondiale abbiano
avuto un diverso sviluppo rispetto a quelli della
Prima Guerra Mondliale? Perch� i racconti di
orrori della Prima Guerra Mondiale vennero
ritrattati, mentre quelli della Seconda Guerra
Mondiale continuano a essere ripetuti, oggi pi�
di ieri?
E' possibile che la storia dei Sei Milioni di
Ebrei abbia un fine politico? o sia addirittura
una forma di ricatto politico?
A1 popolo ebraico una tale menzogna offre
vantaggi incalcolabili. Ogni razza, ogni popolo
ha sofferto la sua parte di dolori durante la
Seconda Guerra Mondiale, ma nessuno li ha
sfruttati con tale successo, ricavandone un cos�
grande vantaggio. Le presunte dimensioni della
loro persecuzione fecero rapidamente aumentare le
simpatie per la causa della fondazione di uno
stato nazionale ebraico, cos� a lungo sospirato
dagli Ebrei. Il governo britannico, che pure
l'aveva dichiarata illegale, fece ben poco dopo
la guerra, per impedire l'emigrazione degli Ebrei
in Palestina, e non dur� molto che i sionisti
sottrassero la Palestina al controllo britannico
e fondarono il loro stato di Israele. Merita
attenta considerazione il fatto che il popolo
ebraico sia uscito dalla Seconda Guerra Mondiale
come una minoranza trionfante.
I1 Dr. Max NuBbaum, gi� rabbino capo di Berlino,
dichiar� 1'11 aprile 1953:" La posizione che il
popolo ebreo oggi occupa nel mondo nonostante le
gravi perdite sofferte � dieci volte pi� forte di
quanto non lo fosse vent'anni fa. "
Avrebbe dovuto aggiungere, per onest�, che questa
potenza � stata raggiunta grazie ai finanziamenti
ottenuti speculando sul presunto massacro di sei
milioni di Ebrei. Si tratta senza dubbio della
pi� redditizia simulazione di ogni tempo. Il
governo di Bonn ha gi� sborsato a titolo di
riparazione l'incredibile somma di 36 miliardi di
marchi, principalmente allo Stato di Israele (che
al tempo della Seconda Guerra Mondiale ancora non
esisteva), come anche individualmente ad Ebrei,
che avevano preteso un indennizzo.
Umiliazione del sentimento nazionale
Ma, per ci� che riguarda il ricatto politico, la
pretesa che sei milioni di Ebrei sarebbero morti
durante la Seconda Guerra Mondiale, ha per il
popolo britannico e gli altri popoli europei
delle implicazioni di portata ben pi� vasta di
quanto non siano grandi i vantaggi che ne ha
saputo trarre il popolo ebraico. E qui si viene
al punto centrale della questione. Perch� questa
colossale menzogna? Qual � il suo fine? In primo
luogo essa viene utilizzata senza scrupoli per
scoraggiare ogni forma di patriottismo e di
nazionalismo. Qualora il popolo britannico o
qualsiasi altro popolo europeo tentassero di
comportarsi patriotticamente o di difendere la
loro integrit� nazionale, in un'epoca in cui la
semplice sopravvivenza degli stati nazionali � in
pericolo, simili tentativi verrebbero bollati
come neonazisti: il nazismo, infatti, era anche
nazionalismo e noi tutti sappiamo che cosa
accadde allora: sei milioni di Ebrei furono
sterminati!
Fintantoch� durer� questa leggenda, tutti i
popoli ne resteranno schiavi. La necessit� della
tolleranza internazionale e della reciproca
comprensione ci verr� inculcata dall'ONU, fino a
quando la stessa nazionalit�, unica garante della
libert� e dell'indipendenza, sar� scomparsa.
Un esempio classico dell'impiego dei Sei Milioni
come arma antinazionale si trova nel libro di
Manvell e Frankl "The incomparable Crime" (Londra
1967), che tratta del "genocidio nel ventesimo
secolo". Tutti gli Inglesi, che sono fieri di
essere Inglesi, saranno un poco sorpresi dal
malevolo attacco all'Impero Britannico, contenuto
in questo libro. Gli Autori citano Pandit Nehru,
che scrisse ci� che segue, quando si trovava in
una prigione inglese in India: "Da quando Hitler
� uscito dall'oscurit� ed � diventato Fuhrer
della Germania, abbiamo inteso parlare molto di
razzismo e della teoria nazista
dell'Herrenvolk... Ma noi in India conosciamo il
razzismo, sotto tutte le forme, dall'inizio della
dominazione britannica. Alla base di questa
dominazione stava l'ideologia dell'Herrenvolk e
della razza superiore... L'India come nazione e
gli Indiani come individui dovettero subire
affronti, umiliazion� e disprezzo. Ci fu
raccontato che gl'Inglesi erano una razza
imperiale, che possedeva il diritto, per grazia
di Dio, di governarci e di tenerci sotto la loro
dipendenza. Se noi protestavamo, ci ricordavano
le " qualit� della tigre di razza imperiale ".
Gli autori ebrei Manvell e Frankl ce lo dicono
molto chiaramente, quando scrivono:"Le razze
bianche d'Europa e d'America si sono considerate
per secoli come Herrenvolk. Il XX secolo, il
secolo di Auschwitz, ha compiuto il primo passo
verso il riconoscimento di una associazione
plurirazziale" (ibid., pag. 14) .
Il problema razziale
I1 fine di questa diatriba, con il tema insidioso
de "l'associazione plurirazziale ", non potrebbe
essere pi� chiaro. L'accusa di sterminio dei Sei
Milioni viene dunque usata non solamente per
distruggere il principio di nazionalit� e
l'orgoglio nazionale, ma minaccia anche la
sopravvivenza della razza medesima. Questa accusa
viene lanciata sopra le nostre teste un po' come
nel medioevo la minaccia del fuoco eterno e di
dannazione. Molti paesi anglosassoni,
particolarmente la Gran Bretagna e gli Stati
Uniti, sono esposti oggi alla pi� grave minaccia
di tutta la loro storia: la minaccia delle razze
straniere che si trovano nel loro seno. Se in
Gran Bretagna non si far� niente per arrestare
l'immigrazione e l'assimilazione degli Africani e
degli Asiatici nel nostro paese, noi dovremo
subire in un futuro prossimo non solo un
sanguinoso conflitto razziale, ma anche
l'imbastardimento e la distruzione biologica del
pololo britannico, cos� come esso si presenta
dalla venuta dei Sassoni. In una parola, noi
rischiamo la perdita irreparabile della nostra
cultura europea e della nostra eredit� razziale.
Ma che cosa succede, quando qualcuno osa parlare
del problema razziale, delle sue implicazioni
biologiche e politiche? Gli si applica il marchio
d'infamia della creatura pi� abominevole: un
razzista. E come tutti sanno: razzismo = nazismo,
� evidente! I nazisti hanno assassinato (in ogni
caso, questo � ci� che ci raccontano) Sei Milioni
di Ebrei in nome del razzismo, dunque deve
trattarsi di una cosa molto cattiva. Quando Enoch
Powell in uno dei suoi primi discorsi attir�
l'attenzione sul pericolo rappresentato
dall'immigrazione in Gran Bretagna di gente di
colore, un eminente socialista per farlo tacere
evoc� lo spettro di Dachau e di Auschwitz. In
questo modo si scoraggia con successo ogni
discussione sensata dei problemi razziali e dei
provvedimenti da prendere per conservare
l'integrit� razziale. Non si pu� non ammirare il
rigore con cui gli Ebrei sono riusciti nel corso
di molti secoli a conservare la loro razza e con
cui continuano a farlo ancora oggi. Essi vengono
aiutati considerevolmente dalla storia dei Sei
Milioni che ha esaltato, come in un mito
religioso, la necessit� di una pi� grande
solidariet� razziale ebraica. Sfortunatamente
essa ha avuto un effetto totalmente contrario per
tutti gli altri popoli, impotenti nella lotta per
la difesa della loro propria razza.
Le pagine che seguono non hanno altro scopo che
quello di dire la verit�. L'Americano Harry Elmer
Barnes, noto storico, scrisse un giorno:
"cercare di studiare con competenza, obiettivit� e
veridicit� la questione dello sterminio... �
sicuramente nell'ora attuale l'impresa pi�
rischiosa per uno storico o per un demografo".
Intraprendendo questa impresa pericolosa, spero
di contribuire in una certa misura, non solamente
alla ricerca della verit� storica, ma anche alla
liberazione dal peso di una menzogna, per poter
affrontare senza complessi i pericoli che
minacciano noi tutti.
Richard E. Harwood
LA POLITICA TEDESCA NEI CONFRONTI DEGLI EBREI
PRIMA DELLA GUERRA
La Germania di Adolf Hitler consider�, a torto o
a ragione, gli Ebrei come un elemento perfido ed
avaro, estraneo alla comunit� nazionale e come un
fattore di decadenza e di decomposizione della
vita culturale tedesca. La loro influenza era
considerata come estremamente nociva da quando
essi, durante la Repubblica di Weimar, avevano
raggiunto una posizione di considerevole potenza
specialmente nell'amministrazione della
giustizia, nel settore finanziario e in quello
della stampa, nella radio, nel cinema, nel
teatro, bench� essi rappresentassero solo il 5 %
circa dell'intera popolazione. I1 fatto poi che
Karl Marx fosse ebreo e che Ebrei come Rosa
Luxemburg e Karl Liebknecht avessero avuto una
parte determinante nei movimenti rivoluzionari in
Germania, contribu� a convincere i
Nazionalsocialisti delle tendenze
internazionaliste del popolo ebraico.
Qui non vogliamo discutere, se questo
atteggiamento nei confronti degli Ebrei sia stato
giusto o ingiusto, o se giuste o ingiuste siano
state le misure legislative antiebraiche. Noi
vogliamo semplicemente mostrare che i
Nazionalsocialisti, convinti com'erano
dell'influenza nefasta degli Ebrei, considerarono
che la soluzione di questo problema fosse di
eliminare l'influsso degli Ebrei sul popolo
tedesco, adottando idonee misure legislative, e
di incoraggiare la loro totale emigrazione.
Nel 1939 la maggior parte degli Ebrei tedeschi
era gi� emigrata, ed essi avevano potuto portare
con s� una parte cospicua del loro patrimonio.
Mai, in nessun momento della sua storia, la
Germania nazista ha tentato una politica di
sterminio nei loro confronti.
Gli Ebrei hanno chiamato "sterminio"
l'emigrazione
Occorre tuttavia rilevare che certi Ebrei si
affrettarono a far passare questo diverso
trattamento, a cui il loro popolo fu soggetto,
per una politica di sterminio.
I1 libro di propaganda antitedesca di L.
Feuchtwanger ed altri, pubblicato a Parigi nel
1936 con il titolo "Der Gelbe Fleck" - Die
Austrottung von 500.000 Deutsche Juden (La
macchia gialla - Lo sterminio di 500.000 Ebrei
tedeschi), ne � un tipico esempio. Sin dalle
prime pagine vi si parla di sterminio di Ebrei;
bench� questo sterminio non sia basato su alcun
fatto: l'emigrazione pura e semplice viene
considerata come eliminazione fisica degli Ebrei
tedeschi. In questo modo, i campi di
concentramento nazisti vengono fatti passare per
possibili impianti per il genocidio, e si fa
esplicito riferimento ai cento Ebrei che nel 1936
si trovavano ancora a Dachau, 60 dei quali erano
internati sin dal 1933.
Un ulteriore esempio � stato il libro a
sensazione del comunista ebreo-tedesco Hans
Beimler, "4 Wochen in der Hand von Hitler
Hollenhanden" - Das Nazi-Morder lager von Dachau
(4 Settimane in Mano dei Cerberi di Hitler - Il
Campo di Sterminio Nazista di Dachau),
pubblicato a New York agli inizi del 1933.
Internato a causa delle sue relazioni con
ambienti marxisti, l'Autore affermava che Dachau
fosse un campo di sterminio, ma, secondo quanto
da lui stesso dichiarato, egli fu rilasciato dopo
tre mesi di internamento.
La Repubblica Democratica Tedesca (la Repubblica
di Pankow) conferisce oggi un Ordine Hans Beimler
per fedelt� alla causa comunista (Hans Beimler-
Orden fur Treue Kommunistische Dienste).
I1 fatto che una siffatta propaganda cominciasse
ad essere diffusa gi� nei primi anni del "III
Reich" da persone prevenute per motivi ideologici
o razziali, dovrebbe indurre qualsiasi
osservatore neutrale ad un'estrema diffidenza nei
confronti di simili storie risalenti al periodo
bellico.
L'incoraggiamento dell'emigrazione ebraica non
dovrebbe essere confuso con lo scopo a cui
servivano i campi di concentramento nella
Germania di prima della guerra. Questi infatti
servivano per internare oppositori politici,
principalmente liberali, socialisti e comunisti
di ogni colore tra i quali erano anche alcuni
Ebrei, come H. Beimler. Se confrontato con i
milioni di uomini, ridotti a quel tempo in
schiavit� nell'Unione Sovietica, il numero degli
internati nei campi di concentramento fu sempre
assai limitato. Reitlinger ammette che tra il
1934 ed il 1938 questa cifra ha raramente
superato, in tutto il territorio del Reich, le
20.000 unit�, e che il numero degli internati
Ebrei non raggiunse mai le 3.000 unit� (The SS:
Alibi of a Nation, Londra I956, pag. 253).
La Politica Sionista
Le vedute dei Nazionalsocialisti sulla
emigrazione ebraica non si limitavano alla
politica dell'espulsione, ma venivano elaborate
seguendo le formule del sionismo moderno. Theodor
Herz, fondatore del sionismo del XX secolo, aveva
previsto in un primo tempo, nella sua opera
"Der Judische Staat" (Lo stato ebraico) come
possibile patria per gli Ebrei l'isola di
Madagascar. Questa possibilit� fu attentamente
studiata anche dai Nazionalsocialisti:
rappresent� anzi uno dei punti fondamentali del
Programma del Partito Nazionalsocialista prima
del 1933, che era stato pubblicato in brossura.
Questo significa che la ricostituzione dello
stato ebraico in Palestina era considerata molto
meno accettabile, poich� ne sarebbero nate una
guerra senza fine ed una lacerazione del mondo
arabo, ci� che, a partire dal 1948, �
effettivamente avvenuto. I primi a proporre
l'emigrazione degli Ebrei nel Madagascar non
furono i Tedeschi, ma il governo polacco, che
aveva preso in considerazione questo progetto per
la sua popolazione ebraica e aveva inviato
Michael Lepecki nel Madagascar, insieme con
rappresentanti ebrei, per studiare sul posto il
problema.
Le prime proposte dei Nazionalsocialisti per la
Soluzione Madagascar furono avanzate nel 1938, in
collegamento con il progetto Schacht. Su
consiglio di Goring, Hitler acconsent� ad inviare
il presidente della Reichsbank,
Dr. Hialmar Schacht, a Londra per trattare con il
rappresentante di parte ebraica Lord Bearsted e
Mr. Ruhlee di New York (cfr. Reitlinger, "The
Final Solution", Londra 1955, pag. 20; ed. ital.
La Soluzione Finale, Milano 1962, pag. 36). Il
progetto consisteva nel congelare i beni degli
Ebrei tedeschi, come fondo di garanzia per un
prestito internazionale, che avrebbe reso
possibile il finanziamento della emigrazione
ebraica in Palestina.
Schacht inform� Hitler su queste trattative a
Berchtesgaden, il 2 gennaio 1939. Il progetto che
and� a vuoto, perch� gli Inglesi non approvarono
le condizioni di finanziamento, fu spiegato per
la prima volta il 12 novembre 1938, in una
conferenza convocata da Goring. Questi dichiar�
anche che Hitler aveva preso in considerazione la
proposta di un insediamento ebraico sull'isola di
Madagascar (ibid., pag. 37). Pi� tardi, nel
dicembre dello stesso anno, il ministro degli
esteri francese Georges Bonnet raccont� a
Ribbentrop, che anche il suo governo progeto
contemplava l'emigrazione di 10.000 Ebrei
sull'isola di Madagascar.
Prima del Progetto Palestina di Schacht,
dell'anno 1938, avevano avuto luogo, gi� a
cominciare dal 1935, diverse trattative e
numerosi tentativi per rendere possibile
l'emigrazione ebraica in altri paesi europei.
Questi sforzi sfociarono nella Conferenza di
Evian (luglio 1938); tuttavia nel 1939 prevalse
il progetto dell'insediamento degli Ebrei
sull'isola di Madagascar.Tanto � vero che Helmut
Wohltat, del Ministero degli Affari Esteri
germanico, condusse, fino all'aprile 1939, delle
trattative a Londra per un insediamento ebraico
in Rodesia e nella Guinea britannica; ma il 24
gennaio 1939 Goring scriveva al ministro degli
interni Frick, ordinandogli la fondazione di un
Ufficio Centrale di Emigrazione
(Auswanderungsburo) per Ebrei e affidando a
Heydrich, capo dell'Ufficio Centrale di Sicurezza
del Reich (Reichssicherheitshauptamt), l'incarico
di risolvere il problema ebraico " per mezzo
dell'emigrazione e dell'evacuazione"; e da
allora il progetto Madagascar venne seriamente
esaminato.
Gli sforzi costanti del governo tedesco per
assicurare l'allontanamento degli Ebrei dal
"Reich" germanico culminarono con l'emigrazione
di 400.000 dei 600.000 Ebrei tedeschi, pi� altri
410.000 Ebrei dell'Austria e della Cecoslovacchia
(la quasi totalit� della popolazione ebraica di
questi paesi). Questa operazione venne condotta
dagli "Uffici per l'Emigrazione Ebraica" di
Berlino, Vienna e Praga, istituiti da Adolf
Eichmann, capo dell"'Ufficio per lo Studio della
Questione Ebraica" della "Gestapo". Eichmann
giunse finanche ad organizzare in Austria dei
"Campo di Addestramento", dove giovani Ebrei
potevano essere iniziati ai lavori agricoli,
prima di essere introdotti clandestinamente in
Palestina (Manvell e Fankl, "SS und Gestapo",
pag. �).
Se Hitler avesse avuto anche la pi� piccola
intenzione di sterminare gli Ebrei, non si
capirebbe perch� avrebbe permesso che pi� di
800.000 Ebrei lasciassero la Germania con quasi
tutti i loro beni; e ancora meno comprensibile
sarebbe la presa in esame del progetto
Madagascar.
Ma c'� di pi�: vedremo che la politica di
emigrazione fu presa in considerazione fino a
guerra inoltrata, e segnatamente il progetto
Madagascar, che fu oggetto di discussione di
Eichmann con esperti del "Ministero Francese
delle Colonie", nel 1940, dopo che la sconfitta
della Francia permetteva di prospettare la
possibilit� della consegna dl questa colonia da
parte della Francia.
II
LA POLITICA TEDESCA NEI CONFRONTI DEGLI EBREI
DOPO LO SCOPPIO DELLA GUERRA
Con l'avvicinarsi della guerra, la posizione
degli Ebrei cambi� in modo radicale. Non � molto
noto che l'Ebraismo mondiale si dichiar�, nella
Seconda Guerra Mondiale, parte belligerante, e
che pertanto i Tedeschi avevano il diritto, sulla
base di leggi internazionali, di internare gli
Ebrei in quanto potenza belligerante nemica.
Il 5 settembre 1939, Chaim Weitzmann, Presidente
dell'Organizzazione Sionista (1920) e
dell'Agenzia Ebraica (1929), il quale divenne,
pi� tardi, il primo presidente della Repubblica
di Israele, aveva dichiarato guerra alla Germania
in nome di tutti gli Ebrei del mondo, precisando
" che gli Ebrei sono a fianco della Gran Bretagna
e combatteranno a fianco delle democrazie...
L'Agenzia Ebraica � pronta a prendere misure
immediate per utilizzare la mano d'opera ebraica,
la competenza tecnica e le risorse ebraiche, ecc.
" (Jewish Chronicle, 8 settembre 1939).
Internamento di stranieri, cittadini di un paese
nemico
I dirigenti delle organizzazioni ebraiche avevano
dunque dichiarato che tutti gli Ebrei entravano
in guerra contro la Germania, e per conseguenza
Himmler e Heydrich avrebbero dovuto, un giorno o
l'altro, iniziare la politica di internamento.
Occorre far notare che, prima che tali misure di
sicurezza venissero applicate nei confronti degli
Ebrei europei, gli Stati Uniti ed il Canad�
avevano gi� internato tutti i cittadini
giapponesi e gli Americani con ascendenza
giapponese. E tuttavia riguardo ai Giapponesi
d'America non esistevano prove di tradimento come
quelle fornite da Weitzmann. Anche gli Inglesi
avevano internato durante la guerra dei Boeri,
tutte le donne e i bambini boeri, che morirono a
migliaia; eppure mai gli Inglesi furono accusati
di aver intenzionalmente eliminato i Boeri.
Dal punto di vista tedesco, l'internamento degli
Ebrei nei paesi occupati serviva a due scopi
fondamentali: prevenire le agitazioni e la
sovversione.
L'll ottobre 1942, Himmler aveva informato
Mussolini che la politica tedesca nei confronti
degli Ebrei si era mutata durante la guerra per
motivi di sicurezza militare. Egli deplorava che
migliaia di Ebrei conducessero
guerriglia partigiana nei territori occupati,
partecipando ad attivit� di spionaggio e di
sabotaggio. Tale constatazione fu del resto
confermata da una relazione ufficiale sovietica,
consegnata a Raymond Arthur Davies, secondo la
quale non meno di 35.000 Ebrei europei
conducevano guerriglia partigiana agli ordini di
Tito. Come conseguenza di ci� gli Ebrei dovettero
essere trasportati in zone dove la loro libert�
di movimento sarebbe stata limitata e in campi di
prigionia in Germania e, dopo il marzo 1941, nel
Governatorato Generale di Polonia.
Con il proseguimento della guerra si svilupp� la
tendenza ad utilizzare a vantaggio dell'industria
bellica la mano d'opera degli Ebrei internati. La
questione dell'utilizzazione della mano d'opera �
molto importante, se vogliamo esaminare il
presunto progetto di sterminio degli Ebrei:
infatti sarebbe stato insensato e inutile lo
spreco di mano d'opera, di tempo e di energia, in
una guerra che la Germania combatteva su due
fronti e nella quale era in gioco la sua
sopravvivenza. E' certo che solamente dopo
l'attacco alla Russia l'idea del lavoro forzato
fin� con il prevalere sui progetti tedeschi di
una emigrazione ebraica.
Il processo verbale di una conversazione tra
Hitler e il Reggente dell'Ungheria Horthy, del 17
aprile 1943, rivela che il Fuehrer domand�
personalmente a Horthy di concedergli 100.000
Ebrei ungheresi perch� lavorassero per il piano
Aerei da caccia (Verfolger-Jager) della
Luftwaffe; e questo in un periodo nel quale i
bombardamenti aerei sulla Germania si
intensificavano (Reitlinger, La Soluzione Finale,
cit., pag. 515). Questa conversazione si svolse
quando, come si pretende, i Tedeschi avrebbero
dovuto aver gi� iniziato l'eliminazione degli
Ebrei; mentre la richiesta di Hitler mostra
chiaramente l'urgente necessit� di aumentare la
mano d'opera.
In relazione a questo programma i campi di
concentramento diventarono effettivamente
complessi industriali. In ogni Lager, dove erano
internati Ebrei e prigionieri di altre
nazionalit�, sorgevano grandi impianti
industriali e fabbriche dell'industria bellica
tedesca, come per esempio la fabbrica di caucci�
Buna a Bergen-Belsen,la Buna I.G.
Farben-lndustrie ad Auschwitz, la Siemens �
Ravensbruck. In molti casi il lavoro svolto
veniva retribuito con speciali biglietti di
banca, con i quali gli internati potevano
acquistare razioni supplementari negli appositi
spacci. I Tedeschi si sforzavano di trarre tutti
i vantaggi economici possibili dal sistema dei
campi di concentramento, obiettivo che certo non
si sarebbe conciliato con quello della
eliminazione fisica degli internati. Era compito
dell'Ufficio Centrale di Amministrazione
Economica delle SS (SS-Wirtschatts- und
Verwattungsamt) diretto da Oswald Pohl, di far s�
che i campi di concentramento divenissero centri
importanti di produzione industriale.
L'emigrazione fu facilitata anche durante la
guerra
E un fatto notevole che i Nazisti, fino a guerra
inoltrata, furono sempre favorevoli a una
politica di emigrazione ebraica. La caduta della
Francia nel 1940 rese possibile al governo
tedesco di intraprendere serie trattative con i
Francesi, al fine di far emigrare gli Ebrei
europei
nell'isola di Madagascar. Un memorandum
dell'agosto 1942 del segretario di stato Luther,
dell'Ufficio per gli Affari Esteri tedesco, ci
informa che questi dal luglio al novembre 1940
condusse trattative che vennero per� troncate dai
Francesi. Una circolare emanata dal dipartimento
di Luther, datata 15 agosto 1940, rivela che i
particolari di questo progetto tedesco erano
stati elaborati da Adolf Eichmann, in quanto essa
reca la firma del suo sostituto Dannecker.
Eichmann, effettivamente, era stato incaricato,
nell'agosto del 1940, di preparare in tutti i
particolari un progetto Madagascar, e Dannecker
fece delle ricerche sul Madagascar presso il
Ministero de2te Colonie Francesi (Reitlinger, La
Soluzione Finale, cit., pag. 103).
Le proposte del 15 agosto 1940 prevedevano
perfino che una banca intereuropea dovesse
finanziare l'emigrazione di 4 milioni di Ebrei,
da attuarsi in pi� fasi.
I1 memorandum di Luther del 1942 prova che
Heydrich aveva ottenuto l'approvazione di Himmler
per questo piano prima della fine dell'agosto
1942 e che lo aveva sottoposto a Goring. Il
progetto ottenne anche l'approvazione di Hitler
prima del 17 giugno 1942. I1 suo interprete
Schmidt, infatti, riferisce a Mussolini
l'osservazione di Hitler " che si potrebbe
fondare uno Stato di Israele nel Madagascar "
(Schmidt, Hitter's Interpreter, Londra 1951, pag.
178). Sebbene i Francesi avessero interrotto nel
dicembre del '40 le trattative sul Madagascar, i
Tedeschi, secondo quanto ammette lo stesso
Poliakov, del Centro di Documentazione Ebraica di
Parigi, continuarono tuttavia a studiare questo
progetto, di cui Eichmann si occup� dopo il 1941.
Proseguendo la guerra, soprattutto dopo
l'invasione della Russia, il progetto divent�
inattuabile, e il 10 febbraio 1942 il Ministero
degli Affari Esteri venne informato che il piano
era stato temporaneamente sospeso.
Questa comunicazione inviata al Ministero da
Rademacher, I'aggiunto di Luther, � di grande
importanza, in quanto dimostra che l'espressione
"Soluzione Finale" altro non indicava che
l'emigrazione degli Ebrei e che la deportazione
degli Ebrei nei ghetti orientali e nei campi di
concentramento, come Auschwitz, fu solo una
soluzione di ripiego. La direttiva dice
testualmente: " La guerra contro l'Unione
Sovietica ha nel frattempo creato la possibilit�
di disporre di altri territori per la "Soluzione
Finale". Di conseguenza il Fuhrer ha deciso che
gli Ebrei siano evacuati non nel Madagascar, ma
all'Est. Non � pi� il caso, quindi, di pensare al
Madagascar in rapporto alla "Soluzione Finale" �
(Reitlinger, ibid., pag. 104).
I particolari di questa evacuazione erano stati
discussi un mese prima, alla cosiddetta
"Conferenza di Wannsee" a Berlino, come si dir�
pi� avanti.
Reitlinger e Poliakov affermano entrambi, senza
fornire le prove, che, poich� il Progetto
Madagascar non pot� essere portato a compimento,
i Tedeschi avrebbero pensato necessariamente allo
"sterminio". Tuttavia, un mese dopo, il 7 marzo
1942, Goebbels scrisse una nota favorevole al
Progetto Madagascar, visto come la risoluzione
definitiva della questione ebraica (Manvell e
Frankl, Dr. Goebbels, Londra 1960, pag. 165).
Acconsentiva, per�, a che gli Ebrei, nel
frattempo, fossero concentrati nei territori
dell'Est. Note successive di Goebbels insistono
sull'importanza del trasferimento all'Est, cio�
nel Governatorato Generale della Polonia,
sottolineando l'importanza del lavoro
obbligatorio in queste regioni. Dopo che la
politica dell'evacuazione fu introdotta e
accettata, l'utilizzazione della mano d'opera
ebraica divenne parte essenziale del progetto. Da
quanto detto risulta chiaro che l'espressione
Sotuzione Finale veniva riferita al Madagascar e
ai territori orientali, e che essa significava
soltanto evacuazione degli Ebrei.
Perfino pi� tardi, nel maggio del '44, i Tedeschi
erano disposti ad approvare l'evacuazione di un
milione di Ebrei. La storia di questa proposta si
trova nel libro di Alexander Weissberg (Die
Geschichte von Joel Brand, Colonia 1956).
Alexander Weisberg � un famoso studioso
ebreo sovietico, deportato durante la purga
staliniana. Weissberg, che durante la guerra
visse a Cracovia, sebbene temesse che i Tedeschi
lo avrebbero rinchiuso in un campo di
concentramento, racconta in questo libro che, con
autorizzazione personale di Himmler, Eichmann
aveva inviato a Istanbul il presidente della
comunit� ebraica di Budapest, Joel Brand, che
viveva a Budapest, per proporre agli Alleati di
permettere in piena guerra la partenza di un
milione di Ebrei.
Se si dovesse prestar fede ai vari scribacchini
che parlano di eliminazione, nel maggio del '44
non sarebbero stati in vita nemmeno un milione di
Ebrei. La Gestapo ammetteva che il problema del
trasporto avrebbe rappresentato un grave peso per
l'impegno militare della Germania, ma si sarebbe
potuto risolvere se fossero stati messi a
disposizione 10.000 autocarri, da impiegare
esclusivamente sul fronte russo. Sfortunatamente
non se ne fece nulla, poich� gli Inglesi,
pensando che Brand fosse un pericoloso agente
nazista, lo imprigionarono al Cairo, mentre la
stampa presentava l'offerta come un volgare
trucco nazista. Winston Churchill deplor� invero
il trattamento a cui furono sottoposti gli Ebrei
ungheresi, sostenendo che a fu il pi� grande e
terribile crimine che mai fu commesso nella
storia dell'umanit� ; ma spieg� a Chaim
Weitzmann che era impossibile accettare l'offerta
di Brand, perch� sarebbe stato un tradimento nei
confronti dei suoi alleati russi.
Sebbene il progetto non sia giunto a buon fine,
esso mostra molto chiaramente che nessuno che
voglia attuare una supposta "eliminazione totale"
permetterebbe mai l'emigrazione di un milione di
Ebrei; e mostra anche chiaramente quanta
importanza attribuissero i Tedeschi ai loro
sforzi militari.
III
POPOLAZIONE ED EMIGRAZIONE
Non si posseggono statistiche precise e
particolareggiate della popolAzione ebraica per
alcun paese. Le approssimazioni per i diversi
paesi presentano valori troppo differenti. Cos�
non si conosce quanti Ebrei, negli anni tra il
1939 e il 194S, furono evacuati o imprigionati.
In generale, tuttavia, da quanto � dato di sapere
da statistiche attendibili, specie da quelle che
si riferiscono alI'emigrazione, si pu� concludere
che neppure una piccolissima parte di sei
milioni pot� essere eliminata.
Innanzi tutto il numero di �.000.000 non pu�
reggere, solo se si considera il numero della
popolazione ebraica europea. Secondo la Chambers
Enzyclopaedia gli Ebrei che vivevano in Europa
prima della guerra erano �.500.000. Ci� significa
che sarebbero stati tutti uccisi. Ma il giornale
svizzero neutrale Baseler Nachrichten, che
utilizza materiale statistico di fonte ebraica,
stabilisce chiaramente che, tra il 1933 e il
1945, 1.500.000 Ebrei erano emigrati in
Inghilterra, Svezia, Spagna, Portogallo,
Australia, Cina, India, Palestina e USA. Questa
citra � con fermata dal giornalista ebreo Bruno
Blau, sul giornale ebraico di New York Aufbau (13
agosto 1945). Di questl emigranti circa 400.000
giunsero dalla Germania prima del settembre 1939,
come viene confermato dall'organo del Congresso
Ebraico Mondiale, Unity in Dispersion (pag. 377),
dove si afferma che " la maggior parte degli
Ebrei tedeschi riusc� ad abbandonare la Germania
prima che scoppiasse la guerra".
Oltre agli Ebrei del Vecchio Reich, entro il
settembre 1939 emigrarono 220.000 dei complessivi
280.000 Ebrei austriaci, mentre a partire dal
marzo 1939 I'Istituto per l'Emigrazione Ebraica
di Praga conferma l'emigrazione di 260.000 Ebrei
dai territori gi� appartenuti alla
Cecosl�vacchia. Complessivamente, pertanto, dopo
il settembre 1939 rimasero nei territori del
Vecchio Reich, dell'Austria e della
Cecoslovacchia 360.000 Ebrei. Dalla Polonia ne
erano emigrati, fino a prima della guerra, circa
500.000. Queste cifre significano che il numero
degli Ebrei emigrati da altri paesi europei
(Francia, Olanda, Italia e paesi dell'Est)
ammontava a circa 120.000.
L'esodo degli Ebrei, prima e durante la guerra,
ridusse il numero degli Ebrei in Europa a circa
5.000.000. Bisogna poi aggiungere gli Ebrei
che, dopo il 1939, fuggirono nell'Unione
Sovietica e che, in seguito, furono evacuati in
zone fuori della portata delle truppe germaniche.
Si dimostrer� pi� avanti che la maggior parte di
essi, circa 1.250.000, venivano dalla Polonia. Ma
Reitlinger ammettc che senza contare gli Ebrei
polacchi, 300.000 Ebrei europei giunsero
nell'Unione Sovietica tra il 1939 e il 1941.
Questo porta il numero degli immigrati Ebrei
nell'Unione Sovietica a 1.550.000. Sulla rivista
Cottiers del 9 giugno 1945, Freiling Foster, in
un servizio sugli Ebrei in Russia, scrive che
2.200.000 Ebrei erano riusciti a fuggire
nell'Unione Sovietica a partire dal 1939; ma la
nostra valutazione, pi� modesta (1.550.000), �
probabilmente pi� precisa.
Pertanto l'entit� dell'emigrazione degli Ebrei
nell'Unione Sovietica riduce a circa
3.500.000-3.450.000 il numero degli Ebrei
presenti nei paesi sotto controllo tedesco.
Occorre inoltre sottrarre il numero degli Ebrei
che, vivendo in nazioni europee neutrali o
alleate, non erano esposti alle conseguenze della
guerra. Secondo il World Almanac del 1942 (pag.
594) il numero degli Ebrei in Gibilterra,
Inghilterra, Portogallo, Svezia, Svizzera,
Irlanda e Turchia ammontava a 413.128.
Tre milioni di Ebrei nell'Europa occupata
La cifra di circa tre milioni di Ebrei nei
territori sotto giurisdizione tedesca � precisa
nella misura in cui lo permettono le statistiche
a nostra disposizione. Se per� esaminiamo le
statistiche riguardanti la popolazione ebraica
che rimase nei territori occupati dalla Germania,
otteniamo un numero pressoch� identico.
Pi� della met� degli Ebrei che emigrarono
nell'Unione Sovietica dopo il 1939 provenivano
dalla Polonia. Si afferma che la guerra con la
Polonia fece cadere altri tre milioni di Ebrei
sotto giurisdizione tedesca e che la totalit�
degli Ebrei polacchi venne a sterminata �. Si
tratta di un errore grossolano. Secondo il
censimento del 1931, gli Ebrei in Polonia erano
2.732.600 (Reitlinger, La Soluzione Finale, cit.,
pag. 52). Reitlinger ammette per� che almeno
1.170.000 di essi si trovavano nella zona
occupata dai Russi nell'autunno 1939. Di questi,
circa 1 milione sarebbero stati evacuati negli
Urali e nella Siberia meridionale dopo l'attacco
tedesco del giugno 1941 (ibid., pag. 69). Come
abbiamo gi� ricordato, prima della guerra erano
emigrati dalla Polonia 500.000 Ebrei. Perfino il
giornalista Raymond Arthur Davies, che trascorse
la guerra nell'Unione Sovietica, sostiene che
negli anni tra il 1939 e il 1941 erano fuggiti in
Russia dai territori polacchi occupati dai
Tedeschi circa 250.000 Ebrei, che si incontravano
in ogni ,provincia russa (Odyssey through Hell,
New York 1946). Sottraendo questo numero al
numero complessivo di 2.732.000 e tenendo conto
dell'incremento demografico, si conclude che alla
fine del 1939 non pi� di 1.100.000 erano gli
Ebrei polacchi che vivevano sotto la dominazione
tedesca (Gutachten des Institutes fur
Zeitgeschichte, Monaco 1956, pag. 80).
A questi Ebrei polacchi dobbiamo aggiungere i
360.000 Ebrei che rimasero in Germania, Austria,
in Boemia Moravia e Slovacchia, dopo la fortc
emigrazione da questi paesi avvenuta prima della
guerra e di cui abbiamo parlato pi� sopra. Per
quanto riguarda i 320.000 Ebrei francesi, il
pubblico accusatore di parte francese al processo
di Norimberga dichiar� che 120.000 di essi erano
stati evacuati. Reitlinger, tuttavia, li valuta
ad appena 50.000. In ogni caso gli Ebrei sotto
dominazione nazista non arrivarono ai 2.000.000.
Evacuazioni dai paesi scandinavi furono limitate,
dalla Bulgaria non ce ne furono affatto. Se si
aggiunge ancora la popolazione ebraica in Olanda
(140.000), Belgio (40.000), Italia (50.000),
Jugoslavia (55.000), Ungheria (386.000) e Romania
(725.000), si ottiene una cifra totale che non
supera di molto i 3.000.000. Questa eccedenza
deriva dal fatto che gli ultimi dati sono di
prima della guerra e non tengono conto
dell'emigrazione (che in questi paesi interess�
circa 120.000 Ebrei, v. sopra). Questo doppio
esame, pertanto, conferma la cifra approssimativa
di 3.000.000 di Ebrei europei che si trovavano
nei paesi occupati dall'esercito tedesco.
Evacuazione degli Ebrei russi
Non si conoscono dati precisi sul numero degli
Ebrei russi, e ci� facilita e rende possibili
incredibili esagerazioni. L'esperto di statistica
ebreo Jacob Leszczynski afferma che nei territori
che poi saranno occupati dai Tedeschi, ossia
nella Russia occidentale, vivevano 2.100.000
Ebrei. Vi erano inoltre circa 260.000 Ebrei che
vivevano negli stati baltici (Estonia, Lituania,
Lettonia). Secondo i dati del presidente del
Consiglio Ebraico-Americano per gli Aiuti alla
Russia, Louis Levine, che effettu� dopo la guerra
un viaggio di ricognizione attraverso l'Unione
Sovietica e quindi pubblic� un rapporto sulla
situazione degli Ebrei che l� vivevano, la
maggior parte di essi era stata evacuata verso
Est dopo l'attacco tedesco. Il 30 ottobre 1946
dichiar� a Chicago che "allo scoppio della
guerra gli Ebrei furono i primi a essere evacuati
dai territori minacciati dagli invasori
hitleriani e a essere portati in salvo al di l�
degli Urali. A questo modo vennero salvati
2.000.000 di Ebrei ". Questa cifra viene
confermata dal giornalista ebreo David Bergelson,
che sul giornale ebraico Ainikeit (Unit�) di
Mosca, il 5 dicembre 1942, scrisse che a grazie
all'evacuazione, la maggioranza (80%) degli Ebrei
dell'Ucraina, della Russia bianca, della Lituania
e della Lettonia poterono essere salvati prima
dell'arrivo dei Tedeschi �. Reitlinger concorda
con l'esperto ebreo Josef Schechtmann, che
ammette che un gran numero di Ebrei furono
evacuati, ma d� una valutazione leggermente
superiore degli Ebrei russi e baltici rimasti
sotto i Tedeschi (650.000-850.00) (Reitlinger, La
Sotuzione Finate, cit., pag. 499).
Per quanto riguarda gli Ebrei sovietici che
rimasero nei territori occupati dai Tedeschi, si
dimostrer� che nel corso della campagna di Russia
non ci furono pi� di 100.000 persone, tra
partigiani e commissari bolscevici, che peraltro
non erano tutti Ebrei, che furono uccise da unit�
speciali tedesche per la lotta contro il
terrorismo.
Bisogna sottolineare a questo riguardo che i
partigiani sostengono di aver ucciso nell'Est
500.000 soldati tedeschi, un numero, cio�, cinque
volte pi� alto delle loro perdite.
Sei milioni: un falso secondo fonti svizzere
neutrali
E' chiaro, pertanto, che I Tedeschi non poterono
mai avere il controllo su sei milioni di Ebrei
n� tantomeno ucciderne tanti. Prescindendo
dall'Unione Sovitica, il numero degli Ebrei
nell'Europa occupata dai Tedeschi ammontava, dopo
l'emigrazione che precedette l'arrlvo delle
truppe tedesche, a poco pi� di 3.000.000, di cui
non tutti erano internati. Per giungere soltanto
alla met� dei supposti "Sei Milioni",
bisognerebbe presupporre che tutti gli Ebrei
viventi in Europa siano stati uccisi, mentre �
noto che in Europa un gran numero di Ebrei, dopo
il 1945, erano ancora in vita. Philipp Friedmann
scrive nel suo libro "Their Brother's Keeper"
(New York 1957, pag. 13) che " perlomeno
1.000.000 di Ebrei erano sfuggiti al terribile
inferno nazista ", mentre il numero ufficiale del
"Jewish Joint Distribution Committee" � di
1.559.600. Il che significa, data per vera la
seconda valutazione, che gli Ebrei deceduti
durante la guerra non potrebbero essere stati pi�
di um milione e mezzo.
Alla medesima conclusione � arrivato anche
l'autorevole giornale Baseler Nachrichten, della
neutrale Svizzera. In un articolo del 13 giugno
1946, dal titolo Quante sono le vittime ebree?,
viene scritto che sulla base dei dati riguardanti
la popolazione e l'emigrazione, la perdita di
vite umane pu� essere stata al massimo di
1.500.000. Dimostreremo pi� avanti che questo
numero deve essere ulteriormente ridotto: il
Baseler Nachrichten, infatti, utilizzava i dati
del Jewish Joint Distribution Committee
(1.559.000 sopravvissuti dopo la guerra), ma noi
vedremo che soltanto le richieste di risarcimento
(Wiedergutmachung) avanzate dagli Ebrei
sopravvissuti sono pi� del doppio. La Svizzera
per� non disponeva di queste informazioni nel
1946.
Un tasso di incremento demografico impossibile.
Una prova inconfutabile si ricava anche dalle
statistiche, approntate dopo la guerra,
riguardanti la popola zione ebraica. Il
"Welt-Almanach" del 1938 d� un totale di Ebrei
nel mondo intiero di 16.588.259. Ma dopo la
guerra il "New York Times" del 25 febbraio 1948
scriveva che il numero degli Ebrei nel mondo � da
valutare con una cifra oscillante da un minimo di
15.600.000 a un massimo di 18.700.000. Questi
dati dimostrano chiaramente che gli Ebrei morti
durante la guerra non possono essere stati pi� di
qualche migliaio. l5.500.000 nel 1938 meno i
supposti 6.000.000 fanno 9.000.000.
Significherebbe, quindi, secondo le cifre del
"New York Times", che gli Ebrei, in tutto il
mondo, avrebbero avuto 7.000.000 di nascite in 10
anni, ivi compresi gli anni di guerra quando le
famiglie ebree furono disperse, separate e
dovettero vivere sovente in condizioni poco
propizie alla procreazione. 7.000.000 di nascite
che avrebbero dunque quasi raddoppiato il loro
numero. Il che � impossibile e ridicolo.
Quindi sembra proprio che la grande maggioranza
dei 6 milioni mancanti siano in effetti Ebrei che
emigrarono in certi paesi europei, in Unione
Sovietica, negli Stati Uniti, prima, durante e
dopo la guerra, pi� gli Ebrei che emigrarono in
grande numero in Palestina durante e specialmente
dopo la guerra. Dopo il 1945 giunsero
illegalmente in Palestina, provenienti
dall'Europa, interi bastimenti carichi di Ebrei,
provocando notevoli difficolt� al gyverno
britannico. Il loro numero era cos� elevato che
iI H.M. Stationary Office, nel suo bollettino n.
190 del 5 novembre 1946, ne parl� come di un �
secondo Esodo �. Erano questi gli emigrati di
tutte le parti della terra, coloro che avevano
portato la popolazione ebraica mondiale da 15.000
a 18 milioni nel 1948. Di essi la maggior parte
erano emigranti d'America, che si erano col�
recati in spregio dei limiti imposti
all'immigrazione dal governo americano. Il 16
agosto 1963 I'allora presidente israeliano, David
Ben Gurion, dichiar� che la popolazione ebraica
degli Stati Uniti, valutata ufficialmente in
5.600.000, non sarebbe inferiore ai 9.000.000
(Deutsche Wochenzeitung, 23 novembre 1973). La
ragione di un numero cos� alto � sottolineata da
un articolo di Albert Maisal (Readers Digest,
gennaio 1957), intitolato I nostri nuovi
Americani: in esso si dice che subito dopo la
seconda guerra mondiale, in base a un'ordinanza
dei presidenti americani, il 90% dei visti di
immigrazione era riservato a emigranti dei paesi
dell'Europa centrale e orientale.
In questa pagina � riprodotto uno delle centinaia
di annunci funebri(omesso), che appaiono regolarmente sul
settimanale ebreo americano Der Aufbau di New
York (16 giugno 1972). Esso mostra come gli Ebrei
emigrati negli Stati Uniti abbiano in seguito
cambiato il loro nome. I loro nomi originari, che
portavano in Europa, vengono pubblicati in tali
annunci tra parentesi, come in questo, che
riportiamo qui sotto, dove si legge: Arthur
Kingsley (gi� dr. Konigsberger, Francoforte sul
Meno).
Non potrebbe essere possibile che una parte o
addirittura la totalit� di queste persone, i cui
nomi sono "deceduti", siano fra i Sei Milioni di
cui si � perduto traccia in Europa?
IV I SEI MILIONI: DOCUMENTI � PROBANTI � (!?)
Da quanto sin qui esposto, si ha l'impressione
che il numero di Sei Milioni di Ebrei eliminati
derivi soltanto da un compromesso tra una
quantit� di valutazioni senza fondamento
obiettivo. Non c'� neppure un brandello di prova
documentabile e attendibile. Di quando in quando
qualche scribacchino trascrive questo numero per
assicurarsi credibilit� a buon mercato. Lord
Russel of Liverpool, per esempio, afferma, nel
suo libro The Scourgl of the Swastika (Londra
1954) che � non meno di 5.000.000 di Ebrei
morirono in campi di concentramento; e ottiene
cos� il suo scopo, dando una valutazione che sta
tra i presunti sei milioni e i quattro milioni di
cui altri preferiscono parlare. Ma ammette che a
il numero effettivo non potr� mai essere
conosciuto �. Stando cosi le cose � per�
difficile comprendere come egli possa giungere al
numero di non meno di cinque milioni �.
L'ebraico Joint Distribution Committee preferisce
la cifra di 5.012.000, ma l'"esperto" ebreo
Reitlinger congettura la cifra di 4.192.000 di
Ebrei dispersi �, un terzo dei quali sarebbero
morti di morte naturale. Cosi il numero di Ebrei
"eliminati" si ridurrebbe a 2.796.000.
Tuttavia al Congresso Ebraico Mondiale di Ginevra
nell'anno 1948, il delegato di New York, Mr. M.
Perlzweig, rese noto, in una conferenza stampa,
che a il prezzo pagato per l'annientamento del
Nazionalsocialismo e del Fascismo � stato di
sette milioni di Ebrei, vittime del pi� feroce
antisemitismo . Sulla stampa, e anche altrove,
questa cifra diventa otto, o addirittura nove
milioni. Come abbiamo mostrato nei capitoli
precedenti simili valutazioni, prive di qualsiasi
verosimiglianza, sono semplicemente ridicole.
Esagerazioni fantasiose
Per quanto ne sappiamo, le prime accuse di
genocidio rivolte ai Tedeschi furono formulate
dall'ebreo polacco Rafael Lemkin nel suo libro
Axis Rule in Occupied Europe (Il Dominio
dell'Asse nell'Europa Occupata), pubblicato a New
York nel 1943. Lo stesso Rafael Lemkin, guarda
caso, fu incaricato, pi� tardi, di redigere la
cosiddetta convenzione sul genocidio dell'ONU,
con la quale si cerca di dichiarare fuori legge
il "razzismo". Il suo libro sostiene che i
nazisti avrebbero eliminato milioni di Ebrei
forse proprio sei milioni. Una simile notizia,
rivelata nel 1943, � davvero notevole, dato che
si pretende che questa opera di eliminazione
sarebbe cominciata nell'estate del 1942.
Procedendo di questo passo sarebbe stata
sterminata l'intera popolazione ebraica della
terra!
Dopo la guerra le valutazioni propagandistiche si
ingigantirono in modo inverosimile. Kurt
Gerstein, un antinazista che affermava di essersi
infiltrato nelle SS, raccont� all'inquirente
francese Raymond Cartier che egli sapeva che non
meno di 40 milioni di internati in campi di
concentramento erano stati uccisi nelle camere a
gas. Nel primo processo verbale del 26 aprile
1945 ridusse questa cifra a 25 milioni, ma questo
totale fu considerato ancora troppo inverosimile
dalla difesa francese. In un secondo processo
verbale, sottoscritto a Rotweil il 4 maggio 1945,
Gerstein si avvicin� ai � milioni, valutazione
che ebbe la preferenza al Processo di Norimberga.
La sorella di Gerstein era malata di mente fin
dalla nascita, e fu fatta morire per eutanasia;
questo fa supporre che lo stesso Gerstein fosse
affetto dal medesimo male. Egli, del resto, era
stato condannato nel 1936 perch� aveva spe
dito per posta lettere eccentriche. Dopo le sue
due "confessioni di accusa" si impicc� nel
carcere parigino Cherche-Midi.
Gerstein afferm� di aver trasmesso al governo
svedese, durante la guerra e per il tramite di un
barone tedesco, informazioni riguardanti
uccisioni di Ebrei. Ma, per inspiegabili motivi,
la sua relazione venne "messa agli atti e
dimenticata". Inoltre egli sostenne di aver
informato, nell'agosto del 1942, il Nunzio
Apostolico a Berlino su tutto il "piano di
sterminio", ma il prelato gli avrebbe detto:
"Uscite!".
Nelle sue dichiarazioni Gerstein pretende
ripetutamente di essere stato testimone di queste
enormi stragi (12.000 uccisioni in un sol giorno
a Belzec); nel suo secondo rapporto descrive
addirittura una visita di Hitler, il 6 giugno
1942, in un campo di concentramento polacco,
mentre gli storici sanno che questa visita non
ebbe mai luogo.
Le fantasiose esagerazioni di Gerstein hanno
contribuito a screditare completamente tutte le
testimonianze su eliminazioni in massa. Ed
effettivamente il vescovo evangelico di Berlino,
Dibelius, ha respinto come "inattendibili"
tutte le affermazioni di Gerstein (H. Rothfels,
Augenzeugenbericht zu den Massenvergasungen, in
Viertels jahreshefte fur die Zeitgeschichte,
aprile 1953).
Incredibilmente, per�, nel 1955 il Governo
Federale di Germania pubblic� questo secondo
processo verbale di Gerstein, perch� fosse
diffuso nelle scuole (Dokumentation zur
Massenvergasung, Bonn 1955), sostenendo che
Dibelius aveva riposto tutta ta sua fiducia su
Gerstein, le cui dichiarazioni sarebbero a fuori
di ogni dubbio autentiche . Siamo di fronte ad
un tipico esempio di come vengano divulgate in
Germania le accuse infondate di genocidio, e di
come esse vengano imposte soprattutto ai giovani.
La storia dello sterminio di Sei Milioni di Ebrei
ebbe la sua definitiva consacrazione al Processo
di Norimberga grazie alla deposizione del Dr.
Wilhelm Hoettl.
Costui, un aiutante di Eichmann, era in realt�
uno strano individuo agli ordini del servizio
segreto americano, e scrisse, dopo la guerra,
diversi libri che pubblic� sotto lo pseudonimo di
Walter Hagen. Hoettl lavor� anche per lo
spionaggio sovietico, insieme con due emigranti
ebrei di Vienna, Ponger e Verber che durante
l'istruttoria al Processo di Norimberga
prest�vano servizio come ufficiali americani. In
tutta questa vicenda occorre notare che la
testimonianza di questo ambiguo personaggio �
stata considerata come l'unica "prova" dello
sterminio dei Sei Milioni di Ebrei. Nella sua
deposizione sotto giuramento del 26 novembre
1945, dichiar� che Eichmann, nell'agosto del
1944, a Budapest, gli avrebbe "raccontato" della
eliminazione di sei milioni di Ebrei. Non occorre
certo aggiungere che Eichmann, durante il suo
processo, non conferm� mai questo fatto. Durante
tutto l'ultimo periodo della guerra, Hoettl
lavor� come spia americana, ed � certo
sorprendente che mai egli, in tutto questo tempo,
abbia informato gli Americani dello sterminio
degli Ebrei, quantunque fosse alle dirette
dipendenze di Heydrich e Eichmann.
Mancano le prove
Non esiste un solo documento che provi che i
Tedeschi progettassero o pensassero di attuare il
presunto sterminio degli Ebrei. Nel libro di
Poliakov e Wulf "Das Dritte Relch und die Juden -
Dokumente und Awfaetze" (Berlino 1955), le "prove"
che vengono presentate non sono altro che
dichiarazioni, estorte, dopo la guerra, a
uomini come Hoettl, Ohlendorf e Wisliceny,
quest'ultimo sottoposto a tortura in un carcere
sovietico.
In mancanza di ogni prova, Poliakov � costretto a
scrivere che le a tre o quattro persone che erano
principalmente coinvolte nel piano della
eliminazione totale sono morte, e che non si �
conservato alcun documento in proposito �. Questa
situazione offre notevoli vantaggi; naturalmente
sia il progetto sia le "tre o quattro persone "
sono affermazioni nebulose, che non � possibile
provare.
I documenti di cui disponiamo non fanno mai
riferimento a eliminazioni, e pertanto autori
come Poliakov e Reitlinger ricorrono sempre alla
comoda giustificazione che tali ordini,
generalmente, venivano impartiti "a voce" .
Poich� mancano prove documentate, essi
congetturano che il progetto di sterminare gli
Ebrei sia nato nel 1941, contemporaneamente
all'attacco alla Russia. La prima fase avrebbe
previsto lo sterminio degli Ebrei sovietici, cosa
che confuteremo pi� avanti. Il resto del piano,
cos� viene supposto, dovrebbe aver avuto inizio
nel marzo del '42, con la deportazione degli
Ebrei europei nei Lager orientali del
Governatorato Generale di Polonia, quali i
giganteschi impianti industriali di Auschwitz,
vicino a Cracovia. Si sostiene in modo
fantasioso, e senza il minimo fondamento, che il
trasporto verso l'Est, controllato dal reparto di
Eichmann, significasse l'immediata eliminazione
nelle camere a gas, subito dopo l'arrivo. Secondo
Manvell e Frankl (Heinrich Himmler, Londra 1965)
sembra che la politica dell'eliminazione sia
stata concordata in "colloqui segreti" tra
Hitler e Himmler (pag. 118); ma questi Autori si
dimenticano di darcene le prove. Reitlinger e
Poliakov almanaccano di " ordini orali ",
aggiungendo che nessuno doveva esser presente a
questi colloqui e che non fu redatto alcun testo
scritto. Tutto questo � pura immaginazione,
perch� non esiste neppure il pi� piccolo indizio
che simili insoliti incontri siano mai avvenuti.
William Shirer, nel suo libro The Rise and Fall
of the Third Reich (Ascesa e caduta del Terzo
Reich), opera nell'insieme stravagante e poco
seria, di eventuali prove documentate non fa
parola. Dichiara soltanto, invero senza grande
convinzione, che il supposto ordine di eliminare
gli Ebrei " non fu mai posto per iscritto da
Hitler, in quanto non ne venne ritrovata copia
alcuna. Esso fu verosimilmente trasmesso a voce a
Goring, Himmler e Heydrich, che a loro volta
provvidero a inoltrarlo... " (pag. 1148).
Un tipico esempio di "prova", a sostegno della
favola dello sterminio, ci viene fornito da
Manvell e Frankl. Essi menzionano una nota del 31
luglio 1941, inviata da Goring a Heydrich, capo
del Reichssicherheitshauptamt (Ufficio Centrale
di Sicurezza del Reich) e sostituto di Himmler.
Il promemoria comincia con queste parole: " In
aggiunta all'incarico che le venne assegnato il 2
gennaio 1939, di risolvere nel modo migliore e
secondo le nostre attuali possibilit� la
questione ebraica mediante emigrazione ed
evacuazione... ".
L'incarico supplementare assegnato in questo
promemoria � " la soluzione globale della
questione ebraica nei territori sotto
giurisdizione tedesca in Europa "; la quale
soluzione, come gli stessi autori ammettono,
significava il concentramento degli Ebrei nei
territori dell'Est, operazione che richiedeva
preparativi " per i suoi aspetti organizzativi,
finanziari e materiali ". Il promemoria prevede
poi un piano futuro per " la auspicata soluzione
finale " (Endloesung), ci� che richiama il piano
ideale e definitivo, accennato all'inizio della
direttiva, di una emigrazione degli Ebrei.
In nessun punto dello scrltto si fa cenno ad una
eliminazione fisica di uomini, per� Manvell e
Frankl ci assicurano che questo � il significato
del promemoria. Naturalmente la "vera natura"
della "soluzione finale", diversamente che per la
"soluzione globale", " fu chiarita oralmente a
Heydrich da parte di Goring " (ibid., pag. 118).
Questo giocare a piacere con gli " ordini dati a
voce" � naturalmente molto sospetto.
La conferenza di Wannsee
I particolari definitivi sull'eliminazione degli
Ebrei dovrebbero essere stati fissati in una
conferenza presieduta da Heydrich al
Gross-Wannsee (Berlino), il 20 gennaio 1942
(Poliakov, Das Dritte Reich und die Juden, pagg.
120 segg.; Reitlinger, La Soluizone Finale, pagg.
124 segg.). Erano presenti funzionari di tutti i
ministeri tedeschi, Muller e Eichmann
rappresentavano I' Ufficio Centrale della Gestapo
(Gestapa). Reitlinger, Manvell e Frankl
considerarono il processo verbale di questa
conferenza come la loro carta vincente, in quanto
esso dimostrerebbe l'esistenza di un piano di
sterminio. Ma la verit� � che un tale piano di
genocidio non viene menzionato in nessun punto
del processo verbale, come gli Autori stessi
riconoscono apertamente. Manvell e Frankl lo
fanno in maniera insoddisfacente, scrivendo che
"il processo verbale, redatto nello stile
burocratico tedesco, non permetterebbe di
riconoscere il reale significato delle parole e
della terminologia usate " (The Incomparable
Crime, Londra 1967, pag. 46): ci� significa, in
realt�, che gli Autori lo possono interpretare
come a loro fa comodo. Heydrich disse,
realmente secondo il sopraccitato processo
verbale di aver ricevuto da Goring l'incarico di
regolare la soluzione della questione ebraica.
Ripet� ancora una volta la storia
dell'emigrazione ebraica, e, constatato che la
guerra aveva ormai reso irrealizzabile il
progetto Madagascar, prosegu�: " Il programma che
prevedeva l'emigrazione � stato ora sostituito da
un'altra possibile soluzione: l'evacuazione degli
Ebrei nei territori delI'Est in conformit� con
l'autorizzazione precedente del Fiihrer". Qui,
aggiunse, deve essere impiegata la loro mano
d'opera. Ora, si pretende donare a questa
dichiarazione un senso oscuro e sinistro e far
nascere il sospetto che gli Ebrei avrebbero
dovuto essere sterminati. Ma il prof. Paul
Rassinier, un francese che fu internato a
Buchenwald e che ha ben meritato nella preziosa
opera di smascheramento della favola dei Sei
Milioni, afferma che " il processo verbale vuol
dire solo ci� che in esso � scritto, ossia il
concentramento degli Ebrei per utilizzare questa
mano d'opera nei ghetti orientali del
Governatorato Generale di Polonia. L� avrebbero
dovuto aspettare la fine della guerra e la
ripresa dei colloqui internazionali che avrebbero
deciso del loro futuro. Questa decisione fu
raggiunta finalmente nella conferenza
interministeriale di Berlino-Wannsee" (Rassinier,
V�ritable Proc�s Eichmann, pag. 20).
Manvell e Frankl tuttavia non si lasciano
impressionare dalla completa mancanza del pi�
piccolo accenno all'eliminazione fisica. Alla
conferenza di Wannsee, cos� scrivono, " sarebbe
stato evitato un riferimento esplicito
all'eliminazione fisica " e Heydrich avrebbe
preferito l'espressione " impiego della mano
d'opera nei territori dell'Est " (Manvell e
Frankl, Heinrich Himmler, pag. 209). Essi non ci
spiegano perch� non dovremmo credere che
"impiego di mano d'opera " significhi realmente
"impiego di mano d'opera".
Secondo Reitlinger e altri, nei mesi seguenti del
1942, tra Himmler, Heydrich, Eichmann e il
comandante Hoess vennero scambiati innumerevoli
ordini riguardanti lo sterminio; ma,
naturalmente, " nessuna di queste direttive �
giunta fino a noi ".
Parole distorte e illazioni senza fondamento
La completa mancanza di prove documentate che
appoggino l'esistenza di un piano di sterminio ha
favorito l'abitudine di stravolgere il
significato dei documenti che ci sono giunti. Per
esempio un documento che riguardi I'" evacuazione"
non riguarda l'" evacuazione", ma � un modo
artificioso per parlare di " sterminio ". Manvell
e Frankl sostengono che sarebbero state usate
diverse espressioni per mascherare
l'eliminazione, quali " evacuazione " e
"trasporto " (ibid., pag. 265). In questo modo,
come gi� abbiamo potuto vedere, le parole troppo
scomode non vengono pi� intese per quello che
esse significano. Questo procedimento conduce a
incredibili arbitri, come nel caso degli ordini
impartiti da Heydrich riguardo all'impiego di
mano d'opera nei territori dell'Est. Un altro
esempio: l'ordine di Himmler di avviare all'Est
tutti i cittadini espulsi " vale a dire di
ucciderli " (ibid., pag. 251). Allo stesso modo
si comporta Reitlinger, quando non ha prove: cos�
a proposito delle "circonlocuzioni" utilizzate
nel processo verbale della Conferenza di Wannsee,
afferma essere evidente " che si progettava la
decisione di distruzione lenta di tutta una razza"
(ibid., pag. 126).
Un riesame di tutta la documentazione �
importante e discopre il castello di supposizioni
e congetture, assolutamente prive di
fondamento, su cui si � costruita la favola dello
sterminio. I Tedeschi, quando si trattava della
stesura di un rapporto, riponevano le attenzioni
pi� meticolose, che tenevano conto fin dei pi�
piccoli particolari; ma tra tutte le migliaia di
carte e documenti delle "SS" e della "Gestapo",
gli atti del "Reichssicherheitsshauptamt", gli
atti del Quartier Generale di Himmler e gli
ordini personali di Hitler, non si � trovato un
solo ordine riguardante lo stermnio degli Ebrei o
di chi per essi. Si vedr� pi� avanti come ci� sia
stato riconosciuto dal "Centro Mondiale di
Documentazione Ebraica Contemporanea" di Tel
Aviv.
Del pari infruttuosi sono i tentativi di trovare
"velate allusioni" al genocidio in discorsi come
quello che Himmler tenne a Posen nel 1943 ai suoi
SS-Obergruppenfhuerer (Generali delle SS).
Nel capitolo seguente esamineremo le deposizioni
di testimoni al processo di Norimberga dopo la
guerra, deposizioni estorte sicuramente con
minacce.
V I PROCESSI DI NORIMBERGA
Alla storia dei Sei Milioni venne dato un
riconoscimento giuridico negli anni tra il 1945 e
il 1949 con i Processi di Norimberga contro i
gerarchi tedeschi. Questi processi furono la pi�
vergognosa commedia giuridica della storia. Per
uno studio accurato delle infamie di questi
processi, dei quali il Feldmaresciallo Montgomery
disse che d'ora in avanti sar� un crimine perdere
la guerra, rimandiamo il lettore alle opere sotto
citate, e soprattutto a quelle dell'autorevole
giurista inglese F.J.P. Veale, Advance to
Barbarism, Nelson 1953.
Il processo fu condotto, fin dall'inizio, sulla
base di grossolani errori statistici. Nella sua
requisitoria del 20 novembre 1945 Mr. Sidney
Alderman dichiar� che nelI'Europa occupata dai
Tedeschi vivevano 9.600.000 Ebrei. La nostra
precedente indagine ha per� dimostrato che questa
cifra � assurda. Ci si � avvicinati a questo
totale:
1) con il non tenere assolutamente conto di tutti
gli Ebrei emigrati dal 1933 al 1945 e
2) aggiungendo tutti gli Ebrei della Russia,
compresi quei 2.000.000 o pi� che non furono mai
nelle zone sotto influenza tedesca.
Il medesimo totale artificiosamente gonfiato,
leggermente arrotondato a 9.800.000, venne
presentato al processo Eichmann dal prof. Shalom
Baron.
I presunti Sei Milioni di vittime fecero la loro
apparizione come base dell'accusa a Norimberga,
e, dopo che la stampa di allora ebbe manipolato
la cifra fino ad arrivare addirittura ad un
totale di 10 milioni o pi�, i Sei Milioni
ottennero infine generale riconoscimento
attraverso i mass media internazionali. E' da
notare tuttavia che questa cifra spropositata,
quantunque abbia trovato credito nel 1945, al
tempo del processo Eichmann, nel 1961, non era
pi� sostenibile. La corte di giustizia di
Gerusalemme si preoccup� di evitare accuratamente
il numero di Sei Mitioni, e la requisitoria di
Gideon Haussner parl� semplicemente di � alcuni
milioni �.
A Norimberga non si tenne conto dei principi
giuridici
Se qualcuno fosse indotto a credere che lo
sterminio degli Ebrei sia stato confermato a
Norimberga con "prove testimoniali" e
"documenti", dovrebbe considerare attentamente lo
svolgimento di quei processi, condotti nel pi�
assoluto spregio di ogni principio giuridico. Le
parti lese svolsero il ruolo di accusatori,
giudici e carnefici; il verdetto era conosciuto
sin dall'inizio: "colpevoli" (tra i giudici erano
naturalmente anche i Russi, i cui innumerevoli
crimini comprendevano anche l'assassinio di
15.000 ufficiali polacchi, i cui cadaveri furono
scoperti dai Tedeschi nel bosco di Katyn, vicino
a Smolensk. L'accusatore sovietico cerc� perfino
di incolpare di questa carneficina gli accusati
tedeschi). A Norimberga la sentenza venne emanata
sulla base di una legislazione "ex post facto",
cio� creata posteriormente ai "reati" addebitati
agli imputati. Vennero quindi condannati uomini
per "delitti" che soltanto l�, a Norimberga
furono dichiarati tali e che soltanto si
presumeva che fossero stati commessi. Fino ad
allora, sommo principio giuridico era stato che
si potesse dichiarare colpevole soltanto chi
avesse violato una legge gi� in vigore al momento
del fatto. � Nulla poena sine lege �.
A Norimberga non venne per nulla tenuta in conto
la regolamentazione per l'accertamento delle
prove, sviluppata dalla giurisprudenza britannica
attraverso secoli, tendente a garantire con la
maggior certezza possibile la veridicit� e
l'autenticit� di una accusa. Fu disposto che il
tribunale non dovesse essere vincolato alle
prescrizioni tecniche riguardanti le prove ; ma
" poteva accettare qualsiasi prova testimoniale
che fosse in qualche modo utile ", cio� che
promettesse di favorire la condanna. All'atto
pratico ci� signific� l'accettazione di prove e
documenti sulla base del "sentito dire", cosa che
in normali processi � respinta come
inattendibile. Che prove di questo genere siano
state accettate � di grande importanza; infatti
il procedimento della "dichiarazione giurata
scritta" � stato uno degli espedienti principali,
grazie a cui pot� essere costruita la favola
dello sterminio.
Sebbene nel corso del processo siano stati
ascoltati appena 240 testimoni, il Tribunale di
Norimberga accett� a sostegno dell'accusa non
meno di 300.000 di queste "dichiarazioni giurate
scritte". Naturalmente queste "prove" non furono
fornite sotto giuramento. A questo modo qualsiasi
Ebreo evacuato o ex internato pot� produrre, come
pi� gli aggradava, testimonianze che
soddisfacessero la sua sete di vendetta. Ma la
cosa pi� incredibile fu il fatto che ai difensori
degli imputati non fu permesso un contraddittorio
con i testimoni dell'accusa. Una situazione non
diversa si ripet� al processo contro Eichmann,
dove, secondo quanto � stato reso noto, il
difensore dell'imputato poteva in ogni momento
essere richiamato " se fosse sorta una situazione
incresciosa" vale a dire se al difensore fosse
riuscito di dimostrare l'innocenza dell'imputat�.
La reale motivazione dei Processi di Norimberga
fu denunciata dal giudice americano Wenersturm,
presidente di uno dei Tribunali di Norimberga.
Egli fu a tal punto disgustato dalle procedure di
quei processi, che si dimise dal suo incarico e
ritorn� in America. Rilasci� al Chicago Tribune
una dichiarazione nella quale espose, punto per
punto, le sue obiezioni nei confronti di questo
processo (cfr. Mark Lautern, Das Letzte Wort uber
Nuernberg, pag. 56). Riportiamo il testo dei
punti da 3 a 8 di quella dichiarazione:
3) I componenti il collegio della Pubblica
Accusa, anzich� cercare di formulare e di
raggiungere un nuovo sistema giuridico normativo,
sono guidati solo dal loro tornaconto personale e
dai loro sentimenti di vendetta.
4) L'accusa compie ogni sforzo per rendere
impossibile alla difesa preparare la causa e
procurarsi le prove a discarico necessarie.
5) L'accusa, diretta dal gen. Taylor, ha fatto
l'impossibile per impedire che la corte
deliberasse di chiedere a Washington di mettere a
disposizione ulteriori documenti che fossero in
possesso del Governo americano.
�) Il 90% deimembri del Tribunale
di Norimberga era costituito
da persone prevenute, che, per motivi politici o
razziali, appoggiarono l'accusa.
7) L'accusa sapeva benissimo per quale motivo
tutti i posti dell'amministrazione del tribunale
militare furono occupati con "Americani"
naturalizzati i cui attestati di immigrazione
erano recenti e che in seguito, o
nell'adempimento del loro ufficio o con le loro
traduzioni, crearono un'atmosfera ostile intorno
agli imputati.
8) Il vero obiettivo dei Processi di Norimberga
era di mostrare ai Tedeschi i crimini dei loro
gerarchi; e questa era anche l'intenzione con la
quale erano stati preparati i processi. Avessi
saputo sette mesi prima cosa sarebbe accaduto a
Norimberga, non mi ci sarei mai recato.
Il punto �, secondo il quale il 90% della corte
di Norimberga era composto da persone che, per
motivi politici o razziali, erano prevenute, fu
confermato anche da altri che furono presenti al
processo. Secondo Earl Carrol, un avvocato
americano, il 60% del personale al servizio
dell'accusatore era composto da Ebrei tedeschi,
che avevano lasciato la Germania dopo la
promulgazione delle leggi razziali hitleriane.
Egli osserv�, inoltre, che nemmeno il 10% del
personale americano del Tribunale di Norimberga
era composto da americani di nascita. Il capo
dell'Ufficio degli Accusatori, dietro il quale
agiva il generale Taylor, era Robert M. Kempner,
un immigrato ebreo-tedesco. Il suo collaboratore
era Morris Amchan. Mark Lautern, che fu
osservatore ai processi, scrive nel suo libro:
"Sono venuti tutti, i Salomon, i Schlossberger e i
Rabinowitsch, membri degli Uffici della Pubblica
accusa... " (ibid., pag. 68). Queste circostanze
dimostrano chiaramente che il principio giuridico
fondamentale: " nessuno pu� esser giudice in
questioni che lo riguardino personalmente " fu
del tutto ignorato. Ma c'� di pi�: la maggior
parte dei testimoni erano Ebrei. Il prof. Maurice
Bard�che, pure lui osservatore al processo,
scrisse che " L'unica preoccupazione di questi
testimoni consisteva nel non mostrare apertamente
il loro odio e nel suscitare un'impressione di
obiettivit� " (Nuremberg ou la Terre Promise
Parigi 1948, pag. 149).
Confessioni estorte sotto tortura
Ma particolarmente impressionanti furono i metodi
di cui ci si avvalse a Norimberga per estorcere
dichiarazioni e "confessioni di colpevolezza",
soprattutto ai Comandanti delle SS, cos� da dare
solido fondamento all'accusa di "sterminio". Il
senatore americano Joseph Mc Carthy, in una
dichiarazione alla stampa americana del 20 maggio
1949, attir� l'attenzione su alcuni casi di
tortura. Egli accert�, che nelle carceri di
Schwabisch-Hall ufficiali della SS-Leibstandarte
A. Hitler furono percossi a sangue,
una volta a terra, incapaci di ogni reazione,
furono loro spappolati gli organi genitali; come
nel famigerato processo Malmedy dove
semplici soldati furono appesi al soffitto e
quindi battuti, finch� sottoscrissero le
"confessioni" che venivano pretese.
Sulla base di simili "confessioni", come quelle
del generale delle SS Sepp Dietrich e di Joachim
Peiper, la Leibstandarte fu classificata come
"organizzazione criminale". Il generale delle SS
Oswald Pohl, responsabile delI'amministrazione
economica del sistema dei campi di
concentramento, fu imbrattato sul viso con
escrementi, e quindi percosso, fino a che non
riconobbe le proprie "colpe". A proposito di
questi casi il senatore Mac Carthy comunic� alla
stampa: " Io ho ascoltato testimoni ho letto
testimonianze che provano che gli accusati furo
no percossi, maltrattati e sottoposti a torture
fisiche, quali solo cervelli malati possono aver
escogitato. Vennero sottoposti a pseudotribunali
e a fucilazioni apparenti. Fu loro raccontato che
alle loro famiglie era stata tolta la tessera di
sussistenza. Tutte queste terribili cose
accaddero con l'approvazione del Pubblico
Accusatore, con il solo scopo di creare
l'atmosfera psicologica idonea ad estorcere le
confessioni necessarie. Se gli Stati Uniti
dovessero lasciare impunite simili azioni
vergognose, eseguite da alcune per sone, il mondo
intero potrebbe, a ragione, criticarci e mettere
in dubbio per sempre la legittimit� dei nostri
motivi e della nostra integrit� morale ".
Simili metodi furono ripetuti durante i processi
di Francoforte e Dachau, e molti Tedeschi furono
condannati per crim�ni accertati sulla base delle
loro "confessioni"
Il giudice americano Edward L. van Roden, uno de
tre membri della Simpson Armee Kommission,
appositamente costituita per esaminare la
procedura del processo di Dachau, ha svelato,
nel giornale di Washingtor Daily News del 9
gennaio 1949, i metodi con i quali venivano
estorte le confessioni. Il servizio � stato
pubblicato anche sul giornale inglese Sunday
Pictorial, il 23 gennaio 1949.
L'autore descrive i seguenti metodi: " Gli
americani si travestivano da sacerdote per
ascoltare gli accusati nella confessione e
impartire loro l'assoluzione; conficcavano loro
fiammiferi accesi sotto le unghie, spezzavano
loro denti e mascelle, li segregavano per lungo
tempo in celle buie e li mantenevano con razioni
da fame." Van Roden di chiara inoltre: Le
"confessioni", presentate come prove a carico,
furono estorte a uomini che avevano vissuto per
3, 4 o 5 mesi segregati e al buio... Gli
inquisitori coprivana la testa degli imputati con
sacchi neri, e quindi li colpivano al volto con
sbarre di ottone, li calpestavano, li per
cuotevano con manganelli... A tutti i 139 Tedeschi
sottoposti a processo, meno che a due, i
testicoli erano stati a tal punto percossi, che
non poterono pi� guarire. Questo era il normale
trattamento usato dai nostri inquirenti
americani. "
Gli inquirenti "americani" responsabili di tali
atrou cit� sono: il tenente Burton F. Ellis (capo
del Comitato per i Criminali di Guerra) e il suo
assistente, capitano Raphael Shumaker, il tenente
Robert E. Byrne, sottotenenti William R. Perl,
Morris Ellowitz, Harry Thon e Kirschbaum. Il
consulente legale della corte era il colonnello
A.H. Rosenfeld. Il lettore capir� subito, dai
loro nomi, che la maggioranza di questi individui
era, per usare le parole del giudice Wernersturm,
"prevenuta per motivi razziali ": erano, cio�,
Ebrei, e pertanto mai avrebbero dovuto condurre
una simile indagine.
Nonostante il fatto che "confessioni" riguardanti
lo sterminio di Ebrei siano state estorte in
simili circostanze le deposizioni rese al
Processo di Norimberga vengon� considerate prove
definitive dell'uccisione dei Sei Milioni da
autori come Reitlinger ed altri; e inoltre si
mantiene ancora l'illusione che i processi furono
imparziali e condotti secondo le regole. Il
generale Taylor, capo del collegio di accusa,
richiesto su come fosse giunto al numero di Sei
Milioni, rispose di basarsi, per le sue
valutazioni, sulle confessioni del generale delle
SS Otto Ohlendorf. Questi era stato parimenti
torturato. Noi esamineremo pi� avanti il suo
caso. Ma per quanto riguarda simili
"confessioni", in generale non possiamo far di
meglio che citare la relazione del giudice van
Roden, apparsa sul giornale britannico Sundial
Pictorial: " Uomini robusti furono ridotti a
rottami umani, pronti a mormorare qualsiasi
confessione che il publico Ministero avesse
preteso. "
La deposizione di Wisliceny
A questo punto dobbiamo esaminare alcuni
documenti del Processo di Norimberga.
Il documento pi� spesso citato, per sostenere la
favola dei Sei Milioni, � riportato nel libro di
Poliakov e Wulf, Das Dritte Reich und die Juden:
Dokumente und Aufsdtze: � la dichiarazione del
capitano delle SS Dieter Wisliceny, assistente di
Eichmann e pi� tardi capo della Gestapo in
Slovacchia. Egli sub� torture ancora peggiori di
quelle sopra descritte, poich� cadde nelle mani
dei comunisti cechi, e fu "interrogato" in un
carcere di Bratislava, controllato dai sovietici.
Wisliceny era ridotto a un rottame, in preda a
crisi di pianto fino alla sua esecuzione
capitale. Tutto questo, naturalmente, toglie ogni
credribilit� alla sua deposizione, ma Poliakov
non se ne cura e scrive semplicemente: " In
carcere scrisse alcune memorie, contenenti
informazioni di grande interesse" (Harvest of
Hate, pag. 3). Queste memorie comprendono alcune
dichiarazioni tendenti a renderle credibili,
come: " Himmler era un fautore entusiasta
dell'emigrazione ebraica ", oppure
"L'emigrazione degli Ebrei continu� anche durante
la guerra "; ma le memorie rappresentano
complessivamente, una delle tipiche "confessioni"
spettacolari, che fanno parte della messa in
scena dei grandi processi in URSS. Spesso si fa
riferimento ad uccisioni di Ebrei, delle quali
vengono incolpati soprattutto ufficiali delle SS.
Frequenti sono errate ricostruzioni di fatti,
come soprattutto la famigerata asserzione che, in
seguito all'invasione della Polonia, pi� di 3
milioni di Ebrei caddero sotto la giurisdizione
tedesca (affermazione che pi� sopra abbiamo
dimostrato essere falsa).
Le "Einsatzgruppen"
La deposizione di Wisliceny tratta
particolareggiatamente le azioni delle
"Einsatzgruppen" durante la campagna di Russia.
Dobbiamo occuparci anche di questo argomento,
perch� a Norimberga se ne � data un'immagine
paragonabile, in piccolo, a quella dei "Sei
Milioni". � stato tuttavia dimostrato che anche
qui siamo di fronte a incredibili esagerazioni e
falsificazioni.
Le Einsazgruppen erano 4 unit� speciali,
formate con clementi della Gestapo e del SD
[SS-Sicherheitsdienst]: loro compito era di
eliminare, nel corso dell'avanzata delle armate
tedesche, partigiani e commissari comunisti. Gi�
nel 1939 all'Armata Rossa erano stati assegnati
34.000 commissari politici. Le azioni delle
Einsatzgruppen furono, al Processo di Norimberga,
l'oggetto particolare dell'accusatore sovietico
Rudenko. Nel 1947 le 4 Einsatzgruppen furono
condannate perch�, nello svolgimento della loro
missione, avrebbero ucciso in Russia non meno di
l.000.000 di Ebrei, solo perch� erano Ebrei
sovietici. Da allora queste affermazioni sono
state alquanto "rielaborate". Adesso si sostiene
che l'eliminazione degli Ebrei sovietici
costituiva la prima fase del progetto di
sterminio totale degli Ebrei, mentre la seconda
fase sarebbe stata la deportazione degli Ebrei
europei in Polonia. Reitlinger ammette che
l'espressione "soluzione finale della questione
ebraica" si riferiva all'emigrazione e che non aveva
nulla a che vedere con lo sterminio degli Ebrei;
ma poi sostiene che la "politica di sterminio"
cominci� al tempo della campagna di Russia nel
1941. Egli esamina l'ordine di Hitler del luglio
1941, riguardante l'eliminazione dei commissari
comunisti e ne conclude che tale ordine fosse
accompagnato dall'istruzione orale di eliminare
tutti gli Ebrei sovietici (La Soluzione Finale,
cit., pagg. 106-107). Questa supposizione su
null'altro si basa che sulla inattendibile
deposizione di Wisliceny, storicamente e
giuridicamente senza alcun valore, secondo la
quale le Eisantzgruppen avrebbero ricevuto
l'ordine di provvedere, oltre che
all'annientamento di partigiani e comunisti, allo
sterminio di tutti gli Ebrei sovietici.
Occorre rilevare che ancora una volta viene
supposto che un presunto "ordine orale" di Hitler
abbia accompagnato un suo ordine scritto. C'�
per� un'altra affermazione di Reitlinger,
nebulosa e indimostrabile anch'essa. Un
precedente ordine di Hitler, datato marzo 1941 e
firmato dal Feldmaresciallo Keitel, precisa
chiaramente che il Reichsfuhrer SS Himmler era
stato incaricato di preparare il terreno alla
amministrazione politica, missione connessa con
la lotta che dovr� essere condotta fra i due
opposti sistemi politici � (Manvell e Frankl,
ibid., pag. 115). Questo si riferisce chiaramente
all'eliminazione dei comunisti, soprattutto dei
commissari politici, il cui compito specifico era
l'indottrinamento comunista.
Il processo Ohlendorf
Il processo pi� rivelatore sull'affare delle
Einsatzgruppen a Norimberga, fu quello del
generale delle SS Otto Ohlendorf, capo del SD, e
comandante della Einsatzgruppe D, che era stata
assegnata all'lla Armata del Feldmaresciallo von
Manstein, in Ucraina. Durante l'ultimo periodo
della guerra Ohlendorf lavor� come esperto di
commercio estero al Ministero dell'Economia.
Ohlendorf fu anche sottoposto a tutte le torture
e maltrattamenti sopra descritti. Nella sua
dichiarazione giurata del 5 novembre 1945
fu"persuaso" a confessare che solo sotto il suo
comando sarebbero stati uccisi circa 90.000
Ebrei.
Il processo contro Ohlendorf, non ebbe luogo che
nel 1948, molto tempo dopo il processo principale
di Norimberga, ed egli afferm� insistentemente
che le sue precedenti confessioni gli erano state
estorte con la tortura. Nella sua deposizione
Ohlendorf approfitt� dell'occasione, per rivelare
tutte le infamie di Philipp Auerbach, un Ebreo
segretario di stato per l'indennizzo delle
vittime del Nazionalsocialismo presso lo Stato di
Baviera, il quale pretendeva un risarcimento per
11.000.000 di Ebrei, che avrebbero sofferto in
campi di concentramento tedeschi. Ohlendorf si
oppose a questa pretesa, definendola ridicola e
assurda, e dichiar� che neppure una piccolissima
parte di coloro, per i quali veniva richiesto il
risarcimento, aveva mai visto un campo di
concentramento. Ohlendorf visse abbastanza per
assistere, prima della sua esecuzione, alla
condanna di Auerbach, nel 1951, per frode e falso
(falsificazione di documenti per ottenere
risarcimenti in favore di persone che non erano
mai esistite).
Ohlendorf dichiar� alla Corte che le sue unit�
dovettero spesso intervenire per impedire che
Ebrei venissero massacrati da gruppi di Ucraini
antisemiti e che le Einsatzgruppen non avevano
eliminato neppure la quarta parte del numero
denunciato al processo. Sottoline�, inoltre, che
in Russia la guerriglia illegale dei partigiani,
che egli doveva combattere, caus� all'esercito
regolare tedesco un numero di perdite
notevolmente superiore, come venne anche
confermato dal governo sovietico, che si fece un
vanto della morte di 500.000 soldati tedeschi,
uccisi da partigiani.
Anche Franz Stahlecher, comandante della
Einsatzgruppe A nei paesi baltici e nella Russia
Bianca, fu ucciso da partigiani nel 1942. Il
giurista inglese F.J.P. Veale dichiar�, in
connessione con le Einsatzgruppen, che in Russia
non era possibile stabilire una differenza fra
chi apparteneva ai partigiani e chi alla
popolazione civile, perch� ogni cittadino russo
che volesse vivere tranquillo e pacifico, senza
partecipare agli atti di terrorismo, veniva
ucciso dai partigiani, alla stregua di un
traditore. Veale scrive, a proposito delle
Einsatzgruppen: E' fuori di discussione che le
Einsatzgruppen avevano l'ordine di "combattere il
terrore con il terrore" , e trova strano che gli
orribili crimini dei partigiani siano considerati
azioni eroiche, solo perch� compiuti dai
vincitori (ibid., pag. 223). Ohlendorf era della
medesima opinione, e in un suo sdegnato scritto,
prima della sua esecuzione (assassinio), accus�
gli Alleati di menzogna e ipocrisia, perch� i
Tedeschi furono tratti a giudizio per non aver
rispettato le leggi della guerra convenzionale,
mentre combattevano contro un nemico selvaggio,
che tali leggi violava.
Deformazione della verit� sulle esecuzioni fatte
dalle Einsatzgruppen
L'accusa sovietica, secondo la quale le
Einsatzgruppen avrebbero intenzionalmente ucciso,
durante le loro operazioni, 1.000.000 di Ebrei,
si � dimostrata una grossolana montatura. Tale
numero, infatti, non � mai stato confortato da
alcun dato statistico. Poliakov e Wulf citarono,
a questo proposito, la dichiarazione dell'ambiguo
Wilhelm Hoettl, spia americana, doppio agente,
gi� assistente di Eichmann. Hoettl, come gi�
abbiamo ricordato, dichiar� che Eichmann " gli
aveva raccontato che 6 milioni di Ebrei erano
stati eliminati, e aggiunse che 2.000.000 di
questi Ebrei erano stati uccisi dalle sole
Einsatzgruppen."
Questa assurda cifra, superiore perfino alle pi�
folli congetture dell'accusatore sovietico
Rudenko, non fu creduta nemmeno dalla corte
americana che condann� Ohlendorf.
Il numero effettivo delle perdite di vite umane,
delle quali le "Einsatzgruppen" furono
responsabili, � stato finalmente svelato
nell'opera dell'abile giurista inglese R.T.
Paget, "Manstein his Compalgns and his Trial"
(Londra 1951). Ohlendorf aveva gi� agito sotto
l'autorit� nominale di Manstein. Paget giunge
alla conclusione che il Tribunale di Norimberga,
accettando le cifre dell'accusa sovietica,
ingross� il numero delle perdite per pi� del
1000%, distorcendo del tutto le circostanze nelle
quali esse accaddero. (Di queste grossolane
deformazioni si occupano sei pagine del libro di
William Shirer, "The Rise and Fall of the Third
Reich", pagg. 1140-46.) Qui compare un caso
simile ai leggendari "Sei Milioni", sebbene in
formato ridotto: non 1.000.000 di morti, ma
100.000. Naturalmente solo una piccola parte di
questi partigiani o prigionieri comunisti
potevano essere Ebrei.
Bisogna ancora ripetere che queste perdite umane
avvennero nel corso di una spietata guerra
partigiana sul fronte orientale e che i
terroristi sovietici affermarono di aver ucciso
un numero di soldati tedeschi 5 volte superiore a
quello delle loro perdite. E tuttavia si continua
a raccontare che l'eliminazione degli Ebrei
cominci� con l'impiego in Russia delle
"Einsatzgruppen".
Per concludere, vogliamo prendere brevemente in
esame il processo di von Manstein, cos� simile,
per ci� che riguarda i metodi usati, al Processo
di Norimberga. Soltanto perch� fu a capo della
Einsatgruppe D (della quale tuttavia il solo
responsabile era Himmler), von Manstein,
quest'uomo malato, di 62 anni, riconosciuto dalla
maggior parte degli specialisti come il miglior
stratega tedesco delI'ultima guerra, fu
sottoposto ad un umiliante e disonorevole
processo per "crimini di guerra". Dei 17 capi
d'accusa, 15 furono presentati dal governo
comunista dell' Unione Sovietica e due dal
governo comunista della Polonia. Al processo fu
ammesso un solo testimone, a sostegno
dell'accusa: ma la sua deposizione fu cos�
insoddisfacente, che dovette essere respinta.
Furono invece accettate 800 dichiarazioni
giurate, che spesso si basavano sul "sentito
dire", senza che la corte ne controllasse
l'autenticit� o l'identit� di chi le aveva
rilasciate. L'accusa present� dichiarazioni
giurate di Ohlendorf e altri comandanti delle SS,
ma, poich� questi uomini erano ancora in vita, il
difensore di von Manstein, Reginald Paget K.C.,
chiese che essi si presentassero come testimoni.
Tale richiesta fu per� respinta dalle autorit�
americane, e Paget spieg� il motivo del rifiuto
con la paura che i testimoni rivelassero davanti
al tribunale i metodi con i quali erano state
loro estorte le dichiarazioni giurate. Von
Manstein fu assolto da 8 punti d'accusa (tra i
quali i due capi d'accusa di parte polacca),
perch�, come disse Paget, essi erano palesi
menzogne, e ci si doveva meravigliare che fossero
stati presentati.
Il Processo Oswald Pohl
Il caso delle Einsatzgruppen ci consente di farci
una idea dei metodi del Tribunate di Norimberga e
della fabbricazione della favola dei Sei Milioni.
Un altro esempio ci � dato dal processo contro
Oswald Pohl nel 1948: si tratta, qui,
dell'amministrazione del sistema dei campi dl
concentramento .
Pohl diresse, fino al 1934, l'amministrazione
finanziaria della marina militare tedesca, poi
Himmler chiese il suo trasferimento nelle SS. Per
11 anni fu il responsabile principale
dell'amministrazione delle SS, nelle sue funzioni
di capo dell'Ufficio Centrate Economico e
Amministrativo delle SS (SS-Wirtschatts-und
Verwaltungsamt), ufficio che dal 1941 si occup�
anche della produttivit� industriale dei campi di
concentramento. Il colmo dell'ipocrisia fu
raggiunto, durante il processo, quando l'accusa
dichiar�: " Se la Germania si fosse accontentata
di espellere gli Ebrei dal suo territorio, o di
toglier loro la cittadinanza tedesca, o di
escluderli da tutti gli uffici pubblici, o di
cose simili, nessun'altra nazione avrebbe avuto
qualcosa da ridire ". La verit� � per� che la
Germania fu aggredita da una campagna oltraggiosa
e da rappresaglie economiche, proprio perch� fece
queste cose; e inoltre le misure interne contro
gli Ebrei furono sicuramente uno dei motivi
fondamentali che spinse le "democrazie" a
dichiarare guerra.
Oswald Pohl era una persona sensibile e colta, ma
nel corso dell'istruzione del suo processo era
diventato un uomo distrutto. Come rivel� il
senatore Mc Carthy, solo dopo essere stato
sottoposto a gravi torture, Pohl sottoscrisse le
dichiarazioni che lo condannavano, tra cui la
ridicola affermazione di aver visto una camera a
gas ad Auschwitz nel 1944. Il collegio d'accusa
richiam� l'attenzione proprio su questo punto, ma
Pohl respinse questa accusa con successo.
Obiettivo dell'accusa era di presentare
quest'uomo, distrutto e abbattuto, come il
diavolo insembianze umane; tentativo senza
speranza, di fronte alle testimonianze di chi lo
conobbe.
Una testimonianza di questo genere fu fatta anche
da Heinrich Hoepker, un antinazista, amico della
moglie di Pohl, il quale tra il '42 e il '45 fu
in stretti rapporti con lui. Hoepker sottoline�
che Pohl era un uomo serio e tranquillo. Nella
primavera del '44, durante una visita a Pohl,
Hoepker venne a contatto con internati in campi
di concentramento, che lavoravano al di fuori del
campo. Egli pot� osservare come essi lavorassero
calmi e rilassati, senza essere vessati dai loro
guardiani. Hoepker dichiar� che Pohl non era
prevenuto contro gli Ebrei, e che non aveva nulla
in contrario quando sua moglie riceveva in casa
la sua amica ebrea Annemarie Jacques. All'inizio
del 1945, Hoepker era pienamente convinto che
l'amministratore dei campi di concentramento
assolvesse con umanit�, scrupolo e fedelt� il suo
incarico, e rimase sorpreso quando pi� tardi, nel
1945, venne a conoscenza dell'accusa mossa contro
Pohl e i suoi collaboratori.
La signora Pohl asser� che suo marito, nonostante
difficolt� e impedimenti, conserv� la sua
serenit� fino al marzo 1945, quando visit� il
Lager di Bergen-Belsen, dove allora infuriava una
epidemia di tifo. Fino ad allora il Lager era
stato un modello di pulizia e ordine, ma la
caotica situazione che venne a determinarsi verso
la fine della guerra in Germania aveva avuto
conseguenze disastrose per gli internati di
Bergen-Belsen. A Pohl fu impossibile migliorare
col� la situazione: profondamente scosso dal
tragico corso della fase finale della guerra e
turbato da quella visita non riusc� pi�, secondo
la testimonianza di sua moglie, a riacquistare
l'energia di un tempo.
Il Dr. Alfred Seidl, l'autorevole difensore nel
processo di Norimberga, lavor� appassionatamente
per ottenere l'assoluzione di Pohl. Seidl era da
anni un amico dell'accusato ed era completamente
convinto della sua innocenza, riguardo alle false
accuse di aver attuato il piano di sterminio
degli Ebrei. La sentenza di condanna degli
Alleati non pot� indurre Seidl a mutare opinione.
Egli dichiar� che l'accusa non era riuscita a
presentare nemmeno una prova testimoniale valida
contro Pohl.
Una delle pi� belle difese in favore di Oswald
Pohl fu fatta dal tenente colonnello delle SS
Kurt Schmidt-Klevenow, addetto legale
Juristischer Beamter dell'Ufficio Economico e
amministrativo delle SS (SS Wirtschatts- und
Verwaltungsamt), con la sua dichiarazione giurata
dell'8 agosto 1947. Questa dichiarazione giurata
fu intenzionalmente omessa nei documenti
ufficiali pubblicati con il titolo Processi
contro i criminali di guerra del tribunale
militare di Norimberga 1946-I949.
Schmidt-Klevenow sostenne che Pohl aveva dato il
suo pieno appoggio al giudice Konrad Morgen
dell'Ufficio di Polizia Criminale del Reich, che
era stato incaricato di indagare su eventuali
irregolarit� nei campi di concentramento.
Pi� avanti ritorneremo ancora sul caso del
comandante di Lager Kock incriminato da un
tribunale delle SS per cattiva conduzi�ne, e per
il quale anche Pohl aveva approvato la pena
capitale. Schmidt-Klevenow dichiar� che Pohl si
era adoperato affinch� le autorit� locali di
polizia assumessero direttamente la giurisdizione
sui campi e intervenissero personalmente per
assicurare una severa disciplina del personale
dei Lager. Le dichiarazioni dei testimoni nel
processo Pohl mostrano chiaramente che il
processo non fu altro che la diffamazione
premeditata di un uomo integro, col solo fine di
dare un fondamento alla favola propagandistica
dello sterminio di Ebrei nel campi di
concentramento che egli amministrava.
Testimonianze falsificate e dichiarazioni giurate
menzognere
Le false testimonianze al Processo di Norimberga
e le dichiarazioni assurde che avvaloravano la
favola dei Sei Milioni, furono ottenute sotto
coercizione da ex ufficiali
tedeschi, sia, come si � gi� detto, attraverso
terribili torture, sia con l'assicurazione che
avrebbero ricevuto una pena ridotta, se avessero
sottoscritto le dichiarazioni richieste. Di
questo secondo caso un esempio � dato dalla
deposizione del generale delle SS Erich von dem
Bach-Zelewski. Egli fu minacciato di venire
condannato alla pena di morte per aver soffocato,
con la sua brigata di Russi Bianchi delle SS, la
rivolta dei partigiani polacchi a Varsavia,
nell'agosto del 1944. Egli venne pertanto
"preparato" a "collaborare". La deposizione di
Back-Zelewski costitu� la prova testimoniale
fondamentale contro il Reichsfuehrer delle SS,
Heinrich Himmler, nel processo principale di
Norimberga (Trial of the Maior War Criminals,
vol. IV, pagg 29, 36). Nel marzo 1941, alla
vigilia della campagna di Russia, Himmler invit�
nel suo castello Wewelsburg, per una conferenza,
tutti i comandanti superiori delle SS, incluso
Back-Zelewski, profondo conoscitore della guerra
partigiana. Nella sua deposizione a Norimberga,
egli diede ad intendere che Himmler avesse
parlato ampiamente dello sterminio dei popoli
dell'Europa orientale; ma in aula Goering gli
rinfacci� la menzogna. Sempre appoggiandosi a
presunte dichiarazioni di Himmler, Bach-Zelewski
afferm� che uno degli obiettivi della campagna
era "di ridurre la popolazione slava di 30
milioni di unit� ". Ci� che Himmler disse
veramente fu riferito dal suo Capo di Stato
Maggiore: la guerra in Russia sarebbe costata
milioni di morti (Manwell e Frankl, ibid., pag.
117). Un'altra palese menzogna fu l'affermazione
di Bach-Zelewski, secondo cui Himmler avrebbe
quasi perduto i sensi, assistendo il 31 agosto
1942 ad una esecuzione di 100 Ebrei da parte di
una Einsatzgruppe a Minsk. � noto, infatti, che
Himmler in quel periodo si trovava nel suo
quartier generale di Zhitomir, in Ucraina, per
una conferenza (cfr. K. Vowinckel, Die Wehrnlacht
im Kampf, vol. IV, pag. 275).
Le deposizioni di Bach-Zelewski hanno fornito
abbondante materia a molti libri su Himmler,
soprattutto alI'opera di Willi Frischauer
Himmler: Evil Genius of the Third Reich, Londra
1953, pagg. 148 segg.
Bach-Zelewski, per�, sment� pubblicamente la sua
deposizione di Norimberga nell'aprile del 1959,
davanti a una corte tedesco-occidentale. Egli
ammise che le sue precedenti deposizioni non
corrispondevano per nulla ai fatti e che le aveva
fatte per salvarsi. Dopo un attento esame la
corte tedesca accett� la ritrattazione.
Ma tutto questo fu senza risultato: la "cortina
di ferro del silenzio discreto", come la chiama
Veale, cal� su tutta questa faccenda. La verit�
non ha influenzato gli autori di libri che
diffondono la favola dei Sei Milioni, e le
deposizioni di Bach-Zelewski vengono sempre
utilizzate come prove contro Himmler.
La verit� su Himmler fu invece rivelata, da un
antinazista, Felix Kersten, medico personale e
massaggiatore del Reichsfuhrer delle SS. Poich�
era un avversario del regime, Kersten � incline a
sostenere la leggenda che l'internamento degli
Ebrei significasse la loro eliminazione. Ma per
le sue personali conoscenze nell'ambiente di
Himmler, non pu� far altro che raccontare la
verit� su di lui. Nelle sue "Memorie 1940-1945"
(Londra 1946, pagg. 119 sgg.) sottolinea che
Himmler non preconizzava l'annientamento degli
Ebrei, bensi una loro emigrazione oltremare.
Allo stesso modo scagiona Hitler. Tuttavia la
credibilit� di questo antinazista si dissolve,
quando, cercando un capro espiatorio qualsiasi,
afferma che il vero fautore dello "sterminio"
sarebbe stato il dr. Goebbels. Una simile assurda
affermazione � contraddetta dalla semplice con-
statazione che Goebbels era ancora impegnato con
il "Progetto Madagascar", quando esso fu
temporaneamente archiviato dal "Ministero degli
Affari Esteri" della Germania come gi� abbiamo
dimostrato.
Tanto basti al riguardo delle false prove
presentate a Norimberga. Sono state prese in
considerazione anche le molte migliaia di false
"dichiarazioni giurate scritte", che vennero
accolte dalla corte di Norimberga, senza che si
esaminasse attentamente la veridicit� del
contenuto o la personalit� degli autori. Questi
"documenti del sentito dire", spesso assurdi,
vennero accettati come "prove testimoniali", solo
che portassero una firma. Tipica dichiarazione
giurata, presentata dall'accusa durante un
processo del 1947, fu quella di Alois
Hoellriegel, membro del personale del campo di
concentramento di Mauthausen, in Austria. La
difesa sottopose ad un attento esame la
dichiarazione giurata e dimostr� che essa era
stata fabbricata mentre Hoellriegel era
sottoposto a tortura. Tuttavia era servita per
far condannare il generale delle SS Ernst
Kaltenbrunner, nel 1946. Si diceva che a
Mauthausen aveva avuto luogo una gassazione in
massa e che Hoellriegel aveva visto che
Kaltenbrunner (la pi� alta autorit� SS dopo
Himmler) vi prendeva parte.
Ma un anno pi� tardi, al tempo dei processi sui
campi di concentramento (Processo Pohl), divent�
impossibile continuare a sostenere una tale
assurda dichiarazione quando la si present� di
nuovo al Tribunale. La difesa dimostr� non solo
che la dichiarazione era stata falsificata, ma
anche che tutti i casi di morte a Mauthausen
erano stati sistematicamente controllati dalla
polizia locale e riportati in un apposito
registro, uno dei pochi che pot� essere salvato e
che serv� come prova alla difesa. Cos� come
numerosi ex internati di Mauthausen (un Lager
destimato principalmente a criminali)
testimoniarono che il trattamente era umano e
conforme ai regolamenti.
Inverosimili accuse degli Alleati
Non c'� una testimonianza pi� eloquente della
tragedia e della tirannia di Norimberga che il
doloroso stupore e la penosa incredulit� degli
accusati stessi di fronte alle grottesche accuse
che venivano loro rivolte. Ci� appare chiaro
nella dichiarazione del generale di brigata delle
SS Heinz Fanslau, che aveva personalmente
visitato, durante gli ultimi anni di guerra, la
maggior parte dei campi di concentramento.
Sebbene fosse ufficiale al fronte, Fanslau aveva
sempre mostrato grande interesse alle condizioni
di vita nei campi di concentramento. Divent� uno
degli obiettivi principali degli Alleati e fu
accusato di aver cospirato per lo sterminio degli
Ebrei. Appena fu reso noto che sarebbe stato
giudicato e condannato, giunsero centinaia di
dichiarazioni giurate in suo favore, da parte di
ex internati che egli aveva visitati. Dopo aver
letto il testo dell'accusa contro il personale
dei campi di concentramento al Processo
supplementare nr. 4, a Norimberga, 6 maggio 1947,
Fanslau dichiar�: " Non � possibile, altrimenti
io avrei pur dovuto saperne qualcosa! "
Deve essere sottolineato che durante tutto il
corso del "Processo di Norimberga", in nessun
momento i gerarchi tedeschi sotto accusa
credettero alle accuse che venivano loro mosse
dagli Alleati. Hermann Goring, particolarmente
esposto agli attacchi della pi� isterica
propaganda, non si lasci� mai convincere. Hans
Fritzsche, sotto accusa come il pi� alto
funzionario del Ministero di Goebbels, dice che
Goring, anche dopo aver ascoltato la
dichiarazione di Ohlendorf sulle "Einsatzgruppen"
e la testimonianza di Hoess su Auschwitz, rimase
convinto che lo sterminio degli Ebrei fosse una
pura invenzione propagandistica ("The Sword in
the Scales", Londra 1953, pag. 145).
Una volta Goring dichiar� davanti alla corte, in
tono molto irritato, che gli toccava di sentire
simili cose " per la prima volta qui a Norimberga"
(Shirer, ibid., pag. 1147). Gli autori ebrei,
Poliakov, Reitlinger, Manvell e Frankl cercano di
coinvolgere Goring in questo presunto "piano di
sterminio", ma Charles Bewley, nella sua opera
"Hermann Goring" (Gottingen 1956), mostra come a
Norimberga non fosse stata trovata nemmeno una
prova che confermasse tale accusa. Hans
Fritzsche almanacc�, durante tutto il processo,
su questa questione e giunse alla conclusione che
non erano state fatte adeguate indagini per
verificare questa assurda accusa.
Fritzsche, che poi fu assolto, era uomo di
fiducia di Goebbels ed un eccellente
propagandista. Comprese subito che il presunto
sterminio degli Ebrei sarebbe stato il capo
d'accusa principale per tutti gli imputati.
Kaltenbrunner, successore di Heydrich come capo
del Reichs Sicherheits-Hauptamt (Ufficio Centrate
di Sicurezza del Reich) e che fu l'accusato
principale delle SS, in seguito alla morte di
Himmler, non era pi� convinto di Goring della
fondatezza dell'accusa di genocidio. Egli confid�
a Fritzsche che l'accusa aveva necessariamente
bisogno di un successo e che pertanto avrebbe
usato la tecnica della coercizione esercitata sui
testimoni e della soppressione delle prove a
discarico: esattamente quanto il giudice
Wenersturm e van Roden avevano rimproverato al
Tribunale di Norimberga.
VI
AUSCHWITZ E GLI EBREI POLACCHI
Il campo di concentramento di Auschwitz vicino a
Cracovia nell'Alta Slesia, oggi Polonia, �
rimasto il centro del presunto sterminio di
milioni di Ebrei. Vedremo pi� avanti che dopo la
guerra nelle zone britannica e americana nessun
sincero osservatore pot� accertare la presenza di
camere a gas nei campi di concentramento
tedeschi, come Dachau o Bergen-Bclsen.
L'attenzione, pertanto, fu rivolta ai campi di
concentramento dell'Est, particolarmente ad
Auschwitz. Si sostenne che l� ci fossero
effettivamente camere a gas: purtroppo questi
campi erano tutti nel territorio occupato dai
Russi, cosicch� nessuno pot� verificare la
fondatezza di simili affermazioni. I Russi, fino
a 10 anni dopo la guerra, non permisero a nessuno
di visitare Auschwitz: ebbero quindi tutto il
tempo di modificare gli impianti e l'aspetto del
campo, in modo che potesse sembrare verosimile
che l� erano stati sterminati milioni di persone.
Chi dovesse mettere in dubbio che i Russi siano
capaci di una tale falsificazione, pensi a quei
grandi monumenti che furono innalzati nei luoghi
dove migliaia di uomini furono assassinati dalla
polizia segreta di Stalin e le cui epigrafi
affermano trattarsi delle vittime della Seconda
Guerra Mondiale, uccise dalle truppe tedesche.
In verit� Auschwitz non era altro che il pi�
grande e pi� importante campo di concentramento
industriale, dove si produceva ogni specie di
materiale per l'industria bellica. Il campo
comprendeva fabbriche per carbone sintetico e
gomme della I.G. Farben lndustrie, la cui mano
d'opera era costituita dagli stessi internati.
Inoltre vi era una stazione di ricerca per
l'agricoltura, vivai di piante, allevamenti di
bestiame, fabbriche di armamenti della Krupp.
Abbiamo gi� detto che iniziative del genere
rappresentavano la funzione principale di tutti i
campi di concentramento. Tutte le grandi
industrie vi avevano succursali, e le SS aprirono
addirittura delle proprie fabbriche. I resoconti
delle visite di Himmler mostrano che lo scopo
principale delle sue ispezioni era quello di
esaminare e verificare l'efficienza dell'attivit�
industriale. Quando nel marzo 1941, accompagnato
da dirigenti della I.G. Farben, visit� Auschwitz,
non mostr� alcun interesse per il Lager come
campo di internamento, ma ordin� che il campo
fosse ingrandito, per poter accog]iere 100.000
prigionieri, da destinare alla produzione della
I.G. Farben. Ci� non si concilia con una politica
di sterminio di milioni di prigionieri.
Milioni e ancora milioni
Ma � stato affermato che in questo solo Lager,
sarebbero stati sterminati pi� della met� dei Sei
Milioni; alcuni parlano addirittura di 4 o 5
milioni. Quattro milioni � stata la cifra
sensazionale resa nota dal governo sovietico dopo
un accurato "sopraluogo", nel momento stesso che
cercavano di far ricadere sui Tedeschi la
responsabilit� dell'eccidio di Katyn. Reitlinger
ammette che tutte queste informazioni provengono
dai governi dell'Europa orientale: Le
testimonianze che riguardano i campi di sterminio
in Polonia furono raccolte principalmente dopo la
guerra dalla Commissione statale polacca e
dalla Commissione Centrale di Storia Ebraica
della Polonia (La Soluzione finale, cit., pag.
651).
Tuttavia non fu mai presentato alcun testimone
oculare vivente di queste "gassazioni" n� tanto
meno riconosciuto legalmente. Benedikt Kautsky,
che visse sette anni in campi di concentramento,
tre anni dei quali proprio ad Auschwitz, nel suo
libro "Teufel und Verdammte" (Zurigo, 1946)
afferma che "non meno di 3.500.000 Ebrei
sarebbero stati uccisi ad Auschwitz ". E' una
dichiarazione molto strana, poich� egli ammette
di non aver mai visto camere a gas. Kautsky
scrive: " Sono stato nei grandi campi di
concentramento tedeschi. Tuttavia devo ammettere
la verit�: mai, in nessun campo, ho visto
qualcosa di simile a una camera a gas" (pagg.
272-273). L'unica esecuzione a cui assistette fu
quella di due Polacchi, colpevoli di aver
assassinato due internati ebrei. Kautsky, che
nell'ottobre del 1942 fu trasferito da Buchenwald
ad Auschwitz-Buma, sottolinea nel suo libro che
l'utilizzazione di prigionieri nell'industria
bellica � stata uno degli obiettivi principali
della politica dei campi di concentramento fino
alla fine della guerra. Ma tralascia di
conciliare questo fatto con la presunta politica
di sterrninio degli Ebrei.
I presunti eccidi avrebbero avuto luogo ad
Auschwitz, tra il marzo 1942 e l'ottobre 1944.
Per uccidere in 32 mesi la met� dei Sei Milioni,
cio� 3 milioni di Ebrei, i Tedeschi avrebbero
dovuto eliminare 94.000 persone al mese
all'incirca 3.350 al giorno, 24 ore su 24 ore per
pi� di due anni e mezzo e sbarazzarsi poi dei
cadaveri. La menzogna � talmente ridicola, che
non vale nemmeno la pena di confutarla.
E tuttavia Reitlinger sostiene che Auschwitz era
attrezzato in modo da poter quotidianamente
sterminare non meno di �.000 persone. Ci�
significherebbe, calcolando tutti i giorni fino
all'ottobre 1944, una cifra complessiva di pi� di
5.000.000.
Ma simili valutazioni impallidiscono se
confrontate con le fantasticherie di una Olga
Lengyel ("Five Chimmeys", Londra 1959) .
L'Autrice sostiene di essere una ex internata di
Auschwitz e assicura che questo "Lager" poteva
cremare non meno di � 720 uomini all'ora �; cio�
� 17.280 al giorno �. Aggiunge che altre 8.000
persone venivano bruciate, ogni giorno, in
"fosse della morte ", e che pertanto " dovevano
essere rimossi, quotidianamente, pi� di 24.000
cadaveri, in cifra tonda" (pagg. 80-81).
Tutto ci� significherebbe pi� di 8.500.000
vittime alI'anno. Ad Auschwitz, pertanto
sarebbero stati "liquidati", dal marzo 1942
all'ottobre 1944, pi� di 21.000.000 di persone.
Sei milioni pi� di tutta la popolazione ebraica
mondiale. Ogni commento � superfluo.
Bench� si supponga che soltanto ad Auschwitz
sarebbero morti alcuni milioni di persone
Reitlinger deve concedere che nel periodo tra il
gennaio 1940 e il febbraio 1945 nei registri del
campo erano iscritti soltanto 363.000 internati
(The SS Alibi of a Nation, pagg. 268 sgg.), e
non tutti erano Ebrei.
E' stato spesso scritto, che molti prigionieri non
furono mai registrati, ma nessuno � mai riuscito
a dimostrarlo. Anche nel caso che i prigionieri
non registrati fossero stati tanti quanti quelli
registrati, avremmo un numero complessivo di
750.000 certo non sufficiente per giungere ad
eliminare 3 o 4 milioni. Un gran numero di
internati fu rimesso in libert� durante la guerra
o fu trasferito altrove; infine 80.000 internati
furono evacuati nel gennaio 1945, prima
dell'arrivo dell'Armata Rossa.
Un solo esempio sar� sufficiente per mostrare le
follie statistiche riguardanti i decessi ad
Auschwitz. Shirer afferma che nell'estate del
1944 sarebbero stati uccisi, nel giro di neanche
46 giorni, non meno di 300.000 Ebrei ungheresi
(ibid., pag. 1156). Vale a dire quasi l'intera
popolazione ebraica dell'Ungheria (che ammontava
a circa 380.000). Ma secondo l'Istituto Centrale
di Statistica di Budapest, nel 1945, vivevano in
Ungheria 260.000 Ebrei. Tale valutazione concorda
approssimativamente con quella del Joint
Distribution Committee, che calcola un totale di
220.000. Cosicch� soltanto 120.000 sono gli Ebrei
regitrati come assenti. Di questi, 35.000 erano
emigrati per sottrarsi al governo comunista e
altri 25.000 furono trattenuti in Russia, perch�
avevano lavorato in battaglioni di lavoro
(Arbeitsbataillone) tedeschi. Sono dunque 60.000
gli Ebrei ungheresi mancanti, ma M.E. Namenyi
calcola che 60.000 Ebrei deportati in Germania
siano ritornati in Ungheria. Reitlinger per�
considera questo numero troppo alto (La soluzione
finale, trad. cit., pag. 607). Pu� avere ragione,
ma non bisogna trascurare eventuali emigrazioni
di Ebrei ungheresi durante la guerra (cfr.
Rapport du CICR - Relazione del Comitato
Internazionale della Croce Rossa, vol. I, pag.
649).
Pertanto le perdite degli Ebrei ungheresi,
durante la guerra, devono essere state assai pi�
basse del presunto.
Auschwitz: un testimone oculare racconta
Altri nuovi fatti concernenti Auschwitz, vengono
adesso finalmente alla luce. Essi sono esposti in
una pubblicazione recente: Die Auschwitz-Luge:
Ein Erlebeisbericht von Thies Christophersen (La
menzogna di Auschwitz: Relazione di cose viste e
vissute da Thies Christophersen, Kritik Verlag,
Mohrkirch 1973). Questa testimonianza, pubblicata
dall'avvocato tedesco Manfred Roeder sul
periodico Deutsche Biirgerinitiative, � stata
redatta da Thies Christophersen, che era stato
distaccato, durante la guerra, ad Auschwitz per
collaborare alle ricerche sulla produzione di
gomma sintetica,per conto del Kaiser-Wilhelmlinstitut.
Nel maggio del 1973, poco dopo la pubblicazione
di questo resoconto, l'ebreo Simon Wiesenthal, il
"cacciatore di nazisti", scrisse alla
Rechtsanwaltskammer (Camera degli avvocati) di
Francoforte e pretese che l'avv. Roeder, membro
di quella camera ed editore e autore della
prefazione, comparisse davanti ad una commissione
disciplinare. Il dibattimento provocato dalla
richiesta di Wiesenthal, cominci� in luglio, ma
fu accompagnato da critiche perfino da parte
della stampa che si chiedeva: "E' S. Wiesenthal
il nuovo governatore della Germania? " (Deutsche
Wochenzeitung, 23 luglio 1973).
La relazione di Christophersen � di certo uno dei
pi� importanti documenti per una nuova
valutazione di Auschwitz. Egli trascorse ad
Auschwitz tutto il 1944, e durante tutto questo
periodo visit� tutti i reparti del grande
complesso, compreso Auschwitz-Birkenau, dove
sarebbero avvenuti tutti i massacri di cui si
parla. Christophersen per� non ha dubbi che tutto
ci� sia una menzogna. Scrive: " Sono stato ad
Auschwitz, dal gennaio 1944 fino al dicembre
dello stesso anno. Dopo la guerra ho sentito
di massacri in massa, che sarebbero stati
eseguiti dalle SS. Ne sono rimasto profondamente
stupito. Nonostante tutte le testimonianze, i
servizi giornalistici, le trasmissioni
radiofoniche e televisive, ancora oggi non credo
a simili atrocit�. Questo ho sempre detto e
ripetuto, dappertutto. Ma sempre senza successo:
nessuno mi ha mai voluto credere " (ibid., pag.
16).
Non abbiamo lo spazio per dare un
particolareggiato resoconto di ci� che l'Autore
ha visto ad Auschwitz. La sua testimonianza ci
informa anche sulla vita di ogni giorno degli
internati; ma naturalmente in termini ben diversi
da quelli a cui ci ha abituati certa propaganda
(ibid., pagg. 22-27).
Pi� importanti sono per� le rivelazioni sulla
presunta esistenza di un campo di sterminio.
"Durante il mio soggiorno ad Auschwitz non ho
notato il pi� piccolo indizio che potesse far
pensare a gassazioni in massa. Anche l'odore di
carne bruciata, che si sarebbe dovuto avvertire
spesso, � una menzogna. Nelle vicinanze del campo
principale (Auschwitz I) c'era una bottega di
maniscalco, da dove proveniva un odore di carne
bruciata che non era certo piacevole " (pagg.
33-34).
Reitlinger conferma che ad Auschwitz c'erano 5
altiforni e 5 miniere di carbone, che, insieme
con gli impianti del Bunawerk formavano Auschwitz
III (ibid., pag. 551). L'Autore � d'accordo sul
fatto che sicuramente c'era un crematorio,
"perch� qui vivevano 200.000 persone, e in ogni
grande citt� con 200.000 abitanti c'� sempre un
crematorio. Naturalmente anche qui moriva gente,
ma non soltanto internati. Anche la moglie
dell'Obersturmfuhrer A. (il superiore diretto di
Christophersen) mor� ad Auschwizt " (pag. 33).
Christophersen spiega che ad Auschwitz non c'era
alcun segreto. a Nel settembre 1944 giunse per
una ispezione una commissione della Croce Rossa
Internazionale. Si interess�, per�, soprattutto
del campo di Birkenau. Anche a Raisko
(Buna-Abteilung) avemmo molte ispezioni � (ibid.,
pag. 35).
Christophersen sottolinea che le continue visite
ad Auschwitz da parte di estranei non si
conciliano con le accuse di gassazioni in massa.
Quando descrive la visita di sua moglie, nel
maggio del 1944, osserva: " Il fatto che fosse
possibile ricevere visite di nostri parenti in
ogni momento, prova che l'amministrazione del
campo non avesse nulla da nascondere. Se
veramente Auschwitz fosse stato un campo di
sterminio, di certo non avremmo potuto ricevere
visite di nostri parenti " (pag. 27).
Dopo la guerra Christophersen sent� parlare di
una costruzione con enormi camini, che si sarebbe
trovata ad Auschwitz vicino al campo principale.
"Sarebbe dovuto essere il presunto crematorio.
Mi dispiace, ma quando abbandonai Auschwitz, nel
dicembre del 1944, non vidi questa costruzione"
(pag. 37). C'� ancora oggi questa misteriosa
costruzione? Chiaramente no. Reitlinger sostiene
che � stata distrutta e " che bruci�
completamente sotto gli occhi di tutto il campo"
nell'ottobre del 1944; ma Christophersen non not�
questa distruzione pubblica. Sebbene si dica che
il fatto accadde a sotto gli occhi di tutto il
campo , esso fu notato, a quanto sembra,
soltanto da un testimone ebreo, un certo dr.
Bendel: e questa sarebbe l'unica testimonianza
(Reitlinger, ibid., pag. 556). Tutta questa
faccenda � caratteristica: quando si tratta di
dover presentare una solida testimonianza, questa
diventa stranamente evasiva: la costruzione
"venne distrutta" il documento " � andato perduto"
" l'ordine a fu imp�rtito a voce". Oggi a chi
visita Auschwitz viene mostrato un piccolo forno,
e viene spiegato che esso sarebbe servito a
sterminare milioni di persone. La commissione
ufficiale sovietica che fece un'inchiesta sul
campo, rese noto, il 12 maggio 1945, che
"introducendo un coefficiente di rettifica, la
commissione di esperti ha potuto accertare che,
dal primo all'ultimo giorno di esistenza del
campo di Auschwitz, i massacratori tedeschi vi
sterminarono non meno di 4 milioni di persone..."
Ma il commento, sorprendentemente sincero di
Reitlinger asserisce il contrario:
"Il mondo ha imparato a diffidare dei
"coefficienti di rettifica" e la cifra di 4
milioni fa ridere " (ibid., pag. 559)
Infine la relazione di Christophersen si occupa
di un altro fatto molto strano. L'unico imputato
che non si present� al processo di Francoforte
nel 1963 fu Richard Baer, ultimo comandante del
campo cli Auschwitz e successore di Rudolf Hoss.
Sebbene fosse in ottima salute, mor�
improvvisamente in carcere, prima che cominciasse
il processo e in "circostanze molto misteriose"
, come scrisse la Deutsche Wochenzeitung (27
luglio 1973). La morte improvvisa di Baer prima
che potesse deporre davanti al Tribunale � molto
sospetta: il giornale parigino Rivarol ricord�,
infatti, che Baer aveva sempre sostenuto che nel
periodo in cui era stato comandante del campo di
Auschwitz, non aveva mai visto camere a gas n�
credeva che simili cose ci fossero mai state e
che niente avrebbe potuto smuoverlo da questa
convinzione.
Riassumendo, il resoconto di Christophersen si
aggiunge alla montagna di testimonianze che
mostrano come l'immenso complesso industriale di
Auschwitz (che comprendeva 30 impianti separati
ed era attraversato dalla importante linea
ferroviaria Vienna-Cracovia) non fosse altro che
un grande centro di produzione dell'industria di
guerra, dove gli internati erano, s�, costretti
al lavoro forzato, ma che sicuramente non era un
centro di "sterminio in massa".
Il ghetto di Varsavia
Per quanto riguarda il numero delle vittime, si
sostiene che soprattutto gli Ebrei polacchi
avrebbero sofferto sotto la persecuzione, non
solo ad Auschwitz, ma anche in una interminabile
lista di campi di sterminio da poco scoperti,
come Treblinka, Sobibor, Belzec, Maidanek,
Chelmno e in molti altri luoghi sconosciuti,
diventati improvvisamente famosi. Al centro del
presunto sterminio degli Ebrei polacchi sta la
drammatica rivolta del ghetto di Varsavia,
dell'aprile 1943. Questo episodio viene spesso
interpretato come se si fosse trattato di una
rivolta contro la deportazione verso le camere a
gas. Bisognerebbe dunque credere che il preteso
soggetto dei "colloqui segreti" tra Hitler e
Himmler fosse trapelato, divenendo a Varsavia di
dominio pubblico. Il caso del ghetto di Varsavia
ci consente di vedere in che modo sia nata la
favola dello sterminio. Effettivamente
l'evacuazione del ghetto di Varsavia, voluta dai
Tedeschi nel 1943, � stata spesso presentata come
"sterminio degli Ebrei polacchi", e scrittori
ricchi di fantasia hanno cercato di descriverla
con romanzi a sensazione, come The Wall (Il muro)
di John Hersey, e Exodus di Leon Uri.
Quando i Tedeschi occuparono la Polonia,
internarono gli Ebrei per motivi di sicurezza non
in campi di concentramento, ma in ghetti.
L'amministrazione interna dei ghetti era affidata
a Consigli ebraici, liberamente eletti dagli
stessi Ebrei e l'ordine era garantito da una
apposita polizia ebraica. Nei ghetti, per evitare
speculazioni, circolava una moneta speciale.
Questo sistema, giusto o ingiusto che fosse, era
perfettamente comprensibile in tempo di guerra.
Forse il ghetto � una istituzione poco piacevole,
ma in nessun caso pu� essere definito una
barbarie. E di certo non fu creato per sterminare
un popolo. Ma ciononostante si continua ad
affermare che proprio questa sarebbe stata la
funzione dei ghetti. Una recente pubblicazione
sul ghetto di Varsavia osa sostenere, mentendo
spudoratamente, che i campi di concentramento
"costituirono un ripiego, quando non fu possibile
cacciare gli Ebrei in ghetti sovraffollati per
farli morire di fame ". Appare dunque evidente
che i Tedeschi, qualunque sistema di sicurezza
adottassero, qualunque sforzo facessero per
salvaguardare le comunit� ebraiche, non possano
mai sottrarsi all'accusa di "sterminio".
Abbiamo gi� accertato che nel 1931 la popolazione
ebraica, secondo il censimento di quell'anno,
ammontava in Polonia a 2.732.600 e che, dopo
l'emigrazione o la fuga in Unione Sovietica, non
pi� di 1.100.000 Ebrei erano rimasti sotto
giurisdizione tedesca. Questi dati irrefutabili
non impediscono per� a Manwell e Frankl di
affermare che "in Polonia vivevano pi� di
3.000.000 di Ebrei, quando i Tedeschi
cominciarono l'invasione ", e che nel 1942 "ne
restavano ancora 2.000.000 circa, che aspettavano
la morte " (ibid., pag. 140). In realt�, del
milione circa di Ebrei che si trovavano allora in
Polonia, quasi la met�, 400.000, furono
concentrati nel ghetto di Varsavia su una
superficie di circa 6,5 km2, intorno all'antico
ghetto medievale. Gli altri erano gi� stati
trasferiti, nel settembre del 1940, nel
Governatorato Generale di Polonia. Nell'estate
del 1942 Himmler ordin� il trasferimento di tutti
gli Ebrei polacchi in campi di internamento, per
poter utilizzare la loro mano d'opera. Ci�
costituiva un obbligo a cui tutti erano
sottoposti nel Governatorato Generale.
Cos� dal luglio all'ottobre elel 1942 pi� di tre
quarti degli abitanti del ghetto di Varsavia
furono pacificamente evacuati e trasferiti, sotto
la sorveglianza della stessa polizia ebraica.
Come si � visto, si pretende che il trasporto
nei campi si concludesse con lo "stcrminio"; ma
non c'� dubbio, invece, che la deportazionc aveva
come fine di procacciare nuova mano d'opera e
prevenire sommosse. Durante una improvvisa
ispezione, nel gennaio del 1943, Himmler scopr�
che 24.000 Ebrei, registrati come operai
dell'industria bellica, lavoravano invece
illegalmente come sarti e pellicciai (Manwell e
Frankl, ibid., pag. 140). Il ghetto serviva
altres�, come base per attivit� clandestine nel
territorio di Varsavia.
Dopo 6 mesi di pacifica evacuazione, quando nel
ghetto erano rimasti appena 60.000 Ebrei, il 18
gennaio 1943, i Tedeschi dovettero far fronte ad
una ribellione armata. Manwell e Frankl ammettono
che " gli Ebrei, coinvolti nel movimento di
resistenza, gi� da lungo tempo introducevano
clandestinamente armi nel ghetto e che gruppi di
combattimento spararono e uccisero soldati delle
SS e della Milizia, che scortavano una colonna di
deportati". I terroristi del ghetto furono
appoggiati anche dall'Armata Metropolitana
Polacca (organizzazione clandestina) e dalla
PPR (Polzka Partia Robotnicza), il Partito
Comunista dei Lavoratori. Fu dunque per domare
una rivolta appoggiata da partigiani e comunisti,
che le truppe tedesche di occupazione
intervennero, per annientare i terroristi e, se
necessario, per distruggere tutto il quartiere.
Ci� che avrebbe fatto qualsiasi altra armata che
si fosse trovata in una simile situazione.
Bisogna ancora ricordare che tutte le operazioni
di evacuazione si sarebbero svolte pacificamente
se i terroristi ebrei non avessero organizzato
una rivolta armata, destinata per altro al
fallimento. Quando il tenente generale delle SS
Stropp, il 19 aprile, assal� il ghetto con i suoi
carri blindati, si trov� subito sotto il fuoco
nemico e perse 12 uomini. Le perdite tedesche e
polacche (Milizia polacca) ammontarono nel corso
dei combattimenti che durarono 4 settimane, a 101
uomini, tra morti e feriti. Da parte ebraica le
vittime furono valutate a 12.000, la maggior
parte delle quali trov� la morte in case o rifugi
dati alle fiamme. La maggioranza degli abitanti
del ghetto, per�, 56.056 unit�, fu presa
prigioniera e trasferita nel Governatorato
Generate. Molti Ebrei, all'interno del ghetto,
insofferenti del regime di terrore imposto dalle
organizzazioni di combattimento, avevano cercato
di far giungere ai Tedeschi informazioni sul
quartier generale dei ribelli.
I � morti � si fanno vivi
Le circostanze che accompagnarono la rivolta del
ghetto di Varsavia, cos� come la deportazione nei
campi di lavoro orientali, quali Auscllwitz,
fecero nascere le pi� inverosimili storie sul
destino degli Ebrei polacchi, il pi� numeroso
contingente ebraico in Europa.
L'ebraico Jewish Joint Distriblttion Committee,
in un documento preparato per il processo di
Norimberga, afferma che in Polonia nel 1945 non
restavano pi� di 80.000 Ebrei. Si sosteneva pure
che nessun Ebreo polacco si trovava tra le
"displaced persons" (persone rimosse) in Germania
e in Austria: affermazione che era in flagrante
contrasto con il numero di Ebrei arrestati dalle
truppe di occupazione inglesi e americane perch�
facevano il mercato nero.
Tuttavia il nuovo regime comunista polacco non
riusc� a impedire, il 4 luglio 1946, un grande
"pogrom" a Kielce, che provoc� la fuga di pi� di
150.000 Ebrei polacchi che trovarono rifugio
nella Germania Occidentale. La loro improwisa
comparsa cre� un certo imbarazzo e pertanto
vennero fatti emigrare, a tempo di primato, negli
USA o in Palestina. Conseguentemente il numero
degli Ebrei polacchi sopravvissuti alla guerra
sub� una corrispondente modificazione.
Nell"'American Jewish Year Book 1948-49" {Annuario
ebraico - americano 1948-49) la cifra sal� a
390.000: gi� un bel progresso, rispetto agli
originari 80.000. A buon diritto, possiamo
aspettarci, per l'avvenire, nuove rettifiche nel
medesimo senso.
VII
ALCUNE MEMORIE SUI CAMPI
DI CONCENTRAMENTO
I pi� efficaci strumenti di propaganda per la
divulgazione della favola dello sterminio sono
l'industria dell'edizione di libri tascabili e di
settimanali illustrati. Con le sue pubblicazioni
sensazionali, tutte a scopo di lucro, essa ha
fatto s� che l'uomo medio si sia abituato a
questa favola, che � in effetti al servizio di un
obiettivo eminentemente politico. Simili
pubblicazioni ebbero il loro momento negli anni
50, quando un diffuso sentimento di avversione
verso la Germania trov� un mercato favorevole; ma
questa industria � sempre fiorente, e sta godendo
attualmente di un nuovo rilancio. I prodotti di
questa industria sono per lo pi� le cosiddette
"Memorie", che si possono distinguere in due
categorie: le pretese memorie di SS, comandanti
di Lager e simili, e le reminiscenze, truculente
e raccapriccianti, di presunti ex internati in
campi di concentfamento.
Origini comuniste
Del primo gruppo l'esempio di maggior spicco � il
libro di Rudolf Hoss Kommmandant in Auschwitz
(Stoccarda 1958), pubblicato originariamente in
polacco (Wsponluiemia) dal governo comunista.
Hoss era un uomo giovane, quando nel 1940 assunse
il comando di Auschwitz. Egli fu catturato dagli
Inglesi a Flensburg e venne poi consegnato alle
autorit� comuniste polacche, che nel 1947 lo
condannarono a morte ed eseguirono quasi
immediatamente la sentenza. Queste cosiddette
"Memorie" di Hoss sono senza dubbio un falso,
fabbricato dai comunisti, come dimostreremo;
tuttavia i comunisti affermano che Hoss fu
"costretto" a scrivere la sua biografia, e che
esiste un manoscritto originale: ma nessuno l'ha
mai visto.
Hoss fu torturato e sottoposto, durante la
prigionia, al lavaggio del cervello dai
comunisti; a Norimberga fece la sua testimonianza
con voce monotona, lo sguardo fisso nel vuoto,
come un automa. Persino Reitlinger respinge come
inattendibile la sua testimonianza.
E' interessante notare quante di queste " prove "
dei "Sei Milioni" provengano da fonte comunista.
Fra queste vanno inclusi quali documenti
principali, la dichiarazlone di Wisliceny e le
"Memorie" di Hoss che sempre vengono citate in
tutte le pubblicazioni sul preteso sterminio.
Tutte le informazioni sui cosiddetti "campi di
sterminio", come Auschwitz sono d'origine
comunista: "Commissione Storica Ebraica" di
Polonia, "Commissione Centrale per lo Studio dei
Crimini di Guerra" di Varsavia e "Commissione
Ufficiale per i Crimini di Guerra" di Mosca.
Reitlinger ammette che la testimonianza di Hoss a
Norimberga era un elenco di esagerazioni
insensate, come l'affermazione che ad Auschwitz
venivano eliminate ogni giorno 16.000 persone,
ci� che significherebbe un numero complessivo,
alla fine della guerra, di 13.000.000. Anzi che
smascherare tali valutazioni, che secondo
Reitlinger e altri sono effettivamente
falsificazioni di parte sovietica, Reitlinger e
altri preferiscono pensare che simili ridicole
esagerazioni siano il frutto di una specie di
"orgoglio professionale". Ma questo non si
concilia con le Memorie che si pretendono
autentiche di Hoss, nelle quali si cerca di
rendere plausibile la cosa facendo risaltare la
ripugnanza provata da Hoss nell'eseguire certi
incarichi. Hoss dovrebbe aver "confessato" che ad
Auschwitz furono eliminati 3.000.000 di
internati; ma al suo processo a Varsavia,
l'accusa ridusse il totale a 1.135.000. Tuttavia,
come gi� abbiamo riferito, il governo sovietico,
dopo gli "accertamenti" nel campo di
concentramento nel 1945, aveva dato una
valutazione di 4.000.000.
Questa specie di gioco con milioni di morti
sembra che non preoccupi affatto gli scribacchini
delle pubblicazioni sullo sterminio degli Ebrei.
Ricordi compromettenti
Fra tutte le "Memorie" finora pubblicate, le pi�
menzognere sono quelle di Adolf Eichmann. Prima
del suo illegale rapimento ad opera di
Israeliani, nel maggio 1960, e della prevista
ondata di pubblicit� internazionale, soltanto
pochissimi avevano mai sentito parlare di lui.
Era effettivamente una persona relativamente poco
importante nella gerarchia tedesca: egli era il
capo dell'ufficio A 4 b nella sezione IV
(Gestapo) dell'Ufficio Centrale di Sicurezza del
Reich (Reichssicherheitshaupta1nt). Il suo
ufficio controllava il trasporto nei campi di
concentramento di una categoria determinata di
cittadini di un paese nemico, internati in
Germania: gli Ebrei. Un profluvio di menzogne
sommerse il mondo intero nel 1960: vogliamo
citare un solo sempio, dal libro Eichmann: The
Savage Truth di Comer Clarke: "Le orge duravano
spesso fino alle � del mattino, fino a poche ore
prima di mandare a morte un nuovo contingente di
internati " (dal capitolo Streamlined Death and
Wild Sex Orgies, pag. 124).
Stranamente le presunte "Memore" di A. Eichmann
apparirono improwisamente proprio al momento del
suo rapimento. Esse furono pubblicate, senza
nemmeno essere state sottoposte a un esame
critico, dalla rivista americana "Life", il 28
novembre e il 5 dicembre 1960: sarebbero state
consegnate da Eichmann in persona ad un
giornalista in Argentina, poco prima della sua
cattura: una strana coincidenza davvero. Altre
fonti, per�, danno una diversa versione dei
fatti: si tratterebbe di una relazione di
Eichmann a un suo "complice ", risalente al
1955: a nessuno per� � venuto mai in mente di
identificare questa persona.
Per un'altra straordinaria combinazione cosi
dichiarano ricercatori di crimini di guerra
sarebbero stati trovati, negli archivi della
biblioteca del Congresso, negli Stati Uniti,
"gli atti completi" sulla sezione diretta da
Eichmann: questo pi� di 15 anni dopo la guerra.
Per quanto riguarda le "Memorie", esse furono
fatte in modo che risultassero il pi�
compromettenti possibile, senza tuttavia
sconfinare nel campo della pura fantasia e ci
fanno vedere un Eichmann pieno di gioia per
"l'annientamento fisico degli Ebrei". La loro
inautenticit� pu� essere dimostrata con la
considerazione di alcuni errori in esse
contenuti: quando si dice per esempio, che
Himmler avrebbe ricevuto il comando supremo
dell'Einsatzheer gi� nell'aprile del 1944, mentre
in realt� lo assunse solo dopo l'attentato del 20
luglio 1944 contro Hitler, circostanza che
Eichmann non poteva ignorare.
L'apparizione di queste "Memorie" al momento
giusto ci fa capire che il loro scopo era quello
di creare, prima del processo, un'immagine
propagandistica dell"'incorregibile nazista",
del mostro in sembianze umane.
Le peripezie del processo Eichmann in Israele
qui non ci interessano. I documenti di
provenienza sovietica, usati come prove nel
processo, quali la dichiarazione Wisliceny, li
abbiamo gi� esaminati; e per un resoconto sulla
"tortura di 3� grado", a cui fu sottoposto
Eichmann durante la sua prigionia, per essere
indotto a "collaborare", il lettore � rimandato
al giornale londinese .Jewish Chronicle del 2
settembre 1960. Ma ancor pi� significativo � il
contenuto di una lettera di Eichmann, che si
pretende abbia scritto di sua volont� e abbia
consegnato ai suoi rapitori a Buenos Aires. Non
occorre dire che subito l'editoria ebraica si
fece viva. Il contenuto di quella lettera mostra
con evidenza che essa fu redatta da uno o pi�
israeliani. Nulla prova la credulit� umana meglio
di questa frase: " Io consegno questa
dichiarazione di mia propria volont� ". Ma il
passo pi� significativo e rivelatore � quando
egli dichiara che � disposto a comparire davanti
a un tribunale in Israele "per dare alle
generazioni venture una testimonianza autentica
di quanto � successo".
Manipolazioni su Treblinka
Le ultime memorie pubblicate sono quelle di Franz
Stangl, ex comandante di Treblinka in Polonia,
condannato all'ergastolo nel dicembre 1970. Sono
state pubblicate dal Daily Telegraph Magazine di
Londra, l'8 ottobre 1971, e dovrebbero avere
avuto origine da una serie di interviste
rilasciate da Stangl in prigione. Alcuni giorni
dopo l'intervista egli mor�. Queste presunte
"Memorie" sono la cosa pi� strana e bizzarra che
mai sia stata pubblicata. Si pu� essere tuttavia
riconoscenti all'Autore di questo articolo per
alcune rivelazioni: per esempio "le prove
presentate nel corso del processo non hanno
dimostrato che Stangl abbia compiuto crimini ", e
"il resoconto sul comportamento di Stangl in
Polonia � frutto, in parte di manipolazioni ".
Un tipico esempio di queste manipolazioni � la
descrizione della prima visita di Stangl a
Treblinka. Al suo arrivo alla stazione
ferroviaria, avrebbe visto "migliaia di cadaveri"
, buttati sui binari, "centinaia, anzi migliaia
di cadaveri dappertutto, ormai in stato di
decomposizione ". E "in stazione c'era un treno
pieno di Ebrei, alcuni morti, altri ancora in
vita... Sembrava che fosse l� gi� da alcuni
giorni ". Il resoconto raggiunge il colmo
dell'assurdit�, quando Stangl, scendendo dalla
sua carrozza, "affonda fino al ginocchio in un
mare di denaro: non sapevo dove dirigermi, dove
andare. Affondavo in un mare di banconote,
monete, pietre preziose, gioielli e vestiti.
Erano tutti sparsi per terra. "
Il quadro riceve il tocco finale " da prostitute
di Varsavia, che, completamente ubriache,
ballavano, cantavano, facevano musica ",
dall'altra parte del filo spinato.
Per una mente sana tutto questo, " L'affondare
fino al ginocchio" in banconote e gioielli di
Ebrei, tra migliaia di cadaveri e prostitute
scatenate, richiederebbe il pi� alto grado di
sconsideratezza, e sarebbe, in un contesto meno
fantasioso di quello dei Sei Milioni, da
considerare come il pi� pazzo vaniloquio.
Ci� che toglie ogni apparenza di veridicit� al
memoriale di Stangl � la sua presunta risposta a
chi gli domaltdava perch� venissero sterminati
gli Ebrei: "Volevano il denaro degli Ebrei; la
questione razziale veniva in secondo piano".
L'intervista si conclude in modo molto sospetto.
Essendogli stato domandato se pensasse che "in
questo terrore fosse riposto qualche significato"
L'ex comandante nazista avrebbe risposto,
entusiasta: "S�, sono sicuro che un senso c'�.
Forse gli Ebrei avevano bisogno di questo
terribile choc per ritrovare l'unione, per
ricreare tm popolo, cosi che ognuno potesse
riconoscersi nell'altro". Non si potrebbe
immaginare una risposta cosi perfetta, se essa
non fosse stata inventata.
Best-seller: una montatura
Tra l'infinit� di "Memorie" che ci offrono un
quadro degli sventurati Ebrei, perseguitati dalla
bestialit� nazista, la pi� nota � sicuramente il
Diario di Anna Frank: la verit� su questo libro
ci consente di gettare uno sguardo disgustato
sulla fabbricazione di una menzogna
propagandistica. Pubblicato la prima volta nel
1952, il Diario di Anna Frank � divenuto subito
un best-seller: ne furono pubblicate 40 edizioni
in formato tascabile e ne fu tratto un film di
successo. Otto Frank, il padre della ragazza, con
i diritti d'autore del libro, che pretende
rappresentare la tragedia della figlia, ha messo
insieme una fortuna. Appellandosi direttamente al
sentimento, il libro e il film hanno
effettivamente influenzato milioni di persone in
tutto il mondo, pi� che qualsiasi altra storia
del genere.
Noi possiamo citare brevemente un altro "Diario",
pubblicato non molto tempo dopo quello di Anna
Frank, e intitolato Notes from the Warsaw Ghetto:
the Journal of Emmanuel Ringelblum (New York,
1958). Ringelblum fu un capo nella campagna di
sabotaggio contro i Tedeschi in Polonia, cos�
come nella rivolta del ghetto di Varsavia nel
1943, finch� fu catturato e giustiziato nel 1944.
Il Diario di Ringelblum, che riferisce le solite
"voci" sullo sterminio che circolavano in
Polonia, fu pubblicato, al pari delle cosiddette
"Memorie" di Hoss, sotto regia comunista.
Mc Graw-Hill, gli editori americani, ammettono
che il manoscritto originale, non censurato,
conservato a Varsavia, non fu loro accessibile;
noi, pertanto, dovremmo rifarci, fiduciosi,
all'edizione "purgata" del governo comunista di
Varsavia (1952).
Tutte queste "prove" di fonte comunista sono
perci� senza alcun valore come documenti storici.
Menzogne su menzogne
A partire dalla fine della guerra c'� stato un
rigoglioso fiorire della letteratura
concentrazionaria. La maggior parte di essa � di
fonte ebraica. Ogni libro rigurgita di atrocit� e
mescola frammenti di verit� con le pi�
inverosimili menzogne, dove � assente ogni
rapporto con la realt� storica. Esempi ne abbiamo
gi� dati: l'assurdo "Cinque Camini" di Olga Lengyel
"ogni giorno venivano lavorati 24.000
cadaveri"; "Medico ad Auschwitz" di Miklos
Nyiszli, manifestamente una persona fittizia;
"Questo era Auschwitz: Storia di un Campo di
Sterminio" di Philipp Friedman, e cos� di seguito
fino alla nausea.
L'ultimo della serie � "For Those I Loved", di
Martin Grey (Bodley Head 1973), che d� ad
intendere di fornire un resoconto sul campo di
Treblinka in Polonia. Grey si era occupato, in
America, della vendita di falsi d'antiquariato,
prima di rivolgersi ai suoi ricordi
"concentrazionari". Tuttavia le circostanze che
accompagnano la pubblicazione del suo libro sono
simili a quelle della sua precedente attivit�;
poich� per la prima volta furono sollevati seri
dubbi sull'autenticit� del contenuto. Persino
Ebrei, preoccupati del danno provocato dal libro,
condannarono l'opera come ciarlatanesca e si
domandarono se l'autore fosse mai stato a
Treblinka; mentre la stazione radiofonica
britannica della BBC lo mise alle strette e gli
domand� perch� avesse atteso 28 anni per scrivere
le sue memorie.
L'articolo di fondo del giornale londinese Jewish
Chronicle (Cronaca ebraica) del 30 marzo 1973,
sebbene condannasse il libro di Grey, contribu�
ad ingrandire la menzogna dei Sei Milioni. Cos�
vi si legge: � Circa 1.000.000 di persone furono
assassinate a Treblinka, nel corso di un anno.
Ogni giorno 18.000 internati prendevano la via
delle camere a gas �.
E' triste che un cos� gran numero di gente legga
simili sciocchezze e vi presti fede, senza
riflettere. Se veramente fossero state uccise
18.000 persone ogni giorno il numer� di 1.000.000
sarebbe stato raggiunto in 56 gi�rni, e non " nel
corso di un anno". Una simile colossale
prestazione, pertanto, lascerebbe vuoti i
rimanenti 10 mesi dell'anno. 18.000 al giorno
farebbero 6.480.000 "nel corso di un anno". Ci�
significherebbe che i Sei Milioni morirono tutti
a Treblinka in 12 mesi. E che ne � dei 3 o 4
milioni di Auschwitz ?
Simili considerazioni ci mostrano che una volta
giunti a far accettare la cifra assurda dei Sei
Milioni, si possono fare tutte le permutazioni
che si vuole senza che nessuno pensi a
discuterle.
Nella sua recensione al libro di Grey, la Jewish
Chronicle fa una rivelazione intteressante a
proposito delle camere a gas: "Grey si ricorda
che il pavimento delle camere a gas era
inclinato, mentre altri superstiti, che le
avevano costruite, insistono che era
orizzontale... ".
Occasionalmente vengono alla luce libri di ex
internati che ci offrono un quadro del tutto
diverso. Uno � quello di Margarete Buber, "Under
Two Diotators", (Londra 1950). L'autrice era
un'Ebrea tedesca, che aveva raccolto, per diversi
anni, amare esperienze sulle condizioni di vita,
brutali e primitive, nei campi di prigionia
sovietici, prima di essere inviata, nell'agosto
del 1940, a Ravensbruck, al campo tedesco per
donne.
Pot� rendersi conto di essere la sola di tutti
gli Ebrei del suo contingente di rimpatriati
dall'Unione Sovietica a non essere stata
immediatamente rilasciata dalla Gestapo. Il suo
libro mette in evidenza il forte contrasto
esistente tra i campi russi e quelli tedeschi. In
paragone alla sporcizia, al disordine, e alla
fame che regnavano nei campi sovietici, la Buber
trov� Ravensbruck pulito, amministrato bene, e
con umanit�. Bagni periodici e biancheria pulita
le sembrarono, dopo le esperienze precedenti, un
lusso, e il suo primo pranzo con pane bianco,
salsicce, fiocchi d'avena e frutta secca la
spinse a chiedere ad un'altra internata se il 3
agosto fosse un giorno di festa o un giorno
altrimenti importante. Osserv� che le baracche a
Ravensbruck erano considerevolmente grandi, in
confronto con le luride catapecchie sovraffollate
dei campi sovietici. Nei primi mesi del 1945
assistette al continuo peggioramento delle
condizioni di vita nel campo: le cause di questo
fenomeno le esamineremo pi� avanti.
Un altro resoconto che contrasta con la solita
propaganda � quello di Charlotte Bormann, "Die
Gestapo laesst bitten". L'autrice era una
prigioniera politica, di fede comunista,
internata a Ravensbruck. La sua pi� interessante
rivelazione � che le voci sulle "gassazioni"
erano un'invenzione, propagata deliberatamente
dai prigionieri comunisti. Questi comunisti si
rifiutarono di integrare Margarete Buber nel loro
gruppo perch� era stata prigioniera nell'Unione
Sovietica. Un'altra terribile immagine dei
processi del dopoguerra ce la d� il fatto che a
Charlotte Bormann non fu permesso di testimoniare
al processo contro le guardie del campo di
Ravensbruck a Rastadt, nella zona di occupazione
francese. Questo � ci� che normalmente capita a
chi non accetta la menzogna dello sterminio.
VIII
CONDIZIONI DI VITA NEI CAMPI DI
CONCENTRAMENTO DURANTE LA GUERRA E LORO NATURA
Nel suo recente libro Adolf Hitler (Londra
1973), Colin Cross tratta i molti problemi di
questo periodo con una intelligenza che � raro
trovare in questo dominio. Egli osserva
acutamente che sarebbe stato assolutamente
inutile trasportare su e gi� per l'Europa, in
un momento particolarmenfe critico della
guerra, milioni di Ebrei per poi eliminarli (pag.
307). Proprio a questo punto d�bbiamo porci la
domanda se era stata possibile e verosimile una
tale insensatezza. E' verosimile che nel momento
culminante della guerra, quando i Tedeschi
conducevano una lotta disperata su due fronti,
combattendo per la sopravvivenza, essi abbiano
trasportato per chilometri e chilometri milioni
di Ebrei, per condurli in presunti e dispendiosi
macelli?
Trasportare tre o quattro milioni di Ebrei ad
Auschwitz (ammesso, ma ci� � insostenibile, che
allora vivesse in Europa un tale numero di
Ebrei), sarebbe stato impossibile per il sistema
di trasporti tedesco, impegnato al massimo per
l'approvvigionamento dell'immenso fronte
orientale. Il trasporto di questi fantomatici Sei
Milioni di Ebrei, pi� gli innumerevoli altri
prigionieri di altre nazionalit�, nei campi di
concentramento avrebbe paralizzato tutte le
operazioni militari. Non si pu� certo pensare che
i Tedeschi cos� ben organizzati ed efficienti
abbiano in questo modo messo in gioco le loro
fortune militari.
D'altro canto il trasporto ad Auschwitz di
363.000 prigionieri che � il totale degli
internati che furono registrati in questo
campo nel corso della guerra � sensato, in
considerazione della loro utilizzazione nei
complessi industriali ivi esistenti. In effetti
dei 3 milioni di Ebrei che allora restavano in
Europa, solo due milioni al massimo furono
internati, ed � verosimile che questo totale
debba essere ridotto a 1.500.000. Vedremo pi�
avanti nella "Relazione della Croce Rossa
Internazionale", che l'intera popolazione ebraica
di alcuni stati (come la Slovacchia) non conobbe
mai i campi di concentramento, mentre altre
comunit� ebraiche vennero raccolte in ghetti,
come Theresienstadt.
L'evacuazione dell'Europa occidentale � stata
tutto sommnato modesta. Le valutazioni di
Reitlinger, secondo il quale soltanto 50.000
Ebrei francesi, dei 320.000 complessivi, furono
evacuati ed internati, le abbiamo gi� esaminate.
Bisogna porsi anche la domanda, se fu possibile
eliminare milioni di Ebrei. Ne avrebbero avuto
il tempo i Tedeschi? E' possibile che essi abbiano
cremato milioni di persone, se lamentavano la
scarsit� di mano d'opera e impiegavano tutti i
prigionieri nell'industria bellica? Sarebbe stato
possibile eliminare in 6 mesi milioni di persone,
senza lasciarne traccia? Si sarebbe potuto
mantenere segreta una concentrazione cos� enorme
di Ebrei e il loro annientamento? Queste sono le
domande che dovrebbe porsi una persona dotata di
intelligenza critica; la quale scoprirebbe presto
che non solo la documentazione statistica, che
qui abbiamo fornito, ma anche i problemi di
trasporto e di approvvigionamento rendono
insostenibile la favola dei Sei Milioni.
Sebbene fosse impossibile eliminare milioni di
internati nei Lager tedeschi l'organizzazione e
le condizioni di vita in questi campi sono state
cos� esagerate da rendere credibile un tale
assunto. William Shirer sostiene, in un suo
tipico, superficiale scritto, che "tutti i 30
principali campi di concentramento nazisti erano
campi della morte " (ibid., pag. 1150). Questo �
falso, e non viene sostenuto nemmeno dai pi�
accaniti propugnatori della favola dei Sei
Milioni. Shirer cita anche il libro di Eugen
Kogon, The Theory and Practice of Hell (New York
1950, pag. 227), dove il numero complessivo dei
morti viene valutato addirittura in 7.125.000,
bench� Shirer stesso riconosca, in nota, che la
cifra "� senza dubbio troppo alta ".
� Campi di sterminio � dietro la cortina di ferro
Nel 1945 la propaganda alleata sosteneva che
tutti i campi di concentramento, soprattutto
quelli in Germania, erano " campi di sterminio ";
ma presto ci� si rivel� falso. Della questione si
occup� l'autorevole storico americano Harry Elmer
Barnes, che scrisse: "Questi campi furono
presentati come - campi di sterminio - Dachau,
Bergen Belsen, Buchenwald, Sachsenhausen e Dora ma
� adesso chiaro che in essi non ci fu mai uno
sterminio sistematico. Poi l'attenzione fu
rivolta ad Auschwitz, Treblinka, Belzec, Chelmno,
Janowska, Tarnow, Ravensbruck, Mauthausen,
Brezeznia e Birkenau, nomi che ancora non
esauriscono questa lista che � stata allungata
secondo il bisogno. " (Rampart Journal, estate
1967).
Osservatori coscienziosi, tra le truppe di
occupazione britanniche e americane in Germania,
ammisero che molti internati erano morti, durante
gli ultimi mesi della guerra, per malattie o per
fame, ma che non erano state trovate tracce di
"camere a gas". Per questo motivo i campi di
concentramento orientali, nella zona di
occupazione sovietica, come Auschwitz e
Treblinka, vennero in primo piano e furono
considerati il centro dello sterminio (sebbene a
nessuno fosse permesso di visitarli); questa
tendenza continua a tutt'oggi. In questi campi
sarebbe accaduto di tutto, ma a causa
dell'impenetrabile "cortina di ferro" nessuno �
finora riuscito a confermare queste accuse. I
comunisti affermarono che 4.000.000 di internati
furono uccisi ad Auschwitz in enormi camere a
gas, che potevano contenere 2.000 persone e
nessuno ha mai potuto dimostrare il contrario.
Qual � la verit� sulle cosiddette "camere a gas"?
Stephen F. Pinter, che lavor� per sei anni, dopo
la guerra, come consulente legale per il
Ministero della Guerra degli Stati Uniti per
truppe di occupazione in Germania e in Austria,
fece la seguente constatazione, nel diffuso
giornale cattolico Our Sunday Visitor
(L'osservatore della domenica) del 14 giugno
1959:
� Sono stato per 17 mesi, dopo la guerra, a
Dachau, come avvocato del "Ministero della Guerra"
degli Stati Uniti, e posso confermare che a
Dachau non esisteva alcuna camera a gas. Quello
che veniva mostrato e indicato come camera a gas
ai visitatori era un forno crematorio (e lo
sbaglio non era certo involontario). Anche negli
altri campi di concentramento in Germania non
c'erano camere a gas. A noi venne raccontato che
ad Auschvvitz esisteva una camera a gas, ma
poich� si trovava nella zona di occupazione
sovietica, non ci fu permesso di svolgere una
inchiesta. Ci� che ho potuto constatare nel sei
anni che ho trascorso dopo la guerra in Germania
e in Austria � che un certo numero di Ebrei era
stato eliminato, ma che la cifra di un milione
non � sicuramente mai stata raggiunta. Ho
ascoltato migliaia di Ebrei, ex internati in
campi di concentramento in Germania e in Austria,
ed io stesso mi considero un esperto in questa
materia ".
E' una vcrsione del tutto diversa, rispetto a
quella della consueta propaganda. Pinter,
naturalmente, � molto acuto trattando la
questione dei crematori solitamente presentati
come "camere a gas". E' una astuzia ricorrente:
infatti in questi campi di concentramento non
pot� mai essere mostrata una camera a gas; da qui
la designazione di Gasofen (forni a gas), che ha
lo scopo di creare confusione tra il concetto di
"camera a gas" e quello di "crematorio".
Qust'ultimo era un forno simile a quelli usati
ancor oggi in tutti i cimiteri e serviva alla
cremazione dei cadaveri di quelle persone che
erano morte per cause naturali, soprattutto per
malattie infettive. Questo fatto � stato
confermato anche dal cardinal Faulhaber,
arcivescovo di Monaco. Egli spieg� agli Americani
che durante gli attacchi aerei alleati su Monaco
del settembre 1944 erano state uccise 30.000
persone. L'arcivescovo preg� le autorit�
tedesche di far cremare le vittime nel crematorio
di Dachau, ma gli fu risposto che ci� era
impossibile: il crematorio aveva un solo forno,
insufficiente per tutte le vittime dell'attacco
aereo. Da ci� si evince che il crematorio non
sarebbe stato sufficiente neppure per i 238.000
cadaveri di Ebrei, che si pretende siano stati
uccisi a Dachau.
Perch� ci� potesse accadere, il crematorio sarebbe
dovuto rimanere in funzione ininterrottamente per
326 anni e avrebbe prodotto 530 tonnellate di
cenere.
Il numero del morti si riduce
Il totale del numero degli internati, morti a
Dachau, � un esempio tipico del genere di
esagerazioni che poi vennero radicalmente
corrette. Nel 1946, il Segretario di Stato ebreo
del governo bavarese, Philip Auerbach, quello
stesso Auerbach che in seguito fu riconosciuto
colpevole di essersi appropriato di somme di
denaro che egli aveva reclamate a titolo
d'indennizzo in nome di Ebrei mai esistiti,
scopr� a Dachau, nel 1946, una lapide, su cui era
scritto: " Questo territorio deve essere
ricordato come il luogo dove furono cremate
238.000 persone".
Da allora questa cifra � stata costantemente
ridotta e attualmente si � giunti a soli 20.600
decessi, dovuti principalmente al tifo o alla
fame: flagelli degli ultimi mesi di guerra.
Questa riduzione � giunta oggi al 10% della cifra
iniziale, e si continuer� certamente a correggere
questo totale ed anche la cifra assurda dei "Sei
Milioni".
Un altro esempio � la drastica riduzione delle
valutazioni sulle perdite umane ad Auschwitz. Le
accuse assurde che parlano di 3 o 4 milioni di
morti sono incomprensibili anche per lo stesso
Reitlinger. Egli infatti valuta le perdite a
600.000; sebbene anche questa cifra sia
esagerata, rappresenta un notevole progresso;
ulteriori rettifiche non mancheranno di certo. Lo
stesso Shirer si rif� all'ultima valutazione di
Reitlinger, ma trascura di conciliarla con la sua
precedente asserzione, che circa 300.000 Ebrei
ungheresi a sarebbero stati uccisi in 46 giorni,
una delle pi� irresponsabili sciocchezze che
mai sianXo state scritte su questo argomento.
Condizioni di vita
Il fatto che alcune migliaia di internati
morirono negli ultimi, caotici mesi della guerra,
ci porta a chiederci come essi vissero durante la
guerra. Le condizioni di vita dei prigionieri
sono state descritte in modo falso e distorto in
un'infinit� di libri, con tinte sinistre e
terrificanti. Il rapporto della Croce Rossa, che
esamineremo pi� avanti, dimostra, per�, che
durante tutta la guerra i campi erano bene
amministrati. Gli internati che vi lavoravano
ricevettero, negli anni 1943 e 1944, una razione
quotidiana di non meno di 2.750 calorie, il
doppio di quanto riceveva il cittadino medio
tedesco dopo la guerra nella Germania occupata.
Gli internati erano sotto costante controllo
medico e quelli gravemente ammalati venivano
portati all'ospedale. Tutti gli internati,
contrariamente a quanto succedeva nei campi
sovietici, potevano ricevere pacchi contenenti
alimenti, indumenti e medicinali da parte
dell'Ufficio Assistenza della Croce Rossa.
L'ufficio del procuratore di Stato conduceva
accurate indagini nei casi di prigionieri
arrestati per attivit� criminali. Gli innocenti
venivano rilasciati; coloro che venivano
considerati colpevoli, cos� come i deportati
accusati dei crimini pi� gravi all'interno del
campo, venivano processati da una corte militare
e giustiziati. Nell'archivio di Coblenza si trova
una direttiva di Himmler del gennaio 1943, che
riguarda appunto queste esecuzioni: in essa si
ricorda che "non sono permesse brutalit� "
(Manwell e Frankl, ibid., pag. 312).
Occasionalmente ci furono episodi di brutalit�,
ma essi furono subito stroncati dal giudice delle
SS dr. Konrad Morgen dell'Ufficio di Polizia
Criminale del Reich, il cui compito era quello di
indagare su irregolarit� nei campi di
concentramento. Lo stesso Morgen condann� il
comandante di Buchenwald, Koch, nel 1943, per
eccessi avvenuti nel suo campo; il processo si
svolse pubblicamente. E' significativo che anche
Oswald Pohl, capo amministrativo dei campi di
concentramento, trattato in modo cos� atroce a
Norimberga, fosse favorevole alla condanna a
morte di Koch. Il tribunale delle SS condann�
Koch a morte, ma gli fu concessa la possibilit�
di riscattarsi sul fronte russo. Tuttavia, prima
che ci� potesse accadere, il principe Waldeck,
comandante territoriale delle SS, esegu� la
sentenza. Questo episodio dimostra con quanta
severit� le SS condannassero atti di inutile
brutalit�.
Durante la guerra molti procedimenti del
tribunale delle SS furono tenuti proprio nei
campi di concentramento, per impedire eccessi, e,
fino al 1945, furono esaminati pi� di 800 casi.
Morgen dichiar�, a Norimberga, di aver discusso
confidenzialmente con molte centinaia di
internati sulle condizioni di vita nei campi.
Trov� pochi prigionieri sottonutriti (e nessuno
negli ospedali), e not� che lo zelo nel lavoro e
la dedizione al proprio dovere erano, negli
internati, molto minori che non negli operai
tedeschi.
La testimonianza di Pinter e del cardinale
Faulhaber ci hanno dimostrato che le accuse di
sterminio a Dachau sono false, e abbiamo visto
che il numero delle vittime di questo campo viene
continuamente ridotto. Dachau pu� cssere
considerato tipico esempio di campo di
concentramento: il lavoro nelle fabbriche e negli
stabilimenti era obbligatorio, ma il capo
comunista Ernst Ruff testimoni�, in una
dichiarazione giurata del 18 aprile 1947 a
Norimberga, che il trattamento era umano. Il
capo del movimento clandestino polacco Jan
Piechowiak internato a Dachau dal 20 maggio 1940
fino al 29 aprile 1945, testimoni� il 21 marzo
1946 che i prigionieri godevano di un buon
trattamento e che il personale delle SS era
"molto disciplinato". Berta Schirotschin, che
lavor� per tutto il periodo della guerra nel
magazzino viveri di Dachau testimoni� che gli
internati lavoratori, fino all'inizio dei 1945,
nonostante la crescente carestia in Germania,
ricevevano ogni mattina verso le 10 la loro
seconda colazione.
In generale centinaia di dichiarazioni giurate
testimoniarono a Norimberga sulle condizioni
umane nei campi di concentramento, ma fu data
rilevanza soltanto a quelle che rispecchiavano
una cattiva amministrazione tedesca e che
potevano essere usate per fini propagandistici.
Uno studio dei documenti rende manifesto che
testimoni ebrei, che rifiutarono l'evacuazione
e l'internamento in campi di concentramento,
esagerarono vistosamente le cattive condizioni di
vita che l� regnavano, mentre internati di altre
nazionalit�, prigionieri per motivi politici,
diedero un quadro molto pi� equilibrato. In molti
casi a diversi prigionieri, come per esempio a
Charlotte Bormann, non venne permesso di deporre,
perch� le loro esperienze non coincidevano con
l'immagine propagandistica fabbricata a
Norimberga.
Caos inevitabile
L'ordine che regnava nei campi di concentramento
tedeschi si deterior� lentamente negli ultimi,
terribili mesi della guerra nel 1945. Il rapporto
della Croce Rossa dichiara che i massicci
bombardamenti a tappeto degli Alleati distrussero
il sistema di comunicazioni e di informazioni nel
"Reich". I rifornimenti di viveri non poterono
pi� raggiungere i campi di concentramento, e la
fame provoc� vittime in numero sempre maggiore,
cos� tra gli internati dei campi di
concentramento come tra la popolazione civile.
Questa terribile situazione fu ancor peggiorata
nei campi di prigionia dal sovraffollamento e
dalle epidemie di tifo. Il sovraffollamento era
causato dallo sgombero dei campi dell'Est, come
Auschwitz, quando i prigionieri furono
trasportati verso Ovest a causa dell'avanzata
sovietica. Colonne di uomini sfiniti e distrutti
giunsero pertanto in alcuni campi tedeschi, come
Bergen-Belsen e Buchenwald, che gi� versavano in
notevoli difficolt�.
I1 campo di Bergen-Belsen, vicino a Brema, si
trovava a partire dal gennaio 1945 in una
situazione caotica ed il massaggiatore di
Himmler, Felix Kersten, un antinazista, spiega
che la triste nomea di "campo della morte" sorse
per via della terribile epidemia di tifo,
scoppiata nel marzo del 1945 (Memoirs I940-I945,
Londra 1965). Senza dubbio simili terribili
condizioni provocarono parecchie migliaia di
decessi: cos� si spiegano le fotografie di esseri
umani ischeletriti e di mucchi di cadaveri, che i
propagandisti pubblicano e ripubblicano sotto il
titolo di "vittime della politica di sterminio
nazista ".
Una sorprendente e obiettiva descrizione delle
condizioni di vita a Bergen-Belsen nel 1945 �
stata pubblicata nella Purnell's History of the
Second World War (vol. 7, n. 15), del dr. Russel
Barton, attualmente capo sezione e consulente
psichiatrico nel Severalls Hospital - Essex, il
quale, dopo la guerra, trascorse un mese nel
campo, come studente di medicina. La sua
relazione spiega le vere cause della mortalit� in
questi campi di concentramento verso la fine
della guerra: il dr. Barton dice che il
brigadiere Glyn Hughes, medico militare che
assunse il comando di Bergen-Belsen nel 1945, non
pens� "che fossero stati commessi dei crimini
nel campo ". Il dr. Barton scrive "che la
maggior parte pot� credere che le condizioni in
cui vivevano gli internati fossero state
intenzionalmente provocate dai Tedeschi. Gli
internati segnalarono esempi di brutalita e
trascuratezza, e i giornalisti che visitarono i
campi di concentramento, provenienti da diversi
paesi, diedero dei resoconti che assecondavano le
esigenze propagandistiche del loro paese".
Tuttavia il dr. Barton spiega chiaramente che la
mortalit� e le malattie erano inevitabili, in
quelle condizioni, e che peraltro esse si
manifestarono solo negli ultimi mesi di guerra.
"Da conversazioni con prigionieri risult�
chiaramente che le condizioni di vita, fin verso
la fine del 1944, non erano cattive. Le baracche
sorgevano in mezzo a pinete, e tutte avevano
tolette, lavandini, docce e stufe".
Egli spiega anche la carenza di viveri:
"Ufficiali medici tedeschi mi raccontarono che il
trasporto di viveri era diventato sempre pi�
difficile. Sulle strade ogni mezzo di trasporto
veniva mitragliato e bombardato...
Rimasi stupito nel trovare registri di 2 o 3
anni prima, dove erano documentate le grandi
quantit� di cibo che veniva quotidianamente
cucinato e distribuito. Da allora non condivido
l'opinione generale, secondo cui ci sarebbe stata
una deliberata politica della fame. Ci� dovrebbe
essere confermato dal gran numero di internati
ben nutriti. Come mai allora molti soffrirono di
denutrizione? Le cause principali, a
Bergen-Belsen alla fine della guerra furono:
malattie, sovraffollamento causato dall'arrivo di
internati dai "Lager" dell'Est, mancanza di
disciplina e poco rispetto dei regolamenti
all'interno delle baracche, scarso rifornirnento
di viveri, acqua e medicinali ". La mancanza di
disciplina provoc� delle sommosse durante la
distribuzione dei viveri: gli Inglesi dovettero
usare le mitragliatrici e i carri armati per
riportare l'ordine nel campo.
Glyn Hughes calcola che, a parte gli inevitabili
decessi dovuti alle circostanze particolari
"circa un migliaio di prigionieri morirono a causa
della improvvisa abbondanza di viveri: i soldati
inglesi offrirono loro le proprie razioni di
viveri e di cioccolata. " Essendo stato lui
stesso a Bergen-Belsen, subito dopo la fine
della guerra, il dr. Barton � ben informato su
ci� che riguarda le menzogne della mitologia dei
campi di concentramento, e conclude: " Per capire
le cause della situazione che abbiamo trovato a
Bergen-Belsen, bisogna stare attenti e non farsi
suggestionare dall'orribile spettacolo che si �
presentato ai nostri occhi, e che � stato
abilmente sfruttato dalla propaganda ".
Voler parlare di queste condizioni
semplicemente con le parol!e "buono" o "cattivo",
significa non rendersi conto di tutte le
circostanze .
Montaggi fotografici.
Non soltanto situazioni del genere, come quelle
di Bergen-Belsen, furono vergognosamente
sfruttate per fini propagandistici, ma la
propaganda utilizz� fotografie e film di atrocit�
interamente truccati. Le condizioni eccezionali
in cui venne a trovarsi Bergen-Belsen valgono
effettivamente soltanto per pochi campi. La
maggior parte di essi sfugg� alle pi� gravi
difficolt� e tutti gli internati sopravvissero in
buone condizioni di salute. Tuttavia � stato
fatto uso di abili falsificazioni, per esagerare
le condizioni dei campi negli ultimi mesi di guerra.
Un simile caso di falsificazione fu scoperto dal
giornale britannico Catholic Herald, il 29
ottobre 1948. A Kassel, dove ogni tedesco adulto
fu costretto ad assistere a un film sugli
"orrori" di Buchenwald, un medico di Gottinga
riconobbe se stesso sullo schermo, mentre
osservava delle vittime.
Dopo un momento di sbalordimento, si rese conto
di aver visto delle scene di un documentario,
girato dai Tedeschi a Dresda, dopo il terribile
attacco aereo del 13 febbraio 1945: in
quell'occasione quel medico aveva pre
stato il suo aiuto. Il film fu mostrato a Kassel
il 19 ottobre 1948. Dopo l'attacco aereo su
Dresda, che provoc� 135.000 vittime, per lo pi�
donne e bambini, i cadaveri delle vittime erano
stati bruciati, in mucchi di 400-500 cadaveri.
L'operazione dur� alcune settimane. Queste erano
le immagini che il medico aveva riconosciuto e
che venivano presentate come testimonianze degli
orrori di Buchenwald.
La falsificazione di fotografie riproducenti
atrocit� della guerra non � un fatto nuovo. Il
lettore interessato � rinviato al libro di Arthur
Ponsonby, Falsehood in Wartime [I falsi nella
guerra] (Londra, 1928), che contiene montaggi
fotografici delle "atrocit�" tedesche nella prima
guerra mondiale.
Ponsonby indica particolarmente "la fabbrica di
cadaveri" e "i bambini belgi senza mani", che
sono il corrispettivo propagandistico dei
"crimini nazisti".
F. J. P. Veale dichiara che l'espressione " pezzo
di saponetta umana" fu introdotta dagli
accusatori sovietici a Norimberga, come
ripetizione e imitazione della menzogna
britannica, nella guerra del 1914-18, della
"fabbrica di cadaveri", secondo la quale i
terribili Tedeschi avrebbero prodotto diverse
sostanze grazie all'utilizzazione di cadaveri
(Veale, ibid., pag. 192). Per questa accusa il
governo britannico present� le sue scuse dopo il
1918. Ma questa storia fu rimessa in vita dopo il
1945, nel racconto dei paralumi fatti con pelle
umana, che corrisponde a quello delle " saponette
umane ". In realt� Manwell e Frankl confessano a
denti stretti che la prova dei paralumi, al
processo di Buchenwald " apparve pi� tardi molto
dubbia" ("The Incomparable Crime", pag. 84).
Questa storiella si afferm� grazie a una
"dichiarazione giurata scritta" di un certo
Andreas Pfaffenberger, dichiarazione del tipo di
quelle che abbiamo prima esaminato; ma il
generale Lucius Clay riconobbe nel 1948 che le
dichiarazioni presentate al processo si
rivelarono, a un pi� attento esame, prive di
serio fondamento.
Un'opera eccellente su montaggi fotografici, in
riferimento alla menzogna dei Sei Milioni, � il
libro del politologo Udo Walendy, Bild Dokumente
fur die Geschichtsschreibung? [Documenti
fotografici per la storiografia] (Vlotho/Weser
1973). Riportiamo qui uno dei numerosi esempi .
(Illustrazioni omesse)
La provenienza della prima fotografia non �
conosciuta, ma la seconda � un fotomontaggio. Un
attento esame revela subito che le figure in
piedi sono ricavate dalla prima fotografia e che
davanti ad esse � stato montato un mucchio di
cadaveri. La palizzata � stata eliminata: ecco
come si ottiene una nuova fotografia. Questa
evidente falsificazione si trova a pag. 431 del
libro di R. Schnabel, Macht ohne Moral: eitze
Dokumentation iiber die SS (Potere senza morale:
una documentazione sulle SS), con la didascalia
Mauthausen (Walendy riporta altri 18 esempi di
falso fotografico dal libro di Schnabel). La
stessa fotografia � riprodotta anche negli Atti
della Corte Internazionale di Giustizia
Militare, vol . XXX, pag. 421, per dare
un'immagine clel Lager di Mauthausen. Si trova,
senza didascalia in: Eugene Aroneau,
Konzentrazionslager - Docamento F. 321 per il
Tribunale Internazionale di Norimberga; in Heinz
Kuhnrichs, Der- KZ-Staat (Berlino 1960, pag. 87);
in Vaclav Berdych, Mauthausen (Praga 1959); e in
Robert Neumann, Hitler, Aufstieg und Untergang
des Dritten Reiches (Monaco 1961).
IX
GLI EBREI E I CAMPI DI CONCENTRAMENTO: UNA
DOCUMENTAZIONE DELLA CROCE ROSSA
Sulla questione ebraica in Europa durante la
Seconda Guerra Mondiale e sulle condizioni di
vita nei campi di concentramento tedeschi esiste
uno studio che, complessivamente, � obiettivo e
sincero: si tratta del Rapporto del Comitato
Internazionale della Croca Rossa sulla sua
attivit� nella Seconda Guerra Mondiale, in tre
volumi (Ginevra 1948). Questo ampio rapporto, di
parte neutrale, comprende e allarga due opere
precedenti: Documents sur l'activit� du CIRC et en
Faveur des Civils Detenues dans les Camps de
Concentration en Allemagne I939-I945 (Ginevra
1946) e Inter Arma Caritas: l'Attivit� della
Croce Rossa durante la Seconda Guerra Mondiale
(Ginevra 1947). Gli autori, diretti da Frederic
Siordet, dichiarano nell'introduzione che il
rapporto si propone, nella tradizione della
Crocce Rossa, di mantenere la pi� stretta
neutralit� politica.
E in questo sta tutta la sua importanza.
Il Comitato Internaziollale della Croce Rossa,
richiamandosi alla convenzione di Ginevra del
1929 ottenne di poter visitare i prigionieri
civili, internati d�lle autorit� tedesche
nell'Europa centrale e occidentale. Non fu invece
concesso al Comitato di recarsi a visitare i
campi dell'Unione Sovietica. I milioni di
prigionieri civili e militari dell'Unione
Sovietica, le cui condizioni di vita erano
notoriamente le peggiori, erano esclusi da ogni
controllo internazionale.
Il "Rapporto della Croce Rossa" � importante
perch� in primo luogo chiarisce sulla base di
quali considerazioni giuridiche gli Ebrei furono
internati nei campi di concentramento, ossia in
quanto cittadini di uno Stato nemico. Distinti i
prigionieri civili in due categorie, il rapporto
definisce la seconda categoria come comprendente
"civili evacuati per motivi amministrativi (in
tedesco: Schutzhaf = detenzione preventiva ) che
erano stati internati per motivi politici o
razziali, perch� la loro presenza era considerata
un pericolo per lo Stato o per le truppe di
occupazione " (vol. III, pag. 73) . " Queste
persone ", continua il rapporto, " furono
assimilate alle persone arrestate o imprigionate,
in forza di una legge comune, per motivi di
sicurezza" ( pag. 74) .
Il Rapporto riconosce che in un primo momento i
Tedeschi si rifiutarono, per motivi di sicurezza,
di affidare alla Croce Rossa la sorveglianza di
persone detenute per motivi di sicurezza dello
Stato ma, a partire dal secondo semestre del
1942, il Comitato ottenne dalla Germania
importanti concessioni. A partire dall'agosto
1942 fu permesso al Comitato di distribuire nei
principali campi di concentramento della Germania
pacchi di viveri, e " dal febbraio 1943
I'autorizzazione fu estesa a tutti i campi e a
tutte le prigioni " (vol. III, pag. 78). Il
comitato allacci� presto rapporti con tutti i
comandanti dei campi di concentramento e attu�
un programma di aiuti, che funzion� fino
agli ultimi mesi del 1945, cos� come viene
dimostrato dalle migliaia di lettere di ringraziamento
inviate da parte di internati ebrei.
Gli Ebrei ricevettero i pacchi della Croce Rossa
I1 rapporto accerta che "quotidianamente
venivano preparati fino a 9000 pacchi.
Dall'autunno 1943 al maggio 1945 furono spediti
complessivamente ai vari campi di concentramento
1.112.000 pacchi, per un peso di 4.500
tonnellate. " (vol. III, pag. 80). Oltre ai
viveri, gli internati ricevevano indumenti e
medicinali. " Pacchi vennero spediti a Dachau,
Buchenwald, Sangerhausen, Sachsenhausen,
Oranienhurg, Flossenburg, Landsberg am Lech,
Floha, Ravensbriick, Hamburg-Neuengamme,
Mauthausen, Theresienstadt, Auschwitz,
Bergen-Belsen, a campi di concentramento vicino a
Vienna, in Germania centrale e meridionale. I
destinatari principali erano Belgi, Olandesi,
Francesi, Greci, Italiani, Norvegesi, Polacchi,
Ebrei apolidi " (vol. III, pag. 83). Nel corso
della guerra "il Comitato fu in condizione di
spedire e distribuire aiuti per un valore di
oltre 20 milioni di franchi svizzeri, raccolti in
tutto il mondo da organizzazioni assistenziali
ebraiche, soprattutto dalla Amerikan Joint
Distribution Committee di New York" (vol. I,
pag. 644). Quest'ultima organizzazione era stata
autorizzata dal governo tedesco a tenere un
ufficio a Berlino, fino a quando l'America non
entr� in guerra. La Croce Rossa ebbe a lamentarsi
per le difficolt� che incontrava nella sua
azione, non per colpa dei Tedeschi, ma del blocco
dell'Europa, voluto dagli Alleati. Gli acquisti
erano fatti per lo pi� in Romania, Ungheria e
Slovacchia.
Il comitato lod� particolarmente, fino alla sua
ultima visita, nell'aprile del 1945,
Theresienstadt, per lo spirito liberale con il
quale veniva amministrato. Questo campo di
concentramento "dove erano raccolti circa 40.000
Ebrei provenienti da diversi paesi, era un ghetto
privilegiato "(vol. III, pag. 75). Secondo il
rapporto, "ai delegati del Comitato era
possibile visitare il campo di Theresienstadt,
riservato ad Ebrei ed amministrato in modo
particolare. Secondo informazioni, che il
comitato ricevette, questi campi di
concentramento rappresentavano un esperimento
avviato da alcuni gerarchi del Reich... Essi
desideravano di dare agli Ebrei la possibilit� di
avere una propria vita comunitaria, di
autogovernarsi e di possedere quasi le
prerogative della sovranit�... A due delegati fu
possibile visitare il campo di concentramento il
6 aprile l945. Essi confermarono l'impressione
favorevole della loro prima visita" (vol. I, pag.
642).
Il Comitato ebbe anche parole di lode per il
regime di Jon Antonescu, il capo fascista della
Romania, dove gli fu possibile estendere il
proprio aiuto a 183.000 Ebrei rumeni, fino al
tempo dell'occupazione sovietica. Allora l'aiuto
cess�, e la Croce Rossa si lament� amaramente di
non essere mai riuscita "a mandare qualcosa in
Russia " (vol. II, pag. 62). Lo stesso destino
tocc� a molti campi di concentramento in
Germania, dopo la "liberazione" da parte dei
Russi. Il comitato ricevette una grande quantit�
di posta da Auschwitz, fino al tempo
dell'occupazione sovietica, quando molti
internati furono evacuati verso Occidente. Ma gli
sforzi della Croce Rossa per spedire degli aiuti
agli internati rimasti ad Auschwitz sotto i
sovietici, non ebbe successo. Invece furono
spediti pacchi di viveri ad ex internati di
Auschwitz, trasferiti in altri campi, come
Buchenwald o Oranienburg.
Nessuna prova di genocidio
Uno degli aspetti pi� importanti del "Rapporto
della Croce Rossa" � che esso mette in chiaro le
diverse cause dei decessi awenuti nei campi di
concentramento verso la fine della guerra. Il
rapporto dice: "La situazione caotica
in Germania, durante gli ultimi mesi di guerra,
quando i campi di concentramento non ricevevano
pi� rifornimenti di viveri, provoc� un numero
sempre crescente di vittime. Il governo tedesco,
allarmato da questa situazione, inform� infine la
Croce Rossa, il 10 febbraio 1945... Nel marzo
dello stesso anno, colloqui tra il presidente del
"Comitato Internazionale della Croce Rossa" ed il
generale delle SS Kaltenbrunner diedero risultati
concreti. Operazioni di soccorso poterono essere
avviate immediatamente dal Comitato stesso, e fu
permesso che in ogni campo di concentramento
rimanesse un delegato della Croce Rossa... "
(vol. III, pagina 83)
Sicuramente le autorit� tedesche facevano ogni
sforzo per migliorare la situazione, per quanto
era possibile. La Croce Rossa rivela anche che i
rifornimenti di viveri dovettero essere
interrotti a causa degli attacchi aerei degli
Alleati contro la rete dei trasporti tedesca, e
che, nell'interesse degli Ebrei internati,
protest� contro "la barbara guerra aerea degli
Alleati " (Inter Arma Caritas, pag. 78). Il 2
ottobre 1944 il Comitato della Croce Rossa
Internazionale mise in guardia il Ministero degli
Esteri tedesco contro l'imminente crollo del
sistema dei trasporti tedesco e dichiar� che una
carestia si sarebbe resa inevitabile per tutta la
popolazione della Germania.
Se si esamina questo ampio rapporto in 3 volumi,
si constata che manca completamente qualsiasi
prova che esistesse, nei campi di concentramento
dell'Europa occupata dalle forze dell'Asse, una
politica di sterminio. In nessuna delle 1.600
pagine del "Rapporto" si trova un accenno alle
camere a gas. Si ammette che Ebrei, come anche
prigionieri di altre nazionalit� soffrirono
privazioni e furono trattati con rigore, ma il
completo silenzio sull'argomento di un genocidio
programmato � una confutazione della menzogna dei
"Sei Milioni". Alla Croce Rossa, come pure ai
rappresentanti del Vaticano, con i quali essa
collabor�, non fu possibile unirsi al coro di
accuse di genocidio come � oggi di moda.
Per quanto riguarda l'effettivo numero di morti,
il Rapporto sottolinea che la maggior parte dei
medici ebrei in servizio nei campi di
concentramento furono impiegati per combattere
l'epidemia di tifo scoppiata sul fronte
orientale, cosicch� fu a loro impossibile
fronteggiare l'epidemia del 1945 nei campi di
concentramento (vol. I, pagina 204).
Incidentalmente viene affermato che esecuzioni in
massa avevano luogo in camere a gas camuffate da
docce. Il Rapporto fa giustizia di questa accusa:
"Vennero ispezionati dai delegati non solo i
lavatoi, ma anche i bagni e le docce. Spesso si
interveniva, quando era necessario migliorare le
installazioni, ripararle o ingrandirle "(vol.
III, pag. 594).
Non tutti erano internati
Il terzo volume del Rapporto della Croce Rossa,
terzo capitolo (I. Popolazione Civile Ebraica)
tratta "degli aiuti che vennero dati alla parte
ebraica della popolazione civile ". Questo
capitolo mette in chiaro che non tutti gli Ebrei
europei furono internati in campi di
concentramento, ma che una parte di essi rimase,
pur con delle limitazioni, tra la popolazione
civile. Questo contrasta con la "inesorabilit�"
del presunto "piano di sterminio" e con
l'affermazione, contenuta nelle false Memorie di
Hoss, secondo cui Eichmann avrebbe avuto
l'ossessione di catturare " qualsiasi Ebreo che
gli capitasse a tiro". Il Rapporto, per esempio,
riferisce che in Slovacchia, dove era
responsabile l'assistente di Eichmann, Dieter
Wisliceny, una grande parte della locale
minoranza ebraica aveva il permesso di rimanere
in paese, e che, in determinati periodi, la
Slovacchia fu considerata un territorio
relativamente sicuro per gli Ebrei, soprattutto,
fino alla fine dell'agosto 1944, per quelli
provenienti dalla Polonia. Coloro che rimasero in
Slovacchia vissero senza pericoli fino all'agosto
del 1944, quando scoppi� la rivolta contro le
truppe tedesche. E' vero che la legge del 15
maggio 1942 aveva determinato l'internamento di
migliaia di Ebrei; ma essi furono tenuti in campi
di concentramento dove le condizioni di vita
erano accettabili e dove era loro permesso di
lavorare dietro compenso, a condizioni quasi
uguali a quelle dei liberi lavoratori (vol. I,
pag. 646).
Non solo una gran parte dei 3.000.000 di Ebrei
europei pot� evitare l'internamento, ma, durante
tutta la durata della guerra, continu�,
attraverso l'Ungheria, la Romania e la Turchia
l'emigrazione degli Ebrei. Per ironia della sorte
anche l'emigrazione postbellica degli Ebrei dai
territori occupati dai Tedeschi fu facilitata dal
Reich, come nel caso degli Ebrei polacchi, che
erano giunti in Francia prima dell'occupazione.
"Gli Ebrei provenienti dalla Polonia che, mentre
erano in Francia, avevano ottenuto
l'autorizzazione ad emigrare negli Stati Uniti,
furono trattati dai Tedeschi come cittadini
americani e i loro passaporti, rilasciati dai
consolati di Stati sudamericani, furono ritenuti
validi " (vol. I, pag. 645). Come futuri
cittadini americani questi Ebrei furono trattati,
nel campo di concentramento di Vittel, nella
Francia meridionale, come stranieri americani.
Soprattutto l'emigrazione dall'Ungheria di Ebrei
europei prosegu� per tutta la durata della
guerra, senza essere ostacolata dalle autorit�
tedesche. "Fino al marzo 1945 ", riferisce il
Rapporto della Croce Rossa, " gli Ebrei
potevano lasciare l'Ungheria, se erano in possesso
di un visto per la Palestina" (vol 1 pag 648).
Senza dubbio il pi� importante contributo a
un'indagine obiettiva e spassionata sulla
questione dello sterminio � l'opera dello storico
francese prof. Paul Rassinier.
Il valore di quest'opera sta nel fatto che
Rassinier ha conosciuto per diretta esperienza la
vita nei campi di concentramento e che, essendo
um intellettuale francese socialista e
antinazista, non aveva certo interesse a
difendere Hitler o il Nazionalsocialismo.
Tuttavia, per amore di giustizia e di verit�
storica, Rassinier dedic� gli anni del dopo
guerra, fino alla sua morte nel 1966, a studi e
ricerche che confutano la menzogna dei "Sei
Milioni" e delle atrocit� dei nazisti.
Dal 1933 al 1943, Rassinier fu professore di
Storia presso il Coll�ge d'Enseignement G�n�ral a
Belfort, Academie de Besancon. Durante la guerra
combatt� nella resistenza, finch�, il 3 ottobre
1943 fu catturato dalla Gestapo e rinchiuso nei
campi di concentramento di Buchenwald e Dora.
Alla fine della guerra si ammal� di tifo: la
malattia min� la sua salute definitivamente, cos�
che non pot� pi� riprendere l'insegnamento. Dopo
la guerra fu decorato con la Medaille de la
R�sistance e della Reconnaisance Francaise ed
eletto deputato alla Camera, dalla quale fu
cacciato dai comunisti nel novembre 1946.
Rassinier cominci� quindi la sua grancle opera:
un'analisi sistematica del preteso "sterminio"
degli Ebrei. Non sorprende che le sue opere siano
poco note. Poche sono state tradotte, e nessuna
in inglese. Le pi� importanti sono: Le Mensonge
d'Ulysse (Parigi 1949; ) che � un esame
sulle condizioni di vita nei campi di
concentramento, basato sulle sue esperienze
personali; Ulysse trahi par les Siens (1960),
dove vengono confutate le affermazioni dei
propagandisti. Il suo enorme lavoro fu completato
da due opere conclusive, Le V�ritable Proc�s
Eichmann (1962) e Le Drame des Juifs europ�en
(1964), dove con una precisa
analisi statistica, vengono messe a nudo
vergognose falsificazioni. L'ultima opera prende
in esame anche il significato politico e
finanziario della menzogna dello sterminio, e il
suo sfruttamento da parte di Israele e delle
potenze comuniste.
Uno dei molti meriti dell'opera del Rassinier �
quello di aver dissolto la menzogna della
malvagit� tedesca e di aver svelato in che modo
la verit� storica fu annebbiata da una propaganda
di parte. Le sue indagini mostrano chiaramente
che il destino degli Ebrei durante la Seconda
Guerra Mondiale, una volta purificato da tutte le
distorsloni e ricondotto alle sue giuste
proporzioni, si libera dagli spropositati eccessi
propagandistici per apparire in una luce diversa
e meno tragica.
In un giro di conferenze attraverso la Germania,
nella primavera del 1960, il prof. Rassinier
sottoline�, di fronte ad un pubblico tedesco, che
era ormai tempo di far risorgere la verit�
riguardo alla menzogna dello sterminio e che
proprio ai Tedeschi toccava cominciare, perch�
queste accuse lasciavano sulla Germania, agli
occhi del mondo intero, un marchio di vergogna,
del tutto ingiustificato.
La menzogna delle camere a gas
Rassinier ha intitolato il suo primo libro La
Menzogna di Ulisse, alludendo alle storie
incredibili raccontate da chi ritorna da paesi
lontani "a beau mentir qui vient de loin ".
Fino alla sua morte, Rassinier esamin� tutta la
letteratura concentrazionaria, cercando di
ritrovare o di incontrare gli autori di quelle
storie. Fece giustizia delI'affermazione
stravagante di David Rousset (The Other Kingdom,
New York 1947), secondo la quale a Buchenwald ci
sarebbero state camere a gas. Poich� egli stesso
era stato internato a Buchenwald, pot� provare
che cose del genere non c'erano mai state (La
Menzogna di Ulisse,).
Rassinier mise alle strette anche l'abate Jean
Paul Renard, domandandogli come potesse egli
testimoniare, nel suo libro Chaines et Lumi�res,
che a Buchenwald ci fossero camere a gas. Renard
gli rispose di averlo sentito da altri, e di aver
pertanto accettato di testimoniare su cose che
non aveva mai vedute (ibid., pgg. 223 sgg.).
Rassinier esamin� anche il libro di Denise
Dufournier, Ravensbruck: The Women's Camp of
Death (Londra 1948). E ancora una volta dovette
constatare che l'autrice non aveva altra prova
dell'esistenza di camere a gas che vaghe "voci",
che, secondo Charlotte Bormann, erano state messe
in oircolazione da internati comunisti. Analoghi
esami vennero condotti su libri come: This was
Auschwitz: The Story of a Murder Camp di Philipp
Friedman (New York 1946) e The Theory alld
Practice of Helt di Eugen Kogon (New York 1950);
e trov� che nessuno di questi autori poteva
indicare un testimone vivente che avesse visto ad
Auschwitz una camera a gas n� loro stessi ne
avevano mai visto una. Kogon pretende che una ex
internata poi deceduta, Janda Weiss, gli avrebbe
detto di aver visto ad Auschwitz camere a gas; ma
poich� questa persona era deceduta, Rassinier non
pot� ovviamente chiederle dei chiarimenti e
controllare la veridicit� e autenticit� della
testimonianza. Gli fu invece possibile
interrogare Benedikt Kautsky, l'autore di Teufel
und Verdammte (Il Demonio e i Dannati), che aveva
parlato dello sterminio di milioni di Ebrei ad
Auschwitz. Kautsky pot� solo confermare a
Rassinier di non aver mai visto personalmente una
camera a gas; le sue informazioni si basavano su
quello che altri a gli avevano raccontato .
La medaglia d'oro in letteratura
concentrazionaria viene assegnata da Rassinier a
Niklos Nyizli, per il suo libro Doctor at
Auschwitz (Medico ad Auschwitz), dove la
falsificazione di fatti, le manifeste
contraddizioni, le menzogne pi� sfacciate mostrano
che l'autore parla di luoghi che non ha mai visti
(Le Drame des Juifs europ�ens, pag. 52). Secondo
questo libro, furono eliminate ogni giorno 25.000
persone, per 4 anni e mezzo, ci� che rappresenta
un progresso, rispetto ai 24.000 morti al giorno,
per 2 anni e mezzo di Olga Lengyel. Ci� darebbe
un totale di 41 milioni di vittime, solo ad
Auschwitz, cio� due volte e mezzo l'intera
popolazione ebraica mondiale di prima della
guerra. Quando Rassinier cerc� di avere notizie
su questo "testimone", gli fu raccontato "che era
morto qualche tempo prima della pubblicazione del
libro". Rassinier � convinto che Niklos Nyizli
non sia altro che un personaggio fittizio.
Dalla fine della guerra Rassinier ha
effettivamente girato per tutta l'Europa alla
ricerca di qualcuno che fosse stato veramente
testimone di "gassazioni" nei campi di
concentramento tedeschi durante la Seconda Guerra
Mondiale; ma la sua ricerca � stata vana.
Scopr�, invece, che nessuno degli autori che
sostengono che i Tedeschi avrebbero sterminato
milioni di Ebrei aveva mai visto una camera a
gas, costruita per questo scopo, n� alcun autore
pot� procurarsi mai un testimone vivente che ne
avesse visto una. Senza dubbio ex prigionieri
come Renard, Kautsky e Kogon hanno basato le loro
affermazioni non su ci� che essi avevano visto,
ma su ci� che avevano "sentito", sempre da fonti
"degne di fiducia", che erano per� gi� morte,
nelle pi� svariate circostanze, e alle quali non
era pertanto possibile far confermare o non
confermare le loro dichiarazioni.
Il fatto pi� importante che emerge dagli studi
del Rassinier e sul quale non ci possono essere
dubbi � la menzogna sulle "camere a gas". Serie
indagini, condotte sul posto, hanno
inconfutabilmente dimostrato che, in contrasto
con quanto affermato dai "testimoni"
sopravvissuti, non ci sono mai state camere a gas
nei campi di concentramento tedeschi di
Buchenwald, Bergen-Belsen, Ravensbruck, Dachau e
Dora, o a Mauthausen, in Austria. Questo fatto,
da noi pl� sopra gi� rilevato � stato confermato
da Stephen Pinter, del "Ministero della Guerra
degli USA", e ufficialmente riconosciuto
dall"'Istituto di Storia Contemporanea" di
Monaco. Tuttavia Rassinier fa notare che
"testimoni" hanno dichiarato al processo Eichmann
di aver visto a Bergen-Belsen prigionieri avviati
alle camere a gas.
Per quanto riguarda i campi di concentramento
orientali, in Polonia, Rassinier mostra che
l'unica testimonianza che confermerebbe
l'esistenza di camere a gas a Treblinka, Chelmno,
Belzec, Maidanek e Sobibor � quella, assurda e
senza fondamento di Kurt Gerstein, della quale si
� pi� sopra gi� parlato. In un primo tempo,
Gerstein aveva sostenuto che sarebbero stati
eliminati 40.000.000 di persone, cifra assurda;
successivamente, nella sua prima "memoria"
firmata, aveva ridotto la cifra a 25.000.000. In
una sua seconda "memoria" ridusse ulteriormente
la cifra. Questi documenti furono a tal punto
considerati sospetti, che non vennero accettati
nemmeno dal Tribunale di Norimberga; tuttavia
rimasero in circolazione in tre diverse
redazioni. Una in tedesco (viene distribuita
nelle scuole) e due in francese: nessuna delle
tre versioni concorda con le altre. L'edizione
tedesca serv� come "prova" nel processo Eichmann
(1961).
Infine il prof. Rassinier volse l'attenzione ad
un'importante ammissione del dr. Kubovy,
direttore del Centro Mondiale di Storia Ebraica
Contemporanea a Tel Aviv, contenuta in La Terre
Retronv�e (La terra ritrovata) del 15 dicembre
1960. Il Dr. Kubovy riconosce che non esiste un
solo ordine di Hitler, Himmler, Heydrich o Goering
a proposito dello sterminio degli Ebrei (Le Drame
des Juifs europ�ens, pag. 31, 39).
La menzogna dei "Sei Milioni" viene confutata
Per quanto riguarda la cifra propagandistica dei
Sei Milioni, Rassinier ne dimostra la falsit�
sulla base di una accurata indagine statistica.
Egli mostra che questo numero fu introdotto
subdolamente, accrescendo il numero della
popolazione ebraica di prima della guerra e non
tenendo conto dell'emigrazionc e
dell'evacuazione; e inoltre abbassando il numero
dei sopravvissuti alla fine della guerra. Questo
fu il metodo applicato dal Jewish World Congress
(Congresso Mondiale Ebraico). Rassinier respinge
anche ogni "testimonianza", scritta o orale, sui
Sei Milioni, che sia stata data da "testimoni"
del tipo di quelli sopra descritti: perch�
sono tutte piene di contraddizioni,
di esagerazioni, falsit�. Fa l'esempio delle
vittime di Dachau: nel 1946 il pastore Niemoller
aveva ripetuto l'assurda valutazione di 238.000
morti gi� avanzata da Auerbach, mentre il vescovo
di Monaco Neuhaussler, in un discorso pronunciato
a Dachau, nel maggio del 1962, parl� di soli 30
mila morti � fra i complessivi 200.000 internati
di 38 nazioni � (Le Drame des Juifs europ�ens}
pag. 12). Oggi il numero � ancora sceso di alcune
migliaia,e continuer� a scendere. Rassinier ne
conclude che dichiarazioni in appoggio alla tesi
dei Sei Milioni, date da uomini come Hoss,
Hoettl, Wisliceny e Hollriegel, che temevano la
condanna capitale, o speravano di essere graziati
e che erano stati sottoposti a continue torture,
sono del tutto inattendibili.
Rassinier trova degno di nota il fatto che al
processo Eichmann non sia stata citata la cifra
dei Sei Mitioni. "L'accusa al processo di
Gerusalemme, fu indebolita dalI'assenza del tema
centrale: i sei milioni di Ebrei, che si pretende
siano stati sterminati nelle camere a gas. Questa
allegazione pot� essere facilmente creduta nei
giorni subito dopo la guerra, in una situazione
di generale disordine materiale e spirituale.
Oggi sono stati pubblicati diversi documenti che
al tempo del processo di Norimberga non erano
ancora accessibili e che tendono a dimostrare che
se anche gli Ebrei hanno subito ingiustizie e
sono stati perseguitati dal regime di Hitler, non
si pu� assolutamente parlare di sei milioni di
vittime" (ibid., pag. 125).
Rassinier dedica 100 pagine ad un esame accurato
di materiale statistico, e conclude nel volume
"Le Drame des Juifs europ�ens" che le perdite
ebraiche della Seconda Guerra Mondiale non
possono aver superato il 1.200.000; e fa notare
che questa valutazione � stata anche accettata
dal "Centro Mondiale di Documentazione Ebraica
Contemporanea" di Parigi. Tuttavia questa cifra
rappresenterebbe il limite massimo e Rassinier
richiama l'attenzione sulla valutazione di
896.892 morti o uccisi, proposta in uno studio
dello statistico ebreo Raul Hilberg. Lo Stato di
Israele, tuttavia, ricorda Rassinier, continua a
reclamare riparazioni per sei milioni di morti,
in ragione di 5.000 marchi tedeschi per ogni
vittima (immaginaria)!
Emigrazione = la Soluzione finale
Il prof. Rassinier sottolinea in modo
particolare, che il governo tedesco non ha mai
seguito altra politica nei confronti degli Ebrei
che quella di farli emigrare in paesi
d'oltremare.
Spiega anche che, dopo la promulgazione delle
leggi razziali di Norimberga, nel settembre 1935,
i Tedeschi trattarono con gli Inglesi per rendere
possibile l'emigrazione degli Ebrei tedeschi in
Palestina, sulla base della dichiarazione di
Balfour. Dopo il fallimento di queste trattative,
si rivolsero ad altri Paesi, chiedendo se fossero
disposti a interessarsi della cosa, ma tutti
rifiutarono (ibid., pag. 20). Il Piano Palestina
fu ripreso nel 1938, ma fall� nuovamente, perch�
la Germania non poteva accettare di pagare
3.000.000 di marchi, pretesi dell'Inghilterra per
il trasporto, senza ottenere un accordo di
compensazione. Nonostante queste difficolt�, la
Germania assicur�
l'emigrazione ad una gran parte degli Ebrei, per
lo pi� verso gli Stati Uniti. Rassinier fa
riferimento al rifiuto francese del Piano
Madagascar, proposto dalla Germania alla fine del
1940. � In una relazione del 21 agosto 1942 il
segretario di stato del Ministero degli Esteri
det Terzo Reich, Luther, scrive che sarebbe
possibile negoziare con la Francia in questa
direzione e descrive i colloqui che ebbero luogo
nel luglio e nel dicembre del 1940; colloqui che
furono interrotti in seguito all'intervista che
Pierre Etienne Flandin, successore di Laval, aveva
concesso a Montoire, il 13 dicembre 1940. Durante
tutto l'anno successivo i Tedeschi sperarono di
poter riprendere queste trattative e di condurle
a buon fine � (ibid., pag. 108).
Dopo lo scoppio della guerra, gli Ebrei che, come
ci ricorda Rassinier, avevano dichiarato gi� nel
1933 la guerra economica e finanziaria alla
Germania furono internati in campi di
concentramento, "ci� che fa ogni paese in guerra
con i cittadini di un paese nemico... Si decise
pertanto di trasferirli e costringerli al lavoro
in un grande ghetto che, dopo la vittoriosa
avanzata in Unione Sovietica, fu installato,
verso la fine del 1941, nei cosiddetti territori
orientali (Ostgebiete), vicino agli ex confini
tra Russia e Polonia: ad Auschwitz, Chelmno,
Belzec, Maidanek, Treblinka, ecc... L� avrebbero
dovuto aspettare la fine della guerra, fino alla
ripresa di trattative internazionali che
avrebbero deciso della loro sorte " (Rassinier,
Le veritabte Proc�s Eichmann, pag. 20). L'ordine
di raccogliere gli Ebrei nel ghetto orientale fu
dato ad Heydrich da Goering, e fu considerato come
il preludio della "desiderata soluzione finale"
ossia l'emigrazione in paesi d'oltremare,
appena fosse finita la guerra.
Colossale menzogna
Il prof. Rassinier prende in grande
considerazione il modo in cui la menzogna dello
sterminio fu sfruttata per vantaggi politici e
finanziari. Qui Israele e Unione Sovietica vanno
perfettamente d'accordo. Egli fa notare che, dopo
il 1950, dilag� un profluvio di libri menzogneri
sullo sterminio, sotto l'abile direzione di due
organizzazioni, il cui lavoro procedeva in tale
sincronia, da far pensare che ubbidivano ad
un'unica mente. La prima organizzazione era il
Comitato per la Ricerca dei Crimini e dei
Criminali di Guerra, costituito a Varsavia sotto
gli auspici del governo comunista, l'altra il
Centro Mondiale di Storia Contemporanea e di
Documentazione Ebraica, con sede a Parigi e a Tel
Aviv. Le loro pubblicazioni videro la luce in un
clima politico favorevole: per l'Unione Sovietica
l'obiettivo era quello di mantenere viva la
minaccia nazista per allontanare l'attenzione
dalle proprie attivit�.
Per quanto riguarda Israele, il mito dei Sei
Milioni � motivato, secondo Rassinier, da fini di
natura puramente materiale. Nel libro Le Drame
des Juis europ�ens (pagg. 31, 39) Rassinier
scrive: "...Si tratta di giustificare, con un
certo numero di vittime, le enormi sovvenzioni
che lo Stato di Israele riceve annualmente dalla
Germania, a titolo di riparazione di danni;
questo indennizzo non ha alcuna base, n�
giuridica n� morale, poich� lo Stato di Israele
non esisteva al momento in cui questi pretesi
danni furono provocati. e dunque una questione di
natura finanziaria e materiale". Si tratta
dunque semplicemente e volgarmente di denaro
(gross sous).
" Forse occorre ricordare che lo Stato di Israele
� stato fondato soltanto nel 1948, e che gli
Ebrei erano cittadini di tutti i paesi, eccetto
che di Israele, per far comprendere l'enorme
impostura; per descrivere la quale nessuna lingua
possiede le parole necessarie. Da un lato la
Germania paga a Israele le riparazioni, calcolate
sulla base di 6 milioni di morti; dall'altro,
poich� alla fine della guerra quattro quinti dei
sei milioni erano vivi e vegeti, la Germania
versa somme ingenti a titolo di
Wiedergutmachung (indennizzo delle vittime
delle persecuzioni del nazionalsocialismo ) agli
Ebrei che vivono nei paesi di tutto il mondo,
fuori che in Israele nonch� agli aventi diritto
degli Ebrei morti in seguito. Ci� significa che
per i primi ( cio� i sei milioni ) o, detto
diversamente, per la stragrande maggioranza, essa
paga il doppio.
CONCLUSIONE
Ecco, riassumendo, quanti sono stati gli Ebrei
morti o uccisi durante l'ultima guerra.
Contrariamente a quanto � stato affermato a
Norimberga e nel processo Eichmann, nei territori
sotto giurisdizione tedesca non vivevano
9.000.000 di Ebrei, ma solo 3.000.000 (escludendo
l'Unione Sovietica), e questo a causa della
massiccia emigrazione. Anche calcolando gli Ebrei
che vivevano nella Russia occupata dai Tedeschi
(ma i pi� vennero evacuati prima dell'avanzata
germanica), non si dovrebbero superare i
4.000.000. Lo statistico di Himmler, dr. Richard
Korherr, e il Centro Mondiale di Storia
Contemporanea e Documentazione Ebraica
calcolarono rispettivamente un totale di
5.500.000 e 5.290.000, nel momento di massima
espansione dell'occupazione tedesca; ma entrambe
le valutazioni comprendono i 2.000.000 di Ebrei
del Baltico e della Russia occidentale, senza
tener conto del gran numero di Ebrei di quelle
comunit� che furono evacuate. Tuttavia c'�
l'ammissione, da parte di questo centro di
decumentazione ebraica, che in Europa e in Russia
occidentale vivevano meno di 6.000.000 di Ebrei.
Quanto siano deboli le argomentazioni di chi
parla di 6.000.000 di vittime, lo dimostra il
fatto che al processo Eichmann l'accusa evit� di
nominare questa cifra. Tuttavia, le valutazioni
ufficiali del numero di vittime vengono
tacitamente abbassate da parte ebraica.
La nostra analisi delle statistiche riguardanti
la popolazione e l'emigrazione ebraiche, cos�
come le indagini condotte dal giornale svizzero
Baseler Nachrichten e quelle del prof. Rassinier,
mostrano che il numero delle vittime ebraiche non
pu� assolutamente essere stato superiore a
1.500.000.
E' pertanto degno di nota che il Centro Mondiale
di Storia Contemporanea e Documentazione Ebraica
di Parigi dica, adesso, che soltanto 1.485.292
Ebrei siano morti, di morte naturale o non,
durante la Seconda Guerra Mondiale; e sebbene
questo numero sia ancora troppo alto, � gi�
lontanissimo dai leggendari Sei Milioni. Come
gi� ricordato, lo statistico ebreo Raul Hilberg
giunse alla conclusione che ci furono 896.892
morti o uccisi, un totale ancora inferiore al
precedente. Perfino l'ebreo dr. Listoiewski
scrisse sulla rivista Theo Beoom, nel 1952, di
aver cercato per due anni e mezzo, come giurista
e statistico, di stabilire il numero degli Ebrei
morti o dispersi durante l'era hitleriana
(1933-1945) e di essere giunto alla conclusione
che questo numero oscillava tra i 350.000 e i
500.000. Listojewski concludeva dicendo che " se
noi Ebrei parliamo di sei milioni, diciamo
un'infame menzogna! " (Studien fuer Zeitfragen,
n. 3/4, 14-4-1960).
Sicuramente alcune migliaia di Ebrei sono morti
nel corso dell'ultima guerra, ma ci� deve essere
visto nel contesto di un conflitto che fece molti
milioni di vittime innocenti in tutti i paesi
raggiunti dalla guerra. Per considerare la cosa
nella sua giusta luce, dobbiamo ricordare, come
esempio, che 700.000 civili russi morirono
durante l'assedio di Leningrado e che un numero
complessivo di 2.050.000 civili tedeschi, furono
uccisi dagli attacchi aerei alleati e durante la
loro espulsione dai Territori occupati
dall'Armata Rossa.
Massacri immaginari
La domanda che pi� di ogni altra sta in
connessione con la menzogna dello sterminio �
sicuramente questa: quanti dei 3.000.000 di
Ebrei, che si trovarono durante la guerra nei
paesi sotto controllo tedesco, vivevano ancora
dopo il 1945? Il Jevish Joint Distribution
Committee valut� il numero dei soprasarissuti in
Europa tra 1.000.000 e 1.500.000, ma questa cifra
� oggi inaccettabile, come dimostra il numero
sempre crescente di Ebrei che richiedono al
governo della Germania Federale risarcimenti per
le persecuzioni che avrebbero patito tra il 1939
e il 1945. "Nel 1965, il numero dei richiedenti
si era triplicato nel giro di soli 10 anni, e
raggiungeva la cifra di 3.375.000" (Aufbau, 30
giugno 1965).
Niente potrebbe meglio dimostrare la spudorata
falsit� della leggenda dei "Sei Milioni". La
maggior parte dei
richiedenti sono Ebrei, cosicch� non pu� pi�
sussistere il dubbio che la maggioranza dei
3.000.000 di Ebrei che furono soggetti
all'occupazione nazista in Europa siano vivi e in
ottima salute. In realt�, pertanto, le perdite
ebraiche durante la Seconda Guerra Mondiale
devono essere valutate nell'ordine delle
migliaia. Questo � sicuramente un motivo
sufficiente di dolore per il popolo ebreo. Ma chi
ha il diritto di inventare massacri inesistenti
facendone ricadere colpa e vergogna su di una
grande nazione europea, e di richiederle poi
ancora, fraudolentemente, un indennizzo
finanziario?
no... � palesemente un falso... in realt� ne sono morti solo 5.999.999...
� un complotto frutto della campagna di disinformazione della congiura ploto
ebraico massonica
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Io, italiano ariano e presunto cattolico (in realt� agnostico), che ho
conosciuto persone sfuggite allo sterminio, lavorato persone che hanno
salvato e nascosto ebrei, avuto parenti testimoni di massacri diabolici di
civili e bambini:
al solo leggere tali infamie provo nausea e ribrezzo.
un augurio a chi publicizza tali demenze: morire tra i pi� atroci tormenti.
> Io, italiano ariano e presunto cattolico (in realt� agnostico), che ho
> conosciuto persone sfuggite allo sterminio, lavorato persone che hanno
> salvato e nascosto ebrei, avuto parenti testimoni di massacri diabolici di
> civili e bambini:
> al solo leggere tali infamie provo nausea e ribrezzo.
> un augurio a chi publicizza tali demenze: morire tra i pi� atroci
> tormenti.
augurio che rimbalzer� su chi lo esprime.
Quanto al mito olocaustico faccio rilevare che un racconto che per
difendersi ha bisogno della violenza � solo per questo un falso in malafede.
__________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus, versione del database delle firme digitali 4832 (20100203) __________
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