Ieri sera, lette sull'Unità e sentite nei tiggì di sinistra, le cronache
delle proteste sull'apertura del circolo di estrema destra di Milano "Cuore
nero" mi sono chiesta quanto corti fossero i capelli dei promotori?
Perchè se sono teste rasate sono fasci, se hanno i capelli un centimentro
sono nazi, se sono chiome sono gay. Questa è omologazione ottusa. E mentre
pensavo ciò sul video passava un rasta. Questo chi è? E perchè un rasta è
buono che invece potrebbe avere le pulci e attaccarle a tutti?
Insomma si può etichettare una persona per la lunghezza dei capelli? Io dico
che è banale e riduttivo, si rischia di sbagliare. E mi è parsa una grande
montatura a scopo di sommossa la protesta dei centri sociali e dei gruppi
sedicenti antifascisti, che hanno mobilitato persino forze dell'ordine in
tuta e casco. C'era bisogno di far figurare così il nostro Paese nei tiggì
italiani visti in tutto il mondo? Ma non ha ragione Veltroni quando dice "ci
stiamo dando la zappa da soli"? Allora perchè non la smettono di fare
montature, di raccontare bugie, di dare ad altri colpe che non hanno? Basta
basta. Sono cresciuta con questo obbligo all'odio verso la destra per avere
la patente di democratica, come fossimo tutti ex partigiani. Di botte e
catene è stata piena la mia giovinezza, voglio morire come nelle favole...
dove alla fine vissero tutti felici e contenti.
Inoltre ad ascoltarli i promotori del circolo "Cuore nero" mi sono sembrati
ragazzi seri, educati, parlavano l'italiano. Anzi ce ne fossero altri, mi
piacerebbe aprissero altri centri. Io senza destra non so vivere. Mi manca
tutto. E anche il mio cuore è nero. Di paura, di preoccupazione, di rabbia
talvolta per le stupidaggini che fanno alcuni. Sono stufa di questa
dittatura della sinistra che decide cosa devo pensare e persino le lunghezze
dei capelli politici. Ma vadano a fare i polli che altro non sono...
Faccio i migliori auguri a quelli di "Cuore nero", giovani e meno giovani.
Che siano orgogliosi di essere di estrema destra. Dio solo sa da quelle
parti quanto futuro è stato rubato a molti prima di loro, che hanno pagato
un prezzo alto per una politica che politica poi non era. Non possiamo
ridare loro ciò che è stato loro rubato. Ma possiamo dare un futuro alla
destra. Questo sì.
Fate presto. Fate bene. Fate molto. Siamo tanti, Cuore nero.
http://www.comincialitalia.net/interna.asp?id_tipologia=2&id_articolo=6724
> ...a Milano finalmente qualcosa di destra (di Donatella Papi)
> Roma 7 Settembre 2008 ore 16:34
Si vede che Donatella Papi vive a Roma.
"Finalmente qualcosa di destra a Milano" è come dire finalmente il mare a
Rimini, oppure finalmente la birra in Baviera.
Milano è la capitale della finanza da sempre la finanza dei Cuccia e dei
Calvi che tutto si può dire ma certo che non son di sinistra.
Milano è retta da giunte di destra dagli anni ottanta, sempre che qualcuno
non consideri l'oligarchia craxiana un fulgido esempio di sinistra.
Veramente di questa merda potevamo farne volentieri a meno.
vasquez
Gli anni sessanta: il Sanbabilino [modifica]
L'amore fra la destra e San Babila scoppia alla fine degli anni Sessanta.
Secondo Tommaso Staiti di Cuddia, ex parlamentare missino, poi transitato,
in polemica con la svolta di Fiuggi, alla Fiamma Tricolore, piazza San
Babila era una sorta di sede aggiuntiva dei locali della Giovane Italia e
del Raggruppamento giovanile di corso Monforte 13.
«San Babila - spiega Staiti di Cuddia - la scoprimmo io e Franco Petronio
quasi per caso passeggiando a Milano intorno al 1967. C'erano le avvisaglie
della contestazione ed una sera vedemmo stazionare dei ragazzi, che in
maniera estetica, esprimevano una gioventù diversa da quella dei capelloni e
degli hippies. Nel frattempo Nencioni aveva trovato una sede per la Giovane
Italia ed il Raggruppamento giovanile in via Monforte, a due passi da San
Babila. La sede non era molto grande ma il pomeriggio e la sera erano alcune
centinaia di ragazzi che gravitano fra la sede e San Babila»[5].
Una sede che avrà vita breve ma intensa: nel 1970 chiude. Il magma giovanile
che fa oramai la spola fra sede e San Babila è scarsamente controllabile,
sia dal punto di vista politico, sia quello della violenza, che a Milano sta
dilagando.
E proprio negli anni Settanta nasce un neologismo dispregiativo:
sanbabilino. Viene inventato da alcuni cronisti milanesi per definire i
fascisti che stazionano in piazza San Babila.
Il Fronte apre una sede, qualche mese dopo, in una zona più periferica, in
via Burlamacchi. Sono tuttavia molti gli ex "monfortini", come Nico Azzi,
che non approvano il trasloco e decidono di restare a San Babila. Insieme a
diversi gruppi extraparlamentari che a Milano non hanno la forza di avere
una sede propria: Avanguardia Nazionale, guidata da Mario Di Giovanni, e
Lotta di Popolo, capeggiata da Serafino di Luia, che fa la spola con Roma.
Gli anni settanta: l'anarchia nera [modifica]
In questo coacervo di persone, realtà e tendenze, cresce una nuova
generazione di militanti, che, pur mantenendo un minimo legame con l' MSI,
decide di seguire la strada della piazza e dell'anarchia nera. Dalle sedi di
partito ci si sposta nei bar. Quello più noto è il Motta (oggi Autogrill),
sotto i portici all'angolo con corso Vittorio Emanuele. Qui sono accampati i
ragazzi apolitici di cui parla Staiti, fino all'arrivo dei militanti orfani
di Monforte. Ma vengono frequentati anche il Borgogna (oggi Victory) di via
Borgogna, mentre alcuni preferiscono il Pedrinis dalla parte di corso
Matteotti e poi infine I Quattro Mori che oggi non esiste più.
A San Babila comincia a farsi vedere sempre più spesso un militante vicino
alle posizioni di Pino Rauti: Giancarlo Rognoni, gravitante in Ordine Nuovo
e fondatore della rivista La Fenice.
Un ambiente più abituato alla pratica che alla teoria, con alcune eccezioni
come quella di Mario Di Giovanni, il leader di Avanguardia Nazionale di
Milano.
I leader di San Babila [modifica]
A San Babila contano sempre più solo i fatti. Accanto a personaggi politici
come Di Giovanni e Ferri, o giovani militanti alla Zani, o alla Guaglianone,
emergono altri modelli della piazza.
Gianni Nardi [modifica]
Gianni Nardi e rappresentano la leggenda dei sanbabilini. Alti, biondi, di
famiglia ricca e look d'ordinanza: Lacoste d'estate e giaccone militare
d'inverno. Jeans o pantaloni militari e gli Ray-ban.
Personaggi [modifica]
Scorrendo i nomi dei leader di piazza San Babila emergono quell di Maurizio
Murelli, i militanti più famosi e carismatici dell'estrema destra milanese.
Lo zoccolo duro della piazza è composto da Nico Azzi, Cesare Ferri, Lino
Guaglianone, Mario Di Giovanni, Gianni Nardi, Giancarlo Esposti, Attilio
Carelli, Mauro Marzorati, Dario Panzironi, Luciano Bertanelli, Davide
Petrini, Ferdinando Alberti, Riccardo Manfredi, Gianni Ferrorelli e Rodolfo
Crodace, detto Mammarosa.
Il giovedì nero [modifica]
Per approfondire, vedi la voce Giovedì nero di Milano.
> la finanza dei Cuccia e dei
> Calvi che tutto si può dire ma certo che non son di sinistra.
vedo che hai prontamente rimosso dalla memoria i sogn,i poi diventati veri,
di fassino, consorte, dalema...?!
Sai, parlo dei sogni di possedere una banca.