Google Groups no longer supports new Usenet posts or subscriptions. Historical content remains viewable.
Dismiss

Meriti sociali di Mussolini

10 views
Skip to first unread message

Giustizia sociale

unread,
Dec 7, 2009, 1:54:29 PM12/7/09
to
Discutendo con persone straniere sui forum in Inglese mi trovo spesso a
affrontare una grande ignoranza e pregiudizio contro Mussolini, che
all'estero ᅵ visto solo come "l'amico di Hitler".
Io invece mi sforzo di far conoscere i meriti di Mussolini nella
politica interna e i grandi progressi sociali che ha fatto compiere
all'Italia.
Alcuni temi:

- servizio sanitario pubblico gratuito (quello che Obamna scopre
adesso... Mussolini lo inventᅵ 80 anni fa!)

- miglioramento delle scuole

- miglioramento dei trasporti

- miglioramento delle condizioni della famiglia (aiuti per i bambini ecc)

e altro.

Perᅵ mi chiedono sempre riferimenti precisi, qualcuno mi puᅵ indicare
dei siti non faziosi (non anti Mussolini) dove vengono elencati tutti i
meriti e le grandi riforme pubbliche e sociali di Mussolini?

Grazie!

Giustizia Sociale Italiana.

FOIBE

unread,
Aug 14, 2010, 11:24:28 AM8/14/10
to

"Giustizia sociale" <unoc...@amoreperlitalia.it> ha scritto nel messaggio
news:4b1d4f65$0$710$5fc...@news.tiscali.it...

> Discutendo con persone straniere sui forum in Inglese mi trovo spesso a

fai conoscere anche come Benito ha trattato ed "onorato" la sua VERA MOGLIE,
IDA DALSER ed figlio che ebbe da lei.

http://archiviostorico.corriere.it/2005/gennaio/14/Cosi_Duce_distrusse_famiglia_segreta_co_9_050114072.shtml
---
DOCUMENTI Uno speciale stasera su Rai Tre. Mussolini, che da Rachele aveva
già avuto Edda, divenuto dittatore cancellò un passato dannoso per la sua
immagine
Così il Duce distrusse la famiglia segreta
Fece internare in manicomio il figlio naturale Benito Albino e la madre

Non più tardi di tre mesi fa, nella trasmissione «Porta a porta» di Bruno
Vespa, è andata in onda per l' ennesima volta, in cinquant' anni di
«servizio pubblico» televisivo, la favola del buonuomo Mussolini. Con il
sollecito contributo del maestro di cerimonie, i discendenti diretti del
Duce - a cominciare dal figlio Romano - hanno riscaldato e servito a qualche
milione di italiani l' antica minestra del Mussolini faccia dura ma cuore
tenero. Un uomo, il Duce, tanto carezzevole con i bambini quanto mite con
gli adulti, compresi i suoi numerosi amici ebrei... E poi, scappatelle
erotiche a parte, che incantevole padre di famiglia! La leggenda del
buonismo ducesco non è meno falsa oggi di quando venne inventata, sessant'
anni orsono. Il meccanismo è quello consueto - scoperto, eppure insidioso -
che fa leva sulle qualità private per suggerire pubbliche virtù. Se un
dittatore è capace di affetti, o addirittura di amore, non significa forse
che è un dittatore dal volto umano? Quando si coniuga al passato, il
buonismo psicologico sottointende quasi sempre un «buonanimismo» ideologico.
Rappresentato negli ultimi dodici giorni della vita sua e di Eva Braun, può
sembrare commovente perfino l' Adolf Hitler sposo in extremis nel bunker
berlinese. Io non so quanti fra gli affezionati telespettatori di Bruno
Vespa avranno il modo e la voglia di sintonizzarsi, alle 21 di stasera,
sulla terza rete della Rai, quando verrà trasmesso un documentario di
Fabrizio Laurenti e Gianfranco Norelli intitolato Il segreto di Mussolini.
In compenso, per avere avuto il privilegio di visionare in anticipo questo
ottimo esempio di come si possa fare storia in televisione, mi sento di
azzardare un pronostico. Se guarderanno il documentario da cima a fondo, non
pochi cultori della favola intorno al buonuomo Mussolini si troveranno
scossi nelle loro consolanti certezze. Perché qui, la petite histoire vale
davvero a fare «Grande Storia»: è proprio scavando nella vita privata del
Duce che emerge il contenuto intrinsecamente perverso della vita pubblica
nell' Italia del Ventennio. Il segreto di Mussolini, si fa prima a
raccontarlo che a digerirlo. Nel 1915, quando il futuro Duce si era da tempo
legato a Rachele Guidi e aveva avuto da lei la figlia Edda, un' altra sua
amante - la trentina Ida Dalser - gli diede il suo primogenito maschio:
Benito Albino, che il bersagliere Mussolini legalmente riconobbe come
proprio figlio naturale. Ma già negli anni successivi, ancora nel pieno
della Grande Guerra, il Mussolini politico cercò di sottrarre il figlio alla
madre, e tentò di far rinchiudere quest' ultima, cittadina austriaca, in una
qualche patria galera. Quel che non riuscì all' ex leader socialista riuscì
più facilmente al Duce del fascismo. A partire dal 1926 Ida fu internata in
manicomio, dapprima vicino Trento poi a Venezia, dove morì undici anni più
tardi. Quanto a Benito Albino (cui mai più fu permesso di rivedere la
madre), nel 1935 venne lui stesso dato per pazzo e rinchiuso nel manicomio
milanese di Mombello, entro le cui mura si spense, nel 1942, a soli ventisei
anni. Grazie alle ricerche degli autori in archivi pubblici e privati,
segnatamente presso gli ex ospedali psichiatrici dove l' amante trentina e
il primogenito maschio del Duce furono costretti a vivere e a morire, Il
segreto di Mussolini restituisce questa tragedia familiare con una
straordinaria vividezza di toni. Fra i documenti ritrovati, più di tutti
colpiscono le lettere che per oltre un decennio Ida Dalser trovò il modo di
trasmettere ai congiunti, nonostante l' occhiuta sorveglianza cui la donna
venne sottoposta da un manicomio all' altro. Molte altre missive Ida inoltrò
alle autorità fasciste, al papa Pio XI, a Mussolini in persona, chiedendo
pietà per se stessa e per il figlio. Non una lucida follia, piuttosto una
folle lucidità la accompagnò durante i vent' anni intercorsi fra la nascita
di «Benitino, il nostro piccolo grande amore» (come Ida lo definì in una
lettera al Duce) e la morte (in crudo linguaggio burocratico) della «demente
Dalser». La quale - dopo una rocambolesca fuga dal manicomio di Venezia, e
l' immediata reazione della polizia fascista - si congedò dal figlio che le
era stato rapito per sempre con parole tutt' altro che insensate: «Benito
non piangere, porto il tuo cuore nella tomba». Il documentario contiene
materiale straziante, cui corrisponde peraltro una rara, quasi anglosassone
asciuttezza nel commento. Ma di là dal registro più immediatamente emotivo,
il programma offre un contributo propriamente storiografico, nella misura in
cui illustra la varietà di personaggi cui il regime fascista dovette fare
ricorso perché il segreto di Mussolini potesse rimanere tale: così da
preservare l' immagine oleografica di un uomo che alle quotidiane fatiche di
Palazzo Venezia alternava l' incanto familiare di Villa Torlonia. Non solo
il fratello del Duce, il potentissimo Arnaldo direttore del Popolo d'
Italia; non solo il prefetto di Trento, i gerarchi della provincia, il buon
fascista del luogo - tale Giulio Bernardi - che si rese disponibile ad
«adottare» Benito Albino dopo il ricovero coatto della madre: tutta una
pletora di medici compiacenti, di poliziotti senza scrupoli, di solerti
vicini di casa lavorarono alla riuscita del complotto manicomiale. In questo
come in infiniti altri casi che lo riguardavano meno direttamente, quello
messo a punto dal buonuomo Mussolini si rivelò un sistema tanto capillare
quanto efficace di intrusione nella vita privata e pubblica degli italiani:
fu una macchina distruttiva di sentimenti, appartenenze, identità. Lo
impararono a proprie spese la sorella, i cognati, le nipoti di Ida Dalser,
intimiditi dal regime al punto di dover nascondere l' amore che continuavano
a portare alla presunta pazza e al suo sfortunatissimo figlio. E lo imparò a
proprie spese Giacomo Minella, la più toccante fra le diverse figure che gli
autori del documentario hanno saputo ritrovare e intervistare. Collega di
Benito Albino al corso telegrafisti della Scuola Navale di La Spezia, tale
nipote di Giulio Bernardi si vide investito del ruolo di
compagno-controllore del figlio naturale di Mussolini. Da marinaio, nei
primi anni Trenta fu con lui nella lontana Cina, sforzandosi di soccorrerlo
nel suo dramma identitario. Ma ancora oggi egli piange - con la suprema
dignità con cui può piangere un novantenne - per essere stato usato dal
fascismo come cane da guardia del suo migliore amico. Se potesse accomodarsi
nel salotto televisivo di Bruno Vespa, anche Benito Albino sarebbe oggi un
vegliardo di novant' anni. Al cospetto del maestro di cerimonie, chissà
quali parole troverebbe per raccontare questa terribile storia dell' Italia
mussoliniana: l' amante giovanile del dittatore ripudiata come una povera
demente, il figlio primogenito separato con la forza da entrambi genitori,
il manicomio come un lugubre cimitero dei vivi, altrettante scene da Urss
staliniana... Ma le spoglie del telegrafista Benito Albino riposano da
sessant' anni nella fossa comune del cimitero di Limbiate, mentre i
nottambuli spettatori di «Porta a porta» si lasciano cullare dalle facili
melodie del suo fratellastro, il jazzista Romano Mussolini. Il documentario
«Il Segreto di Mussolini» andrà in onda stasera alle 21, su Rai Tre. È stato
realizzato da due filmmaker italo-americani, Fabrizio Laurenti e Gianfranco
Norelli, in coproduzione con «La Grande Storia» di Rai Tre e con la
partecipazione della Provincia Autonoma di Trento

Luzzatto Sergio

0 new messages