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I: 13 milioni di assassinati-La sindrome del sopravvissuto

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Rafmi...@libero.it

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Oct 25, 2009, 11:40:27 AM10/25/09
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Fw: 13 milioni di assassinati-La sindrome del sopravvissuto

----- Original Message -----
From: "donquixote" <>

Sent: Saturday, October 24, 2009 8:39 PM
Subject: 13 milioni di assassinati-La sindrome del sopravvissuto
Il Timone
Aborto: la sindrome del sopravvissuto
di Carlo Bellieni
Una bella mattina di primavera, una mattina come le altre, vi alzate,
andate a lavoro e aprite il giornale: per uno strano caso notate
una notizia che vi attira.
Leggete meglio e trasecolate: il giornale riporta chiaramente
che voi avete avuto un fratello che quando era molto piccolo � morto.
E nessuno ve ne aveva parlato.
Fate fatica a crederci, ma l'articolo � dettagliato, e leggendolo
vi rendete anche conto che vostro fratello non � morto proprio
per caso, ma che qualcuno - e proprio qualcuno cui voi volete
molto bene - ha avuto a che fare con la sua morte.
Quali sentimenti genera questa scoperta, quali ambivalenze,
quali conflitti o domande? Strampalata situazione?
Non tanto: � quello che pu� succedere quando qualcuno scopre,
per qualche motivo, che un suo fratellino � stato abortito.

Gi� nel 1983, lo psicologo PG Ney riportava che i sopravvissuti
ad aborto possono sviluppare sentimenti di ostilit�, trattenuti
dalla necessit� di continuare a sentirsi voluto; pu� essere oggetto
di sovra-protezione, per i sensi di colpa dei genitori, e su di lui
si possono riversare attese impossibili, se � vissuto come
�figlio-sostituto�.

Benoit Bayle, noto psichiatra francese, ha parlato dell'argomento
in un libro: L'embrione sul lettino. Psicopatologia del concepimento
umano (Koin� Edizioni).
In un'intervista (Avvenire, 22 marzo 2005) cos� si esprime:
�Quando si impiantano tre embrioni e uno solo sopravvive; quando
i biologi scongelano gli embrioni e circa il 40% di essi perisce;
quando i medici praticano un "feticidio" su una gravidanza multipla.
Quando in altre parole il bambino appartiene a un gruppo di pari
che � stato decimato prima della sua nascita, si osservano talvolta
problemi psicologici paragonabili a quelli osservati nei sopravvissuti
a catastrofi di tipo diverso. Tali traumi si orientano in tre direzioni.
L'essere umano concepito pu� pensare: �perch� sono in vita io
e non gli altri?�. Inconsciamente, pu� provare un senso di colpa notevole.
Ma pu� avvertire anche, a seconda delle circostanze, una sensazione
di onnipotenza o di megalomania: "Sono pi� forte degli altri, pi�
forte della morte", "sono indistruttibile dal momento che sono
sopravvissuto.". Questi sentimenti di colpa e di onnipotenza talora
coesistono paradossalmente e si accompagnano ad un'esposizione
al rischio,diretta (mettersi in situazioni di pericolo) o indiretta
(ad esempio, sviluppando malattie psicosomatiche). �.

Insomma, cosa passa per la mente di una ragazza, di un uomo
che viene a sapere che uno o pi� suoi fratelli concepiti con lui
o prima di lui sono stati volontariamente scartati/eliminati?
Possiamo solo immaginarlo, ma quello che non crediamo opportuno
� disinteressarsene: la scoperta di un fatto cos� personale ed intimo
non lascia indifferenti. Esistono libri per aiutare i genitori a far
accettare un aborto spontaneo ai fratellini gi� nati (per esempio
No Smile Cookies Today di K Kennedy Tapp o Molly's Rosebush
di J. Cohn) proprio perch� non � un passaggio facile, che anzi
potrebbe essere sbagliato censurare.

Immaginiamoci allora quando l'aborto non � spontaneo, come
sottolineano nel 2006 Philip Ney e collaboratori dell'Universit�
della British Columbia, parlando chiaramente di Sindrome
del sopravvissuto all'aborto, che mostra segni diversi da chi
ha avuto fratelli morti per aborto spontaneo. Per questo
� importante ricordarsi che il dramma dell'aborto non interessa solo
le persone che direttamente lo subiscono, cio� il bimbo e la donna.

E non riguarda solo la famiglia. E' il dramma della generazione
dei nati nell'epoca in cui abortire � lecito, e che sanno che,
se si fossero presentate le condizioni, avrebbe potuto succedere a loro.

Si dir� che questa � un'esagerazione e che tante coppie mai
penserebbero ad abortire, ed � vero. Ma la possibilit� teorica c'�;
e, anche senza saperlo, oggi quasi tutte le donne che stanno
per diventare mamme vengono in contatto con esami che saggiano
la �normalit� del feto�.
Alcuni esami sono invasivi (l'amniocentesi, per esempio), altri
guardano nel sangue materno se c'� un rischio, altri infine
si basano sull'esame ecografico di certe caratteristiche (per esempio
la famosa �plica nucale� o l'osso nasale) per valutare il rischio
di sindrome Down. E ormai siamo diretti verso uno screening
generalizzato. Insomma, chi nasce oggi sa di essere nato dopo
aver superato l'esame. Alcuni sono nati �perch� lo hanno superato,
altri sarebbero nati comunque. Ma tutti hanno fatto l'esame.
E questo essere esaminati non � una cosa da poco, se � il modo
che la societ� ha, e spesso anche i genitori, per avvicinarsi la prima
volta al figlio. Passati i secoli dello stupore per una nuova vita,
oggi si �accerta� la normalit� e poi si �accetta� il figlio.

Ma quello che � pi� importante � che questo coincide con
una particolarit� ben nota ai sociologi: la generazione dei ragazzi
di oggi viene chiamata da loro come la generazione degli
�echo-boomers�, nome difficile, ma che nasce dalla fusione
del termine �baby-boomer� (cio� i figli del boom economico
nati negli anni '60) e del termine echo (eco) che insieme stanno
a dire che questi ragazzi oggi vivono solo di riflesso dei sentimenti,
delle speranze deluse, dei desideri frustrati dei loro genitori.
Non hanno pi� desideri propri, ma vivono per soddisfare i desideri
di chi li ha messi al mondo e lasciati nascere. Forse perch� sanno
che sono nati proprio perch� hanno adempiuto da feti i desideri
dei genitori. Pensavamo che fosse finita l'epoca del padre-padrone,
ma ora torniamo ancora pi� indietro.

Sia che siano sopravvissuti ad un aborto, sia che siano passati
attraverso l'analisi genetica prenatale, la generazione dei nostri figli
� una generazione di sopravvissuti, per accedere alla quale perlomeno
ti domandano prima se hai certe caratteristiche.
L'aborto � il trauma finale, ma ci preoccupa anche l'aria
che i nostri figli respirano e di cui sono ben consci: quella
in cui �chi non � desiderato � indesiderabile�.

Avvenire
TREDICI MILIONI DI NON NATI FIGLI CHE MANCANO
E DANNO PENSIERO
MARINA CORRADI
Ci mancano tredici milioni di figli. In Eu�ropa, e solo negli ultimi
dieci anni, non sono nati tredici milioni di figli. Oltre un mi�lione
e duecentomila aborti all'anno. Tre�mila e trecento i figli che gli europei
cancel�lano, ogni giorno. Le elaborazioni sono del��l'Istituto europeo
di politica familiare, sulla base di dati Eurostat.
I numeri, sono qualcosa di oggettivo. Non come le opinioni. I numeri
stanno l�, fermi, incontestabili. E davanti a questi numeri ci si dovrebbe,
crediamo, almeno fermare un momento. Anche chi non ha dubbi
sul di�ritto all'aborto, forse davanti a questa cifra - dei soli ultimi
dieci anni - potrebbe la�sciarsi interpellare da qualche domanda.
Perch� siamo abituati a pensare all'aborto come scelta individuale,
riguardante in fon�do solo la donna e al massimo la sua fami�glia.
Ma il bilancio tracciato dall'Istituto mo�stra l'aspetto collettivo,
la somma di tutte queste scelte indivi�duali. Che �, alla fi�ne,
quasi una gene�razione mancante a questa Europa.
Tre�dici milioni che non ci sono nei banchi delle scuole, nei campi
di pallone dei nostri quartieri - nelle nostre case, la sera.
Nelle tabelle, nei grafici, milioni di singole e spesso so�litarie
scelte indivi�duali si addizionano, si allineano, diventano un esercito:
eccoli, tutti i figli che non abbiamo voluto. E non � necessario,
crediamo, essere dei pro-life per guardare a queste schiere
di figli non nati con dolore: come si guarda a una sconfitta,
come si guarda a una bellezza perduta.
Tra le pieghe del rapporto si apprende che nella "vecchia" Europa
dei 15, pi� bene�stante dell'Europa allargata a 27, in questi dieci anni
il numero di aborti � aumentato. Che dal 2000 a oggi la Spagna
ha raddop�piato gli aborti (da 63 mila a 122 mila) - e questo
fa pensare che la cultura e la politi�ca di un Paese c'entrino,
e tanto, nell'in�fluenzare la scelta fra un s� e un no.
L'Italia invece risulta in leggero calo; anche se oltre
un milione e trecentomila di quei tredici mi�lioni di figli
che mancano in questi dieci an�ni sono nostri.
Ancora: in Europa una gra�vidanza su cinque finisce in un aborto,
e un aborto su sette � di una ragazzina sotto i vent'anni.
Numeri.
Con la asettica freddezza propria dei numeri.
Milioni di private scelte rap�prese in quelle file di zeri implacabili.
� un fatto: tredici milioni di figli ci mancano. Mentre gli esperti
si affannano a spiegare le conseguenze sociali del declino demografi�co,
e ci descrivono una futura Europa di vec�chi, e di vecchi spesso soli
e spesso poveri, sarebbe leale stare a guardare questi grafici
e domandarci se l'individuale "diritto" cui l'Occidente inneggia
da trent'anni non mo�stri ora le sue drammatiche conseguenze collettive.
Se, invece di introdurre la pillola abortiva, o di allargare il libero
aborto alle se�dicenni come in Spagna, non sarebbe il ca�so di fermarsi
un momento e di riflettere. Davvero tutto pu� essere solo ristretto
nel "privato", e la dimensione comunitaria � ir�rilevante?
Pochi giorni fa ad Ars il cardinale Sch�n�born, arcivescovo di Vienna,
alla fine degli esercizi predicati a mille preti in occasione dell'Anno
Sacerdotale, ha detto: �Il dram�ma dell'Europa � la denatalit�. L'Europa
si sta suicidando nell'aborto dei suoi figli�.
Co�me un pugno nello stomaco, la diagnosi del�l'arcivescovo della citt�
che � il cuore della vecchia Europa (cuore invecchiato, dove met�
degli abitanti vive da 'single'). Quel�le parole ci hanno ammutoliti,
e quasi sia�mo stati tentati di dirci che erano eccessi�vamente severe.
Ma tredici milioni in meno. Non � la stessa cosa, detta con la freddezza
dei numeri?
Un esercito, che non c'�. Che non diventer� grande, che non ci dar�
dei nipoti. E che e�ra fatto di figli: di primi passi, e primi giorni
di scuola, e giochi in cortile.
Vita, che non � stata. (Se, almeno, avessimo
il coraggio di ammettere un collettivo dolore...).


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