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UE contro l'Ungheria

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Rafmi...@libero.it

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Jun 20, 2011, 2:40:05 PM6/20/11
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Gli Stati membri non possono usare fondi UE per campagne contro l'aborto.
Questo � quanto ha detto l'8 giugno scorso il vice presidente della
Commissione europea, Viviane Reding. Il caso riguarda l'Ungheria dove sono
comparsi manifesti in cui un feto esclama: "Capisco che tu non sia pronta
per me, ma ti prego dammi in adozione, lasciami vivere".

La campagna pro-life, lanciata dal partito di centrodestra del premier
Viktor Orban, � in parte finanziata dall'Unione Europea. La Reading ha
affermato che questa iniziativa "non � in linea con i progetti presentanti
dalle autorit� ungheresi per ricevere i finanziamenti di Bruxelles. Gli
Stati membri dell'Unione Europea non possono usare i fondi comunitari per
pubblicit� contro l'aborto. Per tale motivo, l'esecutivo dell'Unione Europea
ha chiesto a Budapest di rimuovere tutti i manifesti, se non vuole incorrere
in sanzioni finanziarie". Ed infine ha rincarato la dose: "avvieremo
procedure per porre fine all'accordo e trarremo le dovute conclusioni, anche
in termini finanziari". Le ha fatto eco l'eurodeputata francese del gruppo
socialista Sylvie Guillaume: "Usare fondi dell'Unione Europea per promuovere
campagne anti-aborto � un abuso, ed � incompatibile con i valori europei".
Pronta � arrivata la replica di Mikl�s R�thelyi, Ministro ungherese delle
Risorse Nazionali e Responsabile degli Affari Sociali: "Il governo ungherese
intende arrivare al pi� presto a una risoluzione del caso e considera la
vicenda una questione tecnica e legale". Inoltre ha aggiunto che la
destinazione dei fondi UE � un punto che si offre a diverse interpretazioni
e su cui bisogna fare chiarezza. Infine ha concluso che il governo �
disponibile a trovare le soluzioni pi� appropriate per chiudere il caso.

La miccia si � accesa lo scorso 28 maggio in occasione della Giornata
internazionale d'azione per la salute delle donne, giornata in cui la
European Women's Lobby (EWL) e la International Planned Parenthood
Federation European Network (IPPF EN) hanno diffuso un comunicato stampa in
cui si puntava il dito contro la neonata Costituzione Ungherese che dovrebbe
entrare in vigore il primo di gennaio del 2012. Questa carta costituzionale
� colpevole, a detta di tali organizzazioni, di ledere i diritti sessuali e
riproduttivi delle donne e contrasterebbe con il Programma di azione del
Cairo adottato nel 1994 in occasione della conferenza internazionale su
Popolazione e sviluppo.

Ma cosa dice la futura Costituzione ungherese di cos� offensivo? L'articolo
messo all'indice � il numero due: "Ognuno ha diritto alla vita e alla
dignit� umana. La vita del feto � protetta fin dal concepimento". Questo
articoletto minerebbe la libert� della donna e della coppia di mettere al
mondo i figli quando si desidera e inoltre obbligherebbe a continuare la
gravidanza anche nel caso in cui la salute della donna potrebbe correre
qualche pericolo.

Ecco allora le femministe post-moderne imbracciare il fucile della critica
spietata e far ricorso alla Commissione europea affinch� freni queste derive
oscurantiste. Eva Fager, vice presidente della EWL, cos� invoca l'intervento
dell'Europa: "Speriamo che l'Unione europea controlli attentamente gli stati
membri e agisca per assicurare il rispetto dei diritti umani delle donne,
compresi quelli sessuali". Elizabeth Bennour, direttore del programma dell'IPPF,
si spinge pi� in l� e chiama al contrattacco tutte le forze laiciste: "La
risposta a questi attacchi deve venire da tutti quelli che credono che le
donne hanno un diritto inalienabile al proprio corpo, in una societ�
egualitaria, democratica e secolare". L'appello viene subito raccolto dall'European
Humanist Federation, a cui tra l'altro aderisce la nostrana Unione Atei e
Agnostici Razionalisti, tanto per comprendere quale � il DNA di questa
organizzazione europea.

A questo primo assalto la vice presidente Viviane Reding non � riuscita a
dare soddisfazione ai querelanti dovendo ammettere che la Costituzione
ungherese non viola nessuna norma o trattato comunitario e che ogni nazione
� sovrana sul suo territorio. In parole povere il contenuto della Carte
costituzionali non pu� essere dettato dall'Unione europea. Purtroppo al
secondo colpo di ariete il principio di sovranit� nazionale � andato in
frantumi. Infatti nella campagna pubblicitaria promossa dal governo
ungherese ci sono di mezzo fondi non solo statali ma anche europei.

Quello che � accaduto in Ungheria ha costretto i vertici dell'Unione Europea
a gettare la maschera: i veri diritti, o presunti tali, sono solo quelli
delle persone gi� nate e il femminismo radicale detta legge in Europa, con
il suo portato di rivendicazioni libertarie che sono n� pi� n� meno quelle
del lontano Sessantotto. D'altronde l'anagrafe non mente: le donne di
governo o al vertice di potenti organizzazioni sovranazionali che in questa
vicenda si sono stracciate le vesti si sono formate culturalmente proprio in
quel travagliato periodo del secolo scorso.

Ma al di l� di queste considerazioni di merito, poniamoci una domanda di
carattere giuridico: � vero che questa campagna pro-life � un abuso? Che
contrasta con i valori europei? Insomma questi cartelloni pubblicitari sono
illegittimi ed � dunque giusto toglierli dalle strade? Per nulla verrebbe da
rispondere se andiamo a spulciare alcune risoluzioni del Parlamento Europeo
(n. 372/88, n. 327/88 e n. 16/03/89), la Raccomandazione del Parlamento
Europeo n. 1046/86, la Raccomandazione del Consiglio d'Europa n. 1100/89 e
la n. 874/79. In questi documenti si fa espressamente riferimento o al
"diritto alla vita del concepito" oppure si parla di vera e propria dignit�
dell'embrione. Pi� chiari di cos� non si pu� essere.

Se poi ci spostiamo dal piano europeo a quello mondiale la musica non
cambia: pensiamo alla Convenzione Internazionale sui Diritti dell'Infanzia
del 1989 e alla Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo del 1959 approvate
dall'ONU in cui, in entrambi i casi, si indica come doveroso la tutela del
fanciullo anche prima della nascita. E questi due documenti sono stati fatti
propri da non pochi stati europei. Ci� a voler dimostrare che non solo l'Ungheria
non viola nessuna disposizione di carattere giuridico, ma con la sua
iniziativa contro l'aborto si allinea alle disposizioni appena menzionate e
fa propri quei valori pro-life che, sebbene spesso dimenticati, sono il
patrimonio comune di tutto un continente.

di Tommaso Scandroglio 17-06-2011

http://www.labussolaquotidiana.it/ita/articoli-assalto-ue-allungheria-pro-life-2183.htm


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