Libertàepersona
Testimonianze dal post aborto.
Di Caius
Serena Taccari è una mamma che si dedica da anni ad aiutare le gravidanze
indesiderate e soprattutto le donne che vivono le conseguenze psicologiche
del post aborto, di cui ha parlato sul nostro sito la psicoterapeuta Cinzia
Baccaglini (interessantissimo:
http://www.libertaepersona.org/dblog/articolo.asp?articolo=517). Sul sito
della sua associazione,
http://www.il-dono.org/, c'è un forum dove si
trovano diverse testimonianza di donne che hanno abortito
(
http://www.il-dono.org/forum.html).
Ne riporto una: Giorno 24 Gennaio 2008 ho scoperto di essere incinta, ho
parlato con il mio ragazzo (in quel periodo),abbiamo preso la decisione di
portare avanti la gravidanza, abbiamo preso la decisione di diglielo ai
nostri rispettivi genitori...ma il problema sta che quando io ho scoperto di
essere incinta e poi deciso di portare avanti,lui ad un tratto è diventato
"strano"eh si strano,si è allontanato da me,ed io ho capito che c'era
qualcosa che non andava, gli ho parlato e gli dissi:"c'è qualcosa che non
va?ne vuoi parlare un p?" lui mi rispose:che andava tutto ok!
ma sinceramente non me la sono bevuta.. non si faceva sentire,
al telefono era distaccato, era freddo,poi pensai ke forse aveva paura..
ed è normale...lo capivo anch'io avevo paura...poi il 13 aprile lui
mi ha detto o meglio ha parlato con mio padre, che non si vuole prendere
nessuna responsabilità,quindi si è lavato le mani ed mi ha
abbondanata,quando mio padre me la detto ci sono rimasta
male...ma io mi sono presa tutte le mie responsabilità.
Ho detto me lo cresco io,e porterà il mio cognome..ma purtroppo...
poi arriva il giorno della visita. (ero già al 5 mese)lui poi il ginecologo
dopo di avermi fatto l'ecografia ha notato qualcosa al bimbo,
e mi ha mandato un altro posto, per farmi l'ecografia più intesa
per vedere se il suo dubbio era realmente... io ci andai, ero insieme
ai miei genitori ed la mia migliore amica (quel giorno non potrò
mai dimenticarlo),la dottoressa mi disse che il bambino non si era
formato il cervello,al posto del cervello aveva solamente liquido...
il pikkolo poteva nascere ma c'era il rischio che poteva morire dopo
pochi giorni del parto oppure restare a letto e nn avere un vita sana..
così io e miei abbiamo deciso di abortire, ho fatto ttt le visite e così
alla fine di aprile esattamente il 26 aprile ho abortito...
ho avuto tutti gli effetti di un parto ed ho partorito con il parto
naturale... da quel giorno sono cambiata, vado quasi sempre
al cimitero, piango sempre, dentro di me mi sento un'assassina
di aver ucciso un'anima innocente, mi sento una merda in senso
della parola, sono diventata pessimista, non voglio più uscire da casa,
voglio morire... mi sento vuota...non sono più con il sorriso,
(mentre prima lo ero sempre),cambio umore facilmente,mi sento
in colpa...ho tanta rabbia con me stessa..mi sono chiusa in me stessa...
appena torno dal lavoro mi rinchiudo nella mia stanza,vado a letto
presto, mi trascuro,non ho voglia di uscire e voglio restare sola
nel mio dolore. Ogni volta che esco o sono al lavoro,vengono
persone incinte oppure dei neonati, e mi viene in mente il mio
bambino che per io non c'è lo qui...ma nel mio cuore... non riesco
più vedere altri bambini che penso al mio...
Berlicche
Un'umanità diversa
Oggi mi hanno mandato per mail una lettera comparsa su "Il Manifesto"
intitolata "Follie di un missionario". E' un commento scandalizzato
dell'articolo di Tempi "Ecco il mio piccolo Gesù deforme".
La domanda è sempre quella: a che serve una vita così?
Ma anche la risposta è sempre quella: a che serve la tua vita?
Non c'è alternativa. O odi tutto quello che ti richiama alla tua mortalità e
alla tua imperfezione, anche un bambino idrocefalo, e pensi che l'unica
soluzione sia sopprimerlo, o lo ami: ma questo è possibile solo in Cristo,
perchè solo con la possibilità di una Redenzione è possibile non odiare
la nostra imperfezione o quella altrui.
La sola soluzione che il Manifesto propone è bestemmiare il Creatore e, si
legge tra le righe, sopprimere la creatura. Deridendo chi la ama. E rimanere
così irrimediabilmente soli, irrimediabilmente rabbiosi, irrimediabilmente
deformi.
«L'avvenimento di Cristo diventa presente "ora" in un fenomeno di umanità
diversa: un uomo vi si imbatte e vi sorprende un presentimento nuovo di
vita, qualcosa che aumenta la sua possibilità di certezza, di positività, di
speranza e di utilità nel vivere e lo muove a seguire. Gesù Cristo,
quell'uomo di duemila anni fa, si cela, diventa presente, sotto la tenda,
sotto l'aspetto di una umanità diversa. L'incontro, l'impatto, è con una
umanità diversa, che ci colpisce perché corrisponde alle esigenze
strutturali del cuore più di qualsiasi modalità del nostro pensiero o della
nostra fantasia: non ce lo aspettavamo, non ce lo saremmo mai sognato,
era impossibile, non è reperibile altrove»
Luigi Giussani