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Re: Carteggio Mussolini Churchill :le vere motivazioni della guerra italiana

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Rafmi...@libero.it

unread,
Jul 8, 2010, 5:31:17 AM7/8/10
to

"Artamano" <artam...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
news:FpqXn.75486$Ua.1...@twister2.libero.it...
>
>
> http://www.effedieffe.com/index.php?option=com_content&view=article&id=15705:10-giugno-1940&catid=19&Itemid=148
> Le vere motivazioni della guerra italiana nascoste nel carteggio Mussolini
> Churchill
> Risalire oggi, a 70 anni dal 10 giugno 1940, alle vere motivazioni
> dell'entrata in guerra dell'Italia, dopo che le potenze alleate hanno
> sequestrato i nostri archivi di Stato e militari, mentre al contempo non
> hanno reso accessibili i propri, non è certo un compito agevole.
>
> Oltretutto si è anche costretti a lavorare a fronte di una storiografia di
> parte che cerca di presentare la Seconda Guerra Mondiale come il risultato
> dei sogni di dominio mondiale della Germania hitleriana quando, viceversa,
> è indubbio che se Hitler giocò con il fuoco, portando il punto di crisi in
> Europa fino alle soglie della guerra, sperando che gli anglo francesi,
> dopo il patto Molotov - Ribentropp (che gli copriva le spalle), alla fin
> fine gli avrebbero lasciato campo libero con i polacchi, è altrettanto
> vero che furono invece le democrazie occidentali, forti di un futuro
> appoggio statunitense, che dopo aver conseguito con la prudente politica
> dell'appeasement, il tempo necessario per un riarmo bellico, fecero
> soffiare i venti di guerra usando la Polonia e puntando decisamente allo
> scontro.
>
> Partendo da questo presupposto, palesemente sottaciuto, ma storicamente
> inoppugnabile (già solo considerando la limitata struttura continentale
> delle Forze Armate tedesche), occorre tener presente che qualunque analisi
> storica che voglia risalire alle cause di un conflitto di portata
> mondiale, deve trovare in qualche modo conferma nelle grandi linee
> geopolitiche della Storia.
>
> Se infatti portiamo lo sguardo oltre i particolari contingenti, dalle
> ideologie, dagli interessi economici divergenti, ecc., troveremo che il
> motore della Storia è quello della geopolitica, laddove Stati e nazioni si
> dividono, si scontrano, e si compattano dietro i grandi interessi
> geopolitici, gli unici che possono garantire nel tempo lo sviluppo futuro
> e la sicurezza militare ai poli antagonisti della terra: le realtà
> continentali e quelle talassocratiche.
>
> Valutazione questa, assolutamente vera per il passato, forse un po' meno
> vera da quando, nel secolo XX, un secolo dagli enormi progressi
> soprattutto nel campo dei trasporti e delle comunicazioni che hanno
> globalizzato le economie e le culture del pianeta, sono entrate
> pesantemente in gioco lobby e consorterie transnazionali, tendenti al
> dominio mondiale svincolato da un riferimento etnico e geografico, perché
> forti di una potenza finanziaria cosmopolita mai vista in passato.
>
> In ogni caso la corrispondenza tra gli sviluppi e le tendenze militari,
> economiche ed ideologiche e la geopolitica resta sempre un presupposto
> irrinunciabile per avere la controprova della giustezza delle analisi
> storiche. Ed è appunto su questi presupposti che cercheremo di spiegare
> molti aspetti oscuri della nostra partecipazione alla guerra.
>
> Come noto l'Italia entrò in guerra con una formula, coniata da Mussolini,
> di guerra parallela, quindi sostanzialmente sganciata dalle strategie dei
> tedeschi. L'evidente accordo che poi, come vedremo, intercorse all'ultimo
> momento tra Mussolini e Churchill (accordo nascosto nel famoso carteggio
> fatto sparire dal britannico) che determinò un inizio blando delle nostre
> operazioni belliche, ha fatto avanzare da molti il sospetto che tutto
> sommato, l'entrata in guerra di Mussolini era, paradossalmente, più contro
> la Germania che contro l'Inghilterra e del resto, svariate esternazioni
> del Duce farebbero sospettare anche l'ipotesi di un Mussolini segreto
> nemico di Hitler. In realtà, che Mussolini possa essere stato un segreto
> nemico di Hitler è una forzatura interpretativa di alcuni fatti,
> analizzati senza conoscere i retroscena geopolitici, perché le cose non
> stanno affatto in questi termini.
>
> Vero invece che l'Italia giocò le sue carte strategiche indipendentemente
> dagli interessi tedeschi e Mussolini aderì all'ultimo momento alle
> proposte segrete di Churchill, non per sabotare la guerra tedesca, anche
> se poi in effetti ne derivò un danno per una possibile vittoria, ma
> semplicemente perché quell'intesa sembrava risolvere di colpo tutti i
> nostri problemi.
>
> La strategia geopolitica di Mussolini, infatti, restò sempre, nonostante
> gli alti e bassi di una difficile alleanza tra partner di sbilanciata
> potenzialità economica e militare, una geopolitica antibritannica, e non
> poteva essere diversamente mantenendosi, al contempo, distinta e guardinga
> nei confronti dei tedeschi.
>
> Oggi, finalmente, gli storici stanno, a poco a poco, arrivando a
> individuare i veri contenuti del carteggio Mussolini Churchill, tranne
> che, magari, ancora non possono dire certe cose con chiarezza (non si fa
> carriera, divergendo troppo dalle linee ideologiche che sono alla base del
> regime). Per le vicende del Carteggio, comunque, ci sono due testi che
> bisogna assolutamente conoscere e ai quali rimandiamo: F. Andriola,
> Mussolini Churchill il carteggio segreto, SugarCo 2007 e U. Giuliani
> Balestrino, Il carteggio Churchill Mussolini alla luce del processo
> Guareschi, Edizioni Settimo Sigillo, 2010.
>
> In realtà, quello che avvenne tra il Duce e Churchill, a livello di
> diplomazia sotterranea, più
> che un accordo fu un reciproco stato di necessità proprio al momento della
> nostra entrata in guerra.
>
> La geopolitica italiana
>
> Tutto scaturisce dalla nostra situazione storica e geopolitica, laddove è
> noto che Mussolini lavorava per elevare l'Italia al rango di una piccola -
> media potenza nel sud Europa, trovando la soluzione demografica e degli
> approvvigionamenti di materie prime (atavica nostra deficienza
> strutturale) nelle colonie africane.
>
> Il dramma era che la nostra geopolitica non poteva che essere espressione
> di una potenza marittima, ma contemporaneamente con uno sguardo al
> continente: insulare e peninsulare. Il che per una nazione economicamente
> debole, priva di risorse energetiche e militarmente scarsa e per di più
> con l'Africa settentrionale scollegata, era un vero e proprio dramma. Ma
> il dramma più grosso era l'irriducibile avversione degli inglesi.
>
> Fotografando la situazione, così si espresse Mussolini con il suo medico
> Georg Zachariae: «L'Inghilterra (che) ha molti interessi nel Mediterraneo,
> quale via di comunicazione con l'Egitto e l'India, era invidiosa
> dell'influenza che l'Italia andava prendendo nel bacino del Mediterraneo,
> nei Balcani, nel vicino Oriente e in Africa. L'ostilità britannica non
> poteva certo farmi desistere dai miei piani, perché tanto valeva che me ne
> andassi abbandonando l'Italia al suo destino».
>
> Mussolini quindi, partendo da una geopolitica sostanzialmente
> antibritannica, scelse giustamente di diventare junior partner della
> Germania. Come tutti gli junior partner, egli non poteva che augurarsi che
> in Europa permanesse uno stato di equilibrio, senza dominatori assoluti ed
> evitando il più possibile la guerra e così infatti si mosse a Locarno
> 1925, Stresa 1935 e Monaco 1938,
> barcamenandosi poi, a guerra purtroppo iniziata (settembre 1939), con la
> formula della non belligeranza. A gennaio del 1940, in un rapporto inviato
> all'alleato tedesco, Mussolini cercò di indurlo a preservare uno Stato
> polacco indipendente, quale ragionevole via di uscita con gli anglo
> francesi, anche nel presupposto, scriveva con lungimiranza il Duce, che
> gli Stati Uniti, in futuro, sarebbero sicuramente intervenuti, non potendo
> consentire la sconfitta delle democrazie europee.
>
> Oggi, a posteriori, sappiamo che questi intenti di Mussolini erano
> irrealizzabili perché gli occidentali avevano un unico e pervicace scopo:
> la liquidazione degli Stati fascisti e la disintegrazione dell'Europa (che
> realizzeranno a Jalta).
>
> Resta il fatto che Mussolini, oltre all'estendersi del conflitto,
> paventava anche che inglesi e tedeschi si mettessero d'accordo tra loro su
> dimensioni globali (cosa ben diversa da un accordo europeo, auspicato
> anche dall'Italia, che evitasse o che interrompesse il conflitto in
> corso).
>
> In effetti la Germania di Hitler aveva una visione geopolitica classica,
> per così dire semplice, finalizzata ad uno spazio ad Est, unico modo per
> una potenza continentale di dominare il continente e garantirsi le fonti
> energetiche e alimentari. In quest'ottica l'Italia era considerata un
> alleata indispensabile per coprire il sud Europa ed in questo senso Hitler
> era anche disposto a rinunciare all'Alto Adige (pomo di discordia con gli
> italiani).
>
> Questa geopolitica però coltivava anche un sogno ambizioso, anzi un fine
> preciso, quello di addivenire ad un accordo su larga scala con gli
> inglesi, considerati fratelli di razza: alla Germania il continente,
> all'Inghilterra l'impero, garantendogli anche i suoi punti strategici come
> Gibilterra, Suez, Aden, Singapore, Hong Kong, Città del Capo e le Isole
> Falkland. Accordo che Hitler perseguì fino all'ultimo contando sul fatto
> che l'apparire all'orizzonte di due superpotenze planetarie, gli USA e
> l'URSS, assurte in pochissimo tempo al rango di potenze talassocratiche
> (gli USA) o di genere misto (i sovietici), con mire di dominio mondiale,
> costringesse l'Inghilterra a rivedere la sua ricorrente politica, quella
> di attaccare e distruggere la nazione europea emergente nel continente: da
> Luigi XIV, a Napoleone a Guglielmo II, l'Inghilterra, nazione
> talassocratica, si era sempre mossa, e non poteva fare diversamente, in
> questo senso: dividendo gli avversari, attaccandoli o alleandosi con
> nazioni continentali o marittime (come l'Italia nella Prima Guerra
> Mondiale).
>
> In questa situazione l'Italia, seppur alleata della Germania, qualora
> l'accordo globale anglo tedesco, fosse andato in porto, avendo gli inglesi
> tutti i loro interessi in opposizione ai nostri, tale accordo non poteva
> che essere contro gli interessi italiani (è una legge storica
> inevitabile).
>
> Questo il dramma che al tempo viveva il Duce, oltretutto a capo di una
> nazione riottosa a certe scelte impegnative anche perché, erede del
> Risorgimento massonico, aveva una industria, una finanza e buona parte di
> una cultura (tranne quella cattolica) in sintonia con gli anglo francesi e
> si aggiungano poi gli interessi non certo italiani di Casa Savoia!
>
> Si spiega così il comportamento contraddittorio e ondivago di Mussolini
> durante la non belligeranza e tutto il resto. La geopolitica e la ragion
> di Stato, spesso non vanno di pari passo con gli ideali di partito (vale a
> dire che le similitudini ideologiche tra fascismo e nazionalsocialismo non
> ebbero affatto un peso prevalente, ma questo non toglie che, nella
> considerazione storica, che trascende i particolari e le contingenze, in
> definitiva il 10 giugno 1940 fu proprio quello che affermarono gli ex
> combattenti della FNCRSI in un loro volantino: Il sangue contro l'oro; il
> lavoro contro la speculazione e l'intrigo; schiavisti anglossassoni e
> sovietici contro proletari che volevano i frutti del proprio lavoro.
>
> Arriviamo così alla guerra, conflitto dove l'Italia non poteva rimanere
> neutrale all'infinito senza rinunciare a tutto, anzi correndo addirittura
> grossi rischi. Sia che prevalesse uno dei due contendenti e sia che,
> invece, fossero addivenuti ad un accordo su larga scala l'Italia, senza
> aver combattuto, avrebbe di colpo dovuto rinunciare a tutte le sue mire.
> Proseguendo ed estendendosi il conflitto, invece, c'era anche il reale
> rischio che uno dei contendenti, per ragioni strategico militari, potesse
> invadere la nostra penisola ideale portaerei nel Mediterraneo.
>
> Mussolini procrastinò il nostro intervento fino all'impossibile, pur
> avendolo definitivamente deciso a marzo 1940 come ampiamente documentato,
> ma operativamente previsto, salvo sviluppi imprevisti del momento,
> all'incirca per il settembre di quell'anno. Oltre sarebbe stato un
> suicidio.
>
> Quando però a maggio la Francia, crollò inaspettatamente ed in quella
> misura poi, il nostro intervento non poteva più essere rinviato perché i
> tedeschi, che dal 1938 erano arrivati al Brennero e si erano riaffacciati
> anche nell'Adriatico adesso, spazzata via la Francia, minacciavano una
> ingerenza anche sul Tirreno, ponendo in forse quegli equilibri che
> garantivano la nostra geopolitica sul continente (anche in questo caso le
> leggi storiche dimostrano che alleanze ideologiche ed eventuali accordi,
> da soli, senza esercitare una influenza sul territorio, non sono mai una
> garanzia).
>
> Dovevamo quindi entrare in guerra subito, pur senza forza economica e
> finanziaria e con un esercito non all'altezza. Solo la Marina avrebbe
> potuto svolgere una sua parte (ma non lo fece).
>
> Riassumiamo ora cosa accadde in quel periodo precedente la nostra entrata
> in guerra.
>
> Lo sporco gioco di Churchill
>
> Churchill fino a circa la metà del maggio 1940, nei suoi contatti segreti
> con il Duce (la classica diplomazia sotterranea tipica di tutte le
> nazioni), ha cercato di tenere l'Italia fuori della guerra, promettendo in
> cambio ampie concessioni territoriali a spese della Francia (e poi
> consenziente la Francia stessa, quando cominciò a trovarsi in difficoltà).
> E anche questo è abbastanza documentato.
>
> Ma non è tutto, perché poi la situazione internazionale e militare
> precipitò in pochi giorni, quando, a causa dell'improvviso e imprevisto
> crollo militare dei francesi Churchill sostenuto, sull'asse Londra - New
> York, da certe consorterie guerrafondaie, si trovò nella necessità di
> fronteggiare un eventuale assalto delle correnti pacifiste che potevano
> ritenere vantaggiose le generose offerte di pace avanzate da Hitler, anzi
> consideravano ora opportuno conseguire quell'accordo globale anglo
> tedesco, che Hitler aveva sempre prospettato.
>
> Pertanto adesso (siamo ai primi di giugno '40) in attesa di un sicuro, ma
> ancora lontano nel tempo, intervento americano, Churchill aveva la
> assoluta necessità di allargare il teatro bellico e rendere la guerra
> irreversibile. Era una strategia, nella sua ottica guerrafondaia,
> rischiosa, ma necessaria, una strategia che lo portò a massacrare la
> flotta francese a Mars el Kebir i primi di luglio, anche al fine di
> mandare un messaggio di guerra a oltranza ad Hitler e, prima ancora, di
> giocare di furbizia e d'audacia con Mussolini, invitandolo a scendere
> subito in guerra (sia pure contro gli
> inglesi), proponendo un accordo a non farsi troppo male (cosa che in
> effetti è avvenuta nei primi tempi) in vista di un garantito prossimo
> tavolo della pace dove l'Italia, sostenne probabilmente e in mala fede
> Churchill, avrebbe avuto tutto da guadagnare e la sua presenza sarebbe
> stata anche utile per gli stessi inglesi.
>
> Oltretutto Churchill sapeva benissimo che oramai Mussolini non poteva più
> rimanere neutrale, quindi tanto valeva che egli mediasse in qualche modo
> il nostro inevitabile intervento.
>
> Questo è il terribile segreto del Carteggio, ovvero Churchill che aveva
> chiesto e ottenuto, il nostro intervento in guerra!
>
> In sostanza Mussolini, non è che dovette credere a tutte le sciocchezze
> del britannico (tra l'altro non poteva ignorare che ad un eventuale tavolo
> della pace gli inglesi non avevano di certo bisogno del nostro appoggio
> per mitigare Hitler anzi, l'Italia addirittura, con i suoi interessi in
> contrasto con quelli inglesi sarebbe stata un ulteriore carico sulla Gran
> Bretagna), ma si trovava nella tremenda situazione di dover ora e sùbito
> entrare in guerra. Una guerra che, è bene ripeterlo, non rifiutava per
> principio, ma paventava per la nostra debolezza.
>
> In questa prospettiva, il Duce non si lasciò sfuggire l'occasione della
> proposta segreta, chiamiamola di accordo transitorio, che gli avanzava
> Churchill e che apparentemente gli consentiva di ottenere il massimo
> rischiando pochissimo.
>
> Il tutto probabilmente venne formalizzato pochi giorni prima del nostro
> intervento del 10 giugno 1940, forse in un paio di lettere che Mussolini,
> come attesta Elena Curti, portava indosso al momento in cui venne
> catturato a Dongo. Due altre valige invece contenevano un carteggio
> precedente alla nostra entrata in guerra; probabilmente si trattava di
> quei 62 fogli che in qualche modo riuscì a leggere Luigi Carissimi-Priori,
> al tempo a capo dell'ufficio politico della questura di Como. Ovviamente
> sparì tutto (vedesi Nuova Storia Contemporanea, numero 5 del 2004, e R.
> Festorazzi, Mussolini Churchill Le carte segrete, Datanews, 1998).
>
> Quella tra Mussolini e Churchil, quindi, fu più che altro una intesa resa
> possibile dalla inconfessata esigenza inglese di allargare il teatro
> bellico e dalla reale necessità italiana di scendere in guerra facendo
> finta di farla. Di fatto una convergenza di interessi. Il do ut des di
> questa intesa è più che altro qui, ed eventuali offerte di future
> concessioni all'Italia (che in qualche modo non mancavano) sono del tutto
> secondarie, anche perché avrebbero dovuto fare i conti con la Germania.
>
> Mussolini oltretutto non si preoccupò di fare il gioco degli inglesi,
> perché il suo interesse era quello che dalla guerra non uscisse fuori un
> vincitore assoluto.
>
> Comunque, come sappiamo, l'Italia scese effettivamente in guerra senza
> impartire direttive strategiche offensive, in pratica facendo purtroppo il
> gioco in malafede di Churchill. Scrisse Dino Campini, già segretario del
> ministro della RSI Biggini: «Se i fatti consentono interpretazioni, se è
> valida la catena delle cause e degli effetti, si deve ammettere che
> l'Italia cominciò la guerra non per farla, ma soltanto per inserirsi in un
> gioco politico» (D. Campini, Piazzale Loreto, Il Conciliatore, 1972).
>
> Ma anche successivamente, almeno fino al 1942, la strategia bellica
> italiana, benchè non più condizionata dall'accordo segreto del carteggio,
> seguì una sua linea, quella della guerra parallela, logica e
> consequenziale, in considerazione delle nostri esigenze geopolitiche, ma
> decisamente nefasta per le sorti della guerra (in particolare a causa del
> nostro intervento in Grecia).
>
> Quel che accadde nel teatro bellico (o meglio non accadde), in quei giorni
> del giugno 1940, lasciò sconcertato anche Hitler il quale, seppur
> dimentico che anche lui, pochi giorni prima e per analoghe ragioni
> geopolitiche, di fatto, aveva risparmiato quasi 350.000 uomini del
> contingente inglese a Dunkerque, così osservò con il suo addetto militare
> a Roma che lo ha poi ricordato:
>
> «Quando il Duce gli aveva dichiarato di non poter ritardare l'annuncio
> della sua entrata in guerra a una data posteriore all'11 giugno, lui aveva
> creduto che l'Italia avesse preparato un'azione fulminea contro la
> Corsica, Tunisi o Malta e che il segreto militare ne impedisse
> naturalmente un rinvio. Di conseguenza, dopo il discorso di Piazza
> Venezia, gli era sembrato logico aspettarsi che accadesse qualcosa.
> Invece, nessuno si era mosso. Questo, aveva concluso il Führer, gli aveva
> ricordato ciò che accadeva nel Medio Evo, quando le città si scambiavano
> messaggi di sfida e tutto finiva lì» (S. Corvaja, Mussolini nella tana del
> lupo, Edizioni Dall'Oglio, 1982).
>
> Ma di questa, strana, situazione e delle sue conseguenze, Hitler ebbe a
> tornarci su con delle considerazioni nelle sue note segrete a febbraio del
> 1945, considerazioni che fanno anche capire meglio quelli che erano stati
> gli interessi di Churchill a spingere l'Italia in guerra:
>
> «Ah, se gli italiani fossero rimasti fuori dalla guerra! Se fossero
> rimasti in stato di non belligeranza! Gli stessi Alleati si sarebbero
> rallegrati, perchè seppur non avevano un'opinione molto elevata della
> potenza militare dell'Italia, non potevano immaginare una tale debolezza
> da parte di quest'ultima. Avrebbero considerato un guadagno la
> neutralizzazione della forza che le attribuivano. Ma siccome non potevano
> darle fiducia, ciò li avrebbe obbligati a immobilizzare numerose truppe in
> prossimità dei suoi confini, al fine di evitare il rischio di un
> intervento sempre minaccioso, sempre possibile, se non probabile. Questo
> significava, per noi, soldati britannici immobilizzati, i quali non
> avrebbero fatto né l'esperienza della guerra né quella della vittoria -
> insomma una sorta di 'strana guerra' che si sarebbe prolungata a nostro
> esclusivo vantaggio» (A. Hitler, Ultimi discorsi, Edizioni di AR, 1988).
>
> Oltre al testo base di Renzo De Felice Mussolini l'alleato, L'Italia in
> guerra. 1940 - 1943, Einaudi, 1990, ci sono tre testi, importantissimi
> che, a saperli leggere, mostrano molto bene lo strano comportamento
> militare italiano nel primo mese di guerra e il segreto del carteggio.
>
> Questi testi sono: Dino Campini, Strano gioco di Mussolini, Editoriale PG,
> Milano, 1952; Franco Bandini, Tecnica della sconfitta, Sugar, 1963 e
> Longanesi 1969; e Pietro Sella L'occidente contro l'Europa, Edizioni Uomo
> Libero, 1985.
>
> Per concludere occorre aggiungere che Churchill, oramai coinvolta l'Italia
> nel conflitto, gettò ben presto la maschera e Mussolini dovette capirlo
> subito perché, come documentazioni ci attestano, già il 28 giugno 1940
> Badoglio inviò un telegramma in Libia, con il quale pressò Balbo affinchè
> accelerasse gli studi per l'offensiva verso l'Egitto, in quanto «il Duce
> sta fremendo... fa di tutto per essere pronto per il 15 luglio» e
> successivamente il 3 luglio confermò al subentrato Graziani nel comando
> libico: »Duce mi ordina di comunicarvi che est interesse vitale per
> l'Italia che voi siate pronti a sferrare l'offensiva per il giorno 15».
>
> Al contempo sappiamo anche che Mussolini fece lo stesso con Supermarina
> perché intraprendesse qualche azione di rilievo nel Mediterraneo.
>
> Tutto però fu inutile perché, accordo o non accordo, in Italia, a
> cominciare dal re, da Badoglio e da Supermarina (e anche da certe
> gerarchie del fascismo, come per esempio i filo occidentali Grandi e
> Ciano), ben pochi avevano la voglia di fare la guerra sul serio agli
> inglesi, ma questo è un altro discorso.
>
> Ancora sul carteggio: finalmente un libro verità
>
> Sul carteggio Mussolini Churchill è stato rotto il tacito silenzio e
> finalmente contestate le tante amenità sostenute circa i suoi possibili
> contenuti.
>
> Precedentemente abbiamo, infatti, accennato alla importanza di un libro
> appena uscito, per i tipi delle edizioni Settimo Sigillo, un interessante
> saggio di Ubaldo Giuliani-Balestrino, docente universitario e avvocato di
> Cassazione, Il carteggio Churchill Mussolini alla luce del processo
> Guareschi.
>
> In questo libro abbiamo piacevolmente constatato come certe verità, già da
> noi sostenute (vedi articolo Gli scottanti contenuti del carteggio
> Mussolini Churchill pubblicato nel sito Effedieffe.com a luglio 2008)
> circa i possibili contenuti della famosa documentazione di Mussolini,
> spasmodicamente e dispendiosamente recuperata da Churchill nel dopoguerra,
> cominciano finalmente ad essere evidenti a ricercatori onesti e non
> soggetti a condizionamenti di alcun tipo.
>
> Ma andiamo per ordine perchè l'autore, in realtà, sviluppa il suo saggio
> entrando su tre argomentazioni tra loro correlate: il processo e la
> condanna di Giovannino Guareschi, i possibili contenuti scottanti del
> carteggio, la morte di Mussolini e la pista inglese.
>
> Tralasciamo la ineccepibile ricostruzione che fa l'autore circa le vicende
> del processo e della condanna al giornalista e scrittore parmense
> (Giovanni Guareschi), in merito ad una presunta pubblicazione di materiale
> falsificato. Un processo che risentì dei condizionamenti politici
> dell'epoca e dove si consumarono gravissime irregolarità e pertanto, alla
> luce di quanto oggi si può ragionevolmente riconsiderare, non chiude il
> discorso sulla originalità o meno della documentazione presentata da
> Guareschi a cui fu, tra l'altro negata, la perizia sui documenti. Semmai
> come intelligentemente intuisce l'autore, la esorbitante e furente
> indignazione con cui De Gasperi reagì alla pubblicazione nel settimanale
> di Guareschi Candido di alcune lettere dicesi estrapolate dal carteggio di
> Mussolini, dimostra che i giudici violarono le regole stabilite dal codice
> di procedura penale. La causa di un tale anomalo comportamento per
> l'autore, risiederebbe nella volontà di De Gasperi di evitare che in
> tribunale si discutesse delle trattative del suo governo e i detentori del
> carteggio di Mussolini (i governi non trattano in segreto materiali
> falsificati).
>
> Prendiamo invece in considerazione gli altri due temi toccati dall'autore.
>
> Sui possibili contenuti del carteggio l'autore, in pratica, ha sviluppato
> gli stessi ragionamenti che a suo tempo avevamo fatto noi: l'esplosività e
> la pericolosità per Churchill, che quanto c'era nella documentazione in
> possesso di Mussolini venisse alla luce, non poteva riguardare eventuali
> offerte all'Italia, fatte dal britannico, di territori già appartenuti
> alla Francia, perchè proposte di questo tipo, intanto non erano
> riscuotibili da un Italia che fosse rimasta neutrale, ed in ogni caso non
> potevano costituire una grave compromissione per Churchill che nel corso
> della Seconda Guerra Mondiale aveva commesso altre e ben più gravi
> spregiudicate operazioni.
>
> Quindi in quelle carte c'era ben altro, tanto da costringere Churchill a
> dargli la caccia fino alla metà degli anni '50. C'era un invito fatto
> all'Italia, proprio nei giorni immediatamente precedenti il 10 giugno
> 1940, affinchè il nostro Paese entrasse in guerra, con la scusa che si era
> nell'imminenza della fine delle ostilità e l'Italia avrebbe potuto essere
> utile al tavolo della pace.
>
> Fin qui, possiamo dire che il sottoscritto e l'autore, sono arrivati alla
> stessa conclusione, con il distinguo però che viene dato alla valutazione
> dell'intesa che poi venne formalizzata tra Mussolini e Churchill affinchè
> quella fase bellica fosse una finta guerra.
>
> Per l'autore, si trattò di un tradimento nei confronti dell'alleato
> tedesco, finalizzato a condurre una guerra sostanzialmente e segretamente
> contro Hilter; secondo noi invece fu una intesa transitoria, non globale,
> concernente la fase iniziale delle operazioni belliche, affinchè non
> fossero subito perseguiti obiettivi ed operazioni strategiche, in vista di
> una millantata imminente pace.
>
> In pratica un accordo storicamente non raro tra nazioni belligeranti, che
> poi venne disatteso da Churchill, ma non consumato contro i tedeschi, ma
> in considerazione di quella guerra parallela che
> avevamo dichiarato di voler condurre a fianco della Germania.
>
> Resta il fatto però che quella rinuncia iniziale a condurre a fondo
> decisive operazioni militari, pregiudicò irreparabilmente l'esile filo di
> vittoria, anche se era palese che all'Italia, data la sua debolezza
> economica e militare, sarebbe stata oltremodo necessaria ed opportuna una
> entrata in guerra del tutto nominale, proprio come era stata, di fatto,
> una drôle de guerre quella tra tedeschi ed anglo francesi, nell'inverno
> 1939/1940.
>
> Del resto, se parliamo in termini di scorrettezze, cosa tra l'altro priva
> di senso quando sono in gioco gli interessi nazionali, già ad agosto del
> 1939 i tedeschi avevano disatteso gli impegni presi con l'Italia, circa
> l'opportunità di procrastinare di almeno tre anni eventuali iniziative che
> avrebbero potuto spingere irreparabilmente gli avvenimenti fino al limite
> della guerra, e dall'altra l'Italia si sottrasse ai suoi doveri che, come
> il patto d'acciaio pur prevedeva, avrebbero dovuto sùbito farla scendere
> in guerra a fianco della Germania.
>
> Ebbene in quel mese di agosto il nostro governo venne oltretutto a sapere
> che sottobanco inglesi e tedeschi, all'insaputa dell'Italia, stavano anche
> trattando per trovare un accordo che, in caso di successo, essendo gli
> interressi italiani totalmente in contrasto con quelli britannici, sarebbe
> stato per noi disastroso. Ed anche in quell'occasione la nostra diplomazia
> sotterranea pensò bene di premunirsi, in vista di una guerra per noi
> insostenibile, con un accordo transitorio che facesse superare senza
> eccessivi danni e coinvolgimenti una fase bellica che si sperava non
> troppo lunga.
>
> Infatti, in un telegramma di Mussolini al re, dagli archivi americani
> fatto risalire al 28 agosto 1939 (cioè prima dello scoppio della guerra e
> comunque prima che l'Italia scegliesse la formula della non belligeranza)
> ritroviamo un abbozzo di intese in caso di eventuale conflitto, che così
> recitava:
>
> «Desidero Maestà, nell'attesa di mandarvi tutto l'epistolario scambiato
> con il Führer, anticiparvene le conclusioni. E cioè l'Italia si limiterà,
> almeno nella prima fase del conflitto, ad un atteggiamento puramente
> dimostrativo. Francesi e inglesi ci hanno fatto sapere che faranno
> altrettanto».
>
> E' molto probabile che questi intenti vennero ripresi, alla vigilia della
> nostra entrata in guerra nel giugno del 1940, adattandoli al nostro
> effettivo intervento bellico.
>
> Qualcosa di tutte queste proposte, scambi di pareri ed intenti tra
> Churchill e Mussolini, venne sicuramente messo per iscritto
> (documentazione del carteggio di cui abbiamo anche alcune testimonianze di
> parte fascista e partigiana che confermano quanto sopra).
>
> La logica e la realtà della situazione militare di quel momento,
> oltretutto, facevano sicuramente ben sperare a Mussolini, e non solo a
> lui, che si stesse alle porte di una imminente pace. Tanto valeva quindi,
> ritenne probabilmente il Duce, accettare una iniziale fase bellica
> transitoria che si sarebbe consumata, scendendo in guerra, senza
> intraprendere, da ambo le parti, serie operazioni militari di portata
> strategica. In ogni caso per lo scontro a tutto campo c'era tempo visto
> che, viceversa, la guerra sarebbe stata lunga e dolorosa e come disse
> espressamente il Duce a Spampanato: «Solo un interesse italiano vale il
> sangue di un italiano».
>
> Insomma Mussolini si era sempre mosso nell'ambito degli stretti interessi
> nazionali, facendo sua la massima degli antichi romani per cui la salvezza
> della Patria è la legge suprema.
>
> Quel carteggio, insomma, attestava chi erano i veri responsabili della
> guerra, poneva Churchill e l'Inghilterra in gravi difficoltà morali,
> politiche e diplomatiche (soprattutto verso la Jugoslavia) e smascherava
> tutta la propaganda di guerra alleata!
>
> Di tutte le intercettazioni telefoniche ed epistolari carpite di nascosto
> dai tedeschi e che mostrano l'enorme l'importanza del carteggio e
> l'intenzione del Duce di utilizzarlo nell'interesse nazionale, vale per
> tutti questa registrazione tra Mussolini a Claretta Petacci del 22 marzo
> 1945 (si sta parlando di Pavolini):
>
> «... lui non può capire la situazione, non può collaborare. Perciò io devo
> rispettare il suo punto di vista di parte. Lui non conosce gli avvenimenti
> accaduti pochi giorni prima della nostra entrata in guerra. Non ne ho
> parlato con nessuno. E Churchill ancora meno. Bisognerà raccontare una
> buona volta questa storia. Chi dovrebbe parlarne oggi ? In tutto la
> conoscono cinque persone!».
>
> Proprio in questi giorni il giornalista storico Fabio Andriola ha
> pubblicato un articolo, Dai nemici mi salvi Dio che dagli amici mi guardo
> io, che mostra come Mussolini, ancora in piena guerra, si premuniva anche
> rispetto ad una possibile aggressione dei tedeschi (che aveva messo in
> conto e pur paventava) e comunque si teneva circospetto ed ambiguo
> rispetto alla politica dell'Asse.
>
> Una storia tutta da riscrivere e che dimostra come l'Asse fosse nella
> propaganda, ma non nei fatti, ed in effetti se la geopolitica di Mussolini
> era sostanzialmente antinglese, per il fatto che gli inglesi avevano nel
> Mediterraneo e in Africa tutti i lori interessi in contrasto con i nostri,
> al contempo il Duce temeva l'affermarsi in Europa di una egemonia tedesca
> e quindi agiva di conseguenza.
>
> Oggi, a posteriori, possiamo dire che le riserve, le remore e una certa
> politica antitedesca di Mussolini, forse fu un errore, ma le esigenze
> geopolitiche non vanno di pari passo con le tendenze ideologiche ed
> ideali.
>
> E' vero che per varie cause (inettitudine, pressapochismo, sabotaggio,
> ecc.) l'Italia entrò in guerra senza un programma strategico di guerra e
> oltretutto in base all'intesa con gli inglesi tutto era rimasto sospeso in
> vista di un imminente fine delle ostilità, ma da luglio Mussolini prese a
> spingere affinchè si mettessero in atto progetti militari per portare un
> attacco decisivo agli inglesi, soprattutto in Africa settentrionale e sul
> mare, ma trovò davanti a sé un ostruzionismo diffuso.
>
> Sta di fatto che vasti settori politici, istituzionali e militari compresi
> alcuni vertici del fascismo, pur se ignari di eventuali accordi segreti,
> avevano intuito e gradito quella condotta incruenta ed innocua della
> guerra, concependola come un desiderio ed una volontà di non fare la
> guerra agli inglesi! Cioè di fare una guerra senza rischiare. Cosicché non
> ci fu seguito alla volontà di Mussolini, alle sue sfuriate per incitare a
> mettere in atto una offensiva in Africa settentrionale e sul mare.
>
> Nella seconda parte del suo libro l'autore Ubaldo Giuliani-Balestrino
> affronta il problema della morte di Mussolini dando credito a quella
> versione fantasiosa di un certo partigiano Giacomo alias Bruno Giovanni
> Lonati che asserì, ma non riuscì ma a provarlo, di aver ucciso il Duce
> assieme e per ordine di un misteriose ufficiale inglese, tale John.
>
> A nostro avviso l'autore sbaglia nel considerare consequenziale e per
> avvenuto il concretizzarsi di una azione inglese finalizzata, attraverso
> un intervento delle sue Special Force, ad eliminare direttamente
> Mussolini.
>
> In effetti, se questo era pur un ovvio intento degli inglesi, le
> contingenze del momento fecero sì, da come si deduce da quel poco di
> testimonianze e documentazioni che ci restano, che gli inglesi
> utilizzarono invece per l'eliminazione di Mussolini i partigiani
> comunisti.
>
> E' noto come l'ufficiale di collegamento tra il CLNAI e gli Alleati,
> l'italo inglese Max Salvadori, venuto a conoscenza dell'arresto di
> Mussolini a Dongo, fece presente ai ciellenisti che loro erano padroni
> della situazione fino all'arrivo delle truppe alleate e quindi, di fatto,
> ispirò costoro ad eliminare sbrigativamente il Duce. Lo storico Alessandro
> De Felice, nipote del celebre Renzo, ebbe a raccontare una confidenza che
> gli fece Leo Valiani: «La morte di Mussolini deve rimanere un mistero. Ed
> è meglio che sia così., Londra ha suonato la musica, ed il PCI è andato a
> tempo!».
>
> Non a caso ebbe ad affermare lo storico Renzo De Felice: «La
> documentazione in mio possesso porta tutta ad una conclusione: Benito
> Mussolini fu ucciso da un gruppo di partigiani milanesi su sollecitazione
> dei servizi segreti inglesi. C'era un interesse a far si che il capo del
> fascismo non arrivasse mai ad un processo. Ci fu un suggerimento inglese:
> 'Fatelo fuori', mentre le clausole dell'armistizio ne stabilivano la
> consegna. Per gli inglesi era molto meglio se Mussolini fosse morto. In
> gioco c'era l'interesse nazionale legato alle esplosive compromissioni
> presenti nel carteggio che il premier britannico avrebbe scambiato con
> Mussolini prima e durante la guerra».
>
> Sulla morte di Mussolini, su queste stesse pagine, abbiamo condotto, con
> molti articoli, una lunga controinformazione, dalla quale si deduce
> facilmente la falsità dalla storica versione di Walter Audisio (la vulgata
> come la definì Renzo De Felice) e si può considerare probabilmente
> veritiera la testimonianza della signora Dorina Mazzola, all'epoca dei
> fatti residente a circa 150 metri da casa De Maria, luogo in cui erano
> stati nascosti Mussolini e la Petacci. La testimonianza della signora
> Mazzola, mai smentita ed anzi confermata, da molti rilievi su vari
> particolari tanatologici, balistici e del vestiario e dall'incrocio con un
> altre testimonianze, soprattutto quella della signora Santi, la vedova di
> Guglielmo Cantoni Sandrino, uno dei due partigiani che era stato lasciato
> di guardia ai prigionieri, indicava che Mussolini era stato ucciso, sotto
> casa De Maria, la mattina del 28 aprile '45, mentre Claretta Petacci era
> stata uccisa intorno a mezzogiorno, durante un suo caotico trasferimento.
>
> La signora Mazzola, senza sapere di chi si trattava, era stata in parte
> teste oculare del primo episodio e testimone diretto della uccisione della
> Petacci, ammazzata a pochi metri da lei. Fu Giorgio Pisanò che nel 1996,
> pubblicò un libro rimasto memorabile: Gli ultimi 5 secondi Mussolini»,
> Edizioni Il Saggiatore, dove ricostruì i fatti riportando questa
> testimonianza.
>
> Tornando alla romanzata versione di Bruno Giovanni Lonati, questa versione
> che per le sue implicazioni da spy story, ha avuto una gran cassa di
> risonanza nell'editoria e negli special televisivi, in realtà non ha alcun
> elemento che la possa confermare ed anzi, piena di contraddizioni, appare
> decisamente improbabile.
>
> In questo stesso sito il 12 maggio 2008 presentammo un saggio: Morte
> Mussolini I fantomatici killer inglesi, dove avemmo modo di demolire la
> versione di Lonati, punto per punto, a cui rimandiamo senza ritornare su
> gli stessi argomenti.
>
> Dobbiamo però mettere sull'avviso tutti quei giornalisti e scrittori, pur
> interessati e positivamente convinti dell'esistenza di un importante e
> scottante carteggio tra Mussolini e Churchill, i quali per rafforzare la
> loro convinzione, rimandano anche alla vicenda del Lonati, con il
> semplicistico sillogismo: Lonati e gli inglesi uccisero Mussolini ergo il
> carteggio segreto è una realtà, che questa associazione è invece
> controproducente. Vero l'interesse inglese a sopprimere Mussolini, ma
> questo non c'entra nulla con la storia di Lonati.
>
> Certamente al tempo della rivelazione del Lonati, gli anni '80, quando sul
> problema del carteggio c'era un diffuso scetticismo, tanto che anche lo
> storico Renzo De Felice non vi dava credito (poi negli ultimi anni di vita
> cambiò decisamente parere e molto onestamente lo fece presente), il
> clamore suscitato dai racconti di Lonati ha indubbiamente contribuito a
> rompere una certa omertà e certe riserve. Oggi come oggi, invece, che le
> ricerche e le inchieste sul carteggio hanno assunto una certa serietà e
> professionalità, la inverosimile storia del Lonati rischia di screditare
> anche quella del carteggio. Ci spieghiamo:
>
> Come noto il Lonati nella sua versione asserì anche di aver cercato, nel
> 1982, presso il Consolato generale inglese di Milano e l'ambasciata di
> Roma, di ottenere una documentazione sulla sua impresa con l'ufficiale
> inglese e di entrare in possesso delle fotografie che l'inglese aveva
> scattato ai cadaveri di Mussolini e la Petacci e che, trascorsi 50 anni
> (gli aveva assicurato al tempo John), avrebbe potuto richiederle agli
> archivi britannici.
>
> Egli racconterà che dopo una ricerca del consolato inglese, gli venne
> confermato che effettivamente queste foto e la documentazione esistevano,
> che dovevano avere una autorizzazione da Londra per procedere e comunque
> una copia egli l'avrebbe potuta avere alla scadenza dei 50 anni da quella
> vicenda.
>
> Dovremmo quindi credere che foto di questa importanza storica, venale e
> politica, in grado di sconvolgere una intera storiografia vennero, da
> questo ufficiale inglese, depositate a suo tempo in qualche consolato dove
> ancora allegramente giacevano negli uffici alla portata di tutti! E
> dovremmo anche credere che Churchill, che come noto si era dannato per
> recuperare ogni documentazione e far sparire prove del suo operato, aveva
> consentito di lasciare in giro tracce così compromettenti e alla portata
> di tutti!
>
> Fatto sta, quando nel 1995, alla scadenza di questi 50 anni, il nostro
> eroe scrisse all'ambasciata britannica di Roma, non ebbe risposta e tutto
> finì lì e anche questo riscontro venne a vanificarsi.
>
> Ebbene, per tornare ad oggi e agli scrittori che tendono a dare, seppure
> in parte, credito ala storia di Lonati, sostenere che nei consolati
> inglesi, dopo 35 anni c'erano ancora documentazioni di quella portata
> storica, a parte l'assurdità di questa rivelazione, indirettamente si
> dimostrerebbe che Churchill non aveva nulla da nascondere, altrimenti non
> avrebbe lasciato questi documenti in uffici alla portata dei funzionari,
> oppure, viceversa, che queste storie non sono credibili e quindi, facendo
> di tutta un erba un fascio, si rischia così di affossare anche ogni seria
> ricostruzione delle vicende del carteggio.
>
> Professor Maurizio Barozzi
>
>
>
> __________ Informazioni da ESET NOD32 Antivirus, versione del database
> delle firme digitali 5246 (20100702) __________
>
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