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Ave, o Stella del
mare
Ave, o stella del
mare, / madre gloriosa di Dio,
vergine sempre,
Maria, / porta felice del cielo.
l’Ave del messo
celeste / reca l’annunzio di Dio,
muta la sorte di
Eva, / dona al mondo la pace.
Spezza i legami agli
oppressi, / rendi la luce ai ciechi,
scaccia da noi ogni
male, / chiedi per noi ogni bene.
Mostrati Madre per
tutti, / offri la nostra preghiera,
Cristo l’accolga
benigno, / lui che si è fatto tuo Figlio.
Vergine santa tra
tutte, / dolce regina del cielo,
rendi innocenti i
tuoi figli, / umili e puri di cuore.
Donaci giorni di
pace, / veglia sul nostro cammino,
fa’ che vediamo il
tuo Figlio, / pieni di gioia nel cielo.
Lode all’altissimo
Padre, / gloria al Cristo Signore,
salga allo Spirito
Santo / l’inno di lode e d’amore.
Amen
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Salmo 56
Ti
loderò fra i popoli, Signore.
Saldo è il mio cuore, o Dio,
saldo è il mio cuore.
Voglio cantare, voglio inneggiare:
svegliati, mio cuore,
svegliatevi, arpa e cetra,
voglio svegliare l’aurora.
Ti loderò fra i popoli, Signore,
a te canterò inni fra le nazioni:
grande fino ai cieli è il tuo
amore
e fino alle nubi la tua fedeltà.
Innàlzati sopra il cielo, o Dio,
su tutta la terra la tua gloria.
Canto al
Vangelo (Gv 15,15)
Alleluia, alleluia.
Vi ho chiamato amici, dice il
Signore,
perché tutto ciò che ho udito dal Padre
mio
l’ho fatto conoscere a voi.
Alleluia.
Vangelo Gv
15,12-17
Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli
altri.
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Venerdì della V Settimana di
Pasqua |
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at Vangelo di Gesù Cristo
secondo San Giovanni (15,
12-17).
In quel tempo, disse Gesù ai suoi
discepoli:
««Questo è il mio
comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i
propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi
comando.
Non vi chiamo più
servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho
chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho
fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto
voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro
frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio
nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli
altri».
Parola del
Signore |
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Meditazione
San
Massimo il Confessore (ca 580-662)
monaco e
teologo
Centuria
sulla teologia VII, n.
12-14 |
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“Imitare Dio che ci ha tanto
amati”
La legge della
grazia insegna in modo diretto ciò a cui conduce, a imitare Dio
stesso, che ci ha tanto amati, più di se stesso, se si può dire che
lui che era al di sopra di tutti gli esseri è venuto verso di noi,
(e ciò quando eravamo suoi nemici a causa del peccato), senza
mutare, si è fatto uomo, ha voluto essere come uno di noi e non ha
rifiutato di far sua la nostra condanna.
E come per un disegno
divino si è fatto uomo, egualmente per grazia ci ha deificati,
affinché non soltanto comprendiamo di accostarci naturalmente gli
uni gli altri e di amarci spiritualmente gli uni gli altri come
amiamo noi stessi, ma anche di prender divinamente cura gli uni
degli altri più che di noi stessi e dar prova dell'amore che abbiamo
gli uni verso gli altri scegliendo di buon cuore, per virtù, di
morire volontariamente gli uni per gli altri. Poiché Cristo dice che
non c'è amore più grande che dare la propria vita per chi si ama (Gv
15,13).
La legge della grazia è la
ragione che, più che la natura, conduce alla deificazione
trasformando completamente la natura, mostra come in immagine alla
natura degli uomini il modello che supera l'essenza e la natura, e
ne offre la permanenza dell'essere eternamente beato. Considerare il
prossimo come se stesso, è prender cura del suo essere in questa
vita: ciò che è proprio della sua vita naturale. Amare il prossimo
come se stesso, è per virtù vegliare sulla vita del prossimo più che
pensare alla propria, è certamente l'essenza della legge della
grazia.
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