06/05/2026 08:55 - da Innamorati della lode

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Gabriella Purpura

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May 6, 2026, 5:10:57 AM (yesterday) May 6
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La parabola della vite e dei tralci ci dice che per portare frutto bisogna essere uniti a Cristo. Ma non in un rapporto episodico, epidermico e superficiale, bensì in una comunione profonda e intima. "Senza di me non potete fare nulla!" Questa espressione denuncia il fallimento di ogni sforzo umano sganciato dall'intimità con Gesù. Il vero credente fa dell'intimità con Cristo il centro della propria esistenza e ne è talmente coinvolto da renderlo pronto ad accettare la propria fragilità all'interno di questa intimità. Chi ama, consegna sé stesso all'altro senza paura di rimanere ferito. Ma anche la vite ha bisogno di tralci. Gesù ha bisogno di noi, ha bisogno della nostra testimonianza: dai frutti si riconosce l'albero. Gesù è la vite e io tralcio. Io e Lui siamo la attesa pianta, la stessa radice, una sola linfa. Novità sorprendente! Novità rivoluzionaria! Lui la vite, noi i tralci. Siamo prolungamento di quel ceppo, siamo come le gocce dell'oceano. Gesù-vite spinge incessantemente la linfa verso l'ultimo mio tralcio, verso l'ultima gemma, che io dorma o vegli. E io succhio da Lui la vita dolce e forte. E l'ho percepito tante volte nei giorni del mio inverno, nel freddo della notte, quando tutto andava storto. La vita divina che scorre dentro di me mi vuole ancora più vivo, più fecondo. Ed ecco la potatura, cioè la correzione e la croce: l'operazione dolorosa riservata a chi porta già frutto, affinché possa dare più frutto. Quale frutto? La vigna del Signore produce essenzialmente l'amore. "Non amiamo a parole, ma coi fatti!"❤️🙏Don Nikola Vucic
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