Il 13 e 14 giugno 2009, nell'ambito delle giornate regionali dell'agricoltura urbana si terrà a Chiaiano la Festa della Ciliegia,
organizzata dall'Ente Parco Colline di Napoli in collaborazione con il
Consorzio Colline di Napoli, l'Assessorato Regionale all'Agricoltura e
alle Attività Produttive e l'Assessorato all'Ambiente del Comune di
Napoli.
Grazie ai dieci gazebo allestiti nelle principali
piazze cittadine saranno vendute confezioni di ciliegie offerte
dall'Ente Parco Colline di Napoli in collaborazione con l'ALTS
(Associazione Lotta Tumori al Seno) allo scopo di sostenere
economicamente la ricerca nel campo della lotta alle neoplasie.
La Festa si svolgerà dalle ore 18.00 alle 24.00 al Corso Chiaiano
(angolo S. Maria a Cubito) e prevede una mostra mercato di prodotti
tipici e di qualità cui potranno partecipare i produttori interessati.
Verranno conferiti inoltre i premi "Recca" e "Festa della Ciliegia"
rispettivamente ai tre migliori produttori della ciliegia tradizionale
della Recca ed ai cinque migliori produttori di ciliegia. Le
premiazioni avverranno alle ore 21 di domenica 14 giugno.
L'Associazione "Casa della Canzone Napoletana" organizzerà 2 concerti-spettacolo.
Sabato 13 giugno 2009
ore 18.00 Inizio Manifestazione
ore 24.00 Termine Prima Parte della Manifestazione
Domenica 14 giugno 2009
ore 18.00 Seconda Parte della Manifestazione
ore 20.00 Premiazione
ore 24.00 Chiusura della Manifestazione
CHIAIANO
Cenni storici
a cura del Gen.P.S. Giovanni Baiano
Chiaiano era un tranquillo quartiere periferico del Comune di Napoli, molto signorile fino agli anni Cinquanta.
Oggi, un po’ di meno, perché degradato dalla delinquenza, dalle cave di tufo, dalla cementificazione e da un sito per le immondizie in una cava di tufo della sua grande e splendida Selva.
Sorge sul versante nord-occidentale della città e si arrampica intorno alla collina dei Camaldoli, fino in cima alla sua vetta, ove sorge il monumentale Eremo dei frati Camaldolesi.
Il suo territorio fa parte dei Campi Flegrei e nasce appunto con l’eruzione di quei vulcani, ancora attivi all’arrivo sulle nostre coste dei primi popoli mediterranei, come viene narrato dagli storici greci ed orientali.
Malgrado l’assalto dell’incontrollata urbanizzazione e lo sfregio di numerose cave di tufo, con le sue vaste, splendide selve ed antiche masserie, e con delle ciliegie, tra le più belle e pregiate della Campania, Chiaiano conserva ancora aspetti che finora non hanno del tutto cancellato quella sua identità di centro agricolo, che fu sempre meta di vacanze estive per molti nobili e ricchi signori e ospitale rifugio per intere famiglie napoletane, specialmente nei periodi della peste e del colera.
Alcuni resti di ville e ciaurri (tombe) dell’epoca osco-sannitica e romana stanno a testimoniare la presenza di quei popoli antichi su questo fertile territorio.
Il primo nome di questo sito fu dato dai romani: Plajanum, ma la nascita dei primi agglomerati di Chiaiano e Polvica, antichissimi Casali di Napoli, risalgono sicuramente agli inizi del medioevo.
È certo che nel 536, il generale bizantino Belisario diede l’ordine di trasferire a Napoli gran parte degli abitanti, uomini e donne, di Playano e Publica, per ripopolare la città semidistrutta dalla guerra e dalla peste.
Il Chiarito, di Chiaiano così scrive: “…in alcuni diplomi di (re) Roberto è chiamato Plajanum; in altri due, cioè di re Carlo III di Durazzo è detto Ployanum” e di Polvica “…in alcune carte celebrate dai sovrani Svevi con quello di Publica. Da diplomi dei sovrani Angioini ricavasi che ello villaggio fu più frequentemente chiamato Pulvica , eccetto un diploma di re Roberto, in cui dicesi Plubica…) .
La famiglia Calauri diede il nome ai Calori di Sopra e Calori di Sotto e nel borgo di Nazareth nel XIII secolo venne costruita una bella e caratteristica Chiesetta.
Nel 1631 il Vicerè spagnolo Emanuel Fonseca concesse il Casale di Polvica al principe Salenitano. Nel 1794 Chiaiano diventa uno dei dieci Casali demaniali e Polvica uno dei dieci Casali baronali.
L’ultimo feudatario fu il giacobino, marchesino Carlo Mauri, che fece innalzare l’albero della Libertà nella piazzetta dell’Arco di Polvica. Fu vittima della repubblica Partenopea nel 1799 per i suoi ideali di fraternità e libertà e per aver difeso il castello di Baia contro gli assalti degli inglesi.
Nel 1807, Gioacchino Murat con un decreto istituì il comune autonomo di Chiaiano ed Uniti, che comprendeva anche le frazioni di Polvica, Santacroce, Orsolone, Quantai, Rotodella, Nazareth, Cappella dei Cangiani, Terravicina e l’antico borgo del Tirone, che prese il nome da uno degli amministratori delle proprietà terriere e della villa di Cicerone, un certo Marco Tullio Tirone.
I resti di quella villa sono sopravvissuti fino a qualche anno fa nella selva di Casaputana.
Con la dittatura fascista, Chiaiano ed Uniti perdette la sua autonomia amministrativa nel 1926.
Tra le più antiche chiese del declassato comune va citata quella di San Nicola di Bari, che risalirebbe al 1031, sorta su un sepolcro d’epoca romana della nobile famiglia Pomponia di Pozzuoli.
La chiesa S. Giovanni Battista di Chiaiano probabilmente fu ampliata nel Millesettecento su una antica cappella della nobile famiglia Caracciolo, proprietaria di quella zona.
Sono ancora in vita col loro particolare fascino numerose dimore patrizie e numerosissime antiche caratteristiche masserie.
Tra le dimore dei nobili chiaianesi vanno segnalate:
- il palazzo del nobile Gugliemo Cuomo, in via Croce, più noto col nome di ‘o Curtiglio ‘e Coppo, dove si esercitavano le truppe giacobine durante la Repubblica Partenopea;
- il palazzo Mauri in via Margherita, che conserva ancora alcuni affreshi
- il palazzo dei Conti Lucina con annessa cappella, in via Tiglio
- il palazzo della Paratina appartenuto ai frati Teresiani, in via Barone, da tempo abbandonato dai proprietari, gli stilisti De Simone;
- la Masseria S. Gaudioso col suo portale in piperno, costruita sul convento dei monaci basiliani, sita in Terravicina;
- tante altre piccole cappelle private.
Una delle opere più importanti sorge sulla vetta della collina dei Camaldoli: l’Eremo dei monaci camaldolesi, sito in un contesto ambientale che merita di essere visitato, anche perché, oggi custodito dalle Suore Brigidine, da anche l’opportunità di gustare le loro specialità.
Da lassù si può godere un spettacolo che lascia col fiato sospeso: lo splendido panorama dei Campi Flegrei, Ischia e Procida, Nisida, Posillipo, Capri e l’intero golfo di Napoli.
Delle masserie di Chiaiano ed Uniti va ricordata quella della Contessa Fontanarosa, costruita in mezzo alla Selva di Chiaiano tra un fitto castagneto, che fino a pochi decenni fa forniva il legno per costruire un’infinità di contenitori e per la costruzione di case, oltre che per uso degli agricoltori, come i pali di sostegno e tanti tipi di scale, scaletti e treppiedi.
Molte antiche e assai caratteristiche sono le masserie delle Cesinelle, delle Cesine, de Li Fuschi, del Mastino, dei Due Portoni, del Conte Desiderio, del Commentatore Bunel, dei Rusciano, degli Arcopinti, di Baseleca,… .
È un grave peccato che Chiaiano ed Uniti non sia più un’entità amministrativa autonoma. Dopo il declassamento a Quartiere di Napoli e poi a Circoscrizione nel dopoguerra, oggi è solamente una parte della così detta VIII Municipalità, che rischia di perdere anche la sua vera identità storica.
I chiaianesi, ultimamente, malgrado l’istituzione dell’Ente Metropolitano delle Colline di Napoli, hanno dovuto subire un ulteriore duro colpo, che potrebbe pregiudicarne la sopravvivenza: una discarica delle immondizie tal quali, nel cuore delle sue splendide selve, nei cui pressi sono stati costruiti i più grandi ospedali del Meridione, come il Cardarelli, il Monaldi, il Cotugno, il Policlinico Nuovo, il Pascale, proprio per la purezza del suo ambiente e dell’abbondanza di ossigeno.
I chiaianesi che hanno sempre sopportato tutto per il rispetto delle Istituzioni e delle vigenti leggi, si augurano che i nuovi amministratori pubblici prendano atto della loro storia e delle loro risorse e ne facciano un uso migliore, impedendo altri pericolosi degradi di questo saluberrimo e splendido ambiente, ed assegnando tutti i fondi necessari per realizzare quei progetti elaborati dall’Ente Parco, che prevedono perfino una mega piscina in una delle più vaste cave di tufo delle selve.
È questa l’unica, grande occasione per la rinascita e lo sviluppo di questo territorio, già tanto degradato e saccheggiato
Resta però sempre un territorio, che per la sua fertilità ci ha regalato tanti saporiti frutti, come la mela Annurca, la prugna S, Raffaele, la prugna Pazza, Scarafone, il pregiato vino bianco e nero Plajanum di Paolo Di Maro, ricavato dalle spremiture dell’uva Falanghina e Piere ‘e Palummo (Piedirosso) e uno dei migliori e più prelibati frutti della Campania: la ciliegia. Tra queste, la pregiata Arecca e la Malizia, originarie di quelle contrade della collina dei Camaldoli.
Di queste ciliege troverete più ampie notizie sul sito: Ciliegia di Chiaiano e sua Festa…
Ciliegia di Chiaiano e la sua tradizionale Festa
L’idea di una festa o di una sagra, per questo pregiatissimo prodotto, nacque a Chiaiano negli anni ‘70, per merito dei soci del Cineclub, allora diretto dal vulcanico presidente, Umberto Napolano, nostro perspicace ed amabile concittadino.
La Festa fu abbinata alla biennale della pittura moderna e per alcuni anni fu gestita dal suddetto Cineclub.
Con il suo scioglimento, dovuto alla grave perdita del presidente, anche se con qualche intervallo, la festa non subì lo stesso destino, grazie a giovani audaci, volenterosi e particolarmente orgogliosi di questo prelibato frutto, come il dott. Salvatore Di Maro, Biagio Festa (oggi titolare di un noto agriturismo sul borgo del Tirone), Vincenzo Schiattarella ed il contributo di tutti i più noti commercianti (i Rusciano, Manco, Cerullo) e tantissimi, direi quasi tutti i produttori di ciliegie, nonché di alcuni rappresentanti dei locali partiti politici di Chiaiano (Carlo Migliaccio, Mario Schiattarella, Elio Di Marino, architetto Agostino Di Lorenzo).
Ereditata dall’Associazione “AMICI DELLA NATURA”, negli anni ottanta, la Festa è vissuta ininterrottamente fino all’anno 1999. Fu merito di quest’Associazione quello di istituire un premio per i primi cinque vincitori, prescelti da un’apposita Giuria, ai quali al termine della Festa è sempre stata consegnata una coppa.
Per difficoltà economiche e disinteresse di tutte le Istituzioni che avrebbero dovuto, per diversi ovvi motivi, contribuire a sostenere questo tipo di iniziative tese a valorizzare le nostre poche risorse ed a rallegrare, per qualche giorno, i nostri concittadini, anche l’Associazione “AMICI DELLA NATURA” dovette chiudere bottega.
A questo punto, la Festa avrebbe dovuto subire la stessa sorte, se non fosse intervenuto il Presidente onorario dell’Associazione onlus Studi Nazione Napoletana, Gen P.S. Giovanni Baiano in pensione e uno dei più anziani commercianti di ciliegie di Chiaiano, il signor Raffaele Rusciano.
Entrambi si assunsero il compito di non farla morire, unitamente al Presidente della Circoscrizione, Architetto Agostino Di Lorenzo ed alcuni amici agricoltori chiaianesi.
Fu costituito un Comitato composto dai più noti commercianti e dai più disponibili agricoltori di ciliegie di Chiaiano, tutti in grado d’impegnarsi, anche economicamente, per l’organizzazione e realizzazione della Festa (Antonio Di Maro, Gaetano Fioretti, Vincenzo Manco, Domenico Rusciano, Mario Di Guida, Ciro Di Guida, Napolano Raffaele, Gennaro Giaccio, ed i promotori Giovanni Baiano e Raffaele Rusciano).
Col passare degli anni fu registrato un numero sempre maggiore di visitatori e di molti rappresentanti delle Istituzioni, come il Sindaco di Napoli, deputati e senatori, assessori e consiglieri della Regione, della Provincia, del Comune e rappresentanti di altri enti pubblici e privati, a cominciare dalla Federcoltivatori diretti di Giugliano, che ha sempre fornito contributi ed assistenza di varia natura.
Il grande successo riscosso, grazie all’impegno posto in atto dal Presidente della Circoscrizione e da alcuni consiglieri della destra e della sinistra ed al contributo offerto dalla Regione Campania, dalla Provincia e dal Comune di Napoli, hanno cominciato ad attirare l’attenzione di molti sulla grave situazione dei nostri ciliegi, come quella del Sindaco di Napoli, l’on. Rosa Russo Iervolino, del nostro concittadino, architetto Agostino Di Lorenzo, presidente dell’Ente Metropolitano “Consorzio delle Colline di Napoli”, della Regione Campania e perfino di alcuni giornalisti, come Bruno Brillante e Carmine Monopoli, della rivista: “Napoli Rurale - Guida ai fondi rustici” - Napoli, s.d., che a pag. 45, così si esprimono: “…c’erano tanti alberi di ciliegio e tanta terra fertilissima a Chiaiano, l’estrema periferia di Napoli. Negli ultimi venti anni, molti di quegli alberi sono stati abbattuti per fare posto a strade e palazzi, ma, nonostante l’immane colata di cemento, qui è ancora forte la presenza di una cultura contadina, che, anche grazie a manifestazioni come la Festa della ciliegia ed altri momenti di aggregazione, si propone come realtà viva ed operosa, forte di tradizioni e di potenzialità lavorative”. Alla pagina 64 citano, anche, alcune varietà di ciliegie, ancora presenti a Chiaiano, come la ciliegia della Recca, la Mulignana, la Felicia e la Corvina.
Chiaiano ha goduto, almeno fino a una decina d’anni fa, di un doppio primato in Campania: quello della maggiore e quello della migliore produzione di ciliegie della Campania.
Le più presenti e le più ricercate sono della Recca, la Malizia e la Curnaiola.
La ciliegia della Recca è una varietà che si distingue per la graziosa forma, per quel particolare e caratteristico sapore un po’ amarostico, però abbastanza gustoso, per il bel colore rosso o rosso-rubino, ma soprattutto per quella sua polpa e drupe assai compatta e resistente, che ne permette la lavorazione ed il trasporto in località anche assai lontane da quella della produzione. Al gruppo delle Recche appartengono diverse varietà: alcune sono più grandi, di un colore rosso scuro, col peduncolo molto corto; queste però non forniscono una soddisfacente produzione. Le altre varietà sono piccole, di un colore rosso vivo, col peduncolo più lungo, molto più redditizie.
Le Malizie, invece, sono molto dolci, con una polpa assai succosa, ma poco compatta e resistente, di un colore rosso scurissimo, con una forma ed un aspetto elegante.
La Curnaiola è indubbiamente la più bella ed elegante con quella sua veste rosso viola scura, anch’essa molto resistente e carnosa, ma di un sapore meno dolce della Malizia.
Questa pregiata varietà ricorda vagamente la viola, sia per il colore che per il sapore.
Sono queste tre varietà che da circa venti anni hanno vinto la maggior parte dei premi messi a disposizione dei coltivatori di ciliegie.
I vecchi contadini di Chiaiano hanno sempre sostenuto che almeno due varietà, la ciliegia della Recca e la Malizia, hanno origini locali, figlie della collina dei Camaldoli.
La prima proviene da una zona denominata la Recca e la seconda da una vicina zona chiamata Cupa Malizia. Entrambe le zone sono nel territorio del Comune di Marano al confine con quello di Chiaiano, tutte comprese a mezza costa della Collina dei Camaldoli.
Ed è li che questi alberi, come sostengono molti scrittori maranesi (Luigi Bosone, Marano agricola, ristampa 1936, pag 211 e sgg., Orlando Pasquale. Marano,1992, pag 81 e sgg.) che sono state sempre coltivate da tempi lontani.
La storia della ciliegia è la storia sacra di questa terra ed è anche la storia di un popolo, il nostro popolo napoletano, che intorno alla ciliegia ed al suo albero ha fatto nascere un mito.
Che le ciliegie nostrane costituiscano un prodotto locale coltivato fin dai tempi più remoti lo si deduce da tanti fatti e considerazioni, a cominciare dal fatto che intorno ad esse ed al suo albero, è nata e si è sviluppata, fin da tempi che non hanno una data, ma indubbiamente antichissimi, tutta una intensa e particolare cultura, tanto da assurgere a mito ispiratore di canti, poesie, racconti, odi e canzoni, oltre che di numerosi quadri di natura morta e di piccola gioielleria di metalli vari e di pietre preziose.
Tra le canzoni più famose che parlano di ciliegia, ricordiamo quella di Libero Bovio: Reginella.
E che la ciliegia costituisse fin da tempi antichi un vero e proprio alimento molto apprezzato dai napoletani che usano quel frutto come companatico, lo si deduce proprio da questa famosa canzone, che così recita; “Reginè quanno stive cu mmico, nun mangiav ca pane e cerase…” (Reginella quando stavi con me-non mangiavi che pane e ciliegie…).
E non si può non ricordare qui ancora tante altre canzoni e poesie, come quella di Di Giacomo, che così recita: “… Era de maggio e te cadeano nzino-a schiocche a schiocche li cerase rosse…” (Era di maggio e ti cadevano in seno-a schiocche a schiocche le ciliegie rosse), o come quel famoso ritornello che ho cantato e sentito cantare tante volte, e non solo da sopra gli alberi di ciliegi nell’epoca della raccolta: “Fronne ‘e cerase – damme , nennella mia, damme nu vaso;- l’ammore s’accumencia a pizzech’e vase..” (Fronde di ciliegie-dammi, bimba mia, dammi un bacio-l’amore comincia con pizzichi e baci).
Oppure quella villanella, attribuita al Velardiniello, che risale alla metà del cinquecento: “Voccuccia de no pierzeco apreturo - mussillo de na fica lattarola. - S’io t’aggio sola-dinto de quis’uorto, - nce pozza restà morto - si tutte sse cerase nun….- Tanto m’affacciarraggio pe ste mmura - fin che me dice: intra ne la scola.- S’io t’aggio sola – dinto de quist’uorto - nce pozza restà morto - si tutte ste cerase nun…” (boccuccia d’un pesco precoce-musetto d’una fica succulenta-se ti prendo sola dentro quest’orto-che io possa rimanere morto- se tutte queste ciliegie non …)
Non sono forse queste testimonianze della presenza della cerasa e del suo mito a Napoli fin dal cinquecento?
Circa la provenienza di quest’albero, c’è chi sostiene che il ciliegio proviene dall’Anatolia o dalle zone esistenti tra il mar Nero ed il mar Caspio;
chi sostiene, invece, che la ciliegia dolce sarebbe indigena, autoctona, proveniente ossia dai boschi dell’Europa e dell’Asia occidentale.
Sui sentimenti che suscita la ciliegia di Chiaiano, così scrive un puro chiaianese, Giovanni Baiano nel suo saggio: La Ciliegia a Napoli e in Campania, Mugnano di Napoli, 2006, Ediprint.
“Era quello di maggio e giugno il periodo più bello e tale è rimasto per sempre, se ci aggiungiamo anche aprile, il mese dei ciliegi in fiore. Sulla cima di quegli alti ed enormi alberi, circondato da una marea di rosse ciliegie, di cui le più belle e mature stavano lì per dirmi : “mangiami!”, avvolto dalle verdi, lucide foglioline che a grappoli pendevano dai ramoscelli e mi solleticavano la pelle, mi sembrava di dominare l’intero universo che mi stava intorno e sotto i piedi.
…Mi lasciavo accarezzare da quel fresco venticello che spirava dalle alte montagne del Matese nelle ore più calde della giornata e tra lo spizzicare una ciliegia ed un’altra, naturalmente scegliendo tra le più belle, davo sfogo alle mie giovanili energie ed al mio buon umore, cantando a squarciagola le più famose canzoni napoletane.
Quei ciliegi me li sono sempre sentiti dentro, non solo nella memoria, ma anche nel cuore e nel sangue; fanno parte ormai del mio DNA. Ne percepisco perfino la voce, quando soffia un po’ di vento ed io ancora vado a trovarli, là, sopra quella vecchia masseria delle Cesinelle, dove sono nato e vissuto per i primi ventitré anni della mia vita, o sopra le masserie di Casaputana, delle Cesine, o del Tirone.
Quegli alberi e quei frutti sono tuttora un forte richiamo, soprattutto nel periodo della primavera, quando l’occhio può godere appieno quel meraviglioso spettacolo della loro fioritura e quando la bocca può gustare quello speciale e squisito frutto maturo, dal delicato sapore di petali di rosa e di viola e dagli svariati colori, che vanno dal giallino dorato al rosso sangue e violaceo…Resta però il fatto che, nonostante tutto, il ciliegio, anche se ridotto, è ancora un richiamo per tanti contadini della zona, che continuano a coltivarlo per passione e per soddisfare l’enorme richiesta dei commercianti che arrivano a Napoli da tutte le parti d’Italia e specialmente dalla Sicilia, dove sono maggiormente apprezzate.
…È questo il mondo del ciliegio, un mondo da sogni che comincia a rivelarsi nella sua incantevole bellezza sopratutto in primavera. Ed è infatti aprile il mese della sua suggestiva, splendida fioritura ad attirarci come una calamita e trasportarci lontano dalle stressanti vicende quotidiane, deliziando la nostra vista e ricreando il nostro spirito. Entrare in un campo di ciliegi in quel periodo del dolce dormire è come entrare nel paradiso, in un mondo fantastico, in un mondo che forse nemmeno nei sogni si riesce a intravedere.
Quelle chiome degli alti e giganteschi alberi pieni di fiori bianchissimi sembrano come delle nuvole, mosse dal vento, che si agitano sotto l’azzurrina volta celeste per accogliere festosamente l’arrivo delle rondini ed annunciare agli uomini la fine dell’inverno. E quando quel vento è tale che riesce a portar via dagli stami un gran numero di petali, allora si ha l’impressione di essere circondato da tante piccole farfalle o fiocchi di neve, che ti danzano intorno e ti avvolgono e ti trasportano in un vortice che ti solleva dalla terra e ti fa volare con loro verso il cielo. Ti senti trasportato in un mondo come quello raccontato nelle fiabe, e ti sembra di danzare con tante fatine e piccole ninfe, angioletti e vergini sposine vestite di bianco immacolato, che lentamente e dolcemente ti sfiorano la pelle e ti preparano un immenso, morbido, bianco tappeto, su cui poter poggiare i piedi, quando finisci di sognare e scendi dalle nuvole e ti ritrovi di nuovo sulla terra.
…Un meraviglioso mondo che il mistero della natura rinnova puntualmente ogni anno per avvertirci che sta per nascere, oserei dire senza preoccupazioni di essere smentito, il più bel frutto che la terra sia riuscito a produrre per il piacere dell’uomo.
Ề un vero peccato che tanta gente, soprattutto quella che vive nelle grandi città e grossi centri abitati, non conosca e non possa godersi questo splendido spettacolo primaverile che offre il ciliegio delle nostre pur vicine campagne della collina dei Camaldoli. Ed è un peccato anche dover interrompere questi bei ricordi per riprendere il nostro lavoro, pur se molto interessante…”
Si è certi che a Napoli il ciliegio fu importato da Lucullo, famoso generale romano, ma più noto per le sue raffinatezze culinarie. Sono in molti ad affermarlo.
Secondo la scrittrice Eleonora Pontillo, Lucullo faceva coltivare nella sua villa, che si estendeva dall’alto del monte Echia (Monte di Dio) fino all’isolotto di Castel dell’Ovo, assieme ad altre piante anche ciliegi. Così scrive: “Nei giardini della sua villa aveva potuto coltivare fiori ed erbe e far crescere il ciliegio e pesco, che lui (Lucullo) aveva scoperto in Persia e portato in Italia”,
Della ciliegia in Campania e più precisamente a Napoli, ne parla pure Virgilio e poi il Galluccio, e tanti altri scrittori e poeti, come Francesco Biondo, Nunziante Pagano, Di Giacomo e tanti altri, che nelle loro opere hanno espresso il proprio omaggio alle bellissime e pregiatissime cerase di Napoli, riferendosi particolarmente alla collina dei Camaldoli, nel cui territorio si trova Chiaiano e Marano, i maggiori produttori di ciliegie
Stando all’esito delle ricerche e tenendo presente il nome di tutti quegli agricoltori che hanno conseguito i premi nel corso della tradizionale “Festa della ciliegia”, dobbiamo desumere che le migliori varietà di ciliegie di Chiaiano sono state prodotte dai Napolano, Giaccio, Ruggiero, Di Guida, Sarnelli, Di Maro, Rusciano, Festa, Severino, Fioretti, Marfella, Baiano, Arcopinto, Imbriani, Cerullo, Esposito, Iodice, Bianco, Varriale, Manco, Spinosa, Cerullo, Morrone, Di Lanno, Cuomo, e più precisamente nelle masserie del Tirone, Cesine e Cesinelle, Bellaria, Campo, Casaputana, Li Fuschi, Campodisola, Terravicina, Polvica, Toscanella, Frullone, Santacroce, Calori di Sotto e di Sopra, Turriciello, Baseleca.
Certo è che tutte le terre della collina dei Camaldoli, per il tipo di terreno ed il clima temperato, ci hanno sempre regalato questo gustosissimo frutto, ricco di eccellenti proprietà nutrizionali ed organolettiche.
Peccato che le Istituzioni non siano riuscite ad evitare che, proprio nel territorio dove si producono queste belle e pregiatissime cerase, venisse approntata una discarica delle immondizie tal quali, che sicuramente sporcheranno un po’ l’immagine di questa nostra risorsa, se non ci sarà un costante e severo controllo e non saranno utilizzate tutte le precauzioni per ridurre al minimo i danni e non si vorrà utilizzare per tale scopo altri siti di questa splendida collina, che costituisce ancora una grande riserva di ossigeno per far respirare Napoli.
Si è appreso con molta soddisfazione di tutti i chiaianesi che, quest’anno 2009, la Festa sarà curata dal Consorzio degli agricoltori, in collaborazione col collaudato Comitato a suo tempo costituito da commercianti e agricoltori di Chiaiano, con un cospicuo contributo che la Regione ha assegnato per tale scopo al Consorzio delle Colline di Napoli.
È già qualcosa, dopo i tanti duri colpi che ha dovuto subire questo Quartiere!