Macerata Campania festeggia S. Antonio Abate con le Battuglie di Pastellessa, 17 gennaio 2021

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Jan 12, 2021, 7:13:12 PM1/12/21
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https://ecampania.it/event/macerata-campania-festeggia-s-antonio-abate-battuglie-pastellessa/






Macerata Campania festeggia S. Antonio Abate con le Battuglie di Pastellessa

Carri decorati da vari elementi ognuno con un valore speciale
Il periodo che segue le festività natalizie è ricco di tradizioni e
rituali invernali dal fascino antico. La festività di S. Antonio
Abate, nel pieno mese di Gennaio rappresenta l’avanzare dell’inverno
e l’intensificarsi del gelo. Messe e processioni accompagnate da
roghi, benedizioni di animali e sagre queste le tradizioni principali
in onore al Santo.

A Macerata Campania, in provincia di Caserta, si festeggia la
ricorrenza del 17 gennaio con la festa delle Battuglie di Pastellessa.
La tradizione ha origini antichissime e affonda le radici nelle usanze
rurali –agresti nell’area nord della regione Campania che con i re
Borbone diventerà la Terra di Lavoro. Già nel medioevo si era soliti
bruciare i ceppi composti dalle piante di grano ormai arse dal sole e
consumate dal gelo invernale per preparare il terreno alla nuova
semina e raccolta.

Il paese di Macerata Campania, però, è famosa soprattutto per le sue
Battuglie ovvero dei carri decorati da vari elementi ognuno con un
valore speciale: le palme per ricordare le origini egiziane del Santo,
le fascine ovvero l’erba secca che è stata tagliata dai campi per fare
spazio ai nuovi raccolti, che vengono disposte su tutte il perimetro
del carro come decoro oltre a piccole immagini del santo e maschere.
Quest’ultimo simbolo è importante perché con la festa di S. Antonio
Abate si avvia il periodo del Carnevale in Campania; quindi lungo le
strade del centro di Macerata si festeggia il Santo con chiacchiere,
castagnole e sanguinaccio oltre a trovare coriandoli e stelle filanti
nelle bancarelle.

Ogni “battuglia” (carro) è trainata da un trattore e ospita da un
minimo di 40 fino ad arrivare ad un massimo di 100 persone, le età
variano da ragazzini in tenera età fino all’età adulta; tutti pronti a
percuotere enormi botti vecchie che vengono reimpiegate come tamburi
percossi da magli rivestiti da stracci di cotone, poi ci sono i tini e
le falci con il forte caratteristico tintinnio, che oltre ad
arricchire le melodie, sono un simbolo importante a rappresentare il
ciclo di vita e morte delle coltivazioni così come il passare delle
stagioni. I carri in gara di solito sono tra 15-20 con una presenza di
circa 1000 partecipanti che si riuniscono da tutte le frazioni del
paese già verso la fine di Novembre per organizzare la struttura del
carro e la scelta o composizione dei canti. Ogni associazione è
guidata da un capocarro, che scandisce il ritmo della performance ed
ha 10 minuti di tempo per esibirsi.

Ogni performance inizia con un’introduzione che spesso è
un’invocazione a S. Antonio seguita poi dal tema principale con
canzoni variegate ed eterogenee che si ispirano agli antichi canti
degli agricoltori con i quali accompagnavano le lunghe giornate di
lavoro nei campi, riadattati in chiavi e tonalità moderne. Al termine
di ogni performance ogni gruppo, per salutare il pubblico, canta di
solito un proprio inno che rappresenta al meglio l’associazione a
volte dai toni divertenti, ironici o maliziosi. La tradizione vuole
che i carri inizino la sfilata nella domenica precedente alla
festività del 17 gennaio dinanzi al sagrato della Chiesa Abbaziale San
Martino Vescovo, come presentazione al pubblico e nei giorni
successivi sfilano per i quartieri del paese concludendo poi l’evento
con una gran parata nella sera della festa di S. Antonio al centro di
Piazza Mercato. I carri più belli o le performance più originali
vengono premiati al termine della manifestazione.

Curiosità. Il nome della manifestazione si ispira a un piatto tipico
della cucina povera, la pasta con le castagne lesse condite con
dell’ottimo di oliva e peperoncino, preparato in inverno, periodo in
cui le castagne sostituivano almeno in passato alcuni alimenti,
ritenuti cari o non reperibili per le rigidi condizioni invernali.

Proverbi.

Sant’Antuono, Sant’Antuono tecchete ‘o bbiecchio e dance ‘o nuovo.
Sant’Antonio Sant’ Antonio eccoti il vecchio e dacci il nuovo.
(riferito ai ceppi, ai roghi delle fascine e arbusti vecchi che
vengono bruciati come rito propiziatorio ad un raccolto rigoglioso)

Sant’Antuono, lampe e tuone.
Sant’Antonio, lampie fulmini ( per l’intensificarsi del gelo
invernale accompagnato dal maltempo)

Sant’Antonio dalla barba bianca, se non nevica poco ci manca.

a cura di Pasquale De Candia

Redazione
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