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Presepe a Palazzo Reale, in mostra 354 pezzi di fine ‘700: gli orari di
visita
Dic 20, 2022
Presepe Palazzo Reale. Appartenuto al Banco di Napoli è composto da 354
pezzi realizzati tra fine Settecento e inizio Ottocento. Da oggi 20
dicembre sarà allestito in una saletta dedicata nell’Ambulacro.
È stato inaugurato questa mattina il nuovo allestimento, in una saletta
dedicata, al termine del percorso di visita dell’Appartamento Storico,
il Presepe napoletano del Banco di Napoli ora appartenente alle
collezioni di Intesa Sanpaolo ed esposto dal 1998 nella Cappella del
Palazzo Reale.
Realizzato da celebri artisti del tempo, tra cui Giuseppe Sanmartino,
l’autore del celebre Cristo Velato, e Francesco Celebrano, è composto da
più di 210 tra pastori e personaggi, oltre agli animali e a ben 144
accessori, ed è tra le più ricche rappresentazioni dell’arte presepiale
del ’700 napoletano.
Presepe Palazzo Reale: inaugurato oggi
“Lo spostamento del Presepe in questa sala, più raccolta rispetto alla
Cappella Reale – afferma il direttore del Palazzo Mario Epifani –
consente un’esperienza più intima e contemplativa, come merita
quest’opera straordinaria. La meraviglia che il presepe suscita è
testimoniata ogni giorno dai nostri visitatori e il riallestimento in
occasione del Natale rappresenta un regalo per i turisti e i cittadini”.
Il presepe fu allestito per la prima volta nel dicembre 1987, per
volontà del direttore generale del Banco di Napoli prof. Ferdinando
Ventriglia, per essere esposto in occasione delle festività natalizie
nella nuova sede dell’istituto a New York, assemblando diverse figure
appartenute ad alcuni tra i più grandi collezionisti napoletani.
In seguito fu esposto a Palazzo Piacentini, nella sede napoletana della
banca in via Toledo, fino al 1998, quando fu concesso in deposito alla
Soprintendenza e sistemato nella Cappella del Palazzo Reale di Napoli.
Antonio Denunzio, vicedirettore delle Gallerie d’Italia-Napoli,
dichiara: “Questo meraviglioso esempio di arte presepiale, in passato
custodito in quella che è l’attuale sede delle Gallerie d’Italia di
Napoli, ha ora a Palazzo Reale un nuovo allestimento ancora più
suggestivo che ci consente di valorizzare ulteriormente la bellezza di
un’opera che appartiene alla collezione della Banca ma che è soprattutto
parte del patrimonio identitario della città di Napoli”.
Sono stati necessari circa due mesi per smontare il presepe, catalogarlo
e rimontarlo nell’apposito spazio dedicato, in una saletta che affaccia
sull’Ambulacro, dove sarà visibile nei normali orari di visita del
museo. L’allestimento è stato curato da Marisa Piccoli Catello che fu
incaricata già nel 1987 di acquistare i pastori per creare questo
presepe di straordinario valore.
“Quando nel mese di giugno mi è stata comunicata l’intenzione di
spostare il presepe, con i miei figli Silvana e Bruno e mia sorella
Annamaria abbiamo capito subito che sarebbe stato un lavoro emozionante,
un ritorno al passato – racconta la collezionista – Questo ci ha
consentito di rivedere da vicino i bellissimi pastori presenti in questo
grande presepe, tutti di grande pregio, opera dei più illustri scultori
del ‘700 e ‘800”. Il progetto è stato curato dall’architetto Lucia Anna
Iovieno.
Info utili
Orario: 9.00-20.00 (ultimo ingresso ore 19.00, chiuso il mercoledì)
Ingresso: incluso nel biglietto dell’Appartamento Storico intero euro
10,00/ridotto euro 2,00
Info:
www.palazzorealedinapoli.org
La storia
Considerato uno dei migliori esempi di arte presepiale napoletana, il
presepe del Banco di Napoli, oggi Intesa Sanpaolo è formato da 354 pezzi
(210 tra pastori e animali e 144 accessori) prodotti da diversi scultori
operanti a Napoli tra Settecento e Ottocento, tra cui Giuseppe
Sammartino (l’autore del Cristo velato della Cappella Sansevero), Angelo
e Francesco Viva, Salvatore Di Franco, Francesco e Camillo Celebrano,
Lorenzo Mosca, Matteo Bottigliero, Francesco Cappiello e Giuseppe Gori.
Nel XVIII secolo il presepe napoletano subì una notevole evoluzione,
grazie alla sua diffusione nelle abitazioni private, non più solo
all’interno delle chiese. Da manifestazione solennemente sacra, divenne
quindi espressione prevalentemente artistica, rappresentando –
soprattutto per i nobili e i ricchi borghesi – un passatempo al quale
dedicare buona parte dell’anno.
Nella grande scenografia di questo presepe sono raffigurate tutte le
scene tipiche della tradizione pastorica napoletana, dove si mescolano e
si fondono armoniosamente razze mediterranee ed orientali, scene
religiose ed episodi di vita quotidiana, trasmettendoci la gioiosità e
vivacità del popolo napoletano e la spiritualità della Natività, che
resta il fulcro di tutta l’opera.
Sullo sfondo è raffigurato un paesaggio rupestre, dove si intravede il
Vesuvio.
La scena della Natività, sul lato sinistro, come da tradizione, è posta
tra i ruderi di un tempio romano a simboleggiare la vittoria del
Cristianesimo sul paganesimo; più a sinistra troviamo la corte dei Magi
con al seguito orientali, levantini, mongoli, africani e animali esotici
come il cammello e sul retro un elefante, aggiunto successivamente quale
rimando al famoso episodio dello sbarco di un elefante indiano a Napoli,
dono del sultano turco al re Carlo di Borbone nel 1738.
Gli autori e i personaggi
Questo presepe offre l’opportunità di mostrare statuine di tipologia
settecentesca, attribuite ad artisti affermati e a “figurari” come
Lorenzo Mosca, che si dedicavano a questa attività per hobby,
raggiungendo comunque un alto grado di specializzazione, favorita anche
dall’interesse che i reali Borbone avevano verso questo genere.
A testimoniare l’arte di importanti scultori del tempo restano,
all’interno di questo presepe, molte figure: l’Orientale con lo
zucchetto, posto davanti la scena della fontana, che impugna un secchio
di rame e, al centro della composizione, in primo piano, il personaggio
con il mantello che regge un cesto con le “fuscelle” (cestini di vimini)
per la ricotta, con al suo fianco il ragazzo che porta formaggi, sono
attribuiti a Matteo Bottigliero (1684-1757).
L’artista, di cui si ricorda la scena di Cristo e la Samaritana nel
chiostro di San Gregorio Armeno, si formò molto giovane nella bottega di
Lorenzo Vaccaro, lavorando fianco a fianco con il figlio di questi,
Domenico Antonio, insieme al quale fu il maggior ritrattista del primo
Settecento. Lasciò importanti opere anche in argento: nel 1717 realizzò
infatti, un modello per la statua di Sant’Andrea che si conserva nel
Tesoro della Cattedrale di Amalfi.
Nella zona della taverna, la venditrice di castagne, il villano nobile
che suona un mandolino in tartaruga e madreperla, o, a sinistra della
composizione generale, l’arabo che cavalca il cammello sono attribuiti,
insieme ad altre figure, a Lorenzo Mosca (…1789). Questi, ricordato come
plastificatore e regista di presepi da G. Borrelli, era ufficiale
dell’archivio della Segreteria di Stato della marina, che da dilettante
quale lo descrive
Pietro Napoli Signorelli, divenne scultore attraverso la costruzione
degli stessi. Egli modellò spesso intere famiglie con costumi
tradizionali del regno. Si conoscono pezzi con la sua firma sulla
parattella o pettiglia, prima della coloritura delle testine. Ad un suo
allievo conosciuto come Genzano che firma con la sigla DPG, è da
riferire, insieme ad alcuni angeli, la dolce Samaritana che risale lo
scoglio verso la scena della Natività.
L’anziano re mago Baldassarre, con il mantello verde, inginocchiato
davanti al Bambino e l’angelo dai capelli corvini, a sinistra della
Gloria, che libra nell’aria il turibolo in argento cesellato, è firmato
da Francesco Viva, artista ricordato anche come architetto ed
allestitore di presepi.
La donna col corallo è di Sanmartino
Ritenuta invece del più grande scultore napoletano del Settecento,
Giuseppe Sanmartino (1720-1793), autore del Cristo velato nella cappella
Sansevero, la donna ornata di orecchini e collana di corallo, seduta
sotto il pergolato della Taverna con in mano un bicchiere, insieme alle
fanciulle ricche – la calabrese e la napoletana – poste in primo piano
con il villano nobile, nella scena “La castagnara” che si svolge davanti
all’osteria.
Di seguaci del Sanmartino sono da ritenere altri pastori: la giovane
donna dall’aria sorpresa, all’ingresso della cucina, con corpetto e
gonna in armesino rosso, il mercante arabo, posto vicino la scena della
fontana e il ragazzo rustico addormentato, interamente di terracotta
policroma, sono attribuiti ad Angelo Viva (1748-1837), prolifero artista
influenzato dal gusto neoclassico, di cui si ricordano le statue delle
Muse in cartapesta poste nel teatrino di corte; a Salvatore Franco (fine
XVIII – inizio XIX) rimanda il “Circasso”, orientale mongolo con lo
zucchetto di seta gialla, posto davanti alla scena della fontana, e
l’anziano arrotino al lavoro, figure da cui traspare una intensa
introspezione psicologica e una fisionomia fortemente caratterizzata.
A Giuseppe Gori (fine XVIII -inizio XIX), l’allievo più vicino al
maestro nello stile, di cui esalta la finezza dei particolari e i colori
delicati, si dà il personaggio maschile seduto al tavolo della Taverna
accanto al violinista, il paggetto con il vassoio e lo spadino
d’argento, che risale sulla sinistra la montagna per giungere alla
Natività e molti altri ragazzi nobili o rustici. Le sue sculture, nel
passaggio dal gusto barocco a quello neoclassico, presentano una
ricchezza di particolari, rifiniture accurate e colori delicati.
A Michele Trillocco (fine XVIII – inizi XIX), citato anch’esso dalle
fonti come seguace del Sanmartino, di cui imita la realizzazione a
ciocche dei capelli, si deve un Angelo dalla tunica in seta gialla e
rosa staccato dagli altri e un Orientale con pugnale in osso nella
cintura, proveniente dalla raccolta Perrone.
A Nicola Ingaldo facente parte di una famiglia impegnata nella
realizzazione di presepi, ma anche nella Real Fabbrica di Porcellana,
sono da attribuire varie figure fra cui la donna al centro della
composizione, ai piedi della montagna dove è posta la Natività. Questa
presenta un corpetto in armesino blu con galloni d’oro, la gonna in seta
verde e sopra un grembiule in tela bianca, uno scialle sulle spalle e un
fazzoletto in testa guarniti di trine.
Francesco Celebrano (1729-1814), pittore e scultore noto in particolar
modo per le sue opere scultoree per la Cappella Sansevero, modellatore
anche di porcellane, nel 1781 venne sostituito da Filippo Tagliolini
nella direzione della Real Fabbrica ma continuò ad avere incarichi di
prestigio, come pittore di camera. Nell’800 gli fu chiesto dal Principe
Ereditario di acquistare pastori e per volere della Real Casa allestì un
presepe a Palermo. A questo artista sono stati attribuiti fra l’altro,
il Mezzocarattere con la giacca in tela azzurra, posto a destra della
composizione con accanto un cavallo.
A suo figlio Camillo (Fine XVIII – inizi XIX) modellatore della Real
Fabbrica di Porcellane dal 1780 fino a quando fu soppressa nel 1806, che
lavorò nella bottega paterna modellando intere famiglie contadine, si
attribuisce il gruppo con il villano nobile e la donna sul mulo, posti
sullo sfondo a sinistra della taverna, e la donna in costume calabrese
(Cosentina) in primo piano nella zona centrale, con in braccio un fascio
di verdura di terracotta attribuito a Giuseppe De Luca. La donna in
costume calabrese (Nicastro) che allatta il suo piccolo sulla destra,
proveniente dalla raccolta di Eugenio Catello, e il venditore di pesce
sono di Francesco Cappiello o Cappello (Fine XVIII – inizi XIX),
ricordato dalle fonti fra gli architetti realizzatori di presepi.
Molti pastori sono di autori non identificati
Molti altri pastori di questa collezione risultano di autori non
identificati; gli animali, realizzati in legno o terracotta, sono
attribuiti in parte ai Vassallo (secolo XVIII), in parte a Francesco di
Nardo e a Francesco Gallo (Fine XVIII – inizi XIX), mentre molte delle
verdure sono di Giuseppe De Luca (Fine XVIII – inizi XIX).
Non manca la zingarella attribuita a Giovan Battista Polidoro, dalla
camicia in tela a maniche lunghe, la gonna e il corpetto ricamati, un
grembiule bordato, uno scialle di tela sulle spalle e un fazzoletto a
piccoli quadri sulla testa. L’artista nel 1789 viene segnalato
all’interno della Real Fabbrica di Porcellane di Napoli e nel 1801
ricevette un compenso per aver dipinto settantacinque figurine su un
servizio da dessert della Villa Reale.
In questa splendida raccolta si rivive il momento più felice dell’arte
presepiale a Napoli e si riflette, in maniera raffinata, lo spirito del
tempo animato da una vena più laica e profana anche nella
rappresentazione religiosa.
Il presepe per tutto il secolo fino ai primi decenni dell’Ottocento,
risulta una delle espressioni più vive e aderenti alla realtà, rispetto
ad altre forme artistiche del tempo. Ricalca uno spaccato della società
del tempo, in cui l’orientalismo spesso risponde a sollecitazioni
letterali e teatrali, e la Nascita e l’Annuncio sono le uniche scene a
cui si delega il carattere devozionale in una posizione di secondo
piano. Il racconto evangelico viene sommerso dai racconti della vita
quotidiana, legata ai mestieri e alle figure di varia umanità fra cui
anche nobili, orientali e altri asiatici al seguito, a volte, del corteo
dei Magi.
Questo presepe del Banco di Napoli i cui componenti si trovano disposti
sullo “scoglio” o “masso” ricreando uno spaccato di varia umanità può
riportare alla mente un altro immenso presepe edificato in alcuni saloni
del Palazzo Reale di Napoli, per volontà del re Carlo III di Borbone,
che fu smembrato dopo il 1840 e di cui alcuni pezzi sono conservati nel
Museo di Capodimonte.
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