Emilio Isgrò. Canto Napoli, Museo e Real Bosco di Capodimonte, 10 aprile - 29 settembre 2026

1 view
Skip to first unread message

Gino Di Ruberto [GMAIL]

unread,
Apr 13, 2026, 12:37:37 PMApr 13
to InfoNapoli Newsletter
da
https://capodimonte.cultura.gov.it/mostra/emilio-isgro-canto-napoli/

Emilio Isgrò. Canto Napoli

Dal 10 aprile al 29 settembre 2026, sale 81, 83, 84 secondo piano

Ingresso gratuito compreso nel biglietto del museo

Apertura tutti i giorni tranne il mercoledì

Nei giorni feriali dalle 8.30 alle 17.00 (ultimo ingresso alle 16.30)
nei giorni festivi dalle ore 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.30)

Omaggio del Maestro alla Canzone Napoletana

con cancellature inedite di venticinque partiture

da ‘O sole mio a Voce ‘e notte

Museo e Real Bosco di Capodimonte

dal 10 aprile al 29 settembre 2026

a cura di Eike Schmidt

     Per vedere, devi sollevare il velo, operando uno sforzo, perché
l’arte non è mai del tutto facile, ha sempre bisogno di una decifrazione
– Emilio Isgrò

 Canto Napoli è la mostra che Emilio Isgrò dedica alla città di Napoli,
un progetto inedito curato da Eike Schmidt, Direttore del Museo e Real
Bosco di Capodimonte, presentato dal 10 aprile al 29 settembre nelle
sale 81-83-84 del secondo piano. 

Artista concettuale e pittore – ma anche poeta, scrittore, drammaturgo e
regista – il Maestro Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937) è
uno tra i maggiori protagonisti dell’arte contemporanea
internazionale. A partire dagli anni Sessanta sviluppa la pratica
della Cancellatura come gesto poetico e critico, riflessione sul
linguaggio, sulla memoria e sui processi della conoscenza. Questa
tecnica divenuta ormai suo metodo distintivo applicato su materiali
testuali di grande varietà (dai Promessi Sposi a La Bibbia, dall’Odissea
alla Costituzione italiana fino alla prossima ‘cancellazione’
dell’Enciclica Laudato si’ iniziata con Papa Francesco e proseguita con
Leone XIV), è qui rivolta per la prima volta alla musica napoletana.

Il corpus delle partiture di alcuni tra i più celebri brani del
repertorio partenopeo è sottoposto così a una rigorosa operazione
di Cancellatura sulla cui superficie si posano insetti, come attratti
dalla dolcezza di melodia, armonia, ritmo e versi, custoditi nelle
partiture. Le complesse e deliziose figure retoriche che attraversano la
canzone napoletana diventano così traccia e fondamento di un ulteriore
segno che l’artista vi sovrappone con rinnovata intensità poetica. Non
tutte le parole (e le celebri frasi che hanno fatto sognare, e amare,
intere generazioni dall’Ottocento ad oggi) sono infatti cancellate da
Isgrò: il risultato finale appare simile ad un componimento
ermetico che affascinerà ogni tipo di visitatore.

Le venticinque canzoni scelte spaziano da ‘O sole mio (versi di Giovanni
Capurro e musica Eduardo Di Capua e Alfredo Mazzucchi, 1898) nella
duplice versione chiara e scura, a Voce ‘e notte di Edoardo Nicolardi ed
Ernesto De Curtis (1904) e a Reginella (scritta nel 1917 da Libero
Bovio), passando per Maruzzella di Renato Carosone
(1954), fino a Resta cu’mme con musica di Domenico Modugno (1957) che
scriverà anche Tu si’ na cosa grande (1964) e all’ormai classica Napul’è
di Pino Daniele (1977). Passando per tanti brani immortali o comunque
popolarissimi: Te voglio bene assaje (1839 testo di Raffaele Sacco,
musica attribuita a Donizetti), Funiculì funiculà (1880 testo di Peppino
Turco, musica di Luigi Denza), Torna a Surriento, (1894 di G. De
Curtis), I’ te vurria vasà, (1900 di Russo-di Capua), Comme facette
mammeta (1906 di Capaldo-Gambardella), Ninì Tirabusciò (1911 di
Califano-Gambardella), ‘O surdato ‘nnammurato (1915 di Califano –
Cannio), Santa Lucia e  Santa Lucia luntana (1919 di E.A. Mario),
Scalinatella (1948 di Buonagura-Cioffi), Anema e core (1950 di Tito
Manlio – D’Esposito), Luna Rossa (1950 di De Crescenzo-Vian),
Malafemmena (1951, A. De Curtis in arte Totò), Guaglione (1956 di Nisa a
Fanciulli), Nun è peccato (di Ugo Calise successo anni ‘60 di Peppino di
Capri), A Canzuncella (1977 di Paolo Morelli degli Alunni del Sole).

Accanto alle scritture musicali riarrangiate da Isgrò, trovano
posto tre lavori a tutto tondo: due mandolini e una chitarra classica a
dimensione reale, attraversati dagli stessi insetti che popolano le
opere bidimensionali.


Reply all
Reply to author
Forward
0 new messages