Sorry I remember ....
https://www.radioalice.org__________________________________Giancarlo Vitali (Ambrogio) parla di Radio Alice in un video di Mathis Priori _________________Il 9 febbraio sarà il cinquantesimo anniversario dell’apertura di Radio Alice.Fa ridere, ma è così.Eccomi dunque nell’imbarazzante condizione di un sopravvissuto che comunica l’iniziativa promossa da alcune redattrici di un’altra radio, che si chiama RAI3, una piccola concorrente che pare sia sopravvissuta alle tempeste e ai (numerosi) naufragi che hanno invece decimato gran parte della nostra ciurma. Alcune amiche di RAI3 hanno prodotto un podcast in cinque puntate in parte dedicate, se ho ben capito, a Radio Alice. Cosa ci sia in questo podcast non lo so, ma non dubito che si tratti di un’opera destinata a grande successo. Le folle non attendono altro. In ogni caso il podcast verrà presentato lunedì 9 febbraio prossimo in un luogo della città che si chiama Sala Borsa. La stessa Sala Borsa, sapete, è cambiata nei cinquecento anni passati da quando la affollammo rumorosamente. Se qualcuno di voi non ci fosse stato recentemente posso dirvi che hanno installato la luce elettrica, e che ci sono libri dappertutto, e che non c’è più Bruno Trentin.Mi dicono che alla presentazione organizzata da RAI3 ci sarà anche l’assessore alla Cultura del Comune di Bologna che certamente è persona di valore. So benissimo che alcuni di voi non vorrebbero vedere un assessore per nessuna ragione al mondo, e lo capisco. Ma c’è anche una mostra dedicata ai cento anni di Renato Zangheri, il sindaco che disse ai poliziotti: “siete in guerra e non si critica chi è in guerra”, frase che in quel tempo lontano ci fece arrabbiare un po’. Ma nel frattempo a Bologna hanno cambiato sindaco, e ho perfino ho sentito dire che lo stesso Partito comunista italiano ha cambiato nome e indirizzo, anche se continua (con il suo nuovo nome) a essere ricettacolo di assassini professionali come il signor Marco Minniti, specializzato nell’annegare gente. Cosa accadrà il 9 febbraio alla Sala Borsa? Praticamente niente. Qualcuno (forse una redattrice di Rai3) presenterà il podcast. Poi ci sarà un breve video di Ambrogio. Poi forse riceveremo la visita del nostro direttore Paolo Gobinda Ricci, recentemente rientrato da un ritiro in un ashram dell’alto Lazio. Certamente ci sarà Valerio Minnella, l’unico di tutti noi che conserva memoria di quel che accadde in quei tempi arcani. Spero che ci sia anche Andrea Zanobetti, che nella notte tra il 12 e il 13 di marzo di quell’anno avventuroso ricostruì pezzo per pezzo il trasmettitore che i poliziotti ci avevano rubato.Quanto a quei nostri compagni redattori che hanno avuto la fortuna di assentarsi prima che il nazismo si impadronisse del pianeta, e il genocidio diventasse pratica comune tutt’intorno al mare nostrum, so per certo che ci leggono in copia dall’alto dei cieli nei quali soggiornano: gli stessi cieli dai quali il 9 febbraio di cinquecento anni fa Luciano e Matteo e Pappa e fors’anche Cappi, Vivolo, Calabrò e Pecos trasmisero le note del compagno Jimmy Hendrix, per cominciare l’ultima avventura della passata Epoca Umana. buona notte _________________
Alex Sarti giovane ascoltatore di Radio Alice parla di quel che sta diventando l'università, di l'intelligenza artificiale, e di amicizia, e naturalmente di Radio Alice. _________________Nella seconda parte del Novecento lo sviluppo delle tecnologie e particolarmente delle tecnologie di comunicazione fu patrimonio condiviso della società e dei lavoratori creativi prima che se ne appropriasse il capitale. A metà degli anni Settanta, quando in Italia la comunicazione era soggetta al monopolio di stato, gruppi di sperimentatori aprirono una breccia nel muro del potere e lanciarono molte radio pirata. In quella breccia poi come sappiamo si inserì il grande capitale di mafia: Il potere delle televisioni commerciali crebbe laddove i movimenti sociali avevano creato degli spazi di libertà. Anche negli anni Novanta centomila sperimentatori tecnici e poeti crearono una rete che chiamammo Net. All’inizio del nuovo millennio il potere delle grandi aziende trasformò quella libera Rete in uno spazio proprietario e lo chiamarono Web. Quando iniziammo a trasmettere sulle frequenze di Radio Alice il Mediascape era un deserto che presto si popolò di ingegneri e di poeti. Oggi il Mediascape è un Oceano di rumore nel quale le voci umane non si sentono più. __________________________________Nel febbraio del 1976 era nata Radio Alice, dopo molti mesi di fantasiosa gestazione. C’erano almeno due anime, forse tre, all’origine di quella radio. C’era un’anima eticamente intransigente e controinformativa. E c’era un’anima poetico-libertaria. “Ki informa ki?” Diceva la prima anima. “Zut è divenire perfettissimo perfettissimo è divenire Zut” diceva la seconda. Si tenevano conciliaboli e la notte si facevano prove di trasmissione. Poi si salì sui tetti e nelle mansarde e si lanciarono i primi segnali verso il mondo in ascolto. Il mondo sbigottì, il Resto del Carlino disse che Radio alice trasmetteva messaggi su carta igienica, e che erano messaggi osceni. Luciano e Ambro composero un manifesto bellissimo, con una lunga gru disegnata da Rodzenko o da El Lisitski, e un piccolo Lenin che si sporgeva lassù in alto, e sotto la gru un muro con su scritto “Poter…peraio” e una breccia nella quale attraverso la scritta interrotta si precipitavano strombettanti suonatori psichedelici alla moda di Sergent Pepper e Yellow Submarine. Di mattina si udivano mantra e lezioni di yoga e la voce di un cantautore napoletano che suggeriva: “Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo tirmo pausa pausa ritmo pausa pausa pausa pausa pausa pausa… Lavorare con lentezza Senza fare alcuno sforzo Il lavoro ti fa male E ti manda All’ospedale Lavorare con lentezza senza fare alcuno sforzo La salute non ha prezzo” E così via sabotando. Sabotare la produttività era certamente il principale obiettivo. E il risultato non si fece attendere. Risulta che in quesgli anni gli operai italiani abbiamo realizzato quantità strabilianti di ore di malattia, o meglio di assenza, o meglio di assenteismo, o meglio di autonomia. A marzo arrivarono i biechi blu nella casa di uno della redazione. Lo arrestarono con l’accusa (non molto originale per quei tempi) di partecipazione a banda armata (quale?) Subbuglio. Non c’erano armamenti a Radio Alice, non c’era banda armata in quei paraggi. Eppure i biechi blu trovarono agendine e rubrichette e numerini di telefonuccio e spedirono in carcere qualcuno. La radio emise ululi di guerra, e chiamò tutti in piazza per una festa alle repressione. Giunsero in diecimila col materasso, le pentole i divani e tuttecose. Occuparono la piazza ed i dintorni. L’arrestato fu in seguito rilasciato per manifesta infondatezza delle accuse. Ferveva primavera e dalle antenne sibilavano suoni seducenti. _________________
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