Venezia, la preside del liceo accusato di essere ProPal: «Incontri sul conflitto in Medio Oriente sono educazione civica e i genitori sono con noi. I politici ne rimangano fuori»

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Jan 21, 2026, 5:32:20 AMJan 21
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Venezia, la preside del liceo accusato di essere ProPal: «Incontri sul conflitto in Medio Oriente sono educazione civica e i genitori sono con noi. I politici ne rimangano fuori»

di Alice D'Este
Il liceo veneziano al centro di un'interrogazione parlamentare del senatore FdI Raffaele Speranzon per «mancato pluralismo» nelle iniziative sulla Palestina: «Vedute diverse garantite in un percorso più ampio»
 
 
«Sono qui alla Giudecca, nella sede di Emergency, coi ragazzi, sapesse che attenzione c’è e che silenzio fanno» scherza sottovoce Maria Rosaria Cesari, preside del liceo classico Marco Polo di Venezia in questi giorni al centro delle polemiche politiche. Il liceo è stato oggetto di un'interrogazione parlamentare del senatore FdI veneziano Raffaele Speranzon rivolta al ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per aver organizzato attività dedicate all’approfondimento del conflitto israelo-palestinese tacciate di mancanza di contraddittorio. Cesari oggi, martedì 20 gennaio, ha accompagnato le classi nella sede veneziana di Emergency per la proiezione del film «No other land», proprio nell'ambito di quel progetto. Ha voluto esserci. Perché quello che riguarda la sua scuola non scivoli mai oltre le sue spalle. Perché non sia scontato, perché la sua voce e la sua presenza si sentano, anche in modo ufficiale. «Andiamo avanti con le nostre attività che, vorrei chiarire subito, sono state decise dal collegio docenti - dice Cesari- i ragazzi sono molto interessati, fanno domande di continuo. Ma il silenzio che c’è di fronte alle testimonianze mi colpisce nel profondo. Sono ragazzi che vogliono crescere consapevoli del mondo in cui vivono».
 
Preside come è cominciato tutto?
«Chiarirei da subito la cornice: il liceo Marco Polo non chiude gli occhi davanti ai temi urgenti dell’attualità e della contemporaneità. Mai. Ed è così che noi intendiamo l’educazione civica. Crediamo che non possa essere unicamente una materia da studiare a tavolino. Pensiamo che debba essere letta come una vera e propria cittadinanza attiva. Con uno sguardo consapevole ai problemi del mondo di oggi. Per questo ci siamo sempre occupati di tematiche attuali come i principali conflitti della contemporaneità. Un esempio recente è stata la crisi in Ucraina, in quel caso vennero da noi alcune studentesse a raccontare la situazione del loro paese. Ma è solo l’esempio più recente. Collaboriamo con Emergency da anni, abbiamo partecipato alla posa dell’ultima pietra d’inciampo a Venezia e collaboriamo regolarmente con gli organizzatori della Giornata della memoria, con il carcere femminile, con l’università. Tutte le realtà cittadine insomma che possano essere spunto di riflessione per i nostri ragazzi».
 
 
 
 
Veniamo alle iniziative legate al conflitto Israelo palestinese
«A settembre abbiamo deliberato alcune iniziative sul tema, alcune si sono svolte nel primo quadrimestre altre sono in programma nel secondo. Parlo ad esempio di un incontro con don Nandino Capovilla, di due appuntamenti con Emergency, della partecipazione a due iniziative letterarie di Ca’ Foscari, con le scrittrici Shrouq Aila e Anna Foa. L’avvio delle iniziative è sempre stato comunicato con una circolare, ogni consiglio di classe poteva decidere a quali iniziative aderire e a quali no».
 
Come è nata la polemica?
«A sollevare la questione sul web è stato un opinionista con circa 160 mila follower su Instagram che in un video ha filmato la circolare che era stata pubblicata contestando una (nostra) narrazione priva di contraddittorio. Poi il senatore FdI veneziano Raffaele Speranzon ha presentato sul tema un’interrogazione al ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara chiedendo l'invio degli ispettori a scuola. (Ha anche aggiunto «Quanto sta accadendo al liceo Marco Polo di Venezia è gravissimo. La scuola pubblica non può diventare un laboratorio di indottrinamento ideologico. Non è educazione civica, ma una programmazione costruita su una narrazione unilaterale, proposta a studenti minorenni senza pluralismo, contraddittorio e senza equilibrio. La scuola non è un centro sociale o una sezione di partito ma un luogo di formazione libera e soprattutto plurale» ndr)
 
La scuola ha ricevuto un’ispezione dal ministero?
«No non mi risulta che il ministro Valditara abbia intenzione di mandare gli ispettori anche perché la situazione è molto chiara. Il collegio docenti ha fatto una scelta, c’è una circolare pubblica. Io sono pronta al confronto».
 
Lei ha una fermezza invidiabile 
«Non si tratta di fermezza. Io credo che la politica debba rimanere lontana dalla scuola. Non possiamo accettare che qualcuno tenti di mettere le mani sul luogo dell’esercizio critico del pensiero. La cosa che mi inquieta è che quello di cui qualche anno fa avremmo parlato senza problemi oggi viene tacciato di mancanza di pluralità di vedute. Il pluralismo però non è per forza l’organizzazione di un contraddittorio all’interno di un evento, ma la programmazione di una serie di percorsi plurali che nella nostra scuola ci sono sempre stati. Quello che abbiamo deciso, gli approfondimenti avviati sono parte dell’autonomia scolastica. Sono stati deliberati in collegio docenti, con una convergenza tra dirigenza e docenti profonda. Per cui quello che si fa in sintonia e con partecipazione inevitabilmente va difeso. In nome di una libertà di insegnamento garantita dalla Costituzione italiana. Non solo: se parlare di Palestina diventa automaticamente sinonimo di antisemitismo, allora siamo di fronte a una pericolosa semplificazione che impedisce di capire la complessità della storia».
 
I genitori cosa dicono?
«Abbiamo ricevuto tante lettere da parte dei genitori. Tutti ci supportano. Anche un gruppo di docenti di altre scuole, in particolare dal liceo Bruno Franchetti e del Benedetti Tommaseo. Sono tutti ben consapevoli che l’impegno la cittadinanza attiva può essere anche un antidoto al malessere che molti giovani vivono quotidianamente. Quando i ragazzi colgono la complessità del reale stanno bene. Vogliono essere partecipi del loro futuro».
 
Gli eventi in programma sono organizzati con Ca’ Foscari, con Emergency, istituzioni riconosciute 
«Questa è la cosa che ci ha colpito di più. Ci siamo rivolti ad istituzioni riconosciute, ufficiali. Non vedo proprio dove stia la problematica. Purtroppo stiamo vivendo un clima culturale in cui di certi argomenti, come quello dei palestinesi e di Gaza si fa fatica a parlare con serenità. Che colpa c’è nel dire che ci sono ragazzi della stessa età dei nostri che stanno morendo? Che colpa c’è nel dire che un conflitto cancella l’istituzione scolastica? Le assicuro che i nostri studenti quando hanno visto la testimonianza video di ragazze giovani che discutevano la loro tesi di laurea sotto le bombe per non rinunciare al loro futuro sono rimasti senza parole. Se non è compito della scuola incrociare realtà di questo tipo e testimoniarle, di chi è?».
 
 

 

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