di Alice
D'Este
Il liceo veneziano al
centro di un'interrogazione parlamentare del senatore
FdI Raffaele Speranzon per «mancato pluralismo» nelle
iniziative sulla Palestina: «Vedute diverse garantite in
un percorso più ampio»
«Sono qui alla
Giudecca, nella sede di Emergency, coi ragazzi,
sapesse che attenzione c’è e che silenzio fanno»
scherza sottovoce Maria Rosaria Cesari,
preside del liceo classico Marco Polo di Venezia
in questi giorni al centro delle polemiche politiche.
Il liceo è stato oggetto di un'interrogazione
parlamentare del senatore FdI veneziano Raffaele
Speranzon rivolta al ministro
dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara per
aver organizzato attività dedicate
all’approfondimento del conflitto
israelo-palestinese tacciate di mancanza
di contraddittorio. Cesari oggi, martedì 20
gennaio, ha accompagnato le classi nella sede
veneziana di Emergency per la
proiezione del film «No other land», proprio
nell'ambito di quel progetto. Ha voluto esserci.
Perché quello che riguarda la sua scuola non scivoli
mai oltre le sue spalle. Perché non sia scontato,
perché la sua voce e la sua presenza si sentano, anche
in modo ufficiale. «Andiamo avanti con le nostre
attività che, vorrei chiarire subito, sono state
decise dal collegio docenti - dice Cesari- i ragazzi
sono molto interessati, fanno domande di continuo. Ma
il silenzio che c’è di fronte alle testimonianze mi
colpisce nel profondo. Sono ragazzi che vogliono
crescere consapevoli del mondo in cui vivono».
Preside come
è cominciato tutto?
«Chiarirei da subito la
cornice: il liceo Marco Polo non chiude gli occhi
davanti ai temi urgenti dell’attualità e della
contemporaneità. Mai. Ed è così che noi intendiamo
l’educazione civica. Crediamo che non possa essere
unicamente una materia da studiare a tavolino.
Pensiamo che debba essere letta come una vera e
propria cittadinanza attiva. Con uno sguardo
consapevole ai problemi del mondo di oggi. Per questo
ci siamo sempre occupati di tematiche attuali come i
principali conflitti della contemporaneità. Un esempio
recente è stata la crisi in Ucraina, in quel caso
vennero da noi alcune studentesse a raccontare la
situazione del loro paese. Ma è solo l’esempio più
recente. Collaboriamo con Emergency da anni, abbiamo
partecipato alla posa dell’ultima pietra d’inciampo a
Venezia e collaboriamo regolarmente con gli
organizzatori della Giornata della memoria, con il
carcere femminile, con l’università. Tutte le realtà
cittadine insomma che possano essere spunto di
riflessione per i nostri ragazzi».
Veniamo alle
iniziative legate al conflitto Israelo palestinese
«A settembre abbiamo
deliberato alcune iniziative sul tema, alcune si sono
svolte nel primo quadrimestre altre sono in programma
nel secondo. Parlo ad esempio di un incontro con don
Nandino Capovilla, di due appuntamenti con Emergency,
della partecipazione a due iniziative letterarie di
Ca’ Foscari, con le scrittrici Shrouq Aila e Anna Foa.
L’avvio delle iniziative è sempre stato comunicato con
una circolare, ogni consiglio di classe poteva
decidere a quali iniziative aderire e a quali no».
Come è nata
la polemica?
«A sollevare la questione
sul web è stato un opinionista con circa 160 mila
follower su Instagram che in un video ha filmato la
circolare che era stata pubblicata contestando una
(nostra) narrazione priva di contraddittorio. Poi il
senatore FdI veneziano Raffaele Speranzon ha
presentato sul tema un’interrogazione al ministro
dell’Istruzione Giuseppe Valditara chiedendo l'invio
degli ispettori a scuola. (Ha anche aggiunto
«Quanto sta accadendo al liceo Marco Polo di Venezia
è gravissimo. La scuola pubblica non può diventare
un laboratorio di indottrinamento ideologico. Non è
educazione civica, ma una programmazione costruita
su una narrazione unilaterale, proposta a studenti
minorenni senza pluralismo, contraddittorio e senza
equilibrio. La scuola non è un centro sociale o una
sezione di partito ma un luogo di formazione libera
e soprattutto plurale» ndr)
La scuola ha
ricevuto un’ispezione dal ministero?
«No non mi risulta che il
ministro Valditara abbia intenzione di mandare gli
ispettori anche perché la situazione è molto chiara.
Il collegio docenti ha fatto una scelta, c’è una
circolare pubblica. Io sono pronta al confronto».
Lei ha una
fermezza invidiabile
«Non si tratta di
fermezza. Io credo che la politica debba rimanere
lontana dalla scuola. Non possiamo accettare che
qualcuno tenti di mettere le mani sul luogo
dell’esercizio critico del pensiero. La cosa che mi
inquieta è che quello di cui qualche anno fa avremmo
parlato senza problemi oggi viene tacciato di mancanza
di pluralità di vedute. Il pluralismo però non è per
forza l’organizzazione di un contraddittorio
all’interno di un evento, ma la programmazione di una
serie di percorsi plurali che nella nostra scuola ci
sono sempre stati. Quello che abbiamo deciso, gli
approfondimenti avviati sono parte dell’autonomia
scolastica. Sono stati deliberati in collegio docenti,
con una convergenza tra dirigenza e docenti profonda.
Per cui quello che si fa in sintonia e con
partecipazione inevitabilmente va difeso. In nome di
una libertà di insegnamento garantita dalla
Costituzione italiana. Non solo: se parlare di
Palestina diventa automaticamente sinonimo di
antisemitismo, allora siamo di fronte a una pericolosa
semplificazione che impedisce di capire la complessità
della storia».
I genitori
cosa dicono?
«Abbiamo ricevuto tante
lettere da parte dei genitori. Tutti ci supportano.
Anche un gruppo di docenti di altre scuole, in
particolare dal liceo Bruno Franchetti e del Benedetti
Tommaseo. Sono tutti ben consapevoli che l’impegno la
cittadinanza attiva può essere anche un antidoto al
malessere che molti giovani vivono quotidianamente.
Quando i ragazzi colgono la complessità del reale
stanno bene. Vogliono essere partecipi del loro
futuro».
Gli eventi
in programma sono organizzati con Ca’ Foscari, con
Emergency, istituzioni riconosciute
«Questa è la cosa che ci
ha colpito di più. Ci siamo rivolti ad istituzioni
riconosciute, ufficiali. Non vedo proprio dove stia la
problematica. Purtroppo stiamo vivendo un clima
culturale in cui di certi argomenti, come quello dei
palestinesi e di Gaza si fa fatica a parlare con
serenità. Che colpa c’è nel dire che ci sono ragazzi
della stessa età dei nostri che stanno morendo? Che
colpa c’è nel dire che un conflitto cancella
l’istituzione scolastica? Le assicuro che i nostri
studenti quando hanno visto la testimonianza video di
ragazze giovani che discutevano la loro tesi di laurea
sotto le bombe per non rinunciare al loro futuro sono
rimasti senza parole. Se non è compito della scuola
incrociare realtà di questo tipo e testimoniarle, di
chi è?».