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Jul 27, 2026, 8:13:45 AM (9 days ago) Jul 27
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Scuola, in Veneto corsa per coprire i buchi e stabilizzare 4 mila precari. Ma la Regione avverte: «Emergenza alle primarie: mancano maestri»

di Roberta Polese

Circa 250 laureati l’anno negli atenei veneti non coprono i 700 posti necessari. Il nodo delle materie stem

Nel mese più «fermo» dell’anno, agosto, c’è qualcuno che correrà più velocemente possibile. Sono i funzionari e gli impiegati dell’Ufficio scolastico regionale, che nel giro di un mese e mezzo dovranno comporre un tetris complicatissimo, ossia trovare tutti gli insegnanti per studenti di ogni fascia d’età che a settembre ricominceranno l’anno scolastico. Le maggiori difficoltà si incontreranno nelle scuole primarie e negli istituti tecnici e informatici per reperire i docenti delle materie stem, il tutto combinato con inverno demografico e razionalizzazione delle classi. E come in un quadro, per capire il particolare bisogna guardare prima all’insieme.

I numeri li fornisce la Uil: «Il ministero ha assegnato al Veneto 4.023 insegnanti da inserire a ruolo (sono posti che diventeranno a tempo indeterminato ndr ) – spiega Giuseppe Morgante della Uil scuola – 122 saranno i posti per le scuole dell’infanzia, 1.150 per la primaria, e il restante saranno per il sostegno: 1.036 per la primaria, 139 per le medie, 122 secondaria di secondo grado, 18 per il sostegno nelle scuole dell’infanzia, i restanti nelle scuole medie di primo e secondo grado». Questi posti stabili verranno riempiti dai precari che si trovano dentro alle complicatissime graduatorie a scorrimento, chi vi si trova invischiato li chiama «gironi infernali». Sullo sfondo restano i numeri complessivi: il corpo docenti nel Veneto è formato da 70 mila insegnanti, 26 mila dei quali sono precari, a fronte dei 4.000 circa che entreranno «a ruolo» altrettanti li sostituiranno nella fascia dei contratti a termine. «Sono numeri che di anno in anno sembrano non variare mai» spiega Morgante, che aggiunge: «A conti fatti un insegnante su quattro rimane precario, un numero che continuiamo a definire molto alto». 

Secondo il capo dell’ufficio scolastico regionale Marco Bussetti tutto sta procedendo secondo il consueto copione: «Siamo al lavoro, entro fine agosto i posti verranno coperti, i tempi come sempre verranno rispettati – spiega il dirigente – non è previsto nessun taglio sostanziale alle classi, ma ci saranno classi meno numerose a causa delle minori iscrizioni. Quanto alle scuole: mi sto occupando personalmente del Liceo Europeo del quartiere Arcella di Padova, che ha una storia tutta a sé, nata da una costola di Montagnana, è una scuola che di fatto sulla carta non esiste, me ne sto occupando».

Ma un altro problema che si presenterà a breve agli uffici regionali è quello delle scuole primarie. Se da un lato gli insegnanti che già ci sono verranno stabilizzati con il piano prospettato dal Ministero, resta una carenza cronica di organico. Lo spiega bene Sandra Biolo della Cisl scuola: «Quando il ministero fissa il numero dei docenti da stabilizzare finge di non sapere che le graduatorie degli insegnanti delle primarie sono drammaticamente vuote, ma non da oggi, da oltre 20 anni, ossia da quando è diventato obbligatorio per gli insegnanti delle primarie essere in possesso della laurea in Scienze della formazione primaria – spiega – qui in Veneto abbiamo due università che offrono questo percorso accademico: a fronte di un fabbisogno annuo di 700 insegnanti abbiamo l’ateneo di Padova che mette a numero chiuso 250 posti l’anno, e Verona che ne ha fissi 100, ogni anno si laureano 200-250 insegnanti, che sono troppo pochi per il fabbisogno regionale». Va da sé che per trovare le competenze adeguate ci sono molti insegnanti che arrivano da altre regioni, con un corollario di problemi che la scuola conosce bene: docenti che entrano in possesso delle cattedre ma che a causa di costi elevati della vita sono costretti a rinunciare perché è difficile vivere lontano da casa con lo stipendio medio di un docente al primo incarico. «Anche quest’anno – aggiunge infine la sindacalista Biolo – non è stato risolto nulla, a molto servirebbe estendere almeno il numero chiuso universitario in modo da dare nuova linfa alle primarie, ma le università non lo fanno perché a loro volta non hanno abbastanza professori per seguire gli studenti, un cane che si morde la coda».

Passando dalle elementari alla scuola secondaria un altro tema riguarda gli insegnanti di materie tecniche: «Quelli abilitati nelle materie scientifiche sono pochi - continua la sindacalista - anche in questo caso sarà complicatissimo trovare una quadra con i numeri». E poi c’è il personale Ata: «Segretari, bidelli, personale che sta in ufficio – aggiunge infine Biolo – qui il precariato raggiunge il 35%». Un problema non di poco conto per i presidi che si troveranno a gestire assenze dei docenti e che quindi saranno a caccia dei supplenti, necessitando quindi che tutta la macchina della segreteria sia pienamente funzionante. Insomma quella che si intravede è non solo una battaglia contro il tempo, ma anche contro i mulini a vento.


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