ABUSIVISMO / IL CASO CASALNUOVO

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alba.villa

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Mar 14, 2007, 5:35:03 AM3/14/07
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        ABUSIVISMO / IL CASO CASALNUOVO
Arrestate quel quartiere
di Daniela D'Antonio
Cinquanta villette, 29 palazzi. Con luce e fogne. Un intero rione abusivo alle
porte di Napoli. Poi l'indagine dei giudici. Due arresti e 30 indagati. Politici
compresi
Lavoravano in pieno giorno. Non avevano bisogno di nascondersi perchè a
Casalnuovo, un paese grande appena sette chilometri quadrati in provincia di
Napoli, nessuno li avrebbe denunciati. Ne erano certi. Così, giorno dopo giorno,
hanno tirato su 71 costruzioni, circa 300 appartamenti. Una cinquantina di
villette a schiera in via Filichito e 29 palazzoni a Casarea, una frazione del
paese. Tutto sembrava in regola. C'era l'illuminazione pubblica e c'erano pure
le fogne. Nessuno è mai andato a controllare. Nessuno ha visto: nè i vigili, nè
i consiglieri della maggioranza di centrodestra, nè quelli dell'opposizione.
Nessuno.
 
Solo il costruttore Domenico Pelliccia, detto Mimì, ogni tanto passava per
verificare l'avanzamento dei lavori. è una famiglia, quella dei Pelliccia, molto
impegnata sul fronte del mattone: in prima fila non solo Domenico, ma anche
Mario, suo fratello, che negli anni Ottanta ha realizzato decine di complessi
residenziali sempre a Casalnuovo e il cognato Pasquale Iorio Raccioppoli, che
dopo aver trascorso parecchi anni in carcere per associazione mafiosa, oggi -
definitivamente scagionato e riabilitato dalla giustizia - si occupa di
edilizia. Come loro tanti altri, da queste parti. In paese ci sono più
costruttori che medici: la popolazione, in trent'anni, è passata da 17 mila a
oltre 50 mila abitanti.
 
Numeri destinati a crescere. La domanda di immobili è forte e dunque il business
promette affari d'oro. Ci hanno creduto Pelliccia e soci fino ai primi di
febbraio. Avevano fatto in tempo a completare i 50 villini di via Filichito e a
venderli quasi tutti quando, per caso, sono arrivati i carabinieri: hanno
bussato al cantiere per indagare sulle condizioni di sicurezza degli operai e
hanno scoperto che non c'era uno straccio di autorizzazione edilizia. Tutto
abusivo. Poco dopo i blitz ordinati dalla Procura di Nola e i sigilli. E un caso
che esplode, tra articoli, incursioni delle 'Iene' e interventi del ministro
dell'Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio, il quale parla di demolizioni immediate e
medita anche di far ricorso all'esercito.
 
Pelliccia e Giovanni Raduazzo, il suo tecnico di fiducia, sono stati arrestati.
Sul registro degli indagati sono finite più di 30 persone tra le quali Enzo
Perdono, figlio di Ciro consigliere comunale di Forza Italia e costruttore pure
lui. Fa parte della nutrita pattuglia dei consiglieri che hanno a che fare con
l'edilizia: dieci su 30 tra imprenditori, geometri e periti edili. Tutti del
centrodestra, che alle ultime elezioni ha preso l'80 per cento, solo uno dei Ds
("Ma faccio le cose in regola", precisa). Una lobby che da qualche giorno non
dorme sonni tranquilli: decine di perquisizioni e controlli a tappeto sul
territorio rivelano quotidianamente gli affari dei politici locali. L'ultimo a
finire nella rete è Raffaele Errico, eletto nelle fila di An: avrebbe realizzato
una palazzina di cinque piani.
 
'Quelli dell'edilizia', un partito trasversale. L'ultima seduta di consiglio
comunale, lo scorso 26 febbraio, è saltata perchè si erano assentati in blocco.
"Se non c'è maggioranza io azzero la giunta", la reazione del sindaco forzista
Antonio Manna, un altro che non si è accorto dello scempio urbanistico che
stavano compiendo sotto il suo naso: "Non posso certo controllare il territorio
palmo palmo", si è difeso, "a me spettano gli indirizzi politici". E i vigili
dell'antiabusivismo? "Ho chiesto una relazione", la sibillina risposta. Anche
perchè Manna sa bene che negli ultimi sette mesi gli agenti di polizia
municipale sono stati comandati dai superiori a sorvegliare i banchi di frutta e
verdura per evitare che la merce fosse esposta allo smog. è agli atti.
"Verificheremo", non si sbilancia il sindaco, "ma voglio precisare che,
ovviamente, lo scioglimento della giunta non ha niente a che vedere con questi
fatti".
 
Ovviamente. Perchè, va sottolineato, il politico non ha commentato neanche gli
arresti ("Sono cose che riguardano la Procura") e diventa rosso di rabbia se
qualcuno gli fa notare che, avendo tenuto per sè la delega all'Urbanistica,
dovrebbe quanto meno rendere qualche spiegazione. Niente. "Sciolgo la giunta
perchè ci sono normali fibrillazioni, come è accaduto anche nel governo Prodi",
si lancia in un improbabile paragone.
 
I magistrati, come spiega il procuratore aggiunto Francesco Greco, che coordina
l'indagine dei pm Giuseppe Visone (minacciato e ora sotto scorta) e Carmine
Renzulli, ritengono "impossibile che gli arrestati abbiano agito da soli" e
pensano a "un'unica regia, un'organizzazione più grande". Parole che all'ombra
del Vesuvio si traducono in camorra e connivenza tra politica e imprenditori.
Perchè, se appare sempre più probabile che gli speculatori godessero di agganci
dentro il municipio, è altrettanto forte il sospetto che la malavita non sia
rimasta a guardare. In gioco ci sono parecchi quattrini. L'affare totale, una
volta andato in porto avrebbe prodotto 200 milioni di euro. Di sicuro questa
holding del malaffare ha fatto le cose per bene: gli acquirenti delle case già
vendute, 215 mila euro per ciascun appartamento, si sono rivolti a notai di
fiducia e in molti casi hanno richiesto i mutui alle banche. In nessun caso sono
state riscontrate irregolarità. Tutte le carte era curiosamente in regola. Non
c'erano motivi per dubitare.
 
Spulciando tra i capi di accusa di Pelliccia e Raduazzo, però, si capisce bene
come sia stato possibile questo paradossale imbroglio: i due sono accusati di
reati edilizi e di truffa ai danni degli acquirenti, ma anche di falso in atto
pubblico e di soppressione di atti pubblici: secondo l'accusa avrebbero fatto
sparire i documenti che riguardano circa 40 domande di condono per poi farle
ricomparire, a tempo debito, profondamente modificate così da ottenere la
sanatoria. Un furto denunciato nel dicembre del 2005, quando dalle stanze del
municipio di Casalnuovo furono portate via 132 pratiche.
 
Perchè siano scomparsi i documenti lo spiegano i giudici: in vista del condono
edilizio del 2003 Pelliccia & C. avrebbero depositato pratiche edilizie per
sanare la costruzione dei 47 appartamenti di via Filichito, attestando che i
lavori, come previsto dalla sanatoria, erano stati completati entro il 31 marzo
di quell'anno. Non era vero. I lavori non erano neanche cominciati. In quegli
incartamenti, infatti, mancavano le prove fotografiche che, pensavano, avrebbero
aggiunto dopo il furto, quando invece le palazzine erano completamente rifinite.
Fasulli anche i bollettini di pagamento che avevano allegato alla
documentazione.
 
Un piano quasi perfetto che non aveva tenuto conto di un fatto: i giudici hanno
messo le mani su un rilievo aereo datato maggio 2003 dal quale si evince
chiaramente che gli abusi da condonare in realtà non c'erano. Prove
inoppugnabili. Tant'è che davanti al gip Pelliccia ha ammesso di aver costruito
senza licenza ("Ma bene, le case sono abusive ma ben fatte", ci tiene a
precisare il suo avvocato, Aldo Trofino). Più nebuloso il racconto a proposito
delle pratiche sparite ("Non c'entro, è un caso che siano scomparse solo quelle
riconducibili a me"). Nè sui bollettini di versamento fasulli: "Sono ignorante,
non sono andato a scuola. Pensavo di farla franca rivolgendomi a un certo
Vincenzo che avrebbe messo tutto a posto". Chi sia Vincenzo non è stato in grado
di spiegarlo. Di questo misterioso personaggio non è riuscito a citare neanche
il cognome. n
 
Ma io dico: non li demolite
di Cesare de Seta
 

La vicenda del quartiere abusivo di Casalnuovo va assumendo di giorno in giorno
contorni sempre più inquietanti. In primo luogo va detto che dinanzi a un
disastro di così incombente proporzione nessuno è innocente: nessuno può dire
che non ha visto che si costruivano decine di palazzi e nella contigua frazione
di Casarea altri 29 per mano del medesimo costruttore. I giudici inquirenti
della Procura di Nola sono gli unici che hanno affrontato di petto la questione
del megabuso con il necessario rigore.
 
Ma la questione che si pone a Casalnuovo non è che la punta di un iceberg:
l'abusivismo dilaga
 
in Campania e non solo. Si calcola che in dieci anni siano stati costruiti 60
mila vani abusivi: una città circa la metà di Pisa per intenderci e solo in
Campania. Nell'area dell'Ente Parco del Vesuvio sono stati abbattuti fino al
primo semestre 2005 oltre 25 mila metri cubi di ferro e cemento abusivo. Alcuni
di questi abusi intralciavano addirittura le vie di fuga delle popolazioni in
caso di eruzione. Ma quanti sono gli abusi edilizi in Italia? Le stime di
Legambiente sono raccapriccianti e dopo l'ultimo condono edilizio c'è stata,
come sempre, un'impennata. Ma per fortuna non tutte le aree investite sono
prestigiose per natura e storia come il senese, l'area dei templi siciliani o il
Vesuvio. Dopo i fatti di Casalnuovo, il ministro Pecoraro Scanio ha chiesto
aiuto al suo collega Parisi perchè l'esercito intervenga con le forze del Genio
militare: ma per ristabilire la legalità e per demolire tutti gli abusi in
Italia non basterebbero le truppe impegnate in Afghanistan. Questa è la cruda
realtà. Dunque fermo restando il valore esemplare di talune demolizioni, è
impensabile procedere con le ruspe e le forze del Genio militare per l'intera
Italia. Senza essere un giurista so che l'articolo 21 del testo unico
dell'edilizia prescrive che le opere abusive devono essere confiscate e
acquisite al demanio comunale. Ciascun Comune divenuto proprietario di tali
manufatti (case o alberghi che siano) può demolirli se ne ha le risorse tecniche
e i mezzi (ma 90 casi su 100 non li ha),
 
può destinarli a scopi sociali o può darli in fitto e trarne un utile. Per
quanto vigente
 
questa legge ha scarsa applicazione, perchè scarsi sono i vantaggi politici che
ne derivano ai sindaci che l'applicano, molti a quelli che la ignorano.
 
Certo andrebbero demoliti taluni palazzi nei Campi Flegrei o il palazzo
incastonato nella collina di Posillipo, ma il quartiere di Casalnuovo può essere
requisito come gli altri cento e mille abusi distribuiti nel Bel Paese che non
deturpano luoghi e contesti di particolare rilievo.
 
Concludo non con Celentano e il ragazzo della via Gluk, ma con Antonio De
Curtis: "Abusivi di tutto il mondo unitevi! Ci vogliono abolire! è un abuso!
Abusivi diciamo no all'abuso!".
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