ABUSIVISMO /
IL CASO CASALNUOVO
Arrestate quel quartiere
di Daniela
D'Antonio
Cinquanta villette, 29 palazzi. Con luce e fogne. Un intero rione
abusivo alle
porte di Napoli. Poi l'indagine dei giudici. Due arresti e 30
indagati. Politici
compresi
Lavoravano in pieno giorno. Non avevano
bisogno di nascondersi perchè a
Casalnuovo, un paese grande appena sette
chilometri quadrati in provincia di
Napoli, nessuno li avrebbe denunciati. Ne
erano certi. Così, giorno dopo giorno,
hanno tirato su 71 costruzioni, circa
300 appartamenti. Una cinquantina di
villette a schiera in via Filichito e 29
palazzoni a Casarea, una frazione del
paese. Tutto sembrava in regola. C'era
l'illuminazione pubblica e c'erano pure
le fogne. Nessuno è mai andato a
controllare. Nessuno ha visto: nè i vigili, nè
i consiglieri della
maggioranza di centrodestra, nè quelli
dell'opposizione.
Nessuno.
Solo il costruttore Domenico Pelliccia, detto Mimì,
ogni tanto passava per
verificare l'avanzamento dei lavori. è una famiglia,
quella dei Pelliccia, molto
impegnata sul fronte del mattone: in prima fila
non solo Domenico, ma anche
Mario, suo fratello, che negli anni Ottanta ha
realizzato decine di complessi
residenziali sempre a Casalnuovo e il cognato
Pasquale Iorio Raccioppoli, che
dopo aver trascorso parecchi anni in carcere
per associazione mafiosa, oggi -
definitivamente scagionato e riabilitato
dalla giustizia - si occupa di
edilizia. Come loro tanti altri, da queste
parti. In paese ci sono più
costruttori che medici: la popolazione, in
trent'anni, è passata da 17 mila a
oltre 50 mila abitanti.
Numeri destinati a crescere. La domanda di immobili
è forte e dunque il business
promette affari d'oro. Ci hanno creduto
Pelliccia e soci fino ai primi di
febbraio. Avevano fatto in tempo a
completare i 50 villini di via Filichito e a
venderli quasi tutti quando, per
caso, sono arrivati i carabinieri: hanno
bussato al cantiere per indagare
sulle condizioni di sicurezza degli operai e
hanno scoperto che non c'era uno
straccio di autorizzazione edilizia. Tutto
abusivo. Poco dopo i blitz
ordinati dalla Procura di Nola e i sigilli. E un caso
che esplode, tra
articoli, incursioni delle 'Iene' e interventi del ministro
dell'Ambiente
Alfonso Pecoraro Scanio, il quale parla di demolizioni immediate e
medita
anche di far ricorso all'esercito.
Pelliccia e Giovanni Raduazzo, il suo tecnico di
fiducia, sono stati arrestati.
Sul registro degli indagati sono finite più di
30 persone tra le quali Enzo
Perdono, figlio di Ciro consigliere comunale di
Forza Italia e costruttore pure
lui. Fa parte della nutrita pattuglia dei
consiglieri che hanno a che fare con
l'edilizia: dieci su 30 tra
imprenditori, geometri e periti edili. Tutti del
centrodestra, che alle
ultime elezioni ha preso l'80 per cento, solo uno dei Ds
("Ma faccio le cose
in regola", precisa). Una lobby che da qualche giorno non
dorme sonni
tranquilli: decine di perquisizioni e controlli a tappeto sul
territorio
rivelano quotidianamente gli affari dei politici locali. L'ultimo a
finire
nella rete è Raffaele Errico, eletto nelle fila di An: avrebbe realizzato
una
palazzina di cinque piani.
'Quelli dell'edilizia', un partito trasversale.
L'ultima seduta di consiglio
comunale, lo scorso 26 febbraio, è saltata
perchè si erano assentati in blocco.
"Se non c'è maggioranza io azzero la
giunta", la reazione del sindaco forzista
Antonio Manna, un altro che non si
è accorto dello scempio urbanistico che
stavano compiendo sotto il suo naso:
"Non posso certo controllare il territorio
palmo palmo", si è difeso, "a me
spettano gli indirizzi politici". E i vigili
dell'antiabusivismo? "Ho chiesto
una relazione", la sibillina risposta. Anche
perchè Manna sa bene che negli
ultimi sette mesi gli agenti di polizia
municipale sono stati comandati dai
superiori a sorvegliare i banchi di frutta e
verdura per evitare che la merce
fosse esposta allo smog. è agli atti.
"Verificheremo", non si sbilancia il
sindaco, "ma voglio precisare che,
ovviamente, lo scioglimento della giunta
non ha niente a che vedere con questi
fatti".
Ovviamente. Perchè, va sottolineato, il politico
non ha commentato neanche gli
arresti ("Sono cose che riguardano la Procura")
e diventa rosso di rabbia se
qualcuno gli fa notare che, avendo tenuto per sè
la delega all'Urbanistica,
dovrebbe quanto meno rendere qualche spiegazione.
Niente. "Sciolgo la giunta
perchè ci sono normali fibrillazioni, come è
accaduto anche nel governo Prodi",
si lancia in un improbabile
paragone.
I magistrati, come spiega il procuratore aggiunto
Francesco Greco, che coordina
l'indagine dei pm Giuseppe Visone (minacciato e
ora sotto scorta) e Carmine
Renzulli, ritengono "impossibile che gli
arrestati abbiano agito da soli" e
pensano a "un'unica regia,
un'organizzazione più grande". Parole che all'ombra
del Vesuvio si traducono
in camorra e connivenza tra politica e imprenditori.
Perchè, se appare sempre
più probabile che gli speculatori godessero di agganci
dentro il municipio, è
altrettanto forte il sospetto che la malavita non sia
rimasta a guardare. In
gioco ci sono parecchi quattrini. L'affare totale, una
volta andato in porto
avrebbe prodotto 200 milioni di euro. Di sicuro questa
holding del malaffare
ha fatto le cose per bene: gli acquirenti delle case già
vendute, 215 mila
euro per ciascun appartamento, si sono rivolti a notai di
fiducia e in molti
casi hanno richiesto i mutui alle banche. In nessun caso sono
state
riscontrate irregolarità. Tutte le carte era curiosamente in regola.
Non
c'erano motivi per dubitare.
Spulciando tra i capi di accusa di Pelliccia e
Raduazzo, però, si capisce bene
come sia stato possibile questo paradossale
imbroglio: i due sono accusati di
reati edilizi e di truffa ai danni degli
acquirenti, ma anche di falso in atto
pubblico e di soppressione di atti
pubblici: secondo l'accusa avrebbero fatto
sparire i documenti che riguardano
circa 40 domande di condono per poi farle
ricomparire, a tempo debito,
profondamente modificate così da ottenere la
sanatoria. Un furto denunciato
nel dicembre del 2005, quando dalle stanze del
municipio di Casalnuovo furono
portate via 132 pratiche.
Perchè siano scomparsi i documenti lo spiegano i
giudici: in vista del condono
edilizio del 2003 Pelliccia & C. avrebbero
depositato pratiche edilizie per
sanare la costruzione dei 47 appartamenti di
via Filichito, attestando che i
lavori, come previsto dalla sanatoria, erano
stati completati entro il 31 marzo
di quell'anno. Non era vero. I lavori non
erano neanche cominciati. In quegli
incartamenti, infatti, mancavano le prove
fotografiche che, pensavano, avrebbero
aggiunto dopo il furto, quando invece
le palazzine erano completamente rifinite.
Fasulli anche i bollettini di
pagamento che avevano allegato alla
documentazione.
Un piano quasi perfetto che non aveva tenuto conto
di un fatto: i giudici hanno
messo le mani su un rilievo aereo datato maggio
2003 dal quale si evince
chiaramente che gli abusi da condonare in realtà non
c'erano. Prove
inoppugnabili. Tant'è che davanti al gip Pelliccia ha ammesso
di aver costruito
senza licenza ("Ma bene, le case sono abusive ma ben
fatte", ci tiene a
precisare il suo avvocato, Aldo Trofino). Più nebuloso il
racconto a proposito
delle pratiche sparite ("Non c'entro, è un caso che
siano scomparse solo quelle
riconducibili a me"). Nè sui bollettini di
versamento fasulli: "Sono ignorante,
non sono andato a scuola. Pensavo di
farla franca rivolgendomi a un certo
Vincenzo che avrebbe messo tutto a
posto". Chi sia Vincenzo non è stato in grado
di spiegarlo. Di questo
misterioso personaggio non è riuscito a citare neanche
il cognome.
n
Ma io dico: non li demolite
di Cesare de
Seta
La vicenda del quartiere abusivo di Casalnuovo va assumendo di giorno
in giorno
contorni sempre più inquietanti. In primo luogo va detto che
dinanzi a un
disastro di così incombente proporzione nessuno è innocente:
nessuno può dire
che non ha visto che si costruivano decine di palazzi e
nella contigua frazione
di Casarea altri 29 per mano del medesimo
costruttore. I giudici inquirenti
della Procura di Nola sono gli unici che
hanno affrontato di petto la questione
del megabuso con il necessario
rigore.
Ma la questione che si pone a Casalnuovo non è che la punta di un
iceberg:
l'abusivismo dilaga
in Campania e non solo. Si calcola che in dieci anni siano stati costruiti
60
mila vani abusivi: una città circa la metà di Pisa per intenderci e solo
in
Campania. Nell'area dell'Ente Parco del Vesuvio sono stati abbattuti fino
al
primo semestre 2005 oltre 25 mila metri cubi di ferro e cemento abusivo.
Alcuni
di questi abusi intralciavano addirittura le vie di fuga delle
popolazioni in
caso di eruzione. Ma quanti sono gli abusi edilizi in Italia?
Le stime di
Legambiente sono raccapriccianti e dopo l'ultimo condono edilizio
c'è stata,
come sempre, un'impennata. Ma per fortuna non tutte le aree
investite sono
prestigiose per natura e storia come il senese, l'area dei
templi siciliani o il
Vesuvio. Dopo i fatti di Casalnuovo, il ministro
Pecoraro Scanio ha chiesto
aiuto al suo collega Parisi perchè l'esercito
intervenga con le forze del Genio
militare: ma per ristabilire la legalità e
per demolire tutti gli abusi in
Italia non basterebbero le truppe impegnate
in Afghanistan. Questa è la cruda
realtà. Dunque fermo restando il valore
esemplare di talune demolizioni, è
impensabile procedere con le ruspe e le
forze del Genio militare per l'intera
Italia. Senza essere un giurista so che
l'articolo 21 del testo unico
dell'edilizia prescrive che le opere abusive
devono essere confiscate e
acquisite al demanio comunale. Ciascun Comune
divenuto proprietario di tali
manufatti (case o alberghi che siano) può
demolirli se ne ha le risorse tecniche
e i mezzi (ma 90 casi su 100 non li
ha),
può destinarli a scopi sociali o può darli in fitto e trarne un utile.
Per
quanto vigente
questa legge ha scarsa applicazione, perchè scarsi sono i vantaggi politici
che
ne derivano ai sindaci che l'applicano, molti a quelli che la
ignorano.
Certo andrebbero demoliti taluni palazzi nei Campi Flegrei o il
palazzo
incastonato nella collina di Posillipo, ma il quartiere di Casalnuovo
può essere
requisito come gli altri cento e mille abusi distribuiti nel Bel
Paese che non
deturpano luoghi e contesti di particolare rilievo.
Concludo non con Celentano e il ragazzo della via Gluk, ma con Antonio
De
Curtis: "Abusivi di tutto il mondo unitevi! Ci vogliono abolire! è un
abuso!
Abusivi diciamo no all'abuso!".