Adagiata comodamente sul divano tentava invano di seguire il film in
televisione.
Nonostante suoi sforzi intellettuali non riusciva a concentrarsi sul video,
e dire che lo spettacolo era
avvincente. Aveva preparato tutto con cura estrema: la bottiglia d’acqua, i
biscotti, le sigarette, il
telecomando, tutto era disponibile ed a portata di mano.
Tutto inutile.
Sentiva crescere dentro di se un diffuso senso d’eccitazione, un calore che
lentamente s’espandeva in
ogni parte del corpo attivandole la fantasia, trascinandola, in questo modo,
verso la totale perdita del
controllo mentale sulle sue azioni.
Si raggomitolò in posizione fetale comprimendosi il ventre con le mani nel
vano tentativo di lenire il
dolore dovuto alla pressione che sentiva localizzata in quella parte del suo
corpo.
Sapeva a cosa era dovuto il suo stato. Non era certo per causa di quello
che aveva mangiato a cena,
così come non era dovuto ad un malessere sintomatico di un principio
d’influenza. Le capitava di
provare quella sensazione ogni qual volta il collegamento empatico con sua
sorella gemella era più
forte del solito.
Succedeva quando, una delle due, provava delle emozioni forti, coinvolgenti
al punto da trasmettere
all’altra quello che si provava in quel momento.
Non era vera e propria telepatia, Lara non sapeva cosa stessa facendo
esattamente Sara in quell’istante,
ma partecipava a parte delle sue emozioni.
Era sempre stato così, anche ai tempi della scuola. Studiavano in classi
separate, avevano deciso così i
professori, ma se una delle due temeva di essere chiamata alla lavagna o era
terrorizzata dall’imminente
compito in classe, anche l’altra era terrorizzata. Quando una gioiva l’altra
diveniva allegra anche se la
situazione in cui si trovava non stimolava certo il suo buon umore, se una
godeva l’altra si eccitava a
dismisura, al punto da sentire la necessità di godere anche lei, da sola o
se era fortunata con il suo
ragazzo.
Questa situazione alla lunga poteva risultare svantaggiosa, basti pensare
alle sensazioni o alle
emozioni negative che una era costretta a vivere a causa dell’altra. Far del
male, offendere, ferire
moralmente una significava colpire anche la sorella.
Sara e Lara, però, erano riuscite a trarre il meglio dal loro contatto
empatico, avevano scoperto già da
giovanissime che le sensazioni piacevoli erano trasmesse come, e forse
meglio, di quelle spiacevoli.
Con l’età della ragione impararono che il sesso dava le percezioni migliori
e che, se tutte e due
facevano l’amore con il proprio ragazzo contemporaneamente, il piacere di
una era amplificato da
quello dell’altra.
Forse era solo illusione, nessuna prova certa confermava il loro
collegamento, ma loro non si
chiedevano se fosse reale o immaginario. C’era e loro lo accettavano e
basta!
Lara non aveva dubbi. Sara si stava accingendo ad avere un incontro molto
intimo con il suo ragazzo.
Si chiese come mai non l’avesse avvertita, di solito una breve telefonata
avvisava la sorella di quello
che l’altra stava per fare.
Era chiaro che Sara voleva farle una sorpresa.
Da qualche settimana Lara era tornata singola dopo il fallimento della sua
pluriennale storia con un
ragazzo troppo lontano dall’idea del matrimonio.
Avevano convissuto per un bel po’ prima che lei si facesse avanti, visto
che non ci pensava lui, con la
proposta di rendere ufficiale il loro legame. A ventisette anni sentiva il
bisogno di appoggiarsi a
qualcosa di più solido di una convivenza, anche in vista dei moltissimi
bambini che lui affermava di
desiderare.
Lui prima tergiversò, poi con delle generiche promesse menò a lungo il can
per l’aia, quindi sottoposto
alla martellante insistenza di lei, cedette e confesso il suo totale
disinteresse verso quella forma di
contratto che è il matrimonio.
Lara si ritrovò quindi da sola a rimpiangere il tempo perso con un uomo che
l’aveva ingannata sulle
sue reali intenzioni. Forse non era il caso di rompere un rapporto per
questo, ma sotto c’era dell’altro:
Lara era stufa di lui, voleva altro. Da qualche tempo lui non era più capace
di stimolare come una volta
i suoi sensi, non riusciva più a coinvolgerla, ad eccitarla, a farle perdere
la testa come un tempo. Lei
sperava nella novità introdotta dal matrimonio per riaccendere la fiamma
della passione nel loro
rapporto ed ora che anche questa possibilità le era sfuggita, non trovava
più nessun interesse in quella
storia.
Forse, Sara, non voleva farle una sorpresa. L’aveva tenuta all’oscuro delle
sue intenzioni per non
minare con il riflesso dell’eventuale invidia della sorella la sua serata.
Si pentì subito di quei pensieri, Sara non era così meschina! Era stata
l’unica a restarle veramente
vicino in quel brutto periodo, le aveva anche offerto il suo ragazzo nel
caso desiderasse sfogare un
accumulo di tensione sessuale.
Lara sorrise a quel ricordo, qualche anno prima lo avevano fatto sul serio
lo scambio, ma allora erano
proprio identiche. Ora qualche chilo di più su Sara, che non stonava per
niente, le diverse esperienze
universitarie prima e lavorative poi, le avevano rese leggermente diverse.
Non molto, ma quel tanto che
bastava agli amici più intimi per distinguerle anche a distanza.
No, quello di Sara era un regalo per lei.
La sorpresa di sentirsi all’improvviso eccitata e vogliosa le stava facendo
dimenticare i tristi pensieri in
compagnia dei quali si stava accingendo a passare la serata.
Un regalo, specie quando arriva dalla persona che forse ti ama di più al
mondo, anche perché è facile
amare se stessi, va accettato con gioia e sfruttato al massimo.
Lara, disattivò l’audio del televisore, in modo che solo la leggera luce
proveniente dal suo schermo
illuminasse la stanza. Nessun rumore interferiva con la sua capacità di
percepire l’emozioni della
sorella, si lasciò invadere da esse senza opporre più resistenza.
Si distese sul divano lasciando che il languore appena accennato crescesse
dentro di lei sino a divenire
eccitazione sessuale.
Creava con la mente le scene erotiche che da sempre l’eccitavano di più,
s’immaginava come
protagonista di esse e focalizzava sul suo corpo i punti di contato delle
mani, delle labbra, dei membri.
Si accarezzò, ma le mani che sentiva scorrere sul corpo non erano le sue,
bensì quelle dei suoi
immaginari amanti e le sue mani non toccavano la sua ma la loro pelle.
Un fortissimo desiderio di sesso cresceva dentro di lei, una pressione alla
bocca dello stomaco
sottolineava la sua immaginazione. Sentiva la bocca umida e le labbra
inturgidirsi, mentre pensava che
era veramente un peccato che non ci fosse nessun maschio lì presente a
godersela.
Lentamente le sue carezze si fecero sempre più insistenti sulle parti
intime: afferrava una mammella
con forza, tirandola verso l’alto nel tentativo di raggiungerne il capezzolo
con la lingua, ma era
disturbata dal vestito.
Si alzò in piedi per potersi spogliare dell’ampia e comoda veste da casa.
Nella penombra di quella
stanza, Lara, immaginò di spogliarsi per un uomo che stava in trepidante
attesa delle sue attenzioni.
Lentamente sfilò l’abito, ondeggiando con i fianchi al ritmo di una musica
che sentiva solo lei, lo
lanciò sulla poltrona alla sua destra e imbastì un balletto molto erotico
per l’uomo che desiderava fosse
lì in carne ed ossa.
S’inginocchiò sul divano a gambe larghe, con la fronte appoggiata sullo
schienale scorreva con la
mano l’interno delle cosce. Ebbe un brivido di piacere quando sfiorò le
ormai umide labbra della
vagina. Seguì con cura il bordo concedendosi solo delle veloci e fugaci
escursioni sul clitoride,
regolarmente s'inumidiva il dito, traendo ancora più piacere dal sapore che
lei stessa le aveva lasciato
addosso.
In un altro appartamento non molto distante, Sara, seduta a cavallo delle
ginocchia del suo ragazzo, si
stava godendo la mano che la esplorava con cura tra le grandi labbra.
Osservava con gli occhi mezzi
chiusi in un’espressione di diffuso piacere, il membro che tra poco avrebbe
avuto dentro di sé, tentava
di accarezzarlo, prenderlo, brandirlo ma le braccia del suo ragazzo, tese
verso il suo pube, lo
impedivano. I suoi goffi tentativi di raggiungere l’obiettivo le fecero
spingere il seno contro la sua
bocca, sentì un brivido correre lungo la schiena quando percepì le sue
labbra umide sul capezzolo
destro. Istintivamente spinse ancora più avanti il seno nella speranza che
lui lo mordicchiasse un po’.
Sollevata sulle ginocchia apriva sempre di più le gambe, le piaceva sentire
quel dito che giocava con il
suo buchino, inclinava il bacino spingendo il pube in avanti cercando di
farlo entrare e lanciando, allo
stesso momento, un messaggio chiaro ed inequivocabile circa i suoi desideri.
Lui strinse, molto delicatamente, tra i denti il capezzolo che stava
succhiando, contemporaneamente
infilò con decisione il suo dito dentro la vagina di Sara, seguendone la
parete interna.
Lei smise di leccargli l’orecchio e ansimò forte mentre volgeva lo sguardo
al soffitto.
Lara s’infilò un dito nella vagina, lo sentì entrare con determinazione
nonostante spingesse piano.
Reagì con un forte gemito a quello stimolo; ruotava l’arto in modo da
strofinarlo contro le pareti
interne, premeva su di esse stimolandole, illudendole di una presenza più
congrua.
Sentì il bisogno di prendere un capezzolo tra l’indice e il pollice
dell’altra mano per stringerlo forte, il
delicato tocco della pelle sulla pelle, però, non era sufficiente a
soddisfarla, quindi lo strinse tra le
unghie. Sembrava che al posto della sua mano ci fosse una calda bocca a
mordicchiarla, il capezzolo
s’inturgidì seguito, con un breve ritardo, dall’altro.
Una parte della sua mente, quell’ancora razionale, stava affrontando il
problema del seguito. Sentiva
nascere il forte ed irrefrenabile desiderio di sentire qualcosa di più
consistente dentro il ventre,
l’illusione con cui aveva tranquillizzato il suo istinto sino ad ora non
sarebbe durata a lungo.
Visualizzo l’immagine del soprammobile regalatole da sua sorella: ricordava
ancora il sorriso
malizioso che aveva lei mentre scartava il pacco, la sua sorpresa di fronte
a quel simulacro fallico in
vetro mascherato da opera d’arte moderna.
Era lì, a pochi passi da lei, bastava sporgersi un poco e prenderlo per
soddisfare il suo desiderio.
Sara non resisteva più, continuava a sentire il pene del suo fidanzato
scorrere tra le labbra della vagina.
Avanti e indietro, si soffermava sul buchino d’ingresso ma si sottraeva ed
ogni suo tentativo di
prenderlo. Guardava negli occhi di lui tentando d’intuire le sue intenzioni
e invitandolo, al contempo, a
spingersi dentro di lei.
Si lasciò cadere contro di lui sollevando il bacino, si lasciò ancora
stuzzicare per un po’ godendosi
quelle leggere carezze, molto particolari, che riceveva dal suo membro; poi
raddrizzò la schiena
appoggiandosi con le mani sulle sue spalle. Il pube si trovava nettamente al
di sopra del suo fallo che
lui teneva dritto e ben indirizzato verso l’obiettivo. Allargò lentamente le
gambe scendendo verso di
lui, lasciandosi finalmente penetrare da quel pene che aveva sospirato sino
a quel momento
Entrò lentamente, alla velocità stabilita da lei. Continuava a scendere
aprendosi sempre di più, quando
lo ebbe completamente dentro si ritrovò con le gambe talmente divaricate da
non riuscire a mantenere
l’equilibrio. Cadde nuovamente su di lui cercando le sue labbra.
Iniziò a muoversi, sollevando ed abbassando i fianchi, prima, e muovendo il
pube avanti e indietro,
contraendo i muscoli del bacino, poi. Un gioco di anche che a lei riusciva
benissimo e che sortiva
sempre l’effetto desiderato.
Il respiro rapido e affannato, sottolineato dai leggeri gemiti che uscivano
dalla sua bocca, si
sincronizzò con quello altrettanto incerto di lui.
Lara era riuscita a recuperare il suo fallo sintetico, con delle abili
manovre si era avvicinata
all’obiettivo senza interrompere il contatto della sua mano sulla vagina.
Desiderava coricarsi sul divano, aprire le gambe e infilarsi lentamente
dentro la vulva quell’oggetto,
non pensava ad altro; ma una forza esterna alla sua mente la costrinse a
rimanere in ginocchio, ad
aprire le gambe, collocare il fallo sotto di lei per scendere quindi su di
lui.
Quella posizione non era delle più facili nonostante la sua
grand’eccitazione, un conto è accogliere in
quel modo un vero membro, duro ma adattabile, e un altro è infilarsi un
oggetto rigido e per nulla
intenzionato a adeguarsi alla curva interna della vagina.
Si stupì di se stessa e del suo corpo quando lo sentì entrare senza troppe
difficoltà.
Un forte impulso di piacere la convinse a spingere con la mano il fallo di
vetro ancora più dentro di sé.
Si ritrovò a giocare con il suo stesso piacere penetrandosi a ritmo
sostenuto, facendolo quasi uscire per
poi farlo scorrere con decisione verso l’interno del suo corpo.
Contraeva, quando lo aveva dentro, i muscoli interni del pube per sentirlo
meglio senza rinunciare a
tormentarsi il clitoride.
Stava iniziando a godere e nello stesso tempo malediva sua sorella,
colpevole di averla messa in quella
situazione. Questi pensieri, però, non le impedivano di provare piacere.
Anzi, più il godimento cresceva
più dimenticava la causa che l’aveva spinta a cercare di divertirsi da sola.
Aumentò il ritmo della mano
facendo entrare ed uscire da sé, la sua imitazione fallica, sempre più
velocemente.
Sara si era ritrovata a cavalcare furiosamente il suo uomo, le piaceva
portarlo sino al limite per poi
sentirlo riaprirsi la strada verso il suo ventre, esultava nel sentirlo
affondare completamente, nel trovare
nei testicoli il fine corsa della sua penetrazione.
Dal canto suo, lui, faceva bene la sua parte; incoraggiava le sue
evoluzioni con delle leggere ma decise
spinte del bacino. Andando incontro a lei quando scendeva, in modo da darle
il piacere di una
penetrazione violenta e risoluta. Raggiunse con le mani la zona pubica di
Sara tentando di aggiungere
un’ulteriore stimolo al suo piacere.
Lei credeva di essere ancora lontana dall’orgasmo, era molto eccitata e
sentiva il membro del suo
ragazzo scorrere libero nella sua vulva dilatata e ben lubrificata, quando
sentì arrivare i primi sintomi
dell’imminente piacere.
In quello stesso istante Lara si stava godendo il suo orgasmo, generato più
dalle sue abili mani che
dall’oggetto con cui si penetrava. Curvò all’indietro la schiena reclinando
la testa verso il soffitto
urlando per il piacere che si stava diffondendo nel suo corpo.
Tra gli spasmi dell’orgasmo pensava a sua sorella, felice di renderle il
favore. Nel loro gioco fatto di
stimoli a distanza si divertivano ad influenzare il comportamento l’una
dell’altra.
Sapeva che il suo orgasmo avrebbe indotto lo stesso effetto in Sara, così
come sapeva che lei non lo
voleva ancora. Era sicura che sua sorella volesse ancora divertirsi un po’
con il suo ragazzo prima di
raggiungere l’apice del piacere.
Questa consapevolezza unita all’immagine, che si era formata nella sua
mente, del corpo di Sara sopra
quello del suo ragazzo, della sua espressione stupita per l’improvviso
piacere, determinarono un
incremento del suo.
Si lasciò, finalmente, permeare dal languore mentre si lasciava cadere
supina sul divano tenendo a
stretto contatto della pelle del ventre quell’oggetto di vetro che per
quella sera l’aveva fatta godere.
Sara spinse in basso il pube contraendo al contempo i muscoli.
Un’espressione di piacere misto a
stupore si andò dipingendo sul suo viso, accentuata dalla bocca leggermente
dischiusa in un gemito.
Inarcò la schiena spingendo in avanti il bacino, guardò per un istante
negli occhi di lui poi urlò di
piacere.
In preda ad un frenetico orgasmo urlò forte, sconvolgendo anche il suo
uomo. Guardò il soffitto prima
di chiudere gli occhi nell’attimo in cui si lasciava andare.
Si gustò tutto il piacere fino in fondo prima di lasciarsi scivolare tra le
ginocchia di lui per finire la sua
opera con la bocca.
Mentre lo sperma denso e caldo le colava giù dalla gola pensava a sua
sorella, che per quella sera,
quella stupenda sensazione non poteva gustarsela.
Peccato che Lara avesse una bottiglia di crema di whisky nell’armadietto
della sala. Non era caldo ed
era troppo dolce ma quel liquido denso e biancastro le dava un piacere unico
quando le scendeva già
dalla gola.
Sara e Lara con il passare degli anni continuavano a chiedersi a cosa mai
stessero pensando i loro
genitori, quel giorno all’anagrafe quando decisero i loro nomi. Forse, la
loro era una sottile forma di
vendetta per tutte le notti in bianco ed i problemi generati da ogni infante
moltiplicati per due nel loro
caso. Forse il trauma generato dalla loro nascita gli aveva privati della
fantasia.
In ogni caso il mistero era destinato a rimanere tale, non avrebbero mai
osato porre loro questa
domanda.
Lara e Sara avevano un rapporto di profondo amore, tra di loro. Da sempre
molto unite non riuscivano
a stare lontane più di qualche giorno. Non conoscevano invidia reciproca e
si dividevano sempre tutto.
Ognuna delle due sapeva di non essere mai sola, in ogni istante e per
qualsiasi ragione, l’altra era
sempre disponibile.
Tranne che nei casi tipo quello appena descritto. Un generalizzato
risentimento s’impadroniva di una
quando l’altra trovava un amore, un ragazzo, un’avventura. Un rancore che
non aveva basi su cui
fondarsi, in nessun caso le relazioni sentimentali avevano mai intaccato il
loro rapporto.
Probabilmente il loro legame empatico che denunciava ogni forte emozione
all’altra riusciva a renderle
gelose degli uomini che s’avvicinavano a loro, visti come una fonte di
disturbo, una forza in grado di
allontanarle. Avendo la chiara percezione dell’eccitazione, del desiderio e
del piacere che una provava
quando era in compagnia del suo compagno, l’altra si sentiva tradita,
abbandonata per qualcosa che lei
non era in grado di dare alla sorella.
Si divertivano a stuzzicarsi a vicenda, esaltando con la fantasia la
situazioni piccanti che vivevano,
come quella volta, durante una festa a casa di amici.
Lara stava ballando stretta al suo amore del momento, dopo aver abbandonato
la sorella alle attenzioni
di un gruppo di amici. Sara era libera in quel periodo e uno stuolo di
pretendenti la seguiva in ogni suo
spostamento. Nessuno di loro risvegliava, però, i suoi sensi.
Sapeva di non dover essere gelosa della relazione sentimentale di sua
sorella, ma non riusciva a
dominarsi più di tanto. I suoi sentimenti trasparivano dai lineamenti del
viso con un’intensità tale che
chiunque avesse avuto modo di vederla avrebbe capito quello che le passava
per la testa, a maggior
ragione, Sara, sentiva quell’astio come un malessere generalizzato che
s’espandeva in lei. Capì a cosa
era dovuto, non era la prima volta. Decise quindi di vendicarsi a suo modo
concentrandosi sempre di
più sul contatto del suo corpo contro quello del ragazzo.
Il sottile piacere del seno premuto contro il busto di lui, lo stimolo
delle sue gambe che s’insinuavano
tra le sue, la sorpresa di sentire il suo pene in via d’erezione con il
pube, veniva trasmesso quasi
telepaticamente a sua sorella.
Lara, coltivò la sua eccitazione con fantasia, inventandosi situazioni
erotiche che la vedevano
protagonista. Si vide montata sulla poltrona d’angolo dal suo ragazzo
davanti a tutti i presenti,
s’immaginò sopra di lui, assaporò con la mente il suo pene tra le labbra.
S’inventò svariate situazioni,
ognuna più eccitante delle altre. A mano a mano che andava avanti nel suo
gioco il protagonista
perdeva il volto, non era più importante che fosse l’uomo con cui ballava a
prenderla, meglio se era uno
sconosciuto, l’importante era che il tutto avvenisse di fronte agli occhi
dei presenti e di sua sorella.
Sognava i loro occhi eccitati su di lei mentre ammiravano le curve del suo
corpo; li immaginava
soffermarsi sui dettagli più intimi, studiare con cura la sua vagina che
s’apriva al pene, li sentiva sui
capezzoli eretti, sul ventre, sui glutei. Vagheggiava sull’invidia delle
donne verso di lei e degli uomini
verso il fortunato che l’aveva tra le braccia.
Si ritrovò completamente eccitata, sentiva un forte calore al pube e mentre
muoveva le gambe
avvertiva l’umido della sua parte bassa.
Sara, incantata dai sentimenti trasmessi da sua sorella, non riusciva a
staccarle gli occhi da dosso. La
guardava ballare avvinghiata al suo uomo, la vedeva muoversi sensuale, si
nutriva della sua voglia e
s’infiammava con il suo desiderio.
Sapeva, o credeva di sapere, che lei si stava comportando in quel modo per
stuzzicarla. Sorrise quando
realizzò il piano per renderle il favore.
Si guardò intorno, studiò brevemente i ragazzi che la corteggiavano e
scelse quello che riteneva giusto
per la realizzazione del suo proposito.
Non era il massimo, anche se dotato di un bel fisico, era assolutamente
insipido dal punto di vista
celebrale. Decise che non era importante quel dettaglio per quella sera, non
aveva intenzione di
intrattenere un discorso profondo con lui, aveva solo bisogno della sua
virilità.
Rivolse la sua attenzione al prescelto, lo inviò a prenderle qualcosa da
bere poi lo seguì. Conosceva
bene quella casa ed era consapevole che una o due camere del piano di sopra
erano sempre a
disposizione degli ospiti alla ricerca di un po’ d’intimità
Senza sforzi lo convinse a seguirla in una di esse.
Lui, per niente conscio del reale motivo della scelta di Sara, s’esaltò al
punto di mostrare una finta
reticenza per rendersi più prezioso di quello che in realtà valeva.
Una frase caustica di lei ed un breve accenno alla vasta scelta di cui
disponeva lo riportarono a più miti
consigli.
Era decisamente stupido ma lei sperava che a tanta insipienza
corrispondesse, per legge di
compensazione, altrettanta abilità a letto.
I fatti non le diedero torto.
Lo spinse vicino al letto rifiutando i suoi baci, guardandolo fisso negli
occhi si levò la giacca
lanciandola su di una seggiola lì vicino, quindi iniziò a sbottonarsi la
camicetta, molto lentamente al
ritmo delle sensazioni che le giungevano da basso. Se la levò lasciandola
cadere in terra, poi tirò su la
gonna e si sedette sul letto lasciandosi cadere distesa, allargò le gambe
invitandolo ad occuparsi di lei.
Con un brivido accolse la sua faccia tra le cosce e le mani sui fianchi, lo
aiutò nel tentativo di
sollevarle ancora di più la sottana e si mise in attesa della sua lingua.
Sentì gli slip che venivano
scostati e le sue dita che si facevano spazio tra la leggera peluria del
pube, con un sobbalzo del bacino
lo incitò a darsi da fare. Era molto eccitata e il contatto improvviso della
lingua tra le labbra la fece
ansimare forte, si lasciò andare a quelle sensazioni, che miscelate a quelle
regalate da sua sorella la
facevano impazzire di piacere.
Lo lasciò fare sino a quando non sentì di essere sul punto di perdere il
controllo, temendo un
imminente orgasmo prese la sua testa per i capelli e la allontanò da sé,
ritraendosi, strisciando con il
sedere sul letto, allo stesso momento.
Si alzò e lo guardò con un’espressione determinata e goduta, lo invitò,
anzi gli ordinò, di spogliarsi.
Dopo essersi levata il reggiseno lasciò scivolare ai suoi piedi la gonna
facendola seguire dagli slip.
Seduta sul bordo del letto lo richiamò a sé, brandì il suo membro eretto e,
senza esitare, lo ingoiò.
Mentre succhiava ne gustava il sapore di maschio, ne saggiava le dimensioni
e ne deduceva la qualità e
la quantità del desiderio di cui lui era schiavo in quel momento.
Soddisfatta da quanto aveva appreso si
ritrovò a sperare che una piccola parte del sapore che aveva in bocca si
trasferisse a sua sorella,
eccitandola per la consapevolezza di quello che quel gusto inconfondibile
voleva significare.
Distratta da quelle fantasie s’impegnò troppo nella sua opera. Le sue mani
aperte sui glutei dell’uomo
percepirono il guizzo dei suoi muscoli, sentì il pene penetrare più
profondamente nella bocca e capì che
era giunto al limite.
Si bloccò, tenendo stretto il pene con la mano, lanciandogli un’occhiata di
supplica. Lo vide chiudere
gli occhi per la concentrazione, stringere i denti e controllare il respiro.
Temette, per un attimo, di
ricevere sul viso un forte getto di sperma. Lo avrebbe accettato volentieri
in faccia il suo seme, ma solo
dopo essere stata sbattuta sino all’orgasmo.
Ebbe la conferma di aver scelto bene quella sera. Dopo qualche istante di
raccoglimento, lui, aprì gli
occhi e la sua espressione si rilassò trasformandosi in un largo sorriso che
lei ricambiò mentre si
distendeva sul letto.
Lui risalì il suo corpo con la lingua iniziando dalle caviglie, passando
lungo le cosce per soffermarsi a
lungo sulla vagina e all’interno di essa. Quando comprese che era talmente
eccitata da desiderare
solamente di essere penetrata risalì verso il seno. Stuzzicandole un
capezzolo si posizionò in modo da
appoggiare il pene al suo pube, lasciò a lei il compito di indirizzarselo
nell'intimo muovendo il bacino.
Sara riuscì a risucchiarlo dentro di sé, aprendogli senza indugi la sua
femminilità. Lui spinse con
dolcezza ma lei gli si fece incontro, facendosi penetrare a fondo con
decisione, indugiò con il sedere
sollevato a lungo gustandosi la stupenda sensazione del ventre riempito dal
suo fallo, quindi si rilasso e
gli detto il ritmo che meglio s’adattava a lei.
Si lasciò prendere il quella posizione canonica sino a quando non provò il
desiderio di qualcosa di più
eccitante e stimolante.
Lo fermò con le mani e senza parlare si sfilò via da sotto il suo corpo,
ruotò sulla pancia e alzò il
sedere verso il suo membro; non soddisfatta si mise a gattoni aprendo le
gambe.
Lui la infilò subito ritornando a sbatterla con più forza di prima. Sara
seguì la sua andatura
assecondandolo con il bacino e contraendo i muscoli interni del pube al suo
ingresso.
Sentì un fortissimo calore nascere nel suo ventre e diffondersi per tutto
il corpo, sollevò la testa
ansimando mentre percepiva i primi sintomi dell’orgasmo. S’abbandonò
completamente al piacere
senza tentare di controllarlo. Urlò, prima sommessamente, poi senza ritegno.
Anticipò le mosse di lui
muovendosi aventi e indietro per aumentare la profondità e la velocità dei
suoi colpi.
Lentamente, mentre l’orgasmo andava scemando, si lasciò cadere giù sul
materasso, mantenendo
sempre alto il sedere in modo da non sottrarre la sua vagina ai desideri del
ragazzo.
Era ancora in preda agli ultimi impulsi di piacere quando lo senti uscire
precipitosamente da lei. Svelta
si posizionò sotto di lui per prenderlo in bocca ma non fece a tempo, mentre
ancora voltava il busto
ricevette il suo seme sul seno. Aprì la bocca avvicinandola al pene e due
fiotti di sperma le ricoprirono
il viso; lo prese, finalmente in bocca aspirando gli ultimi getti. Lo leccò
a lungo prima di lasciarlo
andare, prima che lui s’accasciasse sfinito sui talloni guardandola
sconvolto per la sua totale mancanza
d’inibizioni.
Si rivestirono in silenzio, senza commentare su quello che avevano appena
fatto e senza programmare
altri incontri nel futuro.
Sara pensava, compiaciuta, ai turbamenti che aveva senz’altro indotto in
sua sorella. Probabilmente
non aveva capito, intuito a fondo o indovinato, cosa lei avesse fatto in
realtà, ma sicuramente aveva
sentito una parte del suo piacere. Si divertiva a immaginare le sue reazioni
mentre una frazione del suo
orgasmo s’espandeva nel suo corpo.
Scese di sotto, raggiungendo gli amici, come se niente fosse successo,
cercò con lo sguardo Lara senza
trovarla dove s’immaginava. Non era più al centro della stanza abbracciata
stretta al suo ragazzo.
La trovò seduta su di una poltrona, distesa con le gambe allungate sul
tavolino. Il suo viso dimostrava
uno sfinimento che non era giustificabile solo con la stanchezza dovuta al
ballo.
Quando la vide, Lara, lanciò uno sguardo infuocato in direzione della
sorella, accusandola in silenzio,
lasciandole intendere che l’imputava di essere lei la causa del suo stato.
Difatti mentre stava ballando avvinghiata al suo uomo, esaltata dal gioco
che aveva iniziato con la sua
gemella, sentì un nuovo stimolo aggiungersi alla sua eccitazione. Un
qualcosa di non facilmente
controllabile che s’impadroniva dei suoi sensi, scatenando una tempesta
ormonale dai chiari risvolti
sessuali.
Si strinse maggiormente a lui, aderendo con il pube alla sua gamba e
godendo dello strofinio che ne
derivava. Cercò le sue labbra, le raggiunse con le sue già aperte e gli
aspirò la lingua,
impadronendosene, trattenendola all’interno della sua bocca in un bacio
voluttuoso e intenso.
Con il gioco delle anche imitava un amplesso tanto immaginario quanto reale
era il piacere che ne
traeva.
Si sentì afferrare i glutei e ansimò mentre la sua gamba s’infilava sotto
la gonna, aderendo al tessuto
degli slip con una pressione tale da scostarli. Le lasciò una scia umida
della sua eccitazione sui
pantaloni e, nel preciso istante che venne sua sorella, venne.
Con suo grande stupore sentì l’orgasmo impadronirsi di lei, lì in mezzo
alla sala dove gli amici
ballavano. Tentò di mascherarlo per una forma di pudore che non credeva di
avere, per timore di essere
fraintesa da coloro che le stavano intorno e dal suo ragazzo.
Guidata dall’istinto tornò a baciare il suo uomo, trattenendo i gemiti che
tentavano di uscire dalla sua
bocca.
Lui, però, aveva riconosciuto dal suo modo unico di baciare la passione che
s’impossessava di lei
quando godeva e che era sempre evidente nei suoi baci.
Distrutta nel fisico e sconvolta nella mente si lasciò guidare dal suo
compagno verso la poltrona su cui
l’avrebbe trovata distesa sua sorella.
Questa era solo una delle tante situazioni imbarazzanti in cui la loro
telepatia, anche se questo non è il
termine esatto, le aveva messe. E’ anche vero che una sorta di rivalità
miscelata al sottile piacere di
stuzzicare l’altra le spingeva a cercare quelle situazioni imbarazzanti.
Con il passare degli anni impararono a convivere con questo loro dono, se
in tale modo si poteva
definire, al punto di sfruttarlo a loro vantaggio; impratichendosi nell’arte
di trarne il maggior piacere
possibile.
Stesa sul divano con le membra intorpidite dal languore lasciatole dal suo
recente orgasmo, Lara
riviveva i ricordi, tanti piccoli flashback, della sua storia con Sara.
Rammentava il loro cammino verso
la maturità sessuale, un tragitto fatto insieme e vissuto da loro due come
un’unica esperienza. Il
desiderio di sperimentare delle forme di godimento sempre più forti le aveva
portate a provare quasi di
tutto.
Come un lampo improvviso si formò nel suo cervello l’immagine del corpo di
sua sorella seduto sul
bacino del suo ragazzo del momento, impegnata a cavalcarlo lentamente,
mentre lei a gambe larghe
sulla faccia di lui si lasciva leccare la vagina.
Il piacere di quella lingua veniva incrementato dalla sensazione di essere
penetrata come il suo clone lì
davanti a lei.
Un improvviso cambio di scena le portò alla mente un’altra immagine: quella
della sua mano che
guidava il pene di lui dentro la vagina di sua sorella che lo aspettava a
carponi e l’eccitazione derivata
dall’illusione di guidare, dominare, il piacere di lei.
Avevano provato quel gioco una sera come tante, seguendo un’idea lanciata
da Sara.
Lei l’aveva convinta, eccitandola con le parole, a provare il gioco a tre.
Lara si era lasciata convincere
e dopo un iniziale imbarazzo generato dal ragazzo di Sara, si era lasciata
andare. Quella sera sua sorella
non aveva diviso il suo uomo con lei, cosa che avrebbe fatto più tardi, le
aveva solo concesso di trarre
piacere dalla sua bocca e di assistere al suo godimento.
Un’altra immagine di quella sera: il seno di Sara che sobbalzava al ritmo
dei colpi del pene che entrava
in lei. Il suo ventre che si gonfiava e contraeva, la sua vagina sfondata da
quel membro e l’espressione
goduta del suo volto.
Lara sentì nuovamente crescere l’eccitazione, questa volta sapeva che non
era a causa di sua sorella, o
meglio non era dovuta al trasferimento “telepatico” delle sue emozioni, ma
era originata dai ricordi, dai
puri e semplici ricordi delle loro trasgressioni.
Quello che maggiormente l’aveva colpita in quei brevi scorci del passato
era stato il corpo di Sara più
che la situazione erotica in cui era impegnato.
Un altro ricordo, una ulteriore immagine erotica s’impossessò della sua
mente: il corpo nudo di Sara
inginocchiato tra le sue gambe. Come in una scena al rallentatore, il suo
viso che scendeva verso la
vagina. Scivolando sulla pelle di una coscia raggiungeva le sue labbra già
dilatate dalle sue mani abili.
Risentì il contatto di quella lingua sulla morbida e sensibile pelle, le sue
orecchie si riempirono
nuovamente di gemiti, sospiri e ansimi come allora.
Ricordò bene il senso di sbigottimento provato nell’attimo che le carezze
di sua sorella divennero un
po’ troppo particolari, evidentemente mirate ad attivare il desiderio nelle
sue parti intime, rammentò
come lei l’aveva aiutata a superare l’iniziale turbamento e a lasciarsi
andare tra le sue braccia.
L’aveva spogliata con molta calma baciandole l’epidermide, seguendo con la
lingua i contorni delle
curve del suo corpo. Si era eccitata molto alla vista dell’oggetto fallico
che lei aveva estratto dalla
borsetta per poi leccarlo e succhiarlo con il viso a pochi centimetri del
suo. Lara poteva sentire il
rumore che lei produceva con la bocca, la percepiva succhiare, deglutire e
ansimare sommessamente.
Dopo averla eccitata e convinta, in questo modo, a rompere ogni indugio,
Sara iniziò ad occuparsi
materialmente del piacere di Lara.
L’aveva fatta godere al punto da costringerla a concentrarsi per non venire
con delle semplici carezze e
il delicato tocco della lingua sul suo clitoride, non si sarebbe fermata se
lei ad un certo punto,
afferratale la testa non l’avesse allontanata dal pube.
Sara si mise a cavalcioni della sua faccia, offrendole la sua vagina da
leccare, invitando sua sorella ad
imitarla. Quindi si chinò nuovamente su di lei iniziando a seguire con la
lingua il suo monte di venere e
l’inguine.
Lara, non più padrona delle sue azioni, si dedicò con dedizione a
stuzzicare la vagina di sua sorella.
All’inizio non sapeva come fare, era la prima volta che si concedeva un
rapporto saffico. Immaginò che
la cosa migliore era quella, di mettere in pratica tutto quello che lei
aveva sempre sognato di potersi
fare da sola in quei vaneggiamenti erotici che sorgono sempre spontanei
durante quei rari atti di
autoerotismo in cui la componente dell’eccitazione sfiora i livelli massimi.
Capì che poteva darle tutto quel che nessun uomo non avrebbe mai saputo
regalarle. Solo lei, una
donna e in più sua sorella, poteva farla godere come non mai, grazie alla
sua conoscenza del corpo
femminile e in modo particolare di quello della sua gemella, così simile al
suo.
Conosceva le sue reazioni e sapeva localizzare con precisione i suoi punti
erogeni, perché erano
identici ai suoi.
Mentre appoggiava la lingua nel mezzo della vagina di sua sorella, Lara
pensava: “Solo una donna sa
far godere, veramente, una donna!”
Riconobbe il piacere che s’impadroniva di Sara da come lei muoveva il
bacino sulla sua faccia, questo
la stimolò a concentrare ancora di più i suoi stimoli dove sapeva avrebbero
avuto il massimo effetto.
Ricambiata da lei stava raggiungendo un’estasi mai conosciuta, non era un
semplice rapporto di
reciproco scambio di attenzioni orali tipo quelli che aveva più volte avuto
con in suoi ragazzi, c’era
molto di più in questo. Riusciva a cogliere perfettamente quello che provava
sua sorella, il piacere che
le donava non ritornava a lei semplicemente attraverso la sua lingua ma
anche attraverso le sensazioni
che la sua mente riceveva dalla gemella.
Pensava che non fosse possibile godere di più e si stava abbandonando
all’istinto di lasciarsi prendere
dall’orgasmo quando sentì una presenza dura, enorme, puntare la sua vagina;
non ebbe il tempo di
convogliare la sua attenzione in quella zona del suo corpo che si sentì
penetrare da quella presenza.
Il suo corpo accoglieva quel pezzo duro, leggermente curvo, con una
facilità che la sconvolse.
Sara lo spinse sino in fondo, con forza ma senza farle male, costringendola
a lanciare un urlo. La lasciò
inarcare la schiena tirandoglielo fuori mentre il bacino scendeva, poi la
penetrò nuovamente quando lei
inclinò il pube alla sua ricerca.
Nella mente di Lara si formò l’immagine della bocca di sua sorella intorno
al fallo sintetico che ora lei
teneva nel ventre, ne comprese bene le dimensioni e si lasciò permeare dal
piacere dovuto a questa
consapevolezza.
Sara unì la lingua alla penetrazione e portò sua sorella verso il più
intenso orgasmo mai provato.
Lara venne con il corpo scosso da forti tremori, le sue urla coprivano i
gemiti d’incitamento di Sara.
Sentiva quell’oggetto entrare ed uscire da lei perfettamente sincronizzato
con le contrazioni
involontarie del pube.
Le pareva che la testa stesse per esplodere, una forte fitta di dolore
s’espanse nel cervello come se
qualche vaso sanguineo fosse esploso per lo sforzo di reggere la forte
pressione. Pensava d’impazzire
per il dolore quando si calmò, solo allora si accorse che quello che aveva
inteso come dolore era
piacere. Un piacere tanto intenso da sconvolgerla, da non consentirle di
riconoscerlo come tale.
S’abbandono alle ultime e languide ondate di godimento mentre sua sorella
le massaggiava
dolcemente il ventre.
Non si era ancora ripresa completamente che senti scivolare sulla mano
l’oggetto che l’aveva appena
portata all’orgasmo, ancora umido dei suoi umori. L’intenzione di Sara era
troppo esplicita per essere
fraintesa, Lara impugnò saldamente il fallo portandolo verso la vulva di sua
sorella ancora collocata
sopra il suo volto.
Con decisione lo spinse dentro di lei, ruotandolo leggermente in modo da
strofinarlo contro le pareti
interne, per stimolarle grazie alla sua forma curva.
Sara reagì come lei, prima: ansimò forte, quasi un urlo, raddrizzò la
schiena per poi curvarla
all’indietro reclinando contemporaneamente la testa.
Eccitata da quella reazione, Lara s’impegno a penetrarla in tutti i modi
possibili con l’intento di trovare
al più presto le mosse più gradite da Sara. Scoprì che sua sorella amava in
modo particolare essere
contemporaneamente stuzzicata sull’ano. Non fu una sorpresa totale, anche a
lei piaceva molto essere
toccata dolcemente lì quando era sopra il suo ragazzo.
Il forte piacere dimostrato da Sara la indusse a tentare d’infilare un dito
dentro il suo ano. Intanto che
spingeva il surrogato fallico dentro il suo ventre introdusse un dito anche
lì. L’urlo che ne seguì, di
piacere misto a stupore, la convinse di essere nel giusto. Purtroppo lei
teneva il bacino oltre la sua
lingua e Lara non riusciva aggiungere anche quella alle mani, come prima era
successo a lei.
Non era un problema, sotto lo stimolo di quella doppia penetrazione, Sara,
stava godendo in un modo
magnifico. Esaltata da quello che sentiva con le orecchie e con la sua
particolare sensibilità, Lara. Portò
rapidamente all’orgasmo la gemella.
Non fu un piacere forte come il suo, almeno all’apparenza. Sara non urlò
come lei e il suo corpo non
vibrò a lungo come prima il suo; ma godette molto.
Lara inseguiva i suoi pensieri, senza porre limiti ai ricordi: li lasciava
scorrere nella sua mente,
risvegliare il desiderio e scendere giù per il corpo dove rimbalzavano sui
suoi punti più sensibili.
Il ricordo del rapporto con sua sorelle era il più caldo tra tutti. Non
c’era solo la componente erotica in
quella storia mai più ripetuta, il forte sentimento che la legava a sua
sorella aveva amplificato il
coinvolgimento emotivo. Sapeva che non avrebbe mai amato nessun uomo con la
stessa intensità con
cui amava Sara, il legame di sangue sarebbe stato sempre più forte.
La sua mano stava scivolando, istintivamente, verso il pube.
Eccitata dai ricordi desiderava ancora godere, trovo i suoi peli ancora
umidi e la vagina talmente calda,
bagnata e dilatata che non oppose la minima resistenza alle sue dita. Si
penetrò con due di esse, seduta
sul divano con le gambe aperte appoggiate sul cuscino. Una forte fitta di
piacere partì dal basso per
esploderle nel cervello nello stesso momento in cui un vago turbamento
s’impadroniva di lei. Non
capiva cos’era, ma non se la sentiva di continuare nonostante la gran voglia
che aveva.
Tentò in tutti i modi di proseguire, ripensò alle scene erotiche che aveva
appena rivissuto con la
fantasia, si accarezzò molto delicatamente e fu nuovamente pronta.
Stava per ripartire con l’auto penetrazione quando suonò il campanello.
Era tardi ma lei sentì che la di là della porta c’era una presenza amica.
Aprì così come si trovava in
quel momento: nuda, con il viso stravolto dall’eccitazione e dal piacere
dimostrato dal sottile rivolo di
linfa della sua vagina che le colava sulla coscia.
Sara non disse niente, non una parola, sapeva perfettamente in quale stato
si trovava sua sorella in quel
momento. L’aveva percepito appena salutato il suo ragazzo, una volta da sola
nel suo appartamento
aveva ricevuto i segnali dell’eccitazione di Lara.
Si era messa addosso qualcosa di veloce e si era recata subito da lei,
sperando fortemente, anzi,
ordinandole mentalmente di aspettarla.
Entrò spingendo indietro Lara con una mano appoggiata sulla sua spalla, la
guidò verso il suo letto
spingendola sopra. Si spogliò davanti a lei, beandosi del suo sguardo
eccitato, poi si lanciò sul letto
avvinghiandosi al corpo della sorella.
Lara odorava di femmina, la sua vagina reduce dal recente e solitario
orgasmo emanava un profumo
inebriante. Sara volle regalare a sua sorella un po’ del gusto del suo
ragazzo che ancora aveva in bocca:
la baciò.
Infilò un ginocchio tra le gambe di Lara, costringendola ad aprile;
appoggiò la coscia sul suo pube e
n’avvertì l’umidità ed il calore, allora si ritrasse e molto dolcemente si
dedicò totalmente al piacere di
sua sorella. Prima stuzzicandole la vagina con le mani, poi, dopo averle
infilato due dita dentro, con la
sua lingua.
Godeva nel sentire i gemiti che lei emetteva e si eccitava nel sentire con
la mano allargata sul suo
ventre gli spasmi dei muscoli. Quando comprese che non poteva più aspettare
e che anche lei voleva la
sua parte di piacere si mise a cavallo di sua sorella, volgendole le terga e
avvicinando il pube alla bocca
di lei.
In quella ormai classica posizione la portò velocemente all’orgasmo. La
violenza con cuoi Lara
dimenava il bacino la costrinse ad abbracciarla forte con le due mani
strette sulle sue natiche. Riuscì, in
questo modo, a seguire le sue evoluzioni continuando a leccarla sino a
quando la lingua impazzita di
Lara portò anche lei verso la vetta del piacere.
Spossate e ansimanti rimasero l’una sopra l’altra a lungo, rilassarono
completamente ogni muscolo in
modo da far aderire la maggior porzione possibile di pelle.
Quando iniziò a sentire freddo Sara si stacco sollevandosi, provocando una
sommessa protesta sa parte
di Lara, quindi sollevate le coperte s’infilò nel letto di sua sorella
invitandola al suo fianco.
L’abbraccio, spingendo nuovamente il corpo contro il suo, alla ricerca
della sua pelle e si addormentò,
riscaldata dal corpo di sua sorella e dal loro amore.
Cordiali saluti
Cioffi cavalier Michele
E-mail
cioffi....@gsmboy.it
Lo stesso tragitto d’ogni anno la stava portando, con i suoi, al paese
natale di sua madre per le vacanze
estive. A lei piaceva la calma e il clima mite d’estate di quel luogo posto
sotto le pendici del Musiné,
all’imbocco della valle di Susa. Piacevano anche tutte le storie che si
raccontavano su quel monte
misterioso, ricoperto sino a metà altezza da una scarsa e stentata
vegetazione che riprendeva dopo una
fascia inspiegabilmente brulla. Era attratta dai siti megalitici sparsi
sulle pendici e dal vago senso di
mistero che la montagna emanava. Però pensava che a ventitré anni aveva il
diritto di passare le
vacanze con chi voleva, con il suo ragazzo lasciato a Vercelli ad esempio.
Seguiva i genitori,
consapevole del piacere che provavano ad averla con loro dopo un anno
passato lontana da casa per
studiare. Questa consapevolezza non le impediva di provare un certo disagio
di fronte alla previsione
delle lunghe giornate passate senza il suo recente amore. Aveva da poco
scoperto il sesso proprio
grazie a lui ed ora sentiva il desiderio di esplorarne insieme le varie
sfaccettature. Non temeva di
annoiarsi, aveva passato tante estati lì che la gente la considerava una del
luogo ed aveva molti amici.
Non era nello stato d’animo migliore quando incontrò la sua amica che
viveva lì e che, come lei,
studiava a Torino nella medesima facoltà. Parlarono un po’ del più e del
meno e Laura notò che lei
aveva la testa altrove; alle sue domande dirette non volle dare alcuna
spiegazione e sviò il discorso su
argomenti più leggeri. La capiva o almeno credeva di capirla, non indagò
oltre, pensò che anche lei era
dibattuta tra i doveri famigliari e il desiderio di passare più tempo con il
suo nuovo amore che aveva
conosciuto durante la primavera in città. Si salutarono con la promessa di
vedersi al più presto e Laura
la guardò allontanarsi mentre camminava con la testa china a studiare in
dettaglio l’acciottolato della
via principale del paese.
Il pomeriggio minacciava noia, nessuna delle sue amiche pareva disponibile
quindi decise di avviarsi
sul vecchio sentiero per Casellette in modo da bruciare i grassi in eccesso
che aveva accumulato
durante il pranzo preparato dalla nonna.
Da sempre abituata a camminare in montagna aveva un passo lungo e veloce
che le permetteva di
coprire grandi distanze senza troppa fatica. Raggiunse in breve tempo la
zona del bosco che oramai più
nessuno coltivava; le piaceva quel posto, in pochi anni le acacie e le
betulle avevano ripreso il totale
controllo del territorio vincendo la sfida con gli uomini che nei secoli
avevano lavorato per ridurlo alla
loro volontà.
Completamente presa dalla bellezza di quel luogo quasi non vide che un
nuovo sentiero si apriva tra la
boscaglia. Si stupì della scoperta, erano anni che girava da quelle parti ed
era sicura che non lo aveva
mai notato. Spinta dalla curiosità s’incammino sulla nuova via.
Giunse dopo circa un quarto d’ora di cammino nei pressi di un grande masso
erratico lasciato vicino al
torrente dall’ultima glaciazione. Lo aggirò seguendo la traccia ma al di là
di esso non la ritrovò più.
Esplorò con cura il terreno e la vegetazione ma era chiaro che il nuovo
sentiero conduceva solo a quel
masso. Si dedicò, allora, allo studio del monolito, pensava che se qualcuno
si era preso la briga di
ripulire il bosco sino a quel punto doveva avere una buona ragione per
farlo.
Il masso aveva una forma simile ad una grande tavola, alto circa un metro e
venti da terra con la forma
di un tronco di piramide rovesciata pareva che qualcuno avesse lavorato il
piano per renderlo
perfettamente liscio. Un’opera immane considerandone l’estensione di circa
tre metri quadri!
Proseguendo nelle indagini notò che ai lati, lungo i bordi, del piano vi
erano tracce di cera come se
qualcuno vi avesse imbandito una romantica cena a lume di candela.
Strano! Pensò. Nelle vicinanze non vi erano tracce di fuoco, nemmeno le
ceneri di un braciere, inoltre
il masso era scomodo da usare come tavolo per una mensa: era troppo alto e
la gente avrebbe dovuto
mangiare in piedi.
Si ricordò delle leggende che circolavano sul monte e sulla tradizione
magica di quella parte della
vallata.
Immaginò che quello fosse il luogo prescelto da qualche fanatico per
celebrare chissà quale rito
esoterico e sentì crescere la sua curiosità. Studiò la zona ancora a lungo
attenta a non lasciare tracce
della sua intrusione. Tante estati passate a giocare nei boschi da piccola
avevano acuito il suo spirito
d’osservazione; notò un settore dove l’erba era più bassa e rada. Il tronco
dell’albero più vicino portava
dei segni sulla corteccia, un’abrasione sottile tipo quella lasciata da una
corda. Aveva visto quei segni
sui tronchi a cui erano legati i muli o altri animali. Studiò con cura il
terreno e trovò quello che cercava:
delle piccole palline di sterco, di chiara origine ovina o molto più
probabilmente caprina.
Il significato attribuito a quel genere d’animali dai sedicenti iniziati ai
misteri esoterici, in modo
particolare da coloro che riferivano la loro fortuna al maligno, procurò un
brivido lungo la schiena a
Laura. Preoccupata di essere scoperta nel loro santuario si allontanò
rapidamente da quel luogo, attenta
a non lasciare tracce.
Lungo la via del ritorno pensò alle incongruenze di quel posto che aveva
scoperto.
Innanzi tutto il monolito era vicino ad un corso d’acqua e questa non era
molto apprezzata da punto di
vista rituale dagli adoratori del signore degli inferi. Così come le candele
bianche di cui aveva trovato
tracce. Sul masso non vi erano inoltre i segni che si sarebbe aspettata.
Senza considerare che quel luogo particolare era decisamente fuori mano,
forse era l’ideale per
celebrare dei riti che si desiderava restassero segreti, ma per
raggiungerlo, attraverso la via più breve,
era necessario attraversare il suo paese da dove partiva il sentiero. Nessun
straniero sarebbe passato
inosservato per le sue vie.
Quel luogo era meta di persone che vi celebravano altri riti, diversi dai
soliti per cui la valle andava
famosa.
Confortata dai suoi ragionamenti iniziò ad avere sempre meno paura. La
preoccupazione che aveva
appena provato lasciò il posto alla curiosità.
Una volta a casa, affacciata alla finestra tentò di riconoscere, tra
l’intrico delle chiome degli alberi, il
luogo appena visitato. Dopo alcuni vani tentativi realizzò che dalla piazza
della chiesa poteva spaziare
su tutta la valle.
Dopo cena non c’era verso di trovare un’amica per le vie del paese, chi era
scesa a valle, chi doveva
studiare, chi era raffreddata … Sconsolata da quella desolazione recuperò il
binocolo di suo padre e si
pose di vedetta dalla piazza più alta del paese. Pensava che se di notte
qualcuno avesse acceso anche
solo una candela nel bosco, lei lo avrebbe senz’altro notato da lì.
Non dovette attendere a lungo, l’orologio del campanile aveva suonato da
poco la mezz’ora dopo le
ventidue che notò una luce tremolante in fondo al bosco. Non era una lampada
elettrica, come quella di
una torcia, ma la luce di una fiamma libera. Una piccola fiamma, del tutto
inutile a rischiarare il
percorso. Tutto sommato la luna era quasi piena e la notte limpida, non
occorreva un lume per
addentrarsi nel bosco, specie a chi lo conosceva bene.
A mano a mano che la fiamma proseguiva il suo cammino si lasciava dietro
una scia di altri piccoli
fuochi. Laura immaginò che fossero delle candele o dei lumi accesi lungo il
sentiero che lei aveva
percorso nel pomeriggio, forse per indicare la via a chi sarebbe seguito.
Con il potente aiuto dello strumento ottico seguì la fiamma sino al
capolinea. La vide innescare una
moltitudine di altre piccole fiamme, evidentemente sul masso ed intorno ad
esso.
Incuriosita e per nulla intimorita dal buio e del mistero s’avviò verso le
luci. Ebbe l’accortezza di non
seguire il tracciato illuminato ma di restarne fuori su di un sentiero
parallelo. Quando non poté più
proseguire su di esso uscì dal tracciato proseguendo nel folto della
boscaglia. Raggiunse un luogo
sopraelevato sul masso erratico. Da lì poteva vedere benissimo quello che
sarebbe successo, notò che la
pietra era circondata da moltissime candele che ne delimitavano il
perimetro. Non lesse nella linea di
fuoco segni di particolare significato esoterico o rituale e ne fu felice,
questo riduceva notevolmente il
rischio di essere sorpresa a spiare della gente che non voleva essere
spiata.
Si sistemò comoda, seduta su di una larga pietra dietro un giovane ginepro
e attese.
Dovette aspettare circa un’ora e più perché qualcosa si muovesse nella
parte iniziale del sentiero. Sino
ad allora l’unica presenza la in basso era quella del tipo che aveva acceso
i lumi.
Quando Laura riuscì a scorgere qualcosa nell’intrico dei rami vide un
piccolo corteo, composto da una
dozzina di persone, che si avanzava lento reggendo delle fiaccole.
Giunti all’imbocco della radura si fermarono. Andò loro incontro quello che
aveva preparato la
scenografia, s’inchinò cerimonioso al corteo e questi lo salutarono allo
stesso modo, quindi li invitò ad
entrare.
Presa dal cerimoniale, Laura, notò solo a questo punto che buona parte,
almeno la metà, dei
componenti era incappucciata; uno di essi, poi, teneva al guinzaglio un
caprone come se fosse un cane.
Un grosso punto interrogativo le si formò nella testa. Non riusciva a
collegare quello che vedeva, il
cerimoniale, la gestualità, i grembiuli, i simboli tracciati dalle candele
con nessuno dei riti di cui aveva
letto.
La cosa migliore era osservare per bene quello che sarebbe successo. Si era
attrezzata per bene allo
scopo di poter vedere al buio. La nuova telecamera di suo padre aveva la
possibilità di leggere
l’infrarosso e quella, non sottovalutabile in quell’occasione, di
disinserire tutte le spie luminose e
sonore. Ringraziò mentalmente il tecnico giapponese che aveva pensato a
tutti i possibili utilizzi di
quell’oggetto.
Punto la telecamera verso il gruppo, inserì la visione infrarossa e regolò
lo zoom in modo da scorgere i
lineamenti di quelli senza cappuccio. Pur nel viraggio al verde riconobbe
alcune delle sue amiche che
risiedevano lì, anzi, quelle a viso scoperto erano solo le sue amiche, più o
meno coetanee. Dalla
corporatura e dal portamento decise che gli altri erano tutti uomini, tranne
in un caso, forse!
Gli incappucciati si disposero in un largo cerchio intorno al masso mentre
le ragazze rimanevano
all’ingresso della radura, disposte anche loro a mo’ di cerchio intorno ad
una che Laura riconobbe
come la sua cara amica teoricamente impegnata a studiare.
Ad un cenno di colui che aveva preparato il tutto, che d’ora in poi
chiameremo il cerimoniere, le
ragazze avanzarono compatte verso il macigno e si fermarono a meno di un
metro dal grande piano di
pietra. Due di loro disposero sul monolito un lenzuolo bianco e lo
sistemarono con cura, su di esso era
ricamata, in rosso, una rosa di grandi dimensioni.
Altre due presero per mano la sua amica conducendola verso il gradino
naturale che stava ad un lato
del masso, la fecero salire e dopo essersi inchinati a lei slacciarono i
legacci sulle spalle della sua
tunica.
Mentre l’indumento scivolava in terra lasciava il corpo della ragazza
completamente nudo. Laura sentì
un brivido correre lungo la schiena, non era paura la sua, vedeva
chiaramente che l’amica non
dimostrava alcun timore. I capezzoli eretti dall’aria fresca ma anche
dall’eccitazione le lasciarono
intuire che ben presto ci sarebbero state delle piccanti novità.
La ragazza venne fatta sedere sul lenzuolo e quindi abbandonata dalle
amiche che, riunitesi alle altre,
si ritirarono in disparte.
Il cerimoniere s’avvicinò a lei è parlò, Laura dalla sua posizione, però,
non riusciva a cogliere il senso
delle parole. Gesticolò in vari modi, le accarezzò teneramente il viso, poi
le mise una mano sulla spalla
indicandole con l’altra il caprone. Lei si voltò nella direzione indicata ed
ebbe un fremito che le scosse
il corpo, gonfiò il petto e ritornò con lo sguardo sull’uomo davanti a lei.
Laura iniziava ad eccitarsi, la sua amica nuda sulla pietra, i gesti
dell’uomo, le storie che si
raccontavano sulle strane abitudini dei valligiani le procurarono la visione
del corpo dell’amica
congiunto con l’animale.
Quasi sperava che il suo sogno ad occhi aperti s’avverasse, era
l’eccitazione che sentiva salire dentro
di sé la spingeva a questo.
Invece il caprone rimase al suo posto, evidentemente la sua presenza aveva
un altro significato.
Il cerimoniere s’allontanò da lei, lasciandola nuda, seduta in attesa degli
eventi; raggiunse il gruppo
delle ragazze e si sistemò in mezzo a loro. Ad un suo cenno tre degli
incappucciati s’avviarono verso la
ragazza mentre gli altri estraevano da sotto la tunica delle grosse torce
elettriche. Le accesero puntate
sulla sua amica, la forte ed inaspettata luce saturò la telecamera,
accecando, momentaneamente,
l’occhio elettronico di Laura.
Velocemente disinserì la visione notturna riacquistando i colori sul suo
piccolo monitor e continuò a
registrare tutto.
Illuminata da ogni direzione dai fasci delle torce la ragazza era al centro
dell’attenzione dei presenti, di
chi guardava e di chi iniziava in quel momento ad accarezzarla. I tre
mascherati le appoggiarono le
mani sulle gambe, quello al centro tutte e due sulle ginocchia, mentre i due
a lato uno per coscia.
Attesero l’invocazione del cerimoniere, quindi lasciarono che le mani
vagassero sul corpo di lei.
Seguirono ogni curva, quella delle cosce, quella dei fianchi, del seno;
s’insinuarono in ogni anfratto,
sempre con estrema dolcezza. Lei si lasciava toccare ad occhi chiusi,
assaporava il calore che quelle
mani emanavano e la sua mente si perdeva nel languore. Non protestava, non
faceva resistenza, anzi,
dischiudeva poco alla volta le gambe, invitandoli ad esplorare anche quella
parte di lei.
Il ragazzo, perché era chiaramente un ragazzo quello che stava davanti a
lei, fece scorrere le mani
sull’interno delle cosce facendo, contemporaneamente, pressione verso
l’esterno. Lei acconsentì alla
sua volontà e gli aprì le gambe, completamente. Sospirò quando sentì il
tocco delicato sulla peluria del
pube e ansimò quando un dito si fece spazio tra le labbra.
I due a lato, prendendola per le spalle, la fecero sdraiare. Lei restò
appoggiata ai gomiti per osservare
quello che le veniva fatto.
Il ragazzo guido il viso dell’incappucciato alla sua destra verso il pube
di lei. Questo sollevo quel tanto
che bastava la stoffa dal viso in modo da scoprire le labbra, quindi la
leccò.
Dalla sua postazione, Laura, vedeva la testa del tipo premuta in mezzo alle
gambe dell’amica e vedeva
lei ansimare con un’espressione stupita sul volto. Probabilmente non era la
prima volta che riceveva
quel genere d’attenzioni da un ragazzo ma, evidentemente, quella situazione
rendeva la cosa molto più
eccitante e piacevole. Lei guardava verso il basso nel tentativo di vedere
la lingua che le procurava
tanto piacere, disturbata dal cappuccio dell’uomo.
Il suo viso, inquadrato nel dettaglio dalla telecamera di Laura, variava
continuamente espressione. I
sentimenti o le sensazioni che dimostrava spaziavano dallo stupore alla
curiosità, dal languore al
piacere.
Quando lasciò cadere la testa all’indietro, spingendo in alto il pube,
l’uomo si fermò all’istante,
allontanandosi da lei, lasciandola ansimare a lungo mentre si calmava. Era
chiaro che lei desiderava
ancora sentire quella lingua muoversi senza tregua nella vagina, l’avevano
portata troppo avanti e ora
soffriva per essere giunta ad un soffio dall’orgasmo e poi abbandonata.
Il suo respiro non si era ancora regolarizzato quando il primo dei tre si
portò, nuovamente, nel mezzo
delle sue gambe. Lei lo guardò lanciandogli una silenziosa supplica che lui
accolse, le appoggiò la
mano aperta sul ventre, poi ruotandola la appoggiò sulla vagina muovendola
piano. La aprì,
distanziando le dita; con l’indice e l’anulare ne dilatò le labbra e infilò
il medio al suo interno.
Lei ebbe un nuovo impulso di piacere, spalancò la bocca lasciando uscire un
gemito e intanto tentava
d’intuire dagli occhi dell’uomo cosa provasse lui in quel momento. S’illuse
di vedere l’eccitazione in
quegli occhi verdi, l’univa parte che scorgeva del suo viso; in realtà, lui
stava analizzando il suo livello
d’eccitazione. Con il dito tentava di capire quanto fosse dilatata e
bagnata. Soddisfatto da quanto aveva
scoperto si voltò verso il cerimoniere lanciandogli un cenno affermativo e
ricevendone un altro simile
da lui.
Seguì un attimo di pausa in cui tutti rimasero in perfetto silenzio, a
Laura sembravano indecisi sul da
farsi. In realtà stavano aspettando che il tipo davanti alle gambe aperte
della ragazza, con un cenno,
indicasse agli altri due d’aiutarlo a sfilare la sua tunica. Rimase nudo
come lei, tranne che per il
cappuccio che continuava a nascondergli il viso. Presentava, inoltre, la
stupenda erezione di un
membro di ottime dimensioni, a quel punto Laura capì il significato della
pausa. Tutti i presenti
aspettavano che quel pene si sentisse pronto per il prossimo passo.
Lentamente l’uomo s’avvicinò alla ragazza, le accarezzo il ventre e il
bacino, poi delicatamente iniziò
ad aprirle per bene le labbra della vagina.
Lei aveva un’espressione indefinibile, guardava in basso verso il pube,
spostava lo sguardo da esso al
pene dell’uomo. Era molto concentrata, si mordicchiava il labbro inferiore
respirando veloce. Assistette
con gli occhi dilatati dall’eccitazione alla sua penetrazione.
L’uomo puntò il pene correttamente, quindi spinse con dolcezza, senza
sforzare. Entrò un po’ in lei poi
all’improvviso spinse con più forza, strappandole un grido di piacere o di
dolore.
Laura non capiva cosa significasse quel suono, vedeva il viso della sua
amica trasformato dal piacere
ma l’urlo non corrispondeva alla sua espressione.
L’uomo uscì da lei seguito da poche gocce di sangue.
Laura capì e si stupì. Era un urlo liberatorio. Quello che non capiva è
come fosse possibile che lei a
ventidue anni fosse ancora vergine?
Due ragazze si precipitarono ad asciugarle le poche tracce ematiche,
nettando con evidente piacere
anche il pene dell’uomo.
A quel punto lui indossò un profilattico e si ripropose a lei che, questa
volta lo stava aspettando
ansiosa. La penetrò nuovamente, con più decisione adesso, e iniziò a
muoversi dentro il suo corpo.
Con le mani l’accarezzava, le stimolava il clitoride, giocava con i
capezzoli e intanto la sbatteva.
Lei sentì una forte sensazione, molto piacevole, nascere dentro il ventre.
La inseguì come le avevano
spiegato negli incontri propedeutici il rito. Aveva caldo nonostante la
pietra sotto di lei fosse gelata.
Lasciava che il suo sguardo vagasse da gli occhi al bacino dell’uomo che
aveva dentro, la vista di quel
pene meraviglioso, forse perché il primo, che si muoveva dentro di lei
l’eccitava più della
consapevolezza di quello che stava facendo.
Impiegò un po’ a venire ma lui la seguì sino in fondo, aiutandola come
poteva con le giuste spinte e
con le mani. Lei lasciò uscire dalla sua bocca un altro urlo, questa volta
di piacere, poi cadde giù dai
gomiti sdraiandosi completamente. Ascoltò il piacere invaderle il corpo con
delle ondate, abilmente
incrementato dalle regolari spinte di lui. Non riusciva a credere che fosse
sua la voce che sentiva
ansimare e gemere, si vergognò di quei suoni emessi di fronte a tanta gente
e tentò di limitarli. Lui,
l’incoraggiò a lasciarsi andare completamente, fu l’unica volta che sentì la
sua voce.
Il piacere stava scemando lasciandola sfinita quando sentì l’uomo
irrigidirsi e spingere forte contro il
suo pube, all’improvviso lo sentì pulsare dentro di sé e capì che era venuto
anche lui. Completamente
esausta rilassò tutti i muscoli abbandonandosi al languore che sentiva
invadere il suo corpo. Chiuse gli
occhi, rivivendo con piacere i dettagli di quella serata. Percepì tra le
palpebre il calo di luce, le torce
venivano spente e sentì una coperta che le veniva sistemata addosso,
immediatamente seguita da molte
mani impegnate ad accarezzarla.
Laura vide a quel punto tutti gli incappucciati impegnati a coccolare la
sua amica mentre le ragazze
preparavano la sua nuova tunica. Il nuovo indumento, a differenza
dell’altro, portava una piccola rosa
rossa ricamata all’altezza del seno sinistro.
Con calma la rivestirono, dalle loro espressioni e dai loro movimenti si
capiva che si felicitavano con
lei, quindi si avviarono verso il paese seguite a distanza dagli uomini
mascherati.
Laura abbandonò la sua postazione, prestando molta attenzione a non fare
rumore. Da quel sentiero
poteva raggiungere la piazza della chiesa più velocemente del gruppo sotto
di lei, conoscendolo bene
s’avviò verso casa con passo deciso.
Nessuno la scorse e la sua presenza sul luogo del rito rimase segreta.
Non riusciva a prendere sonno quella notte, con la mente impegnata a
dipanare la matassa dei dubbi
che le erano venuti, Laura rimpiangeva di non avere la possibilità di
rivedere sul televisore il filmato
che aveva ripreso. Senza dubbio le era sfuggito qualcosa a causa
dell’eccitazione del momento, credeva
che il rivedere quelle scene le avrebbe concesso di capirci qualche cosa di
più. Tentava invano di
collegare il rito a cui aveva assistito a qualcosa di noto, ma non trovava
niente. Troppe cose non
quadravano: le ragazze a viso scoperto, gli uomini al contrario mascherati
tranne il cerimoniere, il
caprone che stava lì a non far niente, almeno all’apparenza, l’assenza di
simboli o segni di chiaro
significato come anche l’assenza di un cerimoniale elaborato, l’assenza di
cariche gerarchiche tranne
quella già citata … c’erano troppe incongruenze.
Sembrava che qualcuno si fosse inventato quel rito, perché di un rito si
trattava, leggendo qua e là di
altri riti accertati per poi miscelare tra loro le scarse nozioni apprese,
creando un cerimoniale
approssimativo per sverginare davanti alla comunità delle coetanee una
giovane.
Laura si chiedeva se era necessaria tutta quella messa in scena per una
semplice deflorazione, lei stessa
aveva rinunciato alla sua verginità, pochi mesi prima, senza tante cerimonie
nella camera del suo
ragazzo, senza, per questo, sentirsi sminuita dalla scarsa pubblicità che
quella novità aveva avuto tra gli
amici.
Le mancavano i suoi libri, su di loro e con loro poteva confrontare le sue
idee.
Effettivamente c’erano dei simboli ben precisi in quel rituale, la scarsa
se non addirittura nulla
pomposità era probabilmente dovuta all’anzianità del rito stesso.
Il caprone impersonava, chiaramente, il maligno, satana! Era chiaro!
Legato ad un palo, nel nostro caso un tronco, nell’impossibilità d’agire e
controllato a vista da un
guardiano rappresentava la sua sconfitta. Da sempre la sessualità femminile
è stata legata
indissolubilmente al peccato originale. Il demonio tentatore agisce nelle
grazie di una donna avvenente.
Bloccandolo in quel modo i celebranti lo allontanavano dal primo rapporto
sessuale di una giovane
donna. Lui doveva assistere alla sua sconfitta in modo da ricordarsi di non
tentare più gli uomini
sfruttando il corpo dell’iniziata.
Questa era una spiegazione più che plausibile sulla presenza dell’animale.
La rosa ricamata sul lenzuolo steso sul masso e sulla nuova tunica della
deflorata portava alla mente di
Laura alcuni ricordi e, improvvisamente, fu la luce.
- Certo! La rosa: simbolo di grazia e bellezza, soavità, perfezione e
purificazione. La mitologia la
vede nata dal sangue di Adone e di Venere. Lucrezio rappresento in questo
modo l’amore che genera e
riproduce la vita. La rosa ad otto petali, e quella ricamata ne aveva
proprio otto, è il simbolo della
rigenerazione Alchemica, della Pietra Filosofale, del Principio Primo. –
pensò ad alta voce lei.
Il nesso con il rito a cui aveva assistito era chiaro. La giovane che passa
dal suo precedente stato inerte
al nuovo stato di donna, potenzialmente fertile, in grado di riprodurre la
vita. Il passaggio all’età
rigenerativa!
Le ragazze a viso scoperto mentre i ragazzi mascherati le facevano pensare
alla certezza della
maternità e all’incertezza della paternità. Alla nuova donna non era
necessaria la “conoscenza” del suo
uomo per riprodurre la vita, bastava il suo seme. Il chiaro significato del
rifiuto della cultura maschile,
con i suoi riti violenti, con l’ottusa volontà di dominare una natura più
forte, s’espanse nella sua mente,
illuminandola ulteriormente sul significato rituale delle maschere.
Erano in tre ad accarezzare la sua amica stesa sulla pietra, infatti, la
sessualità femminile, capace di
orgasmi plurimi e ravvicinati, è più forte di quella maschile. Alla nuova
donna si voleva comunicare
questo!
Le luci accese su di lei la ponevano al centro dell’attenzione del gruppo,
quello era il suo ruolo nella
famiglia e nella società.
Tutto combaciava alla perfezione nella mente di Laura, finalmente aveva
trovato una spiegazione al
rito di quella notte. Felice di quello che aveva dedotto grazie alle sue
conoscenze dell’occulto e delle
società segrete, s’addormento mentre immaginava le sue mosse per il giorno
seguente.
- Ma il cerimoniere, l’unico uomo non mascherato, cosa sta a
significare? – questo fu il primo
pensiero di Laura al mattino.
Appena sveglia, dopo una rapida colazione, uscì da casa dicendo a sua madre
che non vedeva l’ora di
fare un giro in paese. Lei la guardò uscire, felice che sua figlia avesse
accettato di buon grado di
passare le vacanze in famiglia. In realtà Laura voleva incontrare la sua
amica, protagonista della nottata
precedente, per vedere la sua espressione appena sveglia. Credeva di
coglierla in fallo e di costringerla
a confessare tutto, ma si sbagliava. Lei era assolutamente normale, le aprì
la porta di casa facendola
accomodare. Parlarono di tutto e di niente, di nuovo c’era solo la sua
disponibilità chiacchierare con lei.
Non riuscì a spostare il discorso sulla sera precedente, lei era rimasta in
casa con un principio di
raffreddore, ora debellato, a studiare. Così, almeno, affermava.
Delusa e un po’ stizzita da tutti quei segreti celati da mezze bugie,
Laura, si diresse verso il bosco
meditando.
Pensava che di certo avrebbero ripetuto il rito, forse quella sera stessa.
Le ragazze con la tunica bianca,
quindi vergini, erano ancora tante e la Luna sarebbe stata ancora bella
tonda per qualche notte.
Studiò meglio l’orografia, esplorò con cura i dintorni del luogo adibito a
tempio rituale e trovò una
postazione migliore per assistere in segreto.
Nel pomeriggio tentò invano d’organizzare una serata simpatica con le
amiche. A fronte delle
sequenza, ormai nota, di scuse intuì che quella notte la cerimonia si
sarebbe ripetuta.
S’apposto in anticipo e assistette alla replica del rituale che orami
conosceva, cambiava solo la
protagonista, un’altra ragazza del luogo anche lei di ventuno, ventidue
anni. Per sicurezza riprese tutto
con la telecamera, era riuscita a procurarsi altre cassette vergini in modo
da non insospettire i suoi con
la loro scomparsa.
Il nuovo punto d’osservazione le consentì di vedere meglio e in dettaglio
quello che avveniva, quella
scena di sesso con quell’accoppiamento all’apparenza puramente meccanico,
senza alcun
coinvolgimento sentimentale tra i due protagonisti, la eccitarono molto di
più della sera precedente.
Attese che tutti fossero andati via prima d’uscire dal suo nascondiglio,
provava ancora quella forte
sensazione di pressione alla bocca dello stomaco, ripensava a quello che
aveva visto, al suo ragazzo e a
come aveva fatto l’amore con lui quell’unica volta che le si era concessa.
Senza rendersene conto si
stava avvicinando al grande masso al centro della radura. Lo raggiunse e vi
salì sopra nel posto prima
occupato dalla ragazza. S’immaginò lì durante il rito, proiettò l’immagine
di molti dei suoi amici nel
perimetro del bosco, ricreò con la mente la sua iniziazione.
Era molto eccitata, pensava al suo ragazzo incappucciato ma nudo davanti a
lei, mentre tutti gli altri
stavano a guardare. Lasciò scivolare una mano sopra il pube, anche
attraverso la spessa stoffa dei jeans
ne percepì il calore.
Una folle idea stava prendendo forma nella sua mente: voleva godere in quel
posto anche lei. Si
slacciò i pantaloni e tentò di darsi il piacere che cercava. Erano troppo
stretti, s’alzò in piedi e li sfilò,
tolse anche gli slip quindi si sdraiò sulla pietra.
Finalmente libera da ogni impedimento riuscì a raggiungere il suo
clitoride, si tocco come tanti anni di
esperienza le avevano insegnato a fare. Raggiunse subito le più alte vette
raggiungibili con
l’autoerotismo.
Era incredibile quanto stava godendo sdraiata su di una pietra in mezzo ad
un bosco in piena notte.
Laura pensava che fosse la magia intrinseca di quel posto particolare ad
incrementare in quel modo il
suo piacere, ne era convinta anche nell’attimo che sentì l’irresistibile
desiderio di avere qualcosa di
solido dentro la vagina. Non le bastava più il suo piccolo dito, nemmeno due
riuscivano a soddisfarla.
Sdraiata sulla schiena, con le gambe aperte, ansimava di piacere ma
insoddisfatta. Una parte del suo
cervello le diceva di lasciarsi andare e venire in quel modo accontentandosi
mentre l’altra cercava una
soluzione. Vinse la seconda quando focalizzo nella torcia elettrica la
soluzione. Il corpo d’alluminio
contenente tre pile formato torcia, le più grandi, era delle giuste
dimensioni se non per il fatto che il
fondo piatto non ne facilitava l’ingresso e poi c’era il pericolo
d’infettarsi con quel fallo metallico non
preventivamente sterilizzato.
Laura vinse tutti questi dubbi e appoggiò il manico della torcia alla
vulva. Dilatava le labbra mentre
cercava il suo buchino. Trovatolo tentò di spingersela dentro ma la sua
vagina non abituata a quelle
dimensioni si rifiutava di penderla. Il solo tentativo accompagnato
dall’instancabile gioco sul clitoride
la fece venire.
Urlò quasi dalla sorpresa per l’intensità del piacere che sentiva nascere
la in fondo al suo corpo. Restò
ferma a godersi le ondate di piacere immaginando gli sguardi eccitati dei
virtuali spettatori.
Con calma si rivestì attenta a non perdere nessuna delle stupende
sensazioni che quell’orgasmo in
mezzo ai profumi del bosco le aveva lasciato.
Se la sua presenza quella sera restò ancora segreta, nonostante il piacere
abusivo che si era data su
quella pietra, la sicurezza di riuscire a replicare all’infinito, se
necessario, le sue incursioni nei segreti
del piccolo paese le fecero commettere alcuni errori la sera seguente.
Infatti, qualcuna la vide rientrare in casa a notte fonda. Non ci volle
molto alle sue amiche per capire
cosa avesse fatto fuori di notte e da sola. Si erano già accorte delle sue
domande mirate a coglierle in
fallo, avevano notato che ormai non si stupiva più se le dicevano di avere
degli impegni per la serata e
si erano domandate cosa significassero i suoi sorrisi enigmatici.
Certe che lei avesse assistito al rito nascosta da qualche parte dovevano
trovare il modo per
costringerla al silenzio. Non potevano rischiare che il loro segreto, che il
segreto di tutto il paese,
venisse divulgato. Erano veramente pronte a tutto, però dovevano agire
all’insaputa dei ragazzi, non
potevano fidarsi delle loro reazioni.
Tennero consiglio e incaricarono quella di loro più vicina a Laura
d’indagare su quello che sapeva,
quindi agire di conseguenza, a sua discrezione. Fredda e determinata lei
accettò.
Con una scusa di mostrarle una cucciolata di volpi invitò Laura a seguirla
nel bosco, ma in quel
periodo le volpi non figliavano!
Camminarono a lungo, allontanandosi dal paese, parlando del più e del meno.
Quando raggiunsero la
sommità del canalone dove il torrente, scavando la roccia, aveva generato un
piccolo canyon, la
ragazza s’accomodò su di una pietra facendo cenno a Laura di sedersi di
fronte a lei, voltando in questo
modo le spalle al precipizio.
- Non siamo venute sino qui per caso. Lo immaginavi vero? – attacco
d’un tratto la giovane.
- Si. Mi stavo chiedendo quando ti saresti decisa ad affrontare
l’argomento che ti sta a cuore! –
rincalzò Laura.
- Non è facile. Quello che devo dirti va a toccare la sfera più
intima di molte di noi ….
- Non mi è sembrata tanto intima! – disse Laura.
- Cosa intendi dire? – le domandò l’amica.
- Lo sai. Ho avuto modo di assistere al vostro rito. Tutte le vostre
scuse per non uscire la sera mi
avevano insospettito. O vi ero improvvisamente diventata antipatica o
volevate nascondermi qualcosa!
- Quale rito? – domandò, stupita, l’amica.
- Non fare la finta tonta! Quello che avete officiato nel bosco, di
notte, su quel masso erratico
vicino a questo torrente, più a valle. – sostenne sicura Laura.
- Rito? Se vuoi puoi anche vederlo in questo modo!
Tu sei una nostra amica, ma non sapevamo come coinvolgerti nei nostri
segreti. Vedi, non sapevamo
come tu, una ragazza che viene da fuori, avresti reagito se fossi venuta a
conoscenza del modo in cui
rinunciavamo alla nostra verginità.
Ci siamo poste il problema, poi abbiamo pensato di lasciarti fuori, senza
malizia, non sapendo cosa
fare con te. – la ragazza parlava senza riuscire a guardare negli occhi
Laura – Ma tu hai scoperto il
nostro segreto ed ora siamo in pericolo. Se la cosa si viene a sapere la
pubblicità che ne deriverebbe
potrebbe danneggiarci.
Vedo solo una soluzione: vuoi venire con noi questa notte e prendere posto
sulla pietra?
- ….Sulla pietra? – le fece eco Laura, stupita da quella richiesta
era rimasta senza parole.
- Si. Riceverai le stesse attenzioni di tutte noi. In questo modo
sarai una di noi a tutti gli effetti.
D'altronde sono anni che passi le vacanze estive qui da noi e tua madre è
nata tra queste montagne. –
spiegò la ragazza.
- Ma io … non sono più vergine! – si scusò Laura.
- Questo non lo sapevo! Complimenti … spero che sia stato piacevole
come per me.
Non importa, puoi passare al secondo grado direttamente … se ne hai
piacere!
- Secondo grado?
Cosa vuol dire?
E quanti gradi ci sono?
E ….- Laura aveva un’infinità di domande in mente ma fu interrotta
dall’amica.
- Calma, calma! Il primo grado è la perdita della verginità, la
deflorazione.
Il secondo scalino è l’imparare a trarre l’estremo piacere da questo.
- Supponiamo che il secondo lo abbia già raggiunto … il terzo?
- Lo scoprirai questa notte se vuoi e se realmente sei già al
secondo! – concluse lei enigmatica.
Laura non riuscì più a strappare niente dalla bocca dell’amica, se voleva
conoscere il segreto del terzo
scalino doveva sottoporsi al rito. Aveva bluffato sul secondo. Non sapeva se
era in grado di trarre il
giusto piacere dalla penetrazione. Nonostante la sua veneranda età aveva
avuto solo un rapporto
completo con il suo ragazzo, l’unico della sua vita. Quell’unica volta in
cui gli aveva dato tutto di sé
non era riuscita a raggiungere l’orgasmo con la penetrazione. Ci aveva
pensato dopo lui con la sua
lingua abilissima a darle il piacere tanto agognato. Però era curiosa,
voleva sapere, conoscere il terzo
livello.
Proseguirono la loro passeggiata raggiungendo il paese da un altro
sentiero, prima di lasciarsi
combinarono l’appuntamento per quella sera.
Laura non riusciva a pensare ad altro, si preparò con cura prima di cena,
attenta a non lasciar intendere
niente ai suoi. Mangiò pochissimo e in fretta, prima d’uscire terminò di
truccarsi e profumarsi come
aveva preventivato, evidenziando le labbra e il taglio degli occhi.
Incontrò l’amica nei pressi della piazza e la seguì sul sentiero che
conduceva al vecchio mulino. Il sole
appena sceso oltre le vette delle montagne tingeva tutto di luce rossastra,
creando un’atmosfera irreale
agli occhi di Laura. Raggiunta l’anziana costruzione, oramai abbandonata, la
sua guida aprì la porta e
l’invitò all’interno.
Era incredibile la differenza tra l’esterno, quasi diroccato, e l’interno
rimesso a nuovo. Una grande
stanza era dipinta di fresco ed arredata, se così si può dire, con divani,
poltrone, tavolini, piccoli mobili
recuperati chissà dove.
- E il nostro piccolo rifugio, il nostro covo! – l’informò l’amica –
Vedi? Là c’è una stufa e là una
cucina economica a legna … riusciamo a sfruttarla anche in inverno!
- E cosa ci fate qui dentro? – domandò maliziosa Laura.
- Esattamente quello che stai pensando! – fu la risposta altrettanto
maliziosa di lei – Ci facciamo
delle cene, delle feste, abbiamo un generatore di corrente, e ci divertiamo
nei modi e nelle forme che la
natura ci mette a disposizione.
Adesso ci dobbiamo cambiare … spogliati!
Laura obbedì all’amica, ripiegò con cura i suoi indumenti su di un divano e
indossò la tunica che le
veniva offerta dall’amica. Notò, che a differenza di quella indossata da
lei, questa aveva una figura
lunare ricamata in argento.
Si soffermò a lungo su quella figura.
La Luna. Simbolo femminile, legata dal suo ciclo simile come durata a
quello della donna in età
riproduttiva, compagna e nemica allo stesso tempo del Sole. Da lui ricava la
sua luce ma da lui si
nasconde periodicamente per poi rinascere rinnovata. Il parallelo con la
natura femminile e maschile,
riflessa nella Luna e nel Sole, era emblematico di una profonda conoscenza
dei rapporti fra i due sessi.
Ricordo quello che aveva letto sulla ristampa di un testo medioevale di
magia teorica: la forma della
Luna è l’immagine di una donna eretta su due tori, dei quali la testa del
primo è congiunta con la coda
del secondo.
Bene, i due tori rappresentavano, in questo caso, due uomini. Il
significato occulto di quel ricamo le
procurò un brivido lungo la schiena. Si domandava se veramente il terzo
scalino della via iniziatica
fosse il rapporto con due maschi.
In ogni caso se era così, era pronta. Sicura di sé indossò la tunica sopra
la pelle.
Poco alla volta arrivarono le altre ragazze, tutte si complimentavano con
lei per essere diventata una di
loro. Alcune guardavano con invidia il suo grado espresso dal ricamo, altre
le chiedevano conforto per
la loro iniziazione prevista in quei giorni. Tutte la guardavano in modo
diverso ora che denunciava di
essere ad uno o due passi avanti a loro nella scala iniziatica.
Questo, almeno era quello che credeva Laura!
Unite s’avviarono nel bosco, dirette verso la radura, ad un certo punto
trovarono i ragazzi ad aspettarle.
Era già buio, ma Laura noto che al loro arrivo chi ne era ancora sprovvisto
indossò rapidamente il
cappuccio. Non riuscì a riconoscere nessuno di loro.
Insieme e scortate dai maschi raggiunsero il tempio nella foresta. Lì si
ripeté il solito rito degli uomini
che prendevano posizione sotto l’occhio benevolo del cerimoniere.
Le sue amiche la condussero verso il masso camminando lentamente. Le
emozioni che provava in quel
momento non erano facilmente descrivibili: eccitazione, paura, curiosità,
desiderio sessuale e desiderio
sensuale. Tutti i suoi sensi erano acuiti dalla situazione, l’odorato
percepiva i profumi del bosco
mischiati con il dopobarba di qualche maschio o il profumo di qualche amica.
I suoni giungevano alle
sue orecchie amplificati e netti, puliti da ogni disturbo, riconosceva il
rumore dei suoi passi sull’erba da
quelli delle sue amiche, il lieve tossicchiare per schiarirsi la gola del
cerimoniere, il respiro veloce ed
eccitato di uno degli incappucciati. Sentiva l’aria scorrere sul viso e tra
i capelli.
Si chiedeva se l’avvicinamento a quell’altare di pietra fosse paragonabile
a quello verso l’altare
matrimoniale, se l’emozioni che ora provava fossero simili a quelle di quel
fatidico giorno in cui si
sarebbe legata per sempre ad un uomo.
Quando furono a pochi passi dall’uomo a viso scoperto si fermarono in
attesa. Lui s’avvicinò a lei, la
guardo e le sorrise benevolo e incoraggiante. Le ricordò brevemente perché
era lì, senza scendere nei
dettagli, e le chiese conferma della sua libera disponibilità. Quest’ultima
domanda le venne riproposta
per tre volte. Rassicurato dalla sua risposta affermativa fece tre passi
indietro e indicò alle ragazze il
masso.
Quando Laura si girò per raggiungere il suo posto noto che la tovaglia era
già stata stesa. Vide che era
diversa da quelle che già conosceva, sopra di essa erano ricamati o dipinti
due tori rampanti, che a lei
ricordavano il simbolo di Torino raddoppiato.
La sua amica più intima ed un'altra ragazza la condussero sullo scalino
davanti al monolito, le
sciolsero la tunica accompagnandola dolcemente ai suoi piedi. Nuda venne
invitata a girare su se stessa
in modo da lasciarsi guardare per bene da tutti i ragazzi intorno a lei.
Il cerimoniere ordinò qualcosa con un secco battito di mani, immediatamente
quattro ragazzi fecero un
passo avanti. Laura vide l’uomo sorridere e quindi avviarsi per un giro
della radura. Ispezionò con cura
i quattro poi ne scelse due, gli altri rientrarono mesti al loro posto.
Lei venne fatta sedere sulla pietra e, a differenza delle altre volte le
venne offerta una benda di seta.
- Servirà ad incrementare il tuo piacere grazie alla fantasia, se
vuoi! – disse la sua amica.
- Grazie ma voglio vedere il corpo dell’uomo che mi prederà! –
rispose lei.
- Degli uomini! – la corresse.
Laura, che si aspettava proprio quello a causa degli indizi che aveva
scorto, non si stupì più di tanto.
Nel suo intimo sperava che la sua fantasia s’avverasse, non riusciva a
credere d’essere riuscita a
realizzarla così in fretta. Quando aveva provato il pene del suo ragazzo
aveva desiderato che non
s’afflosciasse subito dopo l’orgasmo, allora aveva creduto che l’unica
soluzione fosse di avere due o
più uomini a disposizione. Quella fantasia, supportata dalle immagini che
aveva trovato in rete, durante
le sue saltuarie visite a qualche sito erotico, l’accompagnava nei suoi
incontri solitari con il piacere.
Le due ragazze l’abbandonarono a se stessa e alle attenzioni dei due
prescelti.
I due ragazzi quando furono innanzi a lei lasciarono cadere le loro
tuniche, anche loro erano nudi.
Laura si soffermò nello studio accurato di quei giovani corpi maschili che
le venivano offerti, capì dai
loro sguardi che anche il suo corpo era sottoposto ad un esame accurato dai
due, allora contrasse gli
addominali in modo da non rischiare antiestetiche pieghe della pelle sulla
pancia ed inspirò a fondo in
modo da gonfiare bene il petto, spingendo in avanti il seno.
Lo sguardo fisso sul suo seno di uno dei due le provocò un’immediata
erezione dei capezzoli, li sentì
crescere e inturgidirsi senza poterlo evitare. Decise quindi di rendergli il
favore e si ritrovò a fissare il
suo membro con intensità.
Il ragazzo non era insensibile al suo sguardo e lo dimostro manifestando
una lenta ma inesorabile
erezione. Laura si lasciò sfuggire un sorriso, aprì le braccia in un
immaginario abbraccio invitando i
due all’azione.
Uno di loro salì sulla pietra per prendere posto alle sue spalle.
Inginocchiato dietro di lei iniziò ad
accarezzarle la schiena, invitandola a scendere contro di lui. L’altro le
appoggiò le mani sulle gambe
scorrendole in tutta la loro lunghezza.
Laura si lasciò invadere dalle piacevoli sensazioni che provava, lentamente
si predispose a concentrare
la mente solo sui due che aveva a disposizione, dimenticando dove si trovava
e con chi.
Il massaggio sulla schiena era fantastico, le mani del ragazzo emanavano un
calore che si diffondeva in
tutto il corpo, predisponendola verso la massima sensibilità nei suoi punti
erogeni, grazie a questo
sentiva in modo incredibile le mani dell’altro sulle gambe. Era
completamente bagnata prima ancora
che lui raggiungesse l’interno delle cosce. Aprì le gambe, un poco, quel
tanto che bastava per
invogliare il ragazzo davanti a spingerle sino al pube; le sentì arrivare
sull’obbiettivo ed espandersi
sulla leggera peluria che lo ricopriva. Allora, ansimò e si aprì ancora di
più a lui.
Lui le prese le gambe da sotto le cosce, alzandole un po’. Laura, si lasciò
cadere sul ragazzo che aveva
dietro, ora, sentiva il suo pene premere sulla testa. Stava pensando di
sistemarsi in modo da prenderlo
in bocca, era molto brava in quello, prima di concedere tutto al suo ragazzo
lo aveva fatto venire
innumerevoli volte il quel modo, quando sentì la faccia dell’altro scivolare
tra le sue cosce verso la
vagina. Non fece in tempo a realizzare a pieno la situazione che sentì la
sua lingua spazzolare via i peli
per insinuarsi tra le labbra.
Una forte scossa di piacere attraversò il suo corpo, costringendola ad
inarcarlo. Il ragazzo alle sue
spalle ne approfittò sostenendola con le mani mentre scivolava via da sotto
di lei. La testa di Laura,
completamente abbandonata alla forza di gravità, era in invito troppo forte
per lui. Fece in modo
d’appoggiare il pene alle sua bocca dischiusa in un sospiro di piacere. Lei
reagì aprendogli la bocca,
invitandolo a pingere il membro dentro quelle labbra invitanti.
Laura stava iniziando a perdere il controllo della situazione, non capiva
più dove aveva le mani di chi e
cosa le stessero facendo. Godeva e tanto le bastava!
Sentì prima la pressione poi il sapore del membro nella sua bocca,
istintivamente iniziò a leccarlo. Il
ragazzo si posizionò meglio, in modo da consentirle d’ingoiargli il pene.
Lei lo accontentò senza
pensarci un attimo e seguendo l’istinto iniziò a succhiarlo con forza.
Sentì quella stupenda lingua allontanarsi da lei, spinse in alto il pube
per cercarla ma lei non c’era più.
Delusa, stava per rifiutarsi di continuare a far godere l’altro con la bocca
quando sentì qualcosa di caldo
e duro premere sulla vagina. Capì subito cos’era e si dispose in modo
facilitare il ragazzo.
Trasferì tutta la sua attenzione su quello che stava succedendo alla sua
parte bassa, trascurando il pene
che aveva in bocca. Si limitava a tenere la lingua appoggiata sulla cappella
mentre sentiva il pene
dell’altro farsi spazio dentro di lei. La sua grande eccitazione favorì la
penetrazione, in breve la vagina
fu completamente riempita. Il giovane spingeva forte mentre le allargava le
gambe, si fermò solamente
quando non poté più proseguire.
Lei lo sentiva premere forte contro l’utero, non credeva che un pene
potesse arrivare sino a lì, si
sentiva violata, senza alcuna possibilità di difesa, anche per la posizione
in cui era costretta a tenere le
gambe. Tentò di focalizzare l’immagine del suo corpo steso su quella roccia,
inarcato e aperto,
disponibile a realizzare tutte le fantasie dei due ragazzi. Si sentì molto
più calda ed eccitata, tornò ad
occuparsi di quello che teneva ancora in bocca nell’attimo in cui l’altro
iniziava a muoversi dentro di
lei.
Seguiva il pene, nel suo movimento, con il pube, nel modo che aveva
scoperto quando s’infilava
dentro il fallo di gomma che aveva comprato assieme alla sua compagna di
camera. Lo sentiva bene
mentre scorreva dentro di lei.
I pensieri, le fantasie, l’immaginare di vedersi dall’esterno, la
consapevolezza di essere al centro
dell’attenzione di tutti i presenti la fecero godere molto più del previsto.
Con suo grande stupore sentì
l’approssimarsi dell’orgasmo, non fece niente per trattenerlo e lo lasciò
esplodere in tutta la sua
meravigliosa intensità.
Mugolò forte, non poteva urlare con la bocca piena, contasse ancora di più
i muscoli del bacino
comunicando al ragazzo che la prendeva il suo stato. Lui aumentò il ritmo,
s’impegnò a sbatterla
sempre più forte, l’accompagnò abilmente sino alla fine procurandole un
orgasmo bellissimo.
Laura credeva che ora fosse giunto il suo turno, pensava di dover rendere
il favore ai due facendoli
venire nel modo che preferivano. Se volevano prenderla sino al limite e
quindi venire dentro, se
opportunamente protetti, lo potevano fare, se desideravano riempirle la
bocca, potevano fare anche
quello. Dopo il grande piacere che le avevano dato, avevano più che diritto
a richiedere la loro parte.
Si stupì quando sentì uscire il giovane da lei senza aver percepito la sua
esplosione di piacere, nello
stesso momento anche l’altro allontanò il pene dalla sua bocca. Intorpidita
dal recente piacere sentì le
loro mani scorrerle sul corpo. La massaggiavano nei punti giusti, quelli che
più avevano lavorato sino a
quel momento. Il suo livello d’eccitazione veniva mantenuto alto senza
concederle un attimo di tregua.
Ben presto sentì rinascere il forte desiderio di riprendere dentro un
qualsiasi pezzo duro e conforme
alla sua vagina.
Venne invitata ad alzare la schiena, poi a mettersi in piedi.
Laura si guardò intorno ma rimase abbagliata dalla luce delle torce puntate
su di loro. Poteva
facilmente immaginare quello che c’era al di là della cortina, sentiva i
sussurri e percepiva i loro
sguardi su di lei. Incontrò lo sguardo del giovane che l’aveva fatta godere,
con la voce ancora rotta
dall’emozione lo ringraziò per quello che le aveva regalato. Intuì dal suo
sguardo l’orgoglio che
provava in quel momento, percepì anche la sua intenzione di continuare. Si
voltò verso la pietra in
tempo per vedere l’altro intento ad indossare un profilattico. Capì che
doveva, a quel punto, montare a
cavallo di quel magnifico membro.
Obbedì con gioia al loro silenzioso ordine, salì sul masso e si dispose in
modo da cavalcare il secondo
ragazzo.
La sua vagina molto più dilatata di prima lo prese dentro senza la minima
difficoltà.
Laura osservò con piacere che il recentissimo rapporto non aveva diminuito
la sua sensibilità, lo
sentiva entrare con la chiara percezione delle sue dimensioni. Il suo corpo
s’adattava perfettamente a
lui avvolgendolo per bene. Si aprì totalmente come prima, ora però era lei a
dirigere il gioco, lo lasciò
entrare completamente prima d’iniziare a muoversi.
Saliva e scendeva con la schiena eretta, in modo da sentirlo premere forte
contro la parete interna. Le
piaceva lasciarlo quasi uscire godendo nel sentirlo riaprirsi la strada e
contraeva i muscoli interni,
avvolgendolo, in modo da sentirlo meglio.
Non era intenzionata a cambiare posizione, voleva portare il ragazzo che
aveva sotto all’orgasmo in
quel modo. Sapeva che un altro membro era pronto a sostituirsi a quello
appena spremuto,
sottolineando, così, la superiorità della sessualità femminile che lei, in
quel momento, rappresentava.
I suoi movimenti divenivano sempre più mirati all’obbiettivo, quando si
sentì spingere verso il ragazzo
che aveva sotto.
L’altro, dietro di lei, la stava dolcemente invitando a scendere con il
busto in modo da aderire con tutto
il corpo al ragazzo.
Non capiva le sue intenzioni ma le sue mani, così calde, erano molto
convincenti. Come lo ebbe
soddisfatto sentì quelle mani intrufolarsi tra le natiche, raggiungere l’ano
e divertirsi a giocherellare
intorno a lui.
Le piaceva quello che le stavano facendo, in quella posizione non riusciva
più a saltare sul pene del
primo, ma era molto piacevole sentire le spinte che lui imprimeva al bacino
nel tentativo di fare la sua
parte. Le dita intorno al suo ano la stavano eccitando oltre i limiti del
lecito. In silenzio sperava che,
una di quelle mani, si decidesse ad infilarle un dito dentro.
Come se le avessero letto il pensiero un dito la penetrò.
Laura urlò, questa volta molto forte, di piacere e spinse in alto il sedere
per dimostrare il suo
apprezzamento. Sentiva che il suo ano si stava dilatando sempre di più
grazie a quella penetrazione.
Ebbe un attimo di smarrimento quando, estratto il dito, lui puntò il pene
sul suo secondo ingresso.
Era decisamente vergine in quel posto. Non che la via ordinaria lo fosse di
meno, considerando
l’attuale, aveva avuto due sole esperienze di penetrazione sino ad ora, ma
non era intenzionata ad aprire
il suo corpo in quel modo ai desideri dei due ragazzi.
Fu tentata di bloccarli, di fermare quello che stava per prenderla da
dietro, spiegandogli chiaramente
quali erano i limiti; ma il ricordo del forte piacere donatole dal piccolo
dito le permetteva di
immaginare il seguito.
Sconvolta dal suo stesso istinto che le faceva aprire di più le gambe e
spingere ancora più in alto il
sedere, si ritrovò pronta ad accogliere il secondo membro.
Si sentì squarciare, aprire sin nelle viscere quando lui la penetro. Urlò
per il dolore e, istintivamente,
contrasse lo sfintere chiudendosi al lui.
Il ragazzo ci sapeva fare e attese che lei si calmasse prima di tornare a
spingere.
Laura sentiva che, poco alla volta, il dolore si trasformava in piacere
vinto dalla forte eccitazione.
Quando rilasciò la tensione lo sentì entrare un po’ di più. Questa volta il
piacere era immenso, il pene
nella vagina si muoveva piano, mentre l’altro entrava sempre più in fondo. A
lei pareva che nulla li
dividesse tra loro, se uno stimolava i suoi centri del piacere dall’interno,
l’altro lo faceva dall’esterno.
Godeva. Forse più dell’effettivo piacere fisico era forte il coinvolgimento
mentale.
Si sentiva in loro completa balia, totalmente violata senza possibilità di
difendersi, ma allo stesso
momento si sentiva tanto più forte dei due; lei da sola era in grado di
gestire il piacere dei due ragazzi.
Uno solo non bastava a soddisfarla, c’è n’è volevano due.
Conscia della sua forza iniziò a muoversi, con circospezione, scivolando
sul bacino di quello sotto. Il
fatto di essere lei a regolare il ritmo le incrementò il piacere.
Era stranamente lucida, più andava avanti più sentiva di avere il controllo
della situazione, cercava con
determinazione l’orgasmo.
Quando lo raggiunse, per la seconda volta, pensò d’impazzire. Il suo corpo
non le rispondeva più. Si
muoveva in un modo che non avrebbe mai creduto possibile. A dispetto dei due
membri che teneva
dentro, saltava, ondeggiava, inclinava il bacino, li faceva quasi uscire per
poi tuffarsi a prenderli
completamente dentro.
Il tempo non aveva più alcun significato, le sembrava che il piacere non
volesse mai più finire. Non
aveva più fiato per urlare, si limitava ad ansimare e a gemere.
Sentì il ragazzo dietro irrigidirsi e poi pulsare nelle sue viscere, si
fermò per un istante in modo da
consentirgli di rimanere dentro di lei sino alla fine. Quando lui uscì si
ritrovò libera di sfogare gli ultimi
istanti di piacere su quello di sotto.
Portò rapidamente anche lui all’orgasmo. Attraverso il profilattico lo
sentiva venire dentro mentre già
iniziavano a mancarle le forze.
Si sollevò da lui, molto delicatamente, poi si lasciò cadere sulla roccia.
Con le gambe aperte e le
braccia a croce lasciava alla leggera brezza notturna il compito
d’asciugarle il sudore.
Ad un certo punto la luce calò, le torce venivano spente, e sentì una
coperta avvolgerla in un tiepido
abbraccio.
Quando i ragazzi se ne furono andati la sua amica le prese la mano,
aiutandola a mettersi seduta, con lo
sguardo dolce le offrì la tunica con cui era arrivata. Nell’attimo che si
alzò in piedi sentì mancare i
sensi, era molto stanca e il suo corpo era tutto un formicolio. L’amica la
sostenne guidandola sul
sentiero verso il vecchio mulino.
- Non è tardi come pensi, sei stata sulla pietra non più di venti
minuti, puoi farti un bel bagno se ne
senti il bisogno per riprenderti! – disse la sua amica una volta entrate
nell’edificio.
- Avete anche un bagno qui dentro? – era la prima frase coerente che
riusciva a formulare e appena
la disse si pentì di aver sprecato l’opportunità di esordire con una frase
memorabile.
- Non proprio un bagno, ma una grande vasca piena d’acqua calda …
serve sempre allo scopo. Le
nostre amiche l’hanno preparata mentre eravamo sul sentiero.
Vieni!
Laura seguì l’amica in una stanzia adiacente. Lì si trovava, al centro, una
grande vasca da bagno,
recuperata chissà dove, e l’ambiente era riscaldato da un grosso caminetto.
Venne spogliata dall’amica ed aiutata ad entrare nell’acqua. Faceva molto
caldo e anche la ragazza si
levò maglia e jeans. Con solo gli slip addosso iniziò ad insaponare la
schiena all’amica.
- Com’è cominciato tutto questo? – domandò, ad un tratto, Laura.
- Cosa? – ribatté lei.
- Il Rito! Quello che abbiamo celebrato questa sera?
- Rito? – domandò stupita l’amica.
- Insomma, questa sera cosa abbiamo fatto o, meglio, cosa ho fatto? –
domandò, spazientita, Laura.
- Hai scopato con due maschi. E direi che ti è piaciuto molto … che
invidia!
- E per farmi scopare era necessaria tutta quella messinscena? –
Laura stava perdendo la pazienza
del tutto.
- Beh! Sarà una ventina d’anni che la prime volte lo facciamo così! –
le confidò la sua amica.
- Cosa intendi dire?
- Tanto tempo fa, alcune ragazze di qui hanno inventato questo modo
per lasciarsi la verginità alle
spalle, e non solo quella …!
Saranno stati gli ultimi anni settanta o i primi anni ottanta …!
- Ma le candele, il masso, le tuniche ricamate, i ragazzi
incappucciati, il caprone, il cerimoniere, lo
stesso lenzuolo su cui ci si corica … - Laura non lasciò terminare il
discorso dell’amica.
- Calma! Troppe cose!
C’è una spiegazione a tutto questo.
Il masso in quella radura lo abbiamo scelto perché è molto comodo e
abbastanza lontano dal paese,
quando fa freddo usiamo una sala di questo edificio. Le candele sono un’idea
delle ragazze di qualche
anno fa per rendere la cosa molto più romantica! – spiegò la ragazza.
- …? – Laura era senza parole.
- Le tuniche sono state studiate per nostra comodità, lì sotto puoi
essere nuda o vestita a seconda di
quello che farai quella sera, basta slacciarla per ritrovarti completamente
nuda … questo fa impazzire i
ragazzi!
A proposito, loro sono sempre mascherati per una nostra scelta. A volte è
meglio non conoscere quello
a cui dai la tua verginità, in genere è sempre il più bravo, quello che ci
sa fare meglio di tutti.
E …Non sempre è uno che ti è simpatico.
Preferisci darla la prima volta ad uno simpatico, che magari ti piace, ma
inesperto o ad uno che ti fa
impazzire di piacere?
Per molte di noi è stato il fidanzato o quello che lo sarebbe diventato in
seguito, per altre è stato
proprio il fidanzato a scegliere chi le ha sverginate o iniziate ai giochi a
tre.
Vedi, in questo modo tutti i ragazzi del paese sanno cosa siamo in grado di
fare e cosa ci piace fare,
non possono dire di non conoscerci. Se qualcuna di noi vuole qualcosa di
più, viene qua e invita i
ragazzi che incappucciati la soddisfano … semplice, no?
- Semplice! – fece eco Laura sconvolta.
- I ricami sulle tuniche servono per indicare ai ragazzi cosa
vogliamo in quell’occasione, sono un
nostro codice inventato una sera dopo una lunga cena.
Ah! Si, il caprone!
Forse è stata una delle prime volte, uno dei ragazzi era dovuto andare su
all’alpeggio a cercare il
caprone che non era rientrato con il gregge. Quando lo ha trovato lo ha
portato con se. Tutti gli hanno
detto di metterlo da un’altra parte ma lui ha risposto che dopo avergli
corso dietro per due ore non
voleva assolutamente più mollarlo. Quella sera si sono divertiti molto e
hanno pensato che l’animale
portasse fortuna … quindi da allora è sempre stato presente!
- Ma il cerimoniere! – tentò un’ultima volta Laura.
- Ah! Quello…
Quello è solamente un guardone che viene dal paese di sotto!
Ma perché mi fai queste domande, tu cosa pensavi?
- Niente, niente …! – concluse Laura.
studiare, chi era raffreddata . Sconsolata da quella desolazione recuperò il
quella già citata . c'erano troppe incongruenze.
rigenerazione Alchemica, della Pietra Filosofale, del Principio Primo. -
significare? - questo fu il primo
- Non siamo venute sino qui per caso. Lo immaginavi vero? - attacco
d'un tratto la giovane.
- Si. Mi stavo chiedendo quando ti saresti decisa ad affrontare
l'argomento che ti sta a cuore! -
rincalzò Laura.
- Non è facile. Quello che devo dirti va a toccare la sfera più
intima di molte di noi ..
- Non mi è sembrata tanto intima! - disse Laura.
- Cosa intendi dire? - le domandò l'amica.
- Lo sai. Ho avuto modo di assistere al vostro rito. Tutte le vostre
scuse per non uscire la sera mi
avevano insospettito. O vi ero improvvisamente diventata antipatica o
volevate nascondermi qualcosa!
- Quale rito? - domandò, stupita, l'amica.
- Non fare la finta tonta! Quello che avete officiato nel bosco, di
notte, su quel masso erratico
vicino a questo torrente, più a valle. - sostenne sicura Laura.
- Rito? Se vuoi puoi anche vederlo in questo modo!
Tu sei una nostra amica, ma non sapevamo come coinvolgerti nei nostri
segreti. Vedi, non sapevamo
come tu, una ragazza che viene da fuori, avresti reagito se fossi venuta a
conoscenza del modo in cui
rinunciavamo alla nostra verginità.
Ci siamo poste il problema, poi abbiamo pensato di lasciarti fuori, senza
malizia, non sapendo cosa
fare con te. - la ragazza parlava senza riuscire a guardare negli occhi
Laura - Ma tu hai scoperto il
nostro segreto ed ora siamo in pericolo. Se la cosa si viene a sapere la
pubblicità che ne deriverebbe
potrebbe danneggiarci.
Vedo solo una soluzione: vuoi venire con noi questa notte e prendere posto
sulla pietra?
- ..Sulla pietra? - le fece eco Laura, stupita da quella richiesta
era rimasta senza parole.
- Si. Riceverai le stesse attenzioni di tutte noi. In questo modo
sarai una di noi a tutti gli effetti.
D'altronde sono anni che passi le vacanze estive qui da noi e tua madre è
nata tra queste montagne. -
spiegò la ragazza.
- Ma io . non sono più vergine! - si scusò Laura.
- Questo non lo sapevo! Complimenti . spero che sia stato piacevole
come per me.
Non importa, puoi passare al secondo grado direttamente . se ne hai
piacere!
- Secondo grado?
Cosa vuol dire?
E quanti gradi ci sono?
E ..- Laura aveva un'infinità di domande in mente ma fu interrotta
dall'amica.
- Calma, calma! Il primo grado è la perdita della verginità, la
deflorazione.
Il secondo scalino è l'imparare a trarre l'estremo piacere da questo.
- Supponiamo che il secondo lo abbia già raggiunto . il terzo?
- Lo scoprirai questa notte se vuoi e se realmente sei già al
secondo! - concluse lei enigmatica.
- E il nostro piccolo rifugio, il nostro covo! - l'informò l'amica -
Vedi? Là c'è una stufa e là una
cucina economica a legna . riusciamo a sfruttarla anche in inverno!
- E cosa ci fate qui dentro? - domandò maliziosa Laura.
- Esattamente quello che stai pensando! - fu la risposta altrettanto
maliziosa di lei - Ci facciamo
delle cene, delle feste, abbiamo un generatore di corrente, e ci divertiamo
nei modi e nelle forme che la
natura ci mette a disposizione.
Adesso ci dobbiamo cambiare . spogliati!
vuoi! - disse la sua amica.
- Grazie ma voglio vedere il corpo dell'uomo che mi prederà! -
rispose lei.
- Degli uomini! - la corresse.
senti il bisogno per riprenderti! - disse la sua amica una volta entrate
nell'edificio.
- Avete anche un bagno qui dentro? - era la prima frase coerente che
riusciva a formulare e appena
la disse si pentì di aver sprecato l'opportunità di esordire con una frase
memorabile.
- Non proprio un bagno, ma una grande vasca piena d'acqua calda .
serve sempre allo scopo. Le
nostre amiche l'hanno preparata mentre eravamo sul sentiero.
Vieni!
Laura seguì l'amica in una stanzia adiacente. Lì si trovava, al centro, una
grande vasca da bagno,
recuperata chissà dove, e l'ambiente era riscaldato da un grosso caminetto.
Venne spogliata dall'amica ed aiutata ad entrare nell'acqua. Faceva molto
caldo e anche la ragazza si
levò maglia e jeans. Con solo gli slip addosso iniziò ad insaponare la
schiena all'amica.
- Com'è cominciato tutto questo? - domandò, ad un tratto, Laura.
- Cosa? - ribatté lei.
- Il Rito! Quello che abbiamo celebrato questa sera?
- Rito? - domandò stupita l'amica.
- Insomma, questa sera cosa abbiamo fatto o, meglio, cosa ho fatto? -
domandò, spazientita, Laura.
- Hai scopato con due maschi. E direi che ti è piaciuto molto . che
invidia!
- E per farmi scopare era necessaria tutta quella messinscena? -
Laura stava perdendo la pazienza
del tutto.
- Beh! Sarà una ventina d'anni che la prime volte lo facciamo così! -
le confidò la sua amica.
- Cosa intendi dire?
- Tanto tempo fa, alcune ragazze di qui hanno inventato questo modo
per lasciarsi la verginità alle
spalle, e non solo quella .!
Saranno stati gli ultimi anni settanta o i primi anni ottanta .!
- Ma le candele, il masso, le tuniche ricamate, i ragazzi
incappucciati, il caprone, il cerimoniere, lo
stesso lenzuolo su cui ci si corica . - Laura non lasciò terminare il
discorso dell'amica.
- Calma! Troppe cose!
C'è una spiegazione a tutto questo.
Il masso in quella radura lo abbiamo scelto perché è molto comodo e
abbastanza lontano dal paese,
quando fa freddo usiamo una sala di questo edificio. Le candele sono un'idea
delle ragazze di qualche
anno fa per rendere la cosa molto più romantica! - spiegò la ragazza.
- .? - Laura era senza parole.
- Le tuniche sono state studiate per nostra comodità, lì sotto puoi
essere nuda o vestita a seconda di
quello che farai quella sera, basta slacciarla per ritrovarti completamente
nuda . questo fa impazzire i
ragazzi!
A proposito, loro sono sempre mascherati per una nostra scelta. A volte è
meglio non conoscere quello
a cui dai la tua verginità, in genere è sempre il più bravo, quello che ci
sa fare meglio di tutti.
E .Non sempre è uno che ti è simpatico.
Preferisci darla la prima volta ad uno simpatico, che magari ti piace, ma
inesperto o ad uno che ti fa
impazzire di piacere?
Per molte di noi è stato il fidanzato o quello che lo sarebbe diventato in
seguito, per altre è stato
proprio il fidanzato a scegliere chi le ha sverginate o iniziate ai giochi a
tre.
Vedi, in questo modo tutti i ragazzi del paese sanno cosa siamo in grado di
fare e cosa ci piace fare,
non possono dire di non conoscerci. Se qualcuna di noi vuole qualcosa di
più, viene qua e invita i
ragazzi che incappucciati la soddisfano . semplice, no?
- Semplice! - fece eco Laura sconvolta.
- I ricami sulle tuniche servono per indicare ai ragazzi cosa
vogliamo in quell'occasione, sono un
nostro codice inventato una sera dopo una lunga cena.
Ah! Si, il caprone!
Forse è stata una delle prime volte, uno dei ragazzi era dovuto andare su
all'alpeggio a cercare il
caprone che non era rientrato con il gregge. Quando lo ha trovato lo ha
portato con se. Tutti gli hanno
detto di metterlo da un'altra parte ma lui ha risposto che dopo avergli
corso dietro per due ore non
voleva assolutamente più mollarlo. Quella sera si sono divertiti molto e
hanno pensato che l'animale
portasse fortuna . quindi da allora è sempre stato presente!
- Ma il cerimoniere! - tentò un'ultima volta Laura.
- Ah! Quello.
Quello è solamente un guardone che viene dal paese di sotto!
Ma perché mi fai queste domande, tu cosa pensavi?
- Niente, niente .! - concluse Laura.
Nightfly – Sandro
1. Nightfly
Sudore.
Eccitazione.
Muschio e sandalo.
La sua pelle è un cocktail di odori e profumi micidiali.
So che Sandro è da qualche parte nella stanza e ci sta guardando; è stato
lui a proporci questo gioco, è
stato lui a disporre i nostri corpi come i soggetti di una natura morta che
vengono sistemati su un tavolo
affinché il pittore possa rappresentarli al meglio.
Siamo in ginocchio, abbiamo entrambe le mani legate dietro la schiena
dell'altra in un abbraccio
forzato e gli occhi ci sono stati bendati.
Morbidi foulard di seta stringono delicatamente i polsi, i volti sono
vicinissimi.
Il sudore diventa colla sui nostri corpi che combaciano perfettamente.
E' alta all'incirca come me, forse un po' più magra; i suoi seni si
schiacciano delicatamente contro i
miei, sono piccoli e sodi, mentre il suo sesso a contatto col mio mi da' un
po' di prurito, forse si è
depilata da poco.
I suoi capelli profumano di shampoo alla camomilla.
Deve essere davvero bella.
Sandro ci ha dato una pallina di plastica che dobbiamo tenere insieme tra
le nostre bocche: "Non fatela
cadere, per favore..."
...per favore...
Sentire le labbra calde di questa sconosciuta attaccate alle mie senza
poterla baciare è una tortura che
si sviluppa in un crescendo quasi drammatico: ci cerchiamo, ciascuna tenta
di afferrare per un istante la
bocca dell'altra con un morso appena accennato o carezzandola con la punta
della lingua.
Sfreghiamo i nostri corpi, il suo seno sulla mia pelle, il mio sesso a
regalare umide carezze al suo.
Sospiri, gemiti... sinfonia di voglie, calore di femmine.
TAC.............TAC........TAC....TAC...
La pallina è caduta e nel silenzio che avvolge la stanza il ticchettio del
rimbalzo sembra il rullare dei
tamburi di un plotone di esecuzione.
Restiamo impietrite entrambe, non sento più il suo respiro caldo sul collo.
Forse ha anche lei un po' paura. Come me.
Passano pochi secondi e le sue labbra si incollano alle mie, la sua lingua
spinge per entrare nella mia
bocca: ma in quel bacio non c'è passione, c'è semplicemente il bisogno di un
rassicurante contatto fisico
con qualcuno che è nella sua stessa barca, qualcuno che corre i suoi stessi
rischi.
E mentre ricambio quel tenero bacio con tutta la dolcezza di cui sono
capace... un rumore.
Passi.
Si stanno avvicinando.
E' lui.
Una carezza sulla schiena, un dito che passa morbido lungo il solco dei
glutei, un respiro dolcissimo
sul collo, un morso leggero su un capezzolo...
Violenti brividi mi scuotono, mentre lascio che il suo profumo fatto di
tabacchi pregiati e dopobarba
mi avvolga insieme ad una sottile sensazione di paura, sapendo che una di
noi due verrà punita per aver
fatto cadere la pallina.
Sento la mia amante muoversi appena, morbide carezze sul mio bacino,
lentissime, quasi
impercettibili.
Sembra che stia seguendo qualcosa, che i suoi movimenti le servano per non
perdere un contatto
fisico... forse Sandro la sta accarezzando, forse la sua mano grande adesso
è sul suo culo e stringe la
carne morbida...
E' un pensiero che mi infastidisce, un sospetto che mi mette addosso una
strana inquietudine: sono
gelosa di qualcosa che non vedo ma che posso soltanto immaginare.
La sua testa improvvisamente si riversa all'indietro... l'ha presa per i
capelli, li sta tirando forte... come
ha fatto tante volte con me... riconosco lo scatto innaturale del viso anche
senza vederlo, sento un urlo
appena accennato uscire dalle sue labbra.
Qualcosa mi strizza improvvisamente la pelle del braccio, ma è una
sensazione troppo rapida, non
riesco a distinguere cosa sia stato.
Di nuovo, stavolta all'orecchio.
Non capisco se sono le dita di Sandro o...
Di nuovo la stessa sensazione, stavolta più forte, la morsa mi ha afferrato
il labbro inferiore: passo la
lingua nel punto ancora un po' dolorante ed il sapore che sento mi sa di
artificiale... non è la sua pelle...
è... non so... plastica, forse. Una molletta.
Passano diversi secondi, forse adesso sta giocando con lei, vuole studiare
le sue reazioni. Sento il
corpo della mia compagna irrigidirsi appena a intervalli regolari...
Ancora... il mio capezzolo sinistro resta strizzato nella molletta... non
molla la presa... ma non riesco a
sentire dolore, vorrei che stringesse ancora più forte, vorrei sentire il
sangue gocciolare lungo le mie
cosce...
E così, improvvisamente come era arrivata, quella dolce tortura mi viene
tolta.
E' durato tutto solo pochi istanti, è stata come una prova, l'esame che
avrebbe deciso chi di noi due
avrebbe dovuto scontare la colpa di aver fatto cadere quella maledetta
pallina.
La mia amante stringe l'abbraccio che la lega al mio corpo e sento la
molletta puntare contro i miei
seni.
Ho vinto io. Solo che non so se ne sono poi così contenta.
Una mano.
Mi accarezza le gambe, si insinua tra le cosce sudate.
Una scarica di elettrica eccitazione si riversa sulla mano di Sandro che
raccoglie i miei umori e con la
mano bagnata mi accarezza i capezzoli.
Sento il calore del suo fiato farsi sempre più vicino fino a giungere al
mio orecchio.
"Sei bellissima"
E' un sospiro, una frase appena sussurrata... sfiora le mie labbra con le
sue mentre dai movimenti
convulsi della mia compagna di giochi capisco che lui la sta accarezzando,
forse la sta penetrando con
un dito, magari due... esattamente come vorrei fare io...
Ed eccola di nuovo prepotente la sua mano avvicinarsi al mio sesso e
raccoglierne il godimento per poi
posarsi sul mio viso: mi accarezza delicatamente le guance e le labbra
lasciandomi pregna del mio
stesso odore.
Il suo fiato ancora su di me, le sue labbra calde sul collo...
"Fammi vedere quanto sei brava"
Sandro aiuta la ragazza a sciogliere l'abbraccio; mi abbasso appena per
aiutarla a sfilare il mio corpo
dalle sue braccia.
Si sta allontanando.
Adesso sento freddo, mi manca il calore della sua pelle sul mio corpo, mi
manca il suo odore.
I movimenti di Sandro e della nostra amica sono attutiti dal tappeto,
fatico ad orientarmi nella stanza,
non riesco a capire dove sono andati.
Mi sento abbandonata.
Un rumore metallico, forse la cintura di Sandro che è finita sul pavimento.
Si sta spogliando?
Una carezza.
Non riesco a capire da che parte provenga, quando mi volto la mano è già
sparita.
Mi sento confusa...
Improvvisamente la mano di Sandro mi afferra per una spalla, mi costringe
ad alzarmi.
Facciamo pochi passi, poi vengo di nuovo fatta inginocchiare mentre il mio
viso viene spinto verso il
basso fino a scontrarmi con la molletta che è ancora agganciata al seno
della nostra amante.
"Liberala..."
Cerco con i denti di aprire le due parti di plastica mentre sento il petto
di Sandro appoggiato sopra la
mia testa... la sta baciando... puttana!
Fatico ad aprire la molletta con la bocca, così rinuncio e con un gesto
repentino afferro tra i denti quel
pezzo di plastica che ancora tortura quella ragazza e lo strappo via senza
minimamente allentare la
presa.
Urla.
Un sorriso meschino mi si dipinge sul volto mentre le sussurro piano
"Scusami..." e la bacio
appassionatamente obbligata dalla presa di Sandro che mi spinge contro le
sue labbra.
Dopo qualche istante vengo allontanata a forza da quel corpo che, per
quanto estraneo, ormai mi è più
familiare della stanza in cui mi trovo.
La mano di Sandro mi afferra i capelli e mi fa spostare di circa mezzo
metro quasi sdraiandomi a terra.
Sono di nuovo vicina alla mia amante, anche lei sdraiata.
Sandro sta facendo l'amore con lei.
Urla la mia bambina, gode.
Gode e si agita.
Anche se a fatica, cerco di seguire i movimenti che lui mi impone: gioco
con la lingua inserendomi nel
loro amplesso e leccando i loro sessi che sanno ognuno del sapore
dell'altro, poi risalgo piano, a volte
per perdermi nei baci dell'uomo che amo, a volte per leccare delicatamente
quel corpo di donna distesa
vicino a me.
E proprio mentre la bacio sento Sandro avvicinarsi e riversare il suo
orgasmo su quel viso a me
sconosciuto.
Le labbra della ragazza si contraggono in un sorriso soddisfatto.
Stupida.
Sei stata solo uno strumento, un gioco. Sandro ha goduto del mio corpo, non
del tuo.
Devo riappropriarmi di quello che lei crede di avermi portato via, lecco
dal suo viso lo sperma di
Sandro, l'orgasmo che IO gli ho dato.
Lo cerco, ho bisogno di sentire vicino quell'uomo, ma il lungo tempo
trascorso bendata mi ha fatto
perdere il senso dell'orientamento.
La sua mano mi toglie dall'incertezza della cecità e con forza vengo
buttata per terra.
Sento i peli delle sue gambe sulla pelle del viso, mi avvicino ancora...un
odore nuovo, un sapore
nuovo, ogni volta diverso, come le nostre amanti.
Comincio a leccare il suo sesso come lui mi ha insegnato, come so che gli
piace, dal basso verso l'alto,
mentre qualche ultima goccia di sperma mi rimane intorno alle labbra.
Sandro mi aiuta a rialzarmi, mi bacia.
"Sei stupenda, unica, meravigliosa....e MIA"
Lo amo.
Mi afferra i seni con le mani e li bacia avido... la voglia mi cresce
dentro fino ad infiammarmi il viso
in una feroce ondata di calore.
Si allontana. Come è giusto che sia.
Dal rumore dei suoi passi sento che si sta avvicinando alla nostra amica.
La libererà, la rivestirà.
"Ci rivedremo?" domanda lei.
Nessuna risposta.
Passi che si avvicinano.
Un bacio.
E' lei.
"Sei bella. Grazie, amore mio".
Ancora un bacio.
Sandro.
"Aspettami qui mentre la riaccompagno a casa. Non ti muovere"
Non mi muoverò. Resterò così seduta per terra su un tappeto appoggiata al
muro, bendata e legata
come piace al mio uomo.
Sento il suo sperma che si sta seccando sulla pelle.
La porta sbatte nel chiudersi.
La trama del tappeto a contatto del mio sesso eccitato e ancora
insoddisfatto mi ricorda la sua barba
appena accennata.
Brividi.
2. Sandro
Esce dalla doccia, lasciando dietro di se tracce di piccoli piedi umidi sul
parquet della camera.
E' minuta, graziosa, piccoli seni sodi, capezzoli rossi che contrastano con
la pelle chiara. Il segno del
costume è appena percettibile, un'ombra che slancia ancora di più la curva
delle anche, morbida e
sinuosa.
Passa il bianco telo di spugna sul suo corpo, con dolcezza, insistendo tra
le gambe, poi inizia a
rivestirsi rapidamente, forse per vincere l'imbarazzo.
Imbarazzo...
l'ho appena scopata, la rapida doccia ha lasciato qualche resto del mio
passaggio sui suoi capelli, la
mia donna si trova ad un paio di porte di distanza, accovacciata, la pelle
ancora calda degli umori di
questa splendida bruna, e lei prova imbarazzo.
Forse pensa che rivestirsi sia una momento intimo e la mia presenza nella
camera, comodamente
seduto sulla poltrona mentre la guardo dissimulare l'ansia, la voglia di
sbrigarsi, la innervosisce.
Nella foga una calza si sfila, soffoca un'imprecazione. Alla fine riesce a
rivestirsi, ed è un bello
spettacolo.
Un velo di trucco appena accennato, un filo di rossetto ed è pronta.
Mentre l'accompagno passiamo davanti alla porta del salone. Lei ha
un'esitazione, forse ricordando
quello che pochi minuti prima è accaduto li dentro.
La fermo, trattenendola per un braccio, poi apro la porta della stanza e la
invito ad entrare.
Lei è ferma, così come l'ho lasciata, in ginocchio, con una spalla
appoggiata al bracciolo della grossa
poltrona di pelle.
La conosco, la mia donna. So che tiene i piedi leggermente larghi, per
potersi strofinare contro il
tappeto.
Lo fa quasi inconsciamente, anche se stiamo semplicemente insieme.
Viene a sedersi così, poggiando la testa sul mio braccio, e si muove mentre
le accarezzo i capelli,
mentre parliamo, mentre in silenzio ci scambiamo frasi d'amore con gli
occhi.
Lo stava facendo anche ora, l'ho vista.
Si è fermata quando ha sentito i passi, ed ora è immobile. Ma io posso
sentire quasi fisicamente la
voglia repressa che fa tremare ogni fibra del suo corpo.
Mi avvicino, le sfioro i capelli, li afferro dietro la nuca e le giro con
un gesto deciso il viso verso il
mio.
Un bacio, lunghissimo. Il mio sapore sulle sue labbra.
Sposto le mani dietro la sua schiena, sciolgo il foulard e le libero le
mani.
Continuo a baciarla, scendo sul collo, risalgo sull'orecchio e vi appoggio
le labbra.
Prendo un capezzolo tra le dita, lo stringo, sempre più forte. Lei ha un
sussulto, ma non emette una
parola.
Mentre continuo a stringere le parlo dolcemente all'orecchio, sussurrando.
"non devi godere, amore mio... non hai il permesso di farlo, non farti
trovare di nuovo a strofinarti.... ti
adoro"
La lascio li, le mani libere di toccarsi, di darsi quel piacere che sta
aspettando da troppo. Lo so che si
toccherà.
La guido per farle assumere una posizione a quattro zampe, poi la faccio
ruotare per mostrare il sedere
a noi.
Guardo il volto della nostra compagna, è illuminato da un rossore che
accende di voglia la sua
espressione.
Immergo due dita nel miele luccicante oscenamente esposto ed immediatamente
lei spinge in fuori il
bacino.
Ad un cenno l'altra si avvicina, le labbra socchiuse, e senza che debba
dirle nulla prende le due dita
lucenti nella sua bocca.
Sento la lingua che strofina impazzita, e movendo la mano la guido con il
viso a pochi centimetri dal
frutto esposto.
non devo dirle nulla, posso vedere la lingua uscire per baciare le altre
labbra, con passione.
Le sento tremare sotto le mie mani, decido che è ora di finire.
Afferro la nostra ospite per i capelli, ha il viso sporco, il leggero
trucco è definitivamente andato. La
bacio, sforzandomi di ignorare l'unica donna che invece mi interessa, quella
carponi ai miei piedi.
Usciamo dalla stanza senza dire nulla, senza un cenno o una carezza.
Scendiamo velocemente le poche scale che ci separano dal portone, poi
l'esterno, il giardino, la sua
auto.
Apre velocemente la portiera, nel salire la sua gonna scopre per un attimo
la smagliatura della calza.
La fermo poggiandole una mano sulla spalla, mi chino a baciarla. Ha in
bocca l'odore della mia donna,
lo riconoscerei tra mille.
Le graffio con i denti la lingua che mi ha infilato in bocca, come a
volerle raschiare via ogni sua
traccia, come ad impedirle di portare via qualsiasi cosa mi appartenga.
"Dammi i tuoi slip, ora..."
Esegue, senza fiatare. La gonna sale sui fianchi, le cosce brillano alle
ultime luci del giorno sopra il
pizzo delle calze, rapide le dita si infilano sotto l'elastico del perizoma
avorio che in un attimo passa dal
cingere i suoi segreti alla mia mano, ancora calda dei suoi odori.
Mi volto e vado via, senza guardarla. Sento lo sportello che si chiude, il
motore rombare via lungo il
viale e con la coda dell'occhio vedo la macchia dell'auto che porta via la
nostra amante senza slip verso
un futuro che non mi interessa.
Chi mi interessa è al primo piano.
Apro lentamente la porta, lasciandola socchiusa e sbirciando dentro la
vedo.
Ha posato le mani, ora libere, sulle cosce e si accarezza, quasi riesco a
sentire la tensione che prova
mentre cerca di evitare di toccarsi, senza riuscirci. Mugola come un
cucciolo abbandonato, si muove a
scatti, priva oramai da quasi un ora di riferimenti. Tentenna, si tocca, si
allontana, prova a spostarsi.
Apro la mia camicia, che cade a terra, seguita dai pantaloni. In breve sono
nudo.
Entro piano, misurando silenziosamente i passi sul tappeto, fino a giungere
a pochi centimetri da lei.
quando si rende conto della mia presenza è tardi per rimediare.
Probabilmente starà maledicendosi per aver disobbedito e non averlo fatto
fino in fondo, almeno a
giungere al piacere che la sta facendo disperare.
Si è fermata, come fulminata dalla mia presenza. Ha il viso basso, le
labbra incurvate di una bimba
scoperta con la mano nel barattolo dei biscotti.
Quanto adoro baciare quel musetto mogio.
Mi allontano da dei, ed inizio a girarle intorno, parlandole. La voce mi
esce bassa, calda, calma.
"Non sei stata di parola, amore mio. Eppure non ti avevo chiesto molto... "
Le giro intorno mentre lei ruota su se stessa cercando di restarmi di
fronte, di non perdere
l'orientamento a fatica ritrovato. Vado da una parte all'altra,
anticipandone i movimenti, le sembra di
essere sempre voltata dalla parte sbagliata.
Il giorno andato via ha portato con se anche il riferimento luminoso della
grande vetrata sul giardino,
immerso ora nella penombra della prima sera.
Cade a quattro zampe, si muove gattoni, urta contro i mobili ed i muri.
Io insisto. Giro per la stanza, parlando.
"Credo che se hai deciso di finire da sola, finirai da sola, visto che io
non ti servo..."
La vedo scossa da un paio di singhiozzi, lucide lacrime scorrono sotto il
foulard che la benda, brillando
nella luce dorata che a malapena illumina la stanza. Gioco ancora a non
farmi trovare, la sfioro e mi
sposto.
Mi decido, la prendo per i capelli, duramente. La trascino al centro della
stanza, fermo nuovamente le
mani dietro la schiena.
Prendo una bottiglia dal bar, la scelgo con cura. E' alta, ha il collo
largo.
la poso al centro del tappeto.
Il sollievo di avere di nuovo un punto di riferimento sembra farla godere,
i capezzoli si fanno se
possibile più duri.
Svettano dai seni spinti in avanti dalla posa innaturale imposta dalla
posizione delle braccia.
Mi metto di fronte a lei, poggio le mie labbra sulle sue guance, asciugo le
lacrime con la punta della
lingua, sa di sale, ha un odore che mi fa impazzire.
Le accarezzo i fianchi, il ventre, il tocco leggero ma deciso, passo una
mano sul monte di venere e
pettino il pelo curato, poi mi dirigo verso i seni toccandola solo con i
polpastrelli.
La mia bocca si muove sul suo viso, fino a raggiungere l'orecchio destro.
Prendo i capezzoli tra le dita, li afferro saldamente poi le sussurro in un
orecchio "non hai saputo
aspettarmi, amore mio... puoi allargare le gambe, per favore?"
Obbedisce, forse sperando di poter così rimediare almeno in parte.
Cerca di bilanciarsi, non può usare le mani, sono io che la sorreggo, la
aiuto, la guido.
Apre leggermente le gambe, poi la tiro giù guidandola, la faccio
accucciare... ad un tratto sente il tappo
della bottiglia contro la fica, ha un sussulto.
Mi chino a baciarla, poi un sussurro.
"Hai iniziato da sola, fammi vedere come finisci da sola..."
Poggia la guancia contro la mia pelle, sul ventre.
I miei peli solleticano il suo mento, io premo sotto la sua gola per la
voglia che mi sta facendo
impazzire...
Le accarezzo i capelli mente con i movimenti del bacino cerca di trovare il
varco per mettere fine alla
voglia che la sta uccidendo.
L'entrata è sottolineata solo da un brivido che la scuote, lo sento
chiaramente trasmesso sul mio corpo.
Premo sulle sue spalle, la bottiglia penetra in profondità. La conosco, se
attendo altri trenta secondi
avrà il suo orgasmo.
La lascio li, allontanandomi, accucciata, bendata, legata, impalata su una
bottiglia.
Un altro distacco, sola ancora una volta. Non riesce più a sopportarlo,
urla.
le giro dietro mente sta emettendo il suo lamento, che termina nel momento
stesso in cui le poggio le
mani sulla schiena, le faccio scorrere sui glutei tesi nello sforzo di
sostenere il suo peso, poi salgo a
prenderla per i capelli, la faccio chinare fino a poggiare il viso sul
tappeto. E' esposta, il sedere in aria,
la bottiglia ancora in parte dentro. La sfilo completamente, ha un lungo
gemito che accompagna tutta
l'operazione. Poi, finalmente, sostituisco il freddo vetro con la mia carne.
Piano, scorro sulla fessura, dalla clitoride all'ano, e di nuovo giù.
Penetro in lei con un solo, lungo,
lento movimento. Mi fermo solo quando le natiche spingono contro il mio
ventre, per aiutare la
penetrazione.
Per un lungo attimo restiamo così, poi è lei che inizia a muoversi, a
scegliere il ritmo, a decidere
quando e quanto. Giusto premio alla sua dedizione, alla sua obbedienza.
Poggio le palme delle mani sul sedere, lo allargo. I due pollici si
uniscono proprio sul buco libero. Lei
capisce, inizia a dimenarsi. Raccolgo il perizoma della nostra amica, lo
passo sul suo viso, sotto il suo
naso. Lei riconosce gli odori, sento la contrazione evidente sul mio cazzo
piantato dentro di lei.
Automaticamente apre la bocca, caccia la lingua, io appoggio la stoffa e la
spingo dentro, bavaglio
profumato di sesso.
Un attimo dopo sono di nuovo con le dita su di lei, e dopo un attimo ancora
le sono dentro. Con i
pollici uniti la allargo, mi sento scorrere dall'altra parte del sottile
strato di carne.
L'urlo che sento, soffocato dal bavaglio improvvisato, è quello di un
godimento troppo a lungo cercato,
voluto, sperato, ed infine raggiunto.
La scopo ancora, ed ancora. Poi arriva anche il mio momento, non posso
resistere oltre.
Sciolgo le braccia, esco da lei, la faccio sdraiare supina sul tappeto, la
penetro di nuovo.
Manca davvero poco, sento le contrazioni farsi indifferenti ai miei
controlli, il calore montare, le
orecchie chiudersi, come se tutto intorno a me fosse immerso sott'acqua.
con le ultime forze sciolgo la benda, dopo tanto, e guardo negli occhi la
mia donna.
Il fuoco che vi leggo dentro mi accompagna in un lungo, intenso,
incredibile orgasmo.