vi inoltro un piccolo contributo di mio figlio Tommaso e mio fatto via WhatsApp, Londra - Torre Boldone :)
Buona lettura
Baci
Mapi
Gli strepitosi progressi della biomedicina dalla fine della Seconda Guerra Mondiale a oggi hanno rivoluzionato il concetto di procreazione umana e quindi di genitorialità. Se negli anni Quaranta del Novecento non c'era altro modo di procreare che il coito fra un maschio e una femmina di H. sapiens in età fertile, ora possiamo creare nuovi umani usando gameti donati (sia ovuli sia spermatozoi, che possono essere manipolati in vari modi) e anche uteri in prestito.
Fra le
tanti pratiche sociali che il nuovo quadro tecnologico ha reso
possibili vi è la Gestazione Per Altri (GPA – in inglese surrogacy, maternità
surrogata). Nella GPA la gestante non appartiene alla famiglia
che poi si prenderà cura del bambino, ma effettua la
gestazione in favore di due persone che sono indicate come
genitori prefissati (intended
parents). I genitori prefissati costituiranno la
famiglia in cui il bambino crescerà dopo la nascita. A seconda
dei casi, nella GPA si fertilizza un embrione in vitro a
partire da gameti appartenenti a tutti e due i genitori
prefissati, oppure a uno solo di loro e a un donatore, e si
impianta l’embrione prescelto nell’utero in una donna terza
che effettua la gestazione per conto dei genitori prefissati.
Solitamente la gestante firma un contratto in cui rinuncia a
ogni diritto legale relativo alla genitorialità del nuovo
essere umano, che quindi dopo il parto verrà consegnato ai
genitori prefissati. La gestante può essere mossa da motivi
altruistici ed essere per esempio un’amica dei genitori
prefissati, oppure essere motivata da una compensazione
monetaria.
Al momento si sta assistendo a una chiusura, progressiva e globale, delle normative relative alla GPA dietro pagamento, che sta venendo vietata in molteplici paesi e in particolare in quelli in cui era diventata particolarmente diffusa (per esempio il Sud-Est asiatico). Tuttavia, sulla base del valore dell’autonomia individuale e del relativo interesse delle persone ad auto-determinarsi, non sembrano esserci ragioni sufficienti per vietare la pratica: la gestante per altri è padrona del suo corpo e dispone del proprio utero come crede. Le sue azioni nella GPA non ledono interessi altrui. Tuttavia non si può negare che la pratica esponga la gestante al rischio di sfruttamento. Il suo consenso alla pratica potrebbe essere inficiato dal suo essere in uno stato di bisogno, economico oppure sanitario. In ciò, la situazione non è molto dissimile da quella riguardante un’altra pratica umana, assai più antica della GPA: la prostituzione. Tutto considerato, emerge prepotente il bisogno di normare la pratica e di sottoporla a un livello elevato di scrutinio da parte dei poteri pubblici. Sia la proibizione sia una mancata regolamentazione incorrono in gravi difetti etici: la prima coarta l’autonomia individuale, la seconda lascia troppo spazio al rischio di sfruttamento.
Tommaso Bruni, Mapi Trevisani
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