Cari Allieve e Allievi del Politecnico di Milano,
In questi giorni ho ricevuto molti messaggi da parte Vostra.
In essi vi sono domande volte a cercare di comprendere meglio la attuale
situazione, sono espresse preoccupazioni per il futuro di Voi giovani e
del nostro Ateneo.
Siamo tanti, più di 2.500 fra docenti, tecnici e amministrativi, quasi
40.000 gli allievi: non possiamo certo riunirci tutti.
Userà quindi il web per mettere a Vostra disposizione quello che so e
che ho imparato in questi anni, presentandovi soprattutto i punti che
non sempre appaiono chiari nel confuso dibattito che i media ci
presentano. Cercherò di individuare i vostri dubbi e di rispondere alle
vostre domande. Presenterò le mie opinioni e il percorso che stiamo
intraprendendo, terminerò con alcune conclusioni.
*/I decreti Gelmini/*
Sulla stampa, in molti striscioni, nelle manifestazioni si richiamano
*due* realtà completamente diverse: la proposta del Ministro Gelmini
sulla Scuola elementare e la legge 133/08 relativa al contenimento della
spesa pubblica, il cui testo ricalca le proposte del Ministro Tremonti.
Vi intratterrò soltanto sulla seconda che riguarda anche le Università .
La legge 133/08 sul contenimento della spesa riguarda tutte le
amministrazioni pubbliche, dai Ministeri alle Regioni, dai Comuni alla
Polizia, dalle Università a tutte gli innumerevoli enti che sono
prevalentemente finanziati dallo Stato.
Le riduzioni previste sono indistinte e colpiscono indiscriminatamente,
senza considerare le differenze di funzioni, compiti e risultati delle
varie tipologie di amministrazioni.
Per quanto è relativo alle Università statali come la nostra, le due
conseguenze più rilevanti di questa legge approvata prima dell'Agosto
2008 sono le seguenti:
* una riduzione del finanziamento statale al sistema
universitario (FFO = Fondo di Finanziamento Ordinario) a
partire dal bilancio 2010 (quindi dal 1 gennaio 2010);
* la drastica riduzione del turn over (ogni 10 persone che
vanno in pensione, ne possono entrare soltanto 2 fino al
2012 e poi 5 dal 2013)
* la possibilità di trasformare le università in Fondazioni di
diritto privato.
*/Il Finanziamento statale del sistema universitario/*
Ogni anno la Finanziaria stabilisce l'ammontare del Fondo di
Finanziamento Ordinario (FFO), cioè i soldi che vanno al Sistema
Universitario statale. Questa somma è a disposizione del Ministero che
la ridistribuisce fra i differenti Atenei. La somma è cresciuta dal 1995
al 2005 ed è praticamente stazionaria da tre anni. Vale oggi circa 7
Miliardi di euro. La legge prevede una riduzione di circa il 20% in tre
anni di tale somma senza considerare che, nel nostro Paese, il
finanziamento alle Università è fra i più bassi di Europa. (Basta
guardare i dati dell'OCSE).
Bisogna combattere affinchè tale riduzione non avvenga: ciò è reso
difficile non solo dalla situazione economica mondiale che sta
peggiorando di giorno in giorno, ma anche dalla disuniformità e dalla
credibilità attuale del sistema universitario.
Vi sono Atenei che hanno utilizzato bene la loro autonomia ed altri meno
bene.
Vi sono Atenei che hanno investito per migliorare i servizi agli
studenti e le infrastrutture di ricerca, altri hanno soltanto assunto
persone, talvolta calpestando il merito di altre.
Ma non si può fare di tutta l'erba un fascio, altrimenti si finisce col
dire che nulla funziona e si butta via il bambino con l'acqua calda!
Gli effetti del taglio di finanziamento possono essere ricondotti a due
tipologie differenti.
La prima riguarda quegli Atenei che hanno esagerato nelle assunzioni di
personale ed oggi hanno un costo del personale che praticamente mangia
tutta la loro dotazione statale (forse avete sentito dire che il
rapporto fra spese di personale e FFO di ogni Ateneo non dovrebbe
superare il 90%, che vi sono Atenei che hanno superato tale rapporto,
che con gli adeguamenti stipendiali questo rapporto continuerà ad
aumentare). Questi Atenei, se la legge venisse mantenuta inalterata,
sono destinati, chi subito, chi fra due "“ tre anni a fallire perchè non
saranno più in grado di pagare i loro dipendenti.
La seconda riguarda quegli Atenei, come il nostro, che, pur avendo
aumentato negli anni il loro personale docente, tecnico e
amministrativo, sono stati attenti a non caricarsi da impegni di spesa
troppo onerosi (il Politecnico di Milano ha spese fisse di personale
pari al 67% di FFO a fronte di una media nazionale dell'86%) ed hanno
utilizzato la differenza per investimenti in attrezzature,
infrastrutture, creazione e miglioramenti dei servizi offerti. Di fronte
a un taglio di finanziamento statale, questi Atenei non sono condannati
al fallimento, ma dovranno ridurre spese e servizi. Chi, come noi, ha
già fatto ogni tipo di razionalizzazione e di economia, dovrà cercare,
in tutti i modi possibili, di mantenere la qualità di tutti quei servizi
che vi fanno apprezzare il nostro Ateneo.
Io confido che, a meno di cataclismi economici, il Governo dovrà
rivedere le sue decisioni, almeno nei riguardi di quegli Atenei che
hanno dimostrato di saper bene gestire le risorse loro assegnate.
Se insisterà nella sua decisione, vorrà dire che il Governo desidera
uccidere le nostre università , portando il nostro Paese a diventare
vassallo di altre Nazioni, in particolare di quelle che molto stanno
investendo in formazione e ricerca.
*/La riduzione del turn over/*
La riduzione imposta dalla legge per il turn over nasce forse da un
ragionamento meramente economico, ma non considera le conseguenze che
sono devastanti per tutti.
Il ragionamento è il seguente: riduciamo le persone, così riduciamo il
costo degli stipendi e quindi compensiamo con tale riduzione il minor
finanziamento. A supporto di tale ragionamento si portano i difetti del
sistema: modalità di reclutamento non sempre irreprensibili,
proliferazione di corsi di laurea istituiti per soddisfare più gli
interessi dei docenti che le necessità formative degli allievi, scarsa
presenza dei docenti negli Atenei, incapacità di auto governarsi
correttamente, autoreferenzialità e mancanza di valutazione dei
risultati. In fondo si è contribuito a creare uno slogan che purtroppo
sta attecchendo nella opinione pubblica: le amministrazioni pubbliche
sono costose e inefficienti, l'università è una amministrazione
pubblica, quindi la università è inefficiente e sprecona.
E' un ragionamento che combatto da 5 anni e che non è facile da
contestare perchè l'opinione pubblica è sempre più attenta agli aspetti
negativi che le vengono presentati che a quelli positivi. Basta una
truffa a un test di medicina in un Ateneo per dire che tutti gli Atenei
stanno truffando, basta una assunzione chiacchierata per dire che tutti
i concorsi universitari sono truccati, basta dire che una università ha
scoperto un buco nel suo bilancio per dire che il sistema delle
università pubbliche è fallito.
Il gusto della generalizzazione purtroppo ormai caratterizza tutti,
molti si accontentano di soli slogan, pochi amano ancora conoscere prima
di parlare.
La legge è devastante perchè colpisce tutti indiscriminatamente e
ingiustamente. Chi ha limitato il numero di assunzioni, chi ha fatto una
programmazione attenta dei ricambi generazionali viene colpito
irrimediabilmente.
La legge colpisce drammaticamente tutti i giovani che oggi collaborano a
vario titolo con i docenti (dottorandi, post doc, assegnisti di ricerca)
e che contavano un giorno non troppo lontano di entrare in una posizione
stabile in università .
In definitiva si deve combattere per modificare la decisione legislativa
perchè è profondamente ingiusta, perchè taglia le gambe al ricambio
generazionale, perchè colpisce le aspettative dei giovani, perchè va
esattamente nel senso contrario al riconoscimento del merito, perchè
indebolisce in modo irreversibile l'università che, senza l'immissione
di giovani, diventerà vecchia e obsoleta nel giro di pochi anni.
*/La possibilità di trasformare le università in Fondazioni /*
E' stato detto in molti interventi che l'articolo di legge che consente
alle università statali di trasformarsi in Fondazioni di diritto privato
e non dice come e con la partecipazione di chi, che è talmente vago da
essere non attuabile, che, con esso, si annuncia un cambiamento di
strategia da parte del Governo nei riguardi del sistema della formazione
e della ricerca italiano.
Vediamo di ragionarci un attimo. Un Ateneo potrebbe trasformarsi in
fondazione se, accanto allo Stato, intervenissero dei partners privati
disposti a sostenere economicamente l'Ateneo.
L'On. Mauro, vice presidente del Parlamento europeo, si è chiesto
recentemente in un convegno: dove si può trovare un imprenditore così
pazzo da caricarsi l'onere di contribuire finanziariamente alle spese
correnti di un Ateneo o di una Scuola che, per definizione, non sono in
grado di restituire utili? Quale privato può investire a fondo perduto?
Si potrebbe pensare a una Fondazione che veda Stato, Regione, Provincia,
Comune insieme a Fondazione Bancarie e Associazioni varie. Ci si
dimentica che è necessario una quota di contribuzione privata maggiore
del 50% per rendere "privata" una fondazione e quindi per renderla
indipendente dalle regole imposte dal contenimento della spesa pubblica
(i famosi parametri di Maastricht).
E' oggi impensabile che le Fondazioni bancarie si sostituiscano in larga
misura allo Stato per finanziare annualmente il sistema della
formazione e della ricerca e quindi gli Atenei.
Non vi sono altre alternative: in tutto il mondo le Università
funzionano perchè ricevono il loro prevalente fabbisogno finanziario o
dalla Collettività Sociale o dalla contribuzione diretta degli Allievi.
Nel primo caso l'Università si caratterizza come pubblica, nel secondo
come privata (in Italia la prima è denominata statale, la seconda non
statale).
Il primo modello considera prevalente il vantaggio di avere formazione e
ricerca a servizio della competitività della intera Comunità sociale. Il
secondo modello considera prevalente il vantaggio del singolo (allievo o
impresa) che riceve la possibilità di incrementare la propria
competitività personale.
In Europa è sicuramente prevalente il primo modello tanto che la quasi
totalità di studenti universitari frequentano università pubbliche (in
Italia sono oggi il 94%).
*/Cosa fare/*
Resta un anno per cercare di rovesciare la situazione e certamente non
si possono aspettare gli ultimi mesi del 2009 per riuscirvi. D'altra
parte è evidente che azioni non coordinate non possono che essere
inutili e controproducenti.
Credo che ognuno, prima di partecipare ad una qualsiasi iniziativa,
dovrebbe ragionare non in base ai propri sentimenti, bensì valutando
razionalmente le possibili conseguenze.
Mi spiego con un esempio: le attuali manifestazioni spontanee possono
essere considerate esaltanti da chi vi partecipa per il loro forte
impatto mediatico, ma il monitoraggio delle loro conseguenze sembra
dimostrare che nella opinione pubblica sta crescendo il fastidio e
quindi il rafforzamento delle posizioni più contrarie alla nostra
università . Ciò rende ancora meno condiviso dalla maggioranza
dell'opinione pubblica il tentativo di mitigare gli effetti della legge
e di mantenere pubblico il nostro sistema universitario. Rende invece
più condiviso qualsiasi atto teso a penalizzare i nostri Atenei.
Quello che bisogna fare subito, tutti insieme, riguarda soprattutto la
politica interna degli Atenei. E' quanto mai necessario che ogni Ateneo
risponda, il più rapidamente possibile, alle critiche che vengono mosse
in modo generalizzato, o per dimostrare di esserne esente o per
modificare i propri comportamenti.
Quali sono queste critiche?
a) Le Università sono accusate di aver prolificato i corsi di
laurea e gli insegnamenti per favorire i desideri dei docenti. Si deve
rimodulare la didattica in modo da erogarla sempre più all'insegna del
principio della effettiva centralità della formazione dell'allievo e
delle sue concrete possibilità di trovare sbocchi lavorativi soddisfacenti.
b) Le Università sono accusate di dissipare tempo e soldi in una
ricerca inutile e costosa che serve soltanto alla carriera accademica di
chi la produce. Si deve promuovere una ricerca sempre più al servizio
della competitività internazionale del nostro Paese e quindi ci si deve
battere affinchè il Governo promuova il riconoscimento della qualità e
del merito a seguito di valutazioni attendibili, analoghe a quelle ormai
abituali in molti paesi europei.
c) Le Università sono accusate di seguire processi poco trasparenti
nel reclutamento dei giovani e nell'avanzamento di carriera dei docenti.
Si deve promuovere un sistema di valutazione che porti a una qualità
certificata da parametri obiettivi e procedure innovative nel
reclutamento dei docenti e dell'inserimento dei giovani.
d) Le Università sono accusate di aver prolificato a dismisura le
loro sedi didattiche. Si deve promuovere una revisione della
distribuzione a livello regionale o macroregionale della propria offerta
formativa e della ricerca nell'interesse dei territori, anche
sviluppando interazioni ed integrazioni forti tra Atenei in un'ottica di
complementarietà ;
e) Le Università sono accusate di avere una visione corporativa
nelle proprie modalità di governo. Bisogna testimoniare l'impegno di
modificare il proprio assetto di /governance /interno per evitare derive
autoreferenziali attraverso una netta separazione tra funzioni di
indirizzo delle attività didattiche e scientifiche, e responsabilità di
gestione delle risorse;
f) Le Università sono accusate di non riuscire a verificare
l'impegno dei propri docenti nella didattica e nella ricerca. Ci deve
attivare per garantire sempre di più il rispetto di un codice etico di
comportamento, anche misurando la produttività dei propri docenti
Allora cosa fare verso l'esterno?
Bisogna combattere per convincere tutti gli Atenei ad attivarsi in
queste direzioni. Bisogna combattere perchè alcuni imbocchino questa
strada fin da subito, nella speranza di essere di esempio per gli altri.
Bisogna mettersi in discussione di fronte al Paese all'insegna della
trasparenza e dell'obiettività . Bisogna essere disponibili a
confrontarsi con esperti del Ministero dell'Economia e delle Finanze sui
propri bilanci e sui criteri di gestione adottati, superando ogni forma
di autoreferenzialità .
Come vedete bisogna imboccare una strada stretta, difficile e in salita
che richiede l'impegno di tutti e soprattutto il rispetto delle
Istituzioni di appartenenza.
Il Politecnico di Milano, insieme ad altri Atenei, può già dimostrare di
essere esente da molte delle critiche che vi ho sopra riportato e di
aver già preso la decisione di attuare processi che gli consentano
ulteriori miglioramenti.
Noi, Rettori di questi Atenei, abbiamo il compito di combattere su
diversi tavoli per fare in modo che il Governo possa riconoscere la
utilità di queste azioni, per convincerlo a stipulare un "patto di
stabilità" , cioè un accordo di programma individualizzato Ateneo per
Ateneo, che accordi un finanziamento dignitoso a fronte di precisi
obiettivi da raggiungere nella didattica, nella ricerca, nella gestione.
*/Conclusioni/*
Insieme ad altri Rettori sto combattendo in tutte le direzioni che Vi ho
delineato, ho bisogno dell'appoggio di tutti e soprattutto di Voi allievi.
Se dovessero arrivare dal Governo segnali precisi di non disponibilità
alla discussione sulla base delle linee che Vi ho indicato, allora sarà
chiara la sua volontà di penalizzare anche gli Atenei più aperti al
cambiamento ed i loro Rettori saranno costretti ad assumere tutte le
iniziative necessarie per evitare la catastrofe dell'intero sistema
universitario pubblico del Paese.
Non possiamo perdere la battaglia volta a migliorare la competitività
internazionale del nostro Paese, competitività necessaria per assicurare
un futuro a tutti Voi.
Resto a Vostra disposizione per approfondire i temi che più Vi
interessano, per confrontarmi con Voi, convinto che soltanto attraverso
il dialogo possiamo costruire un futuro sempre migliore del nostro Ateneo.
Giulio Ballio