Come tutti i clown, per dire la verità Hans Schnier si serve di una maschera. Solo così le sue pantomime diventano una critica acuminata al miracolo economico della Germania, che insieme al passato liquida troppo sbrigativamente le proprie responsabilità storiche. Quando Hans dovrà rinunciare alla professione e finirà, incapace di compromessi, a mendicare sui gradini della stazione di Bonn, le sue sferzanti \"opinioni\" diventeranno accuse sempre più feroci rivolte alla società opulenta e materialista.
Come tutti i clown, per dire la verità Hans Schnier si serve di una maschera. Solo così le sue pantomime diventano una critica acuminata al miracolo economico della Germania, che insieme al passato liquida troppo sbrigativamente le proprie responsabilità storiche. Quando Hans dovrà rinunciare alla professione e finirà, incapace di compromessi, a mendicare sui gradini della stazione di Bonn, le sue sferzanti "opinioni" diventeranno accuse sempre più feroci rivolte alla società opulenta e materialista.
Heinrich Boll, in ''Opinioni di un clown'', dà fuoco alle polveri. Spara dritto, incontenibilmente, contro la società piccolo-borghese; egli è pervaso da istanze libertarie e oppositorie, che si riversano come fiume in piena tra le pagine nel romanzo testé citato. Guerra, dopoguerra e attacco massivo al miracolo economico teutonico sono gli snodi viari attraverso i quali transitano tutte le accuse aperte e sfrontate dello scrittore tedesco. Vi è in tutta la trama una sostanziale solitudine depressiva, una disperazione limitante, una totale negazione al compromesso. Le sentenze di condanna per il benessere e il materialismo sono i supremi atti di rivolta del clown-protagonista, che sull'orlo del fallimento economico-sentimentale sancirà, ancora una volta, il suo ruolo di anti-eroe.
Enrico Ruggeri, che di presentazioni non ha molto bisogno, ci consiglia il suo libro cult, Opinioni di un clown, di Heinrich Böll. Ma di cosa parla il libro che il cantautore e scrittore ci racconta?
Opinioni di un clown racconta gli avvenimenti di circa tre ore, nel 1962 a Bonn. Siamo in Germania, nel periodo post-nazista. Il protagonista è Hans Schnier, un giovane artista che per vivere fa il clown. E come succede spesso ai clown è triste. La sua ultima esibizione è stata un disastro, lui si è infortunato e il pubblico non ride più. Come se non bastasse viene anche lasciato da Maria, la donna della quale è innamorato perdutamente.
Delirio, rabbia, provocazioni. Questo è quello che fuoriesce dal flusso di pensieri di Hans. In sole tre ore conosciamo la morale di Hans e la sua doppia crisi, sentimentale e professionale. Preferisce vivere onestamente con il suo lavoro di clown, piuttosto che diventare un ipocrita come gli altri. Ma il suo lavoro è in crisi, come abbiamo detto. E in crisi è anche la sua relazione con Maria.
Opinioni di un clown è la storia di una deriva esistenziale, di flashback e ricordi che nella loro confusa nitidezza diventano la critica di Hans contro la famiglia, la società, lo Stato e il cristianesimo. È una critica ironica, ma spietata. Il clown non fa più ridere, è un uomo disperato che vede il suo fallimento prendere vita.
È una critica aggressiva, sfrontata che si rispecchia anche nel tono che Hans usa. Se prima il clown parlava con gioco, scherzo, ora parla con irriverenza e disperazione. Tutto converge nel desiderio di riavere Maria che si è allontanata sempre di più da lui dopo aver iniziato a frequentare il mondo cattolico. Ed ecco allora che Hans si scaglia contro questa organizzazione.
Per un clown che si trucca il volto per essere se stesso, dire la verità è un atto rivoluzionario, e la sua maschera ridicola di cerone è lo specchio nel quale la società vede se stessa, la propria ipocrisia. Attorno a sé Hans non vede altro che maschere, ma pochi volti, e in questo paradosso pirandelliano lui si erge a giudice della falsità sociale.
Spregiudicato e tagliente, Heinrich Böll, Nobel per la letteratura nel 1972, mantiene inalterata la sua anima scomoda: il suo Hans, il clown che colleziona istanti, svela il vero volto e il vero odore delle persone accanto a sé, in un ritratto che dal 1963 risuona oggi ancora ferocemente attuale. Il messaggio è cupo e amaro: il mondo è artificio, e il clown, intransigente e disperato, non può che cantare il suo dolore e la sua condanna.
Hans Schnier is the "Clown" of the novel's title. He is twenty-seven years old from a very wealthy family. At the beginning of the story he arrives in Bonn, Germany. As a clown, he had to travel across the country from city to city to perform as an artist. He always sees himself as an artist. His home is in Bonn, so he has to stay in hotels when he is not in Bonn. The woman he has been living with, Marie, has left him to marry another man, Zupfner. Therefore Hans has become depressed. He wants to get Marie back from Zupfner, and also has serious financial problems.
When he goes to his home in the Bonn, the first person he meets is his millionaire father. He remembers all of his memories from the past. He had a sister named Henrietta. The family forced her to volunteer for anti-aircraft duty seventeen years ago and she never came back. He also has a brother named Leo. He recently converted to Catholicism and is studying theology in college. Hans tells his father about his financial problems. After his father offers him to work for him for a relatively low wage, Hans rejects the offer. He tells his father that he and his brother never benefited from the wealth of their family. War has affected the family. They were never given enough food or pocket money. Many things were regarded as extravagances. Thus, he lacks any positive memories of the past, which may have been a factor that drove him, at age 21, to leave home to become a clown.
There are some major themes based on the social conflicts in the novel. The first one states that the Christian ethic and spirituality was corruptive during the post war years in German society or even in Europe. Many examples in the Social Issues section support this statement. The second major theme is the loss of traditional familial and social unity. Hans was a clown but from a millionaire family. His family never supported him, even when he came back and asked for money. His brother came out of the support of the family when he converted to Catholicism. Furthermore, regarding Hans lost his sister during the war, his family preferred not to waste their wealth for their two sons. On the other side, Marie left him after five years because of the effects that forced her to feel sinful about her life and leave him to marry another person. All of these examples indicate the social unity and the families have some main problems. The third theme is there is no place for an artist with different ideologies from the people ruling the society. Although during the postwar years Germany did not have a dictator like Hitler to classify the people in the society, the effect of those years made the society do it automatically and indirectly based on ideologies of people.
Il clown di Böll è Hans Schnier, la pecora nera di una famiglia ricca e borghese, o meglio, la pecora nera di una società cristiana e benestante. La denuncia a questa realtà, ovvero quella della Germania post-nazista, è di un sarcasmo tagliente e si sviluppa in un intreccio di presente e ricordi passati che si risolve in un tempo effettivo di qualche ora trascorso nel proprio appartamento vuoto, in compagnia di una bottiglia di cognac e delle ultime sigarette.
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