Intervista a Padre Cipriano de Meo

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gianluca...@tiscali.it

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Sep 10, 2007, 1:54:49 AM9/10/07
to guarigione

L'esperienza di un prete esorcista

Padre Cipriano: esorcista da 50 anni

"A proposito di demonio, le frasi fatte e gli slogan faciloni sono
sempre gli stessi: "E' roba da medioevo". "Ma che sono queste
cretinate?". "A queste cose io non ci ho mai creduto". E con poche
frasi insulse ci si libera del problema. La vastità del fenomeno della
magia e dell'occulto in Italia, ormai è un'affermazione condivisa da
tutti (cfr. Raul Salvucci, Indicazioni pastorali di un esorcista, Ed.
Ancona Milano, 1995, pp. 15-22).

Padre Cipriano de Meo, residente nel convento Cappuccino di San Severo
(FG), ha 78 anni, da 50 anni è sacerdote, da 62 anni è cappuccino e da
circa 50 è esorcista.


Padre Cipriano de Meo

Padre Cipriano esiste un'associazione internazionale esorcisti o
almeno un'associazione Italiana?

Esiste un'associazione internazionale che comprende anche esorcisti
italiani che costituiscono la maggior parte, mentre gli esorcisti
esteri sono molto pochi. Questo fa già capire che la pastorale
esorcistica non è molto curata all'estero, in Italia ci arrangiamo
meglio.

Ho letto che ci sono addirittura delle nazioni nelle quali non ci sono
esorcisti. Le risulta questo? In una rivista è riferito che ci sono
delle nazioni prive d'esorcisti, come la Germania, la Svizzera,
l'Austria, la Spagna e il Portogallo. Le risulta?

Si, almeno nei nostri convegni da queste nazioni non ne vengono mai e
questo fa pensare che non ve ne siano. Da altre informazioni
risulterebbe che in queste nazioni e nella stessa America, così
grande, ci sono solo uno o due preti esorcisti.

Perché è nata questa associazione internazionale esorcisti?

Ci siamo dati una specie d'ordine interno: stabilire chi dovesse dare
delle direttive, chi dovesse seguirle, come seguirle, che tipo di
direttive usare, ecc. Fare in modo che tutti gli esorcisti seguano la
stessa prassi.

Quali sono le finalità e le caratteristiche? Quali incontri organizza
questa associazione internazionale?

Si tratta d'incontri annuali: un anno sono a livello nazionale, l'anno
dopo a livello internazionale.
Il tema dell'incontro è darci un ordine per quanto riguarda il modo
con cui si svolgono gli esorcismi, istruirci ancora meglio sulla
realtà degli esorcismi: esorcismi nella storia, esorcismi secondo il
Vangelo, ecc. Gli incontri hanno lo scopo d'aggiornamento ma anche di
coordinamento. Più di una volta ho insistito per un tipo di scuola, un
corso per esorcisti, perché imparare la storia degli esorcismi (nella
Chiesa ortodossa, tra i protestanti, nella Chiesa Cattolica) è una
bella cosa, però chi viene nominato dal Vescovo esorcista deve sapere
cosa deve fare oggi, deve avere in mano, uno strumento facile ed
efficace da usare oggi.

Padre Cipriano Lei è esorcista da 48 anni?

Si quasi 50!

La pratica esorcistica deve entrare nell'ordinaria programmazione
pastorale?

La cura dei disturbati dal maligno, dei cosiddetti "ossessi" deve
diventare una prassi pastorale. Nel Documento CEI, "La Chiesa Italiana
e le prospettive del paese" (23/10/1981), la Chiesa italiana ha fatto
la scelta di mettersi al fianco dei poveri e degli emarginati. Perché
le persone colpite da forme d'occultismo, vengono di fatto emarginate,
trascurate, derise, abbandonate a se stesse oppure lasciate in balia
di ciarlatani ed imbroglioni, di un esercito di speculatori e di
sciacalli dell'occulto? Perché non c'è chi li cura con amore e più
attenzione?

Ogni sacerdote, perché sacerdote, ha già un certo grado di potere
esorcistico, però Lei è stato nominato esorcista dal Vescovo e ci sono
dei sacerdoti che scoprono di avere grandi attitudini e capacità in
questo campo. Lei pensa che essere esorcista è una vocazione?

Ci vuole sicuramente una certa inclinazione per questo tipo di lavoro:
nessuno si può autoinvestire, e se qualcuno intraprende questo
apostolato con leggerezza ed incompetenza intraprende una battaglia
perduta in partenza. Questo tipo d'apostolato impegna tutta una
preparazione spirituale del sacerdote, una preparazione culturale,
implica l'obbedienza al proprio Vescovo, l'obbedienza alle leggi della
Chiesa; nessuno può fare esorcismi a casaccio, solo perché ha letto
qualche libro, è incuriosito da qualcosa, oppure perché ha letto
qualche articolo, ecc. E' assurdo fare esorcismi senza essere
autorizzati dal proprio Vescovo. Ricevuto il mandato dal Vescovo si
può agire solo nella sua diocesi.

Nella Nota della Conferenza Episcopale Toscana "A proposito di magia e
demonologia" , si legge che: "Alcuni segni che possono fare pensare
alla presenza demoniaca sono: forza fisica abnorme, comunicazione
attraverso lingue ignote, conoscenza di cose lontane o segrete,
atmosfera malsana (spinta al peccato, ecc.), avversione alle realtà
religiose". C'è anche qualche altro segno?

Sono i segni usuali.

In questa nota, a partire dalla prefazione del Card. Silvio
Piovanelli, si ribadisce spesso che l'attività dell'esorcista è
un'applicazione della Signoria di Cristo. L'esorcista, rende presente
e prolunga l'assoluta Signoria di Cristo nella Sua vittoria sulle
potenze delle tenebre. La Nota prima parte dell'esistenza della magia,
dalla sua diffusione, dalla gravità del fenomeno della magia e dello
spiritismo, poi ripropone il giudizio dottrinale della Chiesa, quindi
parla delle varie forme della magia, dalla possessione diabolica,
soffermandosi sui problemi specifici del "maleficio" e della
possessione diabolica e infine indica il senso e le condizioni
dell'intervento della Chiesa. Nel contesto della magia nera tutti
sanno che viene praticato il maleficio. Tutti sanno che esistono sette
magiche, pratiche esoteriche, riti vudù, magia nera. Anche in
televisione, in trasmissioni su questo tema, hanno fatto vedere i
rituali, le pratiche, i simboli, le riunioni, le bambole piene di
spilli, ecc. Il mercato di maghi, fattucchiere, occultisti,
l'industria del magico fattura miliardi ed ha clienti numerosi. Verso
questi argomenti si nota però una prevenzione strana. Si può e si deve
discutere sull'efficacia concreta di queste pratiche di magia nera, ma
non si può discutere sul fatto che ci siano persone che tentano di
fare del male agli altri, attraverso pratiche occulte. S. Tommaso
d'Aquino, annovera il maleficio (una forma particolare di magia nera
finalizzata a nuocere al prossimo) tra i peccati mortali (S. Th., II-
II, q.76, a.3) spiega che cos'è e ne indica anche le caratteristiche.
Il Catechismo della Chiesa Cattolica parla di pratiche magiche che si
accompagnano all'intenzione di nuocere agli altri (n.2117). Il Rituale
degli esorcismi della Chiesa Cattolica ne parla da sempre e contiene
preghiere specifiche per affrontare questi casi. Anche la Chiesa greco
ortodossa ha una preghiera specifica per questo tipo di liberazione.
Perché allora tutte queste difficoltà, perché tante perplessità?
Perché questa freddezza nei riguardi dell'azione straordinaria del
maligno? Eppure nel Vangelo si parla dell'azione del demonio e di Gesù
stesso che fa molti esorcismi. Quindi la Chiesa non fa altro che
prolungare ed attualizzare quello che faceva Gesù. Perché invece,
oggi, c'è tutta questa prevenzione? Non sarà forse conseguenza della
generale crisi che abbiamo attraversato?

Noi abbiamo avuto una scia di teologi che si sono avventurati in
troppe negazioni. Quando Gesù scaccia i demoni, dicono che si tratta
solo di un modo di dire dell'evangelista per mettere in evidenza la
potenza di Cristo!! Se Cristo è potente, contro chi sarebbe potente?
Non è logico dover quindi concepire anche l'avversario? In un convegno
di sacerdoti, dopo che ebbi esposto i passi del Vangelo dove Gesù
scaccia i demoni, un sacerdote chiese la parola e mi apostrofò
dicendo: "Si, lei ha citato il Vangelo ma non l'ha interpretato bene.
Il Vangelo è un'espressione continua di parabole. Sono tutte parabole.
Gesù ha sempre insegnato per parabole". Questa convinzione è proprio
deviante, se non eretica. Quando Gesù vuole usare una parabola, il
Vangelo lo dice chiaramente. "Gesù riferì loro questa
parabola" (Mt13,3.24.31.33.51; 21,33; 22,1-14). Mentre il Vangelo
distingue nettamente fatti storici realmente accaduti (Ma 2,1;
3,1-12), le guarigioni (Mt 8,1-16; 9,1-8; 12,9-14), gli insegnamenti
(Mt 5,1-48; 10,5-32; 11,1), i rimproveri (Mt 11,20-24; 23,13-30), gli
esorcismi (Mt 8,28-34; 9,32-34; 17,14-21), distinguendoli dalle
guarigioni (Mt 4,24). Quando scaccia i demoni non si tratta di una
parabola, ma di una realtà. Non ha combattuto un fantasma, ma una
realtà, altrimenti si sarebbe trattato di una farsa. Tanti santi hanno
combattuto col demonio (si pensi a Padre Pio), tanti santi sono stati
tentati dal demonio, si pensi anche alle esperienze in tal senso dei
Padri del Deserto, tanti santi hanno operato esorcismi: allora
sarebbero stati tutti falsi, tutti nevrotici? Come si fa a non
credere? Qualche altro teologo o biblista afferma: "Gesù con la sua
risurrezione ha vinto tutto, ha vinto anche il demonio". Si ha vinto
ma questa vittoria si deve applicare e deve essere incarnata nella
vita di ognuno di noi e l'azione del demonio non è stata completamente
annullata. Il demonio non è stato distrutto. Il Vangelo dice che il
demonio esiste e che ha tentato persino Cristo. Gesù ci ha dato le
armi, anche a noi, per vincerlo. Il Demonio può ancora tentarci, tutti
possiamo essere tentati, come dimostra la preghiera contro il maligno
che Gesù stesso ci ha insegnato, nel Padre nostro. Fino al Vaticano II
al termine della messa si diceva la preghiera a S. Michele Arcangelo,
il piccolo esorcismo composto da Papa Leone XIII e si leggeva il
Prologo del Vangelo di S. Giovanni proprio in chiave liberatoria.

Padre Cipriano, ho qui un resoconto un po' desolante fatto da una
rivista sulla situazione esorcistica. Glielo leggo e poi lei mi dice
che ne pensa, se è d'accordo, oppure intende correggere qualcosa.
"Nella formazione dei sacerdoti non c'è nulla che riguarda questo
tema. Non è questa una conseguenza della debolezza teologica di certe
posizioni che circolano nella Chiesa da circa 20-30 anni? Una buona
quantità del clero non crede più agli esorcismi. Ci sono interi
episcopati contrari agli esorcismi. Ci sono nazioni completamente
prive d'esorcisti come la Germania, l'Austria, la Svizzera, la Spagna
e il Portogallo. Una carenza spaventosa. Prima che uscisse questo
Nuovo Rituale, l'episcopato tedesco ha scritto una lettera al
Cardinale Ratzinger in cui affermava che non occorreva un nuovo
Rituale, perché non si dovevano più fare gli esorcismi. Le edizioni
Piemme hanno pubblicato il libro scritto dal più noto esorcista
francese, Isidoro Froc, dal titolo "Gli esorcisti, chi sono e cosa
fanno", scritto per incarico della Conferenza episcopale francese.
L'autore ha più volte ribadito alla televisione francese di non avere
mai fatto esorcismi e che mai li farà. Su un centinaio d'esorcisti
francesi solo cinque credono all'esistenza del demonio, tutti gli
altri mandano che si rivolge a loro solo agli psichiatri. Ci sono
tantissimi vescovi e cardinali che appena nominati in una diocesi
hanno tolto a tutti gli esorcisti, la facoltà di esercitare. Ci sono
Vescovi che sostengono apertamente: "Io non ci credo. Sono cose del
passato".
Su questa situazione c'è stata, purtroppo l'influenza perniciosissima
di certi biblisti. Il rituale esorcistico va corretto, non rifatto.
Questa mentalità che è da buttare via tutto quello che c'era nel
passato e bisogna rifare tutto daccapo è segno della crisi che
attraversa alcuni settori del mondo cattolico "Intervista a Padre
Gabriele Amorth, 30 giorni, giugno 2001, n.6., p.31-33).
Oggi sembra che l'atteggiamento della Chiesa di fronte all'opera di
satana nel mondo, sia quello del pudore: si vergogna di ammettere
questa realtà. Dagli anni Cinquanta in poi la religiosità tradizionale
in Italia ha subito un pauroso crollo con infinite emorragie da ogni
parte: nel clero, nel costume, nella pratica religiosa, nella forza
delle strutture. C'è uno sforzo generoso, specialmente da parte
dell'episcopato di recuperare le perdite cercando di migliorare
l'immagine della Chiesa con una presentazione, del suo messaggio e
della sua vita, più moderna ed aggiornata: si direbbe che si sta
facendo un abitino nuovo per presentarsi alla società d'oggi. /.../
Dover ammettere che satana opera ancora oggi nella comunità dei
credenti, come ha detto ripetutamente anche l'attuale Pontefice, dover
ammettere che bisognerebbe nominare qualche esorcista, a qualcuno
sembra che è come buttare una macchia nera da medioevo retrivo su un
vestito bianco e pulito. Una macchia scura su un vestito moderno. Ci
si è voluti dare a tutti i costi un'immagine di modernità secondo i
pregiudizi di moda: questo vestito moderno non ammette macchie oscure
o presunte tali. I Vescovi che accettano di nominare esorcisti, lo
fanno con precise condizioni, che espongo con delicata ironia:
1) l'esorcista rimanga e operi discretamente nascosto dietro un sicuro
paravento;
2) sia gratificato dalla diffidenza e, in qualche caso, dal disprezzo
dei confratelli, cosicché non comprometta la categoria;
3) a chi, a lungo, con impegno, ha fatto l'esorcista, sia vietato,
anche se capace, l'accesso a posti di un certo rilievo. Perché il
metterlo in un posto importante, renderebbe più vistosa la macchia
oscura sul vestito moderno" (Raul Salvucci, Indicazioni pastorali di
un esorcista. Editrice Ancora, Milano, 1995, pp. 33-34).

Confermo sostanzialmente quest'esposizione fatta da Padre Amorth e da
Padre Raul Salvucci. Molti sacerdoti non credono più a questa realtà
attestata dal Vangelo, ribadita da Magistero della Chiesa e
testimoniata nella vita di tutti i santi e sante della Chiesa.

Come ha iniziato, come si è accorto di questa vocazione?

Me ne sono accorto, quasi per caso. Non avevo mai pensato a
quest'attività, a questo apostolato. Ero in provincia di Avellino,
come rettore di un nostro seminario a Gesualdo. Il 07/12/1952, di
pomeriggio, bussano alla porta del convento alcune persone. Non andò
ad aprire il portinaio e ci andai io. Vidi tre persone, di cui una
donna tutta attorcigliata in uno scialle di lana, e due uomini di cui
uno era il cognato e l'altro il fratello (in seguito scoprii che
proprio quel cognato era l'autore del male verso quella donna). Ho
chiesto loro cosa desiderassero. Siccome sembravano dei poveri ho
subito chiesto se volessero mangiare qualcosa, ma nessuno rispondeva.
Allora, per rompere il silenzio, a quella donna che aveva degli
occhiacci fuori dalle orbite (degli occhi molto strani) chiesi come si
chiamasse. Stranamente mi rispose la voce di un uomo, ed esultando, mi
disse: "Mi chiamo diavolo!". Ebbi qualche attimo di brivido, poi mi
ripresi subito e quasi scherzando, mi presentai e dissi: "Tanto
piacere, tu ti chiami "diavolo" ed io mi chiamo Padre Cipriano". Siamo
stati per un'ora a parlare di tante cose, ma avevo capito che mi
trovavo davanti ad un fatto strano, una cosa nuova. Ne parlai al mio
superiore ma lui non volle interessarsene, e mi ingiunse di
occuparmene io, perché lui aveva paura. Presi l'iniziativa di andare a
parlare con l'allora Vescovo d'Avellino. Mons. Gioacchino Pelicini il
quale mi autorizzò a portare avanti quella battaglia.
Questo caso mi impegnò per tre anni e in quei tre primi anni di questa
attività ho imparato tante cose, ho visto anche tanti inganni, sono
stato anche vittima d'inganni, data la mia inesperienza. Per
affrontare questo caso ebbi l'aiuto spirituale di Padre Pio al quale
io mi rivolsi. Egli mi fece sapere che avrebbe pregato perché non mi
stancassi. La lotta col demonio, infatti, è dura e lunga e
naturalmente stanca. Grazie a Dio fino ad oggi non mi sono mai
stancato.
Padre Pio ha sempre combattuto col diavolo, sin dall'inizio, e con la
preghiera e la sua benedizione lo ha scacciato e colpito, ma ne ha
ricevuto anche tanti "disturbi".
Il diavolo ha l'abitudine di vendicarsi! Ma l'importante è sapere
quali armi usare quando ci si trova, con certezza, dinanzi ad
offensive e strategie maligne.

Padre, in questi 50 anni di servizio, quali sono stati i casi più
difficili, quelli che l'hanno colpita di più?

Ce ne sono tanti, ed ogni caso ha avuto la sua sfaccettatura, la sua
singolarità. Ho imparato molto da questa lunga battaglia col demonio:
la sua subdola cattiveria, le sua sottili astuzie, le preghiere che
più gli danno fastidio e quelle che più odia; qual'è il tipo di vita
più efficace per il sacerdote esorcista. Tutti i casi certi che ho
affrontato sono documentati in un libro che sto finendo di scrivere e
che presto verrà pubblicato. Racconterò le cose più essenziali: c'è
una parte dottrinale (l'ecclesiologia, cosa insegna la Chiesa, cosa
credere) e una parte operativa (come operare, cosa utilizzare, ecc.).

In che modo lei opera il discernimento? Come fa a distinguere i casi
di persone disturbate dal demonio, da quelle che hanno solo disturbi
psichici o psichiatrici?

Normalmente, noi esorcisti usiamo questo metodo: quando c'è un caso
dubbio si fa l'esorcismo e l'esorcismo ha anche valore terapeutico.
Nel nuovo rituale però si trova la proibizione di fare l'esorcismo se
non si è certi della presenza del demonio. Noi non abbiamo accettato
di buon grado questa proibizione. In ultima istanza per verificare se
c'è presenza demoniaca, si fa la verifica proprio con l'esorcismo, con
la formula che si trova nel rituale. Pur rimanendo dell'idea che
l'esorcismo ha valore terapeutico, per obbedienza alla Chiesa mi servo
di altre preghiere per vedere se c'è l'azione o meno in questo senso.
Comincio sempre col segno della croce, l'imposizione delle mani sulla
testa e una preghiera alla Madonna, possibilmente in comune con i
parenti o l'interessato, poi altre preghiere, e se è il caso concludo
con l'esorcismo.

Padre, in tutti questi mercoledì che sono venuto qui a San Severo ad
aiutarla, ho notato che Lei spesso prega in silenzio su queste
persone.

So, per esperienza, che la preghiera silenziosa da molto fastidio
all'avversario. Più di una volta, mi sono sentito dire: "Perché non
parli?". Ma io non ascolto ciò che viene dallo spirito della
menzogna.

Padre Lei ha parlato dell'imposizione delle mani solo sulla testa,
perché evidentemente Lei pensa o sa che ci sono degli abusi con questa
"imposizione delle mani"?

Purtroppo per esperienza so che molti sacerdoti toccano dappertutto il
corpo della persona. Questa non è mai stata la prassi di noi
esorcisti. Nella nostra esperienza, mai è stato approvato un metodo
del genere. Tutt'al più si tocca con un crocefisso, con un oggetto
sacro, però non con le mani dappertutto, specialmente se si tratta di
donne e questo per motivi di prudenza.

Il mercoledì, quando preghiamo insieme per questi particolari tipi di
"ammalati", Lei prima prega nella stanzetta sulla persona, se si
accorge che effettivamente è un caso serio, lo rimanda alla
celebrazione della Messa che si svolge sempre a porte chiuse e solo
con le persone che Lei autorizza, per motivi di prudenza. Perché fa
così?

La partecipazione alla S. Messa è il più grande tormento che si può
dare allo spirito maligno. La S. Messa, in un certo senso, è il primo
e il più potente e fondamentale... esorcismo!

Nei tanti mercoledì che sono stato con Lei, ho visto persone che
tornano tante volte, qualcuno è in cura da anni. Come mai, a volte, la
"terapia" è così lunga?.

Dipende dalla profondità del male, da quanto è radicato, da quanto la
persona collabora, ecc. Si tenga conto che sempre la cura di questi
casi introduce e promuove un vero cammino di fede, nel quale la
persona cresce e si fortifica nella fede e questo coinvolge anche i
parenti e gli amici che accompagnano il "paziente". La durata è dovuta
al tempo necessario per avere persone robuste e mature nella fede.

Lei giustamente, invita tutte le persone a confessarsi, ad andare a
Messa, a pregare il S. Rosario, ecc. perché senza un loro
coinvolgimento, senza una qualche partecipazione da parte loro non si
danno guarigioni magiche. L'esorcismo non può essere pensato come uno
strumento magico. La "lungaggine" può essere dipesa anche dal fatto
che loro non collaborino con la Grazia? Mi sono accorto che alcuni di
loro sono incostanti, negligenti, anzi cercano di tenersi lontano
dalla grazia, per cui Lei deve faticare di più. Allora, in qualche
caso di ritardo nella guarigione, si può pensare anche a delle
negligenze da parte degli "ammalati"?

Certo, io chiedo sempre una qualche collaborazione sia
dell'interessato che dei parenti. Se le persone sono nel peccato o
vogliono rimanere nel peccato, è inutile che mi vengano a dire o a
chiedere una benedizione o un esorcismo perché non ha senso. Per prima
cosa bisogna mettersi in grazia di Dio e quindi innanzitutto una buona
confessione.

Padre Lei ha conosciuto personalmente Padre Pio?

Certo. Sin dal primo caso che ho avuto, pensai di portarlo da Padre
Pio e lui, scherzosamente mi rispose: "Ho già tanti diavoli attorno,
pure questo mi vuoi portare? Pregherò per te in modo che tu non ti
stanchi mai". Quando, durante un esorcismo, mi fu detto che in un
paziente c'erano quattro spiriti maligni (cfr: Mc 5,8-10) mandai un
mio confratello a San Giovanni Rotondo per chiedere a Padre Pio,
quando mi sarei sbrigato con quel caso. Padre Pio mi rispose con
queste testuali parole: "Di a Padre Cipriano che non sono quattro, ma
è uno solo il vero diavolo, che fa quattro voci!". Il demonio mira a
ingannare il sacerdote, gli interessati e pure gli altri che stanno
attorno. Invece in questi lunghi anni, ho curato una diecina di veri
grossi casi, cioè di possessioni, che spesso mi hanno portato via
anche degli anni. C'è stato il caso di una ragazza che è durato dieci
anni. Una ragazza che, a prova fatta, era posseduta da dodici spiriti
maligni che sono usciti, man mano, a forza di preghiere ripetute.

Nella preghiera del Mercoledì, nella Chiesetta di S. Matteo, a San
Severo, ho visto alcuni ammalati che a volte sono più calmi, a volte
invece sono proprio furiosi e cercano spesso di aggredirla anche
fisicamente oltre ad insultarla e disturbarla durante la Messa.

Quella è una tecnica. Il fatto di presentarsi un giorno calmi e un
altro giorno furiosi è perché cercano di ingannare il sacerdote il
quale vedendo che la persona sta calma, può pensare che la vittoria
sia prossima e quindi rallentare il ritmo delle preghiere. Invece non
bisogna mai farsi illudere, perché il demonio muove guerra ed usa
tutte le armi.

Quando Lei è certo che una persona è stata liberata definitivamente?

In genere si vede che non reagisce più alle preghiere, che ha
intrapreso una ricca e convinta vita sacramentale, ha amore alla
preghiera e alla Parola di Dio. Il momento della liberazione è in
genere accompagnato con un segno esterno, come potrebbe essere anche
il vomito. Ci sono casi in cui la persona ha espulso materiale che ho
fatto esaminare da medici e istopatologi. Mi hanno risposto che non si
trattava di cose del corpo umano ma che erano pelli di lucertola, di
rospi, ecc.

Padre, quali sono le più importanti differenze tra questo nuovo
rituale per l'esorcismo e il rituale romano classico?

La parte dottrinale è la stessa. E' nella parte pratica che ci sono
delle differenze. Sono state tolte tante preghiere importanti che la
nostra esperienza ci ha confermato essere molto efficaci e sono state
tolte le invocazioni alla Madonna. Ricordiamo comunque che, in ultima
istanza, quello che è decisiva è la santità della persona, la
ricchezza di grazia personale.

Io so però che il Card. Medina, Prefetto della Congregazione per il
Culto Divino, a questo nuovo rituale ha aggiunto una notificazione in
cui si afferma che gli esorcisti non sono obbligati a usare solo
questo nuovo rituale ma, se vogliono, possono utilizzare anche il
vecchio rituale facendo una richiesta al Vescovo. Il Vescovo chiede
l'autorizzazione alla Congregazione che la concede senza difficoltà.
Così grazie a questo cardinale c'è una scialuppa di salvataggio.

La Scuola per esorcisti ha anche il compito di far studiare la storia
del fenomeno e la storia dei vari strumenti messi a disposizione dalla
Chiesa, nelle varie epoche, per combattere il male. Io credo che oggi
i Vescovi abbiano difficoltà a nominare esorcisti, anche perché non è
facile trovare sacerdoti e religiosi disponibili per questo compito.
Forse non è neanche facile trovare persone che abbiano tutti i
requisiti previsti dal Diritto canonico.

Quanti esorcisti ci sono in Italia?

Ma io non credo che ce ne siano tanti: c'è qualcuno che parla di
duecento, trecento, ma io non ci credo. In teoria in ogni Diocesi ci
dovrebbe essere un esorcista, ma in pratica questo non accade.
Sicuramente nominati ufficialmente dai Vescovi dovremmo essere
un'ottantina.

Quali sono, secondo Lei, i maggiori abusi che avvengono in questo
campo?

Per esorcista bisogna intendere solo il sacerdote autorizzato dal
proprio Vescovo. I sacerdoti non devono servirsi di presunti sensitivi
che credono di avere poteri superiori a quelli del prete o addirittura
del Vescovo. Bisogna evitare l'abuso dei sacramentali: mettere il sale
in ogni angolo della casa, ungere tutte le mura con olio benedetto,
oppure usare acqua santa prelevata da...sette chiese!!! Si può cadere
in un uso superstizioso dei sacramentali. Quindi innanzitutto uso
corretto dei sacramentali e mai mettere al primo posto i sacramentali,
al di sopra cioè dei sacramenti. E' una cosa ridicola.

E' prima il sacerdote che deve fare una valutazione su questi casi e
poi, se lo ritiene opportuno, manda dallo psichiatra oppure Lei pensa
che bisogna mandare prima la persona dallo psichiatra e poi è lo
psichiatra che, eventualmente, lo manda dal prete?

Il sacerdote, quando gli viene presentato uno di questi possibili
casi, fa la sua benedizione e le sue preghiere. Se poi vede,
onestamente, che c'è qualcosa di patologico allora manda dallo
psichiatra. Il sacerdote stesso chiede la collaborazione, quando è
necessaria. Il sacerdote deve dire, onestamente: "fin qua posso;
questo altro fenomeno è competenza del neurologo, del medico o dello
psichiatra". Dunque viene prima il sacerdote, con i suoi mezzi, con la
preghiera, con le sue benedizioni i suoi sacramenti, e il suo ufficio
specifico, se poi nonostante tutto il disturbo continua o si manifesta
come non di competenza dell'esorcista, allora si manda la persona dal
medico competente.

a cura di don Guglielmo Fichera

Da nn.2 e 3 del 2002 (per maggiori informazioni cliccare sul logo).
Pubblicato da "Profezie per il Terzo Millennio" su autorizzazione del
direttore di redazione di "Fede e Cultura", don Guglielmo Fichera.


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