La preghiera di liberazione
Padre Matteo La Grua
INTRODUZIONE
« Quali sono oggi i bisogni maggiori della Chiesa? Non vi stupisca
come semplicistica, o addirittura come superstiziosa e irreale, la
nostra risposta: uno dei bisogni maggiori è la difesa da quel male che
chiamiamo demonio» (Paolo VI, Disc. 15-11-1975).
Oggi il diavolo è tornato alla ribalta, non solo sugli schermi della
televisione e sui rotocalchi - il che si può spiegare con l'accentuato
gusto del pubblico per il sensazionale ed occulto - a prescindere che
vi si creda o no - ma anche è tornato alla ribalta nei discorsi dei
Pontefici, prima di Paolo VI e oggi di Giovanni Paolo II il che può
trovare spiegazione nella preoccupazione dei supremi garanti della
sana dottrina della Chiesa di riaffermare una verità messa troppo
facilmente in discussione, anche in campo cattolico, e di additare a
tutti, credenti o non credenti, l'agente occulto che sta dietro il
male organizzato del mondo.
È indubbio merito dei Movimenti carismatici postconciliari, e tra di
essi, in Italia, del Rinnovamento nello Spirito, avere attirato
l'attenzione sulla presenza attiva del diavolo nel
mondo di oggi proprio in un tempo in cui quasi nessuno prende sul
serio le sue manifestazioni, e «una teologia razionalista e
riduzionista - come dice il Card. Ratzinger nella presentazione del
più recente libro del Card. Suenens - riduce il demonio e il mondo
degli spiriti cattivi a una semplice etichetta che copre tutto ciò che
minaccia l'uomo nella sua subbiettività » (L. J. Suenens, Rinnovamento
e potenze delle tenebre, EP. 1982, p. 5).
Si direbbe che lo Spirito Buono abbia sensibilizzato alla presenza
dello spirito cattivo, e che l'esperienza delle cose di Dio abbia
portato a cogliere la realtà delle cose del maligno.
La presa di coscienza della pericolosa attività di Satana da parte del
Rinnovamento ha dato origine, in seno ad esso, a preghiere di «
liberazione » , e in alcuni gruppi ha fatto sorgere veri e propri
ministeri di liberazione, i quali, se da una parte hanno alleviato
molte sofferenze, d'altra parte hanno esposto ed espongono il
Rinnovamento a serie critiche e le persone interessate a veri
pericoli.
I pericoli sono su per giù quelli denunziati dal Card. Suenens nel
suddetto libro (p. 108): pericoli per il paziente che potrebbe essere
traumatizzato dalla sua stessa immagine di « vittima di influenze
malefiche che sfuggono alla sua responsabilità » , o potrebbe sentirsi
dispensato da una « ascesi faticosa » personale, per evadere dalla sua
situazione attraverso un mezzo più rapido e tutto esteriore; pericoli
per l'operatore che potrebbe subire un danno dall'impatto improvviso
con forze spirituali esplosive, quando non vi sia preparato.
Ne va taciuto il pericolo, facile a verificarsi, di invadere il campo
riservato alla Gerarchia, quando dalla semplice preghiera di
liberazione si dovesse passare a veri e propri esorcismi, ancora una
volta proibiti dalla nuova legislazione ecclesiastica (Can. 1172,
C.J.C.), mettendosi, così, fuori dalla mens e dalla disciplina della
Chiesa.
La critica di maggior rilievo riguarda il fatto che, dando spazio a
questa attività, si distrae l'attenzione dei fratelli da ciò che è più
importante e caratteristico nei nostri gruppi, la preghiera di lode, e
che, parlando troppo del diavolo, si può compromettere l'equilibrio
del nostro cristianesimo, che ha al centro Cristo.
Dice il Card. Suenens, nel suo recente libro: « L 'insidia più sottile
del Maligno consiste nell'attirare l'attenzione su di lui e sulle sue
opere invece che su Gesù, Salvatore del mondo » (p. 132).
Pur avendo per scontato che « nel cuore della nostra fede non c'è la
demonologia ma il Cristo », tuttavia non « si contraddice il Vangelo
che è buona novella e messaggio liberatore » (1. c.) quando, anche con
insistenza, secondo l'insegnamento di Gesù e degli Apostoli, mettiamo
noi stessi e gli altri in guardia contro le insidie del tentatore.
Dopo tutto è anche vero quello che diceva Gide, e con lui altri, che
l'insidia più sottile di Satana consiste nell'occultare la sua
presenza e nel farci credere che non esiste, perché « non lo si serve
mai così bene che quando lo si ignora » (G. Bernanos, Satan singe de
Dieu, in Bonanno, C. Bernanos e il mistero del male, Palermo,1981, p.
46).
Quel che conta non è tanto parlare più o meno del diavolo, quanto come
se ne parla.
Noi ne parliamo nella luce di Cristo, di Colui che ci ha liberati «
dal potere delle tenebre » e ci ha fatti « figli della luce », che «
lo ha vinto » e « lo ha cacciato fuori » e ci ha insegnato come
combatterlo e come vincerlo.
Questo libro vuole anche portare un po' di luce in un campo per tanti
versi oscuro e ambiguo, e aiutare i fratelli che prestano servizio nei
gruppi di liberazione a fare opera di discernimento prima di procedere
ad una preghiera di liberazione, che potrebbe essere anche
controindicata: a discernere cioè se, come e a quali livelli opera lo
spirito del male nelle persone che vengono a noi e incolpano il
diavolo dei loro disturbi,
L 'esperienza ci insegna che un'altissima percentuale dei disturbi
attribuiti al maligno in realtà sono disturbi psicofisici dovuti a
malattie o a fattori medianici. È più saggio in questi casi smontare
le idee, pacificare gli animi, fare preghiere di lode, non di
liberazione. -
Al contrario, ci sono casi in cui il nemico c'è, e abilmente si
nasconde. Allora è saggezza scovarlo e invocare la potenza di Dio
perché lo cacci; è carità curare le ferite da lui lasciate nel
fratello che soffre; è prudenza prendere tutte le precauzioni perché
il nemico non nuoccia.
Questo libro vuole essere anche di aiuto a tutti. « La nostra
battaglia infatti non è contro creature fatte di sangue e di carne...
ma contro gli spiriti del male che abitano nelle regioni celesti
» (Ef. 6,12). Una battaglia che ha, si, la prospettiva della vittoria,
ma che ci impegna seriamente nel presente finché non entreremo nella
pienezza della Resurrezione.
Il lavoro si divide in tre parti :
1) elementi dottrinali sulla natura e attività del maligno;
2) il combattimento spirituale contro il maligno;
3) la pratica della liberazione e preghiere di liberazione.
Padre MATTEO
I. IL MALIGNO
« Tutto il mondo giace sotto il potere del Maligno » (1 Gv. 5,19).
Al centro della nostra fede c'è Gesù, Figlio di Dio, inviato dal Padre
« per la nostra salvezza ». Egli riempie di Sè tutta la Rivelazione, e
riempie anche tutta la nostra vita.
Egli è venuto « per distruggere le opere del diavolo » (1 Gv. 3,8) e
liberare l'uomo dalla sua schiavitù, trasferendolo dal regno delle
tenebre al regno della luce.
Questa opera di sgretolamento e di liberazione continuerà
incessantemente fino alla sua seconda venuta, quando « restituirà il
regno a Dio Padre » (1 Cor. 15,24). Nel tempo intermedio tra la prima
e la seconda venuta, il Nemico, « sapendo che poco tempo gli resta
» (Ap. 12,12), lotta per contrastare a Cristo il possesso degli uomini
e ostacolare il suo piano di salvezza.
Dovendo parlare di questa lotta e della liberazione che Cristo ancora
compie nella sua Chiesa, è pur necessario parlare con chiarezza di
questo nemico.
Se parlarne molto è un male, perché non può stare mai al centro della
nostra attenzione, non parlarne affatto, quasi ad ignorarlo, o
parlarne superficialmente, quasi a sottovalutarlo, è un male maggiore,
per il pericolo a cui si va incontro, trattandosi di un nemico che ci
gira attorno per divorarci, e contro cui ci si dice di stare in
guardia (cfr. 1 Pt. 5,8).
Ne trattiamo, tenendo « gli occhi fissi su Gesù » (Ebr. 12,2), nella
certezza che Egli « lo ha vinto » (Lc. 11,22), « lo ha gettato fuori
» (Vv. 12,31), e che anche noi lo vinceremo e siederemo con Lui sul
suo trono (cfr. Ap. 3,21).
Un discorso serio sul diavolo non è facile, perché nessuno l'ha mai
visto, essendo puro spirito. Solo alla luce della Rivelazione possiamo
entrare nel mondo delle tenebre e scoprire i lineamenti di questa
misteriosa realtà negativa, di cui avvertiamo la presenza nella nostra
vita, ma di cui ci sfugge il diretto controllo.
La Sacra Scrittura, particolarmente i Vangeli, parlano frequentemente
del Regno di Dio, ma accennano anche ad un altro Regno, quello di
Satana (Mt. 12,25-29), che coesiste con quello (Mt. 13,38) ed è
proprio di questo mondo (Lc. 4,5-6). Le Scritture parlano pure,
doviziosamente e in tutti i toni, della Potenza di Dio; ma accennano
anche ad un'altra Potenza, quella delle tenebre. Non la mettono
evidentemente sullo stesso piano, perché - è bene sottolinearlo contro
ogni risorgente manicheismo - Dio è l'unico principio da cui tutto
procede e a cui tutto è sottomesso, ma la presentano tuttavia come una
« Potenza » , una Potenza tremendamente attiva nella scena di questo
mondo.
È Gesù stesso che rivela questa Potenza. Rivolto ai soldati che erano
venuti a catturarlo nell'Orto degli ulivi, dice: « Sono stato con voi
ogni giorno nel tempio e non avete steso le mani contro di me, ma
questa è la vostra ora, è la Potenza delle tenebre » (Lc. 22,53).
Paolo, raccontando l'apparizione di Gesù sulla via di Damasco, mette
in bocca a Lui queste parole: « lo sono Gesù... ti mando ad aprire gli
occhi ai pagani, perché passino dalle tenebre alla luce, dal potere di
Satana a Dio » (At. 26,15-17); e nella lettera ai Colossesi benedice
Dio « che ci ha liberati dal potere delle tenebre » (Col. 1,13).
Giovanni, poi, afferma: « Tutto il mondo giace sotto la potenza del
maligno » (1 Gv. 5,19).
1. Il nome
A questa potenza che sta al centro del « Mysterium iniquitatis », (2
Ts. 2,3-12) - che è quasi in opposizione al « Mysterium salutis » (Ef.
3,3-5; 1 Pt. 1,10) - le Scritture si interessano con nomi o
appellativi diversi, secondo l'angolo visuale da cui la guardano; ma,
in ogni caso, si tratta di una potenza malvagia, pericolosa, contro
cui l'uomo deve combattere per non soccombere.
Questa potenza si accentra in un capo che viene chiamato: Diavolo - Il
termine, da diaballein (greco), mettere per traverso indica un «
ostacolo », un « avversario », uno che si mette di mezzo per impedire
il passaggio e che trae fuori strada.
Con il significato di ingannatore e calunniatore lo troviamo 6 volte
nel V.T. e 36 volte nel N.T.
Satana -Il termine Shatan in ebraico corrisponde, nella radice e nel
significato, al greco « diabolos ». Nel senso di « avversario » è
menzionato 13 volte nel V.T. , e 34 volte (nella forma greca, Satanas)
nel N.T.
Viene presentato come un essere che fa male, « inganna », « seduce »,
« tenta » e « accusa » gli uomini al tribunale di Dio. Nel N.T. è
presentato come « antagonista » di Cristo. Gesù lo chiama « Principe
di questo mondo » (Gv. 14,30; 16,11), e Paolo anche « Dio di questo
mondo » (2 Cor. 4,4).
Con altro nome è chiamato Beelzebul) cioè « principe dei baal o dei
demoni » , 6 volte nei Sinottici.
Nemico è chiamato semplicemente nella parabola della zizzania (Mt.
13,28).
Il Tentatore nelle tentazioni di Gesù nel deserto (Mt. 4,3).
Maligno il malvagio per antonomasia, colui che assomma in se ogni
male, è chiamato 5 volte nella 1 Lettera di Giovanni.
Tutti questi nomi sono al singolare) e ricorrono sempre in un contesto
di peccato o induzione al peccato, di errore e deviazione dalla
verità, di rovina o male spirituale per l'uomo.
Attorno a Satana, come attorno a un capo, troviamo una pluralità di
esseri, chiamati demoni o spiriti.
Demonio è un termine che può significare « ispiratore » o « istigatore
» , e richiama il daimon dei greci ( come la « voce » di Socrate), o
il genius dei latini, non in senso buono e creativo, ma in senso
deteriore e distruttivo.
Ricorre 17 volte al singolare e una volta al plurale nel V.T.; 7 volte
al plurale, e 69 volte al singolare nel N.T. Il singolare è partitivo,
cioè « uno » dei demoni. Qualche volta è assunto come sinonimo di
diavolo.
I demoni appaiono come esseri intelligenti, ministri di Satana nel
procurare il male, ma a volte sembrano personificazioni del male
stesso che procurano.
Spirito cattivo è un altro termine per designare un emissario di
Satana. A volte è presentato come un messaggero di Dio, come lo
spirito cattivo inviato da Dio su Abimelek (Gdc. 9,23) e su Saul (1
Sam. 16,14-23; 18,10; 19,9). A volte si identifica con un male
specifico, come lo spirito di menzogna sulla bocca dei falsi profeti
(1 Re, 22,23; 1 Cr. 18,20-22), lo spirito di fornicazione o
prostituzione (Os. 12,2-4), lo spirito di errore (1 Gv. 4,3,6).
Nel N. T. troviamo spesso lo spirito immondo o impuro (pneuma
akàtarton) al singolare o al plurale, e lo spirito maligno (pneuma
poneron) .Marco ci parla di uno spirito sordo e muto, perché legava
bocca e orecchi dell'ossesso, (7,31; 9,16), e Luca di uno spirito di
infermità con cui Satana aveva legato per diciotto anni la donna
ricurva (Lc. 13,16).
Demoni e spiriti vengono menzionati nel N.T. quasi sempre in un
contesto di male fisico, sono cioè legati a malattie neuropsichiche e
fisiche, e sono oggetto delle numerose liberazioni di Gesù.
2. Esistenza e personalità
Il diavolo e i demoni, di cui parlano le Scritture, sono esseri reali
o simbolici? Hanno una esistenza propria e autonoma, oppure sono la
personificazione del male che, a diversi livelli, è fuori di noi, o
anche la proiezione del disordine, della concupiscenza profonda che è
dentro di noi?
Non può darsi che questi demoni siano in realtà i nostri vizi, e
questi spiriti siano le tendenze cattive o anche gli influssi negativi
che noi proiettiamo o recepiamo dagli altri, e non hanno una esistenza
propria?
Il credente non può nutrire alcun dubbio che il diavolo sia una realtà
concreta, un essere personale, dotato di intelligenza e volontà, e che
i demoni siano anche delle realtà concrete e non simboliche, una
pluralità intelligente che con Satana, potenza singolare,
costituiscono un tutt'uno, cioè il regno del male.
A questa conclusione si viene innanzi tutto dall'esame dei testi, che
escludono ogni demitizzazione.
Gesù nel deserto non si incontra con un personaggio mitico, ma con un
personaggio reale. Egli ha la coscienza di opporsi ad una potenza
malvagia, che vuole sviarlo dalla sua missione, che batte in ritirata,
ma tornerà (Lc. 4,13).
A Pietro, prima della passione, Gesù dice: « Simone, Simone, ecco
Satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per
te... » (Lc. 22,31). Purtroppo la preghiera di Gesù che raggiunge
Pietro non raggiunge « il figlio della perdizione »; e « Satana entrò
in lui » (Gv. 13,27) per compiere, attraverso il suo tradimento, il
deicidio, nella illusione di frustrare il piano della salvezza.
Per Paolo il diavolo è un essere personale. Nella seconda ai Corinti
egli parla delle « macchinazioni di Satana » (2 Cor. 2,18), e dice di
stare attenti perché talvolta « si maschera da angelo di luce » (2
Cor. 11,14) per ingannare. In Efesini parla del « Principe delle
potenze dell'aria... che ora opera negli uomini ribelli, nel numero
dei quali eravamo anche noi un tempo, seguendo le voglie della
carne... » (Ef. 2,2-3), dove distingue nettamente il male e
l'istigatore al male, e mette costui a capo di una schiera di malvagi
esseri celesti. E prosegue ammonendo di « attingere forza nel Signore,
per potere resistere alle insidie del diavolo. La nostra battaglia
infatti è contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori di
questo mondo di tenebra, contro gli spiriti del male » (Ef. 6,10-12),
distinguendo anche qui il male e il mondo del male dai loro «
dominatori ».
Ai Tessalonicesi dice: « Per ben due volte, io Paolo, ho desiderato di
venire da voi, ma Satana me lo ha impedito » (1 Ts. 2,18), dove si
vede chiaramente che Satana è una persona.
Per altri testi paolini si veda 1 Ts. 3,5; 1 Tm. 3,7; 6,9.
Pietro, che nella casa di Cornelio, riassumendo l'opera di Gesù, dice
che « passò beneficando e risanando tutti coloro che stavano sotto il
potere del diavolo » (At. 10,38), nella sua prima Lettera ammonisce: «
Siate temperanti, vigilate. Il vostro nemico, il diavolo, come leone
ruggente va in giro » (1 Pt. 5,8).
Più chiari ancora sono i testi di Giovanni.
« Non parlerò più a lungo con voi, perché viene il principe del mondo;
egli non ha nessun potere su di me » (Gv. 14,30). Egli, « il principe
dì questo mondo è stato giudicato... e sarà gettato fuori » (Gv.
16,11; 12,3 1). Qui Satana è evidentemente una persona, l'antagonista
di Cristo.
Ai giudei « che non avevano creduto in lui » e si vantavano di avere
Abramo per padre, Gesù dice che hanno un altro padre, « avete il
diavolo per padre, e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli
è stato omicida fin dal principio e non ha perseverato nella verità
» (Gv. 8,44-45). L'allusione a Lucifero e al dramma della sua caduta è
chiara, come è chiara la contrapposizione tra due esseri personali,
Lui e il diavolo.
Questa contrapposizione è ribadita nella 1 Lettera: « Chi commette il
peccato viene dal diavolo, perché il diavolo è peccatore fin dal
principio. Ora il Figlio di Dio è apparso per distruggere le opere del
diavolo. Chiunque è nato da Dio non commette peccato », (1 Gv. 3,8-9).
Due personaggi, il Figlio di Dio e il diavolo; due figliolanze, quella
dei figli di Dio, quella dei figli del diavolo. « Da questo si
distinguono i figli di Dio dai figli del diavolo... » (1 Gv. 3,10).
Tutti i testi sono così chiari che non si può dubitare che Satana sia
una persona.
In quanto ai demoni e agli spiriti, anche se talvolta possiamo pensare
a personificazioni di mali spirituali e fisici, tuttavia da molti
testi la loro personalità è evidente.
Sono i testi in cui Cristo caccia i demoni e gli spiriti, distinguendo
bene gli indemoniati dai malati, anche quando i sintomi sono
apparentemente uguali, come nei due sordomuti di Marco, di cui uno è
ammalato e Cristo lo guarisce con la saliva (Me. 7,33-35), e l'altro è
ossesso e Cristo lo libera col comando (Mc. 9,25-26).
I demoni riconoscono Gesù, hanno paura e gridano. « Scacciò molti
demoni; ma non permetteva ai demoni di parlare, perché lo conoscevano
» (MC. 1,34); « Gli spiriti immondi, quando lo vedevano, gli si
gettavano ai piedi gridando: «Tu sei il Figlio di Dio" "» (Mc 3,11); «
Da molti uscivano demoni gridando: «Tu sei il Figlio di Dio!". Ma egli
li minacciava e non li lasciava parlare, perché sapevano che era il
Cristo » (Lc. 4,41).
A Cafarnao lo spirito immondo lo riconosce e interpella Gesù: « Che
c'entri con noi, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci! Io so chi tu
sei: il santo di Dio ». E Gesù lo sgridò: « Taci! Esci da quell'uomo
». E lo spirito immondo, straziandolo e gridando forte, uscì da lui
» (Mc. 1,34-36).
A Gadara o Gerasa lo spirito immondo ha un colloquio con Cristo; alla
domanda di Gesù: « Come ti chiami? », risponde: « Mi chiamo Legione,
perché siamo in molti ». Lo spirito, che si sente tormentato dalla sua
sola presenza, temendo di dover abbandonare quel luogo, lo scongiura:
« Mandaci da quei porci, perché entriamo in essi ». Gesù glielo
permette. « E gli spiriti immondi uscirono ed entrarono nei porci
» (Mc. 5,1-20; Mt. 8,28-34; Lc. 8,26-39).
Tutti questi atti compiuti dai demoni denotano un'attività cosciente,
propria di esseri personali.
Gesù stesso, sollevando un velo su questa attività nascosta del
demonio, ci mette a conoscenza delle sue manovre per rientrare in un
uomo da cui è uscito: « Allora dice: "Rientrerò alla mia abitazione...
va, si prende sette altri spiriti peggiori ed entra a prendervi
dimora; e la nuova condizione di quell'uomo diventa peggiore della
prima" » (Mt. 12,43-45).
In sintesi, stando ai testi della Scrittura, non possiamo minimamente
dubitare che questa Potenza malvagia, composta da Satana e dai suoi
satelliti, sia una potenza personale, singolare e multipla, dotata di
intelligenza e volontà.
Ma, al limite, non si può pensare che Gesù si sia adattato alla
mentalità del tempo, che credeva nella esistenza personale degli
spiriti cattivi, e abbia fatto sua la credenza dei rabbini che
attribuivano ai demoni le manifestazioni che chiameremmo oggi
neuropsichiche e agli spiriti immondi le malattie fisiche? Tale
adattamento o principio di accomodamento nel presente caso non corre.
Non si trattava di una credenza popolare trascurabile, su cui poteva
anche sorvolare lasciando i suoi interlocutori nella loro falsa
supposizione, ma si trattava di una verità fondamentale per la
salvezza. La missione di Gesù, quale traspariva dal Vangelo,
dall'inizio della vita pubblica fino alla morte, si basava sulla
esistenza reale e sulla nefasta attività del diavolo, che egli
personalmente affronta nel deserto, e che combatte passo passo,
smantellando l'errore, distruggendo il peccato, guarendo le malattie,
liberando gli ossessi, tutti segni del suo dominio sugli uomini.
Cristo, che era venuto a « rendere testimonianza alla verità » (Gv.
18,37) non poteva usare un linguaggio ambiguo, da cui si poteva anche
concludere per l'esistenza o non esistenza reale del nemico, data
l'importanza che la sua esistenza effettiva e personale ha
nell'economia della salvezza.
Troppo spazio nel Vangelo, e in genere nella Rivelazione del N.T.,
viene riservato al diavolo per poter dubitare sulla realtà della sua
persona, che rientra perciò, sia pure come punto nero, nel messaggio
della salvezza.
L'insegnamento dei Padri, rispecchia, fin dall'inizio, l'insegnamento
di Cristo e degli Apostoli.
« Cristo - dice Ireneo - ricapitolando tutte le cose in se stesso, ha
ricapitolato anche la guerra contro il nostro nemico: ha provocato e
vinto colui che all'inizio in Adamo ci fece schiavi, e ha calpestato
il suo capo... Dopo averlo vinto, lo sottomise all'uomo, dicendo: «
Ecco, io vi do il potere di camminare sopra i serpenti e gli scorpioni
e sopra qualunque potenza del nemico », affinché, come dominò
sull'uomo per mezzo dell'apostasia, così la sua apostasia sia a sua
volta annientata per mezzo dell'uomo che ritorna a Dio » (S. Ireneo,
Contro le eresie, Jaca Book, Milano, 1981, V, 21,1; 24,4, pp.
450-457).
Lo stesso Ireneo attribuisce tutte le eresie al Diavolo, e chiama gli
eretici « inviati di nascosto da Satana per corrompere la fede
» (o.c., 111, 16,1, p. 263).
Il diavolo, vinto, cerca ancora di insidiare l'uomo. « Il diavolo va
da tutti i servi di Dio, per provarli - dice Erma -. Quelli che sono
pieni di fede gli resistono energicamente, e lui si allontana da loro
non avendo dove entrare. Allora egli va dai vani e, trovando lo
spazio, entra da loro ed agisce con questi come vuole e gli diventano
soggetti... Ma non può dominare i servi di Dio che sperano con tutto
il cuore in lui. Il diavolo può combattere, ma non può trionfare. Se
lo contrastate, vinto e scornato fuggirà da voi » (Erma, Il pastore,
12,48, Padri Apostolici, ed. Città nuova, p. 228).
A volte la lotta contro Satana si fa serrata, e bisogna stare in
guardia. S. Atanasio, nella vita di S. Antonio Abate, riporta le
parole che questi soleva dire ai suoi monaci: « Abbiamo nemici molto
potenti, molto cattivi, e ingegnosissimi, i perfidi demoni; ed è
appunto contro di loro che dobbiamo combattere » (Vita... 21, Mg.
26,837 c).
Le citazioni dai testi dei Padri potrebbero riempire interi volumi, e
la loro demonologia è molto spinta. Si confronti, ad esempio,
Tertulliano, De Baptismo, 5,34; De anima, 39,3; Apologeticus, 22;
Cipriano, De mortalitate, 4.
Il Magistero della Chiesa è pure costante. « Per ciò che concerne la
demonologia la posizione della Chiesa è chiara e ferma. E' vero che
nei secoli addietro l'esistenza di Satana e dei
demoni non è stata fatta mai oggetto di una affermazione esplicita del
suo magistero. La ragione è che la questione non fu mai posta in
questi termini: gli eretici e i fedeli, ugualmente
fondandosi sulla Scrittura, erano d'accordo nel riconoscere la loro
esistenza. Per questo oggi, quando è messa in dubbio la realtà
demoniaca, è necessario riferirsi alla fede costante e universale
della Chiesa » (Osservatore Romano, 26-6-1975).
Tuttavia c'è una dichiarazione solenne del Conc. Laterano IV (a.
1215): « Il diavolo e gli altri demoni furono creati buoni per natura
da Dio, ma essi "per sé" si sono fatti cattivi » (Denz., Ench. Symb.
1957, p. 428).
Il Concilio Vaticano II è eco fedelissima di questa costante
tradizione della Chiesa. « Tutta intera la storia umana - dice G.S. -
è pervasa da una lotta tremenda contro le potenze delle tenebre, lotta
incominciata fin dalle origini del mondo » (G.S., 37). « L'uomo
tentato dal Maligno fin dagli inizi della storia, abusò della sua
libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al
di fuori di Dio... Rifiutando di riconoscere Dio come suo principio,
l'uomo ha infranto il debito ordine in rapporto al suo ultimo fine
» (G.S., 13). « Ma Dio inviò suo Figlio nel mondo per sottrarre a suo
mezzo gli uomini al potere delle tenebre e del demonio » (Ad Gentes,
1,3). Ed effettivamente, egli « Agnello innocente, col suo sangue
sparso liberamente, ci ha strappati dalla schiavitù di Satana e del
peccato » (G.S., 22). La lotta contro « gli spiriti maligni continua e
durerà, come dice il Signore, fino all'ultimo giorno » (G.S., 37).
Dopo il Concilio Vaticano II, gli interventi dei Papi sono stati
frequenti, in parecchie allocuzioni e dichiarazioni.
Si ricordi il Credo di Paolo VI, dove il diavolo è menzionato come
essere personale, della cui esistenza il credente non può dubitare. In
un discorso del 15 nov. 1975 il Papa dice: « Sappiamo che questo
essere oscuro e conturbante esiste davvero, e che con proditoria
astuzia agisce ancora; è il nemico occulto che semina errori e
sventure nella storia umana » (Paolo VI, Encicliche e discorsi, v.
XXIII, p. 520).
Anche il Pontefice Giovanni Paolo II, in un discorso tenuto ai giovani
universitari nella Quaresima del 1980, parla del regno di Satana ben
organizzato, che si oppone al Regno di Cristo; e più recentemente, in
parecchi discorsi tenuti alle folle nell'America latina, mette in
guardia contro le insidie del nemico, affermandone non solo
l'esistenza, ma anche la funesta attività nelle cose di questo mondo.
La Liturgia, che per noi credenti esprime la fede della Chiesa - lex
precandi lex et credendi - ha ordinato riti e formule, fin
dall'antichità, per cacciare il maligno, il che non avrebbe senso se
effettivamente il maligno fosse un fantasma, e non esistesse nella
realtà. Nella liturgia della Chiesa Romana del II secolo, secondo la
Traditio apostolorum di Ippolito, i catecumeni, nelle settimane che
precedevano il conferimento del Battesimo, venivano sottoposti, ogni
giorno, a riti di esorcismo: « All'avvicinarsi del giorno in cui
dovranno ricevere il Battesimo, il vescovo li esorcizzi uno per uno
per vedere se sono puri. Chi non è buono o non è puro venga scartato,
perché non ha ascoltato con fede la parola: è impossibile difatti che
lo straniero (allotrios, spiritus alienus = demonio) si nasconda
sempre... Il sacerdote, prendendo in disparte uno per uno coloro che
devono ricevere il Battesimo, gli ordini di abiurare dicendo:
"Rinuncio a te, Satana, a tutte le tue pompe e a tutte le tue opere".
Dopo che ha abiurato, lo unga con l'olio dell'esorcismo dicendogli:
"Ogni spirito si allontani da te" » Ippolito di Roma, Tradizione
apostolica, EP. 1979, p. 79,82).
Questi esorcismi sono stati sempre in uso nella Chiesa e sono stati
conservati anche nel nuovo Rito del Battesimo sia per i bambini che
per gli adulti.
Le orazioni liturgiche nei Messali e le formule delle benedizioni nei
Rituali testimoniano il perenne sensus ecclesiae, dagli inizi fino ad
oggi. Si ricordi, di recente, la bella preghiera di Leone XIII che si
recitava alla fine della S. Messa, fino alla riforma liturgica: « S.
Michele Arcangelo, principe delle milizie celesti, rinserra
nell'inferno Satana e gli altri spiriti che per la rovina degli uomini
vanno in giro per il mondo ». E' semplicemente insulso, perciò, quanto
si auspica un teologo, citato da Serafino Falvo: « Il cristianesimo
deve eliminare dai suoi insegnamenti ogni idea relativa al demonio
come ad una realtà personale » (S. Falvo, Il Risveglio dei carismi,
EP. 1975, p. 166).
L'esperienza quotidiana conferma per il credente i dati della fede, ma
vale anche per il non credente. Il quale, se ben riflette, deve
ammettere l'esistenza di una entità maligna, intelligente, nel mondo,
o quanto meno deve porsi l'interrogativo della sua effettiva presenza
nella nostra vita.
Qui entriamo nel demoniaco in noi e nel mondo, oggi.
Certo non si può negare l'esistenza del male, a livello fisico, a
livello di aberrazione intellettuale e di aberrazione morale; a
livello individuale e a livello collettivo.
C'è una certa corrente di pensiero che spiega il male col demoniaco
che è nell'uomo. Il quale sarebbe un impulso prepotente alla
autoaffermazione che, quando è integrato nella persona, è creativo;
quando invece altera l'equilibrio dell'uomo, dà luogo, nell'individuo,
a forme di aggressività, di crudeltà, di ricerca ossessiva del sesso,
di aberrazioni morali. Quando questi impulsi disgreganti si
impossessano, per contagio, di migliaia di individui e di intere
collettività, danno luogo alle violenze, ai genocidi, alle guerre
(cfr. May Rollo, Volontà e amore, Astrolabio, Roma, 1971, pp.
125-165).
Noi crediamo invece che certe forme di violenza, certe esplosioni di
male, superano le possibilità dell'uomo, e non si possono spiegare se
non con l'intervento di forze estranee, superiori all'uomo stesso.
L'odio super-umano di razza, gli eccidi di milioni e milioni di
individui, le stragi di innocenti non si possono spiegare se non
ammettendo che ci sia uno, il quale supera l'uomo, organizza e « tira
le cordicelle » di una trama per fare scempio dell'umanità.
Dice Bernanos: « Il male non è una fatalità astratta, ma il volere di
una entità che odia l'uomo, poiché Dio lo ha creato per restaurare il
piano della creazione sconvolto dalla negazione di Lucifero. L'opera
di costui solo, nell'insieme della rivelazione biblica, trova la
spiegazione possibile e ragionevole alle difficoltà di cui soffre il
mondo »... « Chi oserebbe negare che il male non sia organizzato, un
universo più reale che quello che ci svelano i nostri sensi?... Un
regno allo stesso tempo spirituale e carnale, di una densità
prodigiosa, di una misura pressoché infinita, davanti a cui i regni
della terra rassomigliano a delle figure, a dei simboli? Un Regno a
cui non si oppone realmente che il misterioso Regno di Dio, che noi
nominiamo, senza conoscerlo e neanche concepirlo, e di cui non
pertanto attendiamo l'avvento? » (G. Bernanos, Le grandes cimitieres
sous la lune, II, p. 81, da Bonanno, George Bernanos, II, Il mistero
del male, Palermo, 1981, p. 16).
Anche nella nostra piccola vita quotidiana entra il diavolo. « Io so
che ripugna a noi tutti, più o meno, di introdurre il diavolo nella
nostra piccola vita. Noi amiamo immaginarci che le sue passioni siano
diverse da quelle nostre. La gente seria e rispettabile si rifiuta di
credere che essa condivide con questa canaglia l'uso dei sette vizi
capitali » (da Bonanno, op. cit., p. 27). Ci sono « certe forme
malefiche che non possono originarsi nelle capacità umane di peccato..
In realtà il male fatto dagli uomini sembra possedere una autonomia
troppo grande in rapporto ad essi, per cui appare evidente che gli
uomini sono condotti dal male e inghiottiti in esso. Tutte le menzogne
non hanno che un padre, e questo padre non è di qui » (Bernanos, Satan
singe de Dieu, Bonanno l. c. p. 34).
La più grande trovata del diavolo è di persuaderci che egli non esiste
- diceva Gide -. E così noi cadiamo nell'inganno, anche di fronte
all'evidenza.
Come è riprovevole l'atteggiamento di chi nega l'esistenza del diavolo
e dei demoni - atteggiamento proprio della cultura « moderna » che
rifiuta tutto ciò che non quadra con i suoi schemi mentali, e,
superbamente, impone di credere solo a ciò che può essere spiegato con
la ragione e provato con i mezzi scientifici di essa - così pure è
riprovevole e pericolosa l'ammissione di altre forze spirituali,
sconosciute al sano cristianesimo.
L'esistenza di queste forze o entità spirituali è ammessa da una
fascia di cultura che si rifà alla dottrina evoluzionistica, da «
spiritisti » e cultori di scienze esoteriche, i quali, per darsi
credito, cercano di presentare le loro « teorie » e le loro «
esperienze » in termini accettabili al pensiero moderno, e deviano
l'uomo dall'unica via di salvezza, che è Cristo Gesù, proponendo altre
vie. Contro questi affermiamo che non esistono, oltre agli angeli e ai
demoni, altre forze neutrali.
I cosiddetti « spiriti superiori », che nella loro evoluzione
avrebbero un grado di perfezione maggiore della nostra, non esistono,
o, se si presentano come tali, sono spiriti ingannevoli, camuffati da
entità di luce, e appartenenti in realtà al mondo demoniaco.
Essi, offrendo una falsa « guida », mirano a rendere gli uomini
dipendenti da loro, e i favori iniziali si mutano ben presto in una
trappola da cui difficilmente potranno liberarsi.
Pericolosa altresì la credenza diffusa nel popolino, che ammette,
oltre agli spiriti cattivi, anche gli « spiriti buoni ». Questi -
beati quelli che ce l'hanno! - aiutano, proteggono, avvisano; sono «
doni di Dio » che bisogna « conservare », o anche « sviluppare » se
disturbano la creatura! Pericolosa credenza, che, rimettendo l'uomo «
sotto gli elementi di questo mondo », crea un alone di mistero e di
paura, e alimenta un mondo di affari dominato da streghe e
fattucchieri. Bisogna far capire che questi « spiriti buoni » non
esistono, o, se esistono, sono spiriti cattivi, quando non sono parti
di fantasia o influssi malefici.
Così anche gli « spiriti dei morti », che invadono e tormentano i
viventi, non sono le « anime » dei morti, che, lasciato il corpo,
tornano a Dio, per ricevere il loro definitivo destino; ma sono: o un
« quid » lasciato dalle creature umane, che lo spirito del male può
manipolare per danneggiare l'uomo, o simulazioni create dallo stesso
spirito cattivo per ingannarci.
Con ciò non vogliamo negare che Dio possa legare, prima del giudizio
finale, le anime dei dannati a qualche luogo, dove scontano la loro
pena e sono esposte ai tormenti dei demoni; e che possa anche legare a
qualche luogo le anime purganti, « o per istruzione dei vivi, o per
l'aiuto che ne viene agli stessi defunti dai suffragi che essi
chiedono e che ricevono dalla Chiesa », come dice S. Tommaso (S.T.
Quaestio de purgatorio, app., art. 2).
3. Natura e attività
Dice Origene: « Riguardo al diavolo e ai suoi angeli e alle potenze
ostili, l'insegnamento della Chiesa ritiene che questi esseri esistono
davvero; ma come siano o come esistano non è spiegato con totale
chiarezza. L'opinione comune è comunque che il diavolo era un angelo;
e avendo apostatato, persuase il più gran numero possibile degli
angeli ad andarsene con lui; e questi, anche al giorno d'oggi, sono
chiamati i suoi angeli » (Origene, De principiis, Praef. 6, Patrologia
G., 10,119).
Questa « opinione comune » nella Chiesa è basata saldamente sulla
Rivelazione. Lasciando da parte i due testi di Isaia ed Ezechiele che
riguardano rispettivamente il re di Babilonia e il re di Tiro, ma
vengono interpretati come la caduta di Lucifero - « Come mai sei
caduto dal cielo, Lucifero, figlio dell'aurora? ... Eppure tu pensavi:
Salirò in cielo, mi farò uguale all'Altissimo. E invece sei stato
precipitato negli inferi, nelle profondità dell'abisso! » (Is.
14,12-15); « Tu eri un modello di perfezione, in Eden, giardino di
Dio. Eri come un cherubino ad ali spiegate... finché fu trovata in te
l'iniquità. Il tuo cuore si era inorgoglito per la tua bellezza... Ti
ho gettato a terra, ti ho ridotto in cenere... » (Ez. 28,12-18) -
Troviamo alcuni testi attinenti nel N.T.
Quando i settantadue discepoli tornarono da Gesù pieni di gioia,
dicendo: « Signore, anche i demoni si sottomettono a noi nel tuo nome
», egli disse: « lo vedevo Satana cadere dal cielo come la folgore »,
riferendosi certamente alla sua caduta, e attingendo quasi a un suo
ricordo personale (Lc. 10,18).
S. Pietro, nella seconda Lettera, dice: « Dio infatti non risparmiò
gli angeli che avevano peccato, ma li precipitò negli abissi tenebrosi
dell'inferno, serbandoli per il giudizio » (2 Pt. 2,4).
Nella lettera di Giuda è scritto: « Riserbò per il giudizio del gran
giorno, legati da eterne catene e immersi nelle tenebre, gli angeli
che non conservarono la loro dignità, ma abbandonarono la loro dimora
» (Gd. 6).
L'ultimo testo è quello dell'Apocalisse che descrive la guerra nel
cielo tra Michele e i suoi angeli e il Drago e i suoi angeli. Per
questi « nel cielo non vi fu più posto ». E il grande Drago, l'antico
serpente, che si chiama diavolo e Satana, il seduttore del mondo
intero, « fu precipitato sulla terra e i suoi angeli furono
precipitati con lui » (Ap. 12,7-9).
Questi testi sono eco della Tradizione che ritiene Satana un angelo
decaduto dal suo splendore iniziale; e precipitato nell'abisso per
essersi ribellato a Dio. Con lui c'è una immensa schiera di altri
spiriti che lo seguirono nella ribellione.
La storia di questi spiriti ha inizio prima del tempo umano, ma è in
relazione col mondo umano. Prima di creare l'uomo, Dio decide di
creare gli spiriti intelligenti, liberi di amarlo e di respingerlo.
Questa creazione sembra legata alla sua decisione di legarsi all'uomo,
mediante l'Incarnazione; di entrare nel mondo della materia, dello
spazio e dei tempo. La creazione degli angeli, dunque, fu orientata
fin dall'inizio verso il mondo, al cui centro c'è l'uomo, in cui il
Verbo prende carne, e, umanato, dà consistenza e significato a tutto
l'universo, compresi gli angeli.
La ribellione di Lucifero e degli angeli che lo seguirono dovette
riguardare il Verbo umanato, e il « corpo » degli uomini di cui Egli
si fece capo. Possiamo così congetturare che il peccato primordiale fu
di empietà, di falsità vitale, stando alla affermazione di Gesù in
Giovanni (Gv. 8, 44), in quanto Lucifero ambì, creatura come era, di
farsi Dio, e conseguentemente di ribellarsi al piano divino; di negare
Dio e affermare sé stesso.
Secondo la tradizione, Michele, uno dei Serafini, reagendo
subitamente, al grido « Chi è come Dio », proclama la sua fedeltà e
sottomissione al Signore e schiera dietro di sé moltitudini di angeli.
Dio interviene, e sprofonda nell'abisso Lucifero e gli altri spiriti
ribelli.
(Gesù, riferendosi a questo episodio e rifacendosi ai suoi ricordi
personali, dice: « Io vedevo Satana cadere come la folgore dal cielo
» (Lc. 10,18)). Lucifero e gli angeli ribelli vengono degradati: dal
bene passano al male. La loro relazione verso Dio creatore e verso il
mondo creato rimane, perché legata alla loro stessa creazione; però
l'amore si muta in odio, la verità si muta in falsità.
L'orientamento verso gli uomini rimane, ma non per aiutarli ed essere
ministri di bene, come nell'ordinamento primigenio, ma per
distruggerli, abbruttirli, prenderli, sconvolgendo e annullando, per
quanto loro possibile, il piano divino.
Come sabotò in cielo il piano di Dio, così lo sabota sulla terra
facendo cadere gli uomini in Adamo; dopo che Dio ha restaurato il suo
piano in Cristo, che non può crollare, continua la sua lotta nel mondo
per ostacolarne il compimento.
I diavoli sono dunque esistenze capovolte, personali. che conservano
la loro intelligenza e la loro volontà, ma diretta verso l'errore e
verso la malignità.
Le Scritture presentano il diavolo come:
a) Un omicida. Uccise spiritualmente il primo uomo e continua ad
uccidere gli uomini. « Egli è stato omicida fin da principio » (Gv.
8,44). Odia l'uomo, per invidia, perché egli occupa il posto che lui
voleva occupare nel piano divino, e perché in Cristo egli è partecipe
della natura divina. Attacca la persona dell'uomo, cercando di
disgregarla. Spinge all'avvilimento, alla degradazione; spinge
all'omicidio e al suicidio. Tante stragi hanno per padre lui. Spinge
al vuoto, al nulla.
b) Un mentitore. « La verità non è in lui » (Gv. 8,44). La menzogna si
fa impostura e inganno. Ingannò Eva, e continua a ingannare. E' la
falsità personificata (Gv. 8 l.c.), come Cristo è la verità
personificata.
c) Un accusatore. Prima tenta gli uomini per rovinarli e poi li accusa
davanti a Dio, esigendo giustizia e condanna (cfr. Zac. 3, 1 ss.).
Nell'Apocalisse è presentato come il grande accusatore (Ap. 12,10). Ma
Dio ci ha dato due grandi avvocati e difensori: Cristo Gesù, che si
interpone per evitarci la condanna, offrendo il suo sangue di riscatto
(1 Gv. 2,1-2), e lo Spirito Santo, che è detto appunto Paraclito (Gv.
14,16).
d) Tenebra. L'ostilità di Satana si manifesta nel rifiuto della luce.
Dice Giovanni nel Prologo del suo Vangelo: « La Luce venne nel mondo
» (Gv. 1, 9). Satana è il signore delle tenebre. Le tenebre sono tempo
di tentazione, di delitti. E' nella notte che si operano i misfatti,
gli omicidi, i furti, le immoralità. Chi opera nelle tenebre non vuole
la luce « perché non siano manifeste le sue opere » (Gv. 3,20; 1 Tes.
5,7; Ef. 5,7). Cristo fu tradito nella notte (1 Cor. 11,23). E il
deicidio produsse le « tenebre su tutta la terra » per l'apparente
trionfo del principe delle tenebre.
Ma in realtà il diavolo è « un vinto » con un entourage di piccoli
vinti, che recita il suo ruolo di antagonista di Cristo, ma sa bene
che Cristo è venuto « per ridurre all'impotenza colui che aveva il
potere della morte, il diavolo » (Ebr. 2,14). Tuttavia si ostina per
la sua perversa natura ad operare il male.
L'attività principale di Satana è essere SCIMMIA di Dio. Scimmiotta
Dio, creandosi, come abbiamo detto, un Regno, con organizzazioni e
ordinamenti. Scimmiotta soprattutto il piano di Dio che fa perno in
Cristo.
Opera la controincarnazione e l'antichiesa.
Al centro del mistero cristiano c'è l'Incarnazione. Satana cerca di
rifare l'incarnazione, in una inversione sacrilega. In Giovanni si
legge: « E il Verbo si fece carne » (Gv. 1,14). E' come la
materializzazione del Logos in una realtà di amore.
Questa controincarnazione si manifesta soprattutto a due livelli, a
livello di idee e a livello di carne, e sfocia nel tentativo di fare
l'antichiesa, ossia una organizzazione di sostegno.
Il diavolo sa che è necessario che una idea si incarni dentro di noi,
che cioè il verbo si faccia carne, perché questa abbia forza di
azione.
E attraverso le ideologie stabilisce la schiavitù dell'uomo,
illudendolo con una falsa libertà, in antitesi alla vera libertà
operata da Cristo nell'uomo attraverso il Logos che scende e si
incarna.
L'altra schiavitù avviene nella carne.
Il Figlio di Dio, facendosi carne, redime la carne e la eleva unendola
a Dio. La carne in Cristo è strumento di redenzione e termine di
santità, perché Cristo attraverso la carne - Verbum caro factum est -
ci redime, e la carne nostra, destinata alla corruzione e alla morte,
diventa supporto alla vita dello Spirito.
Il diavolo odia la carne. Si serve cosi della carne, di cui Cristo si
è servito nella Incarnazione per redimere l'uomo e salvare il mondo
restaurando il piano divino, proprio per rovinare il piano divino e lo
stesso uomo. Facendo idolatrare la carne - contraffazione del Verbo
incarnato e insulto al Verbo incarnato - rovina l'uomo il quale doveva
salvarsi attraverso la carne assunta dal Verbo. Satana punta sulla
carne. Il sesso diventa così strumento di degradazione, di distruzione
dell'uomo stesso. Attraverso il mistero tenebroso della carne, Satana
distrugge l'amore, e rovina l'uomo.
Dice Balthassar (Ordre et Pénitence, p. 345) citando un pensiero di
Bernanos: « Se il peccato è soprattutto una menzogna, la sessualità ne
è la sua più grande immagine: mezzo multiforme di tradurre tutta la
presenza del male. Il suo valore sta qui, che il corpo che doveva
servire alla manifestazione fenomenica dell'amore spirituale, serve
invece più a velarlo che a rivelarlo, serve a pervertirlo anziché a
tradurlo in un puro dono di sé » (Bonanno, o.c., p. 122). Così la
carne diventa cancer, cancro che produce la morte nell'uomo.
La controincarnazione porta Satana al tentativo di creare
l'antichiesa, cioè la chiesa del peccato, a sostegno delle false
ideologie e della idolatria del sesso, della triplice concupiscenza (1
Gv. 2,16). Ma non ci riesce perché il male non fa incontrare gli
uomini, il male è disgregante. Il diavolo non arriverà mai a fondare
la sua chiesa, con i suoi ministri, i suoi riti, i suoi luoghi di
culto, una chiesa che metta in comune il peccato, come la Chiesa di
Cristo mette in comune la Grazia. Vogliamo dire che il diavolo può
aggregare e asservire, ma non potrà creare comunione e libertà tra gli
adepti. Il peccatore peccherà solo, anche quando saranno tutti a
peccare, perché il peccato è morte, e si muore soli, anche quando si
muore insieme in una ecatombe. Il male, ripetiamo, non può essere
fermento di unione vera; per cui l'antichiesa intesa come istituzione
organizzata e compatta, è grottesca, è un'opera fallita della Scimmia.
Tuttavia il diavolo crea la sua « città », la città della confusione,
la Babilonia con tutti i suoi quartieri, le sue strade, che egli
percorre con i suoi spiriti ribelli, e dove trova i suoi alleati, i
suoi complici: gli uomini legati alle false ideologie del potere, del
sesso, del denaro, della gloria, e asserviti al suo trionfo.
La città della confusione, la Babilonia, dove anche noi viviamo, è il
luogo dove il diavolo scorazza con l'ateismo pratico, con la
pornografia, con le violenze, l'odio, la sete del denaro, la
criminalità, la tossicomania, le magie, i riti superstiziosi.
La « bestia » di cui parla l'Apocalisse (13,5-7), che proferisce «
parole d'orgoglio e bestemmie », a cui è permesso di «far guerra ai
santi e vincerli», coinvolge tutte le forze umane, anche politiche,
che sono alleate con Satana nella grande Babilonia.
Ma Babilonia è destinata a cadere. Profeticamente Giovanni grida: « E'
caduta, è caduta Babilonia la grande... Uscite popolo mio da
Babilonia, per non associarvi ai suoi peccati e non ricevere parte dei
suoi flagelli. Sarà bruciata dal fuoco, poiché potente Signore è Dio
che l'ha condannata » (Ap. 18,2 ss.).
Alla caduta di Babilonia succederà la definitiva vittoria di Cristo,
con la disfatta del diavolo, che sarà precipitato nel fuoco (Ap.
20,10), e la discesa della « Città di Dio » dal cielo, la celeste
Gerusalemme (Ap. 21,1 ss.).
Questo sarà l'epilogo della storia, della lotta tra le tenebre e la
Luce.
4. Il mistero di Satana: poteri e limiti
Il diavolo è puro spirito, la cui personalità si esprime diversamente
da quella dell'uomo, e il cui potere è certamente superiore a quello
dell'essere umano, legato al corpo. I demoni mancano di una esistenza
fisica, e cioè di un proprio corpo. Sono localizzati in un luogo non
dalla propria sostanza ma dalla propria attività, cioè si trovano là
dove operano, « per contactum virtutis », dice S. Tommaso (S.T., I, q.
8, a. 2). Essendo puri spiriti, esprimono se stessi senza ricorrere
agli elementi psicofisici, propri delle persone umane, con la loro
attività. Questa si differenzia secondo il grado di intelligenza e la
forza di volontà il che comporta una gerarchizzazione di dominio e una
graduatoria di poteri. S. Tommaso parla di differenza specifica tra di
loro (S.T., 1, 50, ad 4).
A volte sembra che non siano entità separate; sono simultaneamente «
io » e « noi », « uno » e « legione », dicono « mio » e « nostro ».
Possono agire insieme, come « uno » e come « sette » o un « multiplo »
di sette. Non possono trovarsi contemporaneamente in due luoghi
distanti, come del resto gli angeli (S.T., q. 52, ad 3). Però i demoni
possono operare separatamente nello stesso luogo.
Come il diavolo agisce sulla materia?
Il diavolo, in forza della sottigliezza (subtilitas) dice S. Tommaso
(II Sent., d. 8, p. 2) può penetrare nei corpi materiali; ma non può
produrre mutazioni sostanziali nella materia. Può però trasportare
corpi pesanti, tenerli sospesi, metterli in collisione; può, con l'uso
di sostanze adatte, creare suoni, luci, rappresentazioni
fantasmagoriche; può far sentire melodie e canti, può dare anche
visioni.
Come agisce sull'uomo?
L'uomo è dotato di anima e di corpo, di una vita fisica e di una vita
psichica. Il cristiano poi partecipa, in Cristo, della vita divina.
a) In quanto alla vita soprannaturale, nessuno spirito, per quanto
dotato di intelligenza superiore, di forza di volontà eccezionale e di
capacità di operare, può interferire nella nostra vita soprannaturale,
il cui ingresso gli è sempre vietato. Il diavolo infatti appartiene
alla natura angelica, superiore sì alla natura umana, ma inferiore
essenzialmente a quella divina, e perciò a quella nostra, come
partecipi in Cristo della filiazione divina. Il diavolo è un essere
preternaturale, non soprannaturale; mentre noi siamo naturali (per la
natura umana), ma anche soprannaturali (per la natura divina
partecipata). Per la prima siamo inferiori a lui, e perciò soggetti al
suo influsso; per la seconda, cioè per la grazia, siamo superiori a
lui, e immuni dal suo influsso diretto, anzi siamo dotati di influsso
su di lui. Noi siamo l'umanità di Cristo e, uniti attualmente a
Cristo, siamo potenti contro il diavolo.
b) In quanto alla vita psichica, il diavolo, non solo può conoscere,
attraverso i segni corporei, i nostri pensieri più intimi (Cfr. S.T.
qu. 57, a. 3), ma può anche influenzare la nostra mente con la
confusione di idee, storpiando la verità e offuscando l'intelligenza.
Può similmente sollecitare la volontà al male, suscitando ogni forma
di passione, o intorpidendo la stessa volontà, fino a violentarla,
come avviene talvolta nei posseduti.
Può manipolare la psiche umana e produrre stati paranormali
(telecinesi, telepatia, viaggi astrali). Può produrre effetti
affascinanti nei campi della percezione e del comportamento umano; può
affascinare la fantasia con seduzioni e attrazioni, può produrre
immagini sessuali. Però non può produrre nulla che non sia già in noi
o allo stato effettivo o allo stato potenziale. Può agire, cioè, in
base a ciò che trova in noi e sempre nei limiti delle nostre coscienze
e, come diremo, della permissione divina.
Il diavolo non può interferire direttamente sul comportamento morale
dell'uomo. Può creare e offrire del denaro, ma non può costringere a
prenderlo. La libertà umana è garantita da Dio. Anche quando dice che
è stato lui a peccare in una persona, è sempre vero che la persona fu
libera interiormente, se non era impedita nell'esercizio della sua
libertà. Il peccato, se c'è, è solo dell'uomo; l'azione materiale può
essere anche attribuita al diavolo, ma la responsabilità morale, cioè
il peccato, no.
Quanto alla vita fisica, il diavolo, in forza della sua capacità
preternaturale, può influire sul corpo, sulla vita vegetativa e
sensitiva. Come si è detto, non può penetrare nel pensiero, e solo «
consequenter », cioè attraverso i riflessi organici, le onde che
emaniamo, può conoscere quello che abbiamo in mente; direttamente non
può penetrare nella nostra volontà, ma solo « indirecte », attraverso
elementi psicofisici, può muoverla; invece, quando si tratta del
corpo, può direttamente influire ed esercitare un certo dominio,
perché può perfino penetrare nel corpo. Certamente non può « animare »
il corpo, ma può affliggerlo ed esercitare su di esso un potere
dispotico, sempre nei limiti della permissione divina.
Sembra a molti che non possa indurre direttamente la morte, e neanche
malattia, se non manipolando quello che già in potenza c'era
nell'individuo. Potrebbe però fissare stati di malattie, aggravarli e
impedire la guarigione. Altri invece contestano e affermano che
Satana, sempre nei limiti della permissione divina, può causare
malattie e morte. E' comunque un mistero.
Limiti all'attività del diavolo
Se vasto è il raggio di azione del diavolo nella vita dell'uomo, in
concreto però il suo campo di azione è più ristretto.
1 limiti provengono da tre fonti.
a) Dalla natura stessa demoniaca. Può fare, ma non strafare. Non può
fare miracoli in senso stretto, perché solo Dio può fare miracoli. Può
fare solo prodigi, cioè cose meravigliose, ciò che la natura può fare,
ma non in quel modo o in quel lasso di tempo. Può così guarire
ammalati in breve tempo: egli conosce le malattie, conosce le medicine
e il loro uso. E così si spiega come talvolta i maghi che sono in
relazione con lui conoscono le malattie e possono ottenere delle
guarigioni. Non conosce però gli eventi futuri che dipendono dalla
volontà divina o umana; perciò non possono i diavoli sapere quello che
farà l'esorcista domani e perciò non possono predisporre impedimenti.
b) Dalla diversa condizione dei singoli demoni. Conservano, a quanto
pare, il grado gerarchico a cui appartenevano prima della caduta.
Hanno perciò diversi gradi di perfezione. Differiscono per specie. Un
serafino non è come un semplice angelo. Poiché « non hanno perduto i
doni naturali » (S.T., q 100, ad 2), ciò che può fare un serafino o un
cherubino non può fare un angelo inferiore. Non tutti hanno pari forza
e intelligenza, anzi sembra che molti siano ottenebrati e ignavi.
c) Dalla volontà di Dio. Cristo ha vinto Satana, e il potere dei
demoni è limitato. Sono ministri di Dio. e possono fare solo quello
che Dio permette. Dice S. Agostino: « Se il diavolo potesse fare
quello che vuole, nessuno di noi rimarrebbe in vita » (Enar. in Ps.
96,12, MI. 37,1246). « L'impugnazione - dice S. Tommaso - viene da
loro (cioè dai diavoli), ma il modo di impugnare viene dallo stesso
Dio » (S.T. q. 114). Il Signore permise a Satana di tentare Giobbe, di
colpirlo nella pelle, ma gli proibì di toccargli la vita (Giobbe 1,1
ss.). Questa limitazione da parte di Dio riguarda l'agire, che Egli
ferma e circoscrive direttamente o attraverso persone sacre o
attraverso simboli (p. e., crocifissi), e riguarda anche la
conoscenza, per cui tante cose sono nascoste da Dio a Satana e gli
angeli ribelli.
5. I poteri di Cristo, della Chiesa e del cristiano su Satana
Gesù ha vinto Satana. A coloro che gli dicevano che egli cacciava i
demoni in nome di Beelzebul principe dei demoni, Gesù faceva osservare
che Satana non può scacciare Satana, e aggiungeva: « Se invece io
scaccio i demoni con il dito di Dio, è dunque giunto a voi il Regno di
Dio. Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo,
tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno più forte di lui
e lo vince, gli strappa via l'armatura nella quale confidava e ne
distribuisce il bottino » (Lc. 11,20-22). Egli, Gesù, è il più forte,
e lo ha vinto, lo « ha legato » (Mc. 3,27); Mt. 12,29), lo ha
spogliato, ha saccheggiato il suo regno che « sta per finire » (Mc.
3,26).
Abbiamo detto sopra che le espulsioni degli spiriti immondi dagli
ossessi vengono presentate dagli evangelisti come tanti episodi della
lotta e della vittoria di Gesù su Satana. Cacciare i diavoli è uno dei
capisaldi della missione di Gesù. Egli fa dire ad Erode che lo voleva
uccidere: « Andate a dire a quella volpe: Ecco, io scaccio i demoni
oggi e domani, e il terzo giorno avrò finito » (Lc. 13,32).
Gesù affida questa missione alla Chiesa.
Scelse i Dodici perché « stessero con lui e anche per mandarli a
predicare e perché avessero il potere di cacciare i demoni » (Mc.
3,15). S. Luca nel cap. 9 del Vangelo ci dice che Gesù chiamò i Dodici
« e diede loro potere e autorità su tutti i demoni » (Lc. 9,1) e li
mandò ad annunziare il regno di Dio.
Nel cap. 10 lo stesso Luca ci dice che Gesù estese questa missione ai
settantadue discepoli, i quali di ritorno riferirono a Gesù con gioia
quanto avevano fatto: « Signore - dissero - anche i demoni si
sottomettono a noi nel tuo nome » (Lc. 10, 17).
Dopo l'ascensione di Gesù gli apostoli e i discepoli continuarono a
cacciare i demoni (At. 5,16; 8,5-8; 16,16-18; 19,11-16).
Al tempo in cui Marco scrive il suo Vangelo l'esercizio di questo
potere è praticato nella comunità dei fedeli, anzi è il primo segno
carismatico tra coloro che credono (Mc. 16,17).
Nel periodo patristico varie sono le testimonianze riguardo
all'esercizio di questo potere da parte dei cristiani.
S. Giustino scrive: « Numerosi indemoniati in ogni parte del mondo e
della vostra città, che non furono guariti da tutti gli altri
esorcisti, incantatori e fattucchieri, li guarirono e anche ora li
guariscono molti dei nostri cristiani, facendo scongiuri nel nome di
Gesù Cristo, crocifisso sotto Ponzio Pilato, riducendo all'impotenza e
cacciando i demoni che possiedono gli uomini (Apologia 11,6, P.G.,
6,455).
Alcuni Padri e scrittori ecclesiastici, per provare la verità della
nostra religione, ricorrono alla confessione che fanno gli stessi
diavoli, sotto l'ingiunzione dei cristiani.
Così Minucio Felice: « Molti fra voi sanno che i demoni stessi
confermano tali cose, ogni qualvolta vengono da noi costretti ad
uscire dai corpi con la forza degli esorcismi e l'ardore della
preghiera » (Octavius, 27, MI. 3,325).
Anche Tertulliano nell'Apologeticus presenta questa sfida: « Si
presenti nei vostri tribunali un indemoniato. Forzato a parlare da
qualsiasi cristiano, quello spirito affermerà il vero nel chiamarsi un
demonio... Temendo Cristo in Dio e Dio in Cristo i diavoli si
assoggettano ai servi di Dio e di Cristo » (Apol., 23, MI. 1,113).
Per la liberazione i cristiani usavano, con la preghiera e lo
scongiuro, l'imposizione delle mani e la insufflazione in bocca.
Tertulliano dice: « Al nostro contatto e al nostro soffio i diavoli,
presi dalla visione e dalla rappresentazione di quel fuoco, se ne
escono anche dai corpi, sia pure di malavoglia rattristati e con
grande vostra vergogna » (Apol. l.c., MI. 415).
Tante volte i diavoli resistono - ci dice Origene - ma non per questo
bisogna desistere; anzi bisogna moltiplicare le preghiere, i digiuni,
le invocazioni, e soprattutto le buone opere, perché « le buone opere
e gli atti virtuosi aggravano e affliggono ogni specie di demoni e
ogni forza avversaria » (Orig. In Librum Jesu, hom. 24,1, Mg.,
12,940).
Più tardi la Chiesa, per regolare l'esercizio di questo potere e non
dare luogo ad abusi, determinò delle formule e dei riti di esorcismo,
e incaricò alcune persone determinate che esercitassero questo potere
in suo nome.
L'antica formula per il conferimento dell'ordine minore
dell'esorcistato, in uso fino all'abolizione avvenuta con la riforma
liturgica del Vaticano II, dice: « Prendi (questo libro) e imparalo a
memoria e ricevi la potestà di imporre le mani sopra l'indemoniato sia
battezzato che catecumeno » (Denz., 155).
Più tardi ancora la Chiesa credette bene riservare ai vescovi e ai
sacerdoti espressamente da loro designati l'esercizio ufficiale del
potere sugli indemoniati, mediante esorcismi; mentre per preservare i
fedeli dagli altri influssi del maligno predispone una lunga serie di
sacramentali.
Sarebbe utile fare un esame di tutte le formule contenute nel Rituale
Romano, per vedere con quale cura la Madre Chiesa ha voluto offrire,
attraverso i secoli, dei sussidi ai cristiani nella lotta contro il
nemico.
Attraverso particolari benedizioni gli elementi vengono sottratti ad
ogni influsso del nemico - riflettendo, in questo, la mentalità del
tempo, che però non è sempre errata - e vengono caricati di una forza
divina per servire da segni della potenza divina contro le incursioni
del diavolo.
Nella benedizione del sale per l'acqua benedetta, si dice: « Fugga dal
luogo dove tu sarai asperso ogni malignità, ogni fantasma, ogni
astuzia della frode diabolica e ogni spirito immondo ».
Sull'acqua si prega così: « ... Infondi, Signore, in questa acqua la
forza della tua benedizione, perché serva a cacciare i demoni, ad
espellere tutte le malattie, e perché ogni luogo dove sarà aspersa
questa acqua sia immune da ogni immondezza, da ogni cosa nociva, non
vi si posi lo spirito pestifero o l'aura che corrompe, siano messe in
fuga tutte le insidie del nemico che si nasconde ».
Per la benedizione dell'olio è detto: « ... Sradica e metti in fuga da
questa creatura dell'olio ogni esercito avversario, ogni esercito
diabolico, ogni incursione, ogni fantasma di Satana».
Per la benedizione delle candele il sacerdote dice: « ... Dovunque
queste candele siano deposte o accese, vadano via i principi delle
tenebre, tremino, e fuggano pavidi i diavoli con tutti i loro
servitori dalle abitazioni degli uomini, e non presumano più di
turbare la quiete o di molestare coloro che Ti servono, o Dio
onnipotente... » (cfr. Rituale Romano, ed 1954, pp. 315, 394, 397).
Nell'amministrazione del sacramento del Battesimo il rito in uso fino
a pochi anni fa prevedeva tre esorcismi, che vengono conservati, ma in
forma più blanda, nel Nuovo Rito dell'iniziazione degli adulti, dove
sono proposte diverse formule: « Col soffio della tua bocca allontana,
Signore, gli spiriti maligni; comanda ad essi di andarsene, perché il
tuo regno è vicino... »; « ... Allontana da loro ogni spirito maligno,
la servitù degli idoli e la magia, gli incantesimi e la negromanzia,
la cupidigia del denaro... » (Rito iniz. cristiana degli adulti pp.
59, 74-75).
La potestà che ha la Chiesa, per delega di Cristo, contro gli spiriti
del male, ce l'ha anche il cristiano, secondo misura.
Il cristiano è congiunto a Cristo nel suo Mistico Corpo, è animato
dallo Spirito Santo, e partecipa dell'autorità di Cristo.
Dice il Balducci nella sua pregiata opera « Gli indemoniati » che il
semplice cristiano a due titoli può esercitare il suo potere sul
diavolo, quando esso esercita il suo influsso su una persona e su un
ambiente:
a) in forza di un carisma particolare (carisma di liberazione, Mc.
16,17) che gli conferisce un effettivo potere sul demonio;
b) in forza dell'appropriazione del potere di Cristo, a cui è
congiunto, e in nome di Cui può allontanare il maligno (Balducci, Gli
indemoniati, Roma, 1959, pp. 95-99).
Per il predetto autore l'efficacia del potere carismatico è sicura e
l'effetto è infallibile; nel caso invece dell'appropriazione del
potere di Cristo, l'efficacia non è sicura, mancando la forza
carismatica (dono personale) e la forza dell'impetrazione della
Chiesa.
Se tutto questo è vero, tuttavia, in pratica, quando si tratta di casi
di infestazione o di presenze maligne, ogni prudenza non è mai
eccessiva. Possiamo trovarci di fronte a cariche esplosive, di ordine
spirituale, che possono deflagrare e seriamente nuocere a chi non è
preparato.
Resta fermo che, nei casi di possessione accertata, l'esorcismo è
riservato all'Ordinario e al suo delegato, e che anche chi ha il dono
carismatico, non può intervenire. La nuova legislazione della Chiesa è
chiara al riguardo (con 1172, c.j.c.).
Il semplice fedele che vuole appropriarsi del potere di Cristo può
farlo, ma con maggiore prudenza, sapendo di esporsi a gravi rischi,
ove egli non sia intimamente congiunto con Cristo. Se poi il fedele è
debole nella fede o nella carità, se soprattutto ha subito di recente
influssi demoniaci da cui non si è completamente ristabilito, allora
ogni intervento fatto da solo è sconsigliabile, anzi deve essere
vietato.
Diverso è il caso quando il cristiano è attaccato lui stesso da
Satana. Allora egli può usare tutte le armi per autoliberarsi, può
appellarsi all'autorità di Cristo e ingiungere al diavolo di
allontanarsi.
Dobbiamo avere fiducia nella potenza di Dio che è in noi e nella forza
della preghiera. « Resistete al diavolo - ci dice S. Giacomo - ed egli
fuggirà da voi » (Gc. 4,7). Erma ammonisce: « Non temere il diavolo;
temendo infatti il Signore dominerai il diavolo perché in lui non c'è
potenza » (Erma Il Pastore. mandato 7,2); e ancora: « Il diavolo può
combattere, ma non può trionfare. Se lo contrastate, vinto e scornato
fuggirà da voi... Il diavolo va da tutti i servi di Dio, per provarli.
Quelli che sono pieni di fede gli resistono energicamente e lui si
allontana da loro non avendo per dove entrare » (o.c. mand. 12).
L'autore delle Recognitiones dice: « Quando avrete abbandonato il
peccato e avrete creduto in Dio con tutto il trasporto del vostro
essere, anche dagli altri potete cacciare il
diavolo » (Recognitiones, 4,32), Pg. 1,1329).
Le buone opere, poi, ci mettono in condizione di superiorità sul
diavolo. Ce lo dice Origene: « Coloro che con le buone opere gravano
la mano sul diavolo, anche se non lo arrivano ad espellere
completamente, certamente se lo rendono tributario e soggetto ».
(Origene, o.c., hom. 24,1; Mg. 12,940).
Purtroppo il mondo oggi è attraversato da orde di diavoli scatenati.
Il cristiano deve arrestarli o sviare i loro agguati con l'esempio di
vita buona, vincendo il male col bene, e con la preghiera assidua.
Abbiamo una bella preghiera alla Madonna, dettata dalla stessa Augusta
Regina ad un'anima devota, e indulgenziata da S. Pio X nel 1908: « O
Augusta Regina del cielo e sovrana degli angeli, a voi che avete
ricevuto da Dio il potere e la missione di schiacciare la testa di
satana, noi chiediamo umilmente di mandarci legioni celesti, perché al
vostro comando inseguano i demoni, li combattano dappertutto,
reprimano la loro audacia e li respingano nell'abisso ».
E c'è l'altra bella preghiera composta da Leone XIII all'Arcangelo S.
Michele, che si recitava dopo la S. Messa insieme al Prologo di S.
Giovanni, prima della riforma liturgica, e che sarebbe bene
riprendere: « S. Michele Arcangelo, difendici nella battaglia; contro
le malvagità e le insidie del diavolo sii nostro aiuto. Ti preghiamo
supplici: Comandi a lui il Signore!, e tu, principe delle milizie
celesti, con la forza di Dio ricaccia nell'inferno Satana e gli altri
spiriti maligni, i quali scorazzano per il mondo a perdizione delle
anime ».
6. I campi di Satana
« I dominatori di questo mondo di tenebra, gli spiriti che abitano
nelle regioni dell'aria » (Ef. 6,12) scorazzano per tutta la terra,
percorrono le vie delle grandi città, e le vie del deserto, penetrano
nelle case dei peccatori ed anche nella casa di Dio, bivaccano nelle
oasi del peccato e della violenza fisica e mentale, e si infiltrano,
anche nelle cose sante.
Ma i campi preferenziali in cui il nemico scende per combattere l'uomo
sono:
1) Il campo dell'errore
Spirito di menzogna, padre di ogni errore e di ogni eresia, come lo
dicono gli antichi Padri della Chiesa, il diavolo semina zizzania di
false dottrine, confonde le idee, crea pericolose e funeste ideologie,
suscita contese, divisioni, scismi Arriva talvolta a vestirsi di
angelo di luce (2 Cor. 11,14) per sedurre anche gli eletti.
Nei singoli suscita dubbi e perplessità, mescola il vero e il falso
dando parvenza di verità a ciò che è erroneo Sostiene la pervicacia in
coloro che sostengono posizioni errate, con capziosi ragionamenti.
Nelle masse fomenta l'incredulità, scredita la dottrina della Chiesa e
le venerande tradizioni, scardina la fede nei suo fondamenti, oscura i
grandi valori dello spirito, afferma il materialismo servendosi di
tutti i mezzi di comunicazione sociale per avvelenare le menti e
corrodere i costumi.
In questo campo così vasto sono in attività moltissimi demoni,
intelligenze decadute di diverso grado e potenza, che usano con
astuzia le loro arti per ottenebrare l'intelletto de l'uomo e impedire
l'acquisizione della verità.
Quando vengono individuati sollecitano la curiosità di sapere,
invitano al ragionamento, cercano di trarre l'interlocutore nel loro
campo, come fece il serpente con Eva. Con tutti questi generi di
demoni è saggia cosa restare nel campo della fede, ossia nel nostro
terreno, e appellarci sempre, come fece Gesù nel deserto, alla parola
di Dio.
2) Il campo del peccato
E' un campo vastissimo. Per invidia del diavolo il peccato è entrato
in questo modo, e per l'attività del diavolo domina in questo mondo.
La nostra civiltà è permeata di peccato; le stesse strutture sociali
sono viziate di peccato e non si possono sostenere senza di esso.
Si tratta in particolare di tutti i peccati di perversione sessuale,
di odio e di violenza, di ingiustizie e di oppressioni, tutti i
peccati connessi con le tre concupiscenze di cui parla Giovanni (1 Gv.
2,16).
E' chiaro che in ogni peccato non bisogna vedere Satana, ed è ancora
più chiaro che in ogni peccato, anche il più grave e degradante, la
responsabilità prima non è di Satana, ma dell'uomo che si lascia
sedurre e si fa complice nel male.
Tuttavia in tante situazioni di peccato la presenza di Satana è
evidente e bisogna identificare i singoli demoni che le sostengono.
Bisogna discernere in qual modo siano entrati, in qual modo operino, e
in qual modo possano essere vinti, per non combattere « come chi batte
l'aria » (1 Cor. 9,26), ma con armi appropriate.
3) Il campo della malattia
Certamente c'è un nesso misterioso tra malattia e demonio, come tra
malattia e peccato. La malattia appartiene al mondo decaduto, dove
domina il male e l'autore primo del male.
Il demonio può esercitare il suo influsso diretto sul corpo, come su
qualunque materia, può influenzare le funzioni fisiopsichiche
dell'uomo, come abbiamo detto più sopra, e indirettamente anche le sue
facoltà superiori.
Può il demonio causare direttamente le malattie?
Lo abbiamo accennato sopra.
Generalmente si ritiene che egli direttamente non può causare le
malattie; ma solo perché Dio non lo permette. In linea assoluta lo
potrebbe, diversamente di come deve dirsi per il peccato. Infatti non
si può mettere sullo stesso piano il peccato e la malattia, perché nel
peccato è coinvolta la responsabilità dell'uomo, essere libero, e il
suo destino eterno, mentre nella malattia non è coinvolta la
responsabilità morale dell'uomo né il suo destino.
Ma è poi sicuro che Dio non lo permette? Il caso di Giobbe, e tanto
più il caso della donna « che uno spirito teneva inferma da diciotto
anni » e che Cristo guarisce, sciogliendola
« dal legame di Satana » (Lc. 13,11-16), dovrebbero farci riflettere;
come dovrebbero farci riflettere tanti casi di malefici, in cui la
malattia legata alla fattura o all'attacco psichico arriva
inesorabilmente
Comunque, se nella linea ordinaria il diavolo non causa direttamente
la malattia, tuttavia entra largamente nel campo della malattia sia
fisica che psichica, soprattutto in questa.
Il diavolo manipola quello che trova nella persona. Può acuire una
malattia già presente, può impedirne la guarigione. Il diavolo è
presente in alcune malattie fisiche inspiegabili e resistenti a
qualunque cura, è presente in alcune nevrosi e psicosi; senza volere
dire con questo che tutto ciò che è inspiegabile sul piano fisico o
psichico debba attribuirsi a lui.
L'attività del diavolo nelle malattie è piuttosto a livello morale. La
malattia menoma le forze di resistenza della persona, ed offre facile
adito alle forze diaboliche della paura, della sfiducia, della
disperazione, della dissociazione, della ribellione a Dio. Il diavolo
procura all'uomo ammalato sconforto, amarezza; Spinge talvolta al
suicidio.
Ci vuole molto discernimento per vedere nella luce di Dio uno stato
morboso e individuare il luogo dove il nemico eventualmente si annida,
e come esercita il suo influsso nell'ammalato, per approntare i più
opportuni rimedi spirituali.
4) II campo della magia
E' il campo degli interventi più distruttivi e più sconcertanti di
Satana. Stregonerie, spiritismo, occultismo e simili comportano il più
delle volte la presenza del demonio. Già tante operazioni si compiono
con l'aiuto del demonio, invocato direttamente, specialmente nelle
pratiche della magia nera. Quanto meno le pratiche occulte e i riti
magici ne favoriscono l'interferenza.
E' vero che oggi la scienza ritiene fondatamente che molti dei
fenomeni paranormali (psicometria, poltergeist, telecinesi) che prima
venivano attribuiti al diavolo (ipotesi demoniaca) o agli spiriti
vaganti (ipotesi spiritica) o ad attacchi psichici da parte di anime
incarnate o disincarnate (ipotesi occultista) oggi si attribuiscono a
forze misteriose della psiche umana che in date occasioni si
sviluppano in alcuni soggetti (ipotesi psichica), ma è pur vero che
non tutto può spiegarsi con la natura, e che, a monte di molte
manifestazioni misteriose, ci sono attività di esseri intelligenti e
di forze malvagie. Quando non troviamo nei fenomeni la
consequenzialità tra causa ed effetto, quando manca la costante tra i
dati, per cui c'è varietà e imprevedibilità, noi propendiamo per
l'interferenza di uno che manovra dietro le quinte.
Sta di fatto che la ricerca del meraviglioso - tentativo di rompere le
barriere che Dio ha poste alle possibilità conoscitive e operative
dell'uomo, contro l'ammonimento del Siracide, 3,21-24 - provoca
l'intervento dello spirito ingannatore e seduttore.
Abbiamo voluto accennare a. questi campi di Satana, perché è qui che
il nemico opera preferenzialmente, disponendo le sue direttrici di
marcia per distruggere la personalità dell'uomo, demolire il piano di
Dio e affermare il suo schiavizzante dominio.
7. Il nemico all'attacco: le direttrici e le fasi di penetrazione
1) La tentazione
Nel Padre Nostro Cristo ci fa pregare: « ... e non ci indurre in
tentazione, ma liberaci dal male (o dal maligno) » (Mt. 6,13). C'è una
tentazione umana, che cioè viene dall'uomo. « Ciascuno è piuttosto
tentato dalla propria concupiscenza che lo attrae e lo seduce », dice
l'apostolo Giacomo (1,14), e altrove: « Da che cosa derivano le guerre
e le liti che sono in mezzo a voi? Non vengono forse dalle vostre
passioni che combattono nelle vostre membra? » (Gc.4,1). S. Paolo
scrive ai Corinzi: « Nessuna tentazione vi ha finora sorpresi se non
umana; infatti Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre
le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via di uscita e
la forza per sopportarla » (1 Cor. 10,13).
Ma c'è anche una tentazione diabolica (cfr. 1 Pt. 5,7-8; Ef. 6,11 ss.;
At. 5,3; 1 Cor. 7,5).
Il primo ad essere tentato da Satana, che viene chiamato nel Vangelo «
il tentatore » Mt. 4,3) fu Gesù (Mt. 4,1 ss.; Mc. 1,13; Lc. 4,2 ss.).
E dopo Gesù tutti saremo tentati dal diavolo qualche volta, come
furono tentati Simone e gli Apostoli: « Simone, Simone, ecco Satana ha
cercato di vagliarvi come il grano... » (Lc. 22,31), e come saranno
attaccati i discepoli del Signore: « Ecco, il diavolo sta per gettare
alcuni di voi in carcere, per mettervi alla prova... » (Ap. 2, 10).
Satana ci tenta indirettamente, attraverso strumenti umani (scandali,
istigazioni al male, persecuzioni) o attraverso le passioni (1 Tim.
6,9; 1 Cor. 7,5).
Ci attacca direttamente nella sfera psichica, suscitando fantasie e
ricordi, o nella sfera fisica, con molestie corporali.
La tentazioni diabolica diretta si caratterizza per la sua particolare
violenza, la sua improvvisa irruzione, talvolta senza una causa
plausibile e proporzionata; e cede facilmente ad una forte preghiera.
Talvolta può persistere uno stato di tentazione, ma Dio « ci custodirà
dal maligno » (2 Ts. 3,3).
Talvolta la tentazione assume carattere di vessazione o di
persecuzione. Ricordiamo le vessazioni di Giobbe. Anche le prove di
Tobia rientrano in quest'ordine: gli insulti della moglie, la cecità,
ecc. Ci sono persone che sono continuamente attaccate da disgrazie
personali e familiari, fisiche, economiche, morali. In tante di queste
persone con disgrazie a catena riconosciamo le vessazioni di Satana.
La « spina » di Paolo può essere una malattia o una persecuzione
particolarmente pungente e insistente.
A volte Satana suscita persecuzioni anche da parte dei buoni,
inspiegabili sotto il profilo umano, in cui si nota un accanimento,
una insistenza che trovano la più plausibile spiegazione in un
intervento persecutorio di Satana, cui Dio permette di tormentarci. In
tutti questi casi bisogna tenersi fermi in Cristo, in attesa che la
persecuzione abbia termine, sicuri che alla fine Dio « stritolerà il
nemico sotto i vostri piedi » (Rom. 16,20).
La suggestione è una tentazione subdola, che si insinua in noi senza
che ce ne accorgiamo. Il diavolo è un incantatore formidabile. Ammaliò
Eva: « La donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito agli
occhi e desiderabile per acquistare saggezza » (Gn. 3,6). Ammalia
anche noi con i suoi incantesimi e con i suoi ragionamenti, ci dà una
falsa sicurezza: « Non morirete affatto! Anzi Dio sa che... » (Gen.
3,4-5). Non dà spazio alla riflessione e alla luce e azione dello
Spirito.
Lo scopo di Satana nella tentazione, sia che essa prenda il carattere
di un attacco frontale o di una vessazione, sia che si presenti come
una suggestione o una seduzione, è quello di ostacolate o interrompere
il rapporto con Dio, e conseguentemente di sabotare e contrastare il
regno di Dio nell'uomo. La lotta è sempre tra i due regni.
Non si sottolinea mai abbastanza l'astuzia del Nemico e la sua
ostinatezza. La tattica più astuta è di non farsi riconoscere nella
tentazione. Dietro un'avarizia ostinata, una libidine continua,
un'iracondia ricorrente, un'ambizione nascosta che finalizza tutta la
nostra attività, una stranezza di comportamento inspiegabile, ci può
essere anche lui che si mimetizza. Il guaio è che spesso noi questo
non lo vogliamo ammettere.
Il diavolo non desiste mai dal tentarci. Non desistette dal tentare
Gesù, dopo il primo scacco nel deserto, ma tornò da lui all'ora
stabilita, e non potendo piegarlo direttamente, cercò, attraverso
l'odio dei Giudei e il tradimento di Giuda, di spazzarlo via da questo
mondo, illudendosi di scalzare il suo regno.
Anche adesso, vinto, non desiste dal tentare i figli del Regno. « E'
l'avversario vecchio e il nemico antico colui col quale combattiamo -
dice S. Cipriano - sono già quasi seimila anni che il diavolo attacca
l'uomo. Dalla stessa esperienza consumata ha imparato tutti i modi di
tentare, le arti e le insidie per uccidere » (Cyprianus, Epistula ad
Fortunatum, Prefatio, 3, P.I., 4).
Le armi migliori contro la tentazione sono la vigilanza e la
preghiera, come ci ha insegnato il Signore (Mt. 26,61), o anche il
ricorso alla parola di Dio, come ha fatto lo stesso Signore (Mt. 4,4).
2) Oppressione
L'oppressione diabolica si ha quando un demonio o più demoni creano
attorno a noi un clima di pesantezza che schiaccia, incatena, offusca
la mente, intorpidisce la volontà e smorza l'entusiasmo. A volte crea
eccitazione, e l'atmosfera - per es. in una riunione - diventa
elettrica, irritante. Non ci si accetta gli uni gli altri, corre
astio, animosità, dissidio tra le persone, senza che le persone stesse
sappiano spiegarsi il perché.
Talvolta il diavolo crea svogliatezza, o sonnolenza. Un torpore invade
più o meno tutti.
Le persone sensibili - soprattutto i sensitivi - avvertono subito
l'oppressione diabolica in un ambiente, o in una assemblea. Le persone
« opache » ne subiscono l'effetto, senza rendersene conto.
Col discernimento degli spiriti è facile accorgersi, a livello
carismatico, dell'oppressione diabolica e scoprire quali demoni sono
in attività. Una buona preghiera di liberazione è sufficiente a
ristabilire l'equilibrio, se si tratta di un ambiente sano; se invece
si tratta di un ambiente malsano, vizioso, è difficile eliminare il
clima di oppressione che appunto è dovuto al peccato (pornografia,
prostituzione, violenza, ecc.).
3 ) Infestazione locale.
Abbiamo affermato che il diavolo può esercitare attività diretta sulla
natura inanimata e animata inferiore, per arrivare all'uomo.
L'infestazione locale può rivestire carattere di maleficio.
Attenti a non confondere l'infestazione con fenomeni di poltergeist
(esplosione di forze naturali concentrate, che venivano attribuite ad
uno spirito rumoroso - poltergeist).
In genere infestazione e poltergeist presentano differente rilevabili
ad una attenta diagnosi. Gli incidenti di poltergeist sono collegati
con un individuo, mentre le infestazioni sembrano connesse con una
località, generalmente una casa. Nel poltergeist predominano i
disturbi fisici, nelle infestazioni le esperienze allucinatorie.
Queste esperienze possono comprendere apparizioni di fantasmi, rumori
di passi, ombre; e sono dette allucinatorie perché sono percepibili da
una sola persona. Differiscono queste allucinazioni da quelle di
persone turbate mentalmente (psicastenia, isteria ecc.); si
riferiscono ad esperienze analoghe avute da altre persone,
indipendentemente, e corrispondono a fatti o persone del passato, e
sono dunque da considerare allucinazioni « veridiche » (cfr. William
Roll - Il poltergeist, Ed. Ancora, Milano, 1978, pp. 215-222).
Le infestazioni tendono a durare per lunghi periodi; mentre i fenomeni
di poltergeist sono di breve durata (due o tre mesi). Le infestazioni
non sono legate ad una persona vivente, mentre in genere lo sono i
fenomeni di poltergeist.
Per noi i fenomeni di poltergeist possono spiegarsi naturalmente, per
via del potenziale energetico (PK) che in alcuni soggetti è generato
da forti cariche passionali, anche se l'individuo non se ne accorge,
le quali scaricano l'energia sugli oggetti vicini producendo movimenti
e rumori.
Le infestazioni, invece, mentre per i cultori di parapsicologia
vengono fatte rientrare nei fenomeni ESP, per noi in gran parte vanno
attribuite a forze demoniache.
È chiaro che quando ad un attento esame le manifestazioni sono
da attribuire al potenziale PK, l'eventuale intervento nostro - il
caso per sé va risolto dal psicoterapista - mira a rendere consapevole
l'individuo della realtà dei fatti. Sappiamo che quando l'uomo diviene
consapevole delle sue forze segrete distruttive, queste perdono il
loro carattere di aggressività. Conviene, nel caso, far rientrare
queste forze che hanno assunto aspetto demoniaco e riordinarle in
senso positivo, in modo che, integrate, siano forze costruttive e
creative nella persona.
Le manifestazioni di infestazione, una volta accertate, vanno trattate
con preghiera di liberazione e, nei casi più molesti, vanno rimesse
all'esorcista.
8. L'attacco di Satana all'interno
Fin qui abbiamo considerato l'attacco esterno del nemico. Con la
tentazione, la vessazione, l'oppressione, l'infestazione locale, il
diavolo ci disturba dal di fuori. Adesso consideriamo una prima serie
di attacchi dal di dentro, attraverso infiltrazioni interne sempre più
profonde che racchiudiamo sotto un'unica denominazione, infestazione.
Riprendiamo da un libro scritto da una comunità francese carismatica,
edito a cura, del dr. Philippe Madre, e tradotto in italiano col
titolo « Ma liberaci dal male », ed. REM, Roma, 1980, alcune linee
interessanti, perché frutto della loro esperienza.
Il peccato originale ha intaccato l'uomo, e sebbene le due facoltà
superiori dell'anima, sia pure indebolite, sono rimaste integre,
tuttavia le funzioni « corruttibili » dell'anima, cioè la facoltà di
ricordare, l'immaginazione e l'affettività, nella loro « espressione
corporale », che sono le passioni, sono rimaste fragili, lese, esposte
a molteplici aggressioni e perciò aperte alle suggestioni del male.
Il diavolo, non potendo attaccare direttamente le facoltà superiori,
si insinua attraverso le « incrinature » della psiche ferita. Quando
arriva a mettere piede su una porzione della incrinatura psichica,
progredisce subdolamente, come un cancro, attraverso le brecce della
memoria, dell'immaginazione, della affettività, allo scopo di
indebolire la volontà, sede della libertà, che tende ad asservire. «
Esiste dunque tutta una gamma di gradi di alienazione che bisogna
conoscere per poterli discernere nel corso della liberazione » (o.c.,
p. 68). Il guaio è che « il maligno non attende il sì decisivo della
volontà per entrare. L'uomo può dire di sì al maligno
involontariamente, per ignoranza o per semplice stanchezza, senza la
minima idea delle tremende conseguenze... Solamente più tardi prenderà
coscienza dell'ostacolo sempre più grande che lo aliena in certe
manifestazioni della sua personalità » (o.c., p. 68).
I settori dell'anima che possono essere pervertiti sono:
Memoria. E' la facoltà di ricordare situazioni dolorose o felici,
rimosse talvolta nelle profondità di un inconscio non bene
scandagliato. La memoria può imporre immagini dolorose a scadenza
ripetuta, generando un profondo stato di ansia. La volontà potrebbe
dominare questa ridda di pensieri, ma avrebbe bisogno di una grazia
speciale dello Spirito Santo: la memoria non è più docile ai movimenti
della volontà e si produce, soprattutto negli individui di coscienza
delicata, uno stato di colpevolezza che aumenta l'ansia.
Il discernimento, a questo punto, deve dirci se si tratti di una pura
patologia psichica - e allora il caso va portato al medico adatto -
oppure, se c'entra il maligno, occorre sostenere lo stato di ansia e
di colpevolezza.
In questo caso bisogna ricorrere alla preghiera di liberazione, che
mira non tanto a cancellare i ricordi ripetitivi e traumatizzanti,
quanto a cacciare il maligno per disinnescare dalla loro azione
distruggitrice i ritmi mnemonici e mettere gli stessi ricordi nella
luce dello Spirito, il quale, risvegliando la memoria ontologica del
nostro essere figli di Dio, amati da Lui, ci difende dalle
insinuazioni del maligno.
Immaginazione. Questa facoltà corruttibile ci presenta spesso le cose
diverse dalla realtà. Il pericolo della immaginazione alienata è
maggiore di quello della memoria, perché essa si basa non solo sul
reale, ma anche sull'irreale; e il maligno, esperto nel creare
miraggi, vi si trova a suo agio.
Sotto la spinta del maligno l'immaginazione può architettare tutto.
L'intelligenza perde la sua lucidità e coerenza e inclina la volontà
ad agire di conseguenza.
Rientrano nell'attività del maligno, al riguardo, allucinazioni e
deliri, che in realtà si ritrovano in tante malattie neuropsichiche.
Solo il discernimento e la preghiera di liberazione, fatta in seguito
al discernimento, potranno dirci se ci troviamo di fronte ad una pura
turba psichica o di fronte ad una azione del nemico.
Affettività. È una delle funzioni primordiali dell'anima. Sotto
l'azione della grazia essa si orienta verso Dio e trova la sua
stabilità. Nell'affettività, che non è il semplice amore, sono in
giunco i nostri sentimenti, nei quali c'è un fondo di egocentrismo. Il
maligno attacca facilmente questa facoltà fragile, e può far deviare
le nostre emozioni verso la sensualità e le altre passioni. Di qui il
passo ai quadri anormali dell'affettività è breve: perversità,
sadismo, masochismo, ansia patologica.
Solo il discernimento ci dirà se in questo quadro della perversione
dell'affettività ci sia di mezzo il maligno.
Una distinzione tra queste tre facoltà non si può fare quando c'è di
mezzo l'influsso del maligno, perché egli, infiltrandosi, attacca
tutte e tre le facoltà.
Se c'è distinzione da fare, questa, in linea pratica, è sul grado di
influsso che il nemico esercita all'interno dell'anima umana.
a) Primo grado: la ferita. È una piaga benigna dell'anima, nella quale
la memoria, l'affettività o l'immaginazione sono state lese. La
lesione comporta una difficoltà di rapporti con gli altri. La volontà
resiste, ma, nonostante la buona volontà, la persona è presa da
pensieri, sentimenti, preoccupazioni insistenti, giudizi,
aggressività.
La persona è turbata e vive penosamente, soprattutto se è in ambiente
religioso, e cade in uno stato di conflitto e di ansietà.
La psicoterapia arriva, in questo caso, ad individuare le cause
psicologiche del disagio, cioè le circostanze che hanno originato e
sostengono « per ricordo » il conflitto, ma la terapia è poco
efficace. Una preghiera di intercessione può risolvere il caso.
b) Secondo grado: la legatura. È un grado maggiore di influenza del
maligno. Può provenire da aggravamento della ferita, oppure può
prodursi direttamente in circostanze pericolose.
Il legame può rimanere nascosto per parecchio tempo e manifestarsi
dopo, quando la persona cerca di superarsi. La persona si sente legata
da situazioni precedenti. La volontà è ostacolata, non libera di
esprimersi come vorrebbe, perché legata.
Quattro sono le caratteristiche di un legame:
1) una resistenza di ordine spirituale non semplicemente psicologica,
sebbene sia scontato che ciò che è di ordine spirituale passa pure per
lo psicologico e il fisiologico, a causa dell'unità della persona. Ma
la radice è di ordine spirituale, come ad es. in un dubbio ostinato,
che resiste anche per anni, e non si scioglie con nessun colloquio,
non si attenua con i mezzi ordinari di grazia, e affossa sempre più la
persona. In questo caso
il legame attacca la fede o la speranza. Il nemico tende ad annebbiare
la persona legata e a portarla alla disperazione;
2) settorialità. Il legame è settoriale, delimitato ad una sfera. Una
persona legata nel dubbio, può essere eccellente nella carità verso il
prossimo, può annunciare con efficacia la parola di Dio, può osservare
bene la castità. In altri termini, la vita spirituale è bloccata solo
in un antro;
3) compulsività. L'uomo legato in un punto è come necessitato. Non può
farci niente. È in quello stato, suo malgrado. Non può per es.
reprimere quel dubbio, reprimere quell'ostilità legata ad un ricordo;
4) dinamismo. Il legame ha un suo dinamismo, cioè un suo processo di
sviluppo. Cresce, cioè, e blocca sempre più la persona in quel
settore. Come chi è impedito di camminare bene con una gamba, a poco a
poco avverte che la gamba si paralizza, e poi si atrofizza, se non
corre ai rimedi.
Solo quando si trovano le quattro caratteristiche di cui sopra, si può
parlare di un legame di origine diabolica, da distinguere dai semplici
legami di natura psicologica.
Qual è la causa dei legami?
a) la prima fonte è il peccato, anzi possiamo dire che in ogni legame
non manca mai il peccato. Possono causare legami i persistenti peccati
di odio, e di deviazione morale, o di pratica di alcool, di droga.
b) Altra fonte molto comune sono le pratiche occulte, spiritismo,
magia, esoterismo. Anche chi frequenta maghi, o stringe amicizia con
persone malefiche e pervertite fino a farle entrare nella propria
vita, può contrarre dei legami.
c) Altra fonte di legami sono i malefici, quando colpevolmente la
persona colpita presta il fianco alla persona attaccante.
Il legame si scioglie con la scoperta della causa che l'ha prodotto.
Bisogna scoprire la verità, cioè fare verità sulla situazione.
Scoperta la verità, o la causa del legame, bisogna procedere alla
rinuncia alla causa che l'ha prodotto.
In questa operazione, il più delle volte, è necessaria la presenza del
sacerdote o dell'esorcista, che scopra e faccia cadere l'« intonaco »,
che « stracci i veli », « strappi i lacci » che « irretiscono le anime
come uccelli », e lasci libera « la preda » (Ez. 13,11-12; 20,21).
c) Terzo grado: infestazione maligna. L'individuo non è soltanto
legato, ma abitato da una o più potenze, innestate nel suo essere
umano, nell'anima o anche nel corpo. La persona si accorge che c'è «
qualche cosa » in lei, di « estraneo », che talvolta la spinge a fare
ciò che non vuole, e la vuole distruggere.
L'infestazione porta un certo oscuramento della intelligenza, e un
certo indebolimento della volontà. La persona è presa spesso da ansia
irrazionale, e diventa talvolta impulsiva o aggressiva, preda di
pensieri osceni o blasfemi. È in stato di quasi permanente conflitto
interiore per questa « invasione » di forze « estranee ».
Solo il discernimento ci può consentire di individuare una
infestazione o invasione maligna, di precisare le « potenze »
occupanti, e di saggiare quale tipo di preghiera sia più efficace.
Il discernimento deve essere fatto con cura quando si riscontrano «
presenze », per distinguerle da eventuali presenze proiettate dalla
persona dissociata o indotte per suggestione da altre persone. Le «
presenze » diaboliche hanno delle caratteristiche « proprie » che
bisogna sapere riconoscere, come diremo parlando del discernimento.
La preghiera di liberazione comporta normalmente l'intervento del
carisma di autorità. Nei casi più resistenti, rimandare all'esorcista.
9. Turbe psichiche e influsso del maligno
Un tempo i traumi della psiche, e tutte quelle turbe che oggi vanno
sotto il nome di psicosi, venivano attribuiti al maligno. Così
epilettici e isterici spesso venivano classificati come posseduti da
spiriti maligni. Lo sviluppo della psichiatria ha chiarito in
moltissimi casi l'origine naturale delle turbe neuropsichiche.
Tuttavia, nota bene il dr. Madre, nel libro citato « Ma liberaci dal
Maligno » (p. 87-88), tanti punti oscuri sono rimasti: « le scoperte
scientifiche non offrono nessun valido argomento per negare la realtà
del maligno... Senza voler cadere in eccessi, noi siamo attualmente
portati a considerare la possibilità di una influenza maligna, sia
come fenomeno aggiunto, che aggrava talvolta una alterazione psichica
in atto, sia come causa di una malattia psichica evidente, che ne è
solamente l'effetto ».
È chiaro, continua il dr. Madre, che bisogna guardarsi da una facile
demonologia, ma neanche bisogna eliminare troppo rapidamente la
dimensione spirituale della malattia. « Dispiace constatare che molti
psichiatri, anche cristiani, rifiutano di prendere in considerazione
queste realtà » (o.c., p. 88).
Certamente l'anamnesi, nei casi di nevrosi e di psicosi, va fatta con
molto discernimento, per concludere che si tratti di sintomi dovuti
non solamente a cause psichiche ma anche a fattori di altra
dimensione.
Conviene esaminare la qualità e la tonalità dei sintomi. Molte
affezioni neuropsichiche presentano sintomi analoghi a quelli della
infestazione maligna. Allucinazioni interne ed esterne possono
trovarsi nei psicastenici e negli isterici; deliri, idee impulsive
possono trovarsi nei melanconici e in tante forme di depressione
psichica; possono anche ritrovarsi negli infestati.
La tonalità di questi disturbi, l'indagine di quando e di come sono
sorti, ci possono aiutare a riconoscere una causa naturale o una causa
estrapsichica. L'esame della personalità, se è un neurolabile e se lo
è sempre stato; se appartiene ad una famiglia di neurolabili, ed altri
elementi possono aiutarci nella diagnosi. L'esame del contesto, cioè
dell'ambiente in cui la persona ha vissuto, delle persone e dei luoghi
che ha praticati, ci può orientare nel formularci un giudizio sulla
causa dei disturbi.
Soprattutto il discernimento in preghiera ci guiderà nello individuare
il nemico, se effettivamente si nasconde in una parte della psiche o
anche del corpo.
Nel dubbio una preghiera di intercessione fa sempre bene; ma non
procedere ad una preghiera di liberazione con impiego di autorità
sullo spirito del male, se non si è moralmente sicuri
dell'infestazione maligna.
10. Il maleficio e i disturbi fisici
Il maleficio è una forma particolare di magia nera, che si esplica
attraverso riti e cerimoniali, allo scopo di nuocere alle persone. Si
chiama anche fattura, perché si agisce con particolari oggetti
opportunamente preparati.
Nel maleficio, diversamente da quanto si può supporre nella magia
bianca, in cui si vuole recare un beneficio agli altri, interviene in
genere il diavolo, sia che lo si invochi direttamente o meno, tanto
che gli antichi definirono il maleficio:
Arte di nuocere agli altri con l'intervento del demonio ».
Il materiale usato come strumento di fattura è molto vario e strano,
ma ha valore di segno sensibile che veicola la volontà perversa di
nuocere e costituisce lo strumento esterno attraverso cui Satana
esercita il suo influsso negativo.
Nella fattura dunque bisogna distinguere tre elementi:
1) la volontà di nuocere dell'operatore, il quale carica un oggetto di
perversi sentimenti;
2) l'oggetto che è caricato di questi sentimenti perversi, il quale
tanto più riesce pericoloso quanto più è stato caricato;
3) il diavolo che, attraverso questo oggetto, si rende presente e
nuoce alla persona contro cui è diretto il maleficio.
Il diavolo attraverso la fattura, confezionata con formule magiche e
malefiche, riceve un culto di adorazione, di cui lo scimmiottatore di
Dio, è avidissimo.
Il maleficio, secondo gli effetti che produce, è detto amatorio, se dà
luogo ad un forte sentimento di amore o di odio verso una persona; è
venefico, se è inteso a produrre una malattia, un danno, un disturbo
alla persona maleficiata, alla sua famiglia, ai suoi beni; è diabolico
se è diretto a introdurre nella persona una presenza maligna, che la
infesti o la ossessioni.
Il maleficio, secondo come viene operato, è diretto o indiretto.
Il maleficio diretto si compie direttamente sulla persona della
vittima, con materiale debitamente preparato (sangue, ossa di morti,
polveri, erbe) e confezionato con formule occulte, che viene mescolato
al cibo o alla bevanda, o viene messo in contatto con la persona.
Il maleficio indiretto si attua su oggetti che rappresentano la
vittima, su una sua fotografia, su un suo indumento, o su un altro
materiale rappresentativo (un pupazzo, una bambola, un animaletto) che
è materiale di transfert, su cui si scarica il male che si vuole, con
segni e con parole.
La scelta e la manipolazione del materiale sono regolate dal principio
di omeopatia: il simile produce il simile. L'operazione su materiale
obbedisce pure al principio di analogia. Così:
a) con l'infissione di chiodi, aghi, coltelli si vuole produrre
sofferenza e strazio nella vittima;
b) con la putrefazione (sotterrando per es. la fattura) si vuole
produrre, attraverso una malattia inesorabile, il deperimento e la
morte della vittima (fattura a morte);
c) con l'annodamento o legatura del materiale di transfert (capelli,
strisce di stoffa, ecc.) si vuole produrre impedimento, difficoltà,
impossibilità a realizzare una cosa (per es. ,legatura al matrimonio,
legatura alla generazione, al rapporto sessuale) oppure difficoltà a
sciogliersi da una situazione.
Gli annodamenti di crini di cavallo, i fittissimi intrecci di capelli
sulle teste di donne o di bambini (trecce di donne), i fittissimi
trapunti su materassi con disegni di corone, lasciano talvolta
allibiti per la loro maestria e improvvisa presenza, e tradiscono
l'intervento misterioso di una mano invisibile.
Il maleficio opera più efficacemente se la persona fatturata sa delle
pratiche che sono state eseguite a suo danno.
Tra i popoli primitivi, presso i quali le pratiche magiche sono molto
sviluppate, lo stregone informa sempre, direttamente o indirettamente,
la vittima designata. In questo caso entra in giunco la suggestione,
che, operando nel soggetto facilmente impressionabile, produce il suo
effetto, spesso immediato: la vittima si ammala, deperisce, e in pochi
giorni muore (maleficio a morte). La casistica è molto vasta al
riguardo (cfr. Diz. Enciclopedico di Parapsicologia, Popoli primitivi,
sortilegi, Fabbri, 1984, pp. 447 ss.).
Quando la vittima non sa, più difficilmente la fattura
· sortilegio ottiene l'effetto desiderato; se l'effetto viene ottenuto
all'insaputa totale della vittima, allora bisogna ammettere
l'intervento di una forza occulta, che noi crediamo sia lo spirito
cattivo, invocato dal mago, o a cui il mago è asservito.
Tuttavia, anche in questo caso, l'efficacia della fattura ha sempre
dei limiti.
La limitazione proviene:
a) dal demonio stesso che è bugiardo, non mantiene le promesse, e
inganna i suoi stessi servitori;
b) dagli operatori di maleficio che non sanno operare
· spesso imbrogliano i clienti per amore di lucro;
c) dagli individui sui quali viene fatto il maleficio, i quali spesso
sono refrattari grazie all'aiuto di segni sacri;
d) dalla potenza divina che limita il potere del demonio o lo annulla
completamente.
Un rilievo importante da farsi è che non bisogna credere facilmente ai
malefici, ai sortilegi e alle fatture.
Un esame attento dei fatti tradisce il più delle volte, alla base di
disturbi o di inconvenienti e insuccessi, cause psichiche e fattori
naturali.
Pertanto occorre sfatare pregiudizi e facili allarmismi in persone che
attribuiscono i loro mali o le loro disgrazie a interventi di megere,
prezzolate da nemici o anche da parenti invidiosi.
Terapia
Una volta accertata l'esistenza di un maleficio, o perché l'operatore
ha confessato il suo crimine e l'effetto della fattura è manifesto, o
perché il disturbo è inspiegabile, per es. una malattia resiste ad
ogni cura perché non si conosce l'origine e si è fondato motivo per
credere che ci sia di mezzo un maleficio, allora bisogna ricorrere ad
una terapia.
La terapia soprannaturale è giustificata dal fatto che nel maleficiato
opera, almeno mediante, cioè a mezzo della fattura, lo spirito
maligno, il quale sostiene e alimenta il disturbo (per es. la
malattia) e produce inoltre alcuni fenomeni tipici degli infestati e
degli ossessi.
La preghiera di liberazione, ripetuta più volte, ha una soddisfacente
efficacia e blocca il disturbo o attenua i sintomi del male; scioglie
inoltre molte legature. Nei casi più resistenti bisogna ricorrere
all'esorcista.
Più facile la liberazione con preghiera nei casi di maleficio
semplice, senza fattura materiale, come nell'attacco psichico,
sferrato da una persona che concentra il suo odio distruttivo, la sua
rabbia o altro sentimento nel suo spirito e poi lo lascia fluire
sull'oggetto (un individuo, una cosa).
La terapia naturale consiste nella distruzione della fattura a cui è
legato il maleficio o della formula magica con cui si è fatta una
legatura.
Se la fattura è un cibo o una bevanda somministrati al maleficiato,
questi vengono spesso rimessi nel corso della preghiera; se invece è
un oggetto, questo va ritrovato e distrutto.
Quando si tratta di sciogliere un maleficio, è lecito chiedere lo
scioglimento a chi lo ha fatto o consultare altra persona esperta in
questo affare.
Non è però opportuno, come sostiene invece un autore peraltro molto
apprezzato (Balduccí, Gli indemoniati, p. 572) rivolgersi ad uno
stregone per togliere un maleficio, sia perché potrebbe farlo con un
altro maleficio, sia perché in ogni intervento del genere non si usano
sempre mezzi naturali.
Vale sempre la norma dettata dalla Chiesa di non ricorrere ai maghi: «
caveat ne ob hoc (maleficium) ad magos, vel ad sagas, vel ad alios,
quam ad Ecclesiae ministros confugiat » (Rit. Rom. XII. c. t. 8).
11. Possessione diabolica
Per completezza, diciamo qualche cosa della possessione diabolica, che
quando è piena rappresenta l'ultimo grado del dominio di Satana
nell'uomo.
Nella possessione il diavolo può esercitare una attività in una parte
del corpo, in una sfera particolare (possessione parziale o
ossessione), e può esercitare la sua attività in tutto il corpo, senza
peraltro possedere lo spirito (possessione piena).
L'unione con l'uomo è evidentemente estrinseca. Egli penetra ed esce a
suo piacimento, per cui il paziente ha momenti o periodi di remissione
del suo male. Ma quando il demonio è attivo, egli « si sostituisce
alla forza direttiva dell'anima, dopo averla con violenza brutale
ridotta impotente, e così da padrone dispotico opera in quel misero
corpo a suo piacimento » (Balducci, Gli indemoniati, p. 36). « Nel
posseduto quindi è il diavolo che agisce, non più l'individuo,
divenuto uno strumento cieco, docile, fatalmente obbediente, incapace
di reagire alla forza maggiore che l'opprime » (Balducci, o. c., p.
37).
Tuttavia, se la persona è in grazia di Dio, permane in essa la
inabitazione della SS.ma Trinità, anche negli arnesi diabolici.
Che il diavolo possa giungere a tanto ce lo documenta il Vangelo, come
negli episodi dell'indemoniato di Gerasa, posseduto da Legione, e del
fanciullo epilettico (Mc. 9,14-29). E ce lo documentano numerosi casi,
di cui qualcuno sperimentato personalmente.
L'indemoniato presenta fenomeni caratteristici di ordine psichico, di
ordine metapsichico, e di ordine spirituale.
La fenomenologia psichica rassomiglia molto a quella degli ammalati
psichici, per cui occorre molto discernimento.
Questi disturbi si spiegano col fatto che le anomalie prodotte negli
organi con la presenza maligna determinano squilibri nell'esercizio
della facoltà dell'anima, nella percezione, nella conoscenza, nella
volizione.
Ma analoghi disturbi ritroviamo nei quadri clinici di molte malattie
neuropsichiche. Disturbi allucinatori (allucinazioni esterne della
vista, dell'udito, del tatto, allucinazioni cenestetiche e
allucinazioni psichiche con presenze di oggetti ó di persone estranee)
troviamo nella psicastenia, nell'isterismo, ecc. Disturbi impulsivi
(atti sconnessi o coatti, attentati sessuali o suicidi, lacerazioni,
morsi ecc.) troviamo nell'epilessia, nella schizofrenia, ecc. Idee
deliranti (deliri di esaltazione, di depressione, deliri di colpa,
deliri di accusa) troviamo nella paranoia e in altre psicosi maniaco-
depressive.
Solo l'esame anamnestico e diagnostico, fatto possibilmente da un
medico specialista, può orientarci sulla naturalità o preternaturalità
dei predetti disturbi. E diciamo subito che non sono tanto i disturbi
che debbono metterci in allarme sulla possibile presenza diabolica,
quanto le modalità con cui essi si manifestano e la correlazione con
altri dati già acquisiti.
La fenomenologia metapsichica, così detta perché presenta analogia con
i fenomeni paranormali che si verificano talvolta in alcuni soggetti,
naturalmente, accompagna gli stadi più acuti del male.
Si tratta di fenomeni di chiaroveggenza, di psicometria, di
telecinesi. Il posseduto mostra di conoscere cose occulte o lontane,
di sapere fatti e circostanze della vita delle persone presenti;
mostra la capacità di spostare gli oggetti da un punto all'altro, di
prendere posizioni strane e mirabolanti; sviluppa talvolta una forza
superiore alle sue condizioni fisiche, ecc.
Questi fenomeni, presi in sé isolatamente, non dimostrano la presenza
diabolica. Ma quando sono molti e rivelano dietro le quinte un essere
intelligente che manovra a suo piacere, e varia i segni senza un nesso
di consequenzialità, allora noi legittimamente possiamo orientarci per
una possessione diabolica.
I fenomeni di ordine spirituale sono:
a) L'avversione al sacro. Il posseduto dimostra uno spiccato senso di
avversione alle cose sacre, al nome di Gesù e di Maria, ai segni
sacri, alle reliquie dei santi, agli Agnus Dei e ai crocifissi;
talvolta avversione ad entrare in chiesa o ad assistere ad azioni
liturgiche, alla recita delle preghiere.
Questa avversione non si nota sempre, anche nei casi accertati, ma è
molto frequente ed ha una sua precisa tonalità, che la distingue da
altra avversione al sacro o al fastidio per la preghiera che notiamo
in alcune persone isteriche.
b) La vocazione al male. Il diavolo vuole sempre il male, o di ordine
mentale (errore, menzogna, aberrazioni di idee) o morale (peccato,
perversione, distruzione della personalità). Nell'indemoniato notiamo
i segni di questa attività nascosta di Satana; quando questi segni
mancano, o non c'è vera possessione, ovvero la possessione non è
maligna e pericolosa.
Anche nel corpo il diavolo possidente lascia dei segni, che gli
esperti riconoscono a prima vista.
È possibile una presenza demoniaca limitata ad un semplice disturbo
fisico?
Sì, è possibile, ma si tratta sempre di possessione parziale. Direi
che è più frequente di quanto non sembri, sebbene sia difficile averne
la sicurezza.
Si tratta di malattie restie ad ogni cura, di disturbi molesti
resistenti ad ogni terapia, che logorano la persona e la rovinano
anche economicamente. Queste possessioni parziali vanno però in gran
parte ricollegate ai malefici, a pratiche magiche e simili.
Dei segni che la Chiesa dà, nel Rituale Romano, per riconoscere la
possessione diabolica daremo un accenno parlando del discernimento, ma
di sfuggita, perché questo libretto non è un manuale per esorcisti.
Le tentazioni di Gesù nel deserto
« Allora Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto per essere tentato
dal diavolo. E dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti,
ebbe fame.
Il tentatore allora gli si accostò e gli disse:
« Se sei Figlio di Dio, di' che questi sassi diventino pane ».
Ma egli rispose: "Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio".
Allora il diavolo lo condusse con sé nella città santa,
lo depose sul pinnacolo del tempio e gli disse:
"Se sei Figlio di Dio, gettati giù, poiché sta scritto:
Ai suoi angeli dà ordini al riguardo,
ed essi ti sorreggeranno con le loro mani, perché non abbia a urtare
contro un sasso il tuo piede".
Gesù gli rispose: "Sta scritto anche:
Non tentare il Signore Dio tuo ".
Di nuovo il diavolo lo condusse con sé sopra un monte altissimo e gli
mostrò tutti i regni del mondo con la loro gloria e gli disse:
« Tutte queste cose io ti darò, se, prostrandoti, mi adorerai ».
Ma Gesù gli rispose: "Vattene, satana! Sta scritto:
Adora il Signore Dio tuo
e a lui solo rendi culto".
Allora il diavolo lo lasciò ed ecco angeli gli si accostarono e lo
servivano.
MATTEO 4,1-11
II - IL COMBATTIMENTO SPIRITUALE
1. Conoscenza delle posizioni nemiche: il discernimento
È di somma importanza, prima di intraprendere una preghiera di
liberazione, conoscere su quale piano ci moviamo; cioè è necessario
sapere:
a) se veramente la persona è sotto l'influsso del maligno ed ha perciò
bisogno di liberazione;
b) in caso affermativo, quali demoni sono in attività e a quali
livelli operano;
c) se è opportuno, nelle circostanze concrete, procedere alla
preghiera di liberazione o consigliare altri mezzi.
Il discernimento degli spiriti, se è un dono carismatico (1 Cor.
12,10) utile all'esercizio di ogni mistero, perché ci fa cogliere il «
vero di Dio » in ogni situazione di fatto o in ogni progetto o anche
in una semplice ispirazione, nel ministero della liberazione è di
somma utilità per il prezioso contributo che offre alla conoscenza del
nemico che vogliamo combattere. Il danno di una preghiera di
liberazione, e tanto più di uno scongiuro, fatto senza discernimento,
può essere rilevante.
Il discernimento di cui parliamo non è da confondersi con l'intuito
naturale di cui sono dotate alcune persone, che in una situazione ti
spaccano il capello e colgono l'essenziale dal marginale. Anche questo
è un dono che può essere coltivato con l'uso, con l'ausilio del
raziocinio e delle scienze umane, e può prestare un prezioso aiuto
quando manca il dono del discernimento.
Non è neanche da confondersi con un altro dono naturale, che hanno
alcuni sensitivi, di cogliere gli influssi negativi in un ambiente, in
una persona, e da questi risalire alle fonti di emanazione; talento
anche questo molto utile che, usato con prudenza soprannaturale, può
rendere un buon servizio in alcune fasi della preghiera.
Il discernimento è una « luce » particolare che ci fa vedere in Dio
come stanno le cose. Una « luce pregata » che si ottiene in preghiera
e si esercita in preghiera; un dono dato da Dio agli umili e ai puri
di cuore in una comunità orante, e che va usato comunitariamente con
l'ausilio degli altri, con il confronto della parola divina e il senso
della fede. Allora diventa anche un'arte umano-divina, perché si serve
di criteri acquisiti attraverso i dati rivelati e l'esperienza.
La prima cosa che bisogna fare, quando un fratello chiede la preghiera
di liberazione, è informarsi su di lui, guardarlo nella luce del
Signore, e iniziare - in disparte se lo desidera - un dialogo con lui
per avere un quadro generale della situazione, attraverso l'anamnesi
personale, familiare, ambientale, anche se non approfondita.
Il primo punto da stabilire è l'origine naturale o preternaturale dei
disturbi, sofferenze e anomalie che il fratello accusa.
La maggior parte delle persone sofferenti che vengono a chiedere la
liberazione sono affette da disturbi neuropsichici, e buona parte è
passata, oltre che dai medici, da maghi e guaritori.
Bisogna allora assodare ciò che è semplicemente un disturbo naturale e
ciò che, eventualmente, è da attribuire ad una infezione per pratiche
magiche.
L'esperienza ci insegna che tante persone sono semplicemente
spaventate di avere in corpo qualche diavolo o di essere vittime di
fatture. E una volta che sono rassicurate che non hanno diavoli e che
non sono state fatturate, i disturbi si dileguano e tornano ad una
vita tranquilla.
Tante volte si tratta di persone affette da nevrosi ossessive,
somatizzate, di depressi psichici, ansiosi, angosciati, che
attribuiscono tutti i dolori e tutte le ansie al diavolo; con una
buona preghiera di lode e di conforto si sentono rianimate, acquistano
fiducia, escono dalla loro angoscia, e si avviano verso la guarigione.
Altre volte invece si tratta di persone isteriche. L'isteria in tutte
le sue forme presenta dei disturbi e dei fenomeni che simulano bene i
disturbi e i fenomeni dell'infestazione diabolica e anche della
possessione parziale. Bisogna aver presenti i quadri clinici delle
forme isteriche per non cadere in abbagli:
a) la sintomatologia psichica con i disturbi della sfera affettiva
(depressione, eccitamento isterico) e della sfera della coscienza
(letargia o sonno isterico, stati crepuscolari, sdoppiamento della
personalità, allucinazioni visive, auditive, sessuali,
deliri, ecc.);
b) la sintomatologia somatica, con i disturbi motori (paralisi
parziali, contratture spesso ad arco, ecc. ), disturbi sensoriali
(anestesie e, iperestesie, chiodo isterico sulla testa, bolo isterico
o corpo estraneo che si muove all'interno), disturbi neurovegetativi e
viscerali (febbre, pallore, rossore, dermografismo. spasmi, dolori
intestinali, palpitazioni di cuore, vaginismo, prurito, sbadigli,
ecc.).
È vero che a sostenere queste forme di isterismo può entrare il
maligno, ma questo va visto non tanto nei disturbi, nelle
manifestazioni, quanto nei gangli vitali più profondi, nella sfera
della mentalità e della affettività lese e portate a minare, ad
esaltarsi, a ripiegarsi, a mettersi al centro dell'attenzione.
Comunque il trattamento spirituale degli isterici non è facile, né
scevro da pericoli; e la preghiera di liberazione può attenuare il
male, cacciando quel tanto di influsso del maligno che si è potuto
insinuare e anche fissare, ma non risolverlo del tutto.
Le persone che sono passate per le mani di maghi e guaritori, quelle
che effettivamente sono state oggetto di maleficio, hanno frequentato
sedute spiritiche o corsi di pratiche esoteriche, vanno sottoposte ad
attento esame, portando il discernimento sui seguenti punti di
anamnesi:
a) pratiche occulte, personali o familiari, soprattutto su magie,
spiritismo, divinazione;
b) frequenza di sette esoteriche e iniziazione a pratiche yogistiche
di conoscenza trascendentale, concentrazione sull'arcano ecc.;
c) esperienze alienanti con droga, alcool e farmaci allenanti;
d) depravazioni sessuali di ogni specie, escluse le relazioni normali;
e) traumi psicoaffettivi dell'infanzia, adolescenza, età adulta.
La scoperta di uno o più elementi di questa anamnesi non significa
infestazione diabolica. La sensibilità alle infestazioni maligne varia
in larga misura, secondo la costituzione, la spiritualità della
persona, l'ambiente in cui è vissuta.
2. Problema delle presenze
Un punto difficile di diagnosi restano sempre le presenze estranee che
si autorivelano. Anche sotto il profilo teologico la questione non si
può dire risolta.
Nel corso della preghiera si presentano delle entità, le più diverse,
come talvolta avviene nelle sedute spiritiche. Parlano in lingua
volgare, nel dialetto del luogo o in altri dialetti, spesso in lingue,
francese, inglese, tedesco, giapponese, arabo, qualche volta
correttamente, più spesso approssimativamente. Le entità si
qualificano come persone morte, di epoca recente o anche antica, in
incidenti di strada o di lavoro, più spesso uccise. Appartengono alle
più disparate categorie sociali, professionisti, operai, commercianti,
casalinghe, pastori, contadini, soldati, preti, frati, suore.
Narrano i particolari della loro vita prima della loro morte violenta,
dando le loro generalità, che tante volte alla verifica risultano
vere, altre volte invece false.
Alcuni di questi « individui » sono entrati spontaneamente, altri sono
stati mandati, o per fare del male o per proteggere una persona.
Alcuni si mostrano cattivi, pieni di livore e di odio, altri invece si
mostrano buoni, religiosi, credenti in Dio. Altri si dicono dannati
per sempre, in attesa di cadere nell'inferno, altri invece sono in
viaggio verso Dio, come in uno stato di purificazione. Tanti esortano
la persona a fare opere buone, persuasi che le opere buone della
persona posseduta giovano anche a loro. Ne ho incontrati di quelli
che, rammaricati di non poter amare Dio, tentano di avvicinarsi a Lui
e di sentire l'eco dell'amore nella persona posseduta. Spesso aiutano
la persona a pregare, pregano essi stessi nella persona rispondendo
con devozione alle preghiere, o anche pregando spontaneamente. Alcuni,
che si qualificano inviati da Dio, indicano lo stato in cui si trova
la persona posseduta, quanti spiriti ha in corpo, e dànno consigli per
liberare la persona. Tanti domandano suffragi, e quando si è pregato
per loro mostrano quiete, gioia, e ringraziano forante.
Il problema si pone.
La prima ipotesi, quella comune presso il popolo, è che si tratta di
anime di defunti, soprattutto di quelli morti violentemente, che
vagano nell'aria e tendono ad entrare nei viventi per continuare in
essi la propria vita interrotta anzi tempo. In questo loro vagare
possono essere catturate dal demonio, soprattutto attraverso i maghi,
e costrette ad entrare nelle persone per torturarle.
Questa ipotesi è da scartare. Le anime, dopo la morte, vanno al
giudizio di Dio, che segna loro la sorte definitiva: paradiso,
purgatorio, inferno.
E vero che il paradiso, il purgatorio, l'inferno, più che un luogo
sono uno stato, e che, soprattutto nel tempo intermedio tra la morte e
la futura risurrezione, Dio può permettere alle anime di stare in
qualche luogo particolare. Ma non possiamo ammettere che queste anime
siano alla mercé dei maghi, che le catturano, le strumentalizzano
d'accordo con il diavolo, anche se sono dannate, per nuocere ai
viventi o per « aiutare » i viventi.
L'ipotesi dell'origine psichica di queste presenze è, oggi, quella che
ha più credito.
L'uomo proietta quello che vuole essere, o quello di cui sente di aver
bisogno, o quello di cui teme. Dà volto alle sue paure o ai suoi
sogni, soprattutto quando è in una fase di dissociazione o di
turbamento psichico.
A queste sue creazioni egli tende a dare personalità (prosopopesi);
arriva ad identificarsi con esse, imitandone i gesti, il linguaggio, e
finanche la fisionomia (trasfigurazione), quasi come avviene, nei
limiti del normale, all'attore teatrale, che impersona il suo
personaggio, lo imita a meraviglia, nei modi, nella voce,
nell'espressione dei sentimenti, fino quasi a trasfigurarsi in esso.
Le presenze allora sarebbero personalità fittizie, endogene.
Tra i cultori di parapsicologia c'è chi parla di personalità
alternanti: un individuo, in stato di veglia, cambia improvvisamente e
spontaneamente personalità, con gesti, parole, concetti diversi da
quelli della personalità normale (cfr. Diz. enciclopedico di
parapsicologia e spiritismo, Fabbri, 1984, « Possessione », p. 481).
Altri parlano di polipsichismo: nell'uomo ci sarebbero numerosi centri
psichici raggruppati gerarchicamente sotto la direzione di un
organismo che ne è a capo, ma dotati ognuno di un certo grado di
volontà e di coscienza. In alcuni casi di anormalità questi centri
acquisterebbero più autonomia, sì da dare l'impressione di parecchie
personalità conviventi (cfr. op. cit., « Polipsichismo », pag. 466).
Altri spiegano il fenomeno delle presenze, nei casi in cui queste
mostrano di sapere cose superiori al grado di cultura del soggetto,
oppure cose occulte e lontane, con il serbatoio cosmico o memoria
universale, dove si conserverebbero tutti i ricordi, le orme, delle
persone che ci hanno preceduti, e a cui il soggetto attingerebbe le
notizie, dando l'impressione di essere altra persona vissuta in altro
tempo e in altro luogo.
Si parla anche di presenze indotte o provocate: maghi o ipnotizzatori
possono talmente soggiogare le persone che chiedono loro un servizio,
da indurre in loro immagini o forme-pensiero di individui defunti o
anche viventi. Ho riscontrato personalmente, in due casi, presenze di
viventi (maghi) in individui plagiati, con voce, gesti, modi di fare
del plagiatore.
Spiritisti e occultisti parlano invece di presenze reali, esogene.
Quando l'uomo muore, il corpo va in disfacimento, ma la vita psichica
con tutte le sue cariche personali sopravvive per qualche tempo,
soprattutto negli uomini attaccati alla vita e soppressi
violentemente. Queste cariche vitali, o resti psichici dei defunti,
che sono gli « elementari » per gli occultisti, e gli « spiriti » per
gli spiritisti, sarebbero all'origine delle « presenze » e delle loro
manifestazioni, locuzioni, apparizioni. Essi infatti tenderebbero a
rivitalizzarsi, e dove trovino un uomo affine, che li riceva (il
soggetto ospitante), si radicherebbero, come un parassita che succhia
vitalità in un'altra pianta, per prolungare la propria sopravvivenza
(cfr. Papus, La magia e l'ipnosi, Napoli, 1921, pp. 125-130).
Ultimamente il Benedettino p. Pellegrino Ernetti ha ripreso e
rielaborato questa ipotesi dei residui psichici, o « rimanenze ».
Niente dell'uomo si distrugge. Ogni vibrazione di pensieri e di
sentimenti lascia un'impronta, ogni azione lascia un residuo nel luogo
dove viene compiuta. Di ogni parola resta l'eco, carica dei connotati
della persona che l'ha pronunziata.
Queste « rimanenze » tendono a rivitalizzarsi e ad integrarsi, dando
luogo a personalità psichiche, effimere e di fragile consistenza.
Ove si voglia tener conto di questa ipotesi (cfr. Diz. di
parapsicologia e spiritismo, cit., p. 484) possiamo anche pensare che
il diavolo, sfrutti, come abile manovratore e prestigiatore, questi «
resti » per creare « presenze » disturbatrici, dando ad essi i
connotati di persone defunte; come, secondo il pensiero dell'Ernetti,
può fare anche un medium o un mago, ricostruendo con questi dati una
personalità.
Checché ne sia di tutte queste ipotesi per spiegare le « presenze », a
noi, che perseguiamo uno scopo pratico, interessa sapere se e in quale
maniera il diavolo operi attraverso di esse.
La saggezza della Chiesa avverte l'esorcista di non credere « si
daemon simularet se esse animam alicuius sancii vel deÍuncti » (Rit.
Romanum, XII, 1,14).
Può talvolta il diavolo operare nelle vesti di una presenza. Il
discernimento potrà orientarci al riguardo, e ci può fare scovare se e
quali demoni si camuffano nelle singole presenze, oppure se si tratti
di azioni diversive del nemico per sviare dalla preghiera.
Ove non dovessimo capirci molto, perché la luce di Dio non ci
soccorre, accettiamo con umiltà il consiglio del Siracide: « Non
indagare le cose per te troppo grandi; non sforzarti in ciò che
trascende le tue capacità, poiché tu non devi occuparti delle cose
misteriose » (Sir. 3,21-23).
Se le presenze sono collegate con disturbi fisici, non bisogna
lasciarsi ingannare dalle manifestazioni locali degli spiriti cattivi
che tormentano una parte del corpo, simulano di essere nascosti in
quel luogo; anzi le reazioni del paziente non coincidono con
l'attività del maligno, ma possono essere anche naturali; e il maligno
se ne serve per distogliere la nostra attenzione e non farsi
individuare.
Siccome ogni spirito si qualifica per la sua attività, e non per la
sua sostanza, bisogna che noi identifichiamo gli effetti, per risalire
alla causa agente, tenendo presente che il maligno, il quale ha la
vocazione all'errore, alla falsità, al peccato, all'avversione a Dio,
si troverà là dove ci sono perversioni mentali o aberrazioni morali, o
dove c'è particolare avversione al sacro. Dove questi effetti
mancassero, c'è molto da dubitare della presenza del maligno anche di
fronte a manifestazioni vistose, che vanno ricondotte nel campo del
psichico o del metapsichico naturali.
Comunque - e non lo si ripete mai abbastanza - nella preghiera
troveremo luce sufficiente e la guida sicura dello Spirito di Dio.
3. Consigli pratici
1. Quando si presentano persone che accusano disturbi del maligno, si
tenga conto che:
a) i disturbi psico-fisici possono provenire:
1) da malattie fisiche non bene diagnosticate e curate; è bene,
pertanto, consigliare ripetute visite mediche ed esami clinici;
2) da malattie neuropsichiche, spesso resistenti alle cure mediche,
come nevrastenia, psicastenia, epilessia, isteria, schizofrenia,
melanconia, che simulano bene, con i loro fenomeni di cui è stato
detto sopra, gli attacchi dello spirito del male nelle infestazioni e
possessioni diaboliche. L'uso del discernimento ci sarà
indispensabile;
3) da disturbi effettivi del demonio, connessi spesso con malefici e
contatti con streghe e maghi, che solo il discernimento può assodare.
b) I disturbi di ordine metapsichico possono provenire:
1) da una causa naturale, come medianicità del soggetto, traumi dovuti
a pratiche spiritiche spesso fatte per giunco, che hanno alterato
l'equilibrio delle facoltà e hanno scatenato il demonio
nell'individuo;
2) da interventi di spiriti maligni.
In tutti e due i casi bisogna affidarsi al discernimento.
c) I disturbi locali possono provenire:
1) da fenomeni di poltergeist, come si è detto sopra;
2) da concentrazione di onde malefiche, che le persone più sensibili e
influenzabili possono avvertire, o come peso al petto, o come senso di
oppressione e spossatezza. Tali concentrazioni sono dovute a influssi
di depravazioni peccaminose, o ad attacchi psichici sferrati da
persone per nuocere agli abitanti del luogo. Secondo i sensitivi,
odori cattivi in un luogo denoterebbero un attacco di origine magica,
cioè fatto con riti magici; odori di carne in decomposizione o di
concime denoterebbero un maleficio compiuto per procurare una
malattia, odore di zolfo o di bruciato denoterebbero un attacco ad
opera o col concorso di spiriti maligni. In questi casi è opportuno
uscire dal luogo infetto, o purificarlo;
3) dal maligno che vuole nuocere alle persone o ai loro beni. In
questo caso è opportuno un esorcismo di disinfestazione.
2. Il primo consiglio da dare alle persone disturbate è di non aver
paura. La migliore difesa è la calma e la fiducia in Dio che ci
protegge. Questo, soprattutto, vale per le persone che temono attacchi
psichici, malefici e sortilegi.
Secondo consiglio da dare è di usare i mezzi più idonei suggeriti dal
buon senso, per alleviare i disturbi psicofisici. Talvolta l'esodo
dall'ambiente in cui si vive, l'allontanamento da certe persone e da
certe pratiche, l'astinenza da certi cibi o bevande (caffè, alcool,
fumo ecc.) possono determinare un netto miglioramento.
Terzo consiglio da suggerire è la pratica dei sacramenti, la
preghiera, l'apertura agli altri, il costante controllo medico.
3. Prima di passare alla preghiera, bisogna:
a) curare che l'unità della persona sia tutelata, e favorire tutti
quei mezzi che sono ritenuti adatti al recupero delle forze interiori
e all'integrazione;
b) coinvolgere il paziente nella sua liberazione, aiutarlo, cioè a
liberarsi da se stesso, facendo leva sulle sue possibilità.
Sarebbe un grave errore far dipendere la sua liberazione dalle nostre
preghiere; renderlo cioè succube del nostro aiuto;
c) smontare le persone con decisione e pazienza dalle false
convinzioni che i loro disturbi sono dovuti al maligno o a persone che
agiscono sotto influsso del maligno. Demolire cioè tutte le
demonopatie, o nate per suggestione propria o indotte da altri
(parenti, amici, maghi), quando effettivamente i disturbi non sono di
chiara origine diabolica.
4. Esaminato bene il caso, bisogna stabilire il tipo di preghiera, che
sarà di:
a) consolazione;
b) intercessione;
c) liberazione psicologica;
d) liberazione dal maligno.
Particolare attenzione bisogna usare in quest'ultimo tipo di
preghiera, che va fatta con un gruppo ben assortito dove sono presenti
i carismi di misericordia, di discernimento, di intercessione, di
autorità, e disponendo di un tempo sufficiente.
5. È da ricordare che non si deve pregare su nessuno senza il suo
consenso, anzi senza la sua richiesta. Non si deve pregare su chi non
è pronto spiritualmente a ricevere la preghiera, o che rifiuta di
uscire dal suo stato. Non si deve pregare per la liberazione di una
persona, se non si può provvedere a continuare le preghiere dopo la
liberazione o ad affidare il paziente ad una comunità di preghiera. Il
nemico tornerà inesorabilmente, e « la condizione di quell'uomo sarà
peggiore di quella di prima ».
6. Ci sono dei casi in cui non bisogna pregare:
1) quando si tratta di prove mistiche. Ci sono persone che portano la
croce di Cristo nelle loro membra per contemplare la passione del
Signore. Le prove di queste « anime vittime » possono essere malattie
misteriose, e possono anche essere « spine di Satana ». Dio può
permettere al diavolo di tormentare una persona - Satana anzi diventa
suo ministro - come lo permise per Giobbe e per S. Paolo (2 Cor.
12,7). Solo attraverso un sano discernimento potremo scoprire « le
prove passive » di un'anima mistica nei disturbi psico-fisici dovuti
all'intervento del maligno. In questo caso si farà una preghiera di
consolazione;
2 ) quando si tratta di maghi o di sciamani. Una preghiera di
liberazione su queste persone è pericolosa, per il conflitto che
potrebbe scatenarsi tra forze avverse, con danno delle stesse persone.
4. Le armi dello Spirito
« Le armi della nostra battaglia non sono carnali », dice Paolo ai
Corinzi (2 Cor. 10,3). E la ragione è che « la nostra battaglia non è
contro creature fatte di sangue e di carne, ma contro i Principati e
le Potestà, contro i dominatori di questo
mondo di tenebra, contro gli spiriti del male che abitano nelle
regioni celesti » (Ef. 6,12; 2,2).
Con la carne si può anche combattere con armi materiali, ma con
creature spirituali bisogna combattere con armi spirituali, senza
miscuglio.
Per questo l'Apostolo ci ammonisce: « Rivestitevi dell'armatura di
Dio, per poter resistere alle insidie del diavolo...Prendete
l'armatura di Dio, perché possiate resistere nel giorno malvagio e
restare in piedi dopo aver superato tutte le prove » (Ef. 6,11,13).
Qual è questa armatura di Dio?
Le scritture del V. T. ci mostrano « il Signore degli eserciti » come
un guerriero armato, che scende in battaglia per difendere il suo
popolo e far valere i suoi diritti.
Il salmista nel salmo 18 (vv. 10-16) e il profeta Abacuc (3,9-14)
descrivono una battaglia di Dio con toni solenni, in cui Dio si serve
degli elementi della natura come di armi micidiali. Il profeta Isaia e
il libro della Sapienza ci descrivono l'equipaggiamento di Jahvè in
battaglia: « Egli si è rivestito di giustizia come di una corazza, e
sul suo capo ha posto l'elmo della salvezza... si è avvolto di zelo
come di un manto » (Is. 59,17); « Egli prenderà per armatura il suo
zelo... indosserà la giustizia come corazza e si metterà come elmo un
giudizio infallibile, prenderà come scudo una santità inespugnabile,
affilerà la sua collera inesorabile come spada affilata...
scoccheranno gli infallibili dardi, ecc. » (Sap. 5,17-21).
S. Paolo evidentemente si rifà ai testi del V. T. per presentarci
l'armatura di Dio nella battaglia contro gli spiriti, volendoci con
questo indicare che la nostra battaglia è la battaglia contro gli
spiriti; è la battaglia di Dio, la quale continua attraverso noi, e
che va combattuta con l'armatura di Dio.
Anche Gesù nel N. T. è presentato come un lottatore. Dal suo primo
ingresso nella vita pubblica fino alla fine dei tempi egli è in lotta
contro il principe delle tenebre, per strappargli il dominio sugli
uomini e affermare il suo Regno di pace e di amore.
L'Apocalisse ce lo presenta come un guerriero armato e ci descrive con
enfasi il combattimento escatologico, che vale la pena riportare: «
Poi vidi il cielo aperto, ed ecco un cavallo bianco; colui che lo
cavalcava si chiamava « Fedele » e « Verace »: egli giudica e combatte
con giustizia. I suoi occhi sono come una fiamma di fuoco, ha sul suo
capo molti diademi; porta scritto un nome che nessuno conosce
all'infuori di lui. È avvolto in un mantello intriso di sangue e il
suo nome è Verbo di Dio... Dalla bocca gli esce una spada affilata per
colpire con essa le genti... Ambedue (la bestia e il falso profeta)
furono gettati vivi nello stagno di fuoco, ardente di zolfo. Tutti gli
altri furono uccisi dalla spada che usciva di bocca al Cavaliere... E
il diavolo che li aveva sedotti fu gettato nello stagno di fuoco e di
zolfo dove sono anche la bestia e il falso profeta: saranno tormentati
giorno e notte per i secoli dei secoli » (Ap. 19,11-21; 20,10).
Anche noi siamo lottatori dietro di Cristo, e per questo è detto: « Il
vincitore lo porrò come una colonna nel tempio del mio Dio... Il
vincitore lo farò sedere presso di me, sul mio trono » (Ap. 3,12,21).
Ma per vincere bisogna « attingere forza nel Signore e nel vigore
della sua potenza » (Ef. 6,10).
La battaglia che combattiamo è la battaglia di Cristo. È Cristo che la
combatte contro il grande nemico, in noi, con noi e attraverso di noi.
Per questo l'Apostolo ci esorta: « Rivestitevi del Signore Gesù Cristo
» (Rom. 13,14).
È importante insistere su questo « rivestirci » di Cristo, come del
resto vi insiste S. Paolo. « Battezzati in Cristo, vi siete rivestiti
di Cristo », dice ai Galati (Gal. 3,27); « Avete rivestito l'uomo
nuovo », dice ai Colossesi (Col. 3,10).
A chi è rivestito di Cristo vengono consegnate le « armi della luce
» (Rom. 13,12) perché possa combattere contro le tenebre.
Chi combatte con Cristo, vince. Ma la vittoria è data non in forza
della volontà dell'uomo, non dalla sua capacità di lottare e di
giostrare, ma unicamente dal « potere » di Cristo operante in lui. Di
qui la necessità di essere « fermi » in Lui, « seduti » in Lui, «
uniti » a Lui.
E adesso ritorniamo all'armatura spirituale descritta dall'Apostolo
nel testo di Efesini 6,14-17.
Troviamo cinque pezzi di « rivestimento » che sono come armi di difesa
nel combattimento.
*1) La cintura ai fianchi, che è la verità.
La cintura allaccia tutti gli altri pezzi dell'armatura, dà loro
consistenza, ai fianchi, che sono la parte centrale, come la vita,
dell'uomo.
La verità di Dio cinge il combattente.
La prima tattica sferrata dal serpente contro l'uomo nel paradiso
terrestre fu la falsità. Insinuò in Eva il dubbio sulla parola di Dio,
cercando di distaccarla dalla verità. « Non è vero », disse. « Non
morirete affatto, anzi... » (Gen. 3,4). E intrappolò l'uomo nel
peccato, facendolo suo schiavo.
Cristo, che è la Verità, ci ha resi liberi (Gv. 14,6). È aderendo a
Lui, alla sua Parola che diventiamo liberi: « Se rimanete fedeli alla
mia parola, sarete davvero miei discepoli, conoscerete la verità e la
verità vi farà liberi » (Gv. 8,32).
Aderire alla verità rivelata è la prima esigenza per essere soldati di
Cristo e per combattere contro il falsario, contro colui « che non ha
perseverato nella verità... e quando dice il falso, parla del suo,
perché è menzognero e padre della menzogna » (Gv. 8,44).
Aderire alla verità significa anche avere sincerità di vita, nutrirsi
degli « azzimi della sincerità » e non più « del lievito della malizia
e della perversità » (1 Cor. 5,7-8).
Gesù domandò al Padre lo Spirito di verità per noi, perché ci
introdusse in tutta la verità, e perché fossimo « santificati nella
verità » (Gv. 17,17,19).
Essere cinti della verità, come di una cintura, significa aderire
strettamente a Cristo, col pensiero, con la volontà, con la vita.
2) La corazza della giustizia.
La corazza è una parte molto importante dell'armatura. Protegge il
petto, le spalle, il cuore del combattente, e gli dà un senso di
sicurezza contro i colpi del nemico.
La giustizia è una proprietà di Dio. Lui solo è giusto, Lui solo è il
santo. Ma Dio può comunicarla agli altri, giustificandoli e
santificandoli. E Dio ha fatto questo per noi in Cristo. Siamo stati
giustificati nel suo sangue e resi santi al suo cospetto nella luce
(cfr. Rom. cc. 3-6; Ef, cc. 1-2; ecc.).
La giustizia, pertanto, che corazza l'uomo, non è la giustizia
dell'uomo perché l'uomo non si può rendere giusto con le sue opere
davanti a Dio, ma è la giustizia di Cristo, non solo imputata, ma
anche data realmente all'uomo, che lo mette in condizione, per lo
Spirito di Cristo che gli è stato infuso, di compiere quelle opere
giuste « che Dio ha preordinato che praticassimo » (Ef. 2,10).
Appropriarci dei meriti di Cristo e corazzarci della sua giustizia ci
dà un grande senso di sicurezza, ci protegge contro ogni attacco al
cuore, contro ogni emozione, ci protegge soprattutto nella fede e
nell'amore. L'Apostolo, nella prima lettera ai Tessalonicesi,
identifica questa corazza con la fede e con l'amore, che sono i frutti
della giustizia di Cristo in noi. « Noi che siamo del giorno - dice -
dobbiamo essere sobri, rivestiti della corazza della fede e
dell'amore, e avendo come elmo la speranza della salvezza »(I Tess.
5,8).
3) La calzatura ai piedi, che è lo zelo per propagare il vangelo della
pace.
Lo zelo indica 'in Dio un atteggiamento di difesa del suo onore contro
chiunque voglia profanarlo o del suo posto contro chiunque voglia
usurparlo.
Dio rivendica la gloria che gli è dovuta come Signore, che
non cede a nessuno (Is. 42,8) e si scaglia contro i culti idolatrici,
rivendica l'amore che gli è dovuto come Padre (Is. 1,2-3), come Sposo
(Ez. c. 16; Os. c. 2).
Dio comunica all'uomo fedele il suo zelo, perché egli difenda i
diritti di Dio contro chiunque voglia o pretenda di usurparli e perché
faccia riconoscere agli altri l'onore che è dovuto a Dio. Finees
(Pincas) è lodato perché « zelò lo zelo di Dio » (I Mac. 2,54)
uccidendo Zimri (Num. 25,7).
Gesù ricevette lo zelo di Dio, ne fu « divorato », dice Giovanni, (Gv.
2,17) applicando a Lui la parola del salmo « Lo zelo per la tua casa
mi divora » (Sal. 69,10), e cacciò i profanatori del tempio, che
avevano mutato « in luogo di mercato » « la casa di preghiera » (Gv.
2,16).
Lo zelo di Gesù avvampa anche noi, quando difendiamo i diritti di Dio,
quando evangelizziamo per affermare il suo regno, quando contro l'odio
predichiamo la Pace.
Nell'ossessione il demonio usurpa i diritti di Dio. Dio soltanto può
esercitare il suo dominio sull'uomo, fatto a sua immagine. Ogni uomo
appartiene a Cristo, fa parte del suo corpo, perché Egli ha dato il
suo sangue per tutti. Lo zelo per rivendicare a Dio quello che a Dio
appartiene deve sempre muoverci a pregare per la liberazione e deve
sempre accompagnarci e sostenerci in tutte le fasi della liberazione.
4) Lo scudo della Fede.
Le scritture del V.T. e del N.T. mettono in risalto, in modo
sorprendente, l'importanza unica e suprema della Fede, «fondamento
(realtà fondante) delle cose che si sperano e prova di quelle che non
si vedono» (Ebr. 11,1). La base che ci apre le porte a ciò che
attendiamo e ci convince di ciò che non vediamo, Dio, è appunto la
fede. Di qui la sua grandezza, e di qui anche il suo incommensurabile
valore, perché ci rende possibile quello che solo a Dio è possibile. «
A Dio tutto è possibile » (Mt. 19,26), « Tutto è possibile per chi
crede » (Mc. 9,23). Ciò che è impossibile all'uomo, è possibile a Dio
e a chi crede! È su questa linea che dobbiamo leggere e credere le
parole di Gesù ai discepoli che per la «poca fede» non avevano potuto
cacciare un diavolo: «Se avrete fede pari ad un granellino di senapa,
potrete dire a questo monte: spostati da qui a là, ed esso si
sposterà, e niente vi sarà impossibile » (Mt. 17,20); e in questa luce
dobbiamo cogliere le affermazioni di Gesù ai miracolati: « La tua fede
ti ha salvata » (Le. 8,48) « Sia fatto a voi secondo la vostra fede
» (Mt. 9,29).
Dobbiamo chiedere a Dio questo dono, che radicalmente abbiamo già
ricevuto nel battesimo, ma di cui abbiamo bisogno in abbondanza, non
solo per crescere nella nostra dimensione personale, ma anche per
esercitare il nostro ministero.
Nella liberazione non possiamo fare a meno della fede. Ci vuole fede
in noi, perché operiamo nel campo dell'invisibile e abbordiamo ciò che
è impossibile; fede che dobbiamo eccitare nei pazienti, perché credano
all'amore di Dio e nella sua potenza liberante.
La fede comporta una grande umiltà nel ministero della liberazione.
Convinti che nulla possiamo da noi, perché nulla noi siamo, dobbiamo
tuffarci nella fede, e attender fiduciosi che la dynamis di Cristo si
manifesti nella nostra astenìa.
Talvolta il diavolo ci mette alla prova, ci attacca da ogni lato, ci
insinua il dubbio, ci opprime con la sfiducia e la stanchezza. È
allora che dobbiamo giostrare con lo scudo della fede, nasconderci
dietro di esso ed eludere « tutti i dardi infocati del maligno » (Ef.
6,16).
5) L'elmo della salvezza.
L'elmo protegge il capo, che è la parte più vitale dell'uomo. Se il
capo è scoperto, il nemico mirerà al capo e tutto sarà finito.
L'elmo nostro è la salvezza, è cioè Dio in azione verso di noi.
Jahvé significa appunto salvezza, che viene da Dio; è Lui che ci salva
con mano potente.
Anche Gesù significa salvezza: « Lo chiamerai Gesù: egli infatti
salverà il suo popolo dai suoi peccati » (Mt. 1,21).
Invocare il suo Nome è avere la salvezza. « Chiunque invocherà il nome
del Signore sarà salvo » (Rom. 10,13; GI. 3,5). E Pietro proclama: «
In nessun altro c'è salvezza; non v'è infatti altro nome dato agli
uomini sotto il cielo nel quale è stabilito che possiamo essere
salvati » (At. 4,12).
L'esperienza ci insegna l'efficacia del Nome di Gesù nella liberazione
degli ossessi, efficacia già notata dagli antichi Padri.
Quando ci mettiamo a pregare, invochiamo anche su di noi la protezione
del Santissimo Nome di Gesù, e combattiamo con senso di grande
sicurezza, perché abbiamo la salvezza del Signore. Quando siamo deboli
o in pochi, confidiamo nell'elmo, ossia nella protezione del Signore,
ripetendo come Gionata: « Non è difficile per il Signore salvare con
molti o con pochi » (1 Sam. 14,6), o con Giuda Maccabeo: « Non c'è
differenza per il cielo salvare per mezzo di molti o per mezzo di
pochi » (1 Mac. 3,18).
Qualche parola sulle armi di offesa.
1) La spada dello Spirito, che è la Parola di Dio.
Gesù, sospinto dallo Spirito, che era disceso su di Lui nel Giordano,
va nel deserto e contro il tentatore maneggia come spada la Parola di
Dio, insegnando anche a noi ad usarla e ad usarla bene. Pure il
diavolo osa brandire quest'arma, per trarre in inganno, ma quest'arma
si ritorce contro di lui e lo condanna
(Gv. 12,48).
La Parola di Dio è veramente « una spada a doppio taglio », « viva »,
« efficace », « tagliente »; essa penetra fino in fondo e dove arriva
separa « le giunture dalle midolla, scruta i sentimenti e i pensieri
del cuore. Nessuna creatura può nascondersi a Lui » (Ebr. 4,12-13),
cioè al Signore che brandisce quest'arma. Neanche il diavolo può
resistere ai colpi della Parola di Dio.
L'Apocalisse ci presenta Gesù con la spada affilata a doppio taglio
che esce dalla sua bocca, ed è la Parola. « Dalla bocca gli usciva una
spada affilata a doppio taglio » (Ap. 1,19), « per colpire con essa le
genti » (Ap. 19,15). I1 servo di Jahvè, in Isaia, « col soffio della
sua bocca uccide gli empi » (Is. 11,4). E il libro della Sapienza ci
presenta la Parola onnipotente che, come « guerriero implacabile, si
lanciò in mezzo a quella terra di sterminio, portando come spada
affilata, il tuo ordine inesorabile. Fermatasi, riempì tutto di morte;
toccava il cielo e camminava sulla terra » (Sap. 18,15-16).
Gesù continua ad uccidere il Dragone con la parola della sua bocca e a
portare lo sterminio del suo campo, quando noi la usiamo nel
combattimento spirituale.
Durante la liberazione, quando l'iniquo accenna a comparire, usiamo la
Parola del Signore, « e il Signore Gesù lo distruggerà col soffio
della sua bocca e lo annienterà all'apparire della` sua venuta » (2
Tes. 2,8).
L'esperienza ci insegna che tra le « parole » le più efficaci sono
quelle pronunziate da Gesù nei discorsi del Vangelo. Sembra che il
nemico avverta la presenza del Signore al suono delle sue parole.
Anche per noi, mentre preghiamo, la Parola è luce: ci illumina il
cammino come lampada accesa, ci consente di discernere e di
scandagliare le tenebre. E quando siamo stanchi ci consola; è una
boccata d'acqua fresca nell'arsura della lotta.
*2) La preghiera fatta « incessantemente » e « vigilando ».
È sempre bello ricordare l'episodio di Mosè che prega sul monte,
mentre a valle infuria la battaglia contro Amalek, il quale poi sembra
simbolo del diavolo: « vi sarà guerra del Signore contro Amalek di
generazione in generazione » (Es. 17-16). « Quando Mosè alzava le
mani, Israele era il più forte, ma quando le lasciava cadere, era più
forte Amalek. Poiché Mosè sentiva pesare le mani dalla stanchezza,
presero una pietra, la collocarono sotto di lui ed egli vi sedette,
mentre Aronne e Cur, uno da una parte e l'altro dall'altra,
sostenevano le sue mani. Così le sue mani rimasero ferme fino al
tramonto del sole. Giosuè sconfisse Amalek e il suo popolo passandoli
a fil di spada » (Es. 17,11-13).
L'episodio sottolinea l'importanza della preghiera nella lotta contro
il nemico, la sua efficacia quando è « incessante », e la forza della
intercessione.
Il particolare della pietra su cui siede Mosè ci richiama a Cristo,
che nelle Scritture è presentato come pietra. Egli è la pietra su cui
dorme Giacobbe e, dormendo, vede la visione di Dio e la consacra
versandovi dell'olio: « Questa è proprio la casa di Dio » (Gen.
28,10-18). Egli è la pietra da cui scaturisce l'acqua nel deserto (Es.
17,5-6), la pietra che sempre accompagnò Israele nel suo cammino: «
Tutti bevvero la stessa bevanda spirituale: bevevano infatti da una
roccia spirituale che li accompagnava, e quella roccia era Cristo » (1
Cor. 10,4).
La nostra preghiera trae forza da Cristo, in cui siamo « seduti »,
anzi è l'acqua stessa che sgorga da Cristo.
Per questo è importante entrare nella preghiera di Gesù, perché sia
sempre Lui a pregare in noi come capo, e sia Lui come sacerdote ad
intercedere presso il Padre per la liberazione. Allora la preghiera
sarà efficace.
C'è poi una preghiera fatta nello Spirito. « Lo Spirito viene in aiuto
della nostra debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia
conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con insistenza
per noi, con gemiti inenarrabili, e colui che scruta i cuori sa quali
sono i desideri dello Spirito, perché egli intercede per i credenti
secondo i disegni di Dio » (Rom. 8,26-27).
La preghiera in lingue è una preghiera nello Spirito.
L'esperienza ci insegna che i demoni sono molto sensibili alla
preghiera in lingue.
Nel corso di una liberazione, quando già parecchi demoni erano usciti
ma altri resistevano tenacemente, domandammo per telefono alla
comunità riunita in preghiera a parecchi chilometri di distanza di
venirci in aiuto. Ci aiutarono pregando in lingue: « Chi sono questi
che cantano lontano, che sono queste lingue che io sento? » disse lo
spirito che teneva legata la ragazza, e dopo averla rotolata a terra
per parecchi metri, fuggì ruggendo.
Quanto più resistenza offre il maligno tanto più dobbiamo insistere
con la preghiera. Abbiamo sperimentato che la preghiera di lode è più
forte degli scongiuri.
*5. I nostri alleati: gli angeli
Abbiamo accennato all'esistenza degli angeli buoni parlando degli
angeli ribelli. Qui ne discorriamo più diffusamente perché è di grande
conforto sapere che nella lotta contro le potenze delle tenebre
abbiamo dei potenti alleati, che Dio ha messi accanto a noi perché
abbiano cura di noi.
È sintomatico che accanto a Gesù tentato dal diavolo nel deserto
troviamo gli angeli che lo servono (Mc. 1,13); e accanto a Gesù nel
Getsemani, dove il diavolo che si era allontanato da lui « per tornare
al tempo fissato » (Lc. 4,13) venne di nuovo a tentarlo, troviamo
l'angelo della consolazione (Lc. 22,43).
La vita di Cristo è profumata dalla presenza degli angeli, a
cominciare dall'Annunciazione, e così anche l'agiografia cristiana è
costellata di angeli.
Peccato che oggi l'angelogia presso i teologi non goda molta simpatia
e che alcuni l'abbiano bandita dal loro insegnamento, anzi dal
catechismo (vedi Catechismo olandese); e peccato ancora che molti
cristiani ignorino la presenza degli angeli nella loro vita e non
riveriscano coloro che Dio ha mandati per custodirci nel cammino e
farci entrare nel luogo che ha preparato (cfr. Es. 23,20).
Il termine Angelo nella Bibbia traduce il greco aggelos e l'ebraico
mal'ak, che significa messaggero, e ne indica più il compito che la
natura.
La credenza negli angeli nel V. T. è attestata già in Gen. 28-12 (la
visione della scala di Giacobbe), in Gios 5,14 (l'esercito di Jahvè),
in Giud. 2,1 ss.; 13,2; nei salmi (91,103,104 ecc.), nei profeti
(passim), e la voce vi ricorre oltre 150 volte.
Vengono nominati i serafini (Is.), e i cherubini (Ez.) e i tre
arcangeli Michele (Dan.), Gabriele (Dan.) e Raffaele (Tob.).
Nel N.T. troviamo le apparizioni di angeli nella nascita di Gesù e
nella resurrezione. Essi invisibilmente sono attorno a Gesù e ai suoi
ordini (Mt. 26,53; Gv. 1,51) e lo accompagneranno nell'ultima venuta
(Mt. 16,27; 25,31). Un angelo libera Pietro dal carcere (At. 8,26) e
compare a Paolo per rassicurarlo (At. 27,23). Nell'Apocalisse troviamo
ad ogni pagina gli angeli del Signore. Celebrano la liturgia celeste
ed eseguono gli ordini di Dio. Dalle lettere agli Efesini (1,21) e ai
Colossesi (1,16) desumiamo i nomi di cinque classi o ordini di angeli
(Dominazioni, Potestà, Troni, Principati, Virtù), che aggiunti agli
Angeli e Arcangeli, ai Cherubini e Serafini, formano i nove cori della
gerarchia celeste.
Tra gli angeli, ci sono gli angeli custodi delle nazioni (Dan.
10,13-20) e gli angeli custodi degli uomini (Mt. 18,10; At. 12,15).
Tutti però sono « spiriti servitori », « messi a servizio di coloro
che devono ereditare la salvezza » (Ebr. 1,14).
Il principale avversario di Satana è San Michele. Egli difende il
primato di Dio, come dice il suo stesso nome: « Chi è come Dio? ».
Egli è il protettore della Chiesa che lotta sulla terra, e noi
dobbiamo sempre invocarlo nella nostra battaglia quotidiana contro le
forze del male.
La presenza del mondo angelico attorno a noi deve rischiarare il mondo
tenebroso degli spiriti, e la conversazione con gli angeli deve
infonderci sicurezza contro il nemico: « Se tu ascolti la sua voce e
fai quanto ti dirò, io sarò il nemico dei tuoi nemici e l'avversario
dei tuoi avversari » (Es. 23,22).
6. L'armatura di Satana
C'è l'armatura di Dio (Ef. 6,11-17) e c'è l'armatura di Satana. Ce ne
parla Gesù quando presenta l'uomo forte, bene armato, che viene
spogliato dell'armatura in cui tanto confidava, ad opera dell'uomo più
forte, che è Lui.. « Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia
al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro. Ma se arriva uno
più forte di lui e lo vince, gli strappa via l'armatura in cui
confidava e ne distribuisce il bottino » (Lc. 11,21-22).
Qual è questa armatura?
Da quanto abbiamo detto più sopra possiamo abbozzare questo quadro.
1) Conoscenza del male. Intelligenza superiore, ha delle cose una
conoscenza più vasta e profonda che noi, la quale può far valere
nell'ordire le sue trame a nostro danno e nel disporre il suo attacco,
facendo leva sulla nostra ignoranza.
Ma ha soprattutto la conoscenza del male, di tutte le sue pieghe e i
suoi risvolti, e questa stessa conoscenza del male può prospettare
come un valore all'uomo sprovveduto, seducendo le intelligenze più
acute. Sedusse Eva sotto questa prospettiva: «Diventereste come Dio,
conoscendo il bene e il male» (Gen. 3,5).
A questa cintura di conoscenza buia, illuminata da bagliori di
illusioni e miraggi, noi opponiamo la cintura di verità che è Cristo.
Egli è la luce che splende nel mondo e nella sua luce vediamo le
sagome di ogni cosa e siamo liberi dalle illusioni. « Il pensiero di
Cristo » è dentro di noi e noi giudichiamo di ogni cosa (1 Cor.
2,15-16).
2) Il potere. Anche capovolto, il diavolo conserva la sua potenza.
Agli spiriti malvagi vengono conservati i nomi di « Principati e
Potestà », « Troni e Dominazioni » (1 Col. 1,16; Ef. 1,21). Cristo
ancora chiama « principe di questo mondo » il diavolo, e Paolo parla
del « principe delle potenze dell'aria » (Ef. 2,2).
Egli ha il potere sulla materia che può manipolare a suo modo, ha
potere sull'uomo: « egli opera negli uomini ribelli. Nel numero di
quei ribelli siamo vissuti anche noi, un tempo, con i desideri della
nostra carne... » (Ef. 2,3). Può attaccare anche
l'uomo buono, nel suo essere biopsichico, a causa della superiorità
della sua natura. Cristo gli riconosce il potere su questo mondo, e
non obietta nulla quando il diavolo gli dice, mostrandogli « tutti i
regni del mondo »: « tutte queste cose io te le darò » (Mt. 4,9).
Su questo « potere », limitato solo dal potere di Cristo, egli fa
leva, e se ne veste come di una corazza.
3) La perversità. La volontà di Satana è fissata nel male. Egli è la «
perversità » personificata, il « Maligno ». E come tale è agli
antipodi di Dio, che è « il Buono ». Egli, perverso, persegue questa
sua perversità fino in fondo. L'Apocalisse ci parla delle « profondità
di Satana », cioè dell'abisso delle aberrazioni mentali e morali che
Satana prospetta come un traguardo allettante da raggiungere. Il male
ha la sua intrinseca seduzione.
Noi opponiamo la « santità » di Dio.
4) L'odio. L'odio contro Dio e contro l'uomo fatto a sua immagine è
una forza potente che spinge Satana ad agire e lo sostiene nella sua
lotta furibonda, nell'intento di rapire a Dio i suoi servitori e di
impedire all'uomo, rapitore del suo posto, di raggiungere il cielo.
L'odio che lo portò ad uccidere « fin da principio » (Gv. 8,44) lo
porta sempre ad uccidere l'uomo. Egli accende l'ira omicida nei cuori
degli uomini, fomenta gli odi e le discordie, scaglia i popoli gli uni
verso gli altri. La distruzione dell'avversario, sia esso un singolo
uomo, sia esso un popolo intero, ha la sua esaltante e sinistra
attrazione. Ogni distruzione ha origine dall'odio come ogni creazione
ha origine dall'amore.
5) La falsità, l'inganno. Padre di menzogna, falsario, si serve
dell'inganno per far cadere l'uomo. « Ogni uomo è mendace » (Sal.
116,11) per lui. Egli si nasconde, come dietro ad uno « scudo »,' per
non mostrare il suo volto e colpire. Il suo nome stesso è inganno. Il
V.T. e il N.T. lo presentano come l'ingannatore per eccellenza.
Noi opponiamo « la fede », che ci radica in Dio che è verità, e la cui
parola non ci inganna. La fede ci fa eludere i dardi infocati del
maligno (Ef. 6,16), nella fede possiamo sicuramente resistere ai suoi
assalti (1 Pt. 5,9). Se Eva avesse opposto la fede in Dio non sarebbe
caduta nell'insidia del serpente.
Sono questi i cinque pezzi principali dell'armatura di Satana che
hanno una analogia con i cinque pezzi dell'armatura di Dio.
Il demonio poi ha due potenti alleati, che usa come due armi
micidiali. Un alleato all'interno dell'uomo, la carne, con la sua
triplice concupiscenza, e un alleato esterno all'uomo, il mondo.
7. Gli alleati di Satana
La carne intesa non tanto come « corpo » o elemento corporeo
dell'uomo, quanto, nel suo senso peggiorativo, come sinonimo di « uomo
vecchio » (Ef. 4,25), di natura umana decaduta (Rom. cc. 7-8),
inficiata di peccato e perciò detta anche « carne di peccato » (Rom.
8,3), è facile strumento di Satana che, attraverso il peccato, domina
l'uomo (Ef. 2,5), producendo in lui frutti di carne (Gal. 5,17-21) e
impedendogli, anche dopo il suo inserimento in Cristo col battesimo,
di vivere « secondo lo Spirito di Cristo » (Rom. 8,4,12-14) e produrre
« il frutto dello Spirito » (Gal. 5,22). '
La carne, strumentalizzata da Satana, diviene così una forza cattiva
abitante nell'uomo, una potenza misteriosa, quasi una persona (Rom.
8,12), la quale pecca (Col. 2,18; Ef. 2,2-3), concupisce (Col. 3,5),
aspira alla perdizione (Rom. 8,6), è ostile a Dio (Rom. 8,7).
Il demoniaco nell'uomo è questa realtà, che trova la sua espressione
più vistosa nei sette vizi capitali, che sono come le sette teste
della bestia dell'Apocalisse (Ap. 13,1).
Attraverso questi vizi Satana si infiltra nell'uomo e vive quasi in
simbiosi con lui, mimetizzando la sua presenza e dissimulando il suo
influsso.
L'uomo « carnale » infatti che soddisfa se stesso, seguendo i propri
istinti, in realtà soddisfa i desideri di Satana, e facendo arbitro se
stesso del giusto e dell'ingiusto, del vero e del falso, si mette
nella via di Satana. Egli potrà ancora illudersi, rinchiuso nelle
tenebre del suo Io e privo della luce di Dio, di potenziare la sua
persona, mentre in realtà, sotto l'azione funesta del maligno, la sua
persona si va via via disgregando, e l'uomo perde se stesso.
Il mondo, nel senso etico, è il regno degli uomini, penetrato dal
peccato e perciò divenuto ostile a Dio e oggetto della sua ira (Ef.
5,6) e del suo giudizio (Gv. 12,31; 16,8). È la società costruita
secondo falsi modelli di potenza, con una cultura centrata sull'uomo e
avulsa da Dio, venata di sapienza che per Dio è « follia » (1 Cor.
3,19). È tutto un sistema di relazioni, dove i valori, le idee, i
comportamenti sono opposti a quelli dei regno di Dio, largamente
dominati da Satana, per cui dice bene S. Giovanni: « Tutto il mondo
giace sotto il potere del maligno » (1 Gv. 5,21).
Mondo e regno di Dio coesistono fianco a fianco, nello stesso
ambiente, e il cristiano ne subisce l'influsso deleterio. Ma Cristo ha
pregato per i suoi che sono « nel mondo » ma non sono « del mondo »,
perché « siano custoditi dal maligno » (Gv. 17,15).
Paolo ci avverte di « non conformarci alla mentalità di questo mondo
» (Rom. 12,2). E Giovanni ci dice: « Non amate il mondo, né le cose
del mondo » (1 Gv. 2,15). C'è il pericolo infatti che la nostra
mentalità aderisca alla mentalità del mondo, quasi senza avvedercene,
e che il nostro cuore rimanga invischiato nelle cose di quaggiù.
Il cristiano, per riconoscere l'influenza del mondo nella propria vita
e nella vita degli altri, e distinguere l'orma del maligno, deve
aprire bene gli occhi sui valori cristiani e i valori mondani, sulle
idee cristiane e le idee mondane, sui comportamenti cristiani e i
comportamenti mondani.
A volte l'opposizione è chiara e ce ne accorgiamo subito.
Talvolta invece l'opposizione non è chiara, ma subdola.
I valori del mondo, sempre in senso etico peggiorativo, si mescolano a
scopi validi, rendendo difficile il discernimento. Il metro per
giudicare è se, in effetti, si cerca e si ottiene la gloria di Dio e
il bene delle anime.
Le idee possono offrire difficoltà. Spesso c'è mescolanza di verità e
di errore. Anzi il più delle volte l'errore è veicolato dalla verità.
Si trova in mezzo alla verità, come un seme di morte in un frutto
bello a vedersi e dolce a gustarsi. Un attento discernimento ci farà
scoprire la subdola orma del maligno.
I comportamenti possono essere camuffati da beni illusori, da
prospettive valide; ma sono in urto col Vangelo, appena si esaminano a
fondo. Il discernimento ci farà trovare i segni di Satana.
Siccome le forze che guidano il mondo sono le tre concupiscenze, «
tutto quello che è nel mondo, la concupiscenza della carne, la
concupiscenza degli occhi e la superbia della vita, non viene dal
Padre ma dal mondo » (1 Gv. 2,16); bisogna tenere gli occhi aperti per
riscontrare la loro eventuale presenza e guardarci dal maligno.
8. Carismi e ministeri nella preghiera di liberazione
Nella preghiera di liberazione intervengono diversi carismi e
ministeri, ed è per l'interazione di questi che la preghiera risulta
più efficace.
Ritorna il concetto che la liberazione è un fatto della Chiesa come
corpo, non il fatto di un privato individuo anche se dotato; e
l'attività della Chiesa si esplica attraverso il concorso dei diversi
ministeri. Per questo, nei nostri gruppi carismatici,
la liberazione, come del resto la guarigione, non è invocata mai da
una singola persona.
I principali carismi che ricorrono nella liberazione sono:
1) Carisma della misericordia.
Le scritture del V.T. tessono un inno continuo alla misericordia di
Dio, la quale sta sopra tutte le sue opere, come una firma di autore,
e riempie di sé tutta la terra (Salmi 32,5; 119,64). La voce «
misericordia » ricorre 234 volte nel V. T. (131 volte nei salmi),
senza contare le altre voci della stessa radice e dello stesso
significato, « misericors », « miseratio », « miserator », « miseror
».
Il salmo 136 - il « grande hallel » che Gesù recitò con i discepoli
nell'ultima cena (Mt. 26,30) -- ad ogni versetto ha il ritornello: «
Perché eterna è la sua misericordia ».
Anche il N. T. celebra la misericordia di Dio, il quale « quando venne
la pienezza del tempo, mandò suo Figlio nato da donna, nato sotto la
legge, perché ricevessimo l'adozione a figli » (Gal. 4,4).
E il Figlio di Dio, come suo Padre, si presentò agli uomini come il «
misericordioso ». Egli cerca la pecorella smarrita, perdona l'adultera
e la Maddalena, sta con i peccatori, e a quelli che si scandalizzano
del suo comportamento ricorda il testo di Osea: « Voglio misericordia
e non sacrificio » (Mt. 12,7; Os. 6,7). Proclama beati i
misericordiosi (Mt. 5,7), anzi comanda: « Siate misericordiosi, come è
misericordioso il Padre vostro » (Lc. 6,36).
La liberazione è l'intervento della infinita misericordia di Dio che
trae l'uomo dagli artigli del leone. Non c'è miseria più nefasta per
l'uomo che cadere schiavo del suo più grande nemico, e non c'è atto
più squisito dell'amore di Dio che liberarlo.
Le liberazioni operate da Gesù sono frutto della sua compassione,
della congiunzione del suo Cuore con la miseria dell'uomo. Il comando
dato da Gesù agli apostoli, e poi trasmesso alla Chiesa, di cacciare
gli spiriti maligni, è dettato dal suo amore misericordioso, è l'eco
di quel suo « miseror super turbam » (Mc. 8,2).
Chi partecipa al ministero della liberazione deve avere il Cuore del
Signore, « gli stessi sentimenti che furono in Cristo Gesù »(Fil.
2,5). Come buon Samaritano deve piegarsi sul malcapitato che i
briganti lasciarono mezzo morto sulla strada tra Gerico e Gerusalemme;
deve versare olio e vino sulle sue piaghe, fasciarle e aver cura di
lui, portandolo nell'albergo.
L'ossesso o il ferito dal diavolo va guardato con amore e riguardo.
Dopo tutto, anche lui è Cristo, malmenato e fatto prigioniero: « Io
ero in carcere e siete venuti a trovarmi » (Mt. 25,36).
Se nel gruppo orante non c'è nessuno che abbia questo cuore pieno di
misericordia, che accoglie il paziente, lo conforta e lo sostiene
durante le fasi della preghiera, è meglio non mettersi a fare
liberazione.
**2 ) Carisma della intercessione.
Il V.T. ci offre esempi di potenti intercessori presso Dio. Sono in
genere profeti e uomini di Dio, come Mosè, Geremia, e altri.
Essi conoscono il Signore e i progetti del Signore, perché « il
Signore non fa cosa alcuna senza aver rivelato il suo consiglio ai
suoi servítori, i profeti » (Am. 3,7). Conoscono se Dio è proclive a
perdonare, a liberare. Pregano e ottengono.
Ma talvolta, pur sapendo che Dio non è proclive, tentano
l'impossibile. È commovente la preghiera di Mosè per il popolo che ha
fatto il vitello d'oro: « Cancellami dal tuo libro », dice al Signore,
« se tu non perdoni ». Ma Dio non aderisce alla richiesta, e « il
Signore percosse il popolo » (Es. 32,32-35).
Talvolta è Dio stesso che previene e taglia la preghiera, come fece
con Geremia: « Anche se Mosè e Samuele si presentassero davanti a me,
io non mi piegherei verso questo popolo... » (Ger. 15,1).
Nel N. T. il grande intercessore è Cristo che, essendo Figlio di Dio e
Sommo Sacerdote del nuovo patto, si trova in un'altra posizione.
Egli « nei giorni della sua vita terrena offrì preghiere e suppliche
con forti grida e lacrime e fu esaudito per la sua pietà » (Ebr. 5,7).
Egli è superiore a Mosè - dice l'autore della lettera agli Ebrei -
perché non è servo ma « Figlio » e « sacerdote per sempre ». .E mentre
per la sua natura umana è congiunto a noi e perciò capace di
comprendere e di compatire, d'altra parte, essendo Figlio, tutto può
ottenere, e tutti in Lui possiamo « ricevere misericordia e trovare
grazia ed essere aiutati al momento opportuno » (Ebr. 4,14-16).
Anche noi, entrando nella preghiera di Cristo, possiamo entrare nel
suo potere di intercessione, e diventare intercessori. Certamente
l'unico Mediatore è Lui, ma tutti in Lui possiamo trovare accesso al
Padre.
Dio suole concedere ad alcuni in particolare il dono o carisma della
intercessione. Sono uomini dotati di una grande fede, che sanno
premere nello Spirito sul cuore di Dio; uomini dotati di grande amore
per il prossimo sofferente, e piangendo con chi piange (Rom. 12,15)
ottengono da Dio tante grazie.
Nel gruppo orante non deve mancare l'intercessore.
3) Carisma del discernimento.
Ne abbiamo parlato sopra e abbiamo anche suggerito alcuni consigli
pratici. Qui aggiungiamo qualche osservazione.
Sebbene nei nostri gruppi non si pratichino esorcismi, tuttavia è
sommamente utile tener presente quanto dice il Rituale Romano
nell'introduzione al rito dell'esorcismo, sia per quanto concerne i
segni della presenza del maligno sia per quanto riguarda gli
accorgimenti che deve usare il ministro.
Circa la presenza è da notare che i segni - parlare o capire lingue
ignote, mostrare una forza superiore alla condizione o all'età,
manifestare cose occulte o lontane - presi singolarmente non hanno
valore perché l'uno o l'altro possono verificarsi per cause naturali;
e neanche presi insieme hanno valore di prova, ma solo di un indizio.
C'è tutta una situazione generale da esaminare, in cui inquadrare i
detti segni; e c'è tutto un discernimento da fare prima di parlare di
presenza diabolica.
Ci sono poi i consigli e gli accorgimenti suggeriti all'esorcista per
non cadere in inganno che può essere di facile credulità per cui può
scambiare una malattia o un disturbo naturale per una attività
demoniaca; o, all'opposto, di incredulità, per cui crede che si tratti
di un morbo naturale quando effettivamente, dietro quella
manifestazione, c'è il maligno che si nasconde.
Solo il discernimento ci può venire in aiuto.
Valga comunque, come criterio generale, che là dove non c'è
distruzione della persona - a questo mira il maligno -, cioè dove non
c'è corruzione mentale o depravazione morale, conseguenti a
manifestazioni di possibile natura demoniaca, è difficile ammettere la
presenza attiva del maligno. I disturbi psicofisici da soli non
bastano a farci propendere, anche quando non si riscontra una causa
proporzionata, per una infestazione diabolica, a meno che il dono del
discernimento non ci faccia orientare in altro senso.
Quando dovesse manifestarsi una presenza, e questa è riconosciuta come
diabolica - attenti alle presenze pseudo-demonache, di origine
psichica, nate nel paziente o indotte in lui da altri - allora usare
somma prudenza, e possibilmente rimandare subito il paziente
all'esorcista, e non intavolare discussioni con essa.
Quando dovessimo trovarci di fronte al nemico, bisogna stare attenti
alla sua tattica, che varia sempre da persona a persona, secondo il
sesso, l'età, la mentalità, l'educazione, la cultura.
Il diavolo manipola quello che trova dentro la persona, e sa trovare i
punti deboli dove attaccare. Così il medesimo demone impuro può
attaccare una donna, facendo leva sulle sue turbe emotive, sulle sue
frustrazioni, su desideri non soddisfatti, e prendere così il ruolo
del seduttore, mentre con un uomo assume un altro aspetto e suscita
altre reazioni. Con una persona rozza userà una tattica diversa da
quella che userà con una persona colta. In Africa si comporterà in un
modo, in Europa in un altro modo, utilizzando credenze, costumi, modi
di pensare e comportamenti diversi.
Anzi con la stessa persona muta facilmente tattica, e nello stesso
corso della preghiera di liberazione può variare sistema di attacco e
di difesa.
Un avvertimento utile è questo: non scambiare le reazioni psicofisiche
del paziente con altrettanti attacchi diabolici. Il diavolo può
scoccare la freccia e colpire un punto, ma non è là dove ha colpito.
Bisogna trovare il luogo da dove ha scoccato la freccia. Può darsi
anche che abbia teso l'arco, abbia inviato il dardo, e poi lui se ne
sia andato. Può darsi che il malore in superficie abbia un'origine
interna più profonda, dove il nemico ha agito.
Tutto questo nei casi, non frequenti , di vera infestazione diabolica.
Nei casi di semplici ferite, molto più frequenti, queste osservazioni
sono fuori luogo.
Il discernimento deve essere come un lume che ci accompagna sempre nel
labirinto della persona disturbata, durante tutto il corso della
liberazione.
4) Carisma di autorità.
Gesù « Chiamò i dodici e diede loro potere e autorità su tutti i
demoni » (Lc. 9,1). Questa stessa autorità conferì ai settantadue
discepoli: « Ecco io vi ho dato il potere di camminare sopra i
serpenti e gli scorpioni e sopra ogni potenza del nemico » (Lc.
19,19).
Questo potere adesso risiede nella Chiesa, e in modo particolare in
coloro che esercitano l'autorità nella Chiesa, i Vescovi e i sacerdoti
che partecipano del loro ministero.
Questa « unzione di autorità » i sacerdoti la ricevono nella sacra
ordinazione, e sebbene l'esercizio di essa, per certi versi, è
limitato dal Vescovo - nell'esorcismo pubblico - tuttavia, in forza
del carattere sacerdotale, essa è radicalmente in tutti.
Questa stessa « unzione », per via di un dono di liberazione, può
trovarsi in alcuni carismatici; ma tale dono nel suo esercizio è
sempre legato all'autorità competente che però determina in quali casi
e con quali modalità va esercitato.
Nel gruppo orante è bene che ci sia un sacerdote riconosciuto e
delegato dal Vescovo che eserciti questa autorità, e se vi è un
fratello che abbia l'« unzione di autorità sopra i demoni », questi
può agire in silenzio.
Se l'uno o l'altro dovesse mancare, il gruppo stesso, che è chiesa,
usurpando l'autorità di Cristo, eserciti con fede questo potere, ma
sempre nei casi minori, e con la preghiera, non con lo scongiuro.
È opportuno usare la formula in terza persona, prendendone una di
quelle che si trovano nel Rito dell'iniziazione degli adulti.
Quando la formula è diretta, il comando in nome di Cristo va fatto
mentalmente o anche a voce sostenuta: « Ti ordino, nel nome di Gesù,
per il sangue di Gesù, di lasciare questo servo di Dio ».
Guerra in cielo e in terra
« Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli
combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi
angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto in cielo per essi.
Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e
Satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con
lui furono precipitati anche i suoi angeli.
Allora udii una gran voce nel cielo che diceva:
Ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio la
potenza del suo Cristo, poiché è stato precipitato l'accusatore dei
nostri fratelli, colui che li accusava davanti al nostro Dio giorno e
notte.
Ma essi lo hanno vinto, per mezzo del sangue dell'Agnello
grazie alla testimonianza del loro martirio; poiché hanno disprezzato
la vita fino a morire. Esultate dunque o cieli. e voi che abitate in
essi. Ma guai a voi terra e mare, perché il diavolo è precipitato
sopra di voi pieno di grande furore, sapendo che gli resta poco tempo
».
Or quando il drago si vide precipitare sulla terra, si avventò contro
la donna, che aveva partorito il figlio maschio. Ma furono date alla
donna le due ali della grande aquila, per volare nel deserto verso il
rifugio preparato per lei per esservi nutrita per un tempo, due tempi
e la metà di un tempo lontano dal serpente. Allora il serpente vomitò
dalla sua bocca come un fiume d'acqua dietro alla donna, per farla
travolgere dalle sue acque. Ma la terra venne in soccorso della donna,
aprendo una voragine, e inghiottendo il fiume che il drago aveva
vomitato dalla propria bocca.
Allora il drago si infuriò contro la donna e se ne andò a far guerra
contro il resto della sua discendenza, contro quelli che osservano i
comandamenti di Dio e sono in possesso della testimonianza di Gesù.
E si fermò sulla spiaggia del mare ».
APOCALISSE 12,7-18
III - PRATICA DELLA LIBERAZIONE
1. La liberazione
« Liberazione » è un termine molto ampio, come il termine opposto «
schiavitù », e si estende a tutta la gamma dell'opera liberatrice di
Cristo, « il quale passò beneficando e risanando tutti coloro che
stavano sotto il potere del diavolo » (At. 10,38).
Satana manifesta il suo potere agli uomini con l'errore e il peccato,
con la malattia e con la morte, con l'oppressione e l'odio. Cristo ci
libera dall'errore e dal peccato, dandoci la verità e la grazia; dalla
malattia e dalla morte donandoci la salute e immettendoci nel regno
della vita; dall'oppressione e dall'odio, ridonandoci la libertà dei
figli di Dio e comunicandoci l'amore.
Qui, però, parlando di liberazione, restringiamo il discorso, nella
sua attuazione pratica, alla liberazione dagli influssi demoniaci, di
cui abbiamo parlato nei capitoli precedenti.
Questa liberazione è un dono di Dio, e Dio può liberare quando vuole e
come vuole, anche senza l'intervento dell'uomo e di intermediari
umani.
L'uomo però può impetrarla.
Senza nulla togliere all'efficacia dei Sacramenti, degli atti
penitenziali, della lettura o ascolto della Parola, qui noi vogliamo
impetrarla attraverso la preghiera di liberazione.
Questa può essere fatta da persona singola, per la propria
liberazione; e può essere fatta dalla comunità per la liberazione
degli altri.
Noi sempre preferiamo questa forma comunitaria e, per diversi motivi,
di ordine teologico e pastorale.
Annettiamo grande valore alla Chiesa, e per Chiesa intendiamo non solo
la Chiesa universale o particolare, ma anche ogni comunità di
credenti, che si riunisce attorno a Gesù e invoca il suo Nome. Nella
comunità dei credenti è Cristo che prega e che opera, è Cristo che
continua a liberare i suoi fratelli dal Nemico.
D'altra parte, come abbiano annotato più sopra parlando di « carismi e
ministeri della preghiera di liberazione », riteniamo per certo che la
liberazione sia una funzione dello stesso Corpo di Cristo, il quale
deve eliminare le infiltrazioni del Nemico, in qualunque parte esse si
manifestino, perché ogni manifestazione è di peso e di danno per
l'intero corpo.
Inoltre la preghiera comunitaria, cioè fatta in gruppo, consente
l'intervento di diversi carismi e l'interazione di diversi ministeri,
che rendono più efficace la preghiera; e d'altra parte ci preservano
dal pericolo di essere confusi con maghi e guaritori, che operano
sempre isolatamente.
La preghiera, perciò, sugli oppressi va fatta sempre in gruppo, a meno
che la persona (per es. il sacerdote, il medico) non si trovi nella
necessità di operare da solo.
La preghiera può assumere il carattere di una richiesta fatta a Dio
perché intervenga e comandi allo spirito delle tenebre perché
abbandoni una persona, una situazione, un luogo: si chiama « preghiera
deprecatoria ». Può assumere il carattere di uno scongiuro diretto
alle forze del male perché desistano dal sostenere una situazione, dal
molestare una persona, dall'infestare un luogo: si chiama « preghiera
imprecatoria », o più propriamente « scongiuro », « esorcismo ».
Noi usiamo normalmente la preghiera deprecatoria - la sola che merita
il nome di preghiera - in tutti i nostri interventi, a qualsiasi
livello.
L'imprecazione - che impropriamente è detta preghiera - ossia lo
scongiuro o l'esorcismo, non viene normalmente usato, tranne che nel
caso dell'autoliberazione. Chiunque infatti che sia aggredito può
respingere direttamente l'assalto, e, fidando in Dio, aggredire e
cacciare l'avversario. Riteniamo perciò che chiunque può usare su di
sé l'esorcismo di Leone, preghiera deprecatoria.
Negli esorcismi del Rituale Romano le due forme, imprecatoria diretta
a Satana, e deprecatoria diretta a Dio, sono abbinate. Negli esorcismi
minori del Battesimo, secondo il nuovo rito, si usa solo la forma
deprecatoria.
2. L'autoliberazione
La liberazione è opera di Dio. « In quel giorno romperò il giogo
togliendolo dal suo collo, spezzando le sue catene » (Ger. 30,8). Il
Padre inviò Gesù « per ridurre all'impotenza il diavolo e liberare
tutti quelli che per timore della morte erano soggetti a schiavitù per
tutta la vita » (Ebr. 2,14). È Lui che « spezza le catene, infrange le
porte di bronzo, spezza le sbarre di ferro » (Sal. 107,14-16), e «
porta via con sé i prigionieri » (Ef. 4,8; Sal. 68,19).
Ma l'uomo è invitato a lasciarsi liberare da Gesù. Egli stesso deve «
rompere le catene inique, sciogliere i legami del giogo » (Is. 58,6).
« Sciogliti dal collo i legami, schiava figlia di Sion - dice il
Signore in Isaia - senza prezzo foste venduti e sarete riscattati
senza denaro » (52,2-3).
Da quali vincoli e come l'uomo può liberarsi?
1) Schiavitù personali
La prima autoliberazione riguarda le schiavitù personali, che possono
irretire il pensiero, il sentimento, l'azione, impedendo la presa di
possesso del regno di Dio in tutte le aree della nostra vita
personale.
Un'area influenzabile da parte del Maligno può essere la fissazione
delle idee: idee bizzarre che danno una visione errata della realtà e
occupano insistentemente la nostra mente, impedendoci di concentrare
la nostra attenzione sul lavoro, sullo studio, e ostacolando la vita
di relazione; pensieri strani, come quello di essere seriamente
ammalati, o quello della morte a breve scadenza, che paralizzano ogni
attività.
Altra area influenzabile è quella che concerne la vita morale. Una
forma di lussuria che crea abitudini schiavizzanti; un'ira che diventa
collera ad ogni piccolo stress; un'ignavia che ci inchioda al letto e
ci rende inetti a qualsiasi attività.
La schiavitù può interessare anche la sfera fisica: dolori mestruali
allucinanti che bloccano la persona quattro-cinque giorni al mese, con
stati di ansia che precedono il ciclo; malattie misteriose in
coincidenza con le grandi festività; malessere nell'entrare in chiesa
e nell'assistere alle celebrazioni liturgiche.
Tutte queste schiavitù che comportano ferite più o meno profonde alla
personalità dell'uomo, nelle diverse sfere della sua attività psico-
fisica, possono essere curate, oltre che con i Sacramenti e gli atti
penitenziali, con l'uso frequente della preghiera di lode, e con
l'autocomando, previa rinuncia specifica allo spirito che si presume
mantenere quella schiavitù.
, Gli effetti benefici non si faranno attendere molto. Nei casi più
resistenti, ricorrere alla preghiera del fratello.
2 ) Schiavitù sociali
Intendiamo quelle schiavitù che si radicano nell'uomo, membro di una
società malsana, che vive nel « naturale », schiava della materia e
degli elementi del cosmo.
L'uomo psichico, nel senso paolino, vive a livello delle pulsioni,
delle tendenze, delle immaginazioni e delle opinioni. « Quando, per
dichiararle innocenti, diciamo di queste cose: "è naturale", ci
facciamo complici del loro recupero da parte degli spiriti del male.
Noi disconosciamo il fatto che esse sono pervertite dal peccato
originale, e perciò non possono sbocciare, fiorire senza essere prima
ri-create, ossia senza passare attraverso una morte e una
resurrezione; così ci collochiamo sul piano di una saggezza tutta
umana, quella dei "prìncipi di questo mondo" e per la quale le
esigenze della vita dello Spirito sembrano follia (1 Cor. 2,6) » (D.
Ange, Balsamo è il tuo nome, Ed. Ancora, Milano, 1982, p. 323).
Sotto il velo dell'umanesimo, che lusinga le tendenze naturali, si
nasconde un paganesimo, cioè un ritorno al mondo dominato dal maligno,
uno sganciamento da Cristo e un passaggio sotto « gli elementi del
mondo »(Gal. 4,9; Col. 2,8). Le stesse cose buone, « che sono sane e
non hanno veleno di morte » (Sap. 1,14), se sono idolatrate legano il
cuore, violano la libertà interiore, e ci fanno amoreggiare col « dio
di questo mondo » (2 Cor. 4,4).
La stessa libertà viene violata dal collettivo. A livello della
coscienza personale si pone sempre la scelta libera. Ora questa
libertà di scelta è condizionata e compromessa dall'opinione
collettiva, anonima e dominante, che spersonalizza l'uomo. È qui che
il diavolo gioca la sua carta, perché più facilmente può operare
nell'uomo spersonalizzato, menomato e legato attraverso i mass-media.
Le cose « normalizzate » dalla massa finiscono col passare come «
naturali », « lecite », « buone », perché tutti le fanno, anche quando
sono in flagrante contrasto col Vangelo.
Tutto questo può determinare un rientro sotto l'influsso del signore
di questo mondo, da cui bisogna liberarsi.
La liberazione avviene attraverso la parola di Dio, che penetra e
scandaglia, ed è luce che rischiara, ed ha una forza di distruzione e
di creazione.
Avviene pure attraverso la separazione dai mezzi di comunicazione
inquinanti e alienanti.
Avviene attraverso la lotta alla triplice concupiscenza, nella luce
della fede.
3 ) Legami sottili
La partecipazione saltuaria a sedute medianiche, a pratiche
esoteriche, il ricorso a maghi, l'uso inconsiderato del pendolo o
dell'oroscopo nell'ordinare la nostra attività, e simili, possono
facilmente creare dei legami. Se si tratta di legami forti questi
vanno sciolti con la preghiera di liberazione o con l'esorcismo, ma se
sono deboli perché non hanno impegnato la persona, allora possono
essere risolti privatamente dalla stessa persona:
a) con la rinunzia esplicita a queste pratiche e a questi legami;
b) con la riconsacrazione a Cristo Signore;
c) con l'uso continuato di sacramentali;
d) con la recita personale dell'esorcismo di Leone XIII o altra
formula di scongiuro.
L'autoliberazione, per tutti questi casi, comporta un serio mutamento
di vita e una pratica costante delle virtù cristiane e della preghiera
personale.
3. La potenza del nome di Gesù
Uno dei mezzi più potenti per disincagliarci dal potere del Maligno e
per difenderci dai suoi attacchi è l'invocazione del Nome di Gesù.
Il Nome che porta in radice, nella sua prima sillaba, l'origine divina
di Gesù, e nella seconda sillaba la sua missione salvifica, Dio-salva,
è il Nome che « è al di sopra di ogni altro nome, che si possa
nominare non solo nel secolo presente ma anche in quello futuro » (Ef.
1,21).
È un Nome che incanta il cielo e tira dietro a sé le anime amanti: «
Olio profumato è il tuo Nome » (Cant. 1,2). È un Nome che apre ogni
porta celeste: « Qualunque cosa chiederete al Padre nel mio nome, egli
ve la darà » (Gv. 16,23).
È un Nome che dà speranza di salvezza ai credenti: «Chiunque invocherà
il nome del Signore sarà salvo » (Rm. 10,13), dove « il Signore »,
nella citazione di Gioele (GI. 3,5), in verità è Gesù (Rm. 10,9).
È il Nome che raddrizza gli storpi e fa dire a Pietro: « È il Nome di
Gesù che ha dato vigore a quest'uomo, perché non c'è altro nome nel
quale è stabilito che possiamo essere salvati » (At. 3,16; 1,12).
Ed è il Nome che scaccia i demoni (Mc. 16,17) e sottomette ogni
potenza del Nemico (Lc. 10,17). Il Nome che, pronunziato da Gesù: «
Sono io » (Gv. 18,5), fa stramazzare i soldati venuti a catturarlo.
Per questo « al Nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nei cieli, sulla
terra, e sottoterra »(Fil. 2,10).
Nessuno però può efficacemente pronunziare questo Nome, se non nello
Spirito Santo (1 Cor. 12,3 ).
È lui che lo mette nella nostra bocca, lo carica di una forza potente,
per cui il diavolo fugge.
Però se è vero che nessuno può invocare salutarmente Gesù se non nello
Spirito Santo, è pur vero che Gesù, invocato, risponde a questa
invocazione dando il suo Spirito.
Lo Spirito di Gesù che è diametralmente opposto allo Spirito malvagio,
sottrae gradatamente l'uomo al suo dominio e lo colloca in Cristo
Signore, anzi forma in lui il figlio di Dio ad immagine di Cristo
Signore; in altri termini mette Gesù nella nostra vita, e ci rende
così invulnerabili.
Questa azione dello Spirito interessa la mente, il cuore, e anche il
corpo.
Attraverso la sua santa « Unzione » (1 Cor. 1,21; 1 Gv. 2,20-27)
sottrae la mente all'influsso delle tenebre che oscurano il pensiero,
al modo di ragionare « umano » e « mondano », e crea in noi una
mentalità nuova, una certa affinità con Dio, facendoci entrare nel «
pensiero » di Cristo (1 Cor. 2,16).
Lo Spirito libera il cuore dalle 12 intenzioni cattive che inquinano
l'uomo (Mc. 7,22) e vi introduce i « sentimenti » di Cristo, veicola
in noi l'« operazione » di Cristo, per cui il nostro agire si innesta
nell'opzione fondamentale di Cristo, la « volontà » del Padre (Ebr.
10,5).
Lo Spirito sottrae il nostro corpo all'influsso della carne corrotta e
lo immette nel sacrificio di Cristo, insegnandoci « ad offrire i
nostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio » (Rm.
12,1), per riprodurre in noi l'immagine di Cristo, secondo il
principio di conformità (2 Cor. 4,10; Fil. 3,21; Rm. 8,29; 1 Cor.
15,49; Gal. 5,24; 6,14-17).
Affidarsi allo Spirito di Gesù, lasciarsi vivere da Lui, lasciarsi
fare da Lui « Icona di Cristo », lasciarsi possedere da lui in tutti i
meandri dell'essere, significa non lasciare al nemico nessuno spazio,
nessun punto dove appigliarsi pur nella nostra fragilità creaturale.
Gesù diceva: « Viene il principe di questo mondo, e in me non ha nulla
» (Gv. 14,30). Così dobbiamo poter dire noi: non trovi in noi nulla di
suo, e perciò non abbia nessun potere su di noi.
Col nome di Gesù invochiamo anche il nome di Maria. La sua presenza
nella nostra vita è garanzia contro gli assalti del maligno.
L'esperienza ci insegna che alcuni demoni, soprattutto i demoni
dell'impurità, tremano di fronte al nome di Maria.
Essa ricorda loro la creatura bella, senza macchia, sfuggita al loro
dominio.
Essa ricorda loro la sconfitta: « Porrò inimicizia tra te la donna;
essa ti schiaccerà il capo » (Gn. 3,15).
Essa è come « un esercito schierato in campo » e, se noi la
invocheremo, saremo vittoriosi nella lotta.
4. Per un ministero di liberazione
La liberazione dai disturbi demoniaci, o « per esorcismi » o per «
preghiera », è uno dei compiti più delicati della Chiesa, e non può
essere lasciata, come un fatto privato, all'arbitrio del singolo o
anche di un gruppo particolare.
Ora, nota bene il Card. Suenens, la Chiesa ha legiferato per i casi di
possessione riservando al Vescovo l'intervento, mentre ha lasciato «
nel vago e indefinito tutto ciò che si colloca « al di fuori » della
possessione » (o.c., p. 119, n. 58); per cui è una « necessità urgente
definire una nuova pastorale in materia... con norme adeguate da
rispettare » (ivi).
Sarebbe auspicabile che la Chiesa ripristinasse il ministero
dell'esorcistato, scomparso come ordine minore nella riforma liturgica
conciliare, almeno per quelle regioni dove più vivo se ne sente il
bisogno. E niente vieta che qualche Conferenza episcopale faccia
istanza a Roma in questa direzione. Potrebbe essere un ministero
aperto anche a laici qualificati e dotati, almeno in casi particolari.
Ma finché l'autorità competente non si muove in questa direzione,
oserei avanzare una proposta.
In ogni diocesi il Vescovo dovrebbe mettere accanto all'esorcista un
gruppo di discernimento, composto di tre o quattro persone, tra cui un
medico e uno psicologo. Tutti i casi « sospetti » dovrebbero essere
portati a questo gruppo, il quale, dopo conveniente esame, dirotterà
il paziente o al medico, o all'esorcista, o al gruppo orante.
Il gruppo orante o i gruppi oranti, se i casi sono molti, dovrebbero
essere costituiti da persone esperte e preparate, e dovrebbero
intervenire nei così detti « casi minori », lasciando all'esorcista il
trattamento dei casi più importanti. Nel gruppo orante.non dovrebbe
mai mancare il sacerdote.
La liberazione, così, rientrerebbe nel piano normale della pastorale
degli infermi.
Una terapia bene impostata dovrebbe articolarsi nei seguenti punti:
a) evangelizzazione, per consentire, soprattutto ai lontani che hanno
idee confuse e passano da un mago ad una cartomante, da un medium ad
un pranoterapeuta, senza alcun risultato, di ritrovare, nella Fede, la
via della salvezza;
b) pratica guidata dei Sacramenti della Penitenza e dell'Eucaristia,
per consentire una lenta e indispensabile purificazione e un
necessario irrobustimento della vita cristiana;
c) esercizi ascetici, preghiere liturgiche, lettura o ascolto della
Parola di Dio, che sono fonti di liberazione da ogni influsso maligno;
d) frequenza a gruppi di preghiera, dove il disturbato trova un clima
di quiete, esce dal proprio isolamento e, nella gioia della
fraternità, riacquista fiducia in se stesso, negli altri e in Dio.
Anche dopo la liberazione, l'oppresso avrà bisogno, per qualche tempo,
di frequentare il gruppo, per restaurare le forze esauste, per
abituarsi ad usare le armi spirituali (Ef. 6,11-18) contro il Nemico
che tornerà sicuramente all'attacco (Mt. 12,44).
Noi attribuiamo le molte e durature liberazioni proprio alla frequenza
costante del gruppo di preghiera, dove l'amore dei fratelli e la
preghiera di lode impediscono ogni ricaduta.
In attesa che le Conferenze episcopali si sensibilizzino a questo
problema, con le iniziative che riterranno più opportune, i gruppi di
Rinnovamento, che sogliono fare preghiera comunitaria di « guarigione
» o « risanamento interiore », potranno fare anche preghiera di «
liberazione », rispettando sempre la « linea di demarcazione », e
sempre che il Vescovo non sia esplicitamente contrario.
È superfluo dire che anche nei casi minori non si possono fare «
scongiuri » sulle persone, ma solo « preghiere », a meno che non ci
sia il sacerdote autorizzato.
5. La preghiera comunitaria di liberazione
a) Premesse
E' bene aver chiari alcuni punti che concernono i modi di essere e di
operare degli spiriti maligni, accennati qua e là in precedenza, e che
qui raccogliamo perché si abbiano presenti prima di iniziare una
preghiera di liberazione. Questi modi di essere e di operare da una
parte presentano caratteristiche costanti, d'altra parte si
diversificano da persona a persona, secondo lo stato, la cultura,
l'ambiente.
Una costante è che spesso gli spiriti si raggruppano e si richiamano.
Se c'è uno spirito di odio, facilmente subentra lo spirito dell'ira,
di vendetta, di maledizione; se c'è lo spirito di gola, questo
richiama lo spirito di lussuria, di ignavia; con lo spirito di invidia
c'è quasi sempre lo spirito di superbia. Questi spiriti possono anche
camuffarsi sotto forma di presenze personali.
Un'altra costante è l'avvicendamento degli spiriti. Ad uno spirito che
induce al peccato, subentra, una volta che la persona è caduta, uno
spirito accusatore - da non confondersi col rimorso di coscienza - che
porta alla disperazione, o uno spirito di depressione che può portare
al suicidio. Ad uno spirito di gnosi, che spinge l'uomo a tentare vie
occulte o superiori alle proprie forze per acquisire cognizioni che
non sono alla portata di tutti e lo mettono in uno stato di
superiorità sugli altri, subentra spesso uno spirito di confusione
mentale o di aberrazione che altera il campo della ideazione e getta
l'uomo nel dubbio sistematico o in un comportamento strano.
Accanto a queste costanti di raggruppamento e di avvicendamento, dove
anche si nota uno spirito dominante che manovra tutto, ci sono poi
varietà di essere e di operare, a diversi livelli, e con peculiarità
diverse.
Notiamo innanzi tutto che l'attività satanica nella vita di una
persona - la quale attività, non è sempre manifesta, ma non per questo
è meno deleteria - è il risultato di una simbiosi tra:
1) peccato e cicatrici che questo ha lasciate;
2) influsso di spiriti maligni connessi col peccato;
3) ambiente di sviluppo dominato da forze negative;
4) insoddisfazione o frustrazione di bisogni emotivi fondamentali.
La presenza di uno spirito cattivo nella vita di una persona può non
avere relazione col peccato proprio o altrui, ma può essere
determinata da un fatto traumatico, da un incidente personale che ha
aperto le porte; può essere anche un fatto ereditario, nel senso che
un discendente erediti una certa vulnerabilità verso uno spirito
cattivo che dominava nei suoi genitori o nei suoi antenati, e prenda
anche i connotati di costoro.
A volte l'influsso negativo è dovuto ad una maledizione che trova
nella persona un terreno adatto per radicarsi e svilupparsi; altre
volte è dovuto al contagio personale di un mago o a pratiche
spiritiche.
A volte, infine, la presenza non è collegabile con un fatto
particolare, e rientra nel piano misterioso di Dio.
Si spiega così l'attività dello spirito cattivo in alcuni bambini, in
certe persone buone, ed anche in anime sante, come, per citare un
esempio recente, nella Piccola Araba, sr. Maria del SS. Crocifisso,
Carmelitana, elevata agli onori degli altari dal regnante Pontefice,
Giovanni Paolo II.
Altra cosa da notare è che a volte è facile scoprire ed espellere gli
spiriti cattivi. Altre volte invece è difficile scoprirli e più
difficile cacciarli.
Quando gli spiriti sono in una persona da molti anni, questa può
restare anche inconsapevole della loro presenza. Gli spiriti sono
diventati come una parte della sua personalità. La persona si è
formata adattandosi alle esigenze degli spiriti.
La persona percepisce alcune incapacità di fondo, alcune difficoltà
insormontabili, incapacità di accettarsi, di amarsi; difficoltà di
accettare gli altri e il mondo che la circonda.
La persona scambia queste incapacità e difficoltà per note costitutive
della sua personalità, dovute al suo psicologismo, all'ambiente in cui
è cresciuta; mentre in realtà sono condizionamenti di spiriti cattivi.
A volte gli spiriti cattivi possono nascondere la loro presenza sotto
forma di qualità positive, di un virtuosismo nel trafficare,
nell'ammaliare, nel comporre. Allora è difficile scoprirli - ci si può
anche ingannare sulla loro identità - ed è ancora più difficile
staccarli dalla persona, che trova in essi una forza per affermarsi
nella vita.
Ho conosciuto una donna che aveva vinto in quattro anni
18 premi di poesia, e ne aveva gli attestati e le medaglie esposte in
casa. I componimenti arieggiavano bene un poeta americano e un noto
poeta italiano (Pasolini) morto di recente, e sembravano quasi
composizioni di detti poeti. Dopo l'esorcismo l'estro poetico è
scomparso e non è stata più capace di comporre una poesia.
Più facile è invece scoprire gli spiriti di infermità che tormentano
le persone infestate o disturbate nella sfera fisica. Conosciamo dal
Vangelo lo spirito di infermità della donna ricurva (Mc. 5,25 ss.) e
del muto indemoniato (Mt. 9,32 ss.). Questi spiriti producono la
malattia o la sostengono e impediscono che guarisca: sono influssi del
maligno contro cui va fatto l'esorcismo, diretto o indiretto.
Finalmente, per chiudere, notiamo che ci sono spiriti che contaminano
un ambiente, ed influiscono sulle persone che vi abitano. Uscendo da
questo ambiente, le persone si sentono più libere e meno oppresse.
Di tutte queste diversità di situazioni bisogna tener conto nel corso
della preghiera per la liberazione, chiedendo luce al Signore.
Altre cose ci sono che non sono state qui notate, e che l'esperienza
insegnerà cammin facendo. Queste - credo - sono sufficienti per
orientarsi in un ministero tanto delicato quanto oneroso.
b) Schema di intervento
1. Il gruppo orante, possibilmente a digiuno, si riunisce nel luogo
designato, che sarà purificato e benedetto, e sosta in preghiera
personale per qualche minuto.
La celebrazione della liberazione ha inizio con un salmo introitale,
per es. il salmo 95: « Venite, applaudiamo al Signore » o il salmo 24:
« Del Signore è la terra... ».
Segue la confessione dei peccati, o purificazione: « Confessate perciò
i vostri peccati gli uni agli altri e pregate gli uni per gli altri
per essere guariti » (Gc. 5,16; cfr. 1 Gv. 5,16). La confessione o
purificazione si conclude con un salmo di lode per es. salmo 66: «
Acclamate a Dio da tutta la terra ».
Si invoca la presenza di Cristo e del suo Spirito, e si verifica
l'unione di carità tra i membri del gruppo, condizione indispensabile
per proseguire.
2. L'accoglienza del fratello che chiede la liberazione viene fatta in
un clima di sincerità. Tutti debbono mostrare interessamento al
fratello e attenzione al suo caso.
Mentre il fratello che presiede alla preghiera o un altro che abbia il
dono del discernimento si apparta con il paziente per un colloquio
personale, gli altri proseguono la preghiera con salmi di
ringraziamento, sia collettivo (per es. salmi 33, 67, 68, 118, 124)
che individuale (per es. salmi 18, 30, 34, 40, 144) e con invocazioni
spontanee.
3. Al termine del colloquio, si invita il paziente ad associarsi alla
preghiera di lode. Si possono usare preghiere spontanee, salmi di lode
(per es. 105, 106, 145-150), inni del N.T. (Fil. 2,6-11; Ef. 1,3-10;
Col. 3,12-20; Ap. 4,11; 5,9-12; 12,10-12; 15,3-4; 19,1-2) e del V.T.
(Is. 40,10-17; 42,10-16; 45,15-26; Ger. 31,10-14; Es. 15,1-18; 1 Cr.
29,10-13; Dan. 3,26-45; 52-90), o della liturgia (Gloria, Santo).
4. Approccio. Durante la preghiera di lode il paziente potrà
associarsi alla preghiera del gruppo, potrà restare indifferente (la
preghiera scivola e non lo interessa), potrà avere delle reazioni.
Sfruttando i dati del colloquio avuto in precedenza, continuando a
conversare con lui, interrogando il Signore e tenendo conto delle
divine ispirazioni, dei testi della S. Scrittura, attraverso il
discernimento comunitario, non sarà difficile formulare una diagnosi,
che verrà via via approfondita nella preghiera. La diagnosi mira a
stabilire se c'è o non c'è infezione diabolica, di che grado o di che
tipo è tale infezione.
Se la diagnosi è negativa, allora, dopo una breve preghiera di
consolazione e opportuni suggerimenti, il paziente viene congedato.
5. Se la diagnosi è positiva, allora si procede alla preghiera di
petizione. Si chiede al Signore di liberare il fratello dai disturbi
del maligno, o di scioglierlo dai legami. Si può iniziare con i salmi
di liberazione (6, 22, 35, 42-43, 51, 54-59; 64, 69-70, 102, 130,
140-143) o con le litanie dei santi, e proseguire con preghiere
spontanee, con preghiere in lingue. Se il paziente è in grado di
pregare sia coinvolto nella preghiera di petizione.
Nei gradi minori di infezione, ferite, legami, oppressioni,
circumsessioni, la preghiera così fatta è seguita normalmente da
effetto: senso di sollievo e di rilassamento.
c) Casi di interventi particolari
1. Nei casi di infestazione, quando si è individuata una potenza
occupante, o attraverso il colloquio, o attraverso la preghiera, o
attraverso il discernimento, allora bisogna procedere alla
disinfestazione.
Si invoca la protezione di Gesù: il suo Sangue prezioso che ci
rivesta. Si invoca la protezione di Maria: la sua verginità che ci
circondi. Si invoca la presenza dell'arcangelo S. Michele: la sua
spada che ci difenda da ogni assalto del nemico.
Si fa appello quindi, in ginocchio, alla potenza del Signore, perché
le forze del male siano domate. È opportuno recitare la formula: «
Umiliò se stesso, facendosi obbediente fino alla morte e alla morte di
Croce. Per questo Dio lo ha esaltato e gli ha dato il nome che è al di
sopra di ogni altro nome; perché nel Nome di Gesù ogni ginocchio si
pieghi nei cieli, sulla terra e sotto terra; e ogni lingua proclami
che Gesù Cristo è il Signore, a gloria di Dio Padre » (Fil. 2,8-11).
Si chiede, a questo punto, al paziente di rinnegare i propri peccati,
soprattutto quelli legati allo spirito infestante, e di cacciare lui
stesso il demone occupante. Chi esercita l'autorità, interviene con il
comando. Questo deve essere dato in maniera specifica, nominando il
demone che si vuole cacciare, e iniziando, se ce ne sono molti, da
quello della divinazione, e poi da quello della paura. Il comando può
essere fatto mentalmente o sottovoce, ma con fermezza, usando
qualsiasi formula, come il Signore detta in quel momento. Gli altri
preghino perché il potere di Cristo si manifesti nel ministro che
esercita la sua autorità.
Si continui nella preghiera e nell'esercizio dell'autorità finché il
nemico non sia eliminato, o almeno notevolmente piegato ed estenuato.
Attenti a non stuzzicare il nemico - è molto facile - se poi non si
riesce ad espellerlo o a domarlo, legando la sua attività.
Un senso di sollievo e di leggerezza annunzia l'effetto positivo della
preghiera di liberazione.
2, Nei casi di maleficio accertato, si proceda allo stesso modo:
preghiera di lode, discernimento, petizione, invocazione del potere di
Cristo, dell'assistenza di Maria e dei SS. Angeli.
Poi si inizia col Prologo di S. Giovanni. Si può leggere utilmente la
preghiera contro i malefici tratta dal Rituale greco. Si prosegue con
preghiere di lode, e preghiera in lingue.
Se l'ammalato rigetta - avviene molto spesso - lo si aiuti
caritatevolmente. Non si diano però medicine od erbe per farlo
rigettare, come usano spesso i maghi; né si ricorra ad altri mezzi per
liberarlo dal maleficio o eliminare i suoi disturbi psicofisici,
ricordando che le nostre armi sono spirituali.
Non è però vietato, anzi è consigliato, distruggere l'eventuale
fattura a cui sarebbe legato il maleficio, e chiedere per questo
l'aiuto di persone esperte.
La liberazione dai malefici non è facile. Ecco perché si consiglia di
rimettere il caso al sacerdote autorizzato.
3. Nei casi di possessione, piena o parziale. Nei nostri gruppi di
Rinnovamento non si trattano questi casi, che sono di esclusiva
competenza dell'esorcista. Quando durante la preghiera apparisse
manifesta la possessione, allora non si prosegua. Tutto al più si può
leggere insieme l'esorcismo di Leone XIII, qualche preghiera di lode.
Si consoli il paziente, e si diano gli opportuni consigli.
4. Nei casi refrattari, quando dopo due o tre preghiere il paziente
non dovesse ricevere alcun beneficio dalla preghiera, allora bisogna
riesaminare il caso per vedere se la diagnosi sia sbagliata o se
qualche cosa non è andata nel gruppo di preghiera. Se dopo altra
preghiera lo stato del paziente dovesse persistere, sarà opportuno
rimettere l'ammalato al medico o ad altro gruppo orante.
d) Liberazione e convalescenza
La liberazione è contrassegnata da un senso di leggerezza, di
slegamento, di vuoto.
Conviene subito invocare lo Spirito Santo perché riempia gli spazi
vuoti, rimargini le ferite, versi vino ed olio sulle lividure lasciate
dal nemico.
Convalescenza. È molto importante seguire il paziente dopo la
liberazione. Innanzitutto bisogna consigliare di cambiare modi,
abitudini di vita, e nei casi più gravi di cambiare ambiente. Il
paziente dovrà tenersi vicino a Dio con l'uso dei sacramenti, la
preghiera personale, la vita corretta. Dovrà inoltre frequentare una
comunità o un gruppo di preghiera, per qualche tempo, perché la sua
guarigione sia condotta a compimento e siano rafforzate le sue difese
contro il nemico che certamente si farà risentire.
Si tenga per certo che se liberare è relativamente facile, mantenere
libera la persona è più difficile. Per questo conviene, nei casi
gravi, non procedere alla liberazione se prima non è assicurato un
congruo periodo di convalescenza, nell'ambiente adatto.
Le prove di Giobbe
« Il Signore ha dato, il Signore ha tolto; Sia benedetto il nome del
Signore! »
« C'era nella terra di Uz un uomo chiamato Giobbe: uomo integro e
retto, temeva Dio ed era alieno dal male... Un giorno, i figli di Dio
andarono a presentarsi davanti al Signore e anche Satana andò in mezzo
a loro. Il Signore disse a Satana: « Hai posto attenzione al mio servo
Giobbe? Nessuno è come lui sulla terra: uomo integro e retto, teme Dio
ed è alieno dal male. Satana rispose al Signore e disse: « Stendi la
mano un poco e tocca quanto ha e vedrai come ti benedirà in faccia! ».
Il Signore disse a Satana: « Ecco, quanto possiede è in tuo potere, ma
non stendere la mano su di lui ». Satana si allontanò dal Signore...
Allora Giobbe si alzò e disse:
"Nudo uscii dal seno di mia madre,
e nudo vi ritornerò.
Il Signore ha dato, il Signore ha tolto, sia benedetto il nome del
Signore".
Quando un giorno i figli di Dio andarono a presentarsi al Signore,
anche Satana andò in mezzo a loro. Il Signore disse a Satana: « Hai
posto attenzione al mio servo Giobbe? Nessuno è come lui sulla
terra... Satana rispose al Signore: « Pelle per pelle; tutto quanto
ha, l'uomo è pronto a darlo per la sua vita. Ma stendi un poco la mano
e toccalo nell'osso e nella carne e vedrai come ti benedirà in faccia
». Il Signore disse a Satana: « Eccolo nelle tue mani. Soltanto
risparmia la sua vita ».
Satana si allontanò dal Signore e colpì Giobbe con una piaga maligna,
dalla pianta dei piedi alla cima del capo... Giobbe rispose (alla
moglie): « Come parlerebbe una stolta tu hai parlato. Se da Dio
accettiamo il bene, perché non dovremo accettare il male? ». In tutto
questo Giobbe non peccò con le sue labbra ». (Giobbe, cc. 1-2).
La liberazione di Sara
« Quanto al cuore e al fegato del pesce, ne puoi fare suffumigi in
presenza di una persona, uomo o donna, invasata dal demonio o da uno
spirito cattivo, e cesserà in essa ogni vessazione e non ne resterà
più traccia alcuna ».
Raffaele disse al ragazzo: « Fratello Tobia! ». Gli rispose: « Eccomi!
». Riprese: « Questa notte dobbiamo alloggiare presso Raguele che è
tuo parente. Egli ha una figlia chiamata Sara. È una ragazza seria,
coraggiosa, molto graziosa e suo padre è una brava persona. E
aggiunse: « Tu hai il diritto di sposarla. Ascoltami, fratello; io
parlerò della fanciulla al padre questa sera, perché la serbi come tua
fidanzata ».
Allora Tobia rispose a Raffaele: « Fratello Azaria, ho sentito dire
che essa è stata già data in moglie a sette uomini ed essi sono morti
nella stanza nuziale la notte stessa in cui dovevano unirsi a lei. Ho
sentito inoltre dire che un demonio le uccide i mariti. Per questo ho
paura: il demonio è geloso di lei, a lei non fa del male, ma se
qualcuno le si vuole accostare, egli lo uccide »...
« Ascoltami, dunque, o fratello: « Non preoccuparti di questo demonio
e sposala. Sono certo che questa sera ti verrà data in moglie. Quando
però entri nella camera nuziale, prendi il cuore e il fegato del pesce
e mettine un poco nella brace degli incensi. L'odore si spanderà, il
demonio lo dovrà annusare e fuggirà e non comparirà più intorno a lei.
Poi prima di unirti a lei, alzatevi tutti e due a pregare... ».
Lo introdussero nella camera da letto. Tobia allora si ricordò delle
parole di Raffaele: prese dal suo sacco il fegato e il cuore del pesce
e li pose sulla brace dell'incenso. L'odore del pesce respinse il
demonio, che fuggì nelle regioni dell'alto Egitto. Raffaele vi si recò
all'istante e in quel luogo lo incatenò e lo mise in ceppi » (Tobia,
cc. 6-8).
CONCLUSIONE
Eccoci alla fine di questo breve lavoro, destinato ai nostri gruppi di
Rinnovamento nello Spirito.
Non ho voluto corredarlo di un apparato critico, con note e
riferimenti bibliografici, sia per non appesantire la lettura, sia per
l'indole dell'opuscolo e l'uso che se ne deve fare.
Neppure ho voluto documentare con dati o fatti di esperienza personale
quanto son venuto via via dicendo, come forse sarebbe stato
conveniente sotto un certo profilo, per non presentare dei quadri in
cui qualcuno corrivamente potrebbe ravvisare casi personali o di
propria conoscenza.
Comunque l'esperienza che ho acquisita in nove anni di ministero è
molto ricca, con una vasta gamma di campionatura: oltre 1000 casi sono
passati per le mie mani.
Posso dire che oltre la metà delle persone che hanno chiesto la
preghiera di liberazione era semplicemente ammalata di turbe
neuropsichiche con somatizzazioni varie, attribuite alla presenza o
alla azione del maligno. Gente angosciata, preda di paure, incapace di
impegnarsi o di amare, che al primo approccio rivelava prostrazione
fino allo svenimento o reazioni abnormi di tipo isterico o istero-
epilettico, con dissociazioni e proiezioni di presenze; ma che ad una
indagine più profonda svelava il bambino che talvolta si nasconde in
noi, il quale ha subíto i traumi della madre, o è stato lasciato solo
nel momento del pericolo, o è stato trascurato affettivamente, o ha
avuto un incidente di ordine fisico o morale nella prima infanzia.
Gente che è stata trattata, più che con preghiere di liberazione, con
Cristoterapia, intrisa di Verità e di Amore, allo scopo di recuperare
nella forza di Cristo l'unità della persona, parzialmente compromessa,
e riportare l'armonia interiore, facendo fare alla persona la pace con
se stessa e con gli altri. Gran parte di questa gente è stata
liberata. Evidentemente si è trattato di liberazione psicologica. In
altre persone, sotto la corteccia di contorsioni e di crampi allo
stomaco, simulanti attacchi di infestazione diabolica, si sono
scoperti rimorsi di coscienza per peccati, talvolta obliterati
(aborti, danneggiamenti, calunnie, ecc.). La terapia sacramentale,
gestita dal sacerdote con la collaborazione del gruppo orante, ha
risolto la situazione.
Sono stati relativamente pochi i casi di vera infezione o di
infestazione - non ho avuto mai un caso di possessione totale - legate
a pratiche magiche o a situazioni particolari, che hanno richiesto
preghiere di liberazione e scongiuri. Ma anche in questi casi la forza
dell'Amore ha giocato un ruolo di primo piano.
Per cui sono entrato nella convinzione che, in ogni caso, le carte da
giocare sono la Parola, la Lode, l'Amore. Con la Parola si fa strada
la Verità che « rende liberi »; con la Lode ci si apre al Liberatore;
con l'Amore lo spirito malvagio che è « odio » scappa.
Questo ho voluto sottolineare per scoraggiare quanti ricorrono con
facilità, e con pericolo per sé e per gli altri, a pratiche
esorcistiche.
I casi più refrattari ad ogni trattamento si sono manifestati alcuni
malefici legati a fatture e alcune ossessioni in soggetti isterici, in
cui la presenza del nemico affonda le radici nella costituzione stessa
dell'individuo.
Per contro ho fatto questa esperienza: la presenza attiva periferica
del maligno in parecchie persone che neanche la sospettano, e che
influenza il loro agire, e la presenza di spiriti di discordia o di
ignavia in alcune riunioni, anche di carattere religioso, senza che
nessuno se ne accorga, ma di cui molti subiscono gli effetti.
Sono soltanto alcune delle esperienze acquisite.
Il potente patrocinio della Vergine Maria, che ha stritolato la testa
dell'antico serpente, ci protegga sempre nell'esercizio così gravoso
del ministero della liberazione, e ci accompagni sempre nel cammino
della vita.
APPENDICE
Testi liturgici
l. Dal Rituale Romano
Preghiera. Onnipotente Verbo di Dio Padre, Cristo Gesù, Signore di
tutto il creato, a te che desti ai tuoi apostoli il potere di
camminare sopra i serpenti e gli scorpioni, e il comando veramente
mirabile, di cacciare i demoni; a te che facesti precipitare Satana
dal cielo come una folgore, con la forza del tuo braccio, io rivolgo
umilmente la mia supplica: dà a me, indegnissimo tuo servo innanzi
tutto il perdono dei miei peccati, e poi una fede robusta e il potere
di attaccare nel tuo nome e sostenuto dalla tua potenza, questo
crudele demone, che turba il tuo servo... Te lo chiedo per te stesso,
Signore Gesù Cristo, che devi venire a giudicare i vivi e i morti e
questo secolo nel fuoco. Amen! (Ed. 1954, p. 694).
Preghiera. O Dio, creatore e difensore del genere umano, che hai
creato l'uomo a tua immagine e somiglianza, guarda questo tuo servo...
che viene attaccato dalle insidie dello spirito immondo, e turbato,
scosso e impaurito dalle mene dell'antico avversario, dell'antico
nemico della terra. Allontana, Signore, i suoi assalti, sventa le sue
insidie fallaci, caccia via il tentatore. Segna il tuo servo, e sia
tutelato con il tuo nome nell'anima e nel corpo. Custodisci il suo
petto, le sue viscere, il suo cuore. Dissipa i tentativi
dell'avversario di penetrare nel suo intimo. Concedi, o Signore, la
grazia che, invocando il tuo santissimo nome, colui che fino ad ora
incuteva timore, egli stesso, atterrito e vinto, se ne fugga, in modo
che questo tuo servo, con cuore fermo e mente sincera, ti possa
debitamente servire. Per Cristo nostro Signore. Amen. (Ed. 1954, p.
686).
2. Dal rito di iniziazione cristiana degli adulti
Col soffio della tua bocca allontana, Signore, gli spiriti maligni:
comanda ad essi di andarsene, perché « il tuo regno è vicino » (p.
59).
Dio onnipotente ed eterno, che per mezzo del tuo unico Figlio ci hai
promesso lo Spirito Santo, ascolta la nostra preghiera per questo tuo
servo che si offre a te; allontana da lui ogni spirito maligno, ogni
opera dell'errore e del peccato, perché possa diventare tempio dello
Spirito Santo. Per Cristo nostro Signore (p. 74).
Ti supplichiamo, Signore, per questo tuo servo, che si dichiara
peccatore. Degnati di reprimere la nefasta potenza del nemico, e fa
che dopo l'esperienza della tua misericordia, sia risanato dalle
ferite del peccato e trovi la pace del cuore. Amen (p. 229).
Ti supplichiamo, Signore, per questo tuo servo, che ti adora come
unico vero Dio: illumina e visita il suo cuore, allontana da lui ogni
tentazione e insidia del nemico, guariscilo dai peccati e dalle
infermità, perché aderendo alla tua amabile volontà, obbedisca con
perseveranza al tuo vangelo. Amen (p. 228).
3. Dal rituale greco
Preghiera contro il maleficio
Kirie eleison. Signore Dio nostro, o Sovrano dei secoli, onnipotente e
onnipossente, tu che hai fatto tutto e che tutto trasformi con la tua
sola volontà; tu che a Babilonia hai trasformato in rugiada la fiamma
della fornace sette volte più ardente e che hai protetto e salvato i
tuoi santi tre fanciulli; 1,11 che sei dottore e medico delle nostre
anime; tu che sei la salvezza di coloro che a te si rivolgono, ti
chiediamo e ti invochiamo, vanifica, scaccia e metti in fuga ogni
potenza diabolica, ogni presenza e macchinazione satanica, e ogni
influenza maligna e ogni maleficio o malocchio di persone malefiche e
malvagie operati sul tuo servo..., e fa che in cambio dell'invidia e
del maleficio ne consegua abbondanza di beni, forza, successo e
carità; tu, Signore che ami gli uomini, stendi le tue mani possenti e
le tue braccia altissime e potenti e vieni a soccorrere e visita
questa immagine tua, mandando su di essa l'Angelo della pace, forte e
protettore dell'anima e del corpo, che terrà lontano e scaccerà
qualunque forza malvagia, ogni veneficio e malia di persone
corruttrici e invidiose; così che sotto di te il tuo supplice protetto
con gratitudine ti canti: « Il Signore è il mio soccorritore e non
avrò timore di ciò che potrà farmi l'uomo »; e ancora:
« Non avrò timore del male perché tu sei con me,
tu sei il mio Dio, la mia forza, il mio Signore potente, Signore della
pace, padre dei secoli futuri ».
Sì, Signore Dio nostro, abbi compassione della tua immagine e salva il
tuo servo... da ogni danno o minaccia proveniente da maleficio, e
proteggilo ponendolo al di sopra di ogni male; per l'intercessione
della più che benedetta, gloriosa Signora la Madre di Dio e sempre
vergine Maria, dei risplendenti Arcangeli e di tutti i tuoi santi.
Amen!
4. ESORCISMO contro Satana e gli Spiriti ribelli, di Leone XIII
Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.
Nel nome di Gesù Cristo, nostro Dio e Signore, con l'intercessione
dell'Immacolata Vergine Maria, Madre di Dio, di S. Michele Arcangelo,
dei SS. Apostoli Pietro e Paolo e di tutti i santi, noi intraprendiamo
la battaglia per respingere gli attacchi e gli assalti del demonio.
Salmo 68: Sorga Dio e i suoi nemici si disperdano,
fuggano davanti a lui quelli che lo odiano.
Come si disperde il fumo, tu li disperdi;
come fonde la cera di fronte al fuoco,
periscano gli empi.
V./+ Ecco la croce del Signore, fuggite potenze nemiche.
R./. Vince il leone della tribù di Giuda, il discendente di Davide.
V./. La tua misericordia, Signore, sia su di noi.
R./. Come noi abbiamo sperato in te. Gloria Patri....
Noi ti esorcizziamo, spirito immondo, potenza satanica, invasione del
nemico infernale, legione, riunione, setta diabolica; nel nome e nel
potere di nostro Signore + Gesù Cristo sii sradicato dalla Chiesa di
Dio e dalle anime riscattate col prezioso sangue del divino Agnello +.
- D'ora innanzi non osare più, perfido serpente, ingannare il genere
umano, perseguitare la Chiesa di Dio, scuotere e crivellare, come
frumento gli eletti di Dio. Te lo comanda l'Altissimo Dio, al quale,
nella tua grande superbia, presumi essere simile.
Te lo comanda Dio Padre +; te lo comanda Dio Figlio +; te lo comanda
Dio Spirito Santo +.
Te lo comanda il Cristo, Verbo di Dio fatto carne +, che per la
salvezza della nostra razza perduta, a causa della tua gelosia, « si è
umiliato e reso obbediente fino alla morte ».
Te lo comanda il segno della Croce + e il potere di tutti i misteri
della nostra fede cristiana.
Te lo comanda la potente Madre di Dio la Vergine Maria + che dal primo
istante della sua Immacolata Concezione per la sua umiltà ha
schiacciato la tua testa orgogliosa.
Dunque, dragone maledetto, e tutta la legione diabolica, noi ti
scongiuriamo per il Dio + vivo, per il Dio + vero, per il Dio + santo:
cessa di ingannare le umane creature e di versare su di loro il veleno
della dannazione eterna; cessa di nuocere alla Chiesa e di mettere
lacci alla sua libertà.
GLORIA A DIO PADRE
AL FIGLIO GESU'
E ALLO SPIRITO SANTO
NEI SECOLI DEI SECOLI.
AMEN