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unread,Apr 12, 2011, 1:58:46 PM4/12/11Sign in to reply to author
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Di certo il versetto 15 e tt il resto va considerato come qualcosa che
implichi una possiilità di legittimare il divorzio, perchè fin dal principio
Dio ha detto di odiare il divorzio e che esso è in abominio. In nessuna
parte
del AT si parla di casi il cui il divorzio sia giustificto o auspicabile,
anzi
Gesù ha detto che Mosè concesse il divorzio per la durezza dei loro cuori!
Gesù
ha ribadito che chi si divorzia e sposa un' altra persona commette
adulterio.
Quindi perchè dovrebbe essere giustificato un divorzio solo perchè un coniuge
è
non credente? Anzi si dovrbbe cercare di far durare questo rapporto il più
possibile: che sai se salverai tuo marito/tua moglie? ci potrebbe essere una
possibile conversione. paolo poi ha insegnato che il matrimonio dura fino
alla
morte di uno dei due coniugi, SOLO LA MORTE PUò SCIOGLIERE IL VINCOLO
MATRIMONIALE! (Ro 7:2-3; 1 Cor 7:39-40).. Se però il non credente vuole in
ogni
caso separarsi, si separino pure, ma il legame/vincolo matrimoniale non è
rotto
finchè la parte che si separa rimane onesta e celibe, quando essa si risposa
allora il vincolo può considerarsi rotto a causa dell'adulterio.
La parola greca usata da Paolo in v 15 per "non sono vincolati" (servi,
tenuti
in schiavitù) si riferisce nopn al legame matrimoniale in se, che non è mai
considerato una forma di schiavitù, ma alla coscienza del credente che
potrebbe
turbarlo temendo di essere venuto meno ai suoi overi davanti a Dio. Il
credente
divorziato per forza, per la volontà di un altro, non è tenuto davanti a Dio
responsabile del divorzio, anche se il divorzio è sempre contrario. Perciò
il
"non è vincolato" non può significare che è libero di divorziarsi, ma
soltanto
che non deve esentirsi moralmente vincolato dalla coscienza a continuare la
convivenza con chi lo ha respinto e mandato via. Ovviamante poi, in questo
contesto non si parla affatto del diritto del coniuge mandato via di
risposarsi. questo problema infatti è stato ampiamente chiarito da Gesù e da
Paolo, quando hanno detto che chi si sposa con un'altra persona mentre il
coniuge (precedente) è in vita commette adulterio! Ne segue che , in tutta
questa questione di matrimoni misti, deve essere seguita una condotta che
porti
alla pace. In alcuni casi significherà vivere con il coniuge non credente,
in
altri casi significherà accettare la decisione del conoiuge non credente che
vuol porre fine alla relazione matrimoniale. Ma la preoccupazione di base
per
"la pace" è la stessa per entrambi i casi.