2 Timoteo cap.1 Esortazioni & Il deposito

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Beccio

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Dec 8, 2010, 10:06:09 AM12/8/10
to Gruppo Giovani vigna vecchia
vv.1) Che significa secondo la promessa della vita?
Premesso che questa introduzione ha moltissimi punti in comune con
quella della prima lettera scritta a Timoteo, vediamo come si può
intendere “secondo la promessa della vita”. Prima cosa da notare è che
la promessa della vita è in Gesù Cristo e che tramite questa, e la
volontà di Dio, Paolo si definisce apostolo. Tra il vv. 9 e il vv. 11
si può trovare una risposta abbastanza chiara di come interpretare
questa frase che magari messa all’inizio della lettera può spiazzare.
Comunque il fatto della promessa della vita è perfettamente spiegato
nel famoso versetto nel vangelo di Giovanni 3:16 “[…] chiunque crede
in Lui (Gesù Cristo) non perisca ma abbia vita eterna”

vv.3) Chi sono gli antenati e cosa intende con questa frase?
Probabilmente in questo caso la parola antenati si può intendere in
senso generale ovvero come le generazioni passate che servivano Dio
secondo le regole da Lui prescritte con coscienza pura, quindi senza
ipocrisia.

vv.5) Perché specifica fede sincera? La fede è trasmissibile?
Qui Paolo fa un chiaro riferimento ai parenti stretti di Timoteo dei
quali ne ritroviamo testimonianza in Atti 16:1-3. Il fatto che venga
specificato fede sincera probabilmente è da ricondurre al fatto che
all’epoca (ma anche oggi) molti proferivano di credere in Gesù Cristo
ma i comportamenti dicevano tutt’altro. Paolo conoscendo Timoteo
abbastanza a fondo può dire che la sua è una fede sincera e priva di
ipocrisia.
Un giorno qualcuno disse che Dio ha molti figli ma non nipoti. Penso
sia un’affermazione giusta e difatti la fede non è trasmissibile;
infatti Gesù bussa alla porta di ogni cuore e nessuno, se non il
diretto interessato, può aprirla. Paolo quindi ricorda semplicemente
la fede della Nonna e della Madre le quali sicuramente hanno dato
buoni insegnamenti a Timoteo, ma certo non gli hanno trasferito la
propria fede.

vv.6) Come si può ravvivare il dono?
Dato che Paolo è convinto e sicuro che la fede di Timoteo sia sincera,
lo sprona a ravvivare il proprio dono. Il vv. 7 contiene un chiaro
incoraggiamento e un riferimento alla timidezza portandoci a pensare
che probabilmente il giovane Timoteo fosse timido e questo
“compromettesse” in un qualche modo la piena messa in opera del
proprio dono. Sul come ravvivarlo c’è un’indicazione al vv. 8 (non
avere vergogna e testimoniare del Signore) e più in generale si può
affermare che tramite lo studio della Parola del Signore, le preghiere
e la messa in opera degli insegnamenti ricevuti si può crescere e
ravvivare quel dono che Dio ha donato ad ognuno di noi.

vv.9) Cos’è la santa vocazione? Cosa significa fin dall’inizio dei
tempi?
Qui la Nuova Riveduta e la Nuova Diodati differiscono un po’ quindi si
può vedere questo passo un due modi non molto diversi fra loro.
1) La santa vocazione si può ricondurre all’essere araldi e
messaggeri del vangelo e della salvezza in Gesù Cristo, cosa in linea
con le esortazioni rivolte a Timoteo.
2) L’altra lettura potrebbe essere nel senso che Dio ci ha rivolto una
santa chiamata (ovvero ha bussato alla porta del nostro cuore) e
questo non a motivo delle nostre opere ma per la sua infinita grazia.

Come detto sono due interpretazioni praticamente complementari e
strettamente legate fra loro.
Alla fine del vv. 9 troviamo che la grazia in Gesù Cristo ci è stata
fatta fin dall’eternità ma solo con la Sua venuta si è manifestata.
Beh, questo è un punto molto difficile da approfondire. La cosa certa
è che fin dai primi capitoli di Genesi si nota come venga usato il
plurale (vedi cap. 1 vv.26) e quindi come già da allora ci fossero le
tre figure del Padre del Figlio e dello Spirito Santo. Ma anche questo
fattore non spiega il termine “eternità” che per l’uomo penso rimarrà
incomprensibile fino al giorno in cui non lo sperimenterà in prima
persona.

vv.12) Cos’è il deposito? Perché soffre queste cose?
Questo argomento lo avevamo già affrontato nell’ultimo capitolo della
prima lettera a Timoteo ma non è ancora chiaro data la sua
complessità. La cosa interessante è che in un caso è Timoteo che ha il
compito di custodirlo (1Timoteo 6:20, 2Timoteo 1:14), nell’altro Dio
(2Timoteo 1:12). Credo sia un temine molto complesso e che racchiude
in se molti significati, un po’ come il “Regno di Dio” che si ritrova
in molti passi dei vangeli. Quindi, se da una parte il deposito può
essere visto come il vangelo, la grazia e tutto l’insieme degli
insegnamenti e doni che Dio elargisce, dall’altra anche come la fede,
la nostra vita e la nostra anima affidate completamente a Dio, unico
in grado di custodirle. In 1Pietro cap. 4 si ritrova un bel parallelo
dove si parla sia di sofferenze sia, in maniera implicita, di depositi
da amministrare. (in particolare 1Pietro 4:10 e 4:19).
Il motivo per cui Paolo soffre queste cose (l’essere imprigionato in
catene) si può trovare nel vv. 11. La fede da lui riposta in Dio e
l’essere suo araldo, apostolo e dottore fanno si che sia in grado di
sopportare queste grandi prove e, al tempo stesso, di mostrarsi come
esempio agli altri credenti.

vv.18) Cosa significa questo versetto?
Come prima cosa sarebbe interessante capire il significato di “quel
giorno”: si intende come il giorno del giudizio oppure un particolare
giorno per lui? L’altra cosa da osservare è che alla fine della
lettera (cap. 4 vv. 19) Paolo dice a Timoteo di salutare la famiglia
di Onesiforo e non lui in prima persona. Questo può far pensare al
fatto che non fosse li a Efeso e ci sono una serie di supposizioni mal
supportabili ma potenzialmente valide. Le due principali, e abbastanza
in contrasto fra loro, sono:
1) Onesiforo, dopo aver reso tanti servizi si era allontanato dalla
Verità.
2) Anche lui era stato incarcerato e perseguitato.
Un’altra ipotesi che porta a mio avviso fuori strada è che fosse
morto, ma penso che rispetto alle altre due sia la meno probabile.
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