Beccio
unread,Jul 6, 2011, 4:01:18 PM7/6/11Sign in to reply to author
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to Gruppo Giovani vigna vecchia
vv.16) Chi è il profano o il semplice uditore?
Siamo sempre nel discorso del parlare in altre lingue e qui viene
confermato il pensiero del vv.7, ovvero la difficoltà nel comprendere
tale linguaggio specie da parte di qualcuno che magari partecipa per
la prima volta al culto e che alla fine della preghiera vorrebbe
asserire con un Amen.
vv.21-23) Apparente contraddizione… come interpretare questi versetti?
Tanto per iniziare si può affermare che la “legge” si può intendere
come l’Antico Testamento in genere (es. Giovanni 10:34). In questo
contesto preciso si fa riferimento ad Isaia 28:11-12 ed in particolare
(dopo una breve ricerca) sembra riferirsi agli Assiri, popolo
straniero appunto, usato dal Signore per “parlare” (in un certo modo)
al Suo popolo che aveva indurito il proprio cuore e si era sviato.
Forse questa può essere la chiave considerando anche il significato
della parola “segno” come fatto straordinario (miracoloso) per
testimoniare la veridicità e l’autenticità della cosa. Tutte le
guarigioni, e i miracoli appunto, che compì Gesù furono segni (vedi
per esempio Giovanni 6:1-15).
Detto questo, l’apparente contraddizione fra il 22 e il 23 potrebbe
essere sciolta se vista in questo modo. Le lingue sono un segno per i
non credenti poiché essi potrebbero vedere quel qualcosa di diverso ed
essere portati in un qualche modo ad approfondire i loro pensieri su
Dio e sulla loro relazione con Lui. Dall’altra parte se tutti
parlassero in altre lingue ed uno straniero o un non credente
entrassero, prenderebbero tutti per matti dato che non
comprenderebbero niente e così si avrebbe l’effetto esattamente
opposto. Questa ipotesi interpretativa porta a riflettere sul fatto
che il parlare in altre lingue potrebbe rientrare in quei doni
specifici necessari all’epoca (visto che non era ancora formato il
canone completo) per testimoniare la veridicità e l’autenticità dei
credenti e del loro rapporto con Dio. Allo stesso tempo tutto si
raccoglie sotto la necessità di ordine e pace all’interno
dell’assemblea (cosa ripresa anche ai versetti vv.27 e 29).
Lo stesso discorso vale per la profezia: è di segno per i credenti (in
un certo modo attesta la veridicità e autenticità dello Spirito del
profeta) ma contemporaneamente è potente con coloro che non credono
per portare alla luce i loro pensieri più intimi e far in modo che il
loro cuore sia smosso per guardare verso il Signore.
vv.24-25) Ma c’è veramente qualcuno che profetizza ancora se questi
sono gli effetti?
Per esperienza posso dire di si. Ho veramente sperimentato la potenza
del Signore anche in questo, da semplice uditore mi sono sentito come
se le parole dette alcune domeniche parlassero proprio di me, a me.
Così anche tramite questo, non istantaneamente, ho riconosciuto che
Gesù è il Signore e mio personale Salvatore.
vv.29-32) Significato generale e come intendere il profetare uno ad
uno.
Sempre nella logica dell’ordine e della pace che devono esistere
all’interno di un’assemblea, qui vengono dati dei modi sul come
profetare. Forse all’epoca c’erano particolari modalità. Forse qui il
senso che ne possiamo trarre (anche pensando a noi oggi) è vedere il
“precedente taccia” come l’abbreviare il tempo del parlare se qualcun
altro ha ricevuto una rivelazione. Allo stesso modo può essere visto
il parlare in due o tre per poi lasciare agli altri lo spazio per
giudicare. Lo spirito del profeta è sottoposto al profeta stesso e
questo è nuovamente un segno di disciplina ed autocontrollo che porta
sicuramente ad un maggiore ordine.
vv.34-35) Così le donne non posso proprio parlare nelle assemblee?
Nei capitoli precedenti, in particolare nell’11, si ritrova come la
donna profetizzi e preghi (anche se non è specificato nelle
assemblee). Un passo parallelo a questo in esame, si ritrova nella
prima lettera a Timoteo cap. 2 vv. 8-15. Penso che in un certo modo si
possano vedere queste affermazioni di Paolo legate al contesto
dell’epoca: l’assemblea di Corinto (come letto nei precedenti
capitoli) era molto “disordinata” e molti degli aspetti del
cristianesimo erano passati in secondo piano. Per esempio il ruolo
della donna, dai richiami che fa Paolo, sembra quasi invertito con
quello dell’uomo. Molto probabilmente la cultura dell’epoca non
permetteva alla donna di ricevere un buon grado di istruzione e di
conoscenza e così si poteva venire a creare una certa confusione
proprio durante l’assemblea. Dunque penso si possa vedere quel
“tacciano nelle assemblee” non in senso assoluto ma riferito al
problema specifico del disordine (dovuto anche alla mancanza di
sottomissione) caratteristico della situazione di Corinto.
vv. 36-38) Come intendere questa affermazione di Paolo?
Qui Paolo sembra usare ancora una volta un tono sarcastico (vedi cap.
4:21 e 9:5-6) per riprendere i corinzi e farli riflettere come la loro
presunta saggezza li abbia portati ad essere in un certo modo sordi
alle parole di colui che aveva annunciato loro il Vangelo.
vv.39-40) Per concludere…
Ho voluto commentare anche questi ultimi due versetti perché a mio
avviso chiudono il capitolo riallacciandosi con il suo inizio.
“Desiderare ardentemente l’amore” (vv.1) porta inevitabilmente ad
amare più di noi stessi il nostro prossimo e quindi a “desiderare il
profetare”(vv.39) proprio per la sua edificazione, esortazione e
consolazione.