v. 1 e 7: perchè al primo versetto dice che tutti hanno conoscenza e al 7 dice che non tutti ce l'hanno?
Al v. 1 Paolo, mediante lo Spirito Santo, afferma che tutti abbiamo conoscenza ovvero che sia lui, sia i destinatari della lettera, avevano sufficiente discernimento da non farsi ammaliare dalle usanze di allora a riguardo al cibo e sapevano bene che tali idoli a cui venivano offerti i sacrifici non esistevano ma era un'invenzione dei pagani, sappiamo infatti, che nessuna pratica alimentare può salvare o santificare (1 Tim. 4:3).
Allo stesso modo, al v. 7 viene detto che non in tutti è la conoscenza. Questo si riferisce ai neofiti che, avendo un passato caratterizato da offerte agli idoli provavano un senso di colpa, nonostante si fossero convertiti, perchè avendo una coscienza debole, essa veniva contaminata e da questo derivava la loro vergogna e la paura. Anche in Romani 14 viene ripreso quest'argomento (v.20) sottolineando che non bisogna approfittare delle libertà concesse da Dio offendendo, tavolta, il fratello più debole.
v. 1, 7 (vedi risp precedente), 11: cosa significano conoscenza e coscienza?
come già accennato al v. 1 si parla di conoscenza riferita al fatto che hanno discernimento della verità ma questo bisogna esercitarlo di pari passo con l'amore perchè sappiamo (v.1b) che la conoscenza da sola, gonfia. Come vediamo in 1 Giovanni, l'amore è la prova della conoscenza di Dio.
la conoscenza di cui parla al v. 11 potremmo parafrasarla cosi: anche se tu sai che non c'è niente di male in ciò che fai (chi ne riceverà danno è il fratello più debole). Quindi non dobbiamo essere una pietra d'inciampo per altri e non approfittare di tutte le libertà che ci sono concesse perchè non tutte hanno un reale giovamento.
v. 13: cosa s'intende?
Come appena finito di dire, non dobbiamo scandalizzare i nostri fratelli e nemmeno ostacolare la loro fede. L'amore farà si che il credente forte sia sensibile alla debolezza del fratello: ecco che tutto si ricompone come un puzzle con il v.1, quell'amore che edifica e fa crescere nella fede, quell'amore che non viene da noi ma da Lui, il compitore della nostra santificazione in vista del Suo ritorno.