Laconduttrice storica dell'Almanacco stata l'annunciatrice Paola Perissi,[1] sostituita a pi riprese dapprima da Maria Giovanna Elmi e poi da Peppi Franzelin; per un breve periodo la trasmissione stata condotta anche da Nicoletta Orsomando.[2] Nelle ultime due edizioni alla Perissi succeduta Ilaria Moscato.
Storicamente la trasmissione andava in onda tutti i giorni dal luned al sabato alle ore 19:45 ed era seguita da Che tempo fa; lo scopo di entrambi i programmi era quello di fare da traino al TG1 delle 20:00.[1]
Il programma nacque da un'idea di Emmanuele Milano, all'epoca vicedirettore del TG1, ed era curato da Giorgio Ponti e presentato da Paola Perissi (che saltuariamente era sostituita alla conduzione da altre due colleghe annunciatrici: prima Maria Giovanna Elmi ed in seguito Peppi Franzelin, nel 1990 il programma fu inoltre condotto per un breve periodo anche da Nicoletta Orsomando).
La trasmissione inizi luned 25 ottobre 1976 e fu trasmessa inizialmente in bianco e nero per poi passare al colore a partire dalla puntata di luned 28 febbraio 1977 (stesso giorno in cui cominci a trasmettere a colori anche il TG1).[3]. Dopo 15 anni di messa in onda, venne sospeso sabato 18 gennaio 1992 per l'esigenza di Rai 1 di fronteggiare il neonato TG5 dando un traino maggiore al suo telegiornale, giudicando troppo modesti i quasi tre milioni di spettatori medi nel suo ultimo periodo di trasmissione.[4][5]
In seguito a molte richieste dei telespettatori pervenute alla Rai, il programma torn in onda da luned 19 ottobre 1992 come rubrica all'interno del programma a quiz Ci siamo? condotto da Gigi Sabani, e presentata da Ilaria Moscato, che prese il posto della Perissi, e curato sempre da Giorgio Ponti che vi rest fino a sabato 27 febbraio 1993, quando dal successivo luned 1 marzo lasci il posto a Claudio Angelini; sempre nello stesso giorno, la storica rubrica tagli il traguardo delle 5000 puntate e torn a essere un programma totalmente autonomo, slegandosi da Ci siamo?.[3] Il 26 febbraio 1994 il programma chiuse nuovamente (e stavolta definitivamente) i battenti, per via degli ascolti ritenuti non pi soddisfacenti.
Nel maggio 2007, Rai 2 ripropone la trasmissione sotto il nome di Almanacco; il programma, andato in onda fino a maggio 2010, andava in onda in orario notturno ed era condotto da Alessandra Canale.
Dal 20 ottobre 2008 alla primavera 2009, anche Rai Italia riporta in televisione la storica rubrica. Il titolo venne cambiato in Almanacco di domani e la conduzione era affidata alla ballerina televisiva Paola Grassia, mentre la sigla si avvaleva ancora delle incisioni in acquaforte del Mitelli, cos come nel programma originale.
Dal 6 giugno 2022 riproposta una nuova versione su Rai 2, nella fascia preserale dalle 19:50 facendo da traino al TG2 delle 20:30, dal titolo Drusilla e l'almanacco del giorno dopo, condotta da Drusilla Foer. Il programma ha una durata di circa 40 minuti, 30 in pi rispetto alla versione originale, e riprende, oltre alla sigla, alcune delle rubriche storiche in aggiunta a nuovi spazi. Il programma ritorna in onda dal 12 dicembre 2022 al 13 gennaio 2023, con alcune novit.
Nel 2006 la rubrica torn brevemente in onda sull'emittente radiofonica R101, condotta dalla presentatrice storica, Paola Perissi. Dal 2007 al 2012 la rubrica viene riproposta all'interno del programma radiofonico Tornando a casa, in onda tutti i giorni da luned a venerd, su Rai Radio 1 e condotto da Enrica Bonaccorti.
Un programma molto simile ad Almanacco del giorno dopo Il giorno e la storia, attualmente in onda tutti i giorni su Rai Storia. A differenza per del predecessore il programma, pur essendo quotidiano, non si occupa del giorno successivo ma di quello odierno, ricordando e approfondendo particolari eventi storici accaduti in quell'esatto giorno. pi una riproposizione allungata della sezione Domani avvenne di Almanacco del giorno dopo. Ogni settimana si alternano i direttori dei principali quotidiani italiani, commentando quotidianamente un particolare fatto storico.
Il programma presentava ogni giorno la stessa scaletta aprendosi con l'indicazione delle effemeridi del sole e della luna, cio dell'orario in cui sarebbero sorti e tramontati il giorno successivo; in particolar modo Paola Perissi nel leggere le collocazioni sugli orari della Luna diceva: La luna si leva alle (hh/mm) e cala alle (hh/mm) (tale formula viene ripresa anche da Drusilla Foer dal 2022).
Seguiva una breve biografia del santo del giorno corredato con le immagini, subito dopo la rubrica "Domani avvenne", con filmati storici, dedicati a un fatto accaduto in passato nel giorno dopo. A seguire andavano in onda rubriche di vario argomento che cambiavano a seconda del giorno.[2] Dal 26 gennaio 1988 fino a met 1990, dopo la rubrica "Domani avvenne" fu collocato l'inserto scientifico "Pillole di Quark", un commento da parte di Piero Angela a un tema scientifico alla cui spiegazione contribuivano alcuni disegni animati.
La trasmissione veniva conclusa ogni sera da una citazione d'autore, affidata a noti annunciatori della RAI, cui si accompagnava la sigla di coda. Dal 1984 al 1987 vennero introdotti brevi spot pubblicitari tra una rubrica e l'altra.
Uno degli aspetti pi caratterizzanti del programma stata la sigla intitolata Chanson ballade, un rondeau in stile rinascimentale composto da Antonino Riccardo Luciani, falsamente attribuito a Guillaume de Machaut (non presente nel suo catalogo delle opere nemmeno come frammento melodico, stessa considerazione va fatta per lo stile compositivo), insieme a Clerici vagantes, intermezzo della rubrica Domani avvenne. Entrambi i brani sono tratti dall'album Dal Medioevo al Rinascimento del 1975 (RCA Original Cast, SP 10061).
Le immagini a corredo della sigla venivano riprese sulle facce di un prisma a dodici facce sulle quali erano rappresentati i mesi dell'anno, tratte da una stampa realizzata all'acquaforte da Giuseppe Maria Mitelli, incisore bolognese del XVII secolo e custodite presso la Biblioteca Casanatense di Roma[1]. Alla fine della sigla, il prisma rallentava fino a esporre la facciata relativa al mese corrente, l'inquadratura si avvicinava e compariva la scritta in sovraimpressione "ALMANACCO del giorno dopo".
Negli anni ottanta, durante il variet Tastomatto, il Trio ne realizz una parodia condotta da Anna Marchesini; dietro di lei vi furono prima un fermo immagine del bumper pubblicitario che riguardava la noce e poi vi fu l'immagine a tutto schermo che riguardava il mese di gennaio, con la sovrascritta ALMANACCO del giorno dopo, dove la Marchesini fingeva di bagnarsi la mano con uno dei secchi di acqua disegnata dal Mitelli; seguivano le parodie delle rubriche come "Strumenti musicali dell'EPOCA BAROCCA", con Massimo Lopez che imitava uno strumento musicale; la voce fuoricampo dello sketch era di Tullio Solenghi; o anche CHE TEMPO FA?, con Lopez nei panni del generale Bernacca.
Nel novembre del 2010 il programma stato oggetto di una parodia in chiave satirica da parte della trasmissione L'almanacco del Gene Gnocco, condotta da Gene Gnocchi e trasmessa a cadenza settimanale su Rai 3 in prima serata.[11] Nella sigla di testa era possibile vedere una sorta di parodia della "Scuola di Atene" di Raffaello Sanzio e i mesi dell'anno sulla falsariga di quelli del Mitelli, ma con le teste di personaggi di spicco della politica italiana e internazionale al posto di quelli originali. Era possibile riconoscere infatti Silvio Berlusconi, Barack Obama e Renato Brunetta tra gli altri.
Tutte le storie sono state scritte. Eppure, leggendo questo libro, avverti forte la sensazione di trovarti di fronte a una storia veramente mai raccontata, originale, forte.Alessio Medrano, il protagonista del romanzo, uno dei personaggi pi intriganti e meglio tratteggiati negli ultimi anni del panorama letterario italiano. E non che sia un mostro di simpatia, anzi. Uno che compra il tempo residuo della vita di una persona, scommettendo che sia breve, non che possa catalizzare l'immedesimazione del lettore. Per alla fine, l'Autrice ci riesce a creare empatia, piet per le sorti del broker assicurativo. Il quale, pure lui, alla fine umano e si innamora. A modo suo, ma si innamora.L'idea di base del romanzo, quello della riassicurazione, semplice e, come tutte le idee semplici, geniale. Da uno spunto cos, a non saperlo trattare, ne potrebbe uscire un malloppone pseudofilosofeggiante. L'Autrice ne ha ricavato una storia, godibilissima. Con un sottofondo macabro, di humour nero che non guasta, come certe pagine de "Le anime morte" di Gogol, con Cicikov al posto di Medrano.Tuttavia, la cosa notevole di questo romanzo la scrittura. L'Autrice ha una voce originale, personale, potente. Non si butta mai via, non c' una pagina abborracciata, una caduta di tensione o di stile. Una lingua scintillante al servizio di una storia: merce rara.Non solo, ho trovato molto interessante la struttura destrutturata del romanzo, un'architettura complessa in apparenza per narrare una storia che, in fin dei conti, narra di un giorno del protagonista.Ci sono decine di spunti, di notazioni sagaci, di particolari veri, che trasudano osservazione e attenzione, come se l'Autrice avesse vampirizzato la realt, la sua e quella degli altri, per ricavare tasselli del suo puzzle. Una grande sensibilit coniugata a una grande consapevolezza del mezzo letterario.Forte la sensazione che sappia sempre quello che fa.Un gran bel libro, una splendida scoperta.
Aperto e iniziato. Con curiosit e molte domande. Chiss dove sta andando? Chiss dove va a finire? Poi chiuso e abbandonato. Con un dubbio, ovvero ancora una domanda. Dove mi stava portando? Sono sceso da Almanacco del giorno prima di Chiara Valerio troppo presto, come da un treno prima che arrivi a destinazione, prima che il nome irraggiato dai microfoni corrisponda a quello della mia fermata, alla fine del mio viaggio. La stazione in cui mi sono ritrovato non era, per, il mio comodino, e cos ho aspettato un altro treno che mi portasse a ieri, al giorno in cui lo avevo iniziato, al giorno prima. Questo per dire che ho avuto due letture del romanzo di Valerio, e mai un libro abbandonato alla prima mi ha lasciato dentro cos tanto, cos troppo, da doverlo riprendere e rispondere alla sua sfida, bevendolo fino alla fine. Almanacco del giorno prima non rassicura, anzi, sfida il lettore. Volendo spendere due parole, ma non quattro, sulla sua trama, diremmo che Alessio Medrano (il protagonista) un uomo che non sa sognare, o meglio, che non sa sognare come gli adulti: Alessio, semplicemente, si illude e si delude. Se volessimo spendere quattro parole, ma non otto, diremmo che Alessio compra, per poi rivenderle, le polizze dei clienti che non vogliono pi pagare le proprie assicurazioni sulla vita. Ma ancora non siamo arrivati al punto: il punto, cio Elena Invitti. Cos dovremo spenderne otto, di parole, ma non sedici, e diremmo che Alessio Medrano incontra Elena Invitti per lavoro, perch anche Elena non vuole pi pagare la sua assicurazione; qui che cambia tutto, senza mai essere urlato, perch Alessio, semplicemente, se ne innamora. Elena una donna sofisticata, snob, bellissima, ha il doppio dei suoi anni e, soprattutto, a Elena non piacciono gli uomini molto pi giovani di lei. Illusione / delusione, illusione / delusione, illusione / delusione. Il movimento ondivago non per cos prevedibile. Valerio mostra, attraverso il caleidoscopio dei numeri, la miriade di alterit che possiede l'amore venendo meno a una verit che lei stessa ha da scrivere sulla pagina: "Il tempo fatto solo di tempo, lo spazio solo di spazio, l'amore solo di amore. Grandezze omogenee". Quasi sconfessando Edmond Rostand, con Almanacco del giorno prima Valerio invera tutte le misure, le pose, le tante figure che l'amore sa disegnare in trasparenza tra le parole "t'amo". Alessio Medrano ama Elena Invitti. Valerio sfiora questo sentimento in modo mai banale, mai urlato e riesce anzi in qualcosa di nuovo, o meglio, in qualcosa di altro: saper camminare un passo indietro alla storia; i suoi personaggi nascondono al lettore qualcosa, forse anche all'autrice stessa, tanto che alla fine il lettore li lascia andare, certo che staranno per incontrarsi, che non potranno fare altro che rincorrersi per ritrovarsi di nuovo, e di nuovo Alessio parler a Elena rivelando che di lei si dice "che tu sia intelligente, che sei fascinosa, che sei insopportabile, che sei bella, che sei anche di pi". Se decidessimo di spendere sedici parole, ma non trentadue, diremmo che un romanzo ambizioso, che possiede una struttura poderosa, quadripartita, come i quattro angoli del respiro o forse, pi semplicemente, i quattro momenti del bacio mai dato, del pompino mai avvenuto tra Alessio ed Elena: dentro, pi dentro, fino al fondo, mai pi fuori. Sono Infanzia, Presente, Imperfetto, Domani accadr. Alessio vive in una perenne infanzia finch non incontra Elena, perch solo lei sa inchiodarlo al presente, dato che solo il desiderio lo lega al presente, e prima di Elena Alessio non aveva mai desiderato. E Infanzia il racconto della vita di Alessio, del lavoro, dei genitori professori di matematica, della solitudine dorata e incompresa. Del suo prima: prima di Elena. L'acme stilistico raggiunto in Presente, in cui Valerio sembra prendere in prestito le sententiae senecanae e racconta gli anni di frequentazione tra Elena e Alessio per frammenti brevi, brevissimi, che hanno il pregio di illuminare il lettore come altrettante polaroid nervose e magari sfocate, che per non pretendono di dire nulla di definitivo, ma che solo suggeriscono il discorso amoroso tra i due. La terza parte, Imperfetto, si rivela essere la pi narrativa tout court: quella che disvela il reale precipitato temporale del libro. Almanacco del giorno prima racconta, infatti, le ventiquattr'ore che precedono la vendita da parte di Alessio del suo fondo con cui acquistava le assicurazioni sulla vita. Imperfetto perch lui si rende conto che il successo, le case e i bei vestiti non lo hanno aiutato a raggiungere la felicit. Domani accadr un esercizio di matematica, metafora di quel non-dit che rassicura grottescamente il lettore sul mai perdersi di Alessio ed Elena. Valerio scopre una nuova angolazione dell'amore e inquadra personaggi cos mitici e insieme cos contemporanei, annodati da quello stesso strappo comune. Uno strappo che tra il cuore e la pancia, o almeno l che io lo vedo. Angelo Molica Franco
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