Il film, il cui titolo originale significa "la scuola Jing Wu", riscosse un enorme successo sin dalla sua uscita ad Hong Kong. La figura di Chen Jeh che, moderno eroe cavalleresco, combatte stoicamente contro l'invasore straniero (sia giapponese che occidentale) trov l'approvazione del pubblico cinese, che nel personaggio ritrov l'orgoglio nazionale e vide finalmente riconosciute le pene subte per mano straniera.
Il riferimento ad un fatto reale come la morte misteriosa del famoso maestro Huo Yuanjia non ha la forza dell'altro fatto reale: il cartello discriminante che vieta l'accesso "ai cani ed ai cinesi" in un giardino pubblico. Il film fu scritto da Ni Kuang, il pi prolifico ed abile sceneggiatore del filone, anche se nei titoli fu accreditato al solo regista.
Seguendo l'onda del successo altri film vollero seguirne le orme, come Bruce Lee: l'ira del drago colpisce anche l'Occidente (Bruce Lee's Greatest Revenge, 1978), che denunciava ancora le violenze dell'oppressione giapponese, ma si tratt per lo pi di mediocri operazioni d'imitazione.
Nella Shanghai del 1910 muore misteriosamente il maestro di arti marziali Huo Yuanjia, fondatore della scuola Jingwu Tiyu Hui di kung fu. Il suo allievo migliore, Chen, sconvolto dall'avvenimento e sospetta che la morte del maestro sia stata opera degli invasori giapponesi tramite biscotti avvelenati. I suoi sospetti aumentano quando i rappresentanti di una scuola giapponese di judo e jujitsu (nella scena del primo combattimento di Lee contro i giapponesi ben evidente una foto di Jigoro Kano e la scritta in giapponese "Kit-Ryu", antica scuola di jujitsu da cui nacque il moderno judo) si presentano al funerale di Huo Yuanjia, portando un cartello infamante dedicato alla scuola Jing Wu: "Marionette dell'Asia". Il fatto increscioso scatener la rabbia di Chen, che far di tutto per vendicare il proprio maestro. Dopo aver sconfitto l'intera scuola giapponese, Chen trova la conferma dei suoi sospetti, scoprendo che il cuoco della sua scuola e il suo aiutante sono in combutta con i giapponesi.
Dopo aver ucciso loro e in seguito Wu, un cinese rinnegato che lavora come interprete alla scuola giapponese ed stato l'organizzatore materiale del complotto, Chen si recher alla scuola di jujitsu e l uccider Suzuki, maestro degli avversari, il suo vice e un campione di lotta russo, suo ospite. Tornato alla sua scuola scoprir che questa stata vittima di una rappresaglia e i suoi compagni sono stati quasi tutti uccisi, tranne un gruppetto che era uscito per cercare proprio Chen. A quel punto arriver la polizia con l'intenzione di arrestare tutti i superstiti. Chen allora, per salvare i compagni, si consegner alla polizia, dietro la promessa che in cambio i giapponesi lasceranno in pace la scuola di Yuanjia.
Infine il protagonista, incitato da una folla di cinesi, con un calcio volante attacca dei poliziotti armati di fucili, giunti per arrestarlo. L'immagine si blocca sul suo calcio volante, mentre in sottofondo si sentono i colpi dei fucili.
Il film, la cui produzione inizi il 17 ottobre 1971, usc il 22 marzo 1972 ad Hong Kong, dove registr oltre 4 milioni di dollari locali, sancendo un record storico che si ripeter in tutta l'Asia; arriv il 1 marzo 1973 a Roma, in Italia, dove incass oltre 440 milioni di lire nelle sole prime visioni. Un buon incasso, anche se nettamente inferiore al quasi coevo Cinque dita di violenza (il quale sfior il miliardo nelle sale italiane, ma che curiosamente non entr nemmeno in top ten ad Hong Kong). Negli anni per il film con Lee torn nei cinema italiani pi volte fino al 1981, prima di essere venduto alla televisione. il primo film di Kung-Fu con Bruce Lee protagonista uscito in Occidente, ma in realt il secondo che questi gir a Hong Kong, dove lo precedette Il furore della Cina colpisce ancora nel 1971, che invece usc in Italia come se fosse un sequel.
Stessa sorte distributiva ebbe in USA, dove usc come The Chinese Connection, sulla scia del pi noto The French Connection di William Friedkin. In realt, si tratt di un errore della distribuzione americana, la National General, poich Chinese Connection era il titolo previsto per il suddetto Il furore della Cina colpisce ancora, giacch trattava di traffico di droga come il film di Friedkin, mentre Dalla Cina con furore avrebbe dovuto intitolarsi Fists of Fury, con una "s" finale in pi rispetto al titolo inglese di Hong Kong. I titoli USA furono cos invertiti, come pure la loro uscita. Entrambi segnarono grandi incassi, soprattutto nelle citt con un'elevata percentuale di Cinesi e Afroamericani. In Francia usc come La Fureur de vaincre ed ebbe un impatto sensazionale che si ripet in ogni paese del mondo ove pot uscire.
Ristampato pi volte in videocassetta per il mercato home video, il film vede la prima apparizione in Italia nel formato DVD nel 2000, in un prodotto di bassa fattura. Nel 2003, invece, in occasione del trentennale della morte di Bruce Lee, il film stato rimasterizzato, restaurato e presentato in un'edizione di alta qualit.
Il titolo italiano fu scelto dalla Titanus di Goffredo Lombardo, la societ che lo distribu, probabilmente ispirandosi al pi vecchio Agente 077 dall'Oriente con furore, uno spy-movie italiano del 1965 a sua volta palesemente ispirato al James Bond di A 007, dalla Russia con amore.
Essendo presto diventato fenomeno di culto, il film vide nascere diversi sequel apocrifi e non che poco hanno a che vedere con la sua qualit, risolvendosi spesse volte in operazioni commerciali limitate nel tempo e nelle idee. Il fenomeno, dopo la morte dello stesso Lee, prese il nome di "Bruceploitation".
Fra i sequel da segnalare Fist of Fury: the Sequel (2001), diretto ed interpretato da un nome di spicco del cinema di arti marziali: Donnie Yen. Lo stesso attore veste i panni di Chen Zhen nel remake Fist of Fury del 1995, diretto da Lung Shiu-Kee per la televisione.
Altro remake degno di nota Fist of Legend (Jing wu ying xiong, 1994), diretto da Gordon Chan ed interpretato da un altro nome illustre: Jet Li. Tecnicamente ricco ma tematicamente assai pi modesto, questo remake ebbe tuttavia un successo limitato all'Asia e scarsa distribuzione nel mondo, fallendo il tentativo di fare di Jet Li ci che l'originale aveva fatto con Bruce Lee (e ci che Lee aveva fatto dell'originale), principalmente per l'assenza di un ruolo carismatico da protagonista, oltre che per un diverso finale demitizzante e sottotono. Il film ha la sua forza unicamente nella regia di Gordon Chan, nelle coreografie curate da Yuen Wo Ping e nell'apparizione del veterano Yasuaki Kurata, star dei kung-fu anni '70.
Dalla Cina con furore gett le basi strutturali per i successivi film di arti marziali dell'intergenere "rival schools". In esso si ritrova il combattimento a mani nude, rilanciato nel cinema di Hong Kong nel 1970 dal film di e con Wang Yu, The Chinese Boxer (che arriver in Italia dopo "Dalla Cina con furore", col titolo La morte nella mano), e sancito in The Big Boss, in Italia Il furore della Cina colpisce ancora, cos come si trova un'invadente fisicit corporale del protagonista. L'unico predecessore illustre che anticip il filone in occidente fu Cinque dita di violenza, uscito poche settimane prima, nei primi mesi del 1973.
L'innovazione di Bruce Lee fu quella di dare un forte spessore carismatico ai suoi personaggi. Il suo Chen Jeh non un semplice protagonista di una storia come tante, ma l'Eroe, il "buono" a cui tutti devono guardare per capire le sue scelte. Su un piano puramente filosofico ed etico, il suo Chen la negazione delle virt di un vero marzialista, che sono tolleranza, compassione, umilt: infatti Chen entra in azione di impulso, essendo incapace di elaborare il lutto per la morte del suo maestro, subito dopo i titoli di testa, scatenando una escalation di reciproci oltraggi che rischia di sfociare in una guerra. Questo tipo di personaggio aprir la strada ad una nuova generazione di attori carismatici, come Fu Sheng, la cui fama resta soprattutto asiatica, od i pi famosi (in Occidente) Jackie Chan, Donnie Yen e Jet Li, tutti coinvolti in remake e sequel di Dalla Cina con furore che non ebbero per il successo dell'originale.
Da notare poi il fatto che nel film viene mostrato per la prima volta sul grande schermo l'uso di un nunchaku, strumento agricolo conosciuto nella Cina medievale col nome di shuāng ji gn, usato per battere il grano, formato da due bastoni corti uniti da una catena, che Lee aveva gi usato in un episodio del serial TV The Green Hornet, negli anni '60.
La coreografia dei combattimenti venne affidata, oltre che a Bruce Lee stesso in tutte le scene che lo coinvolgono, anche ad Han Ying-chieh, attivissimo maestro d'armi che diresse tutte le scene d'azione in cui Lee non compare e che aveva gi curato Il furore della Cina colpisce ancora; Han si ritaglia anche un piccolo ruolo come assistente del cuoco della scuola.
Il nome del protagonista ricorda molto quello di uno degli allievi reali di Huo Yuanjia, cio Chen Gongzhe (陳公哲), oltre che praticante, storico delle arti marziali cinesi, fermamente convinto della teoria dell'avvelenamento del proprio maestro.
Se l'ispirazione agli scenari, alla cultura e allo spirito del Warriors of Fate di Capcom (1992) abbastanza palese per l'appassionato del genere, anche vero che Sobaka non ha voluto ancorarsi a un gameplay esclusivamente bidimensionale e vintage, scelta troppo conservativa in un panorama dove, al momento, Streets of Rage 4 farebbe a pezzi qualunque altro emulo della "coin-op generation" (per inciso, ecco la recensione di Streets of Rage 4).
9 Monkeys of Shaolin preferisce mostrare sotto la tunica i poligoni dell'Unreal Engine 4, godendo cos di una tridimensionalit - nonostante lo scorrimento orizzontale - che diventa sinonimo di agilit, andando ad esaltare un gameplay che racconta il kung-fu come un'arte estremamente fluida, rapida nell'esecuzione e letale nella portata dei colpi. Nell'estetica e nelle sensazioni viene da piazzarlo in un periodo preciso della timeline videoludica, tra il 2003 e il 2004 di PlayStation 2, tra The Mark of Kri e Jet Li: Rise to Honor, prendendo dall'uno il gusto per i colori pastello e le linee morbide, i personaggi dalle proporzioni cartoonesche e la voglia di raccontare una cultura diversa dalla propria, dall'altro il gusto per un certo tipo di film, coreografie, stile ed eleganza nel picchiare duro.
Esaltandosi poi come entrambi nel marasma della schiacciante inferiorit numerica, quella che fa urlare "voi non sapete chi sono io!" davanti allo schermo, contro nemici che ci assaliranno da ogni direzione armati di spade, lance, cerbottane, archi e bombe fumogene. Il controllo di questo affollamento diventa un irresistibile e adrenalinico puzzle game dove gestire azioni e reazioni con un combat system articolato e muscolare, vera attrazione della produzione. Non si combatte a mani nude, occupate a tenere saldo il Gn, classico bastone cui non fa mai da contraltare la carota, tra affondi e colpi rapidi, ravvicinati, alternando al suo mulinare la possibilit di sferrare violenti calci volanti.