Che cosa si intende per gettare acqua sul fuoco? Generalmente vuol dire ammorbidire le tensioni, non rispondere alle provocazioni, evitare di alzare il livello dello scontro. Dire che in Italia c’è la guerra civile è abbassare il livello dello scontro? Dire che in Italia c’è violenza è ammorbidire le tensioni? Ci sono molte trasmissioni televisive in cui vengono invitati noti mestatori e poi ci si lamenta se tutto finisce in rissa. Oppure basta invitare due che si odiano. Vuoi casino? Inviti Di Pietro e Bondi e hai l’audience assicurata. E se proprio vuoi la prima guerra mondiale chiami anche Travaglio, Ghedini, Feltri, Donadi e Castelli.Questo lo pensavo fino a ieri.
Poi ho visto Ballarò e mi sono ricreduto. Si parlava ovviamente di Tartaglia e di Berlusconi. Per il fronte berlusconiano c’erano i soliti: Belpietro, Castelli, Gelmini. Per il fronte avversario c’erano Concita De Gregorio, Stefano Rodotà, Nicki Vendola e Enrico Letta. Gente pacata, aplomb britannico, toni sommessi. Anche troppo. Mi dicevo: oggi niente rissa. Sbagliavo. Il berlusconiano è rissoso di suo. Riesce a litigare anche senza nessuno davanti. Alza la voce anche nel silenzio più assoluto. Non c’è bisogno di Di Pietro per scatenare gli animi.
Il trio Gelmini-Castelli-Belpietro si è scatenato come alla battaglia di Trafalgar. Ma vediamo il discorso sul clima di violenza. Secondo me è un’invenzione. Certo, c’è una forte contrapposizione politica, c’è un’Italia spaccata in due, c’è una polarizzazione esasperata. Ma violenza è un’altra cosa. Il fatto che uno squilibrato abbia colpito il premier è gravissimo. Soprattutto perché tutto questo è stato possibile. Bisognerebbe aprire il dibattito sulle scorte e sulla sicurezza. Ma già una volta uno squilibrato tirò un oggetto, un cavalletto, contro Berlusconi. Il Cavaliere disse: “Ahia”. Non si fece male e non si scatenò la buriana che si è scatenata in questi giorni. Allora il problema è: c’è violenza solo quando il colpo riesce e non quando fallisce? E se gli uomini della scorta fossero stati più efficienti e avessero bloccato il matto? C’è violenza solo quando le guardie del corpo falliscono il loro compito?
Insomma gli italiani non stanno preparando la guerriglia urbana. Lo stanno facendo solo i politici, i conduttori televisivi, i direttori dei tg. Lo stanno facendo quelli che, come Cicchitto, piduista, dall’alto della sua cattedra morale, in Parlamento fanno le liste di proscrizione e accusano Marco Travaglio di essere “un terrorista mediatico”. Lo stanno facendo quelli che “demonizzano” Di Pietro accusandolo di tutti i mali del mondo. E anche quelli che se la prendono con una persona dotata di buonsenso come Rosy Bindi. E pensare che finora si diceva che la sinistra demonizzava Berlusconi. Qui tutti demonizzano tutti. Ma la cosa peggiore non è la demonizzazione. E’ la questione odio-amore. Questione che sta in questi termini.
Berlusconi non fa altro che dirci che gli italiani lo amano. Ma l’altro giorno ha lanciato il drammatico interrogativo: “Perché mi odiano”. E’ proprio così. Berlusconi non crea indifferenza. O lo amano o lo odiano. E’ una storia bruttissima in politica. Soltanto nei Paesi a basso tasso di democrazia si ama e si odia il leader. Solo nelle dittature un leader desidera l’amore del suo popolo e si incazza quando scopre che non tutti lo amano e molti lo odiano. Solo nei regimi duri i Paesi vengono spaccati da un nome e da un volto. Nessuno vuole che Berlusconi muoia ma certo lui non fa nulla, tranne diffondere sondaggi, perché le tensioni svaporino. Nemmeno io, ovviamente, desidero che facciano del male al Cavaliere, ma rivendico, anche in questi momenti di tensione, il diritto di continuare a criticarlo, di dire che anche lui contribuisce ad alimentare il clima di tensione senza per questo essere definito un “terrorista mediatico”.
E se, come ha fatto Di Pietro, dico che se il clima non si svelenisce, c’è il pericolo che qualcuno passi all’azione violenta, non voglio che qualcuno mi indichi come il “mandante” di qualsiasi ignominia. Qualcuno potrebbe dire: ma in che senso il Cavaliere che vuole essere amato da tutti può essere indicato come responsabile del clima di tensione? Io ricordo bene: Berlusconi è sceso in campo, disse, per impedire che i comunisti andassero al potere. Che razza di programma è? Non è forse un progetto di polarizzazione politica? Non è indicare nemici invece che avversari? E la paranoia dei “comunisti”? Accusare chiunque lo critichi di essere comunista, orribile offesa nel pensiero del premier, non è demonizzare l’avversario? E dare del coglione a chi non lo vota che c’entra con il desiderio di essere amato? E perdere il tempo a criticare l’opposizione invece che governare serve ad abbassare i toni? Perfino Confalonieri, il suo amico di sempre, che lo conosce bene, quando l’ho intervistato, ha ammesso che i comunisti non esistono più, che Berlusconi lo sa benissimo e che si tratta di una strategia di marketing politico.
16 dicembre 2009