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Tanti termometri, nessuna aspirina
Siamo alle solite: ultimo rapporto Ocse sui nostri studenti, ultima constatazione del desolante degrado culturale e giù, a valanga, analisi e commenti che celebrano l'ormai consumato rito della scoperta dell'acqua calda a partire dalla finzione retorica della sorpresa insospettabile.
Non c'è articolo, intervista, saggio o convegno sull' ignoranza, nelle cui sabbie mobili ad ogni nuova inchiesta sembrano essere sprofondate un po' di più le giovani generazioni tutte facebook e messaggini, che non sottolinei la impellente necessità che la scuola si interroghi seriamente sul preoccupante fenomeno.
Sembra di vivere in un romanzo di Kafka: cosa credono, cronisti, giornalisti, rettori, ministri, esperti ben remunerati, che abbiano fatto gli insegnanti negli ultimi decenni, mentre si dedicavano al quotidiano esercizio di rassegnazione al cospetto dell'umiliante inconsistenza delle loro paghe, alla marginalizzazione crescente del loro ruolo, all'arroganza sovrastante di alunni e famiglie, alle angherie frustranti dei presidi approdati alla agognata dirigenza e, ultimo ma non ultimo, agli insulti persecutori di governanti alla ricerca di popolarità a buon mercato? Nè più, né meno che denunciare la morte della scuola, fatiscente negli edifici, dimessa nel personale, jurassica nell'organizzazione e negli strumenti, abbandonata alla deriva da una società tutta tesa a trarre il massimo dei soldi col minimo della fatica!
E adesso, per l'ennesima volta, li si invita a domandarsi che fine farà l'Italia con giovani così poco capaci e preparati? Ma non era la domanda allarmante che, loro per primi, avevano rivolto a chi si ostina, con inqualificabile ipocrisia, a rimandarla sempre al mittente? C'era proprio bisogno di tanti e costosi accertamenti per diagnosticare una situazione che i docenti hanno diagnosticato da anni, e a titolo del tutto gratuito?
Ma diciamo di più. Crede davvero qualcuno che la colpa di tutto sia dei poveri prof, anello finale di un sistema complesso, che comprende l'intero paese, un paese nel quale l'unica agenzia formativa superstite è rimasta una scuola avvilita e stracciona, lasciata da sola a combattere donchisciottescamente contro tutto ciò che alla civiltà e alla cultura si oppone, dalla televisione all'incuria familiare, dal consumismo al rampantismo becero e volgare?
commento inviato il 07-12-2009 alle 21:14 da apote58