9 Novembre 2025 - I colori del Chianti d'autunno

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Gruppo Escursionisti Berardenga

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Nov 3, 2025, 6:58:22 AM11/3/25
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(archivio GEB)

Gentili Escursionisti
Domenica 9 Novembre il GEB si sposta nel comune di Gaiole, nello splendido territorio del Chianti più selvaggio, per godere di  rigogliosi panorami e per visitare  piccole pievi dalla lunga storia.  Un tracciato all'interno della quale non mancano alcune emergenze architettoniche di assoluto pregio, come la pieve di San Polo in Rosso, la pieve di San Giusto in Salcio e il piccolo ma estremamente caratteristico borgo di Adine, con la sua chiesetta di Sant'Andrea.
Il tutto, immerso nei colori caratteristici del Chianti d'Autunno, con le foglie ingiallite dei bellissimi vigneti e dei boschi che li circoscrivono lungo tutto il nostro percorso.
 Si tratta di un escursione ad anello di mezza giornata con una lunghezza di circa 13 Km. . 
Ritrovo per condivisione auto:  parcheggio campo sportivo Pianella  ore 8:00,
Partenza da Pianella: ore 8:05 (per chi arriva in ritardo, ritrovo direttamente a Poggio San Polo)
Ritrovo a Poggio San Polo: 
 link google Maps) dalle ore 8:15 
Partenza escursione: ore 8:30

L'escursione è gratuita per i soci FIE. Per i non tesserati potrà essere attivata una polizza temporanea al costo di 5,00 Euro

A Presto camminando
Il Gruppo Comunicazione


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Classificazione
Percorso Escursionistico

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Durata
Mezza giornata 

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Lunghezza
Anello 13 Km

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Dislivello positivo 500 m


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Equipaggiamento
Strada sterrata a tratti sconnessa, sono necessari scarponcini con suola ben scolpita e bastoncini secondo le proprie abitudini e un kit per la pioggia.
Ai partecipanti con scarpe da ginnastica sarà negata la partecipazione in gruppo. 

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Viveri
Acqua in abbondanza e  spuntino

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Ritrovo 
  • Pianella  Parcheggio campo sportivo alle ore 8:00
Il rientro alle auto è previsto entro le ore 13:30

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Prenotazione
Per partecipare all’escursione è necessario prenotarsi entro Sabato  8 Ottobre  compilando il form di prenotazione Prenota percorso della settimana.

L’escursione è gratuita per i soci FIE. Per i non soci sarà possibile stipulare una polizza temporanea al costo di 5,00 Euro.

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Coordinatore Tecnico 
A.E. Alessandro Maggi  cell 3482413824 il quale costituirà preventivamente la squadra di
accompagnatori, che sarà presentata alla partenza dell’escursione.

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Regolamento
Chi partecipa all'escursione è tenuto al rispetto del Regolamento Escursioni
 
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Raccomandazioni Particolari

I soggetti allergici o con particolari patologie (cardiache, respiratorie etc), sono invitati a mettersi in contatto con il coordinatore dell’escursione, prima della partenza, per segnalare particolari esigenze e la presenza di farmaci personali salvavita (Adrenalina etc)

Nella presente escursione sarà presente il nostro defibrillatore portatile.

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Note storiche e culturali

Adine:
Il territorio di Adine pare essere già frequentato in epoca romana, in seguito ad alcuni scavi che hanno portato alla luce una necropoli in località Pozza dei Morti, a testimonianza che qui sorgeva un insediamento. La prima menzione del borgo di Adine risale al 27 gennaio 1070, citata in una cartula offersionis dell'abbazia di Coltibuono. Nel corso dell'XI secolo è documentata in vari documenti come villaggio rurale a vocazione agricola, essendo citate «casas, terras et vineas» (case, terreni coltivati e vigneti). Nel XII secolo il villaggio raggiunge lo status di "popolo" in seguito alla costruzione di una chiesa, inserito nel piviere di San Polo in Rosso. Nel Catasto fiorentino del 1427, il borgo contava 19 abitanti, facenti parte di due facoltose famiglie di piccoli proprietari terrieri. Adine è ricordata anche in una delle tavole delle Mappe di Popoli e Strade realizzate dalla magistratura fiorentina alla fine del XVI secolo. Nel XIX secolo è ricordato come possedimento della famiglia Pianigiani, così come il vicino borgo di Ama. Tuttavia, nel corso del XX secolo, Adine andò incontro ad un progressivo abbandono e spopolamento, tanto che oggi è stato in buona parte trasformato a fini turistici in paese-albergo. Monumenti e luoghi d'interesse che caratterizzano Adine sono la chiesa di Sant'Andrea, antica chiesetta posta al centro del borgo, risale al XII secolo e si presenta in stile romanico e la fattoria di Adine, storico edificio risalente al XVI secolo, costituito da un corpo centrale, l'antica villa padronale, e da altri annessi che sono stati aggiunti negli anni tra la fine del XIX e gli inizi del XX secolo.

La Pieve di San Giusto in Salcio è citata più volte nella carte dell’abbazia di Coltibuono risalenti al XI secolo. In seguito viene citata in una bolla di Pasquale II indirizzata al vescovo Giovanni da Fiesole e datata 11 marzo 1103 con la quale questa pieve venne confermata al vescovo la pertinenza.
La chiesa ebbe un patrimonio ricco tanto che spesso venne data in commenda ad importanti personaggi quali un arcivescovo di Pisa e a vari canonici delle famiglie dei Buondelmonti e degli Alamanni .
Tutto il complesso è stato oggetto di un radicale restauro effettuato tra il 1926 e il 1929.
La Pieve di San Polo in Rosso fu possedimento dei Firidolfi da Montegrossi, ai quali probabilmente si deve la sistemazione romanico-gotica e appartenne ai discendenti di Diotisalvi, figlio di Drudolo della famiglia dei Ricasoli. Nel 1200 essa ebbe la funzione di fortilizio, a causa della sua posizione sulla linea difensiva fiorentina del Chianti e divenne un insediamento fortificato, con inserimento in una cinta muraria quadrangolare, 
intervallato da torri. Anche la sua facciata ebbe le mura rialzate e  l'abside fu usata come torre.
La pieve si presenta con un carattere romanico-gotico. La facciata ha un’apertura ad occhio.

L’interno ha tre navate spartite da pilastri, un'abside semicircolare e volte ogivali a crociera del XIV secolo, che hanno sostituito le capriate di legno, crollate nell'assedio del 1351.

Sa Polo in Rosso:
La sua costruzione risale al XII secolo. Il nome della pieve si trova in una donazione del 1070 conservata nella Badia di Coltibuono ed è citata come Sancti Pauli scito Russo. Anche nella bolla datata 11 marzo 1103 emessa da Pasquale II al vescovo Giovanni da Fiesole, si parla di questa pieve, che il Papa conferma essere di pertinenza del vescovo.
La pieve di San Polo in Rosso fu possedimento dei Firidolfi da Montegrossi, ai quali probabilmente si deve la sistemazione romanico-gotica e appartenne ai discendenti di Diotisalvi, figlio di Drudolo della famiglia dei Ricasoli. Nel 1200 essa ebbe la funzione di fortilizio, a causa della sua posizione sulla linea difensiva fiorentina del Chianti e divenne un insediamento fortificato, con l'inserimento in una cinta muraria quadrangolare, intervallato da torri. Anche la sua facciata ebbe le mura rialzate e l'abside fu usata come torre.
Nel 1351 subì l'assedio dei Ricasoli, intenzionati a derubare il pievano Raniero Ricasoli, loro zio, ma essi furono allontanati dalle truppe della Repubblica fiorentina. Nel 1478 fu parzialmente distrutta dagli Aragonesi, nel 1480 ebbe come pievano il fiorentino Ludovico, figlio di Ugolino Martelli.
Il 25 luglio 1497, col breve di Alessandro VI alla Signoria di Firenze, la pieve di San Polo in Rosso tornò in possesso di Giuliano di Ranieri Ricasoli. NOTA integrativa: nell'anno 1186 un privilegio di Papa Urbano III documenta la Pieve di San Paolo in Rosso, situata nell'estremità meridionale della Diocesi di Fiesole, come appartenente all'Abbazia di San Salvatore a Fontebona (Monastero della Berardenga) - vedi Pierluigi Licciardello in "La Berardenga e il suo Castello Nuovo" 2018 pp 102. Paolo Cammarosano nella sua "La Famiglia dei Berardenghi" pp 33 nota 174 e pp 328-329 nota 154 avente per base il Cartulario della Berardenga, documenta l'appartenenza di San Paolo in Rosso al Monastero Berardengo per gli anni 1206-1211,1219 e seguenti.
Di questa pieve, che si presenta inserita in una struttura difensiva trecentesca cosicché il profilo della facciata si confonde nello spessore delle muraglie, sono rimaste due torri circolari del XV secolo e due quadrangolari, della fine del Duecento. I suoi edifici sono usati come fattoria. 
La pieve si presenta con un carattere romanico-gotico. La facciata ha un'apertura ad "occhio". L'interno ha tre navate spartite da pilastri, un'abside semicircolare e volte ogivali a crociera del XIV secolo, che hanno sostituito le capriate di legno, crollate nell'assedio del 1351. Nella navata maggiore si trova un ciclo di affreschi attribuiti alla "maniera di Ambrogio Lorenzetti", datati tra il quarto e il quinto decennio del XIV secolo, mentre le decorazioni delle nervature e delle volte risalgono al restauro dei primi anni del Novecento. Frutto di ripristini novecenteschi è la vivace decorazione a finta bicromia e lo sfondo stellato degli spicchi delle volte, che incorniciano un ciclo di affreschi tardotrecenteschi. 

 



 


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