(archivio GEB)Gentili Escursionisti
Domenica 9 Novembre il GEB si sposta nel comune di Gaiole, nello splendido
territorio del Chianti più selvaggio, per godere di rigogliosi panorami e per
visitare piccole pievi dalla lunga storia. Un tracciato all'interno della quale non mancano
alcune emergenze architettoniche di assoluto pregio, come la pieve di San Polo
in Rosso, la pieve di San Giusto in Salcio e il piccolo ma estremamente
caratteristico borgo di Adine, con la sua chiesetta di Sant'Andrea.
Il tutto, immerso nei colori caratteristici del Chianti d'Autunno, con le foglie
ingiallite dei bellissimi vigneti e dei boschi che li circoscrivono lungo tutto
il nostro percorso.
Si tratta di un escursione ad anello di
mezza giornata con una lunghezza di circa 13 Km. .
Ritrovo per condivisione auto: parcheggio campo sportivo Pianella ore 8:00,
Partenza da Pianella: ore 8:05 (per chi arriva in ritardo, ritrovo direttamente
a Poggio San Polo)
Ritrovo a Poggio San Polo: ( link google Maps) dalle ore 8:15
Partenza escursione: ore 8:30
L'escursione è gratuita per i soci FIE. Per i non tesserati potrà essere attivata una polizza temporanea al costo di 5,00 Euro
A Presto camminando
Il Gruppo Comunicazione
Classificazione
Percorso Escursionistico

Durata
Mezza giornata

Lunghezza
Anello 13 Km

Dislivello positivo 500 m

Equipaggiamento
Strada
sterrata a tratti sconnessa, sono necessari scarponcini con suola ben
scolpita e bastoncini secondo le proprie abitudini e un kit per la
pioggia.
Ai partecipanti con scarpe da ginnastica sarà negata la partecipazione in gruppo.

Viveri
Acqua in abbondanza e spuntino

Ritrovo
- Pianella Parcheggio campo sportivo alle ore 8:00
Il rientro alle auto è previsto entro le ore 13:30

Prenotazione
L’escursione è gratuita per i soci FIE. Per i non soci sarà possibile stipulare una polizza temporanea al costo di 5,00 Euro.

Coordinatore Tecnico
A.E. Alessandro Maggi cell 3482413824 il quale costituirà preventivamente la squadra di
accompagnatori, che sarà presentata alla partenza dell’escursione.

Regolamento
Chi partecipa all'escursione è tenuto al rispetto del Regolamento Escursioni

Raccomandazioni Particolari
I
soggetti allergici o con particolari patologie (cardiache, respiratorie
etc), sono invitati a mettersi in contatto con il coordinatore
dell’escursione, prima della partenza, per segnalare particolari
esigenze e la presenza di farmaci personali salvavita (Adrenalina etc)
Nella presente escursione sarà presente il nostro defibrillatore portatile.

Note storiche e culturali
Adine:
Il territorio di Adine pare essere già frequentato in epoca romana, in seguito
ad alcuni scavi che hanno portato alla luce una necropoli in località
Pozza dei Morti, a testimonianza che qui sorgeva un insediamento. La prima
menzione del borgo di Adine risale al 27 gennaio 1070, citata in
una cartula offersionis dell'abbazia di Coltibuono. Nel corso dell'XI
secolo è documentata in vari documenti come villaggio rurale a vocazione
agricola, essendo citate «casas, terras et vineas» (case, terreni coltivati e
vigneti). Nel XII secolo il villaggio raggiunge lo status di
"popolo" in seguito alla costruzione di una chiesa, inserito nel
piviere di San Polo in Rosso. Nel Catasto fiorentino del 1427,
il borgo contava 19 abitanti, facenti parte di due facoltose famiglie di
piccoli proprietari terrieri. Adine è ricordata anche in una delle tavole
delle Mappe di Popoli e Strade realizzate dalla magistratura
fiorentina alla fine del XVI secolo. Nel XIX secolo è ricordato
come possedimento della famiglia Pianigiani, così come il vicino borgo
di Ama. Tuttavia, nel corso del XX secolo, Adine andò incontro ad un
progressivo abbandono e spopolamento, tanto che oggi è stato in buona parte
trasformato a fini turistici in paese-albergo. Monumenti e luoghi
d'interesse che caratterizzano Adine sono la chiesa di Sant'Andrea, antica
chiesetta posta al centro del borgo, risale al XII secolo e si presenta
in stile romanico e la fattoria di Adine, storico edificio risalente al XVI
secolo, costituito da un corpo centrale, l'antica villa padronale, e da altri
annessi che sono stati aggiunti negli anni tra la fine del XIX e gli inizi del
XX secolo.
La Pieve di San Giusto in Salcio
è citata più volte nella carte dell’abbazia di Coltibuono risalenti al
XI secolo. In seguito viene citata in una bolla di Pasquale II
indirizzata al vescovo Giovanni da Fiesole e datata 11 marzo 1103 con la
quale questa pieve venne confermata al vescovo la pertinenza.
La
chiesa ebbe un patrimonio ricco tanto che spesso venne data in commenda
ad importanti personaggi quali un arcivescovo di Pisa e a vari canonici
delle famiglie dei Buondelmonti e degli Alamanni .
Tutto il complesso è stato oggetto di un radicale restauro effettuato tra il 1926 e il 1929.
La
Pieve di San Polo in Rosso fu possedimento dei Firidolfi da
Montegrossi, ai quali probabilmente si deve la sistemazione
romanico-gotica e appartenne ai discendenti di Diotisalvi, figlio di
Drudolo della famiglia dei Ricasoli. Nel 1200 essa ebbe la funzione di
fortilizio, a causa della sua posizione sulla linea difensiva fiorentina
del Chianti e divenne un insediamento fortificato, con inserimento in
una cinta muraria quadrangolare,
intervallato da torri. Anche la sua facciata ebbe le mura rialzate e l'abside fu usata
come torre.
La pieve si presenta con un carattere romanico-gotico. La facciata ha un’apertura ad occhio.L’interno
ha tre navate spartite da pilastri, un'abside semicircolare e volte
ogivali a crociera del XIV secolo, che hanno sostituito le capriate di
legno, crollate nell'assedio del 1351.
Sa Polo in Rosso:
La sua costruzione risale al XII secolo. Il nome della pieve si trova in
una donazione del 1070 conservata nella Badia di
Coltibuono ed è citata come Sancti Pauli scito Russo. Anche
nella bolla datata 11 marzo 1103 emessa da Pasquale
II al vescovo Giovanni da Fiesole, si parla di questa pieve, che il
Papa conferma essere di pertinenza del vescovo.
La pieve di San Polo in Rosso fu possedimento dei Firidolfi da
Montegrossi, ai quali probabilmente si deve la sistemazione romanico-gotica e
appartenne ai discendenti di Diotisalvi, figlio di Drudolo della famiglia
dei Ricasoli. Nel 1200 essa ebbe la funzione di fortilizio, a
causa della sua posizione sulla linea difensiva fiorentina del Chianti e
divenne un insediamento fortificato, con l'inserimento in una cinta
muraria quadrangolare, intervallato da torri. Anche la sua facciata ebbe
le mura rialzate e l'abside fu usata come torre.
Nel 1351 subì l'assedio dei Ricasoli, intenzionati a derubare il
pievano Raniero Ricasoli, loro zio, ma essi furono allontanati dalle
truppe della Repubblica fiorentina. Nel 1478 fu parzialmente
distrutta dagli Aragonesi, nel 1480 ebbe come pievano il
fiorentino Ludovico, figlio di Ugolino Martelli.
Il 25 luglio 1497, col breve di Alessandro VI alla Signoria
di Firenze, la pieve di San Polo in Rosso tornò in possesso di Giuliano
di Ranieri Ricasoli. NOTA integrativa: nell'anno 1186 un privilegio di
Papa Urbano III documenta la Pieve di San Paolo in Rosso, situata
nell'estremità meridionale della Diocesi di Fiesole, come appartenente
all'Abbazia di San Salvatore a Fontebona (Monastero della Berardenga) - vedi
Pierluigi Licciardello in "La Berardenga e il suo Castello Nuovo"
2018 pp 102. Paolo Cammarosano nella sua "La Famiglia dei Berardenghi"
pp 33 nota 174 e pp 328-329 nota 154 avente per base il Cartulario della
Berardenga, documenta l'appartenenza di San Paolo in Rosso al Monastero
Berardengo per gli anni 1206-1211,1219 e seguenti.
Di questa pieve, che si presenta inserita in una struttura difensiva trecentesca cosicché
il profilo della facciata si confonde nello spessore delle muraglie, sono
rimaste due torri circolari del XV secolo e due quadrangolari, della
fine del Duecento. I suoi edifici sono usati come fattoria.
La pieve si presenta con un carattere romanico-gotico. La facciata ha
un'apertura ad "occhio". L'interno ha tre navate spartite
da pilastri, un'abside semicircolare e volte ogivali a crociera
del XIV secolo, che hanno sostituito le capriate di legno,
crollate nell'assedio del 1351. Nella navata maggiore si trova un ciclo di
affreschi attribuiti alla "maniera di Ambrogio Lorenzetti",
datati tra il quarto e il quinto decennio del XIV secolo, mentre le
decorazioni delle nervature e delle volte risalgono al restauro dei primi anni
del Novecento. Frutto di ripristini novecenteschi è la vivace
decorazione a finta bicromia e lo sfondo stellato degli spicchi delle volte,
che incorniciano un ciclo di affreschi tardotrecenteschi.