La miglior difesa dall’inflazione è la Decrescita Felice

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lorenzo

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Jun 9, 2008, 2:50:01 AM6/9/08
to GAS Arcobaleno Chiaravalle
di Francesco Maria Ermani

Il nostro paradigma regge, senza scossoni… si può dire lo stesso degli
altri?

L’inflazione reale, in forte aumento, è certamente superiore ai dati
ISTAT, già in crescita. Il petrolio inizia a scarseggiare e tutto
aumenta, perchè tutto è prodotto (energia compresa) e trasportato
(inquinando) fino a noi. Ricordate i cerchi della decrescita? Quei bei
cerchi concentrici fra loro equilibrati? In mezzo c’è
l’autoproduzione, intorno l’area del dono e, infine, l’area
mercantile, che ricomprende le merci che per definizione devono essere
prodotte dalle imprese e vendute nel mercato. Provate ora a pensare in
ottica di famiglia: il primo cerchio corrisponde al soddisfacimento di
buona parte dei bisogni primari (cibo, vestiario ed energia, ad
esempio), il secondo ai beni ed ai servizi condivisibili in ottica di
dono (oltre al cibo, al vestiario e ad un po’ d’energia, baby sitter,
asilo, conoscenza…) ed il terzo appaga le aspirazioni umane con le
merci “complesse” e tecnologicamente avanzate (penso ai personal
computer, ai pannelli fotovoltaici e alle barche a vela). Tutte merci
che non subirebbero più di tanto l’impatto della scarsità petrolifera
se adottassimo processi produttivi efficaci e puliti (fonti
rinnovabili), filiere corte e logistica avanzata.

L’inflazione per chi adotta il paradigma della Decrescita Felice è
come un mare che lambisce ambiti precisi della vita quotidiana:
circoscritta e mai invasiva. E’ un ospite scomodo che non entra a casa
nostra, ma si ferma in giardino e, se proprio vuole rimanerci, deve
attrezzarsi per dormire… Può aumentare il biglietto del treno, il
costo di alcune materie prime, il costo dei beni superflui… con
l’effetto (auspicabile) di ridurre gli sprechi e la quantità di
rifiuti, trasformando la scarsità in opportunità per un mondo
migliore. La realtà attuale, in cui tutto è merce, tutto va comprato,
scartato e ricomprato e nulla è autoprodotto o donato è fragilissima.
Basta una piccola tempesta finanziaria nell’irreale mondo della Borsa
per farla vacillare. Basta poco per mettere a repentaglio il futuro
reale di tante famiglie. Basta poco per scoprire che ogni famiglia
avrebbe dovuto (dovrebbe) investire sulla coibentazione della propria
abitazione e sull’indipendenza energetica, massima espressione di
autoproduzione, e sui rapporti umani basati sul dono, per creare una
comunità solida e realmente benestante, con valori meno effimeri e,
soprattutto, con un sistema di produzione orientato alla qualità e
guidato dall’equità e dal rispetto per il mondo.

Noi ci siamo messi in Movimento: ci piace far dormire in giardino
l’inflazione.

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