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VITA DI BERLUSCONI. CRONOLOGIA (lungo)

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Jul 6, 2004, 1:12:17 PM7/6/04
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http://www.aprileperlasinistra.it/dettaglio.asp?ID=2177

VITA DI BERLUSCONI. CRONOLOGIA
1936. Nasce a Milano il 29 settembre, primo di tre figli (due maschi e una
femmina) di Luigi Berlusconi, impiegato alla Banca Rasini, e Rosa Bossi,
casalinga.
1954. Prende la maturità classica al liceo salesiano Copernico e s'iscrive
all'Università Statale, facoltà di Giurisprudenza. A tempo perso, vende
spazzole elettriche porta a porta, fa il fotografo ai matrimoni e ai
funerali, suona il basso e canta nella band dell'amico d'infanzia Fedele
Confalonieri (anche sulle navi da crociera).
1957. Primo impiego saltuario nella Immobiliare costruzioni.
1961. Si laurea in legge con 110 e lode, a Milano: tesi sugli aspetti
giuridici del contratto pubblicitario, e vince una borsa di studio di 2
milioni messa in palio dalla concessionaria Manzoni. Evita, non si sa come,
il servizio militare. E si dà all'edilizia, acquistando un terreno in via
Alciati, grazie alla garanzia fornitagli dal banchiere Carlo Rasini, che gli
procura anche un socio, il costruttore Pietro Canali. Nasce la Cantieri
Riuniti Milanesi.
1963. Fonda la Edilnord Sas: soci accomandanti Carlo Rasini e il
commercialista svizzero Carlo Rezzonico (per la misteriosa finanziaria
luganese Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag). Nel 1964 apre un
cantiere a Brugherio per edificare una città-modello da 4 mila abitanti. Nel
1965 è pronto il primo condominio, di cui però non riesce a vendere nemmeno
un appartamento. Poi, non si sa come, riesce a venderlo al Fondo di
previdenza dei dirigenti commerciali.
1965. Sposa Carla Elvira Dall'Oglio, genovese, che gli darà due figli: Maria
Elvira (1966) e Piersilvio (1969).
1968. Nasce l'Edilnord 2, acquistando terreni nel comune di Segrate, dove
sorgerà Milano 2.
1969. Brugherio è completa con 1000 appartamenti venduti.
1973. Fonda la Italcantieri Srl, grazie ad altre due misteriose fiduciarie
ticinesi, la Cofigen (legata al finanziere Tito Tettamanti) e la Eti AG
Holding (amministrata dal finanziere Ercole Doninelli). Acquista ad Arcore,
grazie ai buoni uffici dell'amico Cesare Previti, la villa Casati Stampa con
tutti i terreni ad Arcore, a prezzo di superfavore. Previti infatti è
pro-tutore dell'unica erede dei Casati Stampa, la contessina dodicenne
Annamaria, e contemporaneamente amico di Silvio e in affari con lui.
1974. Grazie a due fiduciarie della Bnl, la Servizio Italia e la Saf, nasce
l'Immobiliare San Martino, amministrata da un ex compagno di università,
Marcello Dell'Utri, palermitano. In un condominio di Milano 2 nasce una tv
via cavo, Telemilano 58, che passerà ben presto all'etere col nome di Canale
5. Berlusconi si trasferisce con la famiglia a villa Casati, affiancato dal
boss mafioso Vittorio Mangano, assunto in Sicilia da Dell'Utri come
"fattore", cioè come amministratore della casa e dei terreni. Mangano lascerà
Arcore soltanto un anno e mezzo - due anni più tardi, in seguito a due
arresti e a un'inchiesta a suo carico per il sequestro di un ospite della
villa amico di Berlusconi.
1975. Le due fiduciarie danno vita alla Fininvest. Nascono anche la Edilnord e
la Milano 2. Ma Berlusconi non compare mai: inabissato e schermato da una
miriade di prestanomi dal 1968 al 1975, quando diventa presidente di
Italcantieri, e al 1979, quando assumerà la presidenza della Fininvest.
1977. Appena divenuto Cavaliere del Lavoro, acquista una quota dell'editrice
de Il Giornale, fondato nel 1974 da Indro Montanelli.
1978-1983. Riceve circa 500 miliardi al valore di oggi, di cui almeno una
quindicina in contanti, per alimentare le 24 (poi salite a 37) Holding
Italiana che compongono la Fininvest, di cui si ignora tutt'oggi la
provenienza. Sono gli anni della scalata di Bettino Craxi, segretario del Psi
dal 1976, al potere e della sua ascesa al governo.
1978. Si affilia alla loggia massonica deviata e occulta "Propaganda 2" (P2)
del maestro venerabile Licio Gelli, a cui è stato presentato dal giornalista
Roberto Gervaso. Tessera numero 1816. Di lì a poco comincerà a ricevere
crediti oltre ogni normalità dal Monte dei Paschi e dalla Bnl (due banche con
alcuni uomini-chiave affiliati alla P2). E inizierà a collaborare, con
commenti di politica economica, al "Corriere della Sera", controllato dalla
P2 tramite Angelo Rizzoli e Bruno Tassan Din. La P2 verrà poi sciolta, in
quanto "eversiva", con un provvedimento del governo Spadolini.
1980. Berlusconi fonda, con Marcello Dell'Utri, Publitalia 80, la
concessionaria pubblicitarie per le reti tv. Conosce l'attrice Veronica
Lario, al secolo Miriam Bartolini, che recita in uno spettacolo al teatro
Manzoni di Milano senza veli. Se ne innamora. La nasconde per tre anni in
un'ala segreta della sede Fininvest in Via Rovani a Milano. Poi la donna
rimane incinta e nel 1984, sempre nel segreto più assoluto, partorisce in
Svizzera una bambina, Barbara. Berlusconi la riconosce. Padrino di battesimo,
Bettino Craxi.
1981. I giudici milanesi Gherardo Colombo e Giuliano Turone, indagando sui
traffici del bancarottiere mafioso e piduista Michele Sindona, trovano gli
elenchi degli affiliati alla loggia P2. Ma Berlusconi non subisce danni dallo
scandalo che travolge il governo, l'esercito, i servizi segreti e il mondo
del giornalismo.
1982. Berlusconi acquista l'emittente televisiva Italia 1 dall'editore Edilio
Rusconi.
1984. Berlusconi acquista l'emittente Rete 4 dalla Mondadori: ormai è titolare
di tre network televisivi nazionali, e può entrare in concorrenza diretta con
la Rai. Ma tre pretori, di Torino, Pescara e Roma, sequestrano gli impianti
che consentono le trasmissioni illegali di programmi in "interconnessione",
cioè in contemporanea su tutto il territorio nazionale. Craxi vara un decreto
urgente (il primo "decreto Berlusconi") per legalizzare la situazione
illegale. Ma il decreto non viene convertito in legge perché
incostituzionale. Craxi ne vara un altro (il secondo "decreto Berlusconi"),
minacciando i partiti alleati di andare alle elezioni anticipate in caso di
nuova bocciatura del decreto. E nel febbraio '85 il decreto sarà approvato,
dopo che il governo avrà posto la questione di fiducia.
1985. Berlusconi divorzia da Carla Dell'Oglio e ufficializza il legame con
Veronica, che gli darà altri due figli: Eleonora (1986) e Luigi (1988). Le
seconde nozze verranno celebrate, con rito civile, nel 1990, officiante il
sindaco socialista di Milano Paolo Pillitteri, cognato di Craxi. Testimoni
degli sposi, Bettino e Anna Craxi, Confalonieri e Gianni Letta.
1986. Berlusconi acquista il Milan Calcio e ne diviene presidente (nel 1988
vincerà il suo primo scudetto). Intanto fallisce l'operazione La Cinq in
Francia, che chiuderà definitivamente i battenti nel '90. E' Jacques Chirac a
cacciarlo dal suolo francese, definendolo "venditore di minestre".
1988. Il governo De Mita annuncia la legge Mammì sul sistema radiotelevisivo.
Che in pratica fotografa il duopolio Rai-Fininvest, senza imporre al
Cavaliere alcun autentico tetto antitrust. Berlusconi acquista la Standa. La
legge verrà approvata nel 1990.
1989-1991. Lunga battaglia fra Berlusconi e De Benedetti per il controllo
della Mondadori, la prima casa editrice che controlla quotidiani (La
Repubblica e 13 giornali locali), settimanali (Panorama, Espresso, Epoca) e
tutto il settore libri. Grazie a una sentenza del giudice Vittorio Metta, che
il tribunale di Milano riterrà poi comprata con tangenti dall'avvocato
Previti per conto di Berlusconi, il Cavaliere strappa la Mondadori al suo
concorrente. Una successiva mediazione politica porterà poi alla restituzione
a De Benedetti almeno di Repubblica, Espresso e giornali locali. Tutto il
resto rimarrà a Berlusconi.
1990. Il Parlamento vara la legge Mammì, fra le polemiche: Berlusconi può
tenersi televisioni (nel frattempo è entrato anche nel business di Telepiù) e
Mondadori, dovendo soltanto "spogliarsi" de Il Giornale (che viene girato nel
'90 al fratello Paolo).
1994. Berlusconi, ormai orfano dei partiti amici, travolti dallo scandalo di
Tangentopoli, entra direttamente in politica, fonda il partito di Forza
Italia, vince le elezioni politiche del 27 marzo alla guida del Polo delle
Libertà e diventa presidente del Consiglio. Il 21 novembre viene coinvolto
nell'inchiesta sulle tangenti alla Guardia di Finanza. Il 22 dicembre è
costretto a dimettersi, per la mozione di sfiducia della Lega Nord, che non
condivide più la sua politica sociale e preme per la risoluzione del
conflitto d'interessi.
1996. Berlusconi, indagato nel frattempo anche per storie di mafia, falso in
bilancio, frode fiscali e soprattutto corruzione giudiziaria insieme a
Previti, si ricandida alle elezioni politiche, ma perde. Vince il candidato
del centrosinistra (Ulivo), Romano Prodi. Trascorrerà 5 anni all'opposizione,
alle prese con una serie di inchieste giudiziarie e di processi, conclusi con
diverse condanne in primo grado, poi trasformate in prescrizioni e
(raramente) in assoluzioni in appello e in Cassazione.
2001. Il 15 maggio vince le elezioni alla guida della Casa delle Libertà e
torna alla presidenza del Consiglio.

BERLUSCONI E I SUOI MISTERI
La vita e la carriera dell'imprenditore Silvio Berlusconi, nonostante le
biografie autorizzate che il protagonista ha fatto pubblicare o propiziato
nel corso degli anni con fini auto-agiografici, rimane costellata di buchi
neri e di domande senza risposta. Piccolo riepilogo degli omissis più
inquietanti.
1) La Edilnord Sas è la società fondata nel 1963 da Silvio Berlusconi per
costruire Milano 2. Soci accomandatari (quelli che vi operano), oltre al
futuro Cavaliere, sono il commercialista Edoardo Piccitto e i costruttori
Pietro Canali, Enrico Botta e Giovanni Botta. Soci accomandanti (quelli che
finanziano l'operazione) il banchiere Carlo Rasini, titolare dell'omonima
banca con sede in via dei Mercanti a Milano, e l'avvocato d'affari Renzo
Rezzonico, legale rappresentante di una finanziaria di Lugano: la
"Finanzierungesellschaft für Residenzen Ag", di cui nessuno conoscerà mai i
reali proprietari. Si tratta comunque di gente molto ottimista, se ha
affidato enormi capitali a Berlusconi, cioè a un giovanotto di 27 anni che,
fino a quel momento, non ha dato alcuna prova imprenditoriale degna di nota.
2) Sulla banca Rasini, dove il padre Luigi Berlusconi lavora per tutta la
vita, da semplice impiegato a direttore generale, ecco la risposta di Michele
Sindona (bancarottiere piduista legato a Cosa Nostra e riciclatore di denaro
mafioso) al giornalista americano Nick Tosches, che nel 1985 gli domanda
quali siano le banche usate dalla mafia: "In Sicilia il Banco di Sicilia, a
volte. A Milano una piccola banca in piazza Mercanti". Cioè la Rasini, dove -
ripetiamo - Luigi Berlusconi, padre di Silvio, ha lavorato per tutta a vita,
fino a diventarne il procuratore generale. Alla Rasini tengono i conti
correnti noti mafiosi e narcotrafficanti siciliani come Antonio Virgilio,
Salvatore Enea, Luigi Monti, legati a Vittorio Mangano, il mafioso che lavora
come fattore nella villa di Berlusconi fra il 1973 e il 1975.
3) Il 29 ottobre 1968 nasce la Edilnord Centri Residenziali Sas (una sorta di
Edilnord 2): stavolta, al posto di Berlusconi, come socio accomandatario c'è
sua cugina Lidia Borsani, 31 anni. E i capitali li fornisce un'altra
misteriosa finanziaria luganese, la "Aktiengesellschaft für Immobilienanlagen
in Residenzentren Ag" (Aktien), fondata da misteriosi soci appena 10 giorni
prima della nascita di Edilnord 2. Berlusconi da questo momento sparisce nel
nulla, coperto da una selva di sigle e prestanome. Riemergerà solo nel 1975
per presiedere la Italcantieri, e nel 1979, come presidente della Fininvest.
Intanto nascono decine di società intestate a parenti e figuranti,
controllate da società di cui si ignorano i veri titolari. Come ha
ricostruito Giuseppe Fiori nel libro "Il venditore" (Garzanti, 1994, Milano),
Italcantieri nasce nel 1973, costituita da due fiduciarie ticinesi: "Cofigen
Sa" di Lugano (legata al finanziere Tito Tettamanzi, vicino alla massoneria e
all'Opus Dei) e "Eti A.G.Holding" di Chiasso (amministrata da un finanziere
di estrema destra, Ercole Doninelli, proprietario di un'altra società, la
Fi.Mo, più volte inquisita per riciclaggio, addirittura con i narcos
colombiani).
4) Nel 1974 nasce la "Immobiliare San Martino", amministrata da Marcello
Dell'Utri e capitalizzata da due fiduciarie del parabancario Bnl: la Servizio
Italia (diretta dal piduista Gianfranco Graziadei) e la Saf (Società
Azionaria Finanziaria, rappresentata da un prestanome cecoslovacco, Frederick
Pollack, nato nientemeno che nel 1887). A vario titolo e con vari sistemi e
prestanome, "figlieranno" una miriade di società legate a Berlusconi e ai
suoi cari: a cominciare dalle 34 "Holding Italiana" che controllano il gruppo
Fininvest. Secondo il dirigente della Banca d'Italia Francesco Giuffrida e il
sottufficiale della Guardia di Finanza Giuseppe Ciuro, consulenti tecnici
della Procura di Palermo al processo contro Marcello Dell'Utri per concorso
esterno in associazione mafiosa, queste finanziarie hanno ricevuto fra il
1978 e il 1985 almeno 113 miliardi (pari a 502 miliardi di lire e 250 milioni
di euro di oggi), in parte addirittura in contanti e in assegni "mascherati",
dei quali tuttoggi "si ignora la provenienza". La Procura di Palermo sostiene
che sono i capitali mafiosi "investiti" nel Biscione dalle cosche legate al
boss Stefano Bontate. La difesa afferma che si tratta di autofinanziamenti,
anche se non spiega da dove provenga tutta quella liquidità. Lo stesso
consulente tecnico di Berlusconi, il professor Paolo Jovenitti, ammette
l'"anomalia" e l'incomprensibilità di alcune operazioni dell'epoca.
5) Nel 1973 Silvio Berlusconi acquista da Annamaria Casati Stampa di Soncino,
ereditiera minorenne della nota famiglia nobiliare lombarda rimasta orfana
nel 1970, la settecentesca Villa San Martino ad Arcore, con quadri d'autore,
parco di un milione di metri quadrati, campi da tennis, maneggio, scuderie,
due piscine, centinaia di ettari di terreni. La Casati è assistita da un
pro-tutore, l'avvocato Cesare Previti, che è pure un amico di Berlusconi,
figlio di un suo prestanome (il padre Umberto) e dirigente di una società del
gruppo (la Immobiliare Idra). Grazie alla fortunata coincidenza, la favolosa
villa con annessi e connessi viene pagata circa 500 milioni dell'epoca: un
prezzo irrisorio. E, per giunta, non in denaro frusciante, ma in azioni di
alcune società immobiliari non quotate in borse, così che, quando la ragazza
si trasferisce in Brasile e tenta di monetizzare i titoli, si ritrova con una
carrettate di carta. A quel punto, Previti e Berlusconi offrono di ricomprare
le azioni, ma alla metà del prezzo inizialmente pattuito. Una sentenza del
Tribunale di Roma, nel 2000, ha assolto gli autori del libro "Gli affari del
presidente", che raccontava l'imbarazzante transazione.
6) Nel 1973 Berlusconi, tramite Marcello Dell'Utri, ingaggia come fattore (ma
recentemente Dell'Utri l'ha promosso "amministratore della villa") il noto
criminale palermitano, pluriarrestato e pluricondannato Vittorio Mangano. Il
quale lascerà la villa solo due anni più tardi, quando verrà sospettato di
aver organizzato il sequestro di Luigi d'Angerio principe di Sant'Agata, che
aveva appena lasciato la villa di Arcore dopo una cena con Berlusconi,
Dell'Utri e lo stesso Mangano. Mangano verrà condannato persino per
narcotraffico (al maxiprocesso istruito da Falcone e Borsellino) e, nel 1998,
all'ergastolo per omicidio e mafia.
7) Il 26 gennaio 1978 Silvio Berlusconi si affilia alla loggia Propaganda 2
(P2), presentato al gran maestro venerabile Licio Gelli dall'amico
giornalista Roberto Gervaso. Paga regolare quota di iscrizione (100 mila
lire) e viene registrato con la tessera 1816, codice E.19.78, gruppo 17,
fascicolo 0625. La partecipazione al pio sodalizio gli procaccerà vantaggi di
ogni genere: dai finanziamenti della "Servizio Italia" di Graziadei ai
crediti facili e ingiustificati del Monte dei Paschi di Siena (di cui è
provveditore il piduista Giovanni Cresti) alla collaborazione con il
"Corriere della Sera" diretto dal piduista Franco Di Bella e controllato
dalla Rizzoli dei piduisti Angelo Rizzoli, Bruno Tassan Din e Umberto
Ortolani.
8) Il 24 ottobre 1979 Silvio Berlusconi riceve la visita di tre ufficiali
della Guardia di Finanza nella sede dell'Edilnord Cantieri Residenziali. Si
spaccia per un "un semplice consulente esterno" addetto "alla progettazione
di Milano 2". In realtà è il proprietario unico della società, intestata a
Umberto Previti. Ma i militari abboccano e chiudono in tutta fretta
l'ispezione, sebbene abbiano riscontrato più di un'anomalia nei rapporti con
i misteriosi soci svizzeri. Faranno carriera tutti e tre. Si chiamano Massimo
Maria Berruti, Salvatore Gallo e Alberto Corrado. Berruti, il capopattuglia,
lascerà le Fiamme Gialle pochi mesi dopo per andare a lavorare per la
Fininvest come avvocato d'affari (società estere, contratti dei calciatori
del Milan, e così via). Arrestato nel 1985 nello scandalo Icomec (e poi
assolto), tornerà in carcere nel 1994 insieme a Corrado per i depistaggi
nell'inchiesta sulle mazzette alla Guardia di Finanza, poi verrà eletto
deputato per Forza Italia e condannato in primo e secondo grado a 8 mesi di
reclusione per favoreggiamento. Gallo risulterà iscritto alla loggia P2.
9) Il 30 maggio 1983 la Guardia di Finanza di Milano, che sta controllando i
telefoni di Berlusconi nell'ambito di un'inchiesta su un traffico di droga,
redige un rapporto investigativo in cui si legge: "E' stato segnalato che il
noto Silvio Berlusconi finanzierebbe un intenso traffico di stupefacenti
dalla Sicilia, sia in Francia che in altre regioni italiane (Lombardia e
Lazio). Il predetto sarebbe al centro di grosse speculazioni in Costa
Smeralda avvalendosi di società di comodo aventi sede a Vaduz e comunque
all'estero. Operativamente le società in questione avrebbero conferito ampio
mandato ai professionisti della zona". Per otto anni l'indagine, seguita
inizialmente dal pm Giorgio Della Lucia (poi passato all'Ufficio istruzione,
da anni imputato per corruzione in atti giudiziari insieme al finanziere
Filippo Alberto Rapisarda, ex datore di lavoro ed ex socio di Marcello
Dell'Utri) langue, praticamente dimenticata. Alla fine, nel 1991, il gip
milanese Anna Cappelli archivierà tutto.
10) Il terzo, seccante incontro ravvicinato fra il Cavaliere e la Legge risale
al 16 ottobre 1984. Tre pretori, di Torino, Roma e Pescara, hanno la pretesa
di applicare le norme che regolano l'emittenza televisiva e che il Cavaliere
ha deciso di aggirare, trasmettendo in contemporanea gli stessi programmi su
tutto il territorio nazionale. I tre magistrati fanno presente che è vietato,
non si può e bloccano le attrezzature che consentono l'operazione fuorilegge.
Il Cavaliere oscura le sue tv, per attribuire il black out ai giudici, poi
scatena il popolo dei teledipendenti con lo slogan "Vietato vietare",
opportunamente rilanciato dallo show del giornalista piduista Maurizio
Costanzo. Lo slogan viene subito tradotto in legge dal presidente del
Consiglio Bettino Craxi. Il quale abbandona una visita di Stato a Londra per
precipitarsi in Italia e varare un decreto legge ad personam ("decreto
Berlusconi") che riaccende immediatamente le tv illegali del suo compare. Lo
scandalo è talmente enorme che, persino nel pentapartito, qualcuno non ci
sta. E il decreto viene bocciato dall'aula come incostituzionale. Due dei tre
pretori reiterano il sequestro penale delle attrezzature utilizzabili oltre
l'ambito locale. Così Craxi partorisce un secondo decreto Berlusconi,
agitando davanti ai riottosi partiti alleati lo spauracchio della crisi di
governo e delle elezioni anticipate, in caso di mancata conversione in legge.
Provvederà poi lo stesso Caf a legalizzare il monopolio illegale Fininvest
sulla televisione commerciale con la legge Mammì, detta anche
"legge-Polaroid" per l'alta fedeltà con cui fotografa lo status quo.

TUTTI I PROCESSI DI BERLUSCONI
Bugie sulla loggia P2 (falsa testimonianza)
La Corte d'appello di Venezia, nel 1990, dichiara Berlusconi colpevole di aver
giurato il falso davanti al Tribunale di Verona a proposito della sua
iscrizione alla P2, ma il reato è coperto dall'amnistia del 1989. Interrogato
sotto giuramento Berlusconi aveva detto: "Non ricordo la data esatta della
mia iscrizione alla P2, ricordo comunque che è di poco anteriore allo
scandalo [?]. Non ho mai pagato una quota di iscrizione, né mai mi è stata
richiesta". Berlusconi però si era iscritto alla P2 nel 1978 (lo scandalo è
del 1981) e aveva pagato la sua quota. Così i giudici della Corte d'appello
di Venezia scrivono: "Ritiene il Collegio che le dichiarazioni dell'imputato
non rispondano a verità [?], smentite dalle risultanze della commissione
Anselmi e dalle stesse dichiarazioni rese del prevenuto avanti al giudice
istruttore di Milano, e mai contestate [?]. Ne consegue quindi che il
Berlusconi ha dichiarato il falso", rilasciato "dichiarazioni menzognere" e
"compiutamente realizzato gli estremi obiettivi e subiettivi del delitto di
falsa testimonianza". Ma "il reato va dichiarato estinto per intervenuta
amnistia".
Tangenti alla Guardia di Finanza (corruzione)
I grado: condanna a 2 anni e 9 mesi per tutte e quattro le tangenti contestate
(niente attenuanti generiche).
Appello: prescrizione per tre tangenti (grazie alle attenuanti generiche),
assoluzione con formula dubitativa (comma II art.530 c.p.p) per la quarta.
Nelle motivazioni si legge: "Il giudizio di colpevolezza dell'imputato poggia
su molteplici elementi indiziari, certi, univoci, precisi e concordanti, per
ciò dotati di rilevante forza persuasiva, tali da assumere valenza
probatoria".
Cassazione: assoluzione. La motivazione contiene due riferimenti alla classica
insufficienza di prove. La Cassazione non può entrare dichiaratamente nel
merito, né dunque annullare la sentenza precedente con formula dubitativa:
deve emettere un verdetto secco (conferma oppure annulla). Ma nella
motivazione i giudici della VI sezione penale rimandano esplicitamente
all'"articolo 530 cpv": dove "cpv" significa "capoverso", cioè comma 2
("prova contraddittoria o insufficiente"). A 12 righe dalla fine, a scanso di
equivoci, i supremi giudici hanno voluto essere ancora più chiari. Si legge
infatti: "Tenuto conto di quanto già osservato sulla insufficienza
probatoria, nei confronti di Berlusconi, del materiale indiziario utilizzato
dalla Corte d'appello...".
All Iberian 1 (finanziamento illecito ai partiti)
I grado: condanna a 2 anni e 4 mesi per i 21 miliardi versati estero su
estero, tramite il conto All Iberian, a Bettino Craxi.
Appello: il reato cade in prescrizione, ma c'è: "per nessuno degli imputati
emerge dagli atti l'evidenza dell'innocenza".
Cassazione: prescrizione confermata, con condanna al pagamento delle spese
processuali. Nella sentenza definitiva tra l'altro si legge: "Le operazioni
societarie e finanziarie prodromiche ai finanziamenti estero su estero dal
conto intestato alla All Iberian al conto di transito Northern Holding
[Craxi] furono realizzate in Italia dai vertici del gruppo Fininvest spa, con
il rilevante concorso di Berlusconi quale proprietario e presidente. [?] Non
emerge negli atti processuali l'estraneità dell'imputato".
All Iberian 2 (falso in bilancio)
Processo sospeso in attesa che sulla legittimità delle nuove norme in materia
di reati societari approvate dal governo Berlusconi si pronuncino l'Alta
Corte di giustizia europea e la Corte costituzionale italiana. Se le
eccezioni sollevate da vari tribunali verranno respinte, il reato sarà
dichiarato prescritto.
Medusa Cinema (falso in bilancio)
I grado: condanna a 1 anno e 4 mesi (10 miliardi di fondi neri che, grazie
alla compravendita, vengono accantonati su una serie di libretti al portatore
di Silvio Berlusconi).
Appello: assoluzione con formula dubitativa (comma 2 art. 530). Berlusconi,
secondo il collegio è così ricco che potrebbe anche non essersi reso conto di
come, nel corso della compravendita, il suo collaboratore Carlo Bernasconi
(condannato) gli abbia versato 10 miliardi di lire in nero. Scrivono i
giudici: "La molteplicità dei libretti riconducibili alla famiglia Berlusconi
e le notorie rilevanti dimensioni del patrimonio di Berlusconi postulano
l'impossibilità di conoscenza sia dell'incremento sia soprattutto
dell'origine dello stesso".
Cassazione: sentenza d'appello confermata.
Terreni di Macherio (appropriazione indebita, frode fiscale, falso in
bilancio)
I grado: assoluzione dall'appropriazione indebita e dalla frode fiscale (per
4.4 miliardi di lire pagati in nero all'ex proprietario dei terreni che
circondano la villa di Macherio, dove vivono la moglie Veronica e i tre figli
di secondo letto), prescrizione per i falsi in bilancio di due società ai
quali "indubbiamente ha concorso Berlusconi".
Appello: confermata l'assoluzione dalle prime due accuse. Assoluzione anche
dal primo dei due falsi in bilancio, mentre il secondo rimane ma è coperto da
amnistia.
Cassazione: in corso.
Caso Lentini (falso in bilancio)
I grado: il reato (10 miliardi versati in nero al Torino Calcio in occasione
dell'acquisto del giocatore Luigi Lentini) è stato dichiarato prescritto
grazie alla nuova legge sul falso in bilancio.
Appello: in corso.
Consolidato gruppo Fininvest (falso in bilancio)
Il gip Fabio Paparella ha dichiarato prescritti, sulla base della nuova legge
sul falso in bilancio, i 1500 miliardi di lire di presunti fondi neri
accantonati dal gruppo Berlusconi su 64 off-shore della galassia All Iberian
(comparto B della Fininvest). Il pm Francesco Greco ha presentato ricorso in
Cassazione perché la mancata fissazione dell'udienza preliminare gli ha
impedito di sollevare un'eccezione d'incostituzionalità e di incompatibilità
con le direttive comunitarie delle nuove norme sui reati societari e con il
trattato dell'Ocse.
Lodo Mondadori (corruzione giudiziaria).
Grazie alla concessione delle attenuanti generiche il reato - che in primo
grado ha portato alla condanna di Cesare Previti - è stato dichiarato
prescritto dalla Corte d'Appello di Milano e dalla Corte di Cassazione. Nelle
motivazioni della Cassazione, tra l'altro, si legge: "il rilievo dato [per
concedere le attenuanti generiche] alle attuali condizioni di vita sociale ed
individuale del soggetto [Berlusconi è diventato presidente del Consiglio],
valutato dalla Corte come decisivo, non appare per nulla incongruo?".
Sme-Ariosto (corruzione giudiziaria)
A causa dei continui "impedimenti istituzionali" sollevati da Berlusconi e dei
conseguenti rinvii delle udienze, la posizione del premier è stata stralciata
dal processo principale. Ed è stato creato un processo parallelo, che però
Berlusconi ha sospeso fino al termine del suo incarico (o sine die, in caso
di rielezione o di nomina ad altra carica istituzionale) facendo approvare a
tempo di record il Lodo Maccanico, proprio alla vigilia della requisitoria,
delle arringhe e della sentenza, e a 40 mesi dall'inizio del dibattimento.
Sme-Ariosto (falso in bilancio)
In seguito all'entrata in vigore delle nuove norme sul diritto societario,
questo capo d'imputazione contestato a Berlusconi per il denaro versato -
secondo l'accusa- ad alcuni giudici, è stato stralciato. Il processo è fermo
in attesa che l'Alta Corte di giustizia europea si pronunci sulla conformità
tra le nuove regole e le normative comunitarie. Ma, anche in caso di risposta
positiva per i giudici, resterà bloccato per il Lodo Maccanico. Come tutti
gli altri procedimenti ancora in corso a carico di Silvio Berlusconi.
Diritti televisivi (falso in bilancio -?- e frode fiscale)
Indagini preliminari in corso alla Procura di Milano (pm Alfredo Robledo e
Fabio De Pasquale), a carico di numerosi manager del gruppo, più il
presidente di Mediaset Fedele Confalonieri e il titolare Silvio Berlusconi,
il quale - secondo l'ipotesi accusatoria - avrebbe continuato anche dopo
l'ingresso in politica nel '94 ad esercitare di fatto il ruolo di dominus
dell'azienda. Oggetto dell'indagine: una serie di operazioni finanziarie di
acquisto di diritti cinematografici e televisivi da majors americane, con
vorticosi passaggi fra una società estera e l'altra del gruppo Berlusconi,
con il risultato di far lievitare artificiosamente il prezzo dei beni
compravenduti e beneficiare di sconti fiscali previsti dalla legge Tremonti,
approvata dal primo governo dello stesso Berlusconi per detassare gli utili
reinvestiti dalle imprese. Un presunto falso in bilancio che i magistrati
valutano in circa 180 milioni di euro nel 1994.
Telecinco (violazione delle leggi antitrust e frode fiscale in Spagna)
Il giudice anticorruzione di Madrid Baltasàr Garzòn Real, dopo aver chiesto
nel 2001 al governo italiano di processare Berlusconi o, in alternativa, di
privarlo dell'immunità in modo di poterlo giudicare in Spagna, non ha ancora
ricevuto risposta. Per questo il procuratore anticorruzione Carlo Castresana,
nel maggio 2002, ha pregato Garzòn di rivolgersi di nuovo alle autorità
italiane. Berlusconi in Spagna è accusato - insieme a Marcello Dell'Utri e ad
altri dirigenti del gruppo Fininvest - di aver posseduto, grazie a una serie
di prestanomi e di operazioni finanziarie illecite, il controllo pressoché
totalitario dell'emittente Telecinco eccedenti rispetto ai limiti
dell'antitrust spagnola, negli anni in cui il tetto massimo era del 25 per
cento delle quote azionarie.
Mafia (concorso esterno in associazione mafiosa e riciclaggio di denaro
sporco)
Indagini archiviate a Palermo su richiesta della Procura per scadenza dei
termini massimi concessi per indagare.
Bombe del 1992 e del 1993 (concorso in strage)
Le inchieste delle Procure di Firenze e Caltanissetta sui presunti "mandanti a
volto coperto" delle stragi del 1992 (Falcone e Borsellino) e del 1993
(Milano, Firenze e Roma) sono state archiviate per scadenza dei termini
d'indagine. A Firenze, il 14 novembre 1998, il gip Giuseppe Soresina ha però
rilevato come Berlusconi e Dell'Utri abbiano "intrattenuto rapporti non
meramente episodici con i soggetti criminali cui è riferibile il programma
stragista realizzato". Cioè con il clan corleonese che da vent'anni guida
Cosa Nostra, con centinaia di omicidi e una mezza dozzina di stragi. Aggiunge
il giudice fiorentino che esiste "una obiettiva convergenza degli interessi
politici di Cosa Nostra rispetto ad alcune qualificate linee programmatiche
della nuova formazione [Forza Italia]: articolo 41 bis, legislazione sui
collaboratori di giustizia, recupero del garantismo processuale asseritamente
trascurato dalla legislazione dei primi anni 90". Poi aggiunge che, nel corso
delle indagini, addirittura "l'ipotesi iniziale [di un coinvolgimento di
Berlusconi e dell'Utri nelle stragi] ha mantenuto e semmai incrementato la
sua plausibilità". Ma purtroppo è scaduto "il termine massimo delle indagini
preliminari" prima di poter raccogliere ulteriori elementi.
Il gip di Caltanissetta Giovanni Battista Tona ha scritto: "Gli atti del
fascicolo hanno ampiamente dimostrato la sussistenza di varie possibilità di
contatto tra uomini appartenenti a Cosa Nostra ed esponenti e gruppi
societari controllati in vario modo dagli odierni indagati [Berlusconi e
Dell'Utri]. Ciò di per sé legittima l'ipotesi che, in considerazione del
prestigio di Berlusconi e Dell'Utri, essi possano essere stati individuati
dagli uomini dell'organizzazione quali eventuali nuovi interlocutori". Ma "la
friabilità del quadro indiziario impone l'archiviazione".
C'è, infine, la sentenza della Corte di Assise di Appello di Caltanissetta,
che il 23 giugno 2001 ha condannato 37 boss mafiosi per la strage di Capaci:
nel capitolo intitolato esplicitamente "I contatti tra Salvatore Riina e gli
on. Dell'Utri e Berlusconi", si legge che è provato che la mafia intrecciò
con i due "un rapporto fruttuoso quanto meno sotto il profilo economico".
Talmente fruttuoso che poi, nel 1992, "il progetto politico di Cosa Nostra
sul versante istituzionale mirava a realizzare nuovi equilibri e nuove
alleanze con nuovi referenti della politica e dell'economia". Cioè a "indurre
nella trattativa lo Stato ovvero a consentire un ricambio politico che,
attraverso nuovi rapporti, assicurasse come nel passato le complicità di cui
Cosa Nostra aveva beneficiato".

TUTTO CIÒ CHE PENSO DI BERLUSCONI
di Umberto Bossi, ministro delle Riforme Istituzionali del governo Berlusconi
Silvio Berlusconi era il portaborse di Bettino Craxi. E' una costola del
vecchio regime. E' il più efficace riciclatore dei calcinacci del
pentapartito. Mentre la Lega faceva cadere il regime, lui stava nel Mulino
Bianco, col parrucchino e la plastica facciale. Lui è un tubo vuoto
qualunquista. Ma non l'avete visto, oggi, tutto impomatato fra le nuvole
azzurre?
Berlusconi è bollito. E' un povero pirla, un traditore del Nord, un poveraccio
asservito all'Ulivo, segue anche lui l'esercito di Franceschiello dietro il
caporale D'Alema con la sua trombetta. Io ho la memoria lunga. Ma chi è
Berlusconi? Il suo Polo è morto e sepolto, la Lega non va con i morti. La
trattativa Lega-Forza Italia se l'è inventata lui, poveraccio. Il partito di
Berlusconi neo-Caf non potrà mai fare accordi con la Lega. Lui è la bistecca
e la Lega il pestacarne.
Berlusconi mostra le stesse caratteristiche dei dittatori. E' un kaiser in
doppiopetto. Un piccolo tiranno, anzi è il capocomico del teatrino della
politica. Un Peròn della mutua. E' molto peggio di Pinochet. Ha qualcosa di
nazistoide, di mafioso. Il piduista è una volpe infida pronta a fare razzia
nel mio pollaio.
Berlusconi è l'uomo della mafia. E' un palermitano che parla meneghino, un
palermitano nato nella terra sbagliata e mandato su apposta per fregare il
Nord. La Fininvest è nata da Cosa Nostra. C'è qualche differenza fra noi e
Berlusconi: lui purtroppo è un mafioso. Il problema è che al Nord la gente è
ancora divisa tra chi sa che Berlusconi è un mafioso e chi non lo sa ancora.
Ma il Nord lo caccerà via, di Berlusconi non ce ne fotte niente. Ci risponda:
da dove vengono i suoi soldi? Dalle finanziarie della mafia? Ci sono
centomila giovani del Nord che sono morti a causa della droga. A me
personalmente Berlusconi ha detto che i soldi gli erano venuti dalla Banca
Rasini, fondata da un certo Giuseppe Azzaretto, di Palermo, che poi è
riuscito a tenersi tutta la baracca. In quella stessa banca lavorava anche il
padre di Silvio e c'erano i conti di numerosi esponenti di Cosa Nostra.
Bisognerebbe conoscere le sue radici, la sua storia. Gelli fece il progetto
Italia e c'era il buon Berlusconi nella P2. Poi nacquero le Holding. Come
potrà mai la magistratura fare il suo dovere e andare a vedere da dove
vengono quei quattrini, ricordando che la mafia quei quattrini li fa con la
droga e che di droga al Nord sono morti decine di migliaia di ragazzi che ora
gridano da sottoterra? Se lui vuole sapere la storia della caduta del suo
governo, venga da me che gliela spiego io: sono stato io a metter giù il
partito del mafioso. Lui comprava i nostri parlamentari e io l'ho abbattuto.
Quel brutto mafioso guadagna soldi con l'eroina e la cocaina. Il mafioso di
Arcore vuole portare al Nord il fascismo e il meridionalismo. Discutere di
par condicio è troppo poco: propongo una commissione di inchiesta sugli
arricchimenti di Berlusconi. In Forza Italia ci sono oblique collusioni fra
politica e omertà criminale e fenomeni di riciclaggio. L'uomo di Cosa Nostra,
con la Fininvest, ha qualcosa come 38 holding, di cui 16 occulte. Furono
fatte nascere da una banca di Palermo a Milano, la banca Rasini, la banca di
Cosa Nostra a Milano.
Forza Italia è stata creata da Marcello Dell'Utri. Guardate che gli interessi
reali spesso non appaiono. In televisione compaiono volti gentili che te la
raccontano su, che sembrano per bene. Ma guardate che la mafia non ha limiti.
La mafia, gli interessi della mafia, sono la droga, e la droga ha ucciso
migliaia e migliaia di giovani, soprattutto al Nord. Palermo ha in mano le
televisioni, in grado di entrare nelle case dei bravi e imbecilli cittadini
del Nord.
Berlusconi ha fatto ciò che ha voluto con le televisioni, anche regionali, in
barba perfino alla legge Mammì. Molte ricchezze sono vergognose, perché
vengono da decine di migliaia di morti. Non è vero che 'pecunia non olet'.
C'è denaro buono che ha odore di sudore, e c'è denaro che ha odore di mafia.
Ma se non ci fosse quel potere, il Polo si squaglierebbe in poche ore.
Incontrare di nuovo Berlusconi ad Arcore? Lo escludo, niente più accordi col
Polo. Tre anni fa pensarono di farci il maleficio. Il mago Berlusconi ci
disse: "Chi esce dal cerchio magico, cioè dal mio governo, muore". Noi
uscimmo e mandammo indietro il maleficio al mago. Non c'è marchingegno
stregato che oggi ci possa far rientrare nel cerchio del berlusconismo. Con
questa gente, niente accordi politici: è un partito in cui milita Dell'Utri,
inquisito per mafia.
La "Padania" chiede a Berlusconi se è mafioso? Ma è andata fin troppo leggera!
Doveva andare più a fondo, con quelle carogne legate a Craxi.
Io con Berlusconi sarò il guardiano del baro. Siamo in una situazione
pericolosa per la democrazia: se quello va a Palazzo Chigi, vince un partito
che non esiste, vince un uomo solo, il Tecnocrate, l'Autocrate. Io dico quel
che penso, lui fa quel che incassa. Tratta lo Stato come una società per
azioni. Ma chi si crede di essere: Nembo Kid?
Ma vi pare possibile che uno che possiede 140 aziende possa fare gli interessi
dei cittadini? Quando quello piange, fatevi una risata: vuol dire che va
tutto bene, che non è ancora riuscito a mettere le mani sulla cassaforte.
Bisogna che Berlusconi-Berluscosa-Berluskaz-Berluskaiser si metta in testa che
con i bergamaschi io ho fatto un patto di sangue: gli ho giurato che avrei
fatto di tutto per avere il cambiamento. E non c'è villa, non c'è regalo, non
c'è ammiccamento che mi possa far cambiare strada... Berluscoso deve sapere
che dalle nostre parti la gente è pronta a fargli un culo così: bastano due
secondi, e dovrà scappare di notte. Se vedono che li ha imbrogliati, quelli
del Nord gli arrotolano su le sue belle ville e i suoi prati all'inglese e
scaraventano tutto nel Lambro.
Berlusconi, come presidente del Consiglio, è stato un dramma.
Quando è in ballo la democrazia, a qualcuno potrebbe anche venire in mente di
fargli saltare i tralicci dei ripetitori. Perché lui con le televisioni fa il
lavaggio del cervello alla gente, col solito imbroglio del venditore di
fustini del detersivo. Le sue televisioni sono contro la Costituzione.
Bisogna portargliele via. Ci troviamo in una situazione di incostituzionalità
gravissima, da Sudamerica. Un uomo ha ottenuto dallo Stato la concessione
delle frequenze tv per condizionare la gente e orientarla al voto. Non accade
in nessuna parte del mondo. E' ora di mettere fine a questa vergogna. Se lo
votate, quello vi porta via anche i paracarri.
Se cade Berlusconi, cade tutto il Polo, e al Nord si prende tutto la Lega. Ma
non lo faranno cadere: perché sarà pure un figlio di buona donna, ma è il
loro figlio di buona donna, e per questo lo tengono in piedi.
Ma il poveretto di Arcore sente che il bidone forzitalista e polista, il
partito degli americani, gli va a scatafascio. Un massone, un piduista come
l'arcorista è sempre stato un problema di "Cosa sua" o "Cosa nostra". Ma
attento, Berlusconi: né mafia, né P2, né America riusciranno a distruggere la
nostra società. E lui alla fine avrà un piccolo posto all'Inferno, perché
quello lì non se lo pigliano nemmeno in Purgatorio. Perché è Berlusconi che
dovrà sparire dalla circolazione, non la Lega. Non siamo noi che litighiamo
con Berlusconi, è la Storia che litiga con lui.

(le frasi contenute nel testo sono state pronunciate testualmente da Umberto
Bossi fra il 1994 e il 1999, cioè durante le tensioni del primo governo
Berlusconi, dopo la rottura fra Bossi e Berlusconi nel dicembre 1994 e prima
della loro riappacificazione alla fine del 1999. Le date esatte delle
dichiarazioni, tratte da giornali quotidiani e agenzie di stampa, sono le
seguenti: 1,7,9,10,13 marzo 1994; 5 aprile 1994; 4,11,23,31 maggio 1994;
1,12,17 giugno 1994; 29 luglio 1994; 6,8,13 agosto 1994; 1 settembre 1994;
6,20,23 dicembre 1994; 14 gennaio 1995; 22 marzo 1995; 13 aprile 1995; 10
giugno 1995; 29 luglio 1995; 25 gennaio 1996; 14,19,25 agosto 1997; 18 giugno
1998; 22 luglio 1998; 13 settembre 1998; 3, 27 ottobre 1998; 24 febbraio
1999; 13 aprile 1999; 10 settembre 1999; 19 ottobre 1999)

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