Presa pari pari dall'introduzione alla edizione 2008 di "Zentime
Atlantico", di Alex Carozzo:
L'ultimo sogno doveva essere di alluminio, ma poi la Bellotti
spa mi ha facilitato con i suoi compensati a norma Rina,
pannelli da diciotto millimetri a tredici strati, con venature
di mogano talmente fantasiose e attraenti all'occhio, che
quando li ho scaricati col Marini dal camion - e pesavano un
casino di chili - ho detto: "Chicco, mi faccio una casa, non la
barca".
Come se ci fosse qualche differenza.
[...]
Ho cominciato a costruire la barca il 23 ottobre 2007, dal
pavimento di nudo cemento.
In 156 ore ho messo insieme lo scalo di 10x2 metri su cui
poggiare tutta la costruzione - le tavole di quattro metri
pesano - messo in opera i verticali per sostenere le dieci
ordinate, ruota di prora verticale, ultima moda - puah! -
tracciato le ordinate scala 1:1 sul pavimento di faesite, in
ginocchio per sette ore, e il giorno dopo cosce e culo andati,
costruito nove ordinate formate da cinque pezzi ciascuna, e
tutte le squadrette di collegamento, tra fondo orizzontale,
fondo obliquo e fiancata.
Tutto a squadra, o a bolla, e da solo vai e vieni e ricontrolli
e se ti viene un dubbio sulla semilarghezza della numero cinque
- 1450 o 1550 millimetri? - sei fregato. Il 23 novembre finito
di montare tutte le ordinate.
Ore lavorate 156 diviso otto al giorno - faccio il carpentiere
- sono venti giorni lavorativi. Ma lavorato svelto. Mani che
vanno, finalmente, per conto loro, senza pensieri di "cosa
facciamo adesso?". Finalmente.
Lavoro con utensili a mano, niente sega a nastro o pialle a
spessore.
Sto costruendo la mia barca, non il tuo yacht.
Rivela una filosofia ben precisa, anche e soprattutto in contrasto con
l'andazzo corrente in un certo mondo velico...
--
Luca Villani OpenSailing.org NOC manager
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