PERCHE' S. CLAUDIO SAREBBE LA CAPELLA PALATINA?
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25. Il corpo di un guerriero sepolto davanti all'altare è stato invece
rinvenuto proprio a San Claudio. Quando nel 1926 fu eseguito il restauro
in quella chiesa vennero rimossi i tre pavimenti e sovrappostisi nel corso
dei secoli. Tale azione portò al rinvenimento, nella zona antistante
l'antico altare, del corpo di un "guerriero" munito di spada, fornito
ancora di lunga capigliatura "quasi bionda" come risulta da numerose
testimonianze. In particolare il signor Cavalieri che all'epoca era un
bambino e con lui altri, aveva creduto si trattasse di una ragazza per via
della capigliatura. La mummia rimase esposta per una settimana nella
chiesa per poi essere deposte in una fossa comune al suo interno.
Interessante sarebbe il poter recuperare la salma e confrontarne il DNA
con quello delle viscere di Ottone III conservate ad Augsburg.
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Sembra un'esposizione onestamente dubitativa, vero? Chissà, magari il
misterioso "guerriero" POTREBBE essere Ottone III, sarebbe opportuna la
prova del DNA...
Ma questo tono conciliante, all'interno dei demenziali sproloqui che il
Carnevale chiama pomposamente "documenti", si trasforma così:
«In San Claudio il corpo dell' imperatore fu effettivamente ritrovato
mummificato nel presbiterio di San Claudio nel 1926, nel corso di radicali
restauri condotti dalla diocesi di Fermo, ma nessuno si rese conto che si
trattava di un imperatore. Il sito del ritrovamento corrisponde in pieno
all'indicazione fornitaci da Thangmar: fu sepolto nella cappella di
Aquisgrana, in medio choro.»
Ma quali dubbi, quale prova del DNA: Il corpo di Ottone III fu
"effettivamente ritrovato" nel 1926, Carnevale dixit. Amen.
(Cosa c'entra Thangmar mi sfugge: "in medio sepelitur choro" sono parole
di Thietmar, e proprio nel famigerato capitolo che Carnevale accusa di
falsità! Boh.)
Ora, io ho cercato notizie di questo mirabolante ritrovamento, ma non ne
ho trovate. Non voglio nemmeno pensare che sia un'ennesima invenzione da
ciarlatani. Probabilmente nel 1926 sono stati davvero ritrovati resti
umani, spaccando i pavimenti di San Claudio (cosa che ad Aachen non
permetterebbero mai, il duomo cittadino non è una chiesetta abbandonata
alla campagna come San Claudio).
Ma cosa pensare della sovrintendenza archeologica del Piceno, che non
riconoscendo in quei resti l'imperatore introvabile, lascia che venga
interrata in una fossa comune?!? Come, si trova una "mummia" medievale, e
tutto ciò che si fa è esporla per una settimana nella chiesa? Una chiesa
sconsacrata e fuori mano, che nessuno frequentava?
Giornali che hanno parlato dell'evento? Riviste di archeologia? Se
qualcuno rintraccia un articolo, me lo faccia sapere, grazie.
Però intanto abbiamo la testimonianza del sig. Cavalieri, che se è ancora
vivo viaggerà per i 90 anni. Il quale non dice nemmeno se si trattava di
una MUMMIA, oppure di un semplice scheletro: naturale, era troppo piccolo
per capire la differenza. Io ho visto alcune mummie, per esempio quella di
Santa Rosa a Viterbo, e dico che se venisse ritrovato un corpo in quello
stato di conservazione, a chiunque fosse appartenuto, oggi sarebbe in
bella mostra in qualche museo, altro che fossa comune!
Ma per Carnevale il mondo è popolato di archeologi idioti, che
seppelliscono preziosi resti in fosse comuni, che non si accorgono che le
rovine di Urbs Salvia non sono romane bensì carolingie (e di questo mi
occuperò presto!); mentre gli storici non sanno leggere le fonti, prendono
Aachen per Aquisgrana senza la minima prova ma solo per... abitudine, e
così via. Solo LUI è il genio che illumina quei bifolchi ignoranti e
presuntuosi, lui che HA VISTO LA LUCE a San Claudio al Chienti...
Ma torniamo ai resti del guerriero, con spada e dalla lunga capigliatura:
chiunque esso sia, NON PUO' ESSERE OTTONE III.
L'arzillo sig. Cavalieri ricorda la capigliatura "da ragazza", e con
capelli "quasi biondi", così ecco che il nostro *illuminato* Carnevale
gridare: è lui! è lui! Un nordico secondo stereotipo, capelli lunghi e
biondi (o "quasi" biondi, chissà cosa vuol dire...)
Ma proprio questo particolare dei capelli esclude Ottone III...
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1. Oltre a richiamarsi alla tradizione carolingia, l'Impero di Ottone I si
rifaceva
esplicitamente all'eredità romana, un aspetto che fu particolarmente
enfatizzato dai suoi successori ed eredi, il figlio Ottone II e,
soprattutto, il nipote Ottone III. Ne troviamo una testimonianza esplicita
nell'iconografia di ispirazione tardo-antica che caratterizza la
rappresentazione dei sovrani della casa di Sassonia. Vestiti con gli abiti
di tradizione romana, con lo scettro e la sfera nelle mani, Ottone II e
Ottone III sono rappresentati in alcune miniature come dei «romani» anche
per quanto riguarda il volto, caratterizzato dall'assoluta mancanza di
baffi e barba e dai CAPELLI CORTI. Gli Ottoni vollero, dunque, essere
rappresentati come «imperatori romani», senza caratteristiche esteriori
che potessero rimandare alla loro origine sassone e alla tradizione
germanica, al contrario di Carlo Magno che nelle poche rappresentazioni
coeve - tutte, purtroppo, ricostruite a causa della loro precoce
distruzione - mantenne alcune caratteristiche «nazionali» franche, come i
baffi folti e lunghi e l'abito.
2. Seguendo una tradizione già avviata dagli ultimi carolingi, Ottone II e
Ottone III si fecero ritrarre in alcune miniature con le vesti e le
sembianze degli imperatori romani, secondo un'iconografia di derivazione
tardo-antica. Famosi, per esempio, sono i ritratti di Ottone II e Ottone
III in trono, attorniati da quattro fanciulle che rappresentano le
province dell'Impero, riportati rispettivamente su un foglio di pergamena
attribuito al cosiddetto Maestro del Registrum Gregorii e nell'
Evangeliario di Reichenau.
Al contrario dei Carolingi e di gran parte dei loro successori, i due
sovrani sassoni si fecero ritrarre con il volto privo di barba e baffi e
con CAPELLI CORTI, rinunciando, dunque, ad alcuni dei tratti distintivi
dei sovrani «germanici».
[da L'EUROPA MEDIEVALE E LE IDENTITÀ POLITICHE (SECOLI IX-XI) di Giuseppe
Albertoni, in "Reti medievali"]
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Aggiungo che le famosissime miniature citate, oltre a rappresentare i
capelli corti dei due Ottoni, ce li fanno vedere chiaramente ROSSI. Ma il
colore non è un elemento probante, può essere benissimo un'esigenza
pittorica dovuta ai materiali coloranti a disposizione dell'artista.
Comunque Ottone III era figlio di una greca, e prima di sbilanciarsi sul
colore dei suoi capelli occorrerebbe una ripassata alla legge di Mendel
:-)
Insomma, se Carnevale credeva di giocare chissà quale atout con quella
storia del 1926, ha preso solo... le mosche :-)
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Piero F.