"Fabio" <system_...@tin.it> ha scritto nel messaggio
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"alessandro!!" <faro...@katamail.com> ha scritto nel messaggio
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"Fabio" <system_...@tin.it> ha scritto nel messaggio
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Fabio S. Portesan
Vado ad esporre i miei dati anagrafici per un mero interesse filantropico.
Io, Fabio Sauro Portesan, nato il 24 dicembre del 1978 a Novara.
Ad oggi conto circa un quarto di secolo d'esperienza. Altro non so dire
anche perché mi pare uno sforzo inutile incapsulare la mia vita in alcune
parole e sicuramente a voi lettori non interesserà. Cercherò però di
illustrarvi come recepisco l'Universo.
"Sono il fuoco che brucierà in eterno
Sono l'inizio e sono la fine
di tutto un Universo
Sono la coscienza di un mondo passato
e di un mondo futuro
Caotiche schegge che rimbalzano
senza senso cosa volete sapere?"
Queste poche parole fanno parte di una mia poesia ma racchiudono in parte il
segreto della mia visione. "Ciò che tu vedi come una scintilla è per me un
incendio d'immani proporzioni" così scrissi e così è ancora oggi. Non porto
né fuoco, né acqua, non porto legna e non so nulla di voi. Eppure so tutto,
perché il tutto mi appartiene, come appartiene a tutti voi. Sono
simultaneamente scintilla e incendio, sono il creatore delle reazioni, delle
onde emotive che gravitano attorno a me. Sono tutto il mio Universo.
Considero la poesia come una forma d'arte quasi sconosciuta nella nostra
società, dalle scuole è considerata come un metro, una semplice misura di
lunghezza mentre gli insegnanti dovrebbero limitarsi a farle leggere senza
impartire lezioni imperniate su di una presunta metrica e soprattutto senza
chiuderle entro confini precisi. Per come la vedo io, la mia poesia si
potrebbe definire impressionista, essa imprigiona in una perla di coscienza
tutto un ragionamento, ferma un istante creato dalla mia mente. Il tempo più
lungo impiegato per scriverne una è stato al massimo di cinque minuti.
Sarebbe per me impossibile soffermarmi a lungo sulla scelta di un sostantivo
piuttosto che di un aggettivo od un verbo. L'intera opera ne risentirebbe e
sarebbe comunque inutile. Per trovare tante belle parole basta aprire un
dizionario. Io sono fondamentalmente un ribelle che ha scelto la forma d'
arte più fine per comunicare l'amore, che è sempre stata l'unica forma di
vera ribellione. Si, tutte le mie poesie, anche se non sembrerebbe hanno un
unico tema portante che è l'amore. Non so perché continuo a scrivere, poiché
non sono io a farlo ma il mio cuore, io mi limito semplicemente a impugnare
la penna e vedere lo scorrere dei miei sentimenti che si riversano sul
foglio con la potenza di un uragano. Sono io che chiedo a voi perché non
scrivete e per quale motivo. Scrivere lo uso come simbolo di illuminazione,
sta a significare qui una più ampia visione di ciò che si vorrebbe portare a
termine nella vita, ma non c'e' nulla che ha una fine. Esistono solo passi
iniziali e passi successivi. La risposta non mi interessa, non si può capire
l'infinito senza prima comprendere di esserne parte integrante. Potreste
tentare di scomporre in piccole parti oppure tentare di unirlo in grosse
schegge, ma arrivereste allo stesso risultato: sapere che per trovare l'
infinito non vi basterebbero milioni di vite. Capendo di essere parte dell'
Infinito ci si auto limita e quindi? Quindi il nostro povero cervello non
può portarci dove vorremmo arrivare. Questo è quanto. E' come in un sogno,
la nostra piccola parte di memoria e ricordi si accorpa ad una memoria più
antica, la memoria cellulare, atomica e questo crea effetti particolari,
eppure anche quella in un certo senso è realtà. L'unico modo di sapere che
si sta sognando è svegliarsi. Noi non ci siamo ancora destati. Predica bene
e cerca di non razzolare male. Questo è il succo. Io scrivo per me stesso e
allo stesso modo vivo per me stesso. Navigatore spirituale in preda alle
correnti del "non ancora conosciuto", comandante, equipaggio e nave in un'
unica persona.
Quando scrivo il mio essere supremo diventa come la scia che lascio quando,
da solo, mi accingo a discendere una vetta immacolata e vergine con il mio
snowboard. Ho trovato il mio modo per incanalare i due tipi differenti di
energie, spirituale e fisica. Lo scrivere e lo snowboard. Sembrano due
metodi molto distanti tra di loro ma, in effetti, sono per me la stessa
cosa. Lasciarsi andare su di un ripido pendio solcando la neve e lasciare la
propria traccia di inchiostro sul foglio sono la medesima forma per dire la
stessa cosa. Due Universi perfettamente similari. Quindi scrivo perché non
posso fare altro e faccio snowboard perché non posso fare altro. Tutto ciò
che so si riassume sempre su di una tavola bianca pronta ad accogliere il
mio essere, che diventa l'unico Dio in cui io posso credere. Voglio pensare
all'esistenza di un miglioramento infinito.
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Per adesso è tutto qui ma sto ancora scrivendo, se avete voglia datemi un
parere, se no prendetela come una condivisione da un amico per amici, anche
se effettivamente non ci conosciamo. Queste poche righe significano per me
una completa apertura verso tutti voi che leggete, ma immagino ve ne
rendiate conto. Un saluto.
"Christian Riccio" <christi...@tin.it> ha scritto nel messaggio
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ClaudioVA
"Fabio" <system_...@tin.it> ha scritto nel messaggio
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"Claudio" <shadif(nospam.plz)@tin.it> ha scritto nel messaggio
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