Il 11/05/2016 15:40, Elio Fabri ha scritto:
> Tommaso Russo ha scritto:
>> Oh porca miseria! E io che avevo escogitato una spiegazione elegante e
>> senza calcoli per mostrare anche a un liceale che la rotazione NON
>> varia :-(
Mi sono preso un po' di tempo per riguardare tutta la materia.
Ovviamente scoprendo che molte cose non le ricordavo proprio, e alcune
le ricordavo male... :-(
> Dai, sono curioso di vederla (ma anche parecchio scettico :-) ).
Il mio ragionamento e' questo: a un dato istante t, il corpo rigido (la
ruota) puo' avere solo un moto di rotazione attorno a un asse passante
per il punto fisso, con velocita' angolare w (vettore), che puo' essere
scomposta in due velocita' angolari: w_3 (diretta lungo l'asse
giroscopico, cioe' l'asse del mozzo) e (w1+w2) (con scelta arbitraria
degli altri due assi d'inerzia principali: (w1+w2) e' comunque definita
univocamente, e normale a w3).
In un riferimento rotante con (w1+w2), ogni corpuscolo i-esimo
costituente la ruota ha velocità tangenziale v_i = w3 vec r, quindi
ortogonale a w3, e le sole forze agenti su di essi sono la gravità, la
reazione vincolare del punto fisso, e le forze apparenti. Gravita'
(risultante applicata al baricentro) e reazione vincolare formano una
coppia ortogonale a w3, e non possono modificarla. Per la simmetria
della ruota rispetto a qualsiasi piano contenente il suo asse, e quindi
anche quello in cui giace w, la retta d'azione della risultante delle
forze centrifughe passa per l'asse giroscopico e quindi modifica al piu'
il modulo della coppia precedente, non w3. Sui corpuscoli agiscono
inoltre le forze di Coriolis, che sono pero' ortogonali alle v_i (cioe'
parallele a w3) e quindi non possono modificare ne' le v_i ne' |w3|. Non
essendoci alcuna forza che possa modificarla, |w3| e' una costante del moto.
Capisco il tuo scetticismo sulla comprensibilita' di questo ragionamento
da parte di un liceale (forse bisogna spostare il target agli studenti
alla fine del I anno di un corso universitario che includa Fisica).
Effettivamente, la direzione di w1+w2 (e di w) e' difficile da
visualizzare perche', a differenza dell'asse verticale attorno al quale
varia phi, varia nel tempo, e a differenza dell'asse attorno al quale
varia psi, non e' solidale con una parte ben individuabile del sistema
come il mozzo.
Pero' si puo' semplificare (vedi alla fine). Inoltre, qui non si
trattava di preparare una lezione da tenere a un liceo, ma di rispondere
a una domanda specifica con un linguaggio "comprensibile a un liceale".
Credo, a differenza di Pastore, che il riferimento alle forze apparenti
sia abbastanza comprensibile a un liceale, che ha sicuramente esperienza
diretta di forze centrifughe e, se e' mai salito su una giostra, anche
di forze di Coriolis.
Una volta che ha capito che la dinamica di precessione e nutazione di un
giroscopio e' tutto un gioco fra coppia gravita'-reazione vincolare e
forze di Coriolis, un liceale sveglio (o gia' istruito in merito :-)
potrebbe allora chiedere: ma come, se le forze di Coriolis sono sempre
ortogonali alle v_i, allora non possono fare alcun lavoro. Ma nella
nutazione, quando il baricentro del giroscopio si solleva, un lavoro
viene fatto (contro la gravita'). Da cosa?
Credo che questa domanda sia molto istruttiva. L'avevamo gia' incontrata
a proposito delle forze di Lorentz agenti sulle cariche di conduzione in
un alternatore. E la risposta, ovviamente, e' la stessa: le forze
ortogonali alla velocita' del punto di applicazione non possono fare
lavoro, ma possono trasferirlo da una direzione a un'altra. Basta che
una delle loro componenti faccia un lavoro positivo e un'altra un lavoro
positivo: totale zero. Per cui diventa ovvio come l'energia potenziale
del giroscopio durante la nutazione possa aumentare a spese dell'energia
cinetica di precessione e viceversa.
>> Ma sei sicuro che parliamo della stessa cosa?
> Sono sicuro di no :-(
>
>> Io (e Carlo) per "rotazione" intendiamo quella attorno all'asse
>> d'inerzia principale con momento d'inerzia massimo.
> Piano...
> Che cosa intendi tu l'ho capito, perché è classico (Eulero).
> Di Carlo non saprei proprio dire, in parte per le solite ragioni, in
> parte per quello che sto per spiegare.
Beh, dopo essermi reimpadronito degli angoli di Eulero e della
trattazione lagrangiana, penso proprio che per "rotazione" Carlo
intendesse psi' (come qualsiasi studente liceale), cioe' la velocita'
angolare misurata da una webcam che riprende la ruota fissata sul mozzo
(non libero di ruotare sul suo proprio asse. Cioe', sostituendo il
giunto cardanico con una cerniera orizzontale fissata su un asse
verticale, che permetta solo le variazioni di phi e theta.)
D'altra parte, pensando ad un giroscopio, vene abbastanza naturale dare
per scontata quella che (l'ho scoperto in questi giorni) viene chiamata
l'"approssimazione giroscopica", ossia psi' >> phi', e in questa
approssimazione la differenza fra psi' e w3 diventa trascurabile.
> ... la spiegazione del contrasto è
> nella terza delle (4-103) di Goldstein:
>
> w_{z'} = phi' cos(theta) + psi'
L'ho trovata, in una delle tante trattazioni lagrangiane che si trovano
in rete. Questa, dell'University of California, mi pare molto ben fatta:
<
http://physics.ucsd.edu/students/courses/winter2008/physics110b/lectures.htmlhttp://physics.ucsd.edu/students/courses/winter2008/physics110b/lectures.html>
(Capitolo 13, 13.81). Trovo questa formula molto esplicativa.
In primo luogo, fa vedere molto chiaramente il significato di w3: basta
pensare al caso in cui psi'=0 (
p.es. ruota di bicicletta fissata
solidalmente al mozzo). Se theta!=pi/2, la ruota, pur non ruotando
attorno al mozzo, compie egualmente un giro completo ad ogni giro
completo del mozzo attorno all'asse verticale: ma la rotazione la
compie, appunto, attorno all'asse verticale, non attorno al SUO asse.
Quindi la velocita' angolare di modulo phi' attorno all'asse verticale
va scomposta in due componenti: phi'cos(theta) (cioe' w3) in direzione
del mozzo, phi'sin(theta) in una direzione ad esso ortogonale.
Poi, fa vedere chiaramente che nell'approssimazione giroscopica,
psi'>>phi', la differenza fra |w3| e psi' diventa trascurabile. Anzi,
proprio nulla se theta=pi/2, e trascurabilissima se theta si mantiene
nelle vicinanze di pi/2. Nei quali casi, si puo' ritenere anche psi'
ragionevolmente costante a meno di variazioni trascurabili.
Facendo PRIMA quest'approssimazione, il ragionamento completo che ho
fatto all'inizio si puo' semplificare, diventando molto piu' afferrabile
dall'intuizione. Mi da pero' fastidio perche' essendo approssimato manca
della cogenza di un ragionamento esatto, valido anche per basse
velocita'. D'altra parte, anche la trattazione del pendolo elementare
che porta a concludere che si muove di moto armonico si basa su
un'approssimazione...
> Risulta w_{z'} = costante, ma dato che theta varia, né phi' né psi'
> sono costanti.
Beh, detto cosi', e' un non sequitur. POSSONO non essere costanti. Che
entrambe non siano costanti discende dalla quadratura delle equazioni
(articolo su citato, 13.96, dove p_phi e p_psi sono costanti del moto).
> Io intendevo come velocità ang. di rotazione psi', mentre tu intendevi
> w_{z'}, e tutto si spiega...
In realta', nel primo abbozzo di ragionamento avevo assunto
inconsapevolmente l'approssimazione giroscopica, e non distinguevo molto
chiaramente fra le due. Mi sono chiarito le idee in seguito :-)
> Forse dovrei scrivere qualcosa sulla questione. Chissà...
Spero di averti dato qualche spunto cui non avevi ancora pensato...
ovviamente attendo con interesse (come attendo la trattazione di Pastore
senza far uso di forze apparenti). In particolare, mi interessa vedere
come sviluppi questo problema, che hai appena accennato:
> A mio parere l'errore di fondo di *tutti* gli autori sta
> nell'incapacità di distinguere /sistema di riferimento/ e /sistema di
> coordinate/.
ciao