Il 01/03/2014 21:43, Elio Fabri ha scritto:
> Tommaso Russo ha scritto:
>> Secondo me l'importanza di Wikipedia non sta tanto nell'essere una
>> vera e propria enciclopedia di consultazione, quanto una buona
>> fonte di *titoli* e *riferimenti bibliografici* su argomenti
>> interessanti. Una persona che ragiona (e mi pare che l'OP lo
>> faccia), una volta trovata una pagina evidentemente raffazzonata ma
>> che contiene spunti insospettati, puo' sempre approfondirli con una
>> ricerca mirata sui motori di ricerca o anche seguendo i link
>> contenuti nella pagina stessa.
> Vorrei ondividere il tuo ottimismo, ma secondo me di "persone che
> ragionano" nel modo che dici, ce ne sono pochissime.
Nel caso specifico l'OP aveva gia' dimostrato di saper ragionare, e
penso che poteva discernere il grano dal loglio, ossia cogliere dalla
voce citata il nucleo centrale "la scelta fra CA e CC e' stata oggetto
di una vera e propria battaglia commerciale senza esclusione di colpi, e
la CA alla fine ha vinto per la facilita' di variarne la tensione e
minimizzare le perdite sulle lunghe distanze", attribuendo imprecisioni
e frasi senza senso al noto metodo di redazione delle voci di Wikipedia.
Fra l'altro, nota che, anche quando un voce ti sembra ben fatta o almeno
accettabile, citarla in un post e' sempre un rischio, perche' potrebbe
essere modificata con introduzione di strafalcioni e castronerie durante
la notte :-)
> Credo che la stragrande maggioranza non vadano oltre il primo
> stadio: lettura ed eventualmente citazine della prim voce che
> trovano,
...
> Forse sottovaluti il livello di preparazione e addestramento alla
> lettura critica, che è necessario per il lavoro che dici.
>
> La stragrande maggioranza delle persone, ossia tutti queli (magari
> anche in possesso di laurea) che non hanno fatto un lungo lavoro
> scientifico, non sono assolutamente in grado di procedere così, anzi
> non si accorgono neppure del problema.
Non sottovaluto la difficolta', ma credo, come ho gia' scritto in altro
thread, che queste competenze stanno diventando sempre piu' necessarie:
e, paradossalmente, che proprio la possibilita' per chiunque di
pubblicare sull'internet qualsiasi cosa, vera, falsa, rigorosa,
approssimativa, fondata o infondata che sia, facilitera' sia la presa di
coscienza del problema dell'affidabilita', sia la diffusione delle
tecniche per escludere rapidamente fonti del tutto inaffidabili.
Vedo alcuni segni confortanti sopratutto sui social network, l'accesso
ai quali sta diventando l'uso prevalente di Internet da parte sia di
adulti privi di approfondite conoscenze scientifiche (e specificatamente
tecniche), sia di adolescenti: chi abbocca a (e propaga a sua volta) una
bufala, viene subito messo sull'avviso da amici e conoscenti: chi
insiste, e produce a sostegno della sua credulita' varie teorie di
complotti volti a falsificare la realta' (Dai Savi di Sion alle scie
chimiche al Bilderberg al debito pubblico prodotto dal signoraggio, vedi
p.es. <
http://ceifan.org/complotti.htm> ) finisce rapidamente
(auto)ghettizzato in comunita' settarie di paranoici par suo.
> Ma dico, avrai pure fatto da relatore a tesi di laurea, magari anche
> prima del 3+2...
In dieci anni di docenza a contratto mi e' capitato solo due volte, e
proprio perche' me l'hanno richiesto i ragazzi: ai docenti a contratto,
le attivita' didattiche al di fuori dei corsi e degli esami in contratto
non vengono retribuite, e per questo le Facolta' neanche le impongono
(salvo accettare di buon grado un volontariato gratuito).
Mi pare che tu ti sia convinto che io abbia fatto di professione il
docente, ma in realta' no, dopo la laurea in Fisica ho fatto il
professionista dell'informatica per 40 anni: grossomodo:
- 10 anni con la Univac;
- 10 come tecnico laureato al Centro di calcolo dell'UniTS, (dove mi
era *proibito* insegnare agli studenti, come saprai, per gli abusi che
erano stati fatti - sopratutto a Medicina - usando i tecnici laureati
come canale improprio di accesso alla docenza; in compenso ho potuto
affinare e insegnare varie tecniche di calcolo a docenti e ricercatori,
con cui ho pubblicato una ventina di lavori);
- 10 come direttore del Servizio calcolo, reti e documentazione
all'Area Science Park, e in tale veste ho fatto il docente del modulo
obbligatorio "ICT e societa' dell'informazione" praticamente in tutti i
master organizzati a TS con fondi europei - ma l'UniTS, come socio del
consorzio dell'Area, non poteva affidarmi altri incarichi;
- 10 come progettista di sistemi informativi distribuiti per una
piccola azienda innovativa insediata in Area - e finalmente l'UniTS ha
potuto affidarmi delle docenze nel CdL di Informatica.
> Non hai dovuto prima di tutto insegnare come si legge un lavoro
> scientifico e come si fa una ricerca critica di fonti?
Diciamo che l'ho fatto con l'esempio :-) Gli argomenti erano certamente
molto diversi da quelli cui hai fatto tu da relatore.
In un caso si trattava di un confronto fra vantaggi e Total Costs of
Ownership di sistemi informatici basati su software proprietario e Open
Source: l'argomento era attualissimo e dibattutissimo, l'informazione
(anche giornalistica) era sovrabbondante anziche' scarsa, e la
difficolta' principale era proprio determinare i numeri giusti - facendo
la tara sia a quelli pubblicitari diffusi da Microsoft e partner, sia
alle stime ottimistiche e trionfalistiche dei sostenitori dell'Open
Source - e risalendo dai dati giornalistici ai dati statistici
istituzionali.
Nel secondo caso, della integrazione di vari sottosistemi HW e SW in un
unico sistema di collaudo della parte audio di telefoni cellulari: qui,
la documentazione di riferimento era la definizione degli standard per
le interfacce, le specifiche tecniche dei sottosistemi e le specifiche
dei requisiti per la certificazione, oltre ad alcuni manuali di teoria
del Digital Signal Processing: le precauzioni da prendere erano
semplicemente di risalire sempre alle fonti originali, tutte disponibile
nell'azienda dove lo studente era stagista, e con la quale collaborava
anche la mia.
D'altra parte, anche se penso alla mia, di tesi, il pacco di articoli da
analizzare per la stesura mi fu dato dal correlatore: da studente non
sarei stato in grado di ricercare in letteratura tutti i lavori
rilevanti, anche se ero in grado di farne una lettura "critica" - ma nel
senso di lettura "ragionata", non di lettura "scettica": non vedevo
motivi di considerare in sospetto di inaffidabilita' libri editi da
Princeton o articoli pubblicati su Physical Review. Anche perche' da
studente di Fisica Teorica non esaminavo risultati sperimentali,
studiavo essenzialmente modelli fisici da cui dedurre previsioni,
sperimentalmente verificabili, per via matematica: che i modelli
potessero essere inadeguati era implicito, ed in una trattazione
matematica un Autore puo' al piu' sbagliare, non sostenere un'opinione
contraria a quella di altri matematici :-)
La necessita' di una lettura "scettica" di testi scientifici l'ho
incontrata in seguito:
- nel mio campo professionale, per la lettura di caratteristiche
tecniche di apparecchiature, metodologie e software concorrenti, che
certamente non dicevano il falso ma adottavano la politica commerciale
di esaltare i loro punti di forza e sottacere quelli che avrebbero
potuto causare problemi;
- nel campo di ricercatori con cui ho collaborato, quando ho
confrontato studi clinici o epidemiologici che giungevano a conclusioni
in conflitto, ed ho scoperto quanto sia facile interpretare dati
statistici come conferma di tesi precostituite;
- in Fisica, solo recentemente, da quando ho iniziato a interessarmi
(per mio interesse personale) di Storia della Fisica, e ho avuto modo di
confrontare le ricostruzioni degli storici con le fonti originali senza
perdere ore in biblioteca (e devo per questo ringraziare l'Internet :-)
> Ti sembra un'impresa alla portata di persone anche "colte" nel vago
> senso comune della parola?
*Deve* diventarlo.
Nel corso degli ultimi 15-20 anni la situazione dell'informazione
disponibile ad uno studente, a uno studioso, ma anche ad una persona
genericamente interessata a capire cosa accade nel mondo, e' cambiata
radicalmente.
Fino a tutti gli anni '90, l'informazione scientifica era una risorsa
scarsa. La difficolta' maggiore per chi voleva intraprendere una ricerca
era quella di reperire prima di tutto tutti gli studi rilevanti (anche
per evitare di ripetere studi gia' fatti - e magari con risultati
brevettati - o esplorare vicoli ciechi gia' scartati). Il metodo
classico, di partire da un survey sullo stato dell'arte di una
disciplina e risalirne ad albero la bibliografia, non era esaustivo,
perche' rischiava di tralasciare sia gli studi piu' recenti che
risultati importanti ottenuti in altri campi di ricerca (situazione
sempre piu' frequente, per la crescente interdisciplinarieta' di molti
temi).
Il citato Centro di documentazione dell'Area di ricerca svolgeva appunto
questa funzione. Era collegato (via modem :-) ai Data Base di parecchie
grandi biblioteche (il DB unico del SBN era ancora la' da venire...) ed
anche all'importantissimo DB delle citazioni (che qualcuno usa per
scoprire chi ha citato i suoi lavori :-), ma che permette anche di
scoprire chi ha proseguito una linea d'indagine su cui si dispone di
pochi articoli non recentissimi).
Su indicazioni del ricercatore committente, li interrogava (ovviamente
ogni DB aveva il suo particolare sistema d'interrogazione) ricavando
qualche centinaio di abstract in cui comparivano le parole chiave
significative; gli operatori leggevano poi gli abstract uno per uno,
selezionandone alcune decine che apparivano rilevanti per la ricerca
commissionata. Insomma, facevano a mano, in un paio di settimane, una
ricerca che oggi qualsiasi ricercatore si puo' fare da solo, con Google
Scholar, in un paio di giorni.
Da notare che le ricerche del Centro si limitavano alla rilevanza dei
testi. I fattori estrinseci (autore, sue qualifiche, affiliazione,
editore) non andrebbero proprio considerati; la valutazione dei fattori
intrinseci (validita', affidabilita', applicabilita') veniva lasciata al
committente.
Dall'inizio del secolo, risorsa scarsa rimane solo l'informazione
scientifica la cui diffusione e' limitata da considerazioni economiche e
copyright (libri e articoli su riviste); anch'essa e' disponibile via
rete dall'interno di istituzioni scientifiche ed accademiche che pagano
i necessari abbonamenti, ma non costituisce piu' *tutta* l'informazione
rilevante. Anzi, costituisce solo l'informazione "stabilizzata",
insufficiente per chi vuole essere aggiornato sui risultati piu'
recenti: le riviste peer reviewed si limitano a dare una veste
"ufficiale", per la catalogazione bibliotecaria, ad articoli che, quando
vengono pubblicati, sono stati gia' ampiamente (se non interamente)
anticipati (e spesso di mesi!) in forma gratuita, su ArXiv o siti di
Universita' e Centri di ricerca: tant'e' che la loro politica
commerciale chiusa, di richiedere somme spropositate per la semplice
consultazione di un articolo in rete, viene riconsiderata come un freno
alla diffusione delle conoscenze o con sospetto (e massime dai referee
che prestano la loro opera gratuitamente :-) vedi
p.es.
<
http://www.talkingbrains.org/2011/01/should-peer-reviewers-be-paid-for-their.html>
)
Gli autori, se il loro scopo principale e' quello di essere letti e non
solo accumulare pubblicazioni riconosciute a fini concorsuali, cercano
di non cedere l'esclusiva del copyright, mantenendo aperta la
possibilita' di far conoscere le loro opere anche per mezzo di altri
canali; e se hanno un minimo di forza contrattuale ci riescono. E' per
questo che gli articoli, ad esempio, di Hawkings, si trovano in rete
mesi prima della loro comparsa su una rivista, e ci restano anche dopo.
Ma anche i docenti universitari mettono in rete ben piu' di quanto
pubblichino: ottime dispense scritte per i corsi si trovano facilmente
nelle pagine personali dei docenti, come il tuo deposito Sagredo o
quello di Valter Moretti (che ha dovuto togliere dalla pubblica
disponibilita' solo una delle sue, quando gli e' stata pubblicata come
libro dalla Springer Verlag).
Non e' secondario il fatto che strumenti di composizione come TeX
permettano di dare agli scritti una veste tipografica che li rende
indistinguibili, all'apparenza, da testi pubblicati a stampa.
Se guardiamo poi all'informazione in generale, non strettamente
scientifica, sull'attualita', l'economia, le relazioni internazionali,
la salubrita' degli stili di vita, le mete di possibili viaggi eccetera,
non solo gli editori di periodici stanno affiancando alla stampa (e
talora *sostituendo* alla stampa: vedi Washington Post, Seattle
Post-Intelligencer, Life) modalita' di pubblicazione in rete che li
rendono consultabile tanto quanto un blog individuale, ma spesso risulta
che i blog condotti da persone con particolari conoscenze specialistiche
risultino molto piu' affidabili ed accurati, nel riportare informazioni
e notizie, dei giornalisti professionisti; i quali, d'altra parte,
sempre piu' spesso si basano proprio su fonti, anche ufficiali,
reperibili in rete (e, vista la capacita' disastrosa dei giornalisti
italiani di sintetizzare senza stravolgerne il significato qualsiasi
dato basato su numeri, rapporti, percentuali, chiunque voglia dati
numerici accurati e' praticamente obbligato a risalire alle fonti
originali).
Anche in questo caso, inoltre, gli strumenti WYSIWYG per la creazione di
pagine web consentono la pubblicazione di pagine informative che
all'apparenza sono indistinguibili da quelle, generate con strumenti
professionali, di periodici.
Il risultato, in tutti i casi, e' un information overload che *deve*
essere letto criticamente; perche' accettare tutto acriticamente
porterebbe ad accettare dati e deduzioni contrapposte, e la semplice
scelta di fonti ritenute attendibili (per serieta' passata, o magari per
un comune orientamento politico) non basta piu': anche loro possono
prendere abbagli, anticipare voci e indiscrezioni come notizie
accertate, commettere errori clamorosi (sopratutto sui dati numerici :-(
), essere a loro volta vittime di disinformazione a monte, e, non
ultimo, dare maggior evidenza a notizie che ne confermino le convinzioni
politiche e sottacere quelle contrarie.
Le tecniche necessarie a scremare il sovraccarico sono disponibili, sono
le stesse che utilizza un buon Centro di documentazione: selezionare gli
scritti piu' rilevanti - senza dare importanza ai fattori estrinseci -
e valutarne: la validita' con criteri di correttezza deduttiva e
coerenza logica; l'affidabilita' con la concordanza con fonti originali
o con piu' fonti diverse (non sempre la stessa, indice quasi certo di
bufala); e l'applicabilita' con la rispondenza alle esigenze che hanno
fatto iniziare la ricerca.
(I motori di ricerca ideali dovrebbero, effettivamente, presentare i
risultati in ordine di rilevanza, sulla base delle parole chiave usate:
e riescono a farlo piuttosto bene, anche allargando la ricerca a termini
sinonimi e affini: c'e' pero' evidenza che considerino anche fattori
estrinseci, fra i quali sicuramente i link contenuti nel testo, i link
"in entrata" (le citazioni), ma anche il gradimento dei lettori desunto
da social network (cosa che costituisce un bias a favore delle
notizie-bufala). C'e' comunque un sistema per minimizzare l'influenza
di questi fattori: non fermarsi ai primi risultati, ma affinare la
ricerca aggiungendo, alle parole chiave iniziali, altri termini che
individuino, nel campo semantico di riferimento, proprieta' di
linguaggio e corretto inquadramento del problema trattato. Questi
termini possono essere desunti dal testo di scritti, sugli stessi
argomenti, che siano gia' stati giudicati validi ed affidabili per
coerenza interna e ricchezza di fonti.)
E' difficile? Forse e' piu' difficile a dirsi che a farsi: ho visto
persone (genericamente "colte", ma non certo professionisti della
ricerca documentale) adottare quasi automaticamente queste tecniche
ricercando dove acquistare in rete un paio di stivali di montone
australiani, o affittare un appartamento per una settimana di vacanza.
Certo, la motivazione e' importante: ma nel momento in cui quelle
persone avranno effettivamente bisogno (non per curiosita') di
un'informazione, per esempio se pagheranno piu' di tarsi e tasi di
quanto pagassero di ici e imu, e' del tutto alla loro portata trovare la
fonte normativa originale e, non riuscendo a capirla, una pagina di blog
che la citi e ne spieghi l'applicabilita'.
E comunque, o cosi' o pomi': chi riuscira' a impadronirsi (magari
istintivamente) di queste tecniche di scrematura, riuscira' a farsi
un'idea del mondo che lo circonda, avra' notizie affidabili su
argomenti di suo interesse, sapra' reagire tempestivamente a variazioni
normative, e non ultimo fara' anche buoni acquisti; gli altri resteranno
poco e male informati - se non disinformati, e magari tifosi e
propagandisti di una disinformazione rassicurante.
Come dici sempre tu, chi vivra' vedra' :-)