Comunque lo studioso esagera nel verso contrario, ora ok che non si moriva
sempre, ma dire che non si moriva mai mi pare un po' antistorico.
il link
http://www.repubblica.it/2005/a/sezioni/scienza_e_tecnologia/gladiatori/gladiatori/gladiatori.html
ciao
--
Amy
E' bello avere un orso per amico
la rana, la libellula ed un coniglio fico
> Nuova teoria sui giochi gladiatori, che non sarebbero stati poi cosě
>mortali.
Beh, per me e' abbastanza nuova, nonmostante la tua tesi di laurea.
Peraltro non e' cosi' strano: altrimenti a cosa serviva la pratica del
"pollice verso" o "pollice levato", se uno dei due era gia' stato
ucciso.
Ed e' qui che - secondo me - potrebbe sbagliare il tizio. Analizzando
immagini di scontri gladiatori avra' visto che non dovevano portare
alla morte.... perche' la morte era decretata dal patrizio di turno.
Ehrrr... vabbeh, non picchiatemi e' un'ipotesi ... ^_^
> Peraltro non e' cosi' strano: altrimenti a cosa serviva la pratica del
> "pollice verso" o "pollice levato", se uno dei due era gia' stato
> ucciso.
>
> Ed e' qui che - secondo me - potrebbe sbagliare il tizio. Analizzando
> immagini di scontri gladiatori avra' visto che non dovevano portare
> alla morte.... perche' la morte era decretata dal patrizio di turno.
>
> Ehrrr... vabbeh, non picchiatemi e' un'ipotesi ... ^_^
Anche queste sono scene più da peplum che da anfiteatro :)
Pare che questa cosa del pollice avvenisse solo al Colosseo e solo con
l'imperatore :)
> Anche queste sono scene piů da peplum che da anfiteatro :)
> Pare che questa cosa del pollice avvenisse solo al Colosseo e solo con
> l'imperatore :)
..fare il gladiatore non doveva essere facile e tra ferite e ossa rotte il
ricambio doveva essere veloce. Cosa se ne facevano dei feriti o degli storpi
li mandavano inpensione? tanto valeva concepire dei duelli sino all'ultimo
sangue e poi attuare un veloce ricambio con gladiatori nuovi.....non č piů
logico?
..ma di sicuro sbaglierň come al solito
amen
C:G. wrote:
> ..fare il gladiatore non doveva essere facile e tra ferite e ossa
> rotte il ricambio doveva essere veloce. Cosa se ne facevano dei
> feriti o degli storpi li mandavano inpensione? tanto valeva concepire
> dei duelli sino all'ultimo sangue e poi attuare un veloce ricambio
> con gladiatori nuovi.....non è più logico?
Allora la storia dei gladiatori migliori che potevano anche comprarsi la
libertà è una leggenda? Da qualche parte ho letto/sentito che erano trattati
come oggi i calciatori migliori. Tutta invenzione cinematografica e davvero
erano "usa e getta"?
No, eh! Non deludetemi :)
Brigida
> Allora la storia dei gladiatori migliori che potevano anche comprarsi la
> libertà è una leggenda? Da qualche parte ho letto/sentito che erano
trattati
> come oggi i calciatori migliori. Tutta invenzione cinematografica e
davvero
> erano "usa e getta"?
> No, eh! Non deludetemi :)
> Brigida
per un vincente quanti perdenti devi contare? I divi son tali perche
pochi..o erano tutti divi allora? I perdenti non dovevano essere pochi..io
mi riferivo a quelli non al divo..
comunque sapevo di sbagliare..tu invece sei sicura?
> C:G. wrote:
>> ..fare il gladiatore non doveva essere facile e tra ferite e ossa
>> rotte il ricambio doveva essere veloce. Cosa se ne facevano dei
>> feriti o degli storpi li mandavano inpensione? tanto valeva concepire
>> dei duelli sino all'ultimo sangue e poi attuare un veloce ricambio
>> con gladiatori nuovi.....non è più logico?
>
> Allora la storia dei gladiatori migliori che potevano anche comprarsi
> la libertà è una leggenda?
no, è verissima
> Da qualche parte ho letto/sentito che
> erano trattati come oggi i calciatori migliori.
e in più erano pagati per fare "compagnia" alle matrone romane
> Tutta invenzione
> cinematografica e davvero erano "usa e getta"?
> No, eh! Non deludetemi :)
Addestrare un gladiatore costava e per averne uno bravo e bello ce ne
voleva.
La carriera durava poco, visto che si doveva essere belli e aitanti, e ogni
tanto qualcuno schiantava. Ma probabilmente la maggior parte sopravviveva-
> "Amy" <non_scriv...@enemmenoaltrove.invalid> ha scritto nel
> messaggio news:eZ8Id.739377$35.29...@news4.tin.it...
>> thy_tur...@yahoo.it incidendo il monitor con uno stilo, scrisse:
>
>> Anche queste sono scene più da peplum che da anfiteatro :)
>> Pare che questa cosa del pollice avvenisse solo al Colosseo e solo
>> con l'imperatore :)
>
> ..fare il gladiatore non doveva essere facile e tra ferite e ossa
> rotte il ricambio doveva essere veloce. Cosa se ne facevano dei
> feriti o degli storpi li mandavano inpensione?
No. A casa.
Se avevano accumulato abbastanza denaro potevano fare pure i signori.
Qualcuno diventava allenatore, qualcuno faceva la fame. Come i calciatori
oggi, insomma.
>tanto valeva concepire
> dei duelli sino all'ultimo sangue e poi attuare un veloce ricambio
> con gladiatori nuovi.....non è più logico?
No, perchè se schianta il divo del momento si perde popolarità
C:G. wrote:
> per un vincente quanti perdenti devi contare? I divi son tali perche
> pochi..o erano tutti divi allora? I perdenti non dovevano essere
> pochi..io mi riferivo a quelli non al divo..
> comunque sapevo di sbagliare..tu invece sei sicura?
Per niente, per questo chiedevo. Anche qui a Ischia poi c'è la diceria che
Cesare mandava i suoi gladiatori migliori alle sorgenti termali del
Castiglione per rimettersi in forma. Niente di documentato però mi pare.
Opinione personale: che i combattimenti erano sanguinari solo in occasioni
speciali e di solito erano più come il wrestling oggi. Appunto perchè
costava allenarli e per arrivare ad un livello alto di spettacolarità ci
volevano i professionisti.
Grazie anche a te Amy per le risposte :)
Brigida
> No, perchè se schianta il divo del momento si perde popolarità
E fra l'altro più si era divi e meno possibilità di schiantare c'erano,
visto che i combattimenti erano truccati :)
>
>Ehrrr... vabbeh, non picchiatemi e' un'ipotesi ... ^_^
Direi che si tratta di una congettura che può avere una certa
attendibilità. Tuttavia penso che sia più proficuo leggere ciò che
viene scritto sui giochi circensi dagli autori che ne furono
testimoni.
Ho sottomano quel testo bellissimo di Sant'Agostino "Le Confessioni" e
mi sembra che senza alcuna ombra di dubbio si possa dedurre che gli
spettacoli circensi erano alquanto sanguinari (altro che arti
marziali!) .
Nel cap. VIII del lib. VI, Agostino parla del suo giovane amico Alipio
che, a Roma, era stato convinto da alcuni compagni ad assistere a
quegli spettacoli dopo il pranzo. Conoscendone la ferocia, Alipio,
dapprima riluttante, decide di seguire gli amici, ma di non guardare
lo spettacolo.
Agostino dice:" era un giorno di quegli spettacoli crudeli e malvagi"
"ad un certo istante del combattimento un immenso urlio di popolo lo
[Alipio] fece sussultare; vinto dalla curiosità... aprì gli occhi e
l'anima sua fu colpita da una ferita più grave di quella ricevuta dal
gladiatore che per un istante aveva voluto guardare: ... Vedere quel
sangue e imberversi di crudeltà fu tutt'uno:... respirava furore,
prendeva gusto a quella lotta criminale, ebro di sanguinario
piacere...[Alipio] se ne venne via portando con sé una febbre che lo
spinse a tornarvi non solo con quelli che ve lo avevano trascinato, ma
egli stesso fu trascinatore di altri"
Direi che il documento parla chiaro: si trattava di spettacoli
crudeli. Tra l'altro Alipio era stato frequentatore di giochi circensi
anche a Cartagine e ne conosceva la ferocia al punto che aveva deciso
di non parteciparvi più. Ma gli amici riescono a convincerlo (siamo
nel 383-84 d.C.)
Be' tutto questo l'ho raccontato solo per amore di verità e di
conoscenza.
Ciao,
Dalgora (detta anche Glasnost)
________________________________
Per saperne di più...
FISAn: free.it.scienza.antropologia
Il fatto che un gladiatore, sostenesse due o tre incontri l'anno, mi fa
propendere per scontri reali.
Se fossero state messinscene, avrebbero potuto scontrarsi anche una volta o
due la settimana.
Ciao
Ad'I
> Il fatto che un gladiatore, sostenesse due o tre incontri l'anno, mi
> fa propendere per scontri reali.
Dipende. I giochi gladiatori costavano molto ed erano pagati dallo
stato...ce n'erano di diversi tipi (da quelli con le bestie feroci alle
battaglie navali, alla messa in scena di battaglie famose) e ogni gladiatore
era fortemente specializzato.
Non č che si andava allo stadio tutte le domeniche :)
Poi propongo un'altra riflessione:
Pensate alla Corrida: muore il toro e ogni tanto anche il torero, ma se le
nostre fonti fossero costituite esclusivamente dagli articoli di cronaca che
trattano degli incidenti, andremmo a ricostruire che la Corrida si svolgeva
due o tre volte l'anno e che il torero moriva sempre
> Se fossero state messinscene, avrebbero potuto scontrarsi anche una
> volta o due la settimana.
E chi avrebbe potuto pagare? :)
Inoltre non va dimenticato che molte delle fonti indirette che abbiamo sono
state scritte da autori cristiani che erano per cosě dire "di parte"...un
po' come il povero Nerone, fatto passare per pazzo sanguinario...
L'archeologia rispetto alla storiografia ha a disposizione documenti piů
"genuini" :)
Resta inteso che dire che i gladiatori non morivano mai č sbagliato quanto
dire che morivano sempre.
.
consiglio di dare uno sguardo a
Epigrafia anfiteatrale dell'Occidente Romano
a cura di Patrizia Sabbatini Tumolesi
II. Regiones Italiae VI-XI
Gian Luca Gregori
Roma, 1989
>Pensate alla Corrida: muore il toro e ogni tanto anche il torero, ma se le
>nostre fonti fossero costituite esclusivamente dagli articoli di cronaca che
>trattano degli incidenti, andremmo a ricostruire che la Corrida si svolgeva
>due o tre volte l'anno e che il torero moriva sempre
Qui credo che ti sbagli: dovresti leggere la cronaca di giornali
spagnoli: credo logico supporre che attorno alle corride ci sia tutto
il codazzo di scommesse, interessi eccetera che si accompagnano a
qualsiasi manifestazione agonistica.
Quindi credo (non ho mai letto un giornale spagnolo) che i giornali
spagnoli parlino delle corride spesso come da noi si parla degli
eventi ippici.
Quanto alle cronache di Sant'Agostino, riportate da Dalgora, non credo
siano particolarmente attendibili: lui era uno della nuova religione,
quella dell'amore e contro la schiavitu' e tutte le brutte cose che
quei cattivoni idolatri degli antichi romani facevano.
Se avesse scritto le sue cronache oggi, sicuramente avrebbe anche
aggiunto che al Colosseo gli antichi romani nascondevano armi di
distruzione di massa (Bush docet)...
Ciao,
thy
http://fun.supereva.it/thyturrican/
http://altroquando.gdr.net/index.html
>> Pensate alla Corrida: muore il toro e ogni tanto anche il torero, ma
>> se le nostre fonti fossero costituite esclusivamente dagli articoli
>> di cronaca che trattano degli incidenti, andremmo a ricostruire che
>> la Corrida si svolgeva due o tre volte l'anno e che il torero moriva
>> sempre
>
> Qui credo che ti sbagli: dovresti leggere la cronaca di giornali
> spagnoli: credo logico supporre che attorno alle corride ci sia tutto
> il codazzo di scommesse, interessi eccetera che si accompagnano a
> qualsiasi manifestazione agonistica.
Non dicevo "le cronache sportive dei giornali spagnoli", ma "le cronache che
trattano degli incidenti".
Supponiamo che tizia faccia una tesi sugli incidenti nella corrida e
raccolga in una scatola di latta tutti gli articoli di incidenti dal 1800 a
oggi. Fra duemila anni trovano quella scatola.
Ecco, questo è un tipico esempio di "fonte". Noi non abbiamo quasi mai opere
intere, abbiamo per lo più raccolte tematiche e rielaborazioni medievali.
Dobbiamo tenerne conto nelle ricostruzioni storiche.
> Quanto alle cronache di Sant'Agostino, riportate da Dalgora, non credo
> siano particolarmente attendibili: lui era uno della nuova religione,
> quella dell'amore e contro la schiavitu' e tutte le brutte cose che
> quei cattivoni idolatri degli antichi romani facevano.
>
> Se avesse scritto le sue cronache oggi, sicuramente avrebbe anche
> aggiunto che al Colosseo gli antichi romani nascondevano armi di
> distruzione di massa (Bush docet)...
concordo :)
> Nuova teoria sui giochi gladiatori, che non sarebbero stati poi cosě
>mortali.
Che "non fosse necessariamente cruenta e mortale" la lotta gladatoria
č risaputo. Che ci fossero incontri truccati per favorire lo
spettacolo č possibilissimo. Da qui a dire che fossero qualcosa di
simile al wrestling ce ne passa; non sempre, ma spesso era un gioco
sanguinario. Senza generalizzare, ma gli americani tentano spesso di
esagerare alcune caratteristiche dell'antico per renderlo piů
assimilabile al presente e alla loro cultura.......
>
>Quanto alle cronache di Sant'Agostino, riportate da Dalgora, non credo
>siano particolarmente attendibili: lui era uno della nuova religione,
>quella dell'amore e contro la schiavitu' e tutte le brutte cose che
>quei cattivoni idolatri degli antichi romani facevano.
>
Non direi, thy, Agostino d'Ippona trascrive con molta accuratezza la
società del suo tempo e mostra vizi e pregi della cultura romana. Ne
mostra, in particolare, la crisi dei valori e delle certezze tanto che
la sua opera costituisce un documento fedelissimo del modo di sentire
di quegli anni da parte degli intellettuali, i quali oscillano tra
cultura classica e nuova sensibilità
Il testo perciò non va letto affatto come documento religioso.
Agostino è un romano a tutti gli effetti, convive con una donna senza
essere sposato con lei e ne ha avuto un figlio (Adeodato).
Nel testo viene mossa addirittura una critica alla proibizione posta
da Ambrogio (vescovo di Milano) a portare offerte sulle tombe dei
defunti, secondo riti antichissimi che ancora permanevano.
Io ho indicato la data di quell'episodio, riferito da Agostino,
poiché è sintomatica: l'Editto di Teodosio (380 d. C.) rende ormai già
da tre anni il cristianesimo una religione ufficiale, eppure le lotte
dei gladiatori persistono e la partecipazione a quel genere di
spettacolo è ammessa e libera.
Ebbene, è risaputo che all'epoca delle grandi conquiste, quando
l'afflusso di schiavi era altissimo, secondo le leggi di mercato,
mantenere uno schiavo era svantaggioso rispetto ad un ricambio
frequente della mano d'opera. Il prezzo di uno schiavo, infatti, era
molto basso, molto molto inferiore al suo mantenimento.
Se, perciò, in epoca ormai cristiana certi ludi erano ancora così
diffusi e se terminavano con la morte, anzi erano spettacolo della
morte, in epoca classica la situazione doveva essere certamente molto
peggiore.
Sinceramente questi spettacoli mi interessano molto sul piano
antropologico: infatti li ho chiamati "spettacoli della morte"... E
non finirono affatto con il paganesimo.
Soltanto qualche tempo dopo iniziarono i roghi delle streghe, degli
eretici... di tutti i malfattori veri o falsi... Sempre sulle
pubbliche piazze, sempre con grande accorrere di gente... famiglie
tranquille con mamme amorose e bambini...
C'è un desiderio nascosto nel cuore degli uomini...
Lo stesso desiderio che fa aumentare l'audience dinanzi alle scene
cruente dei nostri mass-media, quello che alimenta i fotografi
freelance...
>Se avesse scritto le sue cronache oggi, sicuramente avrebbe anche
>aggiunto che al Colosseo gli antichi romani nascondevano armi di
>distruzione di massa (Bush docet)...
Ti ripeto: Agostino scrive da intellettuale romano. Il suo testo è
interessantissimo proprio per questo motivo. Non a caso il testo è un
caposaldo della cultura europea e non può essere liquidato con due
parole.
Ah, dimenticavo..quanto alla presunta "compagnia" che i gladiatori
offrivano a pagamento alle matrone romane, questa è una deduzione
derivata da un ritrovamento a Pompei... ma si è propensi a credere che
la matrona trovata in compagnia dei gladiatori avesse cercato rifugio
presso la palestra in un momento di straordinario pericolo.
D'altra parte, perché mai le matrone avrebbero dovuto "pagare" dei
gladiatori quando potevano avere tutti gli schiavi che volevano, e con
frequente ricambio?
Ciao,
Dalgora
> Dobbiamo tenerne conto nelle ricostruzioni storiche.
Premesso che personalmente ritengo che si riesca più agevolmente a
comprendere l'antico partendo a ritroso dall'oggi che non il contrario,
secondo me non solo non vi è contraddizione tra la tesi 'Roma sangue e morte
semel in anno' e 'wrestling in provincia', ma anzi vi è logica concordanza.
Un attuale epigono di questi campioni popolari, metti Totti, comprato magari
per pochi sesterzi all'inizio della carriera ma strada facendo divenuto un
capitale umano, verrà impiegato allo stremo e a rischio di rompersi un
menisco nelle partite strategiche della sua squadra, e utilizzato per magari
pochi minuti di sceneggiata per il pubblico in partite secondarie, che sono
la stragrande maggioranza,per evidenti considerazioni di economia...
Nel frattempo non mi stupirei che i gladiatori di nome venissero impiegati
anche per pubblicizzare prodotti, opere pubbliche, presenzialismo in salotti
imperiali, talk show (monstra affabulatoria? :-) compensando così o costi
del loro addestramento, le palestre, i giovani talenti per il ricambio, e il
gladio-mercato nelle province...
Veline britanne, sarmate, siriache e armene si saranno accapigliate per
farsi gossipare come loro favorite alle terme e brillare così di luce
riflessa. Acta Diurna 2000 (la pricipale bacheca scandalistica dell'epoca
alle terme di Diocleziano :-) avrà pullulato di indiscrezioni sulle loro
scappatelle e risse sulla Via Veneta dove c'erano le tabernae alla moda...
:-)
M.
Amy wrote:
>
> Resta inteso che dire che i gladiatori non morivano mai è sbagliato
> quanto dire che morivano sempre.
Penso che sia anche difficile parlare di questo argomento. Dai tempi di
Cesare alla fine dell'Impero ci sono alcuni secoli e credo che anche i
giochi riflettevano la situazione politica. Forse all'inizio erano meno
cruenti e solo con la corruzione e la discesa divennero quello che oggi
comunemente si crede che siano stati.
Si potrebbe quasi paragonare con i programmi televisivi: dall'inizio fino ad
oggi sono cambiati radicalmente e - opinione mia - molto in peggio. Basta
pensare al linguaggio usato oggi e ancora pochi anni fa. Sui contenuti
stendiamo poi il classico velo :/
Brigida
>
>> Quanto alle cronache di Sant'Agostino, riportate da Dalgora, non credo
>> siano particolarmente attendibili: lui era uno della nuova religione,
>> quella dell'amore e contro la schiavitu' e tutte le brutte cose che
>> quei cattivoni idolatri degli antichi romani facevano.
>
>concordo :)
Posso solo pensare che nessuno di voi abbia mai letto Agostino
d'Ippona. E me ne dispiace.
Ciao,
Dalgora (che preferisce essere Glasnost)
________________________________
>On Fri, 21 Jan 2005 12:31:42 GMT, thy_tur...@yahoo.it wrote:
>Ho sottomano quel testo bellissimo di Sant'Agostino "Le Confessioni" e
>mi sembra che senza alcuna ombra di dubbio si possa dedurre che gli
>spettacoli circensi erano alquanto sanguinari (altro che arti
>marziali!) .
>
>Nel cap. VIII del lib. VI, Agostino parla del suo giovane amico Alipio
>che, a Roma, era stato convinto da alcuni compagni ad assistere a
>quegli spettacoli dopo il pranzo. Conoscendone la ferocia, Alipio,
>dapprima riluttante, decide di seguire gli amici, ma di non guardare
>lo spettacolo.
Ho trovato questo sito che dichiara di pubblicare il testo completo
delle Confessioni di Sant'Agostino, ma non trovo il brano che dici
tu...
http://art.supereva.it/filo3000/agostino.htm?p
Nb: per Agostino, meglio rivolgersi a questo sito:
http://www.sant-agostino.it/italiano/ (c'è l'opera omnia...)
Il brano, cmq (Alipio travolto dalla passione del circo), nella sua
interezza è questo:
"Non sane relinquens incantatem sibi a parentibus terrenam viam, Romam
praecesserat, ut ius disceret, et ibi gladiatorii spectaculi hiatu
incredibili et incredibiliter abreptus est. cum enim aversaretur et
detestaretur talia, quidam eius amici et condiscipuli, cum forte de prandio
redeuntibus pervium esset, recusantem vehementer et resisitentem, familiari
violentia duxerunt in amphitheatrum crudelium et funestorum ludorum diebus,
haec dicentem: si corpus meum in locum illum trahitis, numquid et animum et
oculos meos in illa spectacula potestis intendere? adero itaque absens, ac
sic et vos et illa superabo. quibus auditis illi nihilo setius eum
adduxerunt secum, id ipsum forte explorare cupientes, utrum posset efficere.
quo ubi ventum est et sedibus quibus potuerunt locati sunt, fervebant omnia
inmanissimis voluptatibus. ille clausis foribus oculorum interdixit animo,
ne in tanta mala procederet. atque utinam et aures opturasset! nam quodam
pugnae casu, cum clamor ingens totius populi vehementer cum pulsasset,
curiositate victus, et quasi paratus, quidquid illud esset, etiam visum et
quasi paratus, quidquid illud esset, etiam visum contemnere et vincere,
aperuit, et percussus est graviore vulnere in anima quam ille in corpore,
quem cernere concupivit, ceciditque miserabilius quam ille, quo cadente
factus est clamor: qui per eius aures intravit et reseravit eius lumina, ut
esset, qua feriretur et deiceretur audax adhuc potius quam fortis animus, et
eo infirmior, quo de se praesumpserat, qui debuit de te. ut enim vidit illum
sanguinem, inmanitatem simul ebibit; et non se avertit, sed fixit aspectum,
et hauriebat furias at nesciebat, et delectabatur scelere certaminis, et
cruenta voluptate inebriabatur. et non erat iam ille, qui venerat, sed unus
de turba, ad quam venerat, et verus eorum socius, a quibus adductus erat.
quid plura? spectavit, clamavit, exarsit, abstulit inde secum insaniam, qua
stimularetur redire, non tantum cum illis, a quibus abstractus est, sed
etiam prae illis et alios trahens. et inde tamen manu validissima et
misericordissima eruisti eum tu, et docuisti eum non sui habere, sed tui
fiduciam; sed longe postea".
Traduzione:
"Senza abbandonare davvero la via del mondo, a lui decantata dai suoi
genitori, [Alipio] mi aveva preceduto a Roma con l'intenzione di apprendervi
il diritto. E là in circostanze stravaganti venne travolto dalla stravagante
passione per gli spettacoli gladiatori. Mentre evitava e detestava quel
genere di passatempi, incontrò per strada certi suoi amici e condiscepoli,
che per caso tornavano da un pranzo e che lo condussero a forza, come si fa
tra compagni, malgrado i suoi vigorosi dinieghi e la sua resistenza,
all'anfiteatro, ov'era in corso la stagione dei giochi efferati e funesti.
Diceva: "Potete trascinare in quel luogo e collocarvi il mio corpo, ma
potrete puntare il mio spirito e i miei occhi su quegli spettacoli? Sarò là,
ma lontano, così avrò la meglio e su di voi e su di essi"; ma non per questo
gli altri rinunciarono a tirarselo dietro, forse curiosi di vedere se
appunto riusciva a realizzare il suo proposito. Ora, quando giunsero a
destinazione e presero posto come poterono, ovunque erano scatenate le più
bestiali soddisfazioni. Egli impedì al suo spirito di avanzare in mezzo a
tanto male, chiudendo i battenti degli occhi: oh, avesse tappato anche le
orecchie! Quando, a una certa fase del combattimento, l'enorme grido di
tutto il pubblico violentemente lo urtò, vinto dalla curiosità, credendosi
capace di dominare e vincere, qualunque fosse, anche la visione, aprì gli
occhi. La sua anima ne subì una ferita più grave di quella subìta dal corpo
di colui che volle guardare, e cadde più miseramente di colui che con la
propria caduta aveva provocato il grido. Questo, penetrato attraverso le
orecchie, spalancò gli occhi per aprire una breccia al colpo che avrebbe
abbattuto quello spirito ancora più temerario che robusto, tanto più debole,
quanto più aveva contato su di sé invece che su di te, come avrebbe dovuto
fare. Vedere il sangue e sorbire la ferocia fu tutt'uno, né più se ne
distolse, ma tenne gli occhi fissi e attinse inconsciamente il furore,
mentre godeva della gara criminale e s'inebriava di una voluttà sanguinaria.
Non era ormai più la stessa persona venuta al teatro, ma una delle tante fra
cui era venuta, un degno compare di coloro che ve lo avevano condotto. Che
altro dire? Osservò lo spettacolo, gridò, divampò, se ne portò via
un'eccitazione forsennata, che lo stimolava a tornarvi non solo insieme a
coloro che lo avevano trascinato la prima volta, ma anche più di coloro, e
trascinandovi altri. Eppure tu lo sollevasti da quell'abisso con la tua mano
potentissima e misericordiosissima, gli insegnasti a non riporre fiducia in
sé, ma in te; però molto più tardi".
PS: ovviamente la polemica contro i giochi circensi, molto prima di
Agonistino è topica già nella meditazione di filosofi "pagani" -maxime
stoici- quali p.e. Seneca.
Famosissima in proposito è l'epistola a Lucilio VII del I libro, di cui ti
riporto un excerptum (2-5), che cade a fagiolo a proposito della discussione
che state avendo sulla effettiva sanguinosità dei giochi gladiatorii:
"Nihil vero tam damnosum bonis moribus quam in aliquo spectaculo desidere;
tunc enim per voluptatem facilius vitia subrepunt. Quid me existimas dicere?
avarior redeo, ambitiosior, luxuriosior? immo vero crudelior et inhumanior,
quia inter homines fui. Casu in meridianum spectaculum incidi, lusus
exspectans et sales et aliquid laxamenti quo hominum oculi ab humano cruore
acquiescant. Contra est: quidquid ante pugnatum est misericordia fuit; nunc
omissis nugis mera homicidia sunt. Nihil habent quo tegantur; ad ictum totis
corporibus expositi numquam frustra manum mittunt. Hoc plerique ordinariis
paribus et postulaticiis praeferunt. Quidni praeferant? non galea, non scuto
repellitur ferrum. Quo munimenta? quo artes? omnia ista mortis morae sunt.
Mane leonibus et ursis homines, meridie spectatoribus suis obiciuntur.
Interfectores interfecturis iubent obici et victorem in aliam detinent
caedem; exitus pugnantium mors est. Ferro et igne res geritur. Haec fiunt
dum vacat harena. 'Sed latrocinium fecit aliquis, occidit hominem.' Quid
ergo? quia occidit, ille meruit ut hoc pateretur: tu quid meruisti miser ut
hoc spectes? 'Occide, verbera, ure! Quare tam timide incurrit in ferrum?
quare parum audacter occidit? quare parum libenter moritur? Plagis agitur in
vulnera, mutuos ictus nudis et obviis pectoribus excipiant.' Intermissum est
spectaculum: 'interim iugulentur homines, ne nihil agatur'. Age, ne hoc
quidem intellegitis, mala exempla in eos redundare qui faciunt? Agite dis
immortalibus gratias quod eum docetis esse crudelem qui non potest discere".
"In verità che cosa può esserci di più dannoso alla virtù che poltrire
assistendo ad uno spettacolo? Infatti allora i vizi, favoriti dal piacere,
più facilmente si insidiano nell'animo. Capisci che cosa voglio dire?
Ritorno a casa non solo più avido, più ambizioso, più dissoluto, ma anzi più
crudele, più disumano perché sono stato tra gli uomini. Per caso capitai in
uno spettacolo di mezzogiorno aspettandomi scherzi e intermezzi farseschi e
qualcosa di riposante con cui gli occhi degli uomini si possono riposare
dopo la vista di tanto sangue. Tutto il contrario: i combattimenti
precedenti erano opera di misericordia, al confronto; ora lasciate da parte
le bazzecole, avvengono veri e propri omicidi. I gladiatori non hanno nulla
con cui proteggersi. Esposti ai colpi in tutto il corpo, che non vanno mai a
vuoto. Questo genere di spettacolo i più lo preferiscono alle coppie di
gladiatori ordinarie e postulatizi [i _paria ordinaria_ erano le copie di
gladiatori che si affrontavano in tempi e luoghi prestabiliti e secondo
certe regole. I _postulaticii_ erano coppie costituite da gladiatori
particolarmente famosi, che venivano concessi dall'imperatore come
spettacolo straordinario su richiesta del popolo]. E perché non dovrebbero
preferirli? La spada non può essere respinta con la corazza, con lo scudo. A
che cosa servono le difese? A cosa serve l'impiego di accorgimenti? Tutte
queste cose sono soltanto indugi alla morte. Al mattino i lotttatori sono
gettati in preda ai leoni e agli orsi, a mezzogiorno ai loro spettatori. Si
ordina che gli uccisori si gettino in pasto a quelli che li uccideranno e si
riserva il vincitore per un'altra strage: il risultato finale è la morte di
tutti i combattenti: la faccenda si compie col ferro e col fuoco. E queste
cose accadono mentre lo spettacolo è sospeso! «Ma costui ha commesso un
delitto ed ucciso un uomo». E allora? Questi perché ha ucciso ha meritato di
subire ciò; ma tu sciagurato che pena hai meritato per assistere a questo
spettacolo? «Uccidi, colpisci, brucia! Ma perché va incontro alla spada con
tanto timore? Perché uccide con così poco accanimento, perché non muore di
buon grado?». Li si costringe con la frusta a ferire, che si colpiscano a
vicenda, con i petti nudi e posti l'uno di fronte all'altro. «C'è
l'intervallo». Nel frattempo si sgozzi qualcuno, tanto per fare qualcosa.
Suvvia non comprendete che i cattivi esempi ricadono su chi li dà?
Ringraziate gli dèi immortali che insegnate ad essere crudele a chi non può
imparare [probabile allusione a Nerone]".
Un saluto,
Nico
> PS: ovviamente la polemica contro i giochi circensi, molto prima di
> Agonistino è topica già nella meditazione di filosofi "pagani" -maxime
> stoici- quali p.e. Seneca.
E comunque è soprattutto contro l'abbandonarsi alle passioni piuttosto che
contro la morte ingiusta del gladiatore.
Si parla sempre di violenza e sangue, mai di povere vite perdute.
> "Nihil vero tam damnosum bonis moribus quam in aliquo spectaculo
> desidere; tunc enim per voluptatem facilius vitia subrepunt. Quid me
> existimas dicere? avarior redeo, ambitiosior, luxuriosior? immo vero
> crudelior et inhumanior, quia inter homines fui.
Sia pure per motivi (religiosi) diversi, tanto Agostino quanto Seneca
deprecavano questi spettacoli, forse non tanto perché fossero sanguinari
in sé, quanto piuttosto perché inducevano gli spiriti deboli ad
appassionarsi alla violenza.
E' ovvio che, per sostenere la propria tesi, certe descrizioni vengano
colorite a tinte più fosche del necessario.
Non è né strano né inconsueto né passato di moda.
Sul pacchetto di sigarette che ho davanti c'è scritto da un lato "Fumare
in gravidanza fa male al bambino". E' un'affermazione apodittica che
solo in rari casi corrisponde a realtà; dispongo di numerosi esempi
(alcuni a me vicinissimi) di donne che hanno continuato a fumare in
gravidanza ed hanno poi partorito felicemente figli che ora sono adulti
ed in buona salute.
Dall'altro lato del pacchetto si legge "Il fumo uccide". Io fumo da
quasi cinquant'anni e sono ancora vivo e, tutto considerato, in ottima
salute per la mia età :). Molti tra di voi avranno esempi analoghi.
Ma l'affermazione lapidaria colpisce la fantasia, genera paura e tiene
lontano da tentazioni che, per motivi salutistici o religiosi o anche
solo di ordine pubblico, vanno evitate.
Rifacendomi ad un precedente esempio di Amy, che cosa accadrebbe se fra
duemila anni un archeologo trovasse uno scrigno contenente una
collezione di pacchetti di sigarette vuoti insieme al testo della legge
anti-fumo?
Certamente concluderebbe che la maggior parte degli Italiani fumavano
due pacchetti di sigarette al giorno e si chiederebbe come mai l'intera
nostra civiltà non sia improvvisamente scomparsa nel nulla, per la morte
di quasi tutti. Letteralmente... andata in fumo.
La mia opinione quindi è che tanto Seneca (per motivi più che altro
morali) quanto Agostino (per motivi più che altro politico-religiosi)
avessero tutto l'interesse a "picconare" sugli spettacoli gladiatori
che, da un lato, suggerivano soluzioni violente alle dispute, dall'altro
raccoglievano consensi intorno a un paganesimo ormai sulla via
dell'estinzione, almeno nell'Urbe.
P.S.: Quello del fumo è solo un esempio. Non approfittiamone per
trasformare questo thread in un dibattito pro o contro certe abitudini:
andremmo completamente fuori tema :)
Saluti,
--
Righel (e-m in "Reply To")
___________________________
http://xoomer.virgilio.it/ugo.lat/FISA
http://www.na.astro.it/uan
> P.S.: Quello del fumo č solo un esempio. Non approfittiamone per
> trasformare questo thread in un dibattito pro o contro certe
> abitudini: andremmo completamente fuori tema :)
Perņ mi permetto di consigliare la visione del poco pubblicizzato, ma
bellissimo film Nicotina.
La frase finale, nascosta nei sottotitoli: fumare fa male, ma anche vivere
nuoce alla salute č letteralmente mitica.
ok, fine dell'OT- :)
ps: non fumo e Gigi ha smesso da oltre un mese.
Puoi avere ragione, ma con incontri non mortali, tenere i gladiatori
inutilizzati, o organizzare molteplici spettacoli, sarebbe stato quasi lo
stesso.
> Poi propongo un'altra riflessione:
> Pensate alla Corrida: muore il toro e ogni tanto anche il torero, ma se le
> nostre fonti fossero costituite esclusivamente dagli articoli di cronaca
> che trattano degli incidenti, andremmo a ricostruire che la Corrida si
> svolgeva due o tre volte l'anno e che il torero moriva sempre
In un dialogo ritrovato a Pompei, un proprietario di gladiatori, afferma ne
morissero la metŕ, all'obiezione che molti feriti, ricevevano la grazia,
rispondeva che molti morivano in seguito per la ferita, e che spesso anche
il vincitore aveva subito ferite che ne causavano la morte. Il che secondo
lui pareggiava gli sconfitti sopravissuti.
Ciao :-)
Ad'I
> Contra est: quidquid ante pugnatum est misericordia fuit; nunc
>omissis nugis mera homicidia sunt. Nihil habent quo tegantur; ad ictum totis
>corporibus expositi numquam frustra manum mittunt.
[cut]
>Mane leonibus et ursis homines, meridie spectatoribus suis obiciuntur.
>Interfectores interfecturis iubent obici et victorem in aliam detinent
>caedem; exitus pugnantium mors est. Ferro et igne res geritur. .
>
> Tutto il contrario: i combattimenti
>precedenti erano opera di misericordia, al confronto; ora lasciate da parte
>le bazzecole, avvengono veri e propri omicidi. I gladiatori non hanno nulla
>con cui proteggersi. Esposti ai colpi in tutto il corpo, che non vanno mai a
>vuoto.
[cut]
> Al mattino i lottatori sono
>gettati in preda ai leoni e agli orsi, a mezzogiorno ai loro spettatori. Si
>ordina che gli uccisori si gettino in pasto a quelli che li uccideranno e si
>riserva il vincitore per un'altra strage: il risultato finale è la morte di
>tutti i combattenti: la faccenda si compie col ferro e col fuoco.
Bell'intervento, molto appropriatamente documentato, grazie!:-)
Vorrei ricordare che, sull'argomento, dalle Vite Parallele di
Plutarco, si legge anche: "A Capua esisteva una scuola di gladiatori,
in maggioranza galli e traci, che, senza aver commesso nulla di male,
solo per iniquità del padrone, vi erano tenuti rinchiusi a viva forza
e destinati a duellare nell'arena ( Vita di Crasso 8, Vita di Spartaco
9)
Esiste poi una iconografia che non lascia dubbi sulla violenza di
certi combattimenti (mosaici, bassorilievi..).
E' strano come si cerchi sempre di camuffare la Storia quando è
scomoda... Forse succederà anche molto presto con le stragi dei
nostri tempi!
Ciao, (ehi, ehi, sono molto contenta, Nico, che bell'intervento,
accidenti!!!:-))
Dalgora che preferisce essere Glasnost!:-)
>
>La mia opinione quindi è che tanto Seneca (per motivi più che altro
>morali) quanto Agostino (per motivi più che altro politico-religiosi)
>avessero tutto l'interesse a "picconare" sugli spettacoli gladiatori
>che, da un lato, suggerivano soluzioni violente alle dispute, dall'altro
>raccoglievano consensi intorno a un paganesimo ormai sulla via
>dell'estinzione, almeno nell'Urbe.
E Plutarco? E la guerra servile? E i mosaici che mostrano le lotte e
le stragi e i bassorilievi che mostrano le lotte dei gladiatori con i
leoni... Vabbé non ho lo scanner e poi non mi interessa convincere
nessuno però... dobbiamo davvero pensare che si trattava solo di
propaganda politica?
Tra l'altro Seneca scrive nel I sec.d.C, quando il paganesimo è ancora
diffuso, Agostino scrive nel IV sec. d.C, quando ormai il
Cristianesimo è religione ufficiale.
Certo, si potrà dire che in entrambi questi autori c'è una sensibilità
che, o per motivi morali o per motivi religiosi, si oppone a queste
forme di violenza (e meno male che qualcuno che provava disgusto
c'era!) e che la vicenda viene, quindi, caricata di negatività, ma di
qui a sottintendere che la verità sia stata stravolta... be'... mi
sembra eccessivo.
Questi autori scrivevano per i contemporanei, i quali avrebbero
sicuramente potuto svergognarli se avessero raccontato il falso. Gli
spettacoli erano pubblici!
Mah... Alcuni dicono che anche i campi di sterminio nazisti siano
stati solo propaganda politica...Si pensa che vedendo un po' di fumo
levarsi da un camino...qualcuno si sia inventato che c'erano le camere
a gas...(Purtroppo non è uno scherzo e chissà cosa si racconterà tra
alcuni secoli...)
Altri poi hanno persino il coraggio di dire "Historia magistra vitae"!
(Credimi non voglio essere polemica, anzi chiudo qui...)
Ciao,
Dalgora che preferisce essere Glasnost
>E' strano come si cerchi sempre di camuffare la Storia quando è
>scomoda... Forse succederà anche molto presto con le stragi dei
>nostri tempi!
Affermazione inutilmente polemica; nessuno qui vuole camuffare la
storia (che mi frega di Seneca, Agostino e gli Antichi Romani? Mangio
lo stesso, chiunque abbia ragione).
Qualche anno fa, uno dei quotidiani con i quali collaboravo mi chiese
se avevo voglia di mettere insieme un pezzo storico-commemorativo
sulla bomba atomica.
Per farlo mi sono ovviamente documentato in archivi; consultando
giornali dell'epoca e via via pubblicazioni seguenti, mi sono accorto
che il numero delle vittime cresceva in maniera esponaneziale ogni
anno: prima si parlava di centinaia di migliaia, poi si e' arrivati a
milioni...
Molto piu' in la', quand'ero studentello di scuola serale, il nostro
professore di Ragioneria ci racconto' una sera che era stato in un
campo di concentramento (nazista). Dimenticavo: era ebreo.
Ci racconto', tra le altre cose, che per liberarsi dai pidocchi si
mettevano tutti nudi in cortile e si docciavano con potenti getti
d'acqua, mentre i pagliericci venivano lavati a loro volta.
Qualche anno dopo, su un libro ho visto una foto sbiadita e fatta
male, la cui didascalia spiegava che una delle torture alle quali
erano sottoposti gli ebrei nei campi di concentramento consisteva nel
costringerli a stare nudi in cortile a sorbirsi docce gelate.
Non nego con tutto questo ne' gli orrori della bomba atomica ne'
quelli dei campi di sterminio nazisti. Pero', qualche volta bisogna
anche prendere con molto "grano salis" certe cose.
Ciao,
>
>Non nego con tutto questo ne' gli orrori della bomba atomica ne'
>quelli dei campi di sterminio nazisti. Pero', qualche volta bisogna
>anche prendere con molto "grano salis" certe cose.
Infatti... hai ragione, ma io... ho invitato solo a leggere un po' di
documenti.
Ciao,
Dalgora che preferisce essere Glasnost
>On Sun, 23 Jan 2005 18:48:30 GMT, Dalgora Nulla
><dalgor...@libero.it> wrote:
>
>>E' strano come si cerchi sempre di camuffare la Storia quando è
>>scomoda... Forse succederà anche molto presto con le stragi dei
>>nostri tempi!
>
>Affermazione inutilmente polemica;
Non era una frase polemica verso di voi. Inseguivo soltanto un mio
pensiero che però qui è OT e lo rinvio su FISAn.
Mi sembra che ci sia spesso la tendenza a voler rimuovere
(istintivamente dalla memoria) le cose che è troppo doloroso
accettare che siano state commesse da esseri umani in tutto simili a
noi... Solo questo.
Ciao,
Dalgora che preferisce essere Glasnost
_______________________________
>On Mon, 24 Jan 2005 18:56:00 GMT, thy_tur...@yahoo.it wrote:
>
>>On Sun, 23 Jan 2005 18:48:30 GMT, Dalgora Nulla
>><dalgor...@libero.it> wrote:
>>
>>>E' strano come si cerchi sempre di camuffare la Storia quando è
>>>scomoda... Forse succederà anche molto presto con le stragi dei
>>>nostri tempi!
>>
>>Affermazione inutilmente polemica;
>
>Non era una frase polemica verso di voi. Inseguivo soltanto un mio
>pensiero che però qui è OT e lo rinvio su FISAn.
Non l'ho affatto interporetata come polemica nei confronti di
qualcuno. Solo come "polemica" in generale; una frase fatta del tipo
"si stave meglio quiando si stava peggio", "non ci sono piu' le mezze
stagioni", eccetera.
Tutte le volte che qualcuno tenta un'analisi non convenzionale di un
fatto storico, salta fuori qualche "purista" con una frase sul tipo
della tua.
Io cxredo che l'errore non sia quello di camuffare la storia ma quello
di volerla giudicare in un contesto diverso. Gli antichi romani erano
crudeli? Alla luce di quel che pensiamo oggi, forse si' (pero' non
dimentichiamoci dei nostri riti gladiatorii: pugilato, lotta nelle
varie forme, arti marziali, eccetera, tutte cose nelle quali - per
quanto ce la si possa menare con sportivita' e cavolate simili - lo
scopo e' fare male all'aversario, il piu' possibile in modo da
stenderlo al tappeto); pero' la crudelta' e le ingiustizie dei romani
(dei celti, degli aztechi, dei mongoli, di vlad l'impalatore o di
Mussolini o Hitler o Bush) deve essere inquadrata in QUEL preciso
momento storico e valutata - per quanto possibile - con la mentalita'
di allora, con le conoscenze, le circostanze, eccetera, eccetera...
>Mi sembra che ci sia spesso la tendenza a voler rimuovere
>(istintivamente dalla memoria) le cose che è troppo doloroso
>accettare che siano state commesse da esseri umani in tutto simili a
>noi... Solo questo.
Per niente simili a noi: credo che siano pochissime le cose che
accomunano persone di tempi diversi.
Quanto alla presunta tendenza a rimuovere che dici tu, mi pare vero
invece l'opposto: si vuole non solo RICORDARE e non RIMUOVERE, ma
anche giudicare fuori dal proprio contesto determinati avvenimenti.
Non vorrei andare troppo OT, ma desidero spiegarmi prima che qualcuno
pensi che - avendo parlato di campi di concentramento nazista - io
giustifichi i crimini commessi contro gli ebrei: non sono
giustificabili; pero' sono da valutare nel contesto sociale, politico
e culturale che li ha generati. E poi anche scindere la propaganda
dalla verita'.
> Premesso che personalmente ritengo che si riesca più agevolmente a
> comprendere l'antico partendo a ritroso dall'oggi che non il contrario,
> (CUT)
Devo necessariamente riportare in questa mia piccola incursione un dato di
fatto che mi impedisce di essere d'accordo in ogni modo con questa tua
affermazione: l'assioma basilare di TUTTA l'archeologia post - anni 50 (
quindi l'archeologia moderna) è che per comprendere qualcosa che ai nostri
occhi non è facilamente comprensibile , la prima cosa da fare assolutamente
è astrarre il dato (materiale o non ) che si sta analizzando dal contesto
nostro attuale e cercare di contestualizzarlo da subito nell'epoca a cui
appartiene . Alla luce del "tempo antico " cose che noi oggi reputiamo
assurde vedrai che ti si riveleranno quasi d'obbligo in certi ambienti (E.G.
paìdo-filìa (interesse per i giovani)) e viceversa
Nel contempo devo però dirti che il tuo spaccato pseudo-cronacal-gossiparo
mi ha veramente divertito, complimenti ehehhe
Massimo
Alla luce del "tempo antico " cose che noi oggi reputiamo
> assurde vedrai che ti si riveleranno quasi d'obbligo in certi ambienti
> (E.G. paìdo-filìa (interesse per i giovani)) e viceversa
L'esempio non mi convince... Proprio l'attuale diffusione della pedofilia mi
porterebbe a ritenere sia un ovvio e logico sviluppo di una forma mentis
contraddistinta da continuità storico-antropologica attestata
Però ammetto che la retroproiezione dei comportamenti umani è in fondo una
fonte inesauribile di divertissement
(non sosterrei mai IN PUBBLICO la evidente concatenazione tra le dinamiche
elettorali pompeiane e il sistema elettorale uninominale maggioritario
concretamente praticato in Irpinia, ahem...)
;-)
M.