Nico, non ti nascondere: questa è per te :)
--
Righel
____________________________
free.it.scienza.archeologia
http://xoomer.virgilio.it/uglatess/FISA
http://www.na.astro.it/uan
--
Demostene
www.ipaesaggi.it,
sito affiliato a www.archeoambiente.it
Impossibile saperlo PRIMA di averlo trapanato da parte a parte.
Facciamoci dare st'appalto e non se ne parla più...
;-)
M.
...Eccomi :-)...
Mi sono letto i passi di Strabone (5,4,5 e 7) e l'epistola di Seneca
(57,1segg.): molto interessanti, grazie! (anche se tra loro, come scrivi,
difficilmente conciliabili: leggo che Beloch pensava Strabone si fosse
confuso con il tunnel di Cuma).
Ne ha parlato comunque, per tornare alla tua richiesta, anche Petronio,
frammento 16: Encolpio, nella parte iniziale perduta, nelle sue peripezie
(cito da Edward Courtney, A companion to Petronius, Oxford: Oxford Univ.
Press, 2001, p.45): "seems to have gone to Naples, from which he apparently
doubled back a few miles through the _crypta neapolitana_"; forse passò poi
anche per Baia, prima di imbarcarsi a Pozzuoli nel suo (sfortunato) viaggio
per mare finito in naufragio.
Una curiosità: perché pensare a Licofrone? Se i tre tunnel [(i) la Crypta
Neapolitana, ad unire Napoli a Puteolis; ((ii) la Grotta di Cocceio o Grotta
della Pace, ad unire il lago Averno con Cuma; e (iii) la Grotta di Seiano,
attraverso la collina di Posillipo per giungere alla villa di Vedio
Pollio].vennero costruiti da Lucio Cocceio Aucto nella seconda metà del I
sec. a.C., ipotizzare la crypta esistente già a cavallo tra IV e III a.C.
sarebbe un po' azzardato, no?
Certo, ho sottomano l' "Alessandra", e vedo che in part. ai vv.688-725 si
menzionano, raccontando delle peripezie di Odisseo, luoghi come Ischia,
Baia, Cuma, il lago Fusaro, il lago Lucrino, il lago Averno,
Posillipo/Lethaion, e la stessa Napoli (vv.735-36 _leos Neapoliton_) [se sei
interessato al tema: I.E.M.Edlund "The sacred geography of southern Italy in
Lykophron's Alexandra", Opuscula Romana, 16, 1987, pp.43-49], ma escluderei
che il "sentiero per buoi che fu scavato dal leone [cioè Eracle]", vv.
697-98, _leontos atrapous boon / chostas_, abbia qualcosa a che fare con
quanto ti sta interessando, visto che si parla di un "terrapieno" -che, a
detta di Strabone (5,245) separava il lago Lucrino dal mare, fortificato da
Agrippa (Diodoro 4.22.2 lo colloca invece al lago d'Averno), lo stesso
Agrippa peraltro, sponsor e promotore di quelli che, appunto, sono i più
importanti tunnel della romanità.
Tunnel che peraltro non conoscevo affatto (mea culpa :-) e che un
bell'articolo di una équipe di ingegneri napoletani pubblicato su un sito
dell'UNESCO a latere di un convegno del 2000 fa apprezzare in tutta la loro
importanza (AMATO, L. EVANGELISTA, A. NICOTERA, M.V. VIGGIANI, C: "The
Crypta Neapolitana; a Roman tunnel of the early imperial age"
http://www.unesco.org/archi2000/pdf/viggiani2.pdf). Tra l'altro fanno
un'osservazione interessante, per te che sei un "astronomo", riguardo
l'orientamento della Crypta: "It is 711 m long and oriented exactly in the
east - west direction. In fact, before the collapse of the central section,
at the end of February and October the sun rays passing through the tunnel
could be seen at sunset illuminating the roofs of the houses surrounding the
eastern entrance"
Per finire: della Crypta parla anche A.Coralini "Osservazioni sulle gallerie
stradali" in L.Quilici e S.Quilici Gigli (a cura di) Tecnica stradale
romana, Roma, 1992, in part. pagg. 84-92; googleando :-), infine, ho trovato
menzionato quest'articolo, che sfortunatamente non ho sotto mano: Michael
Hascher "Die Crypta Neapolitana. Ein römischer Straßentunnel in Neapel",
Orbis Terrarum 5 (1999), pagg. 127-156.
Potresti approfondire partendo appunto da questi due articoli; quanto a
Vitruvio, ricercando il testo latino per parole-chiave non ho trovato nulla;
mi era balenata l'idea, invece -per ovvi motivi- di Stazio, che nelle
"Silvae" nomina un sacco di volte Napoli e dintorni, con precisione
topografica, ma qui (C.J.Hough "Sense of Place in Statius' Silvae: The
Cultural Landscape of Campania in the First Century A.D."
http://www.uwm.edu/Dept/Grad_Sch/McNair/Summer03/hough.pdf) non ho trovato
nulla di ricollegabile.
In bocca al lupo per le tue future ricerche,
cordialmente,
Nico
No, niente del genere :)
> Ma
> buca sul serio la collina da parte a parte? Per quale scopo?
Sì, l'attraversa per 705 metri, dato attuale che non tiene conto di
eventuali crolli avvenuti in passato in prossimità degli ingressi.
Lo scopo?
Essenzialmente utilitaristico: aprire una via più comoda e rapida di
comunicazione fra la città di Napoli ed il 'Portus Iulius' che si
trovava nel golfo di Pozzuoli, a Baia, per la precisione.
La collina di Posillipo, infatti, è molto lunga e separa naturalmente la
città vera e propria dalla zona dei campi Flegrei. Per andare verso
Pozzuoli bisognava risalire la via Antiniana fino al Vomero e
ridiscendere dall'altra parte.
A parte le ovvie implicazioni militari, fu un valida idea. Pensa che è
stata utilizzata come via di comunicazione fino a poco dopo l'avvento
della trazione a motore.
Naturalmente furono effettuati lavori di restauro e adattamento alle
mutate condizioni di traffico già dal 1455, ai tempi di Alfonso
d'Aragona, e poi ancora un secolo dopo con il viceré don Pedro di
Toledo, realizzando un congruo abbassamento e livellamento del piano
stradale.
E' proprio l'esistenza di queste modifiche che non ci permette di avere
ancora chiare le condizioni originarie, senza le quali non potremmo
proseguire nella nostra ricerca.
> Una curiosità: perché pensare a Licofrone? Se i tre tunnel [(i) la
> Crypta Neapolitana, ad unire Napoli a Puteolis; ((ii) la Grotta di
> Cocceio o Grotta della Pace, ad unire il lago Averno con Cuma; e
> (iii) la Grotta di Seiano, attraverso la collina di Posillipo per
> giungere alla villa di Vedio Pollio].
C'è anche: (iv) la Crypta Romana che attraversa da parte a parte la
collina di Cuma congiungendo uno dei porti con il foro della città.
In realtà, a parte la Grotta di Seiano, le altre tre fanno parte di una
gigantesca opera di viabilità militare, costruita da Cocceio, per
collegare rapidamente e direttamente la zona militare di Cuma, il Lago
d'Averno (arsenale della flotta romana, a monte del Portus Iulius) e la
città di Neapolis.
> vennero costruiti da Lucio
> Cocceio Aucto nella seconda metà del I sec. a.C., ipotizzare la
> crypta esistente già a cavallo tra IV e III a.C. sarebbe un po'
> azzardato, no?
Più che azzardato è stato sciocco :(
Ricordavo di aver letto qualcosa sulla zona flegrea proprio
nell'Alessandra, tanti anni fa, e nello scrivere frettolosamente non ho
fatto caso all'incoerenza cronologica.
Chiedo scusa :)
...
> ...Tra
> l'altro fanno un'osservazione interessante, per te che sei un
> "astronomo", riguardo l'orientamento della Crypta: "It is 711 m long
> and oriented exactly in the east - west direction. In fact, before
> the collapse of the central section, at the end of February and
> October the sun rays passing through the tunnel could be seen at
> sunset illuminating the roofs of the houses surrounding the eastern
> entrance"
Beh!, come ingegnieri hanno toppato alla grande! :)
> and oriented exactly in the east - west direction.
Invece il tunnel ha un orientamento di circa 70 gradi e non dei 90 che
avrebbe dovuto avere se fosse stato est-ovest.
Inoltre se fosse stato veramente orientato a 90°, il raggio di sole cui
accennano avrebbe attraversato la crypta esattamente in occasione degli
equinozi (Marzo e Settembre) e non a Febbraio e Ottobre.
Devono aver letto qualcosa da qualche parte e l'hanno pubblicato senza
sottoporlo a verifica.
Effettivamente è proprio sull'ipotetica esistenza di questo fenomeno che
stiamo facendo delle ricerche. Ma i dati raccolti finora lasciano
supporre che fosse divenuto visibile solo a partire dal XV o XVI secolo.
Ecco perché cerco qualche indizio di età romana.
> .... mi era balenata l'idea, invece -per ovvi motivi- di
> Stazio, che nelle "Silvae" nomina un sacco di volte Napoli e
> dintorni, con precisione topografica
Giusto! Stazio...
Proverò a dare un'occhiata.
Grazie di tutto.
PS: Ehm... ti ricordi, per piacere, di trascrivere in italiano le
citazioni? :)
Ciao,
--
Demostene
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sito affiliato a www.archeoambiente.it
"Righel" <fun.ru...@PIEDElibero.it> ha scritto nel messaggio
news:io1bc.106507$FJ6.3...@twister1.libero.it...
> Invece il tunnel ha un orientamento di circa 70 gradi e non dei 90 che
> avrebbe dovuto avere se fosse stato est-ovest.
> Inoltre se fosse stato veramente orientato a 90°, il raggio di sole cui
> accennano avrebbe attraversato la crypta esattamente in occasione degli
> equinozi (Marzo e Settembre) e non a Febbraio e Ottobre. .... Cut -
> Effettivamente è proprio sull'ipotetica esistenza di questo fenomeno che
> stiamo facendo delle ricerche. Ma i dati raccolti finora lasciano
> supporre che fosse divenuto visibile solo a partire dal XV o XVI secolo.
> Ecco perché cerco qualche indizio di età romana.
Visibile solo a partire dal XV o XVI secolo a causa dei movimenti di
precessione dell'asse terrestre? o per quali motivi?.
Di fatto, in teoria, i 20° di differenza tra 90° e 70° sono inferiori
all'inclinazione media (o attuale?) dell'asse terrestre e quindi il
fenomeno, al tramonto, si dovrebbe verificare due volte all'anno prima
e dopo il solstizio di inverno. E' così o ho "toppato" completamente?
(le mie conoscenze di astronomia sono molto scarse e risalgono ormai a
tempi... remoti!)
Ciao,
MaxB
Questo articolo fa parte di una serie di lavori inerenti l'attività
speleo-archeoiogica che abbiamo condotto per un buon numero di anni nel
sottosuolo campano.
In Campania la speleologìa, vista come scienza pura, ha dato frutti migliori
nelle province di Caserta, Avellino e Salerno. il sottosuolo napoletano è,
sì, ricco dì antri, ma questi sono soprattutto canali, cavità artificiali,
resti di remote civiltà. In Napoli, allora, difficilmente si può praticare
la speleologia pura. Questa si fonde quasi sempre con l'archeologia. Ma
anche allora lo studio si fa interessante per la prima scienza: comparazione
della facies vulcanica con quella carsica, struttura geologica, dilavamento
idrìco, ecc.
Scopo principale delle ricerche nella Grotta Vecchia per quanto inerìsce
l'archeologia fu l'indíviduazione delle biforcazioni del vecchio acquedotto
augusteo a monte e a valle della grotta.
L'articolo che segue descrive per sommi capi la Grotta Vecchia di Napoli.
Attualmente essa è abbandonata, chiusa al pubblico, ridotta ad un ammasso di
frane. Eppure è uno dei monumenti più cari che si dovrebbero tenere. L stato
infatti il prìmo passaggìo diretto fra Cumani e Napoletani. ~ rimasto
passaggio più breve fra Puteolani e Napoletani dopo che Coccejo l'ebbe fatta
ampliare. Ha visto le fortune di Napoli trasferirsi a Pozzuoli quando la
ritorsione di Silla contro la popolazione napoletana che (o aveva osteggiato
a favore di Mario produsse danni notevoli all'arsenale, alla fiotta, al
commercio con l'oriente dei napoletani. Ha visto poi le fortune di Pozzúoli
ritornare a Napoli quando Claudio Traiano eresse un porto alle foci dei
Tevere, spostando così il cen tro dei commercio da Pozzuoli ne Lazio,
permettendo a Napoli di ri fiorire. Ha visto il passaggio de patrizi più
celebri (Augusto, Poi hone, Lucullo). L stata sede di du religioni pagane
che incussero mol to timore al nascente cristianesi mo i stata attraversata
da un tratto dell'acquedotto di Augusto che da Serino conduceva le acque a
Miseno per la flotta puteolana. C'e' stato ultimo riposo dei poeta mantovano
e, probabilmente, ha accolto le spoglie di Giacomo Leopardi. in fine, con
radici proprio nel culto pagano, ha visto nascere il culto della Madonna di
Piedigrotta ed h visto le origini della canzone napo letana.
2. VICENDE STORICHE
La Grotta Vecchia (detta anche d Pozzuoli o di posillipo interessan tissimo
monumento di ingegneri romana, è quella che, quasi parai lelamente alla
Grotta Lazìale, attra versa la collina di Posillipo fra Pie digrotta
mergellina e Fuorigrotta e' stata scavata nel tufo dai Cuma ni fin dal terzo
secolo a.C., quindi molto tempo prima dell'epoca di Augusto e Lucullo alla
quale, erroneamente, fu attribuita da molti autori (1) allo scopo di
agevolare le comunicazioni fra Cumani e Napoletani
Prima dello scavo, infatti, le comunicazioni con Pozzuoli (motivo pe cui la
grotta prese anche tal nome si svolgevano risalendo e discendendo con
animali da soma la collina di Posillipo nella parte sovrastante la grotta,
oppure andando fino al Capo di Posillipo e fiancheggiando la collina.
La sua antica forma era molto di versa dall'attuale: Seneca (2) E Strabone
(3) la descrivono come un infelice passaggio molesto, an gusto e polveroso
nel quale bisognava procedere curvi.
Agli inizi dell'età augustea, per raggiungere in più breve tempo la flotta
romana localizzata a Miseno Agrippa dà ordine a Coccejo Aucto (già autore di
altri passaggi fra Cuma ed il Lago d'Averno) di ampliare la grotta di
Posillipo. Si narra che Coccejo facesse ampliare la grotta in quindici
giorni da centomila schiavi.Il livello dell'ingresso di Napoli mergellina
era una decina di metri più alto dell'altro, per cui nella sua prima
formazione la grotta era in declivio verso Pozzuoli. nei successivi restauri
la grotta fu ampliata, portandone il livello da quello originario, che era
pressappoco all'altezza della tomba di Virgilio, al livello dell'ingresso di
Napoli mergellina era una decina di metri più alto dell'altro, per cui nella
sua prima formazione la grotta era in declivio verso Pozzuoli. In successivi
restauri la grotta fu ampliata, portandone il livello da quello originario,
che era pressappoco all'altezza della tomba di Virgilio, al'attuale (circa
m. 47,5 s.l.m. l'ingresso di Piedigrotta e circa 36 m. s.l.m. l'ingresso dì
Fuorigrotta).
Dopo un prìmo restauro di epoca ignota fu fatta livellare e restaurare, per
ordine di Alfonso I d'Aragona, da Bruno Risparello nel 1546, Nei 1548 don
Pietro di Toledo la fece lastricare con pietre dei Vesuvio ed illuminare,
rendendo agevole fl passaggio perfino alle carrozze. Fu restaurata ancora
nel 1748 e nell'800.
Nel secolo scorso, essendo fl traforo inadatto alle esigenze della viabilità
moderna, si rinunciò al consolidamento.
1 STATO PRESENTE
Dall'ingresso di Fuorigrotta, per circa 50 m, di lunghezza, il suolo è
ricoperto di paglia ed altre sozzure per uno spessore di circa 40 cm.;
questo tratto della « crypta » è, infatti, adibito abusivamente a deposito,
da persone dei luogo,
Il percorso di circa m. 705 è molto accidentato da frane provocate
dall'erosìone eolica Alle pareti vi sono resti di canali aventi sezione di
cm. 40x60 che terminano in due solchi.
Al centro dell'ingresso, l'altezza dei due canali, vi è una ferisce
rivelatasi in un secondo tempo per il condotto dell'Acquedotto Augusteo che
attraversa la grotta. Almeno in questo punto non è stato possibile esaminare
il condotto poiché la volta si presentava così friabile e sottile da
sopportare difficilmente il peso di un uomo.
Alle pareti, a tratti, si vedono resti di « opus signìnum » e « o.
reticulatum ». Per il rimanente percorso non vi sono altre tracce - a parte
il condotto già menzionato - di opere murarie di epoca romana. L' erosione
dei vento è molto forte e, per diversi tratti, se non ci sono franamenti, il
suolo è coperto da una spessa coltre di soffice terreno.
A metà circa del percorso, a destra, c'è un sacello di epoca greca (tempio
di Mìtra) rifatto cristiano e dedicato alla Vergine Maria, vandalicamente
distrutto in ogni suo reparto molto tempo fa. In esso abbiamo rinvenuto, fra
le macerie sparse, una lapide di marmo dalla quale si apprende che il
sacello e la Grotta di Pozzuoli erano entrambí visitabili e, naturalmente,
transitabili, fino agli inizi di questo secolo grazie alla ricostruzione
fatta operare dal sindaco di Napoli Beniamino Ruffo, duca di Guardíaiombarda
(Avellino) nell'anno 1895.
Riportiamo di seguito la iscrizione:
A OUESTO ANTICO SACELLO VENNE RIDATO SPLENDORE NELL'ANNO 1895 SINDACO Di
NAPOLI BENIAMINO RUFFO DUCA Di GUARDIALOMBARDA A CURA DELL'INGEGNERE adolfo
giabarba e a spese di francesco serpe
Proseguendo, quasi all'ingresso di Mergeliina, a sinistra, c'è una grossa
nicchia a circa 3 m. di altezza. Alla parete l'umidità ha rovinato molto, ma
non è riuscita a distruggere dei tutto l'effíge dei dio Priapo, il nume
tutelare che gli abítanti dell'antichissìma Napoli venerarono fra la folla
indicibile dei loro dei « in una cappella che eressero appresso alla bocca
di questa grotta, in quel luogo " propatulo " mol- aperto, in dovè fama che
spe- in tempo di notte vi si facessero le sacre funzioni dalle femmine di
tal nume adoratrici » (4). Sulla nicchia che ospitò il culto di Priapo si
apre un cunicolo dell'Acquedotto Augusteo che esce a Fuorígrotta. Quì si
biforcava: un tratto correva lungo la collina di Posìllipo e l'altro
proseguiva fino a Miseno, dove alìmentava dì acqua dei Serino le ville
romane lungo il percorso ed infine la Piscina Mirabile. Abbìamo esplorato il
condotto per circa 70 m. ma siamo stati bloccati da una frana che
fortunatamente non ha provocato alcun danno alle nostre persone. Il condotto
che attraversa la grotta, infatti, corre al di sopra della volta, cosa non
menzionata affatto nei testi che riportano il percorso dell'Acquedotto
Augusteo (5), e che ci ha fatto temere di non trovare traccia di questo
tratto così importante.
Ai lati dell'antico ingresso (Piedigrotta) si vedono i segni delle ruote dei
carri, che sono altresì visibili ai lati del primo sbassamento fatto operare
da Alfonso 1 d'Aragona.
4. CULTO Di MITRA
Mitra, divinità solare secondaria della religione vedica, nello zoroastrismo
avestaico (Mithra) assurto a grande importanza nei sudovest dell'impero
persiano, specìalmente in Cappadocia, diventa il centro di una religione
misteriosofica imbevuta di idee astra)i attinte a Babilonia Mitra nasce
dalla roccia, spunta come protettore della vegetazione - dal fogliame di un
albero, fa alleanza coi Sole e percorre col suo carro il firmamento; con un
colpo di giavellotto fa scaturire l'acqua da una roccia e, finalmente,
immola il toro dalle cui membra provengono le piante, gli animali e tutti i
benefici agli uomini.
Dei culto di Priapo presso antichi popoli parlano Papilio Stazio Lattanzio
Grammatico, Porfirio, àenofonte, Lampridio, Tertuiliano ed altri autori. Gli
Achemenidi lo dissero « Titana », gli Egiziani « Oniride », i Greci Io
adottarono dai Persiani come Mitra.
H culto di Mitra si diffuse dappertutto, specie per opera dei soldati, tanto
da potersi considerare per qualche tempo temibiìe rivale dei cristianesimo.
I seguaci di Mitra si riunivano a celebrare i loro riti in una grotta
artificiale.
A Napoli Mitra fu adorato sotto I' aspetto di Bue Mitrato, per
l'antíchissíma tradizione che soleva così rappresentarlo in segno di
dominio, nella Grotta di Pozzuoli.
Testimonianza di tale culto è una lapide (posta poi davanti la porta di S.
Antonio a Vienna), rinvenuta nella metà della Grotta dì Pozzuoli nei tempi
della sua prima restaurazione, con la dedica dei valente console Appio
Claudio a Mitra dìo onnìpotente:
ONNIPOTENTI DEO MITHRAE
APPIUS 'CLAUDIUS TERRONiU SEXTER V. C. DICAVIT
. CULTO Di PRIAPO
La Grotta Vecchia, insieme alla Grotta dei Funari (6), una delle grotte «
platamonie » (7) scavate sotto il colle d'Echia a Pizzofalcone presso la
chiesa di Santa Maria a Cappella Vecchia e ad un'altra grotta non
identificata, fu sede dei culto di Priapo come testimoniano Pausania (8),
Isìdorus (9), Lattanzio (10), Columella (11), Virgilio (12), Catullo (13) e
Petronio Arbitro (14). Quest'ultimo svolge quasi tutta I' azione dei «
Satyrícon » nella Grotta di Posillipo, come dimostra un frammento di tanta
parte naufragata che dice: « Satis constaret eos, nisi mclinatos, non solere
transìre cryptam neapolitanam » «
Il delubro intitolato al nume di lampsaco fu da petronio collocato innanzi
alla grotta nella descrizione dei riti notturni celebrati in onore della
divinità. Il graffito ritrovato sulla parete della nicchia ali' ingresso di
Mergellina è una conferma di tale collocazione.
Vedasi, inoltre, il brano del « Satyricon » relativo a Psiche, serva di
Ouartilla che, introdottasi con la sua padrona nella casa in cui stava
Petronio, dice: « lo sono la serva di Quartilia, che avete disturbato mentre
offriva dei sacrifici nella grotta di Priapo. Adesso sta arrivando in
persona e vuole parlarvi. Ma non abbiate paura, perché non intende accusarvi
né punirvi, Anzi continua a domandarsi quale divinità abbia mandato dalle
sue parti dei giovani così graziosi ». Noi tacevamo incerti sul da farsi,
quando entra Ouartilla accompagnata da una ragazzetta, e buttatasi sul letto
scoppia in pianto dirotto sull' istante non riuscimmo ad articolare parola,
aspettando sbigottiti che finisse l'alluvione messa in scena per ostentare
un grande dolore. Quando infine l'uragano fu cessato, la dama si levò il
velo che le copriva la testa altera, e stringendo le mani fino a far
crocchiare le giunture: « Ma che razza di audacia è la vostra? Dove mai
avete imparato a compiere misfatti dei genere? Parola d'onore che mi fate
pietà, perché nessuno ha mai osato guardare quello che non era lecito. Tanto
più che la nostra regìone è frequentatissìma da numi, a tal punto che per
strada è più facile incontrare un dio che un uomo. Ad ogni modo non crediate
che io sia venuta qui per vendicarmi: sono più commossa dalla vostra
giovinezza che dall'offesa recatami. Anzi voglio credere che abbiate
compiuto il delitto più per imprudenza che per deliberato proposito. Infatti
sono rimasta così sconvolta dai fatti di quella notte terribile, che mi sono
venuti i brividi ed ho avuto paura d'aver preso la terzana Ho cercato allora
un rimedio nel sonno, ed in sogno ho ricevuto ordine di rintracciarvi e di
calmare l'impeto dei male con una strana medicina. Tuttavia non è il rimedio
che mi preoccupa. Un dolore ben più grave minaccia di uccidermi. Questo è il
timore che voi, spensieratamente, divulghiate la scena a cui avete assistito
nel tempietto di Priapo, e rendiate di pubblico dominio i misteri degli dei.
eccomi dunque alle vostre ginocchia con mani supplichevoli, per scongiurarvi
di non coprire di ridicolo i nostri riti notturni... ».
priapo fu adorato fra e sopra tutti gli altri numi greci coi nome di «
Muttino » che additava il fallo umano, Sappìamo dalla storia che tal nume
ebbe origine da un uomo nato in lampsaco nell'Ellesponto, il quale, per
l'anormale grandezza dei suo fallo fu tenuto in altissima considerazione in
tutta la Grecia. Lattanzio ci narra la non piccola contesa che egli sostenne
con I' Asino di « Sileno » per determinare a suo vantaggio quella difforme
grandezza. Ma poiché egli fu superato e vinto, mosso da furiosa collera,
ammazzò il vincitore, per cui gli furono decretati, dalla ignoranza e dalla
vanità degli stolti suoi adoratori, il sacrificio dell'Asino e gli onori
divini. Per tutti questi motivi, Columella lo denomina « Deus terribilis
membri ».
Priapo fu tenuto per nume tutelare della generazione. Inoltre i Greci e i
Romani diedero ancora altre prerogative a questa divinità: presiedere agli
orti per la fecondazìone, allontanare i ladri e gli uccelli sterminatori dei
poderi, ponendone i simulacri negli orti e nei giardìni.
6. LA CAPPELLA DELLA MADONNA Di PEDE ROTTA E LA FESTA Di PIEDIGROTTA
Il giorno 8 settembre 1353, consacrato alla natività di- Marìa, regnando
Giovanna I. una tradizione vuole l'apparizione della Vergine a tre persone:
ad un monaco chiamato Benedetto, abitante a S. Maria a Cappella nella Porta
di Chiaia, al quale apparve all'alba dei giorno 8 mentre era in viaggio
verso Pozzuoli per prendere bagni termali; ad un eremita di nome Pietro che
viveva solo in una cappella sopra la Grotta Vecchia, detta « S. Maria
dell'idria »; ad una monaca chiamata Maria di Durazzo che viveva nel
monastero allora sito nell'attuale Castel dell'Ovo.
Il Sanchez (15) riporta questo avvenimento dicendo che « Nostra Signora
apparve a tre persone di luogo e professioni assai diverse l'una dall'altra,
comandandoli che li sarebbe stato gratissimo, se vicino all'antica grotta si
fosse edificato un tempio in onore di Dio e suo ». Quanto fossero diverse le
professioni e quanto fossero distanti i luoghi lo abbiam visto, ma una
critica a tal sorta di miracoli che si sarebbero verificati con una certa
frequenza nel Mezzogiorno in determinate epoche storiche esula da quanto ci
siamo prefissi di esporre.
Nella leggenda di Santa Giuliana si trova scritto che nel 1207, in luogo
dell'attuale chiesa di Piedigrotta si trovava una chiesa nella quale furono
collocate le reliquie della Santa e quelle di San Massimo Levita e Martire
trasferite da Cuma da Anseimo, Vescovo di Napoli,
Altri documenti mostrano l'esistenza di una chiesa dedicata alla Vergine fin
dal 1207 e di un ospìzio annesso successivamente; tuttavia non possiamo
affermare esattamente quando sorse la chiesa di Piedigrotta.
L certo, ad ogni modo, che fin dal 1276 questa chiesa aveva assunto già un 1
importanza tale da avere un abate, il quale ebbe vigilanza e giurisdizione
sull'ospedale annesso. Abbiamo allora, da un lato una chiesa antica sorta
non si sa quando e da un altro la riedificazione effettuata intorno alla
metà dei sec. XIV, della quale si conserva soltanto un ricordo sbìadito
quasi trasformato in favola dalla tradizione.
Nel 1360 il culto della Madonna di Pede Rotta era diffusissimo.
Alfonso d'Aragona ebbe in concessione la chiesa da papa Niccolò V e a sua
volta la concesse ai RR. PP. Canonici Lateranensi. Agli inizi deisec. XVI la
chiesa fu restaurata da Vincenzo Galeota, Vescovo 1 1 squillace Fra il 1818
ed il 1822 fu fatta restaurare ancora una volta da Ferdinando 1, 1
Riguardo alla devozione dei marinai per la chiesa di Piedigrotta abbiamo
notizie fin dal 1300, ma della festa vera e propria, daila quale trae
origine la canzone napoletana, le prime notizie sono dei tempo aragonese.
Nel 1445, per celebrare il trionfo di Alfonso d'Aragona per il possesso dei
regno di Napoli, si ebbero pubblici spettacoli drammatici ad opera dei
fiorentini, nei quali si' rappresentarono in forma allegorica la fortuna, le
virtù teologali e morali ed i primi dodici Cesari che si confessarono ad
Alfonso. Intanto le donne in attesa celebrarono il trionfo con scelta musica
e balli
Il cronista Lastello (16), nell'anno 1487, dice che alla festa di S. Maria
della Grotta « per gran divozione tutta Napoli ce concorre quella noete ».
Per lo stesso anno il cronista Notar Giacomo ci fa sapere che la principessa
di Bisignano, coi pretesto di recarsi a Piedigrotta, riusci a fuggire da
Napoli coi suoi figlioli.
Con l'avvento spagnolo la festa che si sostituì a quella pagana, vide
partecipare tutto il popolo di Napoli e dei casali.
Nel 1600 si rìnnovarono le giostre ed i tornei, serenate e danze, conviti e
feste di tori, mascherate di carnevale.
Dopo il 1588 ebbe inizio la partecipazione ufficiale dei Víceré. Nel 1630 vì
partecipò la regina Maria d'Austria, sorella di Filippo IV, che era in
Napoli, come già vi si era recato nell'agosto 1571 don Giovanni d'Austria
prima di partire per la vittoria di Lepanto,
Pian piano, con l'intervento dei Viceré, si ebbe una parata in piena regola.
Nel 1652 si corsero l'« anello » e il « facchino », si fecero carri
dell'abbondanza e cavalcate, e si ebbe la partecipazione di duchi, principi
e marchesi. Nel 1678 abbiamo notizia di reparti dì fanteria e cavallerìa
schierati a Chiaia per salutare il passaggìo dei Viceré. Nel 700 si ebbero
corse di barbari, maschere, quadrighe e cuccagne e le celebri mascherate dei
mussulmani incamminati alla Mecca.
~ 2, e1 >- l',
La celebrazione piedigrottesca divenne magnifica dal tempo di Carlo Il] in
poi. Il popolo venne eliminato dalla parte più importante della
manifestazione. La parata divenne regale, grazie all'intervento deì regnanti
e dei gran numero di cortigiani e guardie reali. Il Croce ci informa che per
cinque anni Bartolomeo Capasso fece parte della guardia di sicurezza interna
e per cinque anni partecipò alla festa di Piedigrotta « in uniforme calzoni
bianchi con fascia cremisi, giamberga verde, con pettiglia egualmente
cremísi, shaho a trombone con pennacchio rosso e giallo, una gìberna dietro
le spalle grossa come una valigia, e un fucile più lungo di lui che è quanto
dire » (17) «Nel 1814, durante l'esilio in Sicilia di Ferdinando IV dopo
ì'intervento di Giuseppe Bonaparte, alla festa di Piedigrotta partecipò il
re Gioacchino Murat con la moglie, la famiglia e numeroso seguito.
Ma ancor pìù interessante della festa di Piedigrotta è l'origine della
canzone napoletana, che noi vediamo connessa con la festa e con la grotta
stessa.
Siamo propensi a credere coi Verici che la festa ha visto non solo I'
origine della gara di canzoni, ma la prima vera canzone napoletana nel senso
dì canzone scrìtta e musìcata espressamente e non nata dei
tutto spontanea e adattata man mano dal popolo su altri versi e su altra
musica.
« A mezzanotte si interrompeva d' incanto la gioia pazza e sfrenata, ed una
voce squillante ma dolcissima partiva dal fondo della grotta ingrossandosi
via via per le altre voci che si univano ad essa, finché un coro di cento e
cento Cantori, uscendo dalla grotta sacra, si spargeva maestoso pel golfo,
per le campagne, per i cieli. Era la canzone nova » (18).
L'autore era ignoto. Talvolta gli autori erano più d'uno, popolani o poeti e
« musicanti » che si riunivano in qualche osteria e, fra un bicchiere di
vino e l'altro « trasformavano il vino in schietta poesia e cantì ispirati.
Ognuno suggeriva la sua idea, diceva il suo verso... E la canzone nova era
creata. Molte di queste si sono perdute; di altre ancora, se ci rimane la
poesia è andata obliata la musica. Di poche, rarissime, ci rimane poesia e
carito- Michelammà '', ---La scarpetta Fenesta vascia -» (19). Ricordiamo
ancora « Te voglio bene assaje », scritta da Raffaele Sacco nel 1835 e
musìcata da Donizetti, che fu un trionfo generale.
Nel 1860 Garibaldi intervenne alla festa, ma la parata militare fu vietata e
la festa ritornò al popolo che l'aveva creata. Fino al 1876 la festa vide
solo un movimento di fedeli. Fu per la fantasia di uno strillone, Luigi
Capuozzo, che la festa riprese vigore. Si organizzò una carnevalata che
vedeva in trono il re Luigi Capuozzo I. Dopo otto anni, nel 1884, la festa
ebbe una sospensione a causa dei colera. Poi ritornò brillante sempre sotto
gli auspici degli strilloni e l'occhio benefico dei sindaco e -dei prefetto
n 1894.
Nel 1898, sciolto il comitato dei giornalai, si ebbero carri dei vari
quartieri, uso che è rimasto fino a qualche anno fa fra le altre
manifestazioni folkloristiche del nostro paese.
7. NOTE SPELEOLOGICHE
COSTITUZIONE GEOLOGICA
La formazione tufacea in cui sorge la grotta rientra in quella fascia
amplissima che, larga intorno agli 8 Km_ si estende da NO a SE dalla costa
fra via Caracciolo ed il porto, verso l'interno, In questa areaed in
corrìspondenza delle pendici e dei bordi superiori della collina di
Posillipo, il tufo è affiorante. Il tetto si trova a profondità superiore ai
30 m.
La roccia lapidea costituente altresì l'ossatura della maggior parte dei
territorio cittadino formatosi per autocementazione delle ceneri, delle
pomici e di altri detriti lanciati dai vulcani flegrei, prende il nome di
« tufo giallo caotico » o « tufo giallo napoletano », alquanto diverso dal
tufo vulcanico per la percentuale e le dimensioni degli inclusi dispersi
nella massa cineritica e per la sua porosità (20).
Mancano piani di stratificazione nel senso di superfici regolari di
discontinuità. Sono presenti, invece, le fratture assai estese che
attraversano la massa in varie direzioni da subverticali fino ad
orizzontali, determinando al loro incontro grossi ed irregolari prismoidei.
REPERTI BIOLOGICI RINVENUTI
CHIROTTERI
« Rhinolophus hipposideros BECHSTEIN » 1800, (21) 1 es. 9
~ la specie più piccola dei genere (lungh. avambraccio = mm. 34+ 42); ha
tendenze gregarie molto scarse, meno dei « R. ferrumequinum »; è comune in
tutt'italía; specie trogiofila.
in alcuni periodi dell'anno le femmine si isolano più o meno perfettamente
dai maschi per il parto e l'ailevamento deì piccoli, rìcercando siti più
caldi dei solito (le « camere di parto » o « wochen stuben » dei tedeschi)
ove si riuniscono in fitte,colonie.
CROSTACEI ISOPODI
Queste speci di Isopodi non sono cavernicole nel senso stretto della parola,
ma soltanto trogiofile o trogiossene. Fanno parte di quel gruppo di Insetti
che tende a nascondersi nelle caverne per l'esigenza di un clima asciutto e
arido. In altre regioni d'Italia vivono ali' aperto e trovano rifugio fra
l'« humus » e sotto le pietre.
A. «Trichoniscus sorrentinus VERHOEFF» 1908, 2 es. (1 d, 19) lungh. mm. 4,5
e 2 es. 9
Specìe largamente diffusa nelle reta dal Verhoeff (22) nel 1908. Secondo
Vandei (23) sarebbe di origine balcanica.
B. « Philoscia (chaetophíloscia) cel
laria DOLLFUSS », 1 es. 9 , mm. 7. Specie largamente diffusa nelie regioni
dei Mediterraneo occidentale, specialmente nell'italia centrale e
meridionale. Sopravvive grazie a condizioni favorevoli di vita che offrono
le grotte e le cantine. fl Vandei (24) vuole il suo luogo d'origine
nell'italia centrale nel periodo « xerotermico » caldo-umido, che si
intercala fra la fine dell'ultimo periodo glaciale e l'epoca attuale.
L'Arcangeli (25) vuole invece questa specie originaria dei Balcanì. Brian
(26) la vuole diffusa in moltissime località del Mediterraneo occidentale.
C. «Porcefflo (mesoporcellio) laevis laevis BUDDELUND », 2 es.
mm. 14 e 12).
Specie cosmopolita e sinantropa facilmente rìnvenibìle ìn ltalìa. Secondo
Vandei (27) è originaria dell' Africa dei Nord.
D. « Porcefflo dilatatus BRANDT » 3 es. giovani, 2 es. aduiti.
i una specie abbastanza comune in itaha, anche se raramente vive al
l'aperto. Secondo Vandel (28) que sta specie avrebbe avuto origin( nella
regione occidentale d'Europ, e in seguito avrebbe guadagnato 1, regione
mediterranea, specialmen te d'Italia. L'Arcangeli (29) sostie ne che esso è
originario della re gione mediterranea.
COLEOTTERI
A. , Centospodrus (actenipus) acu. tangulus S »,
B. « Elenophorus collarius »,
NOTE:
(1) Mazzocchi l'attribuisce a Lucullo, Martorelli ad
Agrippa...
(2) Seneca, epist. 57, lib. VII.
(3) Strabone, lib. V.
(4) Niccoiò Carietti, « Topografia universale dei13
città di Napoli », 1776.
(5) Dal ms. dei Bolvito, vol. 2- pagg, 71-89, Archivio dei PP, Chierici
Regolari Teatini SS. Apostoli, in L. Giustiniano, < Dizionario geografico
ragionato dei Regno di Napoli », 1803, col. 6~, pag. 383 e seg. V. pure
Relazione di A. Lettieri, in A. Bellucci, lì.Gli Archi dell'Acquedotto
Claudio ai Ponti sai ..
(6) La grotta dei Funari prese tal nome quando fu utilizzata per impiantarvi
una fabbrica di funi. Suo primo uso fu l'estrazione dei tufo.
(7) Da « Piatamion »; « giocondo ricetto », per la fre
schezza che vi si ritrovava nei calori estivi.
(83 Pausania, - Becoticis ».
(9) Isidorus, Lib. 8.
(10) Lattanzio, « Firmiano », lib. l
(11) Columella, « In Carmine da Hortis ,, cap. 21.
(12) Virgilio, « Georgie ,, lib. 4.
(13) Catullo, Ep. 20.
(14) Petronio Arbitro, « Satyricon ».
(15) Sanchez, « Dei Santuario della Madonna di Dio a
Piedigrotta », 1853.
(16) Ms. reperibili alla Biblioteca Nazionale di Napoli.
(17) Lettera di B. Croce a S. Di Giacomo nella quale si proponeva di
rispondere a queste due domande: 1) quando fu edificata la chiesa di
Piedigrotta~ 2) qual è l'origine della festa popo!are. In « Oui il
Mezzogiorno », Guida Turistica, vol. 2.
(18) A Vene!, ~ la canzone napoletana nel tempo, nel
la letteratura, nell'arte » 1955.
(19) A. Venci, op. cit.
(20) A Croc e , A. Pellegrino, « Il sottosuolo della città di Napoli -
Caratterizzazione geotecnica del suolo urbano », 1968.
(21) B. Lanza, « 1 chirotteri dell'Italia meridionale
in ~ La speleologia », A. 1, n. 1, 1961.
(22) K. Verhoeff, « Ueber Isopoden (15 isop. Aufsatz) ». Arch. fur
Biontologie, pp. 339-387 (Sottongen. Agabiformius), 1908.
(23) A. Vandel, « Un nouvel exemple do répartitíon transadriatique », in «
Revue frang. d'Entomologie », T. XXI I, fase. l. pp. 49-55, 1955.
(24) A. Vende[, « la faune isop. fran~ais », in « Revue frang.
d'Entomologie », T. XV, fase. 2, pp~ 101-139.
(25) A. Arcangeli, « Gli Isopodi terrestri dell'estuario veneto », Bel].
Museo di Zoologia, Anat. Comparata Univ. Torino, voi. XVIII, pp. 13-59,
1950,
(26) A. Brian, « Di alcuni Isopodi terrestri raccolti in grotte d'Italia
meridionale dal C.S.N, », in « Studia spelacologica », n. 4, die. 1969.
(27) A. Vandel, op. cit.
(28) A. Vandel, « Crostacés lsop. terr. épiges et cavern du Portugal », An.
de Facould de Ciencias do Porto, vol. XXV, no. 3-4.
A. Arcangeli, « lsop, terr. del Museo Zool. Univ. di Napoli, vol. 5% n. 2.
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Napoli », 1862 (Bib. Naz. $ez. Nap. l C 200).
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M. Napoli, « Topografia e Archeologia ,, cap. 111, « Il suburbio, Le vie, l
quartieri extraurbani », in « La Storia di Napoli », 1967, vol. l.
>vi invio quest'articolo da mondo archeologico di A. Mariniello(1977)
>scannerizzato e pieno d'errori vedete voi se puo interessare.
>nell'articolo ci sono anche le foto di quello che e' rimasto del tempio di
>mitra e varie piante
>posso inviarle dopo che le scannerizzo.
D'accordo. Le inserirň nella pagina "Se ne parla sul NG" del sito di
FISA.
Al Asset
http://www.al-asset.it
http://xoomer.virgilio.it/uglatess/FISA/
[Mi scuso per il ritardo nel rispondere ma sono stato fuori sede per
lavoro da venerdì fino alla notte scorsa]
...
> > Effettivamente è proprio sull'ipotetica esistenza di questo
> > fenomeno che stiamo facendo delle ricerche. Ma i dati raccolti
> > finora lasciano supporre che fosse divenuto visibile solo a partire
> > dal XV o XVI secolo. Ecco perché cerco qualche indizio di età
> > romana.
>
> Visibile solo a partire dal XV o XVI secolo a causa dei movimenti di
> precessione dell'asse terrestre? o per quali motivi?.
No, l'astronomia non c'entra in questo caso.
Il problema è che gli autori antichi non sembra accennino a tale
fenomeno che viene invece reso noto solo in epoche più recenti.
Questo potrebbe dipendere da:
1) In passato e fino ai primi lavori di ampliamento (Alfonso
d'Aragona), il tunnel potrebbe essere stato troppo basso e polveroso (è
scavato nel tufo) per permettere il passaggio del raggio di luce.
2) Gli stessi lavori o quelli successivi potrebbero aver 'raddrizzato'
un percorso che forse non era perfettamente rettilineo in origine.
3) Ambedue le cause precedenti insieme.
> vi invio quest'articolo da mondo archeologico di A. Mariniello(1977)
> scannerizzato e pieno d'errori vedete voi se puo interessare.
E' un romanzo!... :)
Comunque ti ringrazio e cercherò di vedere se contiene informazioni
diverse da quelle che posseggo io.
> se organizzate una spedizione vorrei partecipare anche io grazie.
Siamo già stati sul posto ad effettuare i rilievi preliminari ma non è
escluso affatto che ci si ritorni.
Resta in lettura di questo NG perché, se si dovesse organizzare qualcosa
ancora, sarà mia cura avvisarti in tempo utile.
Sei di Napoli?
In un prossimo messaggio, compilato con più cura, analizzerò quelle
parti del testo che ci hai fornito che risulteranno di maggiore
interesse.
Ciao e grazie,
> Sì, l'attraversa per 705 metri, dato attuale che non tiene conto di
> eventuali crolli avvenuti in passato in prossimità degli ingressi.
> Lo scopo?
> Essenzialmente utilitaristico: aprire una via più comoda e rapida di
> comunicazione fra la città di Napoli ed il 'Portus Iulius' che si
> trovava nel golfo di Pozzuoli, a Baia, per la precisione.
Ma le funzioni di una Crypta sono diverse da quelle di un cunicolo,a questo
punto conveniva girare intorno alla collina,invece di perdere anni ed anni a
forare la stessa:-)))
Volevo sapere se sulle partei sono presenti disegni,segni,nicchie o altro..
Grazie Antonio
[cut]
I disegni e le foto che mi ha inviato L.M. sono sul sito nella rubrica
"Se ne parla sul Newsgroup "
> Ma le funzioni di una Crypta sono diverse da quelle di un cunicolo,a
> questo punto conveniva girare intorno alla collina,invece di perdere
> anni ed anni a forare la stessa:-)))
Questo è valido per la Crypta romana, a Cuma, dove effettivamente non si
capisce il motivo di uno scavo così costoso quando la rocca era
facilmente aggirabile a nord.
Ma nel caso di quella Neapolitana il discorso è diverso: la collina di
Posillipo è troppo lunga da aggirare: praticamente va dal mare al Vomero
e scavalcarla non è facile perché dal lato occidentale, verso il mare,
devi farti un quinto grado per salirci su.
In effetti, prima della Crypta, si saliva sul Vomero e poi si scendeva
dall'altra parte, con un percorso non facile e più lungo di parecchi
chilometri.
> Volevo sapere se sulle partei sono presenti disegni,segni,nicchie o
> altro..
Ora la grotta non è visitabile se non per una cinquantina di metri dal
lato ovest.
I testi alludono ad una nicchia posta al centro, con un bassorilievo
dedicato a Mitra.
Questo, trovato altrove in epoca successiva, ora è al MANN (*) e si
ritiene che possa essere lo stesso. In seguito, al suo posto, fu
edificata una cappelletta dedicata alla Madonna.
La Madonna di Piedigrotta, nella sua iconografia più comune, viene
rappresentata con il sole e la luna ai lati del capo, proprio come
Mitra.
Ciao,