Volevo, con lo scritto presente, ritornare un momento alla Tech di studio e ai concetti della parola malcompresa.
Ho visto che se ne era parlato anche in passato.
P es: qui di seguito, un' interessante discussione tra i due ex scientologist che Simo descrisse come "tra i due top poster più prolifici di FIRS :
http://goo.gl/kntMNR
Anche qui, si trovano spunti interessanti :
http://goo.gl/RKa7zx
Qui, l' interessante analisi di Erni :
http://www.ragiona.org/rag_000003.htm
Ciò che, tuttavia volevo sottolineare era, parafrasando Erni, - l' andare oltre - al concetto di parola malcompresa. Insomma: spingersi ad una visione a mente..ancora più aperta.
Senza nulla togliere al lavoro rielaborativo descritto sopra che ha un' importanza cruciale per chi esce dall' indottrinamento scientologico..
Ecco cosa si trova a questo link :
http://it.wikipedia.org/wiki/Rem_tene,_verba_sequentur
" La locuzione latina Rem tene, verba sequentur, tradotta letteralmente, significa: - conosci, le parole seguiranno-.
La paternità di questa "sententia" viene attribuita a Catone il Censore, scritta nelle "Orationes", testo didascalico nel quale viene delineata accuratamente la tecnica dell'ars oratoria interpretata secondo il mos maiorum.
" Tale massima il cui significato in pratica è " Abbi chiaro il concetto, e le parole verranno da sole ", espressa da quello che è considerato il massimo fustigatore di costumi romano è una novità nell'arte forense, in antitesi con la teoria sostenuta da Aristotele (Retorica III, 1). Per la scuola aristotelica, infatti, possedere a fondo l'argomento che si vuole esporre non è sufficiente se non è supportato dal come lo si voglia dire.
"...rerum enit copia verborum copiam gignit"
(Infatti l'abbondanza della materia produrrà l'abbondanza delle parole)
In sostanza, un concetto proveniente da opere di notevole importanza culturale. E che ci dice qualcosa di molto chiaro: la chiarezza di un concetto è SUPERIORE nell' ordine d' importanza, al chiarimento di una ( o più ) parole non immediatamente comprese..
L antitesi Aristotelica ha più a che vedere con l' espressione orale che lo studio scritto.
Personalmente, ritengo che, così come queste affermazioni valgano per l' oratoria, lo stesso si possa dire anche per lo studio scritto. Quando faccio un resoconto, una recensione, una descrizione di quanto letto..è sempre complementare: scritto e parlato, sono un tutt' uno...
Qui, altri spunti interessanti :
http://frasiarzianti.wordpress.com/2011/04/
"Tantum significabo brevi neque verborum ornatum inveniri posse non partis expressisque sententiis, neque esse ullam sententiam inlustrem sine luce verborum"
Traduzione :
( Dirò solo brevemente che non può esserci eleganza di parole, se uno non abbia prima concepito e sviluppato un pensiero, e che non ci può essere chiarezza di pensiero senza chiarezza di parole )
In pratica: prima si afferra il concetto, da qui lo sviluppo di pensiero che porterà alla chiarezza delle parole.
In sostanza, vien detto di non preoccuparsi poi molto della quantità di parole che s' incontrano dalla non facile comprensione immediata. Poichè, con l' andar del tempo, l abbondanza di conoscenza sulla materia, darà anche, di riflesso, sempre più capacità maggiori di capirne le parole usate.
( Ma vallo a far capire ad un Supervisore di Accademy.. ( sic )
IL che, per inciso, non significa certo la rinuncia al chiarirsi le parole. Solo che le " avvertenze al lettore "
di matrice dianetico-scientologa...sono tutt' altro che i dogmi letterari a cui credemmo...
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"Per questo avviene che lo studio approfondito delle cose è difficilissimo, mentre un orientamento generale è facile, qualora la scienza sia rafforzata dall'esperienza, lo studioso vi si applichi con discreto impegno e permangano sempre vive la memoria e la passione."
"Nessuno infatti ha un'intelligenza così acuta e un ingegno tanto vivace, da penetrare entro problemi così acuti, se prima non gli sono stati spiegati; nè le cose sono avvolte da tale oscurità che un uomo di acuto ingegno non possa penetrarle a fondo, una volta che le abbia osservate."
"quei fatti che non conosco - e sono certo molti - cerco di conoscerli quando me lo impone la causa che debbo perorare"
In sostanza, si vuol indicare un aspetto che, probabilmente, sarebbe stato caro a Paulo Freire quando scrive nella sua " Pedagogia degli oppressi " :
http://simxm24.altervista.org/La.Pedagogia.degli.Oppressi.--.3.1.scrn.pdf
"..Nel mio caso personale, riprendere un tema od un argomento ha a che vedere con l impronta principalmente orale del mio modo di scrivere. Ma ha anche a che vedere con la rilevanza che, il tema di cui io parlo, e a cui torno, ha nell' insieme degli oggetti verso cui tende la mia curiosità . Ancora: ha a che vedere con la relazione che alcuni argomenti hanno con altri che emergono nello svolgersi della mia riflessione "
Ciò, si può benissimo applicare quando si ritorna a riflettere su qualcosa che già si era letto.
"Non c'è nulla infatti così docile, così pieghevole, nè tanto disposto ad andare ovunque tu lo porti, quanto la parola"
IL che, si adatta anche benissimo a quanto si andava " OT" in Accademia, seguendo l inflessibile procedura scientologa se, chiarendo un termine, ci s imbatteva poi in numerosi altri termini malcompresi...
Saluti