> affermare che il problema non può essere risolto equivale a dire che
> non sono in grado di risolverlo, ma l'esperienza insegna che non esiste
> alcun problema al mondo che non possa essere risolto
Vedi come abbiamo sconfitto la fame, la guerra, le malattie, il cancro, gli
incidenti stradali, l'omicidio, lo stupro, la desertificazione, la mancanza
di acqua, l'inquinamento...
Seriamente, hai ragione: cioe' dici una cosa vera; pero' ti sei dimenticato
vari pezzi importanti per la strada.
Qualunque problema puo' essere risolto, ma in quanto tempo, con quali mezzi
e a che prezzo?
Ma la cosa piu' importante e piu' attinente al nostro caso ("plagio"), deve
per forza esistere, una Singola Soluzione Universale? Quella che in America
chiamano "pallottola magica" o "pallottola d'argento"?
Prendiamo, che so?, le cefalosporine. Antibiotico. Non sono efficaci contro
i batteri Gram-negativi. Ma si usa(va)no lo stesso contro gli altri. Contro
i Gram-negativi si usa la streptomicina.
E cosi' via. Abbiamo un problema che possiamo chiamare "INFEZIONE", e tutta
una serie di rimedi, che sono inefficaci contro l'intero problema, ma molto
efficaci contro singoli aspetti o versioni di esso. Ed abbiamo diagnostiche
sempre migliori per distinguere CHE COSA si sta affrontando, perche' se per
sbaglio si da' l'antibiotico sbagliato a qualcuno, ci sta che lo ammazzi.
Okay: col "plagio" secondo me siamo allo stesso punto. Cioe' non esiste UNA
cosa chiamata "PLAGIO" (come non esiste "UNA" cosa chiamata INFEZIONE, come
non esiste IL cancro, o LA morte [intesa come processo per cui si muore]).
Ne esistono moltissimi tipi.
E una pillola che funzioni su tutti, e solo su di loro, non esiste, e forse
non esistera' mai.
Quando usiamo parole come "cancro", "plagio", "infezione", abbiamo in testa
una idea nebulosa che, si', per noi "e' quella"; ma e' personale. Anzi, dal
momento che il mondo della medicina e' anche troppo preciso, mettiamoci nel
mondo della mente umana: parole come "sanita' mentale" o "pazzia" non hanno
una definizione precisa.
NON SIAMO IN GRADO DI DEFINIRE DOVE FINISCE LA SANITA' MENTALE E DOVE INIZI
LA FOLLIA.
Tant'e' vero che varia gente puo' essere definita... anzi, *VIENE* definita
"sana" o "matta" a seconda dello psichiatra a cui chiedi.
Ora nel caso del "plagio" siamo di fronte a un fenomeno simile, anche se un
bel po' meno smaccato.
Si va da una persona che, venuta a conoscenza per caso di elementi contrari
ad un proprio convincimento, cambia tale convincimento. Qui, non c'e' alcun
plagio (non c'e' neanche il plagiaro!).
Fino alla persona che viene sequestrata, tenuta in isolamento, e bombardata
di determinati stimoli, e alla fine si innamora o identifica con il proprio
carceriere ("Sindrome di Stoccolma").
Ora la cosa secondo me interessante e' che in questo secondo caso non si e'
obbligati a considerare il solo "plagio", che pure e' avvenuto. Abbiamo una
serie di altri crimini: sequestro, minacce, riduzione in schiavitu'. Non e'
che abbiamo solo il plagio a cui appigliarci, se vogliamo una condanna.
Sicche' il mio argomento e' duplice:
a) il plagio in se' e per se' e' difficile da diagnosticare con certezza
b) la' dove sarebbe diagnosticabile con certezza, non e' indispensabile in
quanto quella stessa certezza ce la danno fior di altri reati.
Non si tratta di "non voler risolvere il problema", ma di non voler creare
problemi peggiori, senza neanche ottenere alcun vantaggio in piu'.
> Tipico in questo senso è l'annoso caso che riguarda il regolamentare la
> manipolazione mentale. Chi oppone resistenza e dunque non ha un atteggiamento
> proattivo, principale dote necessaria per chi aspira ad essere un individuo
> resiliente, spesso percepisce quel problema come un "incrementatore" di
> ulteriori problemi, ma anche in questo caso l'esperienza "resiliente"
> smentisce coi fatti questo assioma: la seconda guerra mondiale ha portato
> alla creazione delle Nazioni Unite e ad innumerevoli altre istituzioni
> che hanno permesso al mondo di godere di periodi di pace
Un momento.
Dimentichiamo, per un momento, che la Società delle Nazioni fu fondata nel
1919, e non ha fatto un cazzo per evitare la Seconda Guerra Mondiale - che
scoppio' una generazione dopo la Prima, e causo' piu' morti e devastazioni
di tutte le altre guerre fino ad allora messe insieme.
E non consideriamo che, dal '45 ad oggi, di "pace nel mondo" ce n'e' stata
veramente pochina - per cui se mai si dovrebbe dire che la guerra MONDIALE
ha procurato un po' di pace, non so, forse all'Islanda. Cara ci costa, la
pace in Islanda. Settanta milioni di morti.
No, vorrei limitarmi a dire: cosa c'entra questo, col discorso dell'essere
proattivi?
Cioe': primo, non e' che e' stata data una scelta: "La volete voi la legge
sul plagio... pardon: la volete voi una bella GUERRA e settanta milioni di
morti?".
Poi: se anche qualcuno avesse DAVVERO proposto la scelta ("Volete un bell'
ONU? Nuovo di pacca, con un palazzo di vetro in omaggio! Vi consentira' di
non avere guerre... tolti Vietnam, Grecia, Cina, Indonesia, Pakistan, Cina
(e pero' in Corea), Israele, Kenia, Algeria, Guatemala, a Suez, Nicaragua,
Honduras, Vietnam, Paraguay, Laos, Indocina, Eritrea, Haiti, Guinea, Yemen
del Sud, Santo Domingo, Mozambico, Angola, Pakistan, Ciad, Namibia, quella
dei Sei Giorni, Salvador, Uruguay, quella al Kippur, Marocco, Afghanistan,
Turchia, Libano, Rodesia, Etiopia, Somalia, Iran, Iraq, Yugoslavia, Rwanda
e Cecenia, Kosovo, Algeria; Falkland e Grenada non le contiamo? Eh? Allora
lo volete quest'ONU?" "Quanto costa?" "Settanta milioni di morti!")...
...non so: io ho il dubbio che abbiamo dato la risposta sbagliata. Secondo
me ci hanno fregato, io sentirei se abbiamo ancora lo scontrino e possiamo
magari farci restituire quei settanta milioni di poveracci.
Seriamente, pero', RICORDANDOCI la Storia, abbiamo:
I Guerra mondiale: nasce la Societa' delle Nazioni. Non funziona.
II Guerra mondiale: nasce l'ONU. Dimentichiamo i quindici milioni
di morti (la meta' civili) dal 1945 ad oggi e diciamo che puo'
andare: chiamiamo "pace" quei quindici milioni di morti.
Ora io domando: 'sto metodo dell'accettare l'incanata, perche' poi dopo ne
nasce qualcosa di buono "che funziona", mi pare che abbia "funzionato" non
piu' del cinquanta per cento dei casi.
Siamo sicuri sicuri, si', che sia un metodo efficiente?
> Una società resiliente è dunque una società che vede ed affronta i
> problemi, anziché respingerli, considerandoli GRANDI opportunità
> per un'ulteriore crescita sociale e culturale.
Sia pure. Pero' "affrontare" non vuol dire "facciamo qualcosa, poi se vien
fuori che si e' fatto una stronzata e magari e' morto qualcuno, via, e che
sara' mai! Era meglio stare con le mani in mano?".
In nome del "fare qualcosa" e "affrontare i problemi" un Paese a noi molto
vicino (l'Italia) ha dimostrato di avere una grandissima abilita' nel fare
delle ENORMI, SCANDALOSE, COSTOSISSIME CAZZATE. Guarda ora la scuola. Vedi
le riforme per creare una Repubblica fondata sul precariato. Vedi ennemila
casi dove la gente PRIMA si e' buttata e POI ha guardato se, sulle spalle,
aveva il paracadute. E a volte ha trovato lo zainetto di Hello Kitty. Vedi
il "Porcellum".
Fosse la prima volta, che si e' "affrontato con coraggio un problema", per
poi tirare fuori una cacata vergognosa e disfarla al governo successivo, o
magari dire "la miglioriamo" e peggiorarla ancora. Fosse la prima volta io
direi: si', proviamoci.
Ma non e' la prima volta.
Provassimo a PENSARE PER BENE a qualche cosa e a MOSTRARE I RISULTATI E LE
SIMULAZIONI, poi a discuterne anche con chi e' sospettoso anziche' solo in
un gruppo di yes-men, e POI a provare il risultato? Mmm?
> L'evoluzione è movimento, coraggio, opportunità: certo non tutto porta
> subito alla "perfezione", ma fino a che non si decide di cominciare per
> lo meno a lavorarci sopra
"Lavorarci sopra" non significa "varare la legge".
Chiariamo: "lavorare sopra" al buttarsi da un aereo *non* significa aprire
il portellone e fare il salto.
Significa partire da PARECCHIO piu' lontano. Addestramento a terra e piano
di lancio e prove e prove e altre prove, e POI ci si butta. Forse.
E io quindi dico: ma che ci lavorino, perdinci! Ma senz'altro!
Ma dov'e', tutto 'sto lavoro? Chi e' che ci lavora? Dove sono i numeri e i
casi d'uso? Qualche esempio pratico? Non solo sui casi limite, grazie, che
li' sono buono anch'io.
Non ci sono. Almeno io non li vedo.
Posso suggerire degli esempi e sapere *cosa* succede in quei casi? Perche'
in fondo sono un cittadino, non un suddito... io mica devo subire le leggi
passivamente. O no?
Sembra che il piano sia "Intanto facciamo una legge. Poi, si vedra'!". Non
e' nemmeno chiaro CHI sia questi noi e che titolo abbia.
Ma questo equivale a dire "Intanto buttiamoci. E poi si vede se abbiamo il
paracadute. Non si puo' perdere tempo con tutti 'sti controlli!".
Leonardo
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Questi non hanno speranza di morte; e la lor cieca vita e' tanto bassa,
Che 'nvidiosi son d'ogne altra sorte. Fama di loro il mondo esser non lassa;
Misericordia e Giustizia li sdegna; non ragioniam di lor, ma guarda e passa.