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suicidi per Ron

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Alessia Guidi

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Jul 14, 2006, 6:58:35 AM7/14/06
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http://www.xenu.net/archive/WIR/wir10-25.html

"SUICIDA PER RON [Europeo]
Tatiana Cambianica, 22 anni, milanese, aderente a Scientology: si è
suicidata col veleno per cani. Net suo diario la ragazza ha così
motivato il tragico gesto: 'Voglio spogliarmi del mio corpo e
rinascere In una famiglia che accetti le teorie di Hubbard"

Corriere della Sera
VENERDÌ 15 MARZO 1994
47
La ragazza abitava sul Lago Maggiore, ha usato il farmaco con cui
vengono soppressi gli animali malati

Tatiana, 22 anni, è stata trovata in una stanza d'albergo Si è uccisa
a 22 anni, iniettandosi in un braccio il veleno che i veterinari usano
per sopprime re i cani e i gatti ammalati. Una morte terribile per
Tatiana Cambianica, studentessa al primo anno del politecnico del
turismo di viale Murillo e al primo anno di lingue in Statale. Il
cadavere lo hanno trovato mercoledì gli agenti della volante, su un
letto dell'hotel Rovello, in via Rovello 18 in pieno centro, dove la
ragazza aveva prenotato una camera per farla finita. Tatiana abitava
con i genitori, un fratello e una sorella in una villetta della
frazione Dagnente ad Arona, sul lago Maggiore. Non sono state lasciate
lettere. Al momento non c'è nulla che possa dare una ragione al
suicidio. Gli investigatori non stanno trascurando niente e nelle
prossime ore sentiranno anche il medico di famiglia per sapere se la
studentessa avesse problemi di salute. La polizia intanto ha
interpellato il veterinario che quattro mesi fa aveva firmato la
ricetta con cui Tatiana ha comprato il flacone di Tanax, il veleno che
l'ha uccisa. Forse la decisione di chiudere con tutto e con tutti
risale proprio ad allora. Il padre Silvano Cambianica, commerciante in
pensione, la madre Gina, la sorella Lara, 24 anni, che frequenta
Filosofìa alla Statale, il fratello Federico, 17, studente dì
ragioneria, e il fidanzato Enrico, 24, iscritto a Economia e commercio
alla Bocconi: tutti descrivono la loro Tatiana come una giovane donna
senza problemi.

L'Ingresso dell'hotel. Nel riquadro, Tatiana Cambianica sicurarsi che
il Tanax sia davvero vendibile al pubblico e, avuta la conferma, firma
la ricetta. Forse Tatiana aveva confidato a qualcuno le sue intenzioni
e ha ottenuto i consigli su come farla finita senza dolore. Ma nessuno
nella famiglia dice di aver avuto sospetti. Per loro la ragazza è
sempre quella che tutti conoscono: un po' riservata, ma con tanta
voglia di vivere. Nel '92 Tatiana lavora 10 mesi come baby-sitter a
Boston, negli Stati Uniti, per perfezionare il suo inglese. Dopo aver
letto un libro, viene a sapere dell'esistenza di una chiesa
alternativa americana. E al ritorno, si presenta a una delle sue
comunità italiane, a Novara. Vuole saperne di più, forse è alla
ricerca di una serenità interiore. Ma i contatti vengono interrotti
dopo poche settimane, anche per la pressione dei genitori.

Passano i mesi. Martedì mattina presto Tatiana, come tutti i giorni,
scende in auto la collina dove abita. Parcheggia alla stazione di
Arona e prende il treno per Milano. Va a lezione al politecnico per il
turismo. E all'una di pomeriggio, con le compagne di corso, prende la
metropolitana. Ma alla stazione di Cadorna Tatiana scende e abbandona
le altre ragazze. A questo punto c'è un buco di alcune ore: fino alle
sei di sera, quando la studentessa sale la scala ripida dell'hotel
Rovello, a due passi dal castello Sforzesco, e prenota la camera per
una notte. Era vestita sportiva, aveva uno zainetto -- racconta il
portiere, Giuseppe Rinaldi, 27 anni —. Mi ha anche chiesto uno sconto
sulla tariffa. Le ho dato la numero 10, quella senza bagno». Lì dentro
Tatiana trascorre la sera e la notte, mentre i suoi genitori a casa
sono disperati. In albergo si rifa vedere alle 9 di mercoledì. Vado in
farmacia, dice in portineria. Forse va a comprare il Tanax, usando
quella vecchia ricetta, o forse la scatola di Stilnox, le compresse di
sedativo che prende in abbondanza prima di iniettarsi il veleno. Dieci
minuti dopo è di nuovo nella sua stanza. Alle 11 avrebbe dovuto
andarsene -- spiega il portiere --. Così poco prima di mezzogiorno,
visto che non aveva ancora liberato la camera, le ho telefonato. Poi
ho bussato, ma la porta era chiusa dall'interno. Quindi ho chiamato la
polizia e i pompieri che sono entrati da una finestra. La ragazza era
già morta, sul letto, con la siringa, Un flacone, le pastiglie, il
veterinario non si ricordava più di quella ricetta e adesso è
sconvolto: Mi aveva raccontato che il suo cane stava male -- dice,
chiedendo l'anonimato —. Ora è come se avessi firmato la sua morte.
Fabrizio Gatti Beatrice Mosca

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DOPPIO SUICIDIO / LA FIGLIA

Una oscura esperienza nella setta in Olanda

Nella sua breve vita, di esperienze traumatiche Silvia ne aveva avute
tante. Almeno così raccontava la madre ai vicini nei momenti in cui
cercava da loro, unici amici, una briciola di conforto. Era la sua
spina nel fianco, quell'amatissima figlia dilaniata dalla depressione,
dall'anoressia, dalla bulimia e da chissà cos'altro. Traumatizzata
dalla burrascosa separazione dei genitori avvenuta quando era appena
quindicenne, Silvia Cossutta a quanto pare aveva avuto, verso i
vent'anni, anche un'esperienza da terrore. Un viaggio in Olanda, il
legame con uno studente che sembrava perbene e l'ingresso in una setta
o qualcosa di simile. Dianetics, ricordano i vicini ripescando nella
memoria dei racconti di Maria Teresa Pelicetti. Dianetics e anche
qualcosa di peggio. Silvia, in circostanze nebulose, era stata
accoltellata alla schiena. Se l'era andata a riprendere il papà,
ginecologo triestino oggi in pensione con cui la ragazza sembra aver
intrattenuto rapporti saltuari e non soddisfacenti. Forse neanche il
padre sapeva tutta la verità sulle condizioni della giovane donna. I
disturbi nervosi, Silvia aveva cominciato a manifestarli subito dopo
la separazione. C'era stato un primo ricovero in una clinica svizzera.
Non aveva mai lavorato, era quasi sempre sola. Pochi legami
sentimentali e un'unica amica: una ragazza che vende bigiotteria. E
quelle crisi, quei lunghi periodi a morir di fame e a morir di cibo. I
miglioramenti e le ricadute. L'ultima, un mese fa, in occasione di un
incontro col padre. Era venuto a trovarla a Bologna -- racconta una
vicina di casa -- e Silvia era rimasta molto scossa. Lui si era
presentato con la sua seconda moglie. Cosa che forse alla giovane non
era mai andata giù. Ho dovuto recitare, non ho potuto dirgli quello
che volevo, era stato lo sfogo della ragazza. E alle esortazioni a
parlargli apertamente, c'era stata una telefonata in cui Silvia aveva
dato sfogo al suo star male. Il padre aveva promesso, sempre secondo
quanto viene riportato, di darle i soldi per una vacanza. Ma era vero
il racconto di Silvia? E se sì, quei soldi erano arrivati? La ragazza
era andata a vivere con la madre qualche anno fa. Prima abitava a
Trieste con una 'dada'. Forse Maria Teresa Pelicetti pensava che il
suo affetto sarebbe bastato a far guarire la ragazza. E invece la
convivenza ha fatto precipitare anche lei. [pa. ber.J Nella foto, una
delle salme mentre viene portata alla Medicina Legale ]

DOPPIO SUICIDIO / LA MADRE

Vedova del prof. Coco e ossessionata dai debiti

Negli ultimi mesi non sembrava nemmeno più lei, povera Maria Teresa.
Era deperita tanto ma cercava di curarsi. L'avevo anche accompagnata a
un controllo dal suo cardiologo. «Ma i problemi erano altri». Sospira,
un'altra delle amiche vicine di casa di Maria Teresa Pelicetti.
Sospira e si torce le mani mentre racconta a brandelli, fra le
lacrime, la storia triste di una donna di cui aveva raccolto le
confidenze. «Era di buona famiglia, Maria Teresa — continua la vicina
— o almeno così mi raccontava. Era originaria di Udine, aveva studiato
in collegio, era infermiera». E proprio sul lavoro aveva incontrato il
primo marito, il ginecologo Armando Cossutta, omonimo del noto
politico. Ma il matrimonio era finito a rotoli anche se era Maria
Teresa stessa a confermare di non aver mai dimenticato quel grande
amore. Poi, col divorzio, erano cominciati i problemi di Silvia.

Lunghi anni di cure, preoccupazioni, una casa venduta per pagare la
clinica in Svizzera. Maria Teresa raccontava che l'ex marito le
passava 500mila lire al mese per la figlia che, considerata invalida,
ne percepiva altre 300. Ora le due donne vivevano anche con la
pensione della Pelicetti che si era poi risposata con Francesco Coco,
noto docente universitario: anche lui era vedovo di una cugina di
Maria Teresa. E con Coco la donna si era trasferita a Bologna,
nell'appartamento in affìtto di via Allende. Silvia li aveva raggiunti
qualche anno dopo.

Sembrava l'inizio di una vita tranquilla, per quella nuova famiglia
ricostituita con tanta fatica. E invece Coco, nell'estate del '92, era
stato stroncato da un male incurabile. Ecco com'era spuntata, sempre
secondo i lunghi sfoghi di Maria Teresa, la questione dei debiti e di
una situazione economica che proprio non andava. Una quarantina di
milioni: sarebbe questa la cifra lasciata 'in rosso' dal professore
(pare per aiutare l'avviamento professionale dei figli), che Maria
Teresa doveva ancora pagare. Via via era iniziato il cedimento
nervoso, di pari passo con gli alti e bassi di Silvia. Quei debiti, di
cui una quota veniva pagata ogni mese tramite la pensione che Coco le
aveva lasciato, e poi una disperata ricerca di qualche lavoretto come
infermiera. Ultimamente, a quanto pare, la Pelicetti di lavoro non ne
trovava più. E aveva cominciato a chiedere piccole somme ai vicini. I
soldi le venivano prestati, e lei era sempre puntuale nella
restituzione.

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