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Vipassana.

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Roby

unread,
Jan 26, 2013, 11:07:03 AM1/26/13
to
Uno dei testi più semplici, chiari...pratici:

"Siedi in silenzio; ascolta tutto ciò che acca¬de intorno a te, e
rilassati; accetta, rilassa¬ti... e, all'improvviso, sentirai sorgere
in te un'energia immensa.
Quell'energia, come prima cosa, verrà percepita come un approfondirsi
del respiro. Di solito, respiri molto superfi¬cialmente e, a volte,
quando tenti di fare respiri profondi, se inizi a fare del pra¬nayama,
inizi a forzare qualcosa, fai uno sforzo: quello sforzo non è
necessario. Accetta semplicemente la vita, rilassati, e all'improvviso,
vedrai che il tuo respiro scende più in profondità di quan¬to non sia
mai accaduto.
Il respiro è il ponte tra te e il Tutto. Limitati a osservare, non fare
nulla. E quando dico 'osserva', non tentare di osserva¬re, altrimenti
tornerai a essere in tensione, e inizierai a con-centrarti sul respiro.
Rilassati semplicemente, resta rilassa¬to, sciolto, e guarda...
cos'altro puoi fare? Sei lì, senza nulla da fare, ogni cosa viene
accettata, nulla viene negato, rifiu-tato, non esiste lotta, tensione,
conflitto, e il respiro scen¬de in profondità... cosa puoi fare?
Puoi semplicemente osservare. Ricorda: osserva semplice¬mente. Non
sforzarti di osservare. Questo è ciò che il Buddha ha chiamato
Vipassana - l'osservazione del respiro, la con-sapevolezza del
respiro... l'essere attenti all'energia vitale che scorre nel respiro.
Non tentare di fare respiri profondi, non sforzarti di inspirare o
espirare, non fare nulla. Rilassa¬ti semplicemente, e lascia che il
respiro sia naturale - che espiri spontaneamente, e che inspiri di per
sé -e molte cose si dischiuderanno davanti a te.
Innanzitutto, vedrai che si può respirare in due modi, per¬ché il
respiro è un ponte. Una parte è legata a te, l'altra è unita
all'esistenza. Può essere quindi visto in due modi.
Lo puoi assumere come un atto volontario: se vuoi inalare
profondamente, puoi farlo; se vuoi esalare profondamen¬te, puoi farlo.
D'altro canto, anche se tu non facessi nulla, il respiro continuerebbe.
Senza che tu debba necessaria¬mente fare qualcosa, esso persiste. È
anche un'azione involontaria. Questa è la parte connessa all'esistenza
in quanto tale.
Quindi: puoi pensare al respiro come a qualcosa che tu fai: sei tu che
respiri; oppure, puoi pensare nel modo esatta¬mente opposto: che 'esso
ti respira'. Questo secondo modo, va compreso, perché ti porterà a un
profondo rilassamen¬to. Non sei tu a respirare, è l'esistenza che ti
respira: è un mutamento di gestalt, e accade da solo. Se continui a
rilas¬sarti, se accetti ogni cosa, se ti rilassi in te stesso, pian
piano... all’improvviso, diventi consapevole che non sei tu a fare
questi respiri, essi vengono e vanno da soli. E in modo assolutamente
colmo di grazia, con un'intima dignità, con un ritmo squisito, la cui
armonia è infinita... chi è ad agire? L'esistenza ti respira: essa
entra in te, ed esce da te. Ad ogni istante ti rinnova, ad ogni istante
torna a renderti vivo, torna a te, continuamente.
...ed è così che la meditazione dovrebbe crescere. È una cosa che puoi
fare ovunque, anche nel mondo degli affa¬ri... se ascolti in silenzio,
perfino sulla piazza del mercato percepirai in quel frastuono una
particolare armonia: non sarà più una distrazione. Se sei in silenzio,
potrai vedere molte cose, percepirai incredibili onde di energia, che
si muovono tutt'intorno a te. Quando accetti, ovunque vai... percepirai
il divino."

Tratto da: Osho. L'antico canto dei pini, psiche Ed.


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