Un caro saluto a tutti
Bruno
Fallaci, che libro orribile
di Davide Giacalone
L'ultimo libro di Oriana Fallaci, "La forza della ragione", è orribile. Un
libro pericoloso, disonesto, urticante. Non c'è timore per il gran successo,
non c'è 'politicamente corretto' che possa portarmi a non esprimermi su chi
dice di condannare il politicamente corretto. Sono ateo anch'io. Anche le
mie radici sono azioniste. Detesto i veli e voglio la galera per quelli che
praticano l'infibulazione. E proprio per tutto questo m'arrabbio, a leggere
la Fallaci.
Ma quali roghi, suvvia, ma quali persecuzioni! Si tratta di un libro che,
come il precedente, gode del lancio a tutta prima pagina del quotidiano più
diffuso; occupa metà dello spazio di tutte le librerie; si vende come il
pane, ed è un bene, ma, di certo, non è il sintomo che alcun Sant'Uffizio si
stia riunendo, nessuna inquisizione si stia muovendo. Fra le molte critiche
ricevute dal precedente libro, certo, ve ne sono state di demenziali, di
pretestuose, di estreme, come no, ma, infine, questa è ricchezza, questo è
il sale della democrazia, e se di un mondo ho terrore è proprio quello in
cui tutti si mettono a dar ragione alla Fallaci. Solo perché dice d'essere
vecchia, d'essere debole, di passare i mesi al tavolino, solo perché si
sente Cassandra.
Ho finito di leggere il libro ed ero proprio incavolato. Ma come facevo ad
essere così se, tutto sommato, potevo dire di condividere la gran parte
delle cose lette? Era solo un problema di tono? Allora l'ho riletto da capo,
ed alla fine ho capito. Ma prima di dire cos'ho capito, vi dico dove si
nascondono alcuni trucchi. Il primo è quello d'illustrare le tesi di qualche
cialtrone, dal vescovo islamista al pacifismo demenziale, per portare il
lettore a dividere il mondo in "noi e loro", e dato che non sono con loro.
Ma è un trucco. Definirsi in negativo è efficace dal punto di vista
comunicazionale, ma è una perdita di tempo dal punto di vista politico.
Io non sono contro i ragazzi che sfilano con lo straccio di Arafat attorno
al collo, né contro quelli che si fregiano del bel volto di Che Guevara. Io
sono dalla parte d'Israele, del diritto ad esistere dell'unica democrazia
presente in quell'area; sono dalla parte dei detenuti cubani che hanno la
sola colpa di aver sulle spalle quel dittatore che risponde al nome di Fidel
Castro. Nei confronti dei ragazzi italiani ho il solo problema di riuscire a
trovare il giusto linguaggio per dire loro che quei simboli, ove mai
avessero un significato in sé, sono stati stracciati da quegli stessi per i
quali loro sfilano.
Questo è il mio problema, non quello di infilarli in una lista di cattivi da
combattere, aggiungendoli a qualche centinaio di milioni d'islamici. Il
secondo trucco lo si smaschera nelle pagine, se così possono essere
definite, di storia. Funziona in questo modo: ad un cattolico trentino
comunico la mia ammirazione per la cattedrale che ospitò il famoso concilio,
e mi congratulo per le molte altre chiese che ospitarono i gruppi
dissidenti; ad un islamico marocchino metto sul conto tutte le peggiori
infamità degli ultimi millequattrocento anni, fottendomene del fatto che il
Marocco non è l'Islam.
Il terzo trucco è quello di farsi un cristianesimo su misura. No, attenti,
essere atei, come me, mica significa avere diritto all'ignoranza. I Vangeli
sono lì, a disposizione di chi li voglia leggere. E se c'è una cosa davvero
interessante è scandagliare il terreno del rapporto fra la predicazione di
Cristo e l'antico testamento. Però, mica lo posso prendere a quarti di bue,
il cristianesimo: questo ce lo metto, questo, invece, lo butto. Anche perché
la storia è lì, che se la ride sorniona. Il quarto trucco consiste nel
descrivere certi costumi islamici come fossero fuori dal mondo.
Mia madre (mia madre, non una mia trisavola) aveva una collega il cui marito
s'era presentato al padre volendo sposare una delle due sue figlie, la più
giovane; il signore disse che non c'erano difficoltà, ma prima doveva
sposarsi la più grande; il giovanotto aveva le fregole, e prese il prodotto
immediatamente disponibile. Ci ridevamo, come no. Ma era successo. I
matrimoni combinati non sono estranei alle nostre storie familiari. I
matrimoni di mogli bambine non sono estranei a culture apparentemente
contrapposte all'Islam, come quella ebraica. Il che non giustifica, ma aiuta
a capire.
Il quinto trucco (e poi la smetto) è quello di attribuire all'Islam ciò che
non gli compete, come l'infibulazione. Pratica barbara, vigliacca, da galera
eterna, ma non islamica. Anche sul velo ci sarebbe da ridire (le fanciulle
di Al Jazeera appaiono a capo scoperto, e non sono ufficialmente mignotte).
Le società multireligiose sono una schifezza, per giunta impossibile. Le
religioni, tutte le religioni, hanno la pretesa di conciliare ciò che è
terreno con una rivelazione divina, e, questa, non è la migliore premessa
per poter ragionare. Quelli, più che ragionare, tentano di sopraffarsi. Sono
secoli che ci provano. Ma abbiamo vinto noi, in questa parte del mondo
abbiamo vinto noi.
E noi siamo quelli che dicono: inginocchiatevi come vi pare, pregate come vi
pare, ma se sull'inferno non possiamo garantire, vi garantiamo che a violare
le leggi dello Stato si va in galera.
Ha vinto lo Stato laico, casa di tutti, quindi anche di tutte le fedi, ma,
proprio per questo, non appartenente a nessuna fede. La Fallaci ha ragione,
e qui vengo a quel che ho capito. La Fallaci ha ragione, difatti il suo
libro è efficace, sincero, onesto e mette giustamente in guardia. E'
splendido, in questo.
Mosè crepò senza vedere la terra promessa; Cristo finì in croce avendo detto
che Cesare merita il suo (così dicendoci quel che ancora oggi molti faticano
a capire: c'è Cesare, nelle nostre radici, e senza Cesare, senza Roma, le
cose sarebbero andate assai diversamente); Maometto, invece, era furbo e
terreno, ed è un guaio che se ne parli senza averne studiato vita e gesta,
era concreto ed arraffone, e finì i suoi giorni assiso in cima ad un impero.
E questo è il problema.
Non a caso, gli studiosi di cose divine, nell'ebraismo si chiamano "rabbini"
, termine che discende da "rabbi", maestro; nel cristianesimo, variamente
ramificato, si chiamano "teologi", studiosi della "natura di dio"; nell'
Islam si chiamano "giuristi", e non credo sia necessario spiegare la cosa.
La Fallaci ha ragione, noi abbiamo scoperto l'individuo e l'individualismo.
Con quel piede di porco abbiamo scardinato portoni di bronzo dietro i quali,
nel nostro mondo, si accumulavano cisterne di sangue e tonnellate di merda.
Ma, cribbio, dove sta scritto che questo valore non possa trovar posto anche
in quella parte del mondo cresciuta con l'Islam? Lo so, possono farsi
centinaia d'esempi che sembrano dimostrare l'impossibile conciliazione; ma
ne posso fare anche centinaia che ci riguardano, se è per questo. Però,
però, nessuna religione, nessuna usanza, nessuna famiglia, nessuna legge
tribale potrà mai fermare la forza di una ragazza che, velata o meno, s'
innamori. Propongo alla Fallaci che sia lei a rileggere le ultime pagine del
suo libro, e dirci perché quella stessa forza non potrà far saltare le
convenzioni peggiori di un mondo che deve morire. E morirà.
La forza dell'individuo è grande, si chiami David o Rashid, Giuseppe o
Bertrando. Incitare al disprezzo ed all'odio verso gli islamici, descriverli
tutti come farabutti e scorticatori, irridere chiunque voglia battere strade
diverse dalla loro (improbabile e ripugnante) eliminazione fisica, è davvero
il modo migliore per consegnare i Rashid ai peggiori incubi del loro mondo.
Davide Giacalone da L'Opinione www.opinione.it