Lo Spirito conferma che ciò che Gesù ha compiuto è valido per sempre. Non lo
fa come chi parla di un assente ma permettendoci di vivere pienamente la sua
presenza
Bruno Rostagno
«26Quando sarà venuto il Consolatore che io vi manderò da parte del Padre,
lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli testimonierà di me; 27e
anche voi mi renderete testimonianza, perché siete stati con me fin dal
principio.
1Io vi ho detto queste cose, affinché non siate sviati. 2Vi espelleranno
dalle sinagoghe; anzi, l'ora viene che chiunque vi ucciderà, crederà di
rendere un culto a Dio. 3Faranno questo perché non hanno conosciuto né il
Padre né me. 4aMa io vi ho detto queste cose, affinché quando sia giunta l'
ora, vi ricordiate che ve le ho dette»
(Giovanni 15, 26 -16, 4a)
«Io ero come un docile agnello che si conduce al macello; io non sapevo che
tramavano macchinazioni contro di me dicendo: "Distruggiamo l'albero con il
suo frutto, sterminiamolo dalla terra dei viventi; affinché il suo nome non
sia più ricordato"
(Geremia 11, 19)
«16Appena ho trovato le tue parole, io le ho divorate; le tue parole sono
state la mia gioia, la delizia del mio cuore, perché il tuo nome è invocato
su di me, Signore, Dio degli eserciti. 17Io non mi sono seduto assieme a
quelli che ridono, e non mi sono rallegrato; ma per causa della tua mano mi
sono seduto solitario, perché tu mi riempivi di sdegno»
(Geremia 15, 16-17)
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CHE cosa resta, in terra, dell'opera di Gesù? I capitoli da 14 a 17 del
Vangelo di Giovanni contengono una grande ricchezza di motivi e immagini a
cui la fede può attingere a piene mani ma nel loro insieme costituiscono, si
può dire, la risposta a questa sola domanda. All'interno delle nostre chiese
si possono sentire altre domande; ad esempio: che cosa resterà, quando i
vecchi saranno scomparsi? Oppure: come si può rinnovare una vita comunitaria
che è costruita sulle esigenze delle generazioni più anziane? Domande che è
giusto porsi e a cui non è facile rispondere, ma che hanno un'importanza
secondaria di fronte alla domanda fondamentale posta nel Vangelo di
Giovanni, nei capitoli che precedono il racconto della passione, morte e
risurrezione di Gesù: è possibile che l'opera di Gesù abbia un seguito?
Questa domanda attraversa tutto il discorso e soggiace alle domande che, qua
e là, sono effettivamente espresse dai discepoli. La risposta non è un
modello di chiesa, un programma, una ricetta. Tutto il discorso tende a
farci entrare nella relazione tra Gesù e il Padre; non è cosa che possiamo
comprendere pienamente, ma dobbiamo intanto sapere che siamo resi partecipi
del legame più grande, di una comunione in cui entriamo a pieno titolo come
amici, come amiche: è indispensabile per poter rispondere alle domande che
ci poniamo oggi, o forse per poter porre le domande in modo giusto.
Nel capitolo 16 la domanda da cui siamo partiti riceve due risposte. Ci
chiediamo se l'opera di Gesù ha un seguito: la prima risposta è che il
seguito consiste nell'opera dello Spirito, la seconda (dal v. 16 alla fine
del capitolo) è che il seguito si vede dall'effetto dell'opera di Gesù nell'
esistenza dei discepoli. Anche se non è possibile separare veramente le due
risposte, è evidente che la prima riguarda specificamente la promessa dello
Spirito. Tre volte Gesù parla della sua venuta, e ogni volta per indicarne
un'azione: testimonierà di me (cap. 15, v. 26); convincerà il mondo (cap.
16, v. 8); vi guiderà (v. 13). Per oggi lasciamoci stimolare dalla prima di
queste azioni.
Il primo missionario
È caratteristico che Gesù non dica «Quando non ci sarò più», ma dica «Quando
sarà venuto il Consolatore». La situazione dunque non è come quella che
succede alla morte di un grand'uomo, quando tutti i suoi amici si affrettano
a dire che il suo spirito continuerà a vivere, che il suo insegnamento non
finirà, che lui è fra noi, o cose simili. Qui si tratta invece di un nuovo
intervento di Dio. Parácletos, dice il testo greco; l'idea è di uno che
viene chiamato accanto, che sta a fianco: Consolatore, dice la nostra
traduzione e dicono, al suo seguito, i nostri inni; ma ricordiamoci che
nella Bibbia il Dio che consola è il Dio che libera, aiuta e stimola. Non c'
è mai stasi, non c'è mai ripiegamento, quando opera il Consolatore. Il tempo
dopo Pasqua è segnato da questa presenza; davvero non è possibile sentirsi
soli, in ogni momento abbiamo questo compagno accanto a noi che ci sostiene
e ci spinge a proseguire.
La venuta del Consolatore non è indipendente da Gesù. Gesù lo manda, dopo la
risurrezione è lui il primo missionario. Ma il fatto che lo mandi non
significa che Gesù se ne stia lassù, nel cielo, inoperante; egli continua a
essere colui che compie i disegni Dio: lo Spirito è il dono che il Padre
vuol farci e che Gesù ci trasmette, è il tramite che ci permette di
conoscere il cuore di Dio, è la forza immensa che procede da questo cuore,
dal Padre, e che perciò è lo Spirito della verità.
La verità è l'impegno di Dio per noi
A livello umano è bene essere prudenti, quando si parla della verità. Alla
televisione ho visto una volta un mago, vestito proprio da mago, con tanto
di cappello, che a nome dei suoi colleghi affermava: «Noi siamo la verità!».
Non per niente la Bibbia ci dice di non consultare i maghi. Credenti non
vuol dire creduloni, come dice un mio amico di Firenze. Questo non vuol dire
che la verità sia inafferrabile e che non ci resti che dire con Pilato: «Che
cos'è la verità?». Se il Consolatore è lo Spirito della verità, vuol dire
che noi, in qualche modo, abbiamo a che fare con la verità. Non come
possessori ma come erranti che annaspano nel buio e hanno bisogno di essere
condotti verso la luce. Non come guide ma come viandanti che hanno bisogno
di essere posti su un terreno sicuro, su una via praticabile. Perché la
verità dell'Evangelo non è una conoscenza astratta, bensì una condizione
pratica, una base che sostiene la nostra esistenza e ci permette di vivere.
Verità e non potere
Per vivere abbiamo bisogno di fiducia; siamo sul terreno della verità quando
possiamo fidarci di qualcuno, quando qualcuno si impegna per noi senza
riserve. Gesù lo ha fatto, ha fatto della nostra salvezza lo scopo della sua
vita, fino a dare la sua vita per noi; la verità trova qui la sua
manifestazione piena. Il Consolatore è lo Spirito della verità proprio
perché testimonia di Gesù; attraverso di lui Gesù continua a donarsi per noi
fino alla nostra piena salvezza, finché tutta la nostra vita sia illuminata
dalla verità. La testimonianza dello Spirito e la nostra comunione con Gesù
sono la stessa cosa. La persona di Gesù, e non solo il suo ricordo, è
davvero presente nella nostra vita. Se è così, il cammino della fede si
rinnova continuamente: non c'è giorno che assomigli all'altro.
È così anche per la nostra testimonianza? Anche noi portiamo Gesù nella vita
degli altri? Dio lo volesse. In realtà vorremmo essere più modesti,
limitarci a dire in che cosa consiste la nostra fede, oppure ad agire
onestamente, lavorando con serietà. Insomma, la testimonianza sarebbe una
faccenda abbastanza semplice se consistesse nel vivere da buoni cristiani,
senza far male a nessuno. Semplice forse sì, ma anche inefficace, come tutti
possono vedere; una «testimonianza» di questo genere smobilita chi la fa,
figuriamoci se è attraente per gli altri. Ma che significa quel «siete stati
con me fin dal principio»? La frase riguarda prima di tutto i discepoli
della prima ora, che ci hanno effettivamente trasmesso le prime
testimonianze su Gesù. Noi crediamo sulla base della loro testimonianza, che
non è stata indolore.
La testimonianza
Nel dibattito intorno a Gesù hanno preso posizione per lui e per questo
hanno conosciuto l'espulsione da parte delle autorità religiose; alcuni di
loro, come Stefano, sono stati uccisi. Ma ricevere questa testimonianza
significa diventarne partecipi; il discorso di Gesù vale anche per noi.
Testimonianza dello Spirito e testimonianza dei discepoli vanno insieme,
sono pronunciate d'un solo fiato: «Egli testimonierà di me; e anche voi mi
renderete testimonianza». Possiamo testimoniare perché lo Spirito
testimonia; la nostra testimonianza è preceduta e sostenuta da quella dello
Spirito. Lo Spirito permette anche a noi di stare con Gesù e di prendere
posizione per lui nel mondo; e lo Spirito ci apre la strada verso gli altri.
Sì, anche noi diventiamo testimoni di Gesù, testimoni della verità: quando
indichiamo una via che ci è stata aperta, una via che viene dal cuore di Dio
e va verso il cuore di Dio, verso il Padre. Abbiamo la possibilità di farlo
solo se restiamo quelli che siamo, disarmati, in mezzo agli altri. Da una
posizione di potere non si annuncia la verità. Quando si uccide nel nome di
Dio, vuol dire che non si conosce Dio. Quando si pretende di annunciare la
verità in modo imperioso vuol dire che non si conosce la verità. Chi
testimonia davvero si trova in una posizione di debolezza, è vulnerabile.
Anche oggi rendere testimonianza a Gesù può costare la vita. Per chiunque di
noi non è facile parlare di Gesù in un mondo terribilmente lontano da lui.
Ma proprio per questo Gesù ci manda il Consolatore, lo Spirito della verità.
(Prima di una serie di sei meditazioni)