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Un mio racconto breve dei primi mesi di pratica.

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SerGiotto

unread,
May 29, 2009, 9:41:06 AM5/29/09
to
Ho trovato un mio scritto dei primi mesi di pratica. Lo posto con un
certo pudore e senza sapere nemmeno io il perchᅵ. Scusatemi se vi annoio
con le mie digressioni.
Abbracci A Tutti
SerGiotto

***********************

Erano anni che la pratica non gli parlava in modo cosᅵ diretto. Anni
passati a leggere libri a sperimentare nuove posture, nuove tecniche,
nuovi approcci ai temi piᅵ antichi del mondo.
Chi sono io? Da dove vengono i miei pensieri? Come posso aprire il mio
cuore al mondo? E' solo nel Cielo il regno del Silenzio o posso toccarlo
con mano?
Domande antiche, profonde, senza risposta solo per chi non ha tempo di
cercarla. Ma non era nella natura delle cose rifiutarsi di combattere.
Non era nella natura delle sue cellule accettare a priori una sconfitta.
Una volta che la domanda ᅵ posta il dovere del cercatore di tracce non ᅵ
TROVARE la risposta ma METTERSI IN CAMMINO alla sua ricerca. Il
risultato ᅵ nel percorso, il risultato E' il percorso.
Quel giorno la domanda la pose un ricordo, doloroso, acuto come una
lancia, avvelenato come le mele delle fiabe, marcito nell'oblio degli
anni, dato per risolto e lasciato tranquillo a maturare i suoi putridi
frutti.
Per certi dolori, per certe sofferenze non esistono risposte, non
esistono spiegazioni che l'animo umano possa sostenere, perchᅵ certi
eventi non sono decisi dall'Uomo, dall'Individuo, ma dall'Incrocio delle
Energie. Allora ci chiudiamo agli eventi, facendo della tecnica dello
struzzo la nostra solo unica risposta.
Arturo perᅵ aveva fatto la sua promessa al mondo, la sua promessa al
presente, la sua promessa alle sue capacitᅵ. Accantonᅵ, nonostante lo
strazio, la tentazione di abbandonare la postura, di alzarsi e rimandare
tutto alla prossima volta. "Ritroverᅵ la concentrazione sul respiro
solo quando avrᅵ guardato dentro a questo dolore", pensᅵ
silenziosamente. Follia? Masochismo? Tenacia? Coraggio? Chi scrive non
conosce la risposta. Chi scrive ᅵ mosso da compassione, chi scrive ha
visto un allievo farsi maestro in un solo attimo e, pur avendo poco da
aggiungere se non la sua presenza all'evento, la sua amorevole ed
incoraggiante presenza, decise di non turbare il cambiamento in atto.
Quando si insegna si deve anzitutto essere disposti ad imparare.
Il Maestro dunque, cominciᅵ la sua silenziosa Metta Bhavana, per aiutare
quel passaggio. "che tu possa essere liberato, che tu possa essere
riempito di Gioia", ripeteva mentalmente mentre l'allievo portava avanti
la sua prova piᅵ dura...
Nel frattempo Arturo entrᅵ nella prima fase: IL RICORDO ATTUALIZZATO.
Subito, repentine le reazioni del corpo, della psiche e dell'anima. Egli
con la forza del Leone cominciᅵ ad osservarle con presenza mentale.
RABBIA, RABBIA, RABBIA, annotᅵ mentalmente. "Perchᅵ lo ha fatto? Perchᅵ
in quel modo" gli chiese una parte di lui. Una domanda esplosiva, senza
risposta, dai connotati violenti. Egli non chiese risposta, ma si limitᅵ
ad annotare mentalmente DUBBIO, DUBBIO, DUBBIO.
"Che tu possa essere liberato, che tu possa essere riempito di Gioia",
continuava il maestro.
PIANTO, PIANTO, PIANTO, annotava Arturo. E poi, SOLITUDINE, SOLITUDINE,
SOLITUDINE. "Te lo sei meritato", gli disse una parte di lui. L'attacco
piᅵ subdolo, piᅵ viscido, piᅵ mortale. Quello dell'autoflagellazione,
dell'orgoglio mascherato da colpa, dell'annullamento di sᅵ. Anche a
questo Arturo rispose con presenza mentale, limitandosi ad annotare
mentalmente GIUDIZIO, GIUDIZIO, GIUDIZIO.
Quali altre armi un ricordo avrebbe potuto usare per essere di nuovo
attuale? Quali altre manovre sono a disposizione di un ricordo per
combattere la presenza mentale? "Tutto si risolverᅵ, ritornerᅵ", provᅵ
la sua mente con un ultimo rantolo.
In quel momento il maestro percepᅵ un movimento repentino negli occhi
semichiusi di Arturo. Un breve attimo di incertezza, veloce come il
lampo. Decise di non intervenire. Non era il suo momento ma quello del
suo allievo. "Che tu possa liberarti", continuᅵ a pensare con
amorevolezza. Arturo annotᅵ mentalmente "illusione, illusione,
illusione, desiderio, desiderio, desiderio". La sua mente era sotto
scacco. IL ricordo, sconfitto, si ritirava, lasciando al suo poto un
cuore liberato, un respiro profondo, anche se lievemente affaticato. Il
Maestro suonᅵ la campanella. Arturo molto lentamente aprᅵ gli occhi
ancora arrossati per il pianto. La sua postura era regale, il suo
sguardo lontano e profondo. Il Maestro lo guardᅵ silenziosamente, mentre
il suo cuore cantava per lui somme lodi. Poi si alzᅵ e senza dire una
sola parola gli poggiᅵ una mano sulla spalla. In quel momento il
Silenzio scese dal cielo ed Arturo, finalmente, potᅵ toccarlo con mano.

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